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	<title>Cambiamento climatico Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 09 Jul 2025 07:05:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cambiamento climatico Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Intelligence ambientale addio: per gli Usa il climate change non è più una minaccia</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/intelligence-ambientale-addio-per-gli-usa-il-climate-change-non-e-piu-una-minaccia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 07:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="clima" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima-600x424.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Usa: la Valutazione Annuale delle Minacce del 2025, la prima sotto la direzione di Tulsi Gabbard, ha escluso ogni riferimento al clima. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/intelligence-ambientale-addio-per-gli-usa-il-climate-change-non-e-piu-una-minaccia.html">Intelligence ambientale addio: per gli Usa il climate change non è più una minaccia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="438" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="clima" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima-600x424.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/clima-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Nel cuore della macchina strategica americana, laddove la sicurezza nazionale viene ridefinita giorno dopo giorno, il cambiamento climatico è stato a lungo considerato un pericolo esistenziale. Dai satelliti <strong>della Guerra Fredda ai rapporti di intelligence del XXI secolo</strong>, la questione ambientale ha attraversato decenni di attenzione e di rimozione, di allarmi accesi e di censure politiche, rivelando una tensione irrisolta tra la scienza e il potere.</p>



<p>Oggi, però, questa lunga storia conosce un punto di svolta: la Valutazione Annuale delle Minacce del 2025, la prima sotto la direzione di <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/tulsi-gabbard-e-le-scomode-verita-che-lestablishment-usa-non-vuole-sentire.html">Tulsi Gabbard</a>, ha escluso ogni riferimento al clima come minaccia strategica. Un’omissione che segna una rottura drastica con la narrativa degli anni precedenti e solleva interrogativi inquietanti: l’intelligence americana è ancora in grado di affrontare una sfida globale come il riscaldamento climatico, o sta soccombendo alle pressioni di una leadership politica che preferisce il silenzio all’analisi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da CORONA a MEDEA: genesi dell’intelligence ambientale</h2>



<p>La consapevolezza ambientale dell’intelligence statunitense non nasce in un laboratorio scientifico ma nelle stanze segrete della CIA durante la Guerra Fredda. Tra il 1960 e il 1972, il programma satellitare CORONA <strong>sorvegliò dall’orbita le infrastrutture militari dell’Unione Sovietica</strong>, producendo quasi un milione di immagini ad alta risoluzione. Quelle fotografie, destinate inizialmente a scopi bellici, divennero con il tempo una risorsa preziosa per gli scienziati: documentavano anche lo stato delle foreste, dei fiumi, delle coste artiche e delle calotte polari.</p>



<p>Negli anni Novanta, fu l’allora senatore <strong>Al Gore</strong> a spingere per declassificare questo patrimonio. Nacque così l’Environmental Task Force (ETF) della CIA, <strong>che evolse nel programma MEDEA. </strong>La scommessa era audace: utilizzare immagini satellitari militari per studiare l’impatto umano sul pianeta. Nel 1995, il presidente Bill Clinton firmò un ordine esecutivo che liberava oltre 850.000 immagini CORONA, in una delle più grandi operazioni di trasparenza della storia americana.</p>



<p>Questo primo slancio aprì la strada a un approccio innovativo: l’intelligence poteva essere una sentinella del clima, un alleato della scienza e della diplomazia globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Clima e sicurezza: ascesa e caduta di una priorità strategica</h2>



<p>Gli anni Duemila segnarono un’evoluzione importante. Nel 1999, il National Intelligence Council (NIC) pubblicò la prima National Intelligence Estimate dedicata all’ambiente, analizzando <strong>il degrado ecologico della Russia post-sovietica</strong>. Successivamente, il rapporto Global Trends 2015 introdusse la questione climatica come variabile geopolitica, sottolineando i rischi legati alla scarsità d’acqua, alle migrazioni forzate e alle possibili guerre per le risorse.</p>



<p>Ma fu nel 2008 che la svolta divenne concreta: sotto la pressione del Congresso, il NIC produsse una Valutazione di Intelligence Nazionale (NIA) sugli “Impatti dei cambiamenti climatici fino al 2030”. Il documento, rimasto ancora oggi classificato, rappresenta <strong>il primo tentativo sistematico di collegare il riscaldamento globale alla sicurezza nazionale.</strong></p>



