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	<title>Cannabis Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Aug 2026 07:32:08 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cannabis Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Dalla cannabis all&#8217;IA: perché gli Usa vogliono trasformare le serre di marijuana in data center</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1-600x325.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La crisi del settore della cannabis e il boom dell'intelligenza artificiale stanno dando vita a una trasformazione inattesa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">Dalla cannabis all&#8217;IA: perché gli Usa vogliono trasformare le serre di marijuana in data center</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/istockphoto-2227509993-612x612-1-600x325.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Per anni le serre dedicate alla <strong>cannabis</strong> hanno rappresentato uno dei simboli della nuova economia nata dalle legalizzazioni statali. Oggi, però, alcune di queste strutture potrebbero cambiare completamente funzione e diventare infrastrutture per l&#8217;intelligenza artificiale. Non si tratta di una provocazione, ma di uno scenario che negli Stati Uniti viene preso sempre più seriamente da investitori, sviluppatori immobiliari e amministrazioni locali.</p>



<p>Il motivo è semplice: le grandi coltivazioni indoor di cannabis sono già dotate di ciò che oggi rappresenta il principale collo di bottiglia per la costruzione di un <strong>data center</strong>. Dispongono di <strong>connessioni elettriche ad alta capacità</strong>, <strong>impianti di raffreddamento</strong>, sistemi di ventilazione industriale, sicurezza e grandi superfici già predisposte per consumi energetici elevati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.guim.co.uk/img/media/7487c3a8c1ce3e04080db3f644342c8d03f0a1c9/0_0_7993_5995/master/7993.jpg?width=620&amp;dpr=2&amp;s=none&amp;crop=none" alt=""/></figure>



<p>Il fenomeno nasce dall&#8217;incrocio di due dinamiche opposte. Da una parte, l&#8217;industria americana della cannabis sta attraversando una fase difficile, caratterizzata da eccesso di offerta, prezzi in calo, margini ridotti e numerose strutture finite sul mercato. Dall&#8217;altra, la corsa all&#8217;intelligenza artificiale ha innescato <strong>una domanda senza precedenti di data center</strong>, facendo diventare l&#8217;accesso immediato all&#8217;energia una risorsa ancora più preziosa del terreno stesso. È questa convergenza, evidenziata dalla stampa americana, a spiegare perché alcune serre possano trasformarsi nei nuovi nodi dell&#8217;economia digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero tesoro è la connessione elettrica</h2>



<p>La riconversione delle serre non dipende dalla struttura edilizia in sé, ma dall&#8217;infrastruttura energetica che queste possiedono.</p>



<p>Le coltivazioni indoor di cannabis sono state progettate per alimentare migliaia di lampade, <strong>sistemi HVAC </strong>(Heating, Ventilation and Air Conditioning), deumidificatori e impianti di filtraggio dell&#8217;aria in funzione ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. Tutto questo richiede una disponibilità di elettricità molto elevata, spesso già garantita da sottostazioni e collegamenti ad alta tensione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://d2uo11xsaedulq.cloudfront.net/wp-content/uploads/2020/08/06155910/word-image-1.png" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">sistema HVAC</figcaption></figure>
</div>


<p>Ed è proprio questo il punto. Oggi ottenere una nuova connessione elettrica da decine di megawatt può richiedere anni, mentre acquistare una struttura già servita dalla rete consente di ridurre drasticamente tempi e costi di realizzazione di un data center. In molti casi il valore dell&#8217;immobile è ormai inferiore al valore della sua connessione alla rete. Gli investitori guardano meno alla destinazione originaria dell&#8217;edificio e molto di più ai megawatt immediatamente disponibili. La conseguenza è che capannoni industriali, stabilimenti dismessi e persino serre della cannabis stanno assumendo un nuovo valore strategico.</p>



<p>Emblematico è il dibattito emerso in <strong>Michigan</strong>, dove l&#8217;ipotesi di trasformare un impianto della cannabis in un data center ha suscitato attenzione pubblica. Le autorità locali hanno precisato che non esiste alcun progetto formalmente approvato, ma il solo fatto che un&#8217;ipotesi del genere venga presa in considerazione dimostra quanto rapidamente sia cambiata la valutazione economica di queste infrastrutture.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Michigan: da serra per la cannabis a possibile hub dell&#8217;IA</h2>



<p>A <strong>Kalamazoo</strong>, la società <strong>Harbor Farmz</strong> ha proposto di vendere il proprio impianto di coltivazione e lavorazione della marijuana affinché venga riconvertito in un data center destinato ai carichi di lavoro dell&#8217;AI.</p>



<p>L&#8217;edificio, realizzato nel 2020 all&#8217;interno del <strong>Davis Creek Business Park</strong>, misura circa <strong>32.850 piedi quadrati</strong> (poco più di 3.000 metri quadrati) ed è stato progettato fin dall&#8217;origine per sostenere operazioni ad altissimo consumo energetico. La struttura dispone già di una connessione elettrica da circa <strong>1 megawatt</strong>, con la possibilità di espanderla fino a <strong>15 megawatt</strong> in tempi relativamente brevi, oltre a sistemi industriali di climatizzazione, ventilazione, filtraggio dell&#8217;aria e un generatore di emergenza da <strong>600 kW</strong>. Secondo il proprietario Michael Ward, sono proprio queste caratteristiche a renderla un candidato ideale per ospitare un data center, evitando anni di attesa per ottenere nuovi allacciamenti alla rete elettrica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://assets.newsweek.com/wp-content/uploads/2026/08/Copy-of-32-image-2026-08-05T070632-237.png?w=1000&amp;quality=80&amp;webp=1" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Impianto di Kalamazoo</figcaption></figure>



<p>La proposta nasce anche dalle difficoltà attraversate dal mercato della cannabis nel Michigan. Dopo il boom seguito alla legalizzazione, l&#8217;aumento del numero di produttori ha determinato un forte eccesso di offerta e un crollo dei prezzi all&#8217;ingrosso, mettendo sotto pressione molte aziende del settore. In questo contesto, impianti costati milioni di dollari rischiano di perdere valore come serre, ma possono acquisirne uno nuovo come infrastrutture energetiche già pronte per l&#8217;economia dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p>Il progetto, tuttavia, ha aperto un acceso dibattito locale. I residenti del quartiere <strong>Milwood</strong> hanno espresso preoccupazione per il possibile aumento dei consumi di elettricità e acqua, l&#8217;inquinamento acustico prodotto dagli impianti di raffreddamento e dai generatori di emergenza, oltre al limitato numero di posti di lavoro che un data center potrebbe garantire rispetto all&#8217;impatto sul territorio. Nelle ultime settimane sono stati organizzati incontri pubblici, assemblee e gruppi di cittadini contrari all&#8217;iniziativa.</p>



