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	<title>Cambridge Analytica Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 05 Oct 2021 12:51:16 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cambridge Analytica Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;impero sotto assedio: tutte le grane di Facebook e Mark Zuckerberg</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/limpero-sotto-assedio-tutte-le-grane-di-facebook-e-mark-zuckerberg.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 12:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cambridge Analytica]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Silicon Valley]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1318" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495-1024x703.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il &#8220;blackout&#8221; del 4 ottobre scorso è stato il più complesso della storia di Facebook e del suo gruppo, che si sono lasciati alle spalle la giornata con una perdita sostanziosa in borsa, la crescita dei mugugni dei clienti e degli utenti del social di Menlo Park e delle controllate WhatsApp e Instagram per i disservizi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/limpero-sotto-assedio-tutte-le-grane-di-facebook-e-mark-zuckerberg.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/limpero-sotto-assedio-tutte-le-grane-di-facebook-e-mark-zuckerberg.html">L&#8217;impero sotto assedio: tutte le grane di Facebook e Mark Zuckerberg</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1318" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353495-1024x703.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il &#8220;<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/le-lezioni-securitarie-del-blackout-di-facebook-e-whatsapp.html">blackout</a>&#8221; del 4 ottobre scorso è stato il più complesso della storia di <strong>Facebook </strong>e del suo gruppo, che si sono lasciati alle spalle la giornata con una perdita sostanziosa in borsa, la crescita dei mugugni dei clienti e degli utenti del social di Menlo Park e delle controllate WhatsApp e Instagram per i disservizi e un nuovo danno d&#8217;immagine. L&#8217;ennesimo, negli ultimi anni, per una società capace di rivoluzionare nel corso del passato decennio le interazioni nel contesto occidentale, divenuta uno dei più strutturati e<a href="https://it.insideover.com/economia/la-corsa-del-nasdaq-verso-il-livello-record.html" target="_blank" rel="noopener"> importanti gruppi del <strong>Nasdaq </strong>e spesso al centro di critiche e polemiche.</a></p>
<p>Stando alle prime rilevazioni non ci sarebbe alcun attacco hacker o minaccia cyber alla base delle sette, lunghe ore di buio a cui il gruppo è stato costretto. Ma questo forse non fa altro che aggiungere dubbi sulla capacità di Facebook di mantenere un apparato all&#8217;altezza del suo considerevole business da 2,8 miliardi di utenti. Il fatto che un apparentemente banale errore Dns, ovvero una caduta dei <strong>server </strong>su cui si appoggiano le applicazioni di Facebook, abbia causato uno choc tale, <a href="https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/10/04/news/ogni-ora-di-facebook-down-costa-a-zuckerberg-13-milioni-di-dollari-1.40774744?ref=ST-TNFM-TF-1" target="_blank" rel="noopener">una perdita di 13 milioni di dollari nei ricavi di Facebook per ogni ora di blackout</a> e un calo di 6,1 miliardi di dollari per il patrimonio di Mark Zuckerberg segnala che attorno alle attività di Menlo Park c&#8217;è, in questa fase, agitazione.</p>
<p>Il down delle aziende di Zuckerberg avveniva nelle stesse ore in cui Facebook subiva il durissimo attacco dell&#8217;ex manager <strong>Frances Haugen, </strong>che ha contribuito con il trasferimento di documenti riservati ad alimentare un&#8217;inchiesta del <em>Wall Street Journal </em>sulle presunte responsabilità di Facebook nella creazione di algoritmi potenzialmente in grado di alimentare la <strong>rabbia sociale </strong>e di aver avuto un ruolo nel favorire l&#8217;organizzazione via social dell&#8217;assalto al <a href="https://it.insideover.com/politica/i-pericolosi-dolori-di-una-fragile-superpotenza.html" target="_blank" rel="noopener">Campidoglio dei sostenitori di Donald Trump del 6 gennaio scorso</a>. Sul primo fronte, la Haugen ha denunciato il ruolo delle modifiche operate all&#8217;algoritmo del <strong>News Feed nel 2018</strong>, quando il social media ha scelt<strong>o</strong> di dare crescente enfasi alle ‘Meaningful Social Interactions’, che danno agli utenti la priorità ai post di amici e parenti, favorendo in questo modo l&#8217;interazione e la polarizzazione dei discorsi e delle opinioni. Sul secondo, invece, Facebook sarebbe stata troppo lasca nel rimuovere i controlli sulla diffusione di complotti e disinformazione dopo il voto del 3 novembre 2020, intervenendo solo a cose fatte <a href="https://it.insideover.com/politica/qanon-complottismo-dissidenza-o-terrorismo.html" target="_blank" rel="noopener">contro i seguaci di movimenti come QAnon.</a></p>
<p>La Haugen, ingegnere informatico con alle spalle una carriera in Google e altre aziende del big tech, in un&#8217;intervista a <em>60 Minutes </em>ha dichiarato che dentro Facebook ha visto una smodata attenzione al profitto e una svalutazione economicamente motivata dei principi securitari. Inoltre, l&#8217;ingegnere ha riservato critiche anche al modello di business di un&#8217;altra fetta importante dell&#8217;impero social di Zuckerberg, <strong>Instagram,</strong> sostenuto che questo social <a href="https://www.today.it/video/instagram-causa-problemi-ragazze.html">impatta in modo drammatico sulla vita delle adolescenti</a>: &#8220;Una ricerca realizzata da Facebook &#8211; ha raccontato &#8211; dice che le giovani donne che seguono contenuti legati al disordine alimentare, più seguono questi temi e più entrano in depressione. E questo porta a usare Instagram di più&#8221;.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">“Facebook, over and over again, has shown it chooses profit over safety,” says Facebook whistleblower Frances Haugen. She believes the federal government should impose regulations and plans to testify before Congress this week. <a href="https://t.co/YoKIyorZzu">https://t.co/YoKIyorZzu</a> <a href="https://t.co/RWlk9QOwZu">pic.twitter.com/RWlk9QOwZu</a></p>