<p>Durante <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/il-clima-come-arma-geopolitica-e-leuropa-che-continua-a-far-finta-di-niente.html">l’amministrazione Obama, il clima entrò stabilmente nelle Valutazioni Annuali delle Minacce (ATA), </a></strong>con sezioni dedicate alla “Sicurezza Ambientale”. Tra il 2009 e il 2016, questi rapporti misero in guardia sui pericoli legati a eventi meteorologici estremi, alla sicurezza alimentare e alle vulnerabilità infrastrutturali degli Stati Uniti. Eppure, il linguaggio restava imprigionato nella formula del “moltiplicatore di minacce”, come se il clima fosse solo un acceleratore di crisi tradizionali, e non una minaccia autonoma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La censura e il ritorno del silenzio</h2>



<p>Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, il linguaggio dell’intelligence divenne più cauto. Le ATA del 2017, 2018 e 2019 riciclarono sezioni intere dai rapporti dell’era Obama, senza aggiornamenti sostanziali. <strong>Nel 2019, la Casa Bianca bloccò la testimonianza al Congresso di Rod Schoonover</strong>, un analista del Dipartimento di Stato, che aveva avvertito del rischio di “danni significativi, forse catastrofici” derivanti dal cambiamento climatico. Schoonover si dimise in segno di protesta, simbolo di un conflitto profondo tra scienza e politica.</p>



<p>Durante il mandato Biden, il clima tornò al centro delle analisi. La NIE del 2021 delineò per la prima volta un quadro organico delle sfide climatiche fino al 2040, ma fu criticata per la sua eccessiva prudenza. La ATA del 2023 introdusse persino il tema delle tensioni geopolitiche sui finanziamenti climatici, mentre quella del 2024 mise in guardia sugli effetti dirompenti degli eventi climatici estremi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2025: la scomparsa del clima dalle minacce strategiche</h2>



<p>Il ritorno di Trump alla Casa Bianca e la nomina di Tulsi Gabbard come Direttrice della National Intelligence segnarono una cesura netta. <strong>La Valutazione Annuale delle Minacce del 2025 omette ogni riferimento al clima</strong> come minaccia strategica, riducendo la questione a un passaggio marginale sull’Artico e il ghiaccio marino.</p>



<p>L’assenza non è casuale: già nei primi mesi del nuovo mandato, l’amministrazione ha cancellato database ambientali, eliminato riferimenti al riscaldamento globale dai siti governativi e ridimensionato la sezione FOIA sul sito dell’ODNI. Ex funzionari temono che <strong>l’intelligence stia rinunciando al compito di anticipare crisi sistemiche</strong>, subordinandosi a scelte politiche che privilegiano interessi a breve termine.</p>



<p>Un’analisi dei 45 documenti declassificati mostra una comunità di intelligence che, pur monitorando le conferenze internazionali sul clima come l’Accordo di Parigi, ha evitato di esaminare criticamente le politiche interne degli Stati Uniti e l’impatto delle proprie forze armate – notoriamente esentate dai principali trattati ambientali. Il risultato è un approccio “a silo”, focalizzato su singoli Stati o regioni, incapace di comprendere il cambiamento climatico come una minaccia trasversale e senza confini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra scienza e politica: la sfida mancata</h2>



<p>Il programma MEDEA aveva dimostrato che la tecnologia e l’intelligence potevano diventare alleati preziosi della comunità scientifica globale. Oggi, invece, la strategia americana sembra segnata da un paradosso: mentre la crisi climatica accelera, la principale potenza mondiale rimuove il tema dal proprio linguaggio strategico, lasciando la sicurezza nazionale vulnerabile di fronte a un nemico invisibile ma inesorabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/intelligence-ambientale-addio-per-gli-usa-il-climate-change-non-e-piu-una-minaccia.html">Intelligence ambientale addio: per gli Usa il climate change non è più una minaccia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il cambiamento climatico come avversario dei &#8220;cacciatori&#8221; di sottomarini della Nato</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-cambiamento-climatico-come-avversario-dei-cacciatori-di-sottomarini-della-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 04:43:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sottomarino artico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il clima cambia, e con lui anche le acque di mari e oceani. Il che comporta sfide nuove e urgenti nella caccia ai sottomarini. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sottomarino artico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Sottomarino-britannico-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>cambiamento climatico</strong> sta avendo un impatto significativo sulla geopolitica e sugli equilibri globali, non solo per quanto riguarda le nuove rotte e l&#8217;accesso a nuove risorse, come sta accadendo nell’<strong>Artico</strong>, ma anche a livello tattico e strategico. Nell’<strong>Atlantico</strong>, e anche altrove, i sottomarini d’attacco e i sottomarini lanciamissili saranno più &#8220;<em>difficili da individuare</em>&#8221; per ragioni estremamente naturali. Almeno stando a quanto affermato in uno studio pubblicato dalla Scuola Militare Internazionale della<strong>Nato</strong>.</p>