<p>L&#8217;amministrazione comunale di Kalamazoo ha però chiarito che <strong>non esiste ancora alcuna domanda formale né alcun progetto approvato</strong>. Gli uffici tecnici hanno confermato soltanto che, dal punto di vista urbanistico, un data center sarebbe compatibile con la classificazione industriale dell&#8217;area. Proprio questa precisazione dimostra quanto il dibattito sia ancora in una fase preliminare, ma anche quanto rapidamente l&#8217;intelligenza artificiale stia modificando il valore economico delle infrastrutture costruite per un settore completamente diverso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia, politica industriale e resistenze locali</h2>



<p>L&#8217;espansione dei data center sta però aprendo anche un nuovo fronte politico.</p>



<p>L&#8217;enorme fabbisogno energetico delle infrastrutture AI sta mettendo sotto pressione reti elettriche, sistemi di distribuzione e amministrazioni locali. Secondo un monitoraggio di <em>MultiState</em>, nelle prime settimane del 2026 sono stati presentati oltre <strong>300 progetti di legge</strong> in più di trenta Stati riguardanti data center, grandi consumatori di energia, incentivi fiscali e nuove regole sulle connessioni alla rete. Alcuni Stati stanno perfino valutando moratorie temporanee per studiare l&#8217;impatto di questi impianti su bollette, ambiente e disponibilità di acqua.</p>



<p>Parallelamente cresce anche l&#8217;opposizione delle comunità locali. Secondo <em>Newsweek</em>, soltanto nel primo trimestre del 2026 almeno venti grandi progetti di data center sono stati bloccati o cancellati in seguito alle proteste dei residenti, preoccupati per i consumi energetici, il rumore e l&#8217;impatto sul territorio. In questo scenario, la possibile riconversione delle serre della cannabis rappresenta una soluzione pragmatica: recuperare infrastrutture già esistenti anziché costruirne di nuove, sfruttando connessioni elettriche che sarebbero difficili da ottenere oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-cannabis-allia-perche-gli-usa-vogliono-trasformare-le-serre-di-marijuana-in-data-center.html">Dalla cannabis all&#8217;IA: perché gli Usa vogliono trasformare le serre di marijuana in data center</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump apre alla marijuana per usi terapeutici e inaugura una nuova fase per sanità, ricerca e mercati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-apre-alla-marijuana-per-usi-terapeutici-e-inaugura-una-nuova-fase-per-sanita-ricerca-e-mercati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2025 14:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[Marijuana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il Presidente ha riclassificato la marijuana non considerandola più al pari delle droghe pesanti, permettendo l'uso nella pratica clinica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-apre-alla-marijuana-per-usi-terapeutici-e-inaugura-una-nuova-fase-per-sanita-ricerca-e-mercati.html">Trump apre alla marijuana per usi terapeutici e inaugura una nuova fase per sanità, ricerca e mercati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Stati Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/marijuana-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>“Perché la marijuana è illegale? Cresce naturalmente sul nostro pianeta. L’idea di rendere la natura illegale non vi sembra un po’&#8230; innaturale?”. Queste parole di Bill Hicks, celebre cabarettista americano, sembrano spiegare meglio di altre l’ultima decisione del presidente <strong>Donald Trump</strong>, il quale ha annunciato l’utilizzo legale della <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/esplode-la-bolla-della-cannabis-svaniti-30-miliardi-di-dollari.html">cannabis</a></strong> per finalità terapeutiche e di ricerca.&nbsp;</p>



<p>L’ordine esecutivo firmato dall&#8217;inquilino della Casa Bianca non liberalizza <em>tout court</em> l’uso della marijuana a livello federale &#8211; a differenza di altri Stati della federazione in cui la coltivazione e il consumo sono autorizzati anche per scopi ricreativi&nbsp; &#8211; ma <strong>non la rende più equiparabile a sostanze notoriamente deleterie come l’eroina e altre <a href="https://it.insideover.com/guerra/lsd-e-fentanyl-quando-le-droghe-diventano-unarma-di-distruzione.html">droghe pesanti</a>.</strong> La canapa, dunque, esce dal cono d’ombra burocratico e ideologico che per anni l’aveva relegata alla marginalità (per certi versi anche all’illegalità) stagliandosi a orizzonti in cui si avvistano nuove opportunità non solo in ambito sanitario, ma anche in campo economico e finanziario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cosa cambia tecnicamente e scientificamente</h2>



<p>Il <em>Controlled Substances Act</em> è l’impalcatura normativa disciplinante l’uso delle sostanze chimiche&nbsp; e offre una <strong>classificazione delle stesse sulla base della pericolosità e dei benefici terapeutici</strong>. Il sistema è strutturato in categorie, dette anche più semplicemente tabelle, in cui ogni composto trova una collocazione &#8211; a seconda dei rischi associati &#8211; indicativa di un approccio più restrittivo o tollerante nella pratica clinica.&nbsp;</p>



<p>Grazie alla scelta del Governo, la marijuana migra dalla Tabella I, ovvero il raggruppamento più rigido in cui sono contenute le droghe più pesanti, alla Tabella III insieme a farmaci come steroidi anabolizzanti e testosterone, i quali da sempre sono impiegati nel mondo della ricerca scientifica.&nbsp;</p>



<p>All’apparenza potrà sembrare una semplice formalità, ma per un ricercatore impegnato nello sviluppo di cure per patologie croniche o neurologiche si tratta di un cambio di passo epocale. Finora, gli studi clinici sono stati condotti entro un perimetro abbastanza stretto e in cui<strong> l’impiego della cannabis era piuttosto complesso con il rischio di perdere i fondi federali da parte di università e centri di ricerca</strong>, come spiegato dal dottor Kent Vrana, direttore del Penn State Center for Cannabis and Natural Product Pharmaceuticals della Pennsylvania.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Con l’avvio del nuovo corso, le maglie di controllo si allargano e sarà possibile raccogliere in modo sistematico e documentato evidenze verificabili riguardo a benefici&nbsp; e controindicazioni, senza basarsi più&nbsp; su dati aneddotici riferiti dai pazienti agli esperti ed evitando che sulle sperimentazioni cliniche penda la spada di Damocle del dibattito polarizzante che, negli anni, ha generato più divisioni che altro.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La canapa come strategia politica ed economica</h2>



<p>I primi passi per una maggiore liberalizzazione della cannabis sono stati compiuti dall’<a href="https://www.theepochtimes.com/us/justice-department-formally-announces-plan-to-reclassify-marijuana-5651563">amministrazione Biden</a> che, già nel 2022, aveva espresso la volontà di sottoporla a un regime di maggiore tollerabilità. A seguito della sconfitta elettorale del 2024, è emerso un atteggiamento più attendista e prudente dovuto anche al passaggio di consegne alla Casa Bianca; ciononostante, Trump ha voluto cogliere la palla al balzo per portare l’opinione pubblica a <strong>confrontarsi su un terreno pragmatico e trasversale a entrambi gli schieramenti. </strong></p>