<p>&mdash; 60 Minutes (@60Minutes) <a href="https://twitter.com/60Minutes/status/1444812652698652675?ref_src=twsrc%5Etfw">October 3, 2021</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>La tempesta generata dalla Haugen non è l&#8217;ultima per quello che è da tempo un impero sotto assedio.<a href="https://it.insideover.com/politica/cambridge-analytica-non-niente-ora-facebook-prevede-futuro.html" target="_blank" rel="noopener"> In precedenza, Zuckerberg era finito nella bufera per il caso <strong>Cambridge Analytica</strong></a>, la piattaforma di profilazione per la politicizzazione dell&#8217;elettorato che adattava il messaggio in base alla preferenza politica dell’utente nel presente espressa tramite il social network. Nonostante la messa al bando della piattaforma nel 2015, Facebook non ha sospeso Cambridge Analytica dalla sua piattaforma fino al marzo 2018 e <strong>non ha agito per informare gli utenti</strong> che i loro dati erano stati “erroneamente” consultati fino alla settimana precedente l&#8217;audizione-fiume di Zuckerberg al Congresso del 10-11 aprile 2018.</p>
<p>Nel gennaio scorso, invece, WhatsApp è finita sotto accusa per l&#8217;aggiornamento delle normative sulla privacy che inizialmente prevedeva la possibilità per le aziende del gruppo di scambiarsi al loro interno i messaggi scambiati attraverso la piattaforma, con la sola grande <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-nodo-della-sovranita-sui-dati-nei-piani-tecnologici-italiani.html" target="_blank" rel="noopener">eccezione dell&#8217;<strong>Unione Europea </strong>ove vige il Gdpr</a>. L’eccezione europea ha portato buona parte del mondo ad accorgersi dell’avanzamento delle pratiche regolatorie del mercato unico. Criticabile su molti aspetti, la politica comunitaria ha avuto negli ultimi anni il pregio di trovare un set di regole ben definite per tutelare le <strong>identità digitali </strong>degli utenti, i loro dati personali e le informazioni socio-economiche ad esso annesse dallo strapotere del big tech, Facebook in testa: e per questo si è aperta una vera e propria ondata di insorgenza politico-sociale contro Facebook (<em>techlash</em>) che<a href="https://it.insideover.com/economia/lautogol-di-whatsapp-e-facebook-sulla-privacy.html" target="_blank" rel="noopener"> ha riguardato soprattutto l&#8217;<strong>India</strong></a><strong> </strong>ma è giunta fino negli <strong>Stati Uniti, </strong>ove frange del <a href="https://it.insideover.com/economia/larma-degli-usa-contro-big-tech-e-multinazionali.html" target="_blank" rel="noopener">Partito Democratico e del Partito Repubblicano</a> sono coese nel chiedere leggi antitrust capaci di porre un freno allo strapotere del big tech <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/che-cosa-teme-il-big-tech-dallantitrust-usa.html" target="_blank" rel="noopener">sui dati dei cittadini americani, con un occhio di riguardo per l&#8217;impero di Zuckerberg.</a></p>
<p>E del resto la richiesta ha ricevuto nelle ore del blackout l&#8217;appoggio di un noto attivista digitale del calibro di <strong>Edward Snowden, </strong>che via Twitter <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/snowden-libro-sorveglianza/">ha denunciato</a> la natura concentrata del business di Facebook e invitato a riflettere sulle conseguenze della concentrazione di WhatsApp e Instagram nelle stesse mani del social, chiedendo la fine di questo oligopolio.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">Facebook, WhatsApp, and Instagram all going down at the same time sure seems like an easily-understandable  and publicly-popular example of why breaking up a certain monopoly into at least three pieces might not be a bad idea.</p>
<p>Somebody should tell Elizabeth Warren.</p>
<p>&mdash; Edward Snowden (@Snowden) <a href="https://twitter.com/Snowden/status/1445112777832423424?ref_src=twsrc%5Etfw">October 4, 2021</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Per Zuckerberg e il suo impero si preannunciano dunque settimane complesse. Il blackout di lunedì 4 ottobre è stato in un certo senso simbolicamente importante per un colosso che spesso appare avere i piedi d&#8217;argilla di fronte all&#8217;intervento di whistleblower, regolatori, crisi improvvise. E che nei mesi a venire dovrà garantire ai suoi utenti sicurezza e stabilità cercando di dimostrare, inoltre, la natura etica delle sue azioni. Un programma vasto e complesso, che appare l&#8217;unica strada con cui Facebook e Zuckerberg possono difendere la loro immagine dalla marea montante delle critiche in corso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/limpero-sotto-assedio-tutte-le-grane-di-facebook-e-mark-zuckerberg.html">L&#8217;impero sotto assedio: tutte le grane di Facebook e Mark Zuckerberg</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dietro il Salvator Mundi di Leonardo  le relazioni tra Trump e sauditi?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-vendita-record-del-salvator-mundi-metterebbe-in-relazione-i-saud-con-donald-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2019 13:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambridge Analytica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-americane]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Opera sparita, di cui non si sa più nulla. Eppure è quella costata di più nella storia, battuta all&#8217;asta per una cifra record di 450.3 milioni di dollari, numeri da capogiro e che a stento si riesce anche ad immaginare. Il riferimento è al Salvator Mundi, il quadro di Leonardo Da Vinci che nel novembre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-vendita-record-del-salvator-mundi-metterebbe-in-relazione-i-saud-con-donald-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-vendita-record-del-salvator-mundi-metterebbe-in-relazione-i-saud-con-donald-trump.html">Dietro il Salvator Mundi di Leonardo  le relazioni tra Trump e sauditi?