<p>Nello studio titolato &#8220;<em>The Hunt for Red October in Warmer Oceans: Climate Change and Anti-Submarine Warfare</em>&#8220;, <a href="https://www.ndc.nato.int/news/news.php?icode=2005">pubblicato dal Nato Defense College</a> nel marzo 2025, due studiosi accreditati nel campo della sicurezza internazionale esplorano&#8221; come e quanto&#8221; il cambiamento climatico stia &#8220;<em>alterando il panorama strategico delle operazioni sottomarine e antisommergibile</em>&#8220;. Come viene citato, il cambiamento climatico gioca già un ruolo importante nello scatenarsi di crisi e conflitti derivanti da migrazioni, contrasti e instabilità, ma ora rischia di <strong>giocare un ruolo improntate</strong> nel monitoraggio dei sottomarini, i sistemi d&#8217;arma a cui viene affidata forse la più importante capacità di <strong>deterrenza nucleare</strong>. E per questo, secondo quanto apprendiamo, rischia davvero di rappresentare un &#8220;<em>significativo moltiplicatore di minacce</em>&#8220;. Infatti, il cambiamento climatico può influire sulla <strong>sicurezza globale</strong> attraverso il dominio subacqueo.</p>



<p>Secondo lo studio apprezzato dalla Nato, la maggiore difficoltà nell&#8217;individuare la traccia di un sottomarino avversario, già incrementata delle tecnologie impiegate sui vascelli subacquei di nuova concezione, sarebbe conseguenza delle &#8220;<strong>nuove caratteristiche dell&#8217;acqua</strong> dell&#8217;Atlantico&#8221; come l&#8217;acidità, la salinità e temperatura per cui gli<strong> idrofoni</strong> potrebbero non essere tarati. La traccia del loro &#8220;suono&#8221; &#8211; così si intercetta un sottomarino, attraverso una traccia acustica &#8211; non si propagherà più come prima, e al Pentagono, forse, qualcuno dovrebbe preoccuparsene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I problemi del sonar</h2>



<p>Come scrive in apertura l&#8217;<em>Economist</em>, che ha diffuso lo studio, il segretario della Difesa statunitense, ha espresso un commento decisamente<em> tranchant</em>, affermando che il Pentagono non si occupa di &#8220;<em>bull-shit</em>&#8221; (conoscerete la traduzione, ndr) riguardanti il <a href="https://tnsr.org/2024/03/climate-change-and-military-power-hunting-for-submarines-in-the-warming-ocean/">cambiamento climatico</a>. Eppure lo studio condotto da Andrea e Mauro Gilli, che deve il suo titolo al famoso romanzo di Tom Clancy dedicato al sottomarino sovietico<em> Ottobre Rosso</em>, mostra quanto il <strong>cambiamento</strong> climatico e l&#8217;aumento delle <strong>difficoltà</strong> nell&#8217;intercettare il nemico nelle profondità oceaniche siano &#8220;<strong>strettamente collegati</strong>&#8220;.</p>



<p>Il cambiamento climatico sta avendo un <strong>impatto diretto sul rilevamento sonar</strong>, lo strumento principale per la guerra antisommergibile, dal momento che la propagazione del suono nell&#8217;acqua è influenzata da temperatura, salinità e profondità. </p>



<p>L&#8217;aumento delle temperature del mare, e lo scioglimento dei ghiacci artici che stanno dando accesso alla nuove rotte <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-per-le-rotte-dellartico-dossier.html">contese nell&#8217;Artico</a>, e concederanno la possibilità di raggiungere nuovi giacimenti di risorse energetiche primarie &#8211; già al centro di una <strong>contesa tra potenze</strong> &#8211; stanno alterando questi fattori. Influenzando di conseguenza, almeno secondo quanto affermato nello studio, le prestazioni dei sistemi sonar.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le attività di Mosca e Pechino</h2>



<p>Il risultato è stato ottenuto mediante <strong>simulazioni oceaniche</strong> che mettono a confronto le condizioni acustiche registrate nel corso della Guerra fredda, dal 1970 fino al 1999, e quelle future, previste tra il 2070 e il 2099. Ciò ha dimostrato come &#8220;<em>i range di rilevamento per i sottomarini si ridurranno nella maggior parte delle aree, in particolare nell&#8217;Atlantico settentrionale</em>&#8220;. Secondo gli analisti, questo deficit nel rilevamento delle minacce sottomarine potrebbe essere &#8220;sfruttato da avversari&#8221; come <strong>Russia</strong> e <strong>Cina</strong>, e comprometterebbe le capacità della Nato.</p>