<p>Nell’annunciare il provvedimento, il Presidente ha fatto eco alle parole di <strong>veterani dell’esercito e di pazienti anziani affetti da patologie croniche</strong> rispetto ai quali ha avvertito un dovere morale nel rendere la marijuana più fruibile per le attività scientifiche.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ad aver festeggiato non è solo la comunità di medici e scienziati, ma sono stati anche i mercati finanziari e le aziende operanti nel settore della cannabis, allettati dall’idea di <strong>un regime fiscale meno asfissiante e di un accesso al credito più agevolato.</strong> Non solo, le case farmaceutiche potranno attingere a nuova linfa per lo sviluppo di prodotti a base di cannabinoidi (derivati dalla pianta di cannabis) seguendo un <em>iter </em>regolatorio non più irto di ostacoli, attirando in prospettiva investitori presumibilmente non più restii all’idea di erogare finanziamenti a chi lavora con droghe leggere.</p>



<p>La mossa di Trump segna un passaggio che sancisce il primato dell’efficacia sui principi etici e morali che, se applicati indiscriminatamente, rischiano di divaricare i rapporti tra politica e scienza in nome di antichi pregiudizi tutt’oggi difficili da sradicare.</p>



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		<title>L&#8217;Albania manda in orbita due satelliti per combattere i narcos locali</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/albania-manda-in-orbita-due-satelliti-per-combattere-i-narcos-locali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2023 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[Eroina]]></category>
		<category><![CDATA[Narcos]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230204151451701_f509c03410324efc1e98d95313e35f17-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="albania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230204151451701_f509c03410324efc1e98d95313e35f17-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230204151451701_f509c03410324efc1e98d95313e35f17-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230204151451701_f509c03410324efc1e98d95313e35f17-1024x706.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230204151451701_f509c03410324efc1e98d95313e35f17-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230204151451701_f509c03410324efc1e98d95313e35f17-1536x1060.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230204151451701_f509c03410324efc1e98d95313e35f17-2048x1413.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l’anno nuovo la piccola e di certo non florida Albania ha fatto il suo primo passo tra le stelle. Non è una battuta ma la realtà. Lo scorso 3 gennaio dal centro spaziale statunitense di Cape Canaveral è stata lanciata una coppia di razzi Space X che hanno portato nel cielo due satelliti rispettivamente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/albania-manda-in-orbita-due-satelliti-per-combattere-i-narcos-locali.html">[...]</a></p>
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<p>Con l’anno nuovo la piccola e di certo non florida <strong>Albania</strong> ha fatto il suo primo passo tra le stelle. Non è una battuta ma la realtà. Lo scorso 3 gennaio dal centro spaziale statunitense di Cape Canaveral è stata lanciata una coppia di razzi Space X che hanno portato nel cielo due <strong>satelliti</strong> rispettivamente battezzati <strong><strong>Shqiperia</strong> 1</strong> e <strong>Shqiperia 2</strong> (Albania 1 e Albania 2). Con orgoglio il primo ministro socialista Edi Rama li ha definiti “due occhi supertecnologici” che serviranno a monitorare l’Albania “con elevata precisione e piena chiarezza d’immagine”.</p>



<p>Il mini programma spaziale di Tirana è parte dell’accordo, del valore di 6 milioni di dollari, siglato tra la Protezione civile albanese e Satellogic Usa e avrà una durata di tre anni con più compiti. Tutti urgenti. Accanto al <strong>monitoraggio ambientale</strong> — incendi, abusi edilizi, sfruttamento di risorse naturali, siccità, traffico, etc.— i satelliti controlleranno dall’alto (anzi dall’altissimo) le attività del <strong>crimine organizzato</strong> albanese e la sicurezza delle porose frontiere della piccola repubblica balcanica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi del governo albanese</h2>



<p>L’obiettivo per Rama è “inaugurare una <strong>nuova era di legalità</strong> combattendo la corruzione e rafforzando l’imposizione delle leggi&#8221;. &#8220;Da oggi l’Albania ha più capacità high-tech per controllare, proteggere e amministrare il territorio, fornendo in tempo reale dati importanti su una serie di aspetti chiave per lo sviluppo sostenibile”, ha detto il premier albanese. Con il sostegno degli specialisti americani gli operatori del governo (e della polizia) di Tirana potranno, grazie alle immagini satellitari, ottenere una <strong>copertura completa</strong> o quasi del proprio territorio e agire in tempi rapidi.</p>



<p>Una scelta necessaria. La prima emergenza è combattere e sradicare la <strong>coltivazione di cannabis</strong>, una produzione che alimenta una florida economia sommersa con centinaia di piantagioni clandestine (curate da oltre cinquemila contadini) per lo più disseminate nelle regioni meridionali del Paese, in particolare nella zona montuosa di Lazarat, una sorta di Medellín in salsa balcanica. Una vecchia storia che l’Interpool conosce bene.</p>



<p>Nonostante gli intermittenti sforzi del governo (molto ansioso di entrare nel club dell’Unione Europea malgrado le sue opacità) e gli interventi (non sempre riusciti) della polizia, le <strong>narco mafie</strong> sono ancora potenti e continuano ad alimentare non solo il mercato locale ma, soprattutto, le <strong>reti criminali </strong>estese in tutta Europa. Traffici che passano dall’Adriatico (quindi l’Italia) o attraverso l’ex Jugoslavia e raggiungono le principali centrali dello spaccio di mariujana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambierà con i satelliti</h2>



<p>Adesso, almeno secondo Rama, tutto cambierà, “i satelliti renderanno impossibile, non la coltivazione di interi appezzamenti, ma la coltivazione oltre i 70 cm, che è il punto che il satellite non vede più in dettaglio. Così, ogni giorno, in tempo reale, la Polizia di Stato avrà <strong>davanti agli occhi</strong> ciò che succede in tutto il territorio dell’Albania”.</p>



<p>Bene. Peccato che i narcos albanesi non si limitino però soltanto alla cannabis. Sfruttando la posizione geostrategica del loro Paese i banditi locali — in collaborazione con il loro colleghi kosovari — assicurano e controllano non solo il passaggio dell’<strong>eroina</strong> in transito dalla Turchia verso i mercati continentali ma anche il traffico d’armi e d’esseri umani lungo la cosiddetta “rotta balcanica” o il Canale d’Otranto. </p>