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8131919-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Opera sparita, di cui non si sa più nulla. Eppure è quella costata di più nella storia,<a href="http://www.repubblica.it/cultura/2017/11/16/news/il_salvator_mundi_di_leonardo_venduto_per_400_milioni_di_dollari-181215124/"> battuta all&#8217;asta per una cifra record di 450.3 milioni di dollari,</a> numeri da capogiro e che a stento si riesce anche ad immaginare. Il riferimento è al<strong> Salvator Mundi</strong>, il quadro di Leonardo Da Vinci che nel novembre 2017 viene messo all&#8217;asta per 120 milioni di Dollari. Alla fine, nell&#8217;asta di Christie&#8217;s a New York, il 16 novembre 2017 viene aggiudicato per la cifra sopra descritta. Inizia subito la caccia al nuovo possessore: <a href="https://www.nytimes.com/2017/12/06/world/middleeast/salvator-mundi-da-vinci-saudi-prince-bader.html">il<em> New York Times</em> </a>lo identifica in <strong>Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud</strong>. Il cognome non lascia spazio a dubbi: è un membro della famiglia reale saudita, uno dei principi più vicini a Mohammad bin Salman, il principe ereditario saudita. Ma oggi nessuno a Riad sa dove sia il quadro. </p>
<p>Quei sospetti sulla cifra così alta </p>
<p>L&#8217;opera in realtà non varrebbe tutta quella cifra. Ci sono due ordini di problemi non indifferenti: <strong>da un lato la paternità dell&#8217;opera è tutta da accertare</strong>. Dall&#8217;altro, il quadro ammirato e costato così tanto è quasi un falso storico, nel senso che<strong> l&#8217;opera di restauro subita negli anni lo rende totalmente diverso dall&#8217;originale</strong>. In poche parole, la tela che sarebbe stata dipinta direttamente da Leonardo non c&#8217;è più. Dunque, partire già da una quotazione così alta desta non poche perplessità. Arrivare alla vendita record da 450 milioni di Dollari poi, fa sorgere veri e propri sospetti. Se l&#8217;acquirente viene scovato poco dopo nella persona del giovane rampollo amico del principe saudita, colui che rilancia continuamente permettendo di far lievitare così tanto il prezzo viene scoperto in seguito. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.dailymail.co.uk/news/article-5554969/Two-Arab-princes-cost-450MILLION-bidding-war-Da-Vincis-Salvator-Mundi.html">È il <em>Daily Mail</em> a rilanciare il suo nome</a>: <strong>Mohammed Bin Zayed</strong>, il principe ereditario di Abu Dhabi. Due casate, quella dei Saud e quella degli Emirati Arabi Uniti, che non sono proprio rivali. </p>

<p>Viene estremamente difficile immaginare che tra Riad ed Abu Dhabi si apra un derby del genere per un&#8217;opera, con rilanci vertiginosi. I due governi sono alleati nella penisola arabica, condividono comuni obiettivi e comuni politiche. Per di più, i due principi sono legati da amicizia personale. Il sospetto quindi è che chi compra e chi rilancia siano d&#8217;accordo. Serve evidentemente gonfiare il prezzo di quell&#8217;opera. Vien da chiedersi il motivo. </p>
<p>L&#8217;indagine giornalistica di un blog israeliano </p>
<p>Ed alla domanda provano a rispondere il producer televisivo israeliano<strong> Zev Shalev</strong> e la giornalista <strong>Tracie McElroy</strong>. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://narativ.org/2019/01/02/salvator-mundi-art-of-the-deal-the-lost-davinci/">La loro inchiesta viene pubblicata su <em>Narativ</em></a>, il blog gestito da Shalev. Una parte fondamentale della loro ricostruzione, è riferibile ad <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/05/19/us/politics/trump-jr-saudi-uae-nader-prince-zamel.html?hp&amp;action=click&amp;pgtype=Homepage&amp;clickSource=story-heading&amp;module=first-column-region%C2%AEion=top-news&amp;WT.nav=top-news">un incontro tenuto presso la Trump Tower nel giugno 2016</a>. Donald Trump si appresta a diventare il candidato repubblicano alla Casa Bianca, la sua campagna elettorale appare in ascesa. In quell&#8217;occasione, in una stanza del grattacielo del tycoon siedono tre personaggi: un esperto israeliano nella manipolazione dei social media, un emissario rappresentante dei principi Mohammad Bin Salman e Mohammed Bin Nayef ed un sostenitore repubblicano. Ovviamente l&#8217;incontro è stato con lo stesso Donald Trump. Shalev e McElroy risalgono ai nomi dei partecipanti: l&#8217;esperto israeliano è <strong>Joel Zamel</strong>, fondatore di Psy Group, il donatore repubblicano è <strong>Erik Prince</strong>, fondatore della compagnia militare privata Blackwater. Nella riunione emerge l&#8217;intenzione dei principi sauditi ed emiratini di aiutare Trump. E lo farebbero spingendo nella gestione della campagna elettorale la stessa Psy Group, che si occupa dell&#8217;aspetto della gestione delle notizie da far circolare sui social network.</p>

<p>La Psy Group avrebbe quindi lavorato fornendo dati alla <strong>Cambridge Analytica</strong>, la società finita poi nell&#8217;occhio del ciclone per i dati di molti utenti avuti tramite Facebook. Da ricordare infatti che la Cambridge Analytica, il cui fondatore è anche uno dei proprietari di Breitbart News (diretta allora da Steve Bannon) è partner informatico del comitato elettorale di Trump. Ma, come sottolineato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thesubmarine.it/2019/01/09/salvator-mundi-trump-russiagate/">da questo articolo di Alessandro Massone</a>, Cambridge Analytica non ha una filiera propria di produzione e per la diffusione dunque delle notizie che interessano la campagna elettorale si deve servire di Psy Group. Il lavoro della società israeliana, scrivono su Narativ, apparentemente è gratis. Appare palese però che il suo supporto deve essere pagato. Ed è qui dunque che entra in gioco l&#8217;asta del Salvator Mundi. </p>