<p>Questi risultati &#8220;comportano implicazioni strategiche significative&#8221; dal momento che una difficoltà nel rilevamento dei sottomarini attraverso stazioni di ascolto fisse potrebbe &#8220;distogliere&#8221; importanti risorse della Nato da altre aree chiave come l&#8217;<strong>Indo-Pacifico</strong>. Secondo i report sia Mosca che Pechino hanno ha già aumentato la loro attività sottomarina nell&#8217;Atlantico, e attraverso l&#8217;<strong>Artico</strong>.</p>



<p>Per questo lo studio suggerisce alla Nato di &#8220;<em>riconsiderare il suo focus strategico e rafforzare la sua presenza nell&#8217;Atlantico settentrionale</em>&#8220;, evidenziando allo stesso tempo l&#8217;urgente necessità di un &#8220;adattamento militare&#8221; che potrebbe influire positivamente sulle sviluppo di nuove unità sottomarine, siano essi sottomarini nucleari o <strong>piattaforme autonome</strong> come gli UUV, messe in cantiere dalle maggiori potenze dell&#8217;Alleanza Atlantica. In modo da essere &#8220;preparati&#8221; e far fronte alla mutevoli dinamiche della guerra sottomarina che sta tornando quanto mai <em>attiva</em> e nella sua <strong>silenziosa dimensione</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-cambiamento-climatico-come-avversario-dei-cacciatori-di-sottomarini-della-nato.html">Il cambiamento climatico come avversario dei &#8220;cacciatori&#8221; di sottomarini della Nato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>M&#8217;illumino di meno e il fast fashion: come riconoscere la vera sostenibilità</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/millumino-di-meno-e-il-fast-fashion-come-riconoscere-la-vera-sostenibilita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 13:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale dell'ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="M&#039;illumino di meno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-600x389.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1536x997.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le iniziative per aumentare la consapevolezza sono  benemerite. Ma ecco qualche buon consiglio per riconoscere la sostenibilità nella moda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/millumino-di-meno-e-il-fast-fashion-come-riconoscere-la-vera-sostenibilita.html">M&#8217;illumino di meno e il fast fashion: come riconoscere la vera sostenibilità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="M&#039;illumino di meno" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-600x389.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/fast-fashion-1536x997.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si è appena conclusa la ventunesima edizione di <strong>M&#8217;illumino di Meno</strong>, la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, promossa da Rai Radio2 e dal programma Caterpillar. Quest&#8217;anno, l&#8217;iniziativa è durata dal 16 al 21 febbraio e ha puntato i riflettori sullo spreco energetico nel settore della <strong>moda</strong>, un&#8217;industria ad alto impatto ambientale. L&#8217;obiettivo principale è stato sensibilizzare il pubblico su comportamenti più responsabili, come l&#8217;acquisto consapevole, il riutilizzo e il riciclo dei capi d&#8217;abbigliamento. </p>



<p>Come ogni anno, il gesto simbolo dell’iniziativa è stato lo spegnimento delle luci, un’azione che vuole richiamare l’attenzione sulla necessità di ridurre gli sprechi energetici. Quest&#8217;anno, anche il Palazzo del Quirinale ha aderito all’iniziativa, spegnendo le proprie luci come segno concreto di partecipazione da parte delle istituzioni.</p>



<p>Anche numerose istituzioni hanno aderito con<a href="https://reterus.it/m-illumino-di-meno-2025/"> progetti specifici</a>. Diverse <strong>Università</strong>, come quelle di Varese e Como, hanno organizzato lo spegnimento simbolico delle luci e distribuito kit per il cucito agli studenti, promuovendo la riparazione degli abiti come alternativa all&#8217;acquisto di nuovi capi. L&#8217;Università degli Studi di Brescia ha diffuso un vademecum sull&#8217;efficienza energetica e realizzato video sul riuso e il riciclo nel settore moda, coinvolgendo attivamente la comunità accademica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla consapevolezza al cambiamento</h2>