<p>Risultato? Tantissimi denari che oltre a foraggiare a tutti i livelli statuali la <strong>corruzione</strong>, una piaga endemica nel “Paese delle aquile”, consente alla criminalità albanese di reinvestire i guadagni in altre manovre illecite o/e in operazioni di riciclaggio in patria e all’estero. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Corretto quindi chiedersi, come fanno gli esponenti dell’opposizione e molti analisti, se Shqiperia 1 e Shqiperia 2, primo passo secondo il Premier di una ipotetica “<strong>costellazione satellitare</strong>” nazionale, serviranno sul serio a combattere il crimine in tutte le sue articolazioni oppure sono solo l’ennesimo bluff di Rama per ottenere l’agognato biglietto d’ingresso in Europa. Vedremo.</p>
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		<title>Esplode la bolla della cannabis: svaniti 30 miliardi di dollari</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/esplode-la-bolla-della-cannabis-svaniti-30-miliardi-di-dollari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2019 11:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Cannabis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un uomo si fuma della cannabis (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Cannabis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Cannabis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Cannabis-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Cannabis-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A capo di un sistema criminoso, rodato per anni e alimentato da connivenze e silenzi a inizio millennio Callisto Tanzi provocò con il crac Parmalat un buco nero da 14 miliardi di euro. Allora sembrò una tempesta finanziaria impressionante, ma in seguito il 2007-2008 e quanto ne è seguito ci hanno insegnato che non c&#8217;è limite alla dimensione dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/esplode-la-bolla-della-cannabis-svaniti-30-miliardi-di-dollari.html">[...]</a></p>
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<p>E così può capitare che anche un mercato settoriale e limitato come quello della <strong>cannabis </strong>via via liberalizzata tra Usa e Canada riesca a mandare in fumo cifre superiori a quelle di grandi fallimenti finanziari del passato. Recentemente in borsa si stanno infatti via via sgonfiando le <b>“cannastocks”</b>, le società quotate che operano nel settore della cannabis legale che in questi anni hanno si sono quotate in Borsa. E lo stanno facendo con un ritmo impressionante: sono già 30 i miliardi di dollari svaniti, esplosi assieme alla bolla delle società che fino al 2018 si erano quotate promettendo e nelle prime battute garantendo rendimenti in doppia e tripla cifra alle azioni.</p>
<p>La <strong>legalizzazione della cannabis </strong>da parte del Canada di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/il-mito-buonista-e-gia-crollato-ora-trudeau-e-nei-guai.html">Justin Trudeau</a> </strong>nel 2018 ha provocato un rally borsistico di ampia portata che, come prevedibile, ha avuto come seguito una repentina deflagrazione. Troppo alte le capitalizzazioni, troppo alte le aspettative, troppo sprovveduti certi investitori in cerca di rendimento facile che hanno dimenticato che all&#8217;<em>high-yield </em>(l&#8217;alto rendimento) in borsa si associa sempre l&#8217;<em>high risk. </em>L&#8217;effettiva applicazione della riforma ha mostrato come a elevate aspettative non corrispondessero prospettive di guadagno bilanciate.</p>
<p>Confrontare le quotazioni odierne delle industrie della cannabis con quelle del settembre scorso è, per molti investitori, desolante. <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/scoppia-bolla-cannabis-borsa-fumo-quasi-30-miliardi-ACIi9X0" target="_blank" rel="noopener">Come scrive </a><em>Il Sole 24 Ore, </em>&#8220;ci sono titoli, come <b>Tilray</b> (azienda canadese di cannabis terapeutica quotata al Nasdaq) che a settembre dello scorso anno capitalizzavano quasi 20 miliardi di dollari e, dopo che il titolo ha perso più del 90%, oggi valgono poco più di due. Un altro titolo molto noto, quello della canadese <b>Aurora Cannabis</b>, è passata dal valere oltre otto miliardi di dollari agli attuali 2,7&#8243;. Le quotazioni medie dei cannastocks erano arrivate a 10 volte i patrimoni delle società e 64 volte i loro ricavi: uno squilibrio irreale.</p>
<p>Il ritiro massiccio del parco di base di investitori privati, più umorali e impazienti della media dei compratori istituzionali, ha provocato lo scoppio della bolla, ma non è detto che tutto il male venga per nuocere. &#8220;Oggi questi multipli si sono stabilizzati rispettivamente a quota 1,87 e 8,5 volte. Sono <b>numeri a premio</b> rispetto al resto del mercato, come è giusto che sia per un comparto in forte crescita, ma su livelli più ragionevoli che in passato&#8221;. In altre parole, una bolla nella fase iniziale del mercato della cannabis potrebbe averne scongiurata una, ben più grave, più avanti e aver salvato le aziende produttrici da un disastro irrimediabile.</p>
<p>Quel che è certo è che, indipendentemente dal sottostante, la &#8220;logica&#8221; delle bolle finanziarie appare simile in ogni contesto. Nuovo prodotto, mania per i titoli che lo riguardano, sgonfiamento, panico tra gli investitori, tracollo del titolo. Le cinque fasi descritte dal grande storico <strong>Charles P. Kindleberger </strong>in uno dei testi chiavi della storia finanziaria datato 1978 (<em>Manias, Panics, and Crashes: A History of Financial Crises</em>, saggio più volte aggiornato fino ai giorni nostri) andrebbero studiate e comprese da ogni investitore prima di fare una sola mossa in borsa. Ma la finanza, si sa, è cattiva discepola e ignora gli insegnamenti di una storia che, se conosciuta, aiuterebbe a prevenire disastri.</p>
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		<title>Addio spaccio e illegalità Fioriscono i cannabis club</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/addio-spaccio-illegalita-fioriscono-cannabis-club.