<p>A vendere il quadro è <strong>Dmitry Rybolovlev,</strong> oligarca russo famoso in Europa per possedere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/arrestato-dmitry-rybolovlev-presidente-monaco-1598114.html">gran parte delle azioni della società calcistica del Monaco</a>. A sua volta, Rybolovlev acquista l&#8217;opera per 126 milioni nel 2013. Ma fa causa a chi gliel&#8217;ha venduta: scopre infatti che il quadre vale molto di meno. E qui risiede un&#8217;altra ambiguità: com&#8217;è mai possibile che un&#8217;opera giudicata sovrastimata dopo pochi anni viene venduta ad un prezzo praticamente triplo? Dmitry Rybolovlev è un nome che emerge nel famigerato Russiagate, l&#8217;inchiesta del procuratore Mueller contro le presunte (e mai dimostrate, al momento) ingerenze del Cremlino nelle elezioni Usa del 2016. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.charlotteobserver.com/news/politics-government/article137881768.html">Questo perché l&#8217;oligarca russo si ritroverebbe in almeno due occasioni con il comitato elettorale di Trump</a>, anche se non ci sono prove di un incontro personale con il futuro presidente Usa. Di certo c&#8217;è che Dmitry Rybolovlev acquista per 95 milioni di Dollari da Trump una delle sue ville in Florida nel 2008, altro segno del fatto che i due si conoscono. In realtà su Narativ il Russiagate viene soltanto sfiorato: per i due autori dell&#8217;inchiesta, ciò che preme sottolineare è che un quadro venduto da un conoscente di Trump, viene piazzato all&#8217;asta ad un prezzo molto gonfiato in un&#8217;asta dove Saud e Nayef sembrano essere d&#8217;accordo. </p>
<p>E quella cifra servirebbe a nascondere il pagamento dei sauditi verso la<strong> Psy Group</strong>. Un altro indizio che viene preso dai due autori dell&#8217;inchiesta di Narativ come &#8220;decisivo&#8221; per supportare questa tesi, è il fatto che i conti della Psy Group in quel momento sono depositati presso la <strong>Banca di Cipro</strong>. Di quella banca Dmitry Rybolovlev possiede importanti quote. Dunque, la situazione è la seguente: un&#8217;opera viene venduta da un oligarca russo che conosce Donald Trump, tale opera all&#8217;asta è aggiudicata per una cifra spropositata per il suo valore. L&#8217;acquirente è un principe saudita, colui che rilancia fa parte della casata amica di Abu Dhabi. Sia Riad che Abu Dhabi mandano nel giugno 2016 emissari in una riunione a cui partecipa anche il fondatore di Psy Group, nella quale si esprime la volontà di appoggiare Trump. Pochi mesi dopo, si ha quindi l&#8217;acquisto dell&#8217;opera &#8220;pilotato&#8221; da sauditi ed emiratini e colui che vende ha parte delle quote della banca dove sono depositati i conti di Psy Group. Un intreccio che, anche se non fornisce elementi certi, secondo gli autori di Narativ mostra comunque un certo &#8220;fermento&#8221; lungo l&#8217;asse che ha nel Salvator Mundi un perno importante. Ed oggi poi, come detto ad inizio articolo, <a href="https://formiche.net/2019/01/louvre-leonardo-abu-dhabi/">di quel quadro non si sa più nulla</a>. Altro mistero, che confermerebbe l&#8217;ipotesi di un&#8217;asta volta a mascherare imponenti passaggi di denaro. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-vendita-record-del-salvator-mundi-metterebbe-in-relazione-i-saud-con-donald-trump.html">Dietro il Salvator Mundi di Leonardo  le relazioni tra Trump e sauditi?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quel legame tra Cambridge Analytica e le mosse di Mohammad bin Salman</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cambridge-analytica-bin-salman.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 08:12:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambridge Analytica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo scandalo Cambridge Analytica che ha coinvolto Facebook per l&#8217;utilizzo dei dati personali degli utenti a scopo elettorale, sbarca anche in Arabia Saudita. A rivelare i legami fra la monarchia saudita e Scl Group, l&#8217;azienda madre di Cambridge Analytica, il quotidiano americano New York Times.   Negli ultimi anni, la popolazione saudita, in particolare le fasce giovani &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cambridge-analytica-bin-salman.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/GETTY_20180307174109_25900880-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Lo scandalo <strong>Cambridge Analytica</strong> che ha coinvolto <strong>Facebook</strong> per l&#8217;utilizzo dei dati personali degli utenti a scopo elettorale, sbarca anche in <strong>Arabia Saudita</strong>.</p>
<p>A rivelare i legami fra la monarchia saudita e Scl Group, l&#8217;azienda madre di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/">Cambridge Analytica</a>, il quotidiano americano <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://mobile.nytimes.com/2018/05/31/business/cambridge-analytica-scl-group-saudi-arabia.html"><em>New York Times</em></a>.  </p>
<p>Negli ultimi anni, la popolazione saudita, in particolare le fasce giovani della popolazione, ha subito un graduale cambiamento dei propri costumi. Il regno, legato alla rigida ortodossia <strong>wahabita</strong> aveva notato che qualcosa stava cambiando.</p>
<p>Per capire in che direzione stesse andando la popolazione (e cavalcarne i desideri), il governo dell&#8217;Arabia Saudita ha coinvolto la Scl Group, fondata nel 1993 come Strategic Communication Laboratories. Lo scopo era quello di fornire una <strong>mappatura psicologica</strong> della società saudita, capire il sentimento nei confronti della famiglia reale e comprendere il percorso di riforme per preservare la stabilità del regno. In sostanza, quello che è avvenuto con l&#8217;ascesa di<strong> Mohammad bin Salman</strong>.</p>
<p>Malcontento e crollo del petrolio</p>
<p>La scelta del regno saudita di orientarsi su consulenti esterni per monitorare lo stato di salute del regno è nata nel 2015. Con il crollo del <strong>prezzo del petrolio</strong>, iniziava a serpeggiare il malcontento. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/larabia-saudita-sta-affondando-nessun-principe-verra-salvarla/">Il Pil del Paese stava crollando</a>. Erano i barili di greggio a pompare soldi nelle case di Riad. Ma il crollo del prezzo ha comportato una netta fase di contrazione degli incassi.</p>