<p>Anche<strong> enti locali </strong>hanno partecipato con iniziative mirate. I Comuni hanno promosso eventi per sensibilizzare i cittadini sullo spreco energetico legato al fast fashion, incoraggiando pratiche virtuose come lo scambio di abiti e l&#8217;<strong>upcycling</strong>, ovvero prendere capi inutilizzati e reinventarli in pezzi più alla moda. L&#8217;Agenzia delle Entrate ha invitato i propri dipendenti a sperimentare forme di mobilità sostenibile, come il &#8220;<strong>bike to work</strong>&#8221; e il <strong>car-pooling</strong>, durante la settimana dell&#8217;iniziativa.</p>



<p>Sebbene M&#8217;illumino di Meno rappresenti un&#8217;importante occasione per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica su sostenibilità e risparmio energetico, è fondamentale interrogarsi sulla reale efficacia di tali iniziative.Se da un lato queste campagne aumentano la consapevolezza, dall’altro il rischio è che si traducano in semplici gesti simbolici, senza generare un cambiamento strutturale duraturo.</p>



<p>La scelta di concentrarsi sul settore della moda e sul fast fashion è certamente rilevante, considerato il forte impatto ambientale del settore. Tuttavia, l&#8217;approccio simbolico, come lo spegnimento delle luci o la promozione solo temporanea di determinate attività, rischia di limitarsi a gesti superficiali se non accompagnato da politiche strutturali e da un cambiamento culturale profondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come riconoscere la vera sostenibilità</h2>



<p>In un mercato sempre più attento alle tematiche ambientali, molti brand proclamano la propria sostenibilità, ma non tutte queste dichiarazioni corrispondono a pratiche reali. Questo fenomeno, il cosiddetto <strong>greenwashing</strong>, inganna i consumatori facendo apparire eco-friendly aziende che in realtà non lo sono. </p>



<p>Un brand veramente sostenibile fornisce sempre informazioni chiare sulle proprie pratiche produttive, sui materiali utilizzati e sulle condizioni di lavoro nelle proprie filiere. Un modo per capirlo è controllare la presenza di certificazioni affidabili, come il <strong>Global Organic Textile Standard</strong> (GOTS) per i tessuti biologici o il <strong>Global Recycle Standard</strong> (GRS) per i materiali riciclati. Questi attestati garantiscono il rispetto di determinati standard ambientali ma anche sociali. </p>



<p>Le aziende sostenibili privilegiano tessuti naturali, riciclati o rigenerati. Un prezzo eccessivamente basso è spesso indice di sfruttamento e bassa qualità. Numerose inchieste sui marchi più conosciuti e diffusi, come Shein, H&amp;M ma anche Zara, hanno confermato l&#8217;insostenibilità ambientale delle loro scelte produttive e i<a href="https://it.insideover.com/ambiente/fast-fashion-bello-quel-maglione-lho-trovato-nel-pesce.html"> danni ambientali </a>che ne conseguono. Per riconoscere quali brand sono sostenibili esistono anche piattaforme come &#8220;<a href="https://goodonyou.eco/">Good On You</a>&#8221; o &#8220;<a href="https://fashionchecker.org/it/">Fashion Checker</a>&#8221; per ottenere valutazioni imparziali sulla sostenibilità dei brand.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della moda</h2>



<p>Acquistare prodotti di seconda mano è un ottimo modo per ridurre l’impatto ambientale, ma è fondamentale evitare acquisti impulsivi solo perché a basso costo. App come Vinted facilitano il riuso, ma è importante che il consumo rimanga responsabile. La vera sfida non è solo comprare meglio, ma comprare meno.</p>



<p>M’illumino di Meno ha il merito di riportare al centro dell’attenzione il tema della sostenibilità nella moda, evidenziando il peso ambientale di un settore dominato dal fast fashion. Tuttavia, perché queste iniziative abbiano un impatto duraturo, è necessario che la sensibilizzazione si traduca in scelte concrete da parte di consumatori, aziende e istituzioni.</p>