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 09:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/canna1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>S e chiedi informazioni per la arrivarci, la gente del quartiere ti guarda come se avessi chiesto la strada per l’armeria di fucili Stupore, sospetto e teste che dicono no. Eppure i Cannabis Social Club (CSC) nella città di Antoni Gaudí sono una realtà, un grande successo tra gli amanti dell’erba legale. Dopo l’esempio catalano, hanno aperto a Madrid, Bilbao, Salamanca, Valencia e nelle isole ingolfate di turisti. Sono centri ricreativi gestiti da soci che possono consumare per uso ludico e terapeutico, liberamente marijuana e hascisc. Sono sorti, moltiplicandosi nel vuoto legislativo, sia del governo centrale di Madrid che di quello delle comunità . Ma per molti spagnoli la percezione dei CSC è confusa, spesso sbagliata. Nei club non si va per sballarsi, per quello ogni maggiorenne può comprare una bottiglia di whiskey o una collezione di pastiglie a base di anfetamina illegalmente per strada. Gli utilizzatori dei CSC non cercano lo sballo, sono trentenni, quarantenni e cinquantenni, alcuni sposati, con una cultura medio alta e nessun precedente penale. Non è facile trovarli, nemmeno quando ti hanno spiegato bene la strada. Non hanno insegne, né nomi sul campanello, da fuori sembrano negozi dismessi. Alcuni sono camuffati all’interno di centri commerciali o piazze turistiche. Pochi fanno pubblicizzano il club, meglio il passa-parola. Meglio navigare nella tra il pulviscolo del «non so». Poi, quando ci entri, comprendi perché non sono e non potrebbero essere luoghi oscuri ubicati in malfamate periferie col rischio di essere rapinati dallo stesso spacciatore che ti vende il fumo. Nulla di questo. Nel Caval, quartiere multietnico con una forte impronta araba, al secondo piano, senza ascensore, un appartamento dei primi del Novecento è un club dove fumare in tranquillità. Volti accoglienti, luci soffuse, aria condizionata non aggressiva. Il socio mostra la tessera ed entra, al giornalista è concesso di guardare, ma non toccare. Attorno ambienti confortevoli, divani abbondanti, tavolini puliti con posaceneri, scaffali carichi di tanti libri in materia, ma anche di viaggi. Un tv da 40 pollici e tanti dvd («Qualche socio viene anche soltanto per vedersi un film»). In un angolino, persino un frigorifero con bibite a base di aloe a marijuana. Nell’aria il brano, molto distensivo, Put it on di Bob Marley. I soci sorridono, hanno varie età, tra i trent’anni e i cinquanta, accomunati dalla voglia di fumarsi uno spinello in tutta calma, lontano da occhi indiscreti. Le regole? Poche, ma semplici: ogni socio deve avere almeno 21 anni, deve risiedere in città, avere un lavoro, e pagare una quota annua che copre le spese di mantenimento del club e di produzione della marijuana da utilizzare tra soci. Cifra che va dai 20 ai 60 euro al mese e che garantisce una certa quantità annuale di erba a scelta da fumare o custodire, soltanto nel club. Vietato regalarla o venderla, dentro e fuori l’associazione, vietato aprire ai turisti o a chi vuole solo provare e non è un abituale. Ogni violazione comporta l’espulsione dal club e, qualche volta, la denuncia alle autorità. A pochi passi dalle ramblas degli sanguinosi attentati islamisti, dal 2006 c’è un altro club, con qualche italiano. «Dodici anni fa eravamo sette amici, tutti abituali fumatori di cannabis», spiega uno dei soci fondatori. «Volevamo un luogo tranquillo e intimo dove farci un porro (uno spinello, ndr), ma soprattutto avevamo il desiderio di produrre noi stessi la marijuana, perché stanchi di erba troppo costosa e di cattiva qualità. Oggi siamo quasi mille soci che coltivano e consumano un ottimo prodotto naturale a un costo trasparente. Abbiamo una lista di attesa lunghissima per i nuovi iscritti e al momento diamo priorità a chi è in terapia». Anche qui c’è un ambiente caldo e famigliare, pulito, da circolo privato. Divani per rilassarsi, tavolini con carte da gioco, una macchinetta del caffè. «C’è chi viene anche per lavorare al computer, per leggere un romanzo, fare due chiacchiere. Qui si fa un uso responsabile, la quantità è modica per tutti. Il costo annuale dell’abbonamento varia tra i club, la «consumazione», il prezzo dell’erba, va dai 6 ai 9 euro al grammo, mentre per quanto riguarda l’hashish si trovano estratti di tutte le qualità e di tutti i prezzi. Nella quasi totalità dei club visitati, non è mai successo nulla di illegale. Nemmeno una lamentela dei vicini per chiasso. Si cerca di non attirare troppo l’attenzione. A Barceloneta, ex quartiere di pescatori, ora ci sono gli hipster. «Sono molti i turisti che vogliono iscriversi, ma a tutti diciamo “no”. Se fosse permesso, Barcellona diventerebbe come Amsterdam», spiega Josep, biologo marino. «Se vendi ai turisti, il Comune ti chiude. Ne ha chiusi una ventina in pochi anni». E anche se «In Spagna c’è “il fai da te”», ricorda Paolo, designer, «con tre soci apri “l’asociación cannabica”, paghi la tassa comunale, ti registri all’agenzia delle entrate che vede gli iscritti, il bilancio e i libri contabili… in Italia c’è l’uso terapeutico, ma il consumo è limitato e clandestino che, regolarizzato, cancellerebbe lo spaccio».</p>
<p></p>
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		<title>Il villaggio della cannabis</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/libano-legalizzazione-cannabis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2018 07:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[Marijuana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="914" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-1024x488.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Libano i campi di cannabis sorgono sotto la luce dal sole. Sono appena fuori un vicino checkpoint dell&#8217;esercito. Il territorio lontano dai percorsi più battuti che circonda la città libanese nord-orientale di Yammouneh è ricoperto dalla coltivazione della pianta, raccolta e venduta da potenti famiglie. La sua produzione è redditizia nel Paese dei cedri, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/libano-legalizzazione-cannabis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="914" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_8317256-e1533452304547-1024x488.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In <strong>Libano</strong> i campi di <strong>cannabis</strong> sorgono sotto la luce dal sole. Sono appena fuori un vicino checkpoint dell&#8217;esercito. Il territorio lontano dai percorsi più battuti che circonda la città libanese nord-orientale di <strong>Yammouneh</strong> è ricoperto dalla coltivazione della pianta, raccolta e venduta da potenti famiglie. La sua produzione è redditizia nel Paese dei cedri, ma i coltivatori temono che la <strong>legalizzazione</strong> per uso medico possa ridurre i profitti.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1134&#8243; gal_title=&#8221;Yammouneh, villaggio della cannabis in Libano&#8221;]</p>
<p>&#8220;Tutte queste case con le tegole rosse intorno a noi sono state costruite con denaro proveniente dalla vendita di marijuana&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.timesofisrael.com/lebanons-cannabis-farmers-fear-going-legal-may-hit-profits/" target="_blank">dice un coltivatore locale al  <em>Times of Israel</em></a>, parlando in anonimato per evitare problemi legali. Il Libano vieta la coltivazione, la vendita e il consumo di cannabis, ma il <strong>commercio clandestino</strong> si è sviluppato nel corso di decenni in un&#8217;industria multimilionaria.</p>
<p>Il Parlamento sta ora considerando l&#8217;idea di legalizzarne l&#8217;uso medico, in seguito a una richiesta da parte della società di consulenza McKinsey, che potrebbe così investire nell&#8217;economia in crisi del Libano. Ma i coltivatori e i distributori temono che ciò possa ridimensionare le loro entrate, o che aziende più grandi possano spazzare via del tutto la loro esistenza.</p>
<p></p>