<p>Basti pensare a un dato. Il petrolio è sceso sotto i 30 dollari al barile nel 2016, dopo che due anni primi aveva superato i 100. In un Paese in cui <strong>il 70% della popolazione ha meno di 30 anni</strong>, una crisi economica di tale portata presentava rischi enormi. Non va dimenticato che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://time.com/4739488/isis-iraq-syria-tunisia-saudi-arabia-russia/">i <em>foreign fighters</em> partiti dall&#8217;Arabia Saudita sono migliaia</a>. E non si diventa terrorista solo per fede. Come spiegato dalle numerose testimonianze di soldi ricevuti da Daesh per pagare i servigi de mercenari del Califfo.</p>
<p>Molti sono morti in Siria nei gruppi <strong>terroristi</strong> sorti per rovesciare il governo e imporre lo Stato islamico. E sono gruppi che Riad ha supportato in maniera sostanziale per cercare di colpire Bashar Al Assad.Ma molti altri potrebbero tornare e colpire come un boomerang proprio la stessa monarchia saudita.</p>
<p>Sotto il <strong>re Salman</strong>, spiega il <em>New York Times</em>, i sauditi si sono rivolti a una serie di consulenti che hanno individuato nella mancanza di diversificazione economica del regno la causa principale di questa crisi. Il <em>Nyt</em> cita la McKinsey &amp; Company e il Boston Consulting Group. E in effetti, il <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://vision2030.gov.sa/en">Vision 2030</a></strong> di bin Salman ricalca perfettamente tutti i risultati di queste consulenze. </p>
<p>C&#8217;è da chiedersi se bin Salman abbia utilizzato questi dati o orientato, al contrario, la popolazione sfruttando questi dati. Difficile dirlo. Ma sta di fatto che il governo saudita ha perfettamente applicato quanto dichiarato da Scl Group per creare le basi della sua campagna di <strong>riforme forzose</strong>. E il legame con Donald Trump e la sua campagna elettorale sorto con Cambridge Analytica crea, naturalmente, un asse molto interessante.</p>
<p>Scl e i rapporti con altri governi</p>
<p>Sul lavoro della Scl, finita nello scandalo insieme alla sua &#8220;figlia&#8221; Cambridge Analytica, ha avuto rapporti con molti governi. E c&#8217;è da chiedersi se il suo lavora consista nel capire i desideri della popolazione oppure li orienti .</p>
<p>L&#8217;utilizzo dei dati della popolazione assume infatti connotati molto interessanti. L&#8217;anno scorso, il governo degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> ha pagato la Scl per inserirsi nei social e colpire il Qatar. In una vera e propria guerra del soft-power.</p>
<p>In <strong>Indonesia</strong>, invece, Scl ha lavorato per il governo al fine di incanalare le proteste studentesche. <a href="https://qz.com/1294941/a-debate-over-plant-consciousness-is-forcing-us-to-confront-the-limitations-of-the-human-mind/">Come rivelato da <em>Quartz</em></a>, l&#8217;incarico dell&#8217;azienda britannica comprendeva l&#8217;analisi su migliaia di indonesiani, la gestione della comunicazione per i politici e l&#8217;organizzazione di eventi nelle università per aiutare gli studenti a &#8220;sfogarsi&#8221;. </p>
<p>Un lavoro diverso invece quello avvenuto in <strong>Thailandia</strong>, dove Scl Group ha mappato l&#8217;elettorato e orientato le scelte di alcuni partiti politici. I documenti in questo caso non forniscono le tempistiche esatte. Sembra che il rapporto sia iniziato prima delle elezioni del 2001, con l&#8217;ascesa del miliardario <strong>Thaksin Shinawatra</strong>. A quel tempo non esistevano ancora i social. Ma il gruppo analizzò l&#8217;impatto della compravendita di voti &#8211; pratica molto diffusa &#8211; sulla campagna elettorale. </p>

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		<title>Cambridge Analytica non era nulla: ora Facebook prevede il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cambridge-analytica-non-niente-ora-facebook-prevede-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 08:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambridge Analytica]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="664" height="441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg 664w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 664px) 100vw, 664px" /></p>
<p>Il pericolo circa l’utilizzo dei dati personali da parte di Facebook sembra ormai rientrato. Una due giorni di pentimento davanti al Senato degli Stati Uniti insieme alla nuova esplosiva situazione mediorientale, hanno distolto l’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica dallo scandalo che ha coinvolto Facebook e il suo fondatore Marck Zuckerberg. Le scuse di Facebook e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cambridge-analytica-non-niente-ora-facebook-prevede-futuro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="664" height="441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg 664w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 664px) 100vw, 664px" /></p><p>Il pericolo circa l’utilizzo dei dati personali da parte di Facebook sembra ormai rientrato. Una due giorni di pentimento davanti al Senato degli Stati Uniti insieme alla nuova esplosiva situazione mediorientale, hanno distolto l’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica dallo scandalo che ha coinvolto Facebook e il suo fondatore Marck Zuckerberg.</p>
<p>Le scuse di Facebook e il ritorno apparente alla normalità</p>
<p>“È stato un mio errore, ho sbagliato e mi dispiace. Ci hanno detto che avevano cancellato e smesso di usare i nostri dati. Credergli è stato chiaramente un errore, avremmo dovuto controllare”. È bastato<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/10/facebook-zuckerberg-a-senato-usa-ho-fatto-un-errore-mi-dispiace/4284973/"> questo</a> mea culpa, pronunciato da un giovane ragazzo ben vestito per l’occasione, per far tornare tutto alla normalità. Anche le azioni del colosso americano<a href="http://finanza-mercati.ilsole24ore.com/quotazioni.php?QUOTE=!FB.Q"> hanno ripreso</a> tranquillamente a salire e viaggiano oggi sul + 0.4%. Segno che anche i mercati credono nella scarsa influenza del recente scandalo sul ruolo di Facebook nel futuro.</p>