<p><strong>Ridurre l’impatto ambientale della moda</strong> non significa solo spegnere le luci per un giorno o promuovere il riuso in un evento simbolico, ma cambiare profondamente il nostro rapporto con i vestiti, quindi acquistare meno, scegliere meglio e pretendere trasparenza dalle aziende. Solo così si potrà passare da una moda che consuma il pianeta a una moda che lo rispetta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/millumino-di-meno-e-il-fast-fashion-come-riconoscere-la-vera-sostenibilita.html">M&#8217;illumino di meno e il fast fashion: come riconoscere la vera sostenibilità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Non ci sono più pesci in mare (e questo è un problema)</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/non-ci-sono-piu-pesci-in-mare-e-questo-e-un-problema.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 17:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le acque dell'Asia orientale si stanno riscaldando più rapidamente rispetto a quelle di altre aree del pianeta. E questo è un problema per i pescatori locali (e non solo)</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/non-ci-sono-piu-pesci-in-mare-e-questo-e-un-problema.html">Non ci sono più pesci in mare (e questo è un problema)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112835983_a7c7144e9c23ec477893b8b9f7e50283-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo l’<strong>Organizzazione per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura (Fao)</strong> delle Nazioni Unite (Onu), il consumo medio pro capite annuo globale di <strong>pesce </strong>è passato dai 9,9 chilogrammi negli anni &#8217;60 a un picco di 20,5 nel 2019. Dovrebbe raggiungere i 21,4 kg entro la fine di questo decennio, ma permangono numerosi punti di domanda. </p>



<p>Già, perché i <strong>mari </strong>e gli <strong>oceani </strong>del mondo devono fare i conti con problemi non da poco che hanno causato – e stanno ancora adesso causando – sostanziali modifiche nella distribuzione e abbondanza di pesci. </p>



<p>L’<strong>Asia</strong>, che consuma il 72% della <strong>produzione ittica</strong> planetaria (record assoluto), sta già da tempo constatando gli effetti dell’<strong>aumento delle temperature</strong> della <strong>superficie oceanica</strong>, della maggiore gravità degli eventi meteorologici avversi e della scomparsa di alcune specie marine. Ci sono, infatti, pesci che si sono allontanati dalle aree equatoriali per raggiungere regioni più fresche; pesci che si stanno estinguendo per via della pesca massiccia e aggressiva; e pesci che sono finiti a popolare zone inedite. </p>



<p>Le conseguenze? Disastrose per i pescatori, spesso costretti a massimizzare le operazioni ittiche in un vero e proprio gioco al massacro. Gli ultimi dati sono emblematici: già nel 2022 la produzione mondiale della pesca e dell’acquacoltura aveva raggiunto il picco di <strong>223,2 milioni di tonnellate</strong>, pari a un incremento del <strong>4,4%</strong> rispetto al 2020. Di questo passo non ci saranno più pesci per tutti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="801" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-1024x801.jpg" alt="" class="wp-image-444830" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-1024x801.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-600x469.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-768x600.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973-1536x1201.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112825856_e72b00ee60d11a6c97d35af9d801e973.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il mare? È troppo caldo</strong></h2>



<p>Due Paesi asiatici che vivono quasi in simbiosi con la pesca coincidono con <strong>Corea del Sud</strong> e <strong>Giappone</strong>. A causa <a href="https://it.insideover.com/ambiente/termometri-a-50-condizionatori-in-tilt-lasia-travolta-dal-caldo.html">dell&#8217;aumento della temperatura</a> delle acque, per esempio, i calamari stanno scomparendo dalle acque sudcoreane per dirigersi verso nord in cerca di mari più freddi. Allo stesso tempo, i pescatori giapponesi hanno iniziato a riscontrare una massiccia presenza di pesci spada. </p>



<p>Ebbene, siamo di fronte a due rappresentazioni concrete di come il cambiamento climatico può stravolgere i mezzi di sostentamento di centinaia di lavoratori. Soprattutto di quelli che vivono in piccole città o villaggi, per i quali il pesce pescato localmente non è solo un prodotto, ma un qualcosa che vanta profondi <strong>legami storici</strong> e identitari con le rispettive comunità. </p>



<p>Il futuro rischia di essere amaro, come ha spiegato gli esperti dell’Intergovernmental Panel On Climate Change: &#8220;È praticamente certo che l&#8217;oceano superiore globale (i primi 700 metri) si sia riscaldato dagli anni &#8217;70 ed è estremamente probabile che l&#8217;influenza umana sia il fattore principale&#8221;. </p>



<p>Del resto, nel 2023 la temperatura media della superficie del mare nel mondo è stata di 0,4 °C superiore alla media trentennale: praticamente un record da quando sono iniziate le statistiche nel 1891. Secondo la <strong>Japan Meteorological Agency (Jma)</strong>, inoltre, gli ultimi 10 anni sono stati i 10 più caldi mai registrati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="966" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-966x1024.jpg" alt="" class="wp-image-444831" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-966x1024.jpg 966w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-600x636.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-283x300.jpg 283w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-768x814.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac-1449x1536.jpg 1449w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112804344_67188f7d04528e042b0f24f295055fac.jpg 1811w" sizes="auto, (max-width: 966px) 100vw, 966px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le pene dei pescatori asiatici</strong></h2>