<p>I coltivatori preferiscono l&#8217;attuale sistema del &#8220;<strong>libero mercato</strong>&#8220;, perché possono vendere a grandi trafficanti per guadagnare 10 volte di più. Invece, se lo Stato viene coinvolto, il profitto non sarà più lo stesso. La produzione di cannabis è fiorita durante la <strong>guerra civile</strong> tra il 1975 e il 1990, anche se le autorità hanno lottato per sradicare il commercio dopo la fine del conflitto.</p>
<p>Le forze di sicurezza impediscono regolarmente le esportazioni di droga all&#8217;aeroporto di Beirut e sono addirittura andate alla fonte, distruggendo migliaia di ettari di campi di cannabis. L&#8217;<strong>Onu</strong> ha cercato di persuadere invano gli agricoltori di trasformare i campi in vigneti. Ma i coltivatori di cannabis sostengono che nessun&#8217;altra coltura può sopravvivere al clima caldo e arido della Bekaa orientale.</p>
<p>In Libano, la cannabis è tipicamente piantata in primavera e raccolta a settembre, poi essiccata al sole per tre giorni, raffreddata e pressata. Gli agricoltori di Yammouneh affermano di vendere la cannabis ai distributori a una media di <strong>400 dollari al chilo</strong>, o anche di più se sono di qualità superiore.</p>
<p>Nel 2016, l&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine ha classificato il Libano come il terzo principale produttore di cannabis dopo il <strong>Marocco</strong> e l&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, che sono entrambi molto più grandi. Le esportazioni del Libano vanno principalmente in <strong>Siria</strong>, <strong>Giordania</strong>, <strong>Egitto</strong>, <strong>Cipro</strong>, <strong>Turchia</strong> e persino agli acerrimi nemici israeliani.</p>
<p></p>
<p>Alcuni di questi Paesi hanno legalizzato la marijuana medica. Mentre la cannabis viene solitamente fumata, per scopi medici può essere consumata in pillole o oli concentrati. Può essere utilizzata per alleviare il dolore cronico o l&#8217;ansia, la nausea tra i malati di cancro o i sintomi dell’epilessia</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1135&#8243; gal_title=&#8221;Medici libano cannabis&#8221;]</p>
<p>Un numero crescente di governi sta permettendo la sua prescrizione medica. Ciò avviene in tutta l&#8217;America del Sud, in alcuni paesi dell&#8217;Europa e nella maggior parte degli Stati americani. I dettagli della legalizzazione in Libano rimangono confusi, ma i coltivatori stanno già ponendo alcune condizioni. &#8220;Se la produzione di cannabis deve diventare legale, dovrebbe almeno limitarsi alle aree in cui sta attualmente crescendo&#8221;, dice Jamal Shreif, un funzionario locale di Yammouneh.</p>
<p>I residenti della Valle della Bekaa in Libano sperano anche che una legge sulla legalizzazione venga accompagnata da una &#8220;amnistia&#8221; per più di 30mila persone ricercate per accuse legate alla droga. All&#8217;inizio di questo mese un&#8217;incursione dell&#8217;esercito libanese in una casa di trafficanti nella Bekaa ha causato altri sette morti.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;economia del Libano è in una spirale negativa da anni, e le divisioni politiche e religiose paralizzano il governo. Lo scoppio della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/" target="_blank">guerra nella vicina Siria nel 2011</a> ha aggravato le difficoltà, facendo crollare il turismo e provocando un flusso di <strong>rifugiati</strong> che ha messo a dura prova i servizi di sicurezza.</p>
<p>Il debito pubblico è pari a 80,4 miliardi di dollari, pari al 150% del Pil, il terzo più alto al mondo dopo il Giappone e la Grecia. Il Libano è anche classificato da Transparency International come uno dei Paesi più corrotti al mondo. &#8220;Hanno rubato tutto in Libano, è rimasta solo la cannabis, e ora vogliono rubare anche quella&#8221;, dice Jamal Shreif.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/libano-legalizzazione-cannabis.html">Il villaggio della cannabis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così l&#8217;Albania è diventata la Colombia d&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/cosi-lalbania-diventata-la-colombia-deuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2017 06:29:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="593" height="443" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/7160053.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/7160053.jpg 593w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/7160053-300x224.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px" /></p>
<p>da TiranaQuando deve vantare i successi del proprio governo, il premier albanese Edi Rama ripete spesso che negli ultimi 12 mesi la quantità di cannabis confiscata dalla polizia è triplicata. Ricordando questo dato, però, Rama ne dimentica un altro: l&#8217;aumento dei sequestri è direttamente proporzionale alla crescita delle piantagioni in tutto il Paese.In vista delle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/cosi-lalbania-diventata-la-colombia-deuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="593" height="443" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/7160053.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/7160053.jpg 593w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/7160053-300x224.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px" /></p><p>da TiranaQuando deve vantare i successi del proprio governo, il premier albanese Edi Rama ripete spesso che negli ultimi 12 mesi la quantità di cannabis confiscata dalla polizia è triplicata. Ricordando questo dato, però, Rama ne dimentica un altro: l&#8217;aumento dei sequestri è direttamente proporzionale alla crescita delle piantagioni in tutto il Paese.In vista delle elezioni politiche del 18 giugno il governo di Tirana si trova a giocare una partita complicata. Da un lato deve rassicurare i partner internazionali sulla serietà della propria lotta alla criminalità organizzata. Dall&#8217;altro è consapevole che l&#8217;indotto derivante dalla produzione e dal commercio della cannabis rappresenta, secondo i dati dell&#8217;Osce, poco meno di un quinto del Pil del Paese. Un giro d&#8217;affari di oltre due miliardi di euro all&#8217;anno.Il rapporto Europol 2017 sulla criminalità organizzata in Europa conferma come la terra delle Aquile rappresenti ormai il principale hub di produzione e di spaccio di questa droga in Europa.La storia della marijuana in Albania ha radici profonde. Dopo la rottura con l&#8217;Urss e poi con la Cina, negli anni Settanta il Paese si ritrovò isolato e in balìa di un dittatore, Enver Hoxha, deciso a lottare contro il mondo pur di difendere l&#8217;ortodossia marxista. Senza più fonti di sostentamento dalle potenze comuniste, la creazione di vaste piantagioni statali rappresentava una fonte sicura di guadagno e contribuì alla diffusione del consumo di marijuana anche fra le classi popolari. A Tirana c&#8217;è ancora chi ricorda come i semi venissero utilizzati dai contadini per addormentare i bambini più irrequieti.Le coltivazioni sopravvissero al crollo del regime e anzi la crisi degli anni Novanta alimentò il commercio