<p>Il social network rimarrà il protagonista delle vite virtuali di 2 miliardi di persone nel mondo ancora per moltissimo tempo. Una posizione da protagonista che il social network intende consolidare con gli strumenti tecnologici più all’avanguardia. Strumenti che, però, <strong>rischiano di distruggere la privacy e il libero arbitrio delle persone</strong> in maniera molto più diffusa rispetto al recente scandalo di Cambridge Analytica.</p>
<p>Un documento riservato che rivela i futuri piani di Zuckerberg</p>
<p>Il giornale investigativo americano<a href="https://theintercept.com/2018/04/13/facebook-advertising-data-artificial-intelligence-ai/"><em> The Intercept</em> </a>sarebbe infatti venuto in possesso di un documento di Facebook classificato come “riservato”. “Il recente documento delinea un nuovo servizio pubblicitario che espande il modo in cui il social network vende l&#8217;accesso delle aziende ai propri utenti e alle loro vite: invece di offrire agli inserzionisti la possibilità di indirizzare le persone in base ai dati demografici e alle preferenze dei consumatori, Facebook offre invece la possibilità di indirizzarli in base a come si comporteranno, a cosa acquisteranno e a cosa penseranno”. Bisogna fare attenzione in questo caso al tempo futuro che non è utilizzato a caso. Questo nuovo servizio permetterebbe infatti a Facebook di prevedere i gusti e le preferenze degli utenti nel futuro.</p>

<p>Fantascienza? Complottismo? Non proprio. Questo “servizio” innovativo si baserebbe infatti sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, <strong>sviluppata all’interno del programma “FBlearner Flow”</strong>. Nato nel 2016 questo programma permette di “utilizzare il potere delle machine learning (intelligenza artificiale che auto-apprende) per concedere all’utente un’esperienza unica e personalizzata”, spiega lo stesso Facebook in <a href="https://code.facebook.com/posts/1072626246134461/introducing-fblearner-flow-facebook-s-ai-backbone/">una nota</a>. In pratica si tratta del solito meccanismo di combinazione di dati ed elaborazione algoritmica che permette di risalire al gusto dello specifico utente e adattare così l’interfaccia del social network alle preferenze personali.</p>
<p>Facebook potrà interferire sul libero arbitrio delle persone</p>
<p>Il problema è che queste machine learning, che in pratica si auto sviluppano, avrebbero raggiunto ormai un livello evolutivo talmente elevato da riuscire a prevedere quali saranno i pensieri e le esigenze di un singolo utente. Questa nuova “conquista” tecnologica, come spiega The Intercept, “permetterebbe alle compagnie di individuare potenziali consumatori sulla base di decisioni che loro non hanno ancora preso. Questo potrebbe potenzialmente dare a parti terze l’opportunità di cambiare con anticipo il percorso futuro del consumatore”.</p>

<p>Quindi non solo questo nuovo “servizio” permetterebbe alle aziende private di fare previsioni più dettagliate sulle future vendite, ma consentirebbe di alterare i futuri gusti dei consumatori. Per fare un esempio, se la machine learning scopre che l’utente Giulio di Padova avrà bisogno di uno smartphone Samsung tra qualche mese, ecco che gli inserzionisti Iphone potrebbero bombardare l’utente al fine di dissuaderlo dall’acquisto del prodotto di concorrenza.</p>
<p>Un esempio che può essere pericolosamente allargato a scelte molto più personali, come quelle elettorali. Mentre Cambridge Analytica però adattava il messaggio in base alla preferenza politica dell’utente nel presente, con il nuovo metodo si possono avere previsioni attendibili sulle scelte elettorali nel futuro e orientarle di conseguenza. Questa scoperta mette davvero in pericolo il libero arbitrio delle persone. Un principio che nemmeno le religioni più intransigenti si erano mai sognate di intaccare. Le scuse di Zuckerberg al Senato non sono dunque nient’altro che un modo per calmare le acque in vista della nuova tempesta. </p>
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		<title>Zuckerberg sotto torchio per due giorni al Congresso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/zuckerberg-torchio-due-giorni-al-congresso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 18:01:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambridge Analytica]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="664" height="441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg 664w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 664px) 100vw, 664px" /></p>
<p>Martedì 10 e mercoledì 11 aprile, tutti gli occhi saranno sull&#8217;amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg mentre siederà su una sedia rovente in due udienze del Congresso per l&#8217;ultimo scandalo sulla privacy che coinvolge Cambridge Analytica. La sua testimonianza, ampiamente attesa, arriva dopo che la società di social media ha rivelato che Cambridge Analytica, un&#8217;azienda di dati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/zuckerberg-torchio-due-giorni-al-congresso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/zuckerberg-torchio-due-giorni-al-congresso.html">Zuckerberg sotto torchio per due giorni al Congresso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="664" height="441" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg.jpg 664w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1455561903-zuckerberg-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 664px) 100vw, 664px" /></p><p>Martedì 10 e mercoledì 11 aprile, tutti gli occhi saranno sull&#8217;amministratore delegato di Facebook, <strong>Mark Zuckerberg</strong> mentre siederà su una sedia rovente in due <strong>udienze del Congresso</strong> per l&#8217;ultimo scandalo sulla privacy che coinvolge <strong>Cambridge Analytica</strong>.</p>