<p>Le acque dell&#8217;Asia orientale si stanno riscaldando più rapidamente rispetto a quelle di altre aree del pianeta. Basti pensare che la temperatura media annuale della superficie del mare vicino alla Corea del Sud e al Giappone è aumentata di circa 1 °C (raggiungendo <strong>1,9 °C</strong>) nell’ultimo secolo, rispetto alla media globale di 0,6 °C.</p>



<p>Il riscaldamento del clima oceanico ha così modificato la <strong>distribuzione </strong>dei pesci, rendendo difficile la cattura di alcune specie e sconvolgendo le industrie che da tempo ne facevano affidamento per sopravvivere. La pesca, come detto, è una fonte primaria di reddito per decine di milioni di persone in tutta l&#8217;Asia. </p>



<p>Arriviamo così ai pescatori sudcoreani che nel 2023 hanno pescato appena 23mila tonnellate di <strong>calamari </strong>dalle acque del Paese, ben al di sotto delle 59mila recuperate nel 2020 e appena il 14% delle 163mila del 2014. In Giappone, intanto, nella prefettura di Miyagi non è quasi più possibile fare affidamento sull’<em><strong>hoya</strong></em> (o ascida marina), mentre sono invece comparsi i <strong>pesce spada</strong>, fuggiti dalle acque del Giappone meridionale. Le sue catture sono salite alle stelle, passando da una tonnellata rilevata nel 2011 alle 506 tonnellate del 2021. </p>



<p>E questa è soltanto la punta dell’iceberg. Il cambiamento climatico sta letteralmente stravolgendo gli oceani, danneggiando la pesca e, di conseguenza, la vita di milioni di persone. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="611" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-1024x611.jpg" alt="" class="wp-image-444832" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-1024x611.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-600x358.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-300x179.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-768x458.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb-1536x917.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241112112736531_fe9842ce13d881643dd83cbe3a98fbbb.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/non-ci-sono-piu-pesci-in-mare-e-questo-e-un-problema.html">Non ci sono più pesci in mare (e questo è un problema)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Fango sul Re, bastoni su Sanchez: l&#8217;alluvione ricorda quanto è difficile unire la Spagna</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/fango-sul-re-bastoni-su-sanchez-lalluvione-ricorda-quanto-e-difficile-unire-la-spagna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 18:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alluvione di Valencia]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le palle di fango lanciate su Re Filippo VI, il bastone lanciato da un manifestante contro il presidente del Governo Pedro Sanchez che ha costretto il premier a evacuare per motivi di sicurezza, le grida di &#8220;assassini&#8221;: la visita delle autorità spagnole nelle aree colpite dalla devastante alluvione del 30 ottobre nella Comunità Valenciana si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/fango-sul-re-bastoni-su-sanchez-lalluvione-ricorda-quanto-e-difficile-unire-la-spagna.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/fango-sul-re-bastoni-su-sanchez-lalluvione-ricorda-quanto-e-difficile-unire-la-spagna.html">Fango sul Re, bastoni su Sanchez: l&#8217;alluvione ricorda quanto è difficile unire la Spagna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241103195317977_061d142fac844fb9fbcbfe9e0a240467-1536x1026.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le palle di fango lanciate su <strong>Re Filippo VI, il bastone lanciato da un manifestante</strong> contro il presidente del Governo <strong>Pedro Sanchez</strong> che ha costretto il premier a evacuare per motivi di sicurezza, le grida di &#8220;assassini&#8221;: la visita delle autorità spagnole nelle aree colpite dalla <a href="https://it.insideover.com/ambiente/valencia-la-tragedia-alluvione-ricorda-che-il-mediterraneo-ha-un-problema-con-il-clima.html">devastante alluvione del 30 ottobre</a> nella <strong>Comunità Valenciana</strong> si è risolta in un disastro d&#8217;immagine che interroga nel profondo il Paese circa la fragile tenuta di un senso di comunità nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il corteo della discordia</h2>



<p>Il corteo giunto nella città di Paiporta, flagellata dall&#8217;inondazione, comprendeva anche il presidente della Generalitat, Carlos Mazón, ed è stato oggetto della rabbia dei locali, che hanno mostrato la tensione, lo sconforto e il senso di abbandono per <strong>soccorsi ritenuti tardivi</strong>. Nella contestazione al monarca, simbolo dell&#8217;unità nazionale, al primo ministro socialista e al locale leader del Partito Popolare si sostanzia la rabbia profonda che permea la Comunità Valenciana ma anche, se non soprattutto, la <strong>fragilità del progetto di unità nazionale su cui Sanchez sta spendendo il suo intero capitale politico</strong> nel suo terzo esecutivo e che Re Filippo VI ha, nei fatti, assecondato.</p>