clandestino, favorendo l&#8217;espansione dei traffici gestiti dalla criminalità organizzata. Nella parte meridionale del Paese sorsero zone franche dove la polizia non osava entrare e la cannabis divenne l&#8217;unica fonte di sostentamento per gli abitanti delle zone montane più povere.Una delle piazze più famose nacque nel villaggio di Lazarat, presto noto a livello europeo come la capitale europea della marijuana. Nel 2013 il premier Rama, allora appena eletto, lo fece bonificare con un blitz spettacolare in stile militare: doveva essere il manifesto di una legislatura all&#8217;insegna della lotta al traffico.L&#8217;effetto sortito da quell&#8217;incursione, però, fu opposto a quello desiderato: negli ultimi quattro anni le piantagioni si sono espanse anche al di fuori delle zone franche di un tempo, estendendosi anche al nord del Paese. L&#8217;introduzione di una nuova varietà vietnamita della pianta, che fruttifica molto più in fretta di quella indigena, ha contribuito ad aumentare ulteriormente la produttività dei campi albanesi.l guadagno è enorme: secondo i calcoli della Bbc una volta passato l&#8217;Adriatico a bordo dei gommoni o nascosta nei Tir imbarcati sui traghetti, la merce viene rivenduta un prezzo sette volte superiore al costo di produzione.Nonostante il lancio di scenografiche operazioni di polizia in collaborazione anche con le forze dell&#8217;ordine italiane, i sequestri di cannabis non conoscono sosta. Il 5 febbraio scorso la polizia italiana ha fermato ad Ancona un camion con otto tonnellate di droga proveniente da Durazzo; il 24 marzo la Guardia di finanza ha intercettato un&#8217;imbarcazione con altre due tonnellate al largo della costa brindisina. Durante i primi 12 giorni di aprile, in Albania sono state sequestrate oltre 17 tonnellate di sostanza: quasi una tonnellata e mezzo al giorno.Queste operazioni, però, curano gli effetti e non la causa del fenomeno: il commercio di cannabis andrebbe infatti contrastato distruggendo le piante quando sono ancora giovani, così da impedirne il ciclo colturale. Ma l&#8217;ostacolo maggiore è un altro: la corruzione. Secondo il giornalista d&#8217;inchiesta albanese Lavdrim Lita i funzionari locali di polizia spesso e volentieri chiudono un occhio durante i controlli: in cambio di una tangente del 20%, le retate si limitano alle piantagioni più piccole, appositamente isolate dalle coltivazioni più estese, che invece non vengono toccate. Così le statistiche del governo riportano un aumento della droga sequestrata e la produzione non si ferma.Le cronache locali raccontano di poliziotti corrotti e cannabis che viene fatta passare sotto il naso dei funzionari di frontiera. Lo scorso 16 aprile la procura per i crimini gravi ha arrestato 18 impiegati alle dogane di Tirana, Qafe Thane e al porto di Durazzo: tutti sono accusati di aver permesso il transito di dieci tonnellate di droga imbarcate per l&#8217;Italia.Al di là dei singoli episodi, però, il dato è un altro: la produzione e l&#8217;esportazione della marijuana è ormai l&#8217;unico strumento di sopravvivenza per tanti piccoli coltivatori che si prestano ai loschi traffici dei tanti boss locali. Piccoli oligarchi che grazie a nuove tecniche di coltivazione e a controlli fasulli riescono ad arricchirsi ogni giorni di più.Tanto da poter influenzare questo è il timore delle associazioni anticorruzione anche le lobby politiche che decideranno le prossime elezioni.</p>
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		<title>Albania: tra modernizzazione e resistenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-tra-modernizzazione-e-resistenze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 08:26:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="434" height="285" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/1396010743-bandiera-europa2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/1396010743-bandiera-europa2.jpg 434w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/1396010743-bandiera-europa2-300x197.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></p>
<p>“L’Albania sta diventando la Colombia d’Europa”: esordisce con questa dichiarazione dell’ex primo ministro albanese, Sali Berisha, Giovanni Masini nel suo reportage da Tirana datato marzo 2017. Ed in effetti dal lavoro di Masini si evince come il paese balcanico oramai abbia numero esorbitanti sia in relazione all’esportazione che al consumo di sostanze stupefacenti. Ad essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-tra-modernizzazione-e-resistenze.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="434" height="285" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/1396010743-bandiera-europa2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/1396010743-bandiera-europa2.jpg 434w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/1396010743-bandiera-europa2-300x197.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /></p><p>“L’Albania sta diventando la Colombia d’Europa”: esordisce con questa dichiarazione dell’ex primo ministro albanese, Sali Berisha, Giovanni Masini nel suo reportage da Tirana datato marzo 2017. Ed in effetti dal lavoro di Masini si evince come il paese balcanico oramai abbia numero esorbitanti sia in relazione all’esportazione che al consumo di sostanze stupefacenti. Ad essere prodotta è soprattutto la cannabis, che dai porti albanesi finisce dritta in Italia dopo aver attraversato con navi di linea e non solo il mar Adriatico. Un commercio che, secondo gli ultimi dati riportati nel reportage, varrebbe qualcosa come due miliardi di Dollari.<br />
Guadagni ingenti, con la cannabis vera e propria piaga sociale nel paese. La produzione della cannabis risale ai tempi del leader comunista Hoxha: come spiega Giovanni Masini, dopo la rottura negli anni ’70 con la Cina, l’Albania ha fretta di reperire nuove fonti di sostentamento per le casse pubbliche. Da qui, arriva l’incoraggiamento all’uso della cannabis prodotta dallo Stato: non solo legalizzata, ma anche fatta diventare elemento di uso comune, data addirittura ai bambini per farli addormentare.<br />
Nel mentre, l&#8217;albania guarda ancora con speranza all&#8217;integrazione nell&#8217;Unione Europea come stimolo per la lotta contro il malaffare e stimolo alla modernizzazione del Paese. Il popolo albanese sembra nutrire grande fiducia nei confronti delle istituzioni comunitarie, ma conoscono fino in fondo questa realtà?</p>
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		<title>La capitale europea della cannabis</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-tra-modernizzazione-e-resistenze/lalbania-e-la-capitale-europea-della-cannabis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2017 09:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cannabis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1041" height="671" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini.jpg 1041w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1041px) 100vw, 1041px" /></p>
<p>Da Tirana. &#8220;L&#8217;Albania sta diventando la Colombia d&#8217;Europa&#8221;: a dirlo, a novembre dell&#8217;anno scorso,  è stato l&#8217;ex premier del Paese delle Aquile Sali Berisha, al potere dal 1992 al 1997 come presidente e dal 2005 al 2013 come primo ministro. E se l&#8217;Albania non è interessata da un traffico di cocaina paragonabile a quello originato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-tra-modernizzazione-e-resistenze/lalbania-e-la-capitale-europea-della-cannabis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-tra-modernizzazione-e-resistenze/lalbania-e-la-capitale-europea-della-cannabis.html">La capitale europea della cannabis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1041" height="671" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini.jpg 1041w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Droga-Masini-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1041px) 100vw, 1041px" /></p><p><strong>Da Tirana.</strong> &#8220;L&#8217;Albania sta diventando la Colombia d&#8217;Europa&#8221;: a dirlo, a novembre dell&#8217;anno scorso,  è stato l&#8217;ex premier del Paese delle Aquile Sali Berisha, al potere dal 1992 al 1997 come presidente e dal 2005 al 2013 come primo ministro.</p>
<p>E se l&#8217;Albania non è interessata da un traffico di cocaina paragonabile a quello originato nel Paese sudamericano, è pur vero che quello di cannabis ha raggiunto proporzioni senza pari in Europa.L&#8217;ambasciatore Osce nel Paese, Berndt Borchardt, ha recentemente calcolato in almeno due miliardi di euro l&#8217;indotto generato dalla produzione e dall&#8217;esportazione di questo stupefacente, in un Paese che nel 2015 faceva segnare un Pil di poco inferiore agli 11 miliardi.</p>
<p>E si tratta di un commercio in rapida crescita, se si calcola che, spinta dall&#8217;aumento della domanda, la produzione di cannabis sarebbe triplicata nel corso dell&#8217;ultimo anno, come spiega a <em>Gli Occhi della Guerra</em> l&#8217;esperta di criminalità e terrorismo albanese Aleksandra Bodgani. Un dato che trova indiretta conferma nelle parole dell&#8217;attuale primo ministro di Edi Rama, che nel rivendicare l&#8217;operato del proprio governo pone l&#8217;accento sull&#8217;aumento della quantità di cannabis sequestrata in un anno, che è appunto triplicata (anche se il premier dimentica di citarne la causa prima, ndr).</p>
<p>&#8220;Cannabis per addormentare i bambini&#8221;Ma la storia di questa droga in Albania è molto più antica: risale ai tempi del regime comunista di Enver Hoxha. Nella seconda metà degli anni Settanta, a seguito della rottura con la Cina, il Paese si ritrovò isolato all&#8217;interno dello stesso blocco comunista e con la necessità di reperire in fretta nuove fonti di sostentamento per le pubbliche casse.</p>
<p>Nacquero così le prime piantagioni di Stato, concentrate soprattutto nelle regioni meridionali più vicine al confine con la Grecia. La cannabis divenne un prodotto di consumo abituale e alcuni abitanti di Tirana ricordano ancora di come essa fosse usata nelle famiglie per far addormentare i bimbi più irrequieti.Le coltivazioni sopravvissero indenni al crollo del regime e anzi conobbero sempre maggiori fortune durante e dopo la crisi degli anni Novanta. La merce, perlopiù, veniva imbarcata verso l&#8217;Italia e di qui, con l&#8217;aiuto delle organizzazioni mafiose dello Stivale, smerciata in tutta Europa. Col tempo in Albania vennero a crearsi anche alcune zone franche, dove la coltivazione della cannabis avveniva pubblicamente e le forze dell&#8217;ordine non osavano farsi vedere.</p>
<p>Il boomerang di LazaratUna situazione incresciosa a cui tentò di porre termine proprio l&#8217;attuale primo ministro Rama, con un blitz nel maggiore di questi centri: il villaggio di Lazarat, completamente ripulito nel corso di una maxi operazione risalente al 2013.Curiosamente, però, questa mossa dettata forse anche da logiche elettorali si rivelò un clamoroso boomerang. Distrutto il centro di produzione di Lazarat, negli ultimi quattro anni le piantagioni di cannabis sono sorte come funghi in tutto il Paese, estendendo il fenomeno anche a regioni fino ad allora poco coinvolte, come le aree settentrionali più vicine al Montenegro.</p>
<p>All&#8217;aumento vertiginoso del giro di affari, ci racconta il giornalista d&#8217;inchiesta albanese Lavdrim Lita, che si occupa in particolare di criminalità anche su testate italiane, ha contribuito anche l&#8217;introduzione sul mercato di un nuovo seme di una varietà vietnamita di cannabis, che impiega molto meno tempo per fruttificare e che ha rapidamente soppiantato la varietà indigena.La cannabis così prodotta, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.bbc.com/news/magazine-38111945" target="_blank" rel="noopener">secondo i calcoli della Bbc</a>,  viene commercializzata a duecento euro in Albania e rivenduta poi in Italia a sette volte il prezzo di base. Un guadagno enorme che dà vita a un giro d&#8217;affare che vale un grosso pezzo di Pil, calcolando che insieme alla droga sui gommoni che salpano per la Puglia vengono imbarcati &#8211; sia pure in misura minore rispetto al passato &#8211; anche armi, donne destinate alla prostituzione e in alcuni casi pure migranti.</p>
<p>Sulle stesse rotte, in senso inverso, arriva invece la cocaina importata in Europa attraverso l&#8217;Italia e la Spagna e quindi convogliata verso l&#8217;est del continente. Non è raro che i trafficanti italiani ed albanesi &#8211; in questi traffici sarebbe particolarmente attiva la &#8216;ndrangheta &#8211; si scambino le differenti qualità di droga come contropartita.La polizia paralizzata dalla corruzioneIn un Paese in cui la ritirata dello Stato sociale fa sentire i propri effetti con durezza, la coltivazione della cannabis è così diventata uno strumento di sopravvivenza anche per tanti piccoli coltivatori che si prestano ai loschi traffici dei tanti oligarchi locali.</p>
<p>La corruzione endemica impedisce che l&#8217;azione della polizia si dispieghi in tutta la sua efficacia: non è raro, spiega Lita, che in cambio di una tangente del 20% i funzionari locali delle forze dell&#8217;ordine avvisino in tempo i contadini dell&#8217;arrivo di una retata, consentendo così di nascondere la maggior parte del raccolto mentre una porzione minoritaria viene conservata per la distruzione da parte della polizia &#8211; e per aggiornare le trionfalistiche statistiche del governo.Il primo ministro Rama, parlando con <em>Gli Occhi della Guerra</em>, ha chiesto due anni per debellare le tante zone franche in cui i coltivatori di cannabis riescono a sottrarsi alla mano della legge, ma con le elezioni politiche alle porte (si voterà a giugno, ndr) il rischio è che i gruppi criminali arricchitisi col commercio della droga possano finanziare i partiti. Ed influenzare le politiche del prossimo governo.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/albania-tra-modernizzazione-e-resistenze/lalbania-e-la-capitale-europea-della-cannabis.html">La capitale europea della cannabis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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