<p>La sua testimonianza, ampiamente attesa, arriva dopo che la società di social media ha rivelato che Cambridge Analytica, un&#8217;azienda di dati associata alla <strong>campagna del presidente Donald Trump</strong>, potrebbe aver avuto <strong>dati su 87 milioni di utenti</strong>. L&#8217;informazione è venuta alla luce mentre continuano le domande sull&#8217;<strong>ingerenza della Russia</strong> (il famoso Russiagate) nelle elezioni del 2016.</p>
<p>Zuckerberg sarà ascoltato martedì pomeriggio (ore 20.15 italiane) dalle <strong>commissioni in seduta congiunta</strong> di Giustizia, Commercio, Scienze e Trasporti del Senato, e successivamente, da quelle Energia e Commercio della Camera. Questo secondo incontro avrà luogo mercoledì 11 in mattinata, ore 16 italiane.</p>
<p>In pieno stile social media, le interrogazioni al capo e fondatore di Facebook <strong>saranno trasmesse in streaming</strong> e potranno essere guardate in tutto il mondo direttamente dal sito del Senato e dal <strong>canale YouTube delle commissioni</strong> della Camera interessate. </p>

<p>Per rispondere alle preoccupazioni sulle <em>fake news</em>, presunte, fenomeno nato proprio durante la campagna per le <strong>presidenziali degli Stati Uniti</strong> del 2016, venerdì scorso Facebook ha annunciato una serie di cambiamenti, dicendo che ora <strong>etichetterà tutti gli annunci politici</strong> e mostrerà chi li ha pagati, e richiederà a chiunque desideri pubblicare un annuncio politico o su una questione di interesse pubblico di <strong>verificare la propria identità</strong> e posizione.</p>
<p>Il senatore <strong>John Neely Kennedy</strong> ha accennato domenica che potrebbe essere favorevole alla <strong>regolamentazione di Facebook</strong>, dopo le rivelazioni secondo cui &#8220;gli attori malvagi&#8221; hanno utilizzato gli strumenti di ricerca del gigante tecnologico per <strong>raccogliere dati</strong> sulla maggior parte dei suoi <strong>2 miliardi di utenti</strong> in tutto il mondo.</p>
<p>Zuckerberg, che per anni <strong>ha resistito alle richieste</strong> di testimoniare davanti al Congresso, è probabile che faccia fronte a <strong>domande difficili</strong> da parte dei legislatori per i due giorni di audizioni al Congresso in Campidoglio. Kennedy, per esempio, ha detto che ha &#8220;molte, molte domande&#8221;, incluso il fatto di chiarire se gli utenti potrebbero essere in grado di &#8220;cancellare&#8221; la loro <strong>impronta digitale</strong> su Facebook e se dovrebbero <strong>prestare più attenzione</strong> ai dati che Facebook raccoglie su di loro.</p>
<p>Probabilmente Zuckerberg sarà sottoposto ad una serie di domande che riguardino, anche e soprattutto, il motivo per il quale Facebook era al corrente del fatto che Cambridge Analytica sottraesse questi dati <strong>già dal 2015</strong>, e non avesse mai fatto nulla per <strong>chiarire la posizione</strong> dell&#8217;azienda inglese. La società affermò di aver agito in quel momento per assicurarsi che i dati fossero stati cancellati, ma i notiziari presumevano che Cambridge Analytica avesse ancora i dati <strong>solo il mese scorso</strong>. </p>

<p>Nonostante la messa al bando della piattaforma nel 2015, Facebook non ha sospeso Cambridge Analytica dalla sua piattaforma fino al mese scorso e <strong>non ha agito per informare gli utenti</strong> che i loro dati erano stati &#8220;erroneamente&#8221; consultati fino a questa settimana. </p>
<p>Non è chiaro se Cambridge Analytica abbia ancora accesso alle informazioni personali degli utenti. Sia Facebook che la società di ricerca hanno affermato che <strong>i dati sono stati cancellati</strong>, ma i denuncianti e i notiziari dichiarano che esiste ancora. Questa, <a href="https://www.cnbc.com/2018/04/09/mark-zuckerberg-congressional-testimony-questions-to-ask.html">secondo la CNBC</a>, è una discrepanza piuttosto significativa. Se i dati esistono ancora, è probabile che Facebook non lo sappia e il suo processo per garantire che i dati siano stati eliminati è stato <strong>inefficace</strong>.</p>
<p>Non è chiaro, inoltre, se <strong>altre aziende siano in grado di controllare</strong> i dati pubblicati sul gigante dei social media. Un <a href="https://www.cnbc.com/2018/04/08/cubeyou-cambridge-like-app-collected-data-on-millions-from-facebook.html">rapporto della CNBC</a>, pubblicato lo scorso fine settimana su una seconda azienda, <strong>CubeYou</strong>, che utilizza tattiche simili a quelle di Cambridge Analytica, suggerisce che <strong>potrebbero esserci più aziende che hanno rivenduto i dati</strong> o l&#8217;hanno utilizzata in modi che non sono stati divulgati ai consumatori.</p>
<p>Mentre la<strong> pubblicità</strong> è un uso ovvio dei dati degli utenti di Facebook, non è l&#8217;unico settore che potrebbe beneficiare di un certo tipo di commercio. Ad esempio, la CNBC ha anche riferito che Facebook ha esplorato un progetto che ha coinvolto diversi <strong>importanti ospedali degli Stati Uniti</strong>, chiedendo loro di <strong>condividere dati anonimi sui loro pazienti</strong>, come le malattie e le informazioni sulla prescrizione. Facebook ha affermato che il progetto non ha mai superato &#8220;la fase di pianificazione&#8221;, ma solleva la questione di <strong>quali altri usi</strong> Facebook abbia pensato per le informazioni dell&#8217;utente.</p>

<p>Lo stesso Senatore Kennedy, aveva<a href="https://www.washingtonpost.com/news/business/wp/2018/04/08/zuckerberg-is-about-to-face-congress-but-facebook-scandal-may-be-out-of-his-control-lawmaker-says/?utm_term=.4fc13fa7f13b"> espresso un importante dubbio</a> al <em>Washington Post</em>, un dubbio che può valere per ciascun utente di Facebook su questo pianeta: &#8220;È giusto per me <strong>rinunciare alla protezione di tutti i miei dati personali</strong> presenti su Facebook e apparentemente di tutti gli altri nell&#8217;emisfero occidentale, in cambio del fatto che posso vedere quello che alcuni dei miei compagni di scuola superiore hanno mangiato a cena sabato sera? Chi, chi possiede i miei dati? Li possiedo io o Facebook li possiede? &#8220;, Ha detto Kennedy. &#8220;Il contratto di servizio con Facebook è scritto in <em>swahili</em>. Nessuno lo capisce&#8221;. </p>