<p>Su questo piano urge definire scenari paralleli. Il primo è quello degli oggettivi problemi e ritardi di fronte alla risposta alla <strong>&#8220;Dana&#8221; che ha prodotto l&#8217;alluvione e la morte di oltre 200 persone</strong>, in cui tanto il governo di Madrid quanto le autorità di Valencia non sono esenti da critiche. <a href="https://euroweeklynews.com/2024/11/02/sanchez-deploys-more-troops-to-valencia-after-criticism/">Come ha ricordato <em>EuroWeekly</em></a><em>,</em> &#8220;l&#8217;agenzia della protezione civile, supervisionata dal governo regionale, ha diramato un&#8217;allerta di emergenza ai telefoni delle persone dentro e intorno alla città di Valencia dopo le 20 di martedì 29 ottobre, quando ormai l&#8217;acqua dell&#8217;alluvione stava già salendo in molte aree e in alcuni casi era diventata molto profonda e stava iniziando a <strong>distruggere le infrastrutture</strong>&#8220;. Al contempo, il governo Sanchez &#8220;ha dovuto affrontare pesanti critiche per non aver mobilitato prima l&#8217;esercito e per aver rifiutato un&#8217;offerta del governo francese di inviare 200 vigili del fuoco per aiutare nelle operazioni di ricerca e soccorso&#8221;.</p>



<p>Il secondo piano, più complesso, è quello dell&#8217;<strong>atavica insoddisfazione di una parte di Spagna verso lo Stato centrale</strong>. La Comunità Valenciana, meno dei Paesi Baschi, della Catalogna e della Galizia, presenta una peculiare tendenza identitaria. E questo è già un primo fattore di distacco tra Valencia e Madrid. A cui si aggiungono elementi squisitamente politici: da un lato, la diversità di colore dei governi nazionali e locali in un&#8217;epoca di fortissima <strong>polarizzazione</strong> ha prodotto un rimpallo di responsabilità. </p>



<p>Dall&#8217;altro, <strong>Pedro Sanchez e Filippo VI</strong> sono uniti dal comune progetto di <strong>ricucire il Paese,</strong> di cui l&#8217;attuale esecutivo guidato dal leader socialista ed esteso alla sinistra di Sumar e a un&#8217;ampia galassia di autonomisti dovrebbe essere l&#8217;artefice. Creando il paradosso di una monarchia ritenuta distante dai suoi doveri unificatori dalla destra popolare e addirittura spesso additata come <strong>anti-patriottica dall&#8217;ultradestra di Vox</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alluvione e la &#8220;nazione senza Stato&#8221;</h2>



<p>Ne consegue che né i maggiori partiti né le stesse istituzioni reali sono viste come <strong>totalmente e definitivamente unificatrici</strong>. E si rischia la deriva nelle narrazioni partigiane. La destra spagnola sta provando, tramite i suoi commentatori sui social e diversi opinionisti, a usare l&#8217;occasione per dividere Filippo e Sanchez, presentando un Re che &#8220;resiste&#8221; vicino ai suoi sudditi e Sanchez che si dà alla fuga. Dimenticando il dettaglio dell&#8217;aggressione comune subita e dell&#8217;attacco fisico subito da Sanchez.</p>



<p>La politologa dell&#8217;Università Autonoma di Madrid Máriam Martínez-Bascuñán ha commentato<a href="https://elpais.com/opinion/2024-11-03/jugar-con-fuego.html"> con un interessante editoriale su <em>El Pais</em></a> i fatti di Paiporta, sottolineando che da tempo diversi <strong>esponenti politici</strong> &#8220;stimolano un discorso che cerca di aprire ulteriormente le ferite o far sanguinare le cicatrici&#8221; del Paese, sottolineando che anche sull&#8217;alluvione non si sia fatta eccezione. Santiago Abascal, leader di Vox, al governo nella Comunità Valenciana come partner dei popolari, ha ad esempio incolpato Sanchez come &#8220;responsabile&#8221; dei danni e dei mancati soccorsi. Per a docente figure come Abascal parlano di “Stato fallito – come se le Comunità Autonome non lo fossero – pensando forse di non essere sul Titanic&#8221; assieme al resto degli spagnoli. </p