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		<title>Trump ora vuole controllare i profili social di chi richiede il visto</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 11:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Prima che scoppiasse il caso dei dati sottratti e utilizzati impropriamente da Cambridge Analytica, che in teoria avrebbero favorito le elezioni di Donald Trump, sembrava che i cittadini di tutto il mondo fossero stati lobotomizzati a tal punto da non prendere neanche in considerazione l’ipotesi che la politica potesse avere il desiderio di mettere le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-ora-vuole-controllare-profili-social-richiede-visto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Prima che scoppiasse il caso dei dati sottratti e utilizzati impropriamente da <strong>Cambridge Analytica</strong>, che in teoria avrebbero favorito le elezioni di <strong>Donald Trump</strong>, sembrava che i cittadini di tutto il mondo fossero stati lobotomizzati a tal punto da non prendere neanche in considerazione l’ipotesi che la politica potesse avere il desiderio di mettere le mani su Internet e i <strong>social network</strong> come strumento di potere, controllo o anche solo influenza. Solo Facebook conta quasi 2 miliardi di utenti, il che significa che chiunque &#8220;controlli&#8221; il social di Mark Zuckerberg  ha la possibilità di avere tra le mani i dati di un quarto di tutti i cittadini del pianeta, mica male. Soprattutto nell&#8217;era dell&#8217;intelligenza artificiale, ma ci arriveremo.</p>
<p>Il caso di Cambridge Analytica sembrava concedere l’<strong>opportunità</strong> per guardare finalmente la Luna e capire quanto Internet abbia effettivamente bisogno di un equilibrio tra libertà e controllo, tra controllo di privati e controllo governativo; ma, a quanto par di capire, si preferisce guardare il dito, ovvero semplificare una questione complessa come quella dei dati personali e della privacy nel <strong>classico ritornello</strong> “Trump ne ha fatta un’altra delle sue per conquistare la presidenza degli Stati Uniti.” Un peccato, perché prima si aprirà un sano e pragmatico dibattito sull&#8217;argomento maggiori saranno le possibilità di evitare di vivere in una distopìa orwelliana. </p>

<p>Se il caso di Cambridge Analytica ha messo in luce il problema del trattamento dei dati personali, <strong>la proposta di legge del dipartimento di Stato</strong> americano potrebbe rappresentare il primo passo verso un attacco per nulla indifferente alla <strong>libertà di parola e pensiero</strong>. Infatti il dipartimento degli Stati Uniti ha avanzato una proposta di legge per monitorare e registrare tutte le informazioni che chi richiede il visto di ingresso ha condiviso su Facebook e Twitter negli ultimi cinque anni. Le persone coinvolte sarebbero circa 15 milioni ogni anno anche se, per vedere se la risoluzione entrerà in vigore, bisognerà attendere l’approvazione dell’Ufficio di gestione dei budget.</p>
<p>Chi ha viaggiato negli Stati Uniti per divertimento o per lavoro (come chi scrive questo articolo) sa quanto sia già molto difficile farsi concedere il visto di entrata, quante informazioni vengano richieste (addirittura informazioni sul proprio conto in banca per assicurarsi che chi entra possa mantenersi senza delinquere), ma ora se la legge passerà il processo si allungherà ancora di più: per entrare sarà necessario depositare anche il proprio <strong>username</strong> di Facebook e Twitter e dimostrare che, anche qui, non sono stati commessi “illeciti” di alcun tipo. I social network che verranno analizzati saranno Facebook, Instagram, Reddit, You Tube e per i cittadini cinesi Qzone e WeChat mentre per i russi Vkontakte (per chi non lo conoscesse, il Facebook russo).</p>

<p>Come hanno spiegato su <strong><em><a href="http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/18_marzo_31/trump-vuole-spiare-profili-social-chi-richiede-visto-entrare-usa-7cbf62c0-34af-11e8-8de8-ad207e8187ca.shtml" target="_blank">ilcorriere.it</a></em></strong> “da quasi un anno i funzionari già hanno il permesso di chiedere la password dei dispositivi elettronici con cui viaggiamo e di indagare sulla storia social di chi vuole varcare le frontiere se pensano che queste informazioni siano necessarie per confermarne l’identità o condurre un controllo più rigoroso”, ma ora si crede che ciò non basti e che l’indagine vada applicata a tutti. Almeno questa è l’opinione del dipartimento di Stato espressa sul <strong><em><a href="https://www.nytimes.com/aponline/2018/03/29/us/politics/ap-us-united-states-visas.html">New York Times</a></em></strong>.</p>
<p>Ma se una legge potrebbe portare i cittadini a preoccuparsi per quello che dicono su un social network per paura che un giorno le loro parole potranno essere usate contro di loro, questa non rappresenta un attacco frontale alla libertà di parola e di pensiero? Alcuni radical-chic sono già pronti a dire: &#8220;Certo, almeno saranno più attenti a ciò che scrivono soppesando così le loro parole.&#8221; I giudizi al lettore, ma la domanda con cui vi lasciamo è: &#8220;Chi è che deciderà cosa è giusto dire e cosa no? Cosa è accettabile scrivere e cosa no?&#8221; La risposta potrebbe aiutare a comprendere l&#8217;entità del problema e quanto ci sia bisogno di discutere, con sincerità, la questione relativa al potere di Internet e dei social network.</p>

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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-ora-vuole-controllare-profili-social-richiede-visto.html">Trump ora vuole controllare i profili social di chi richiede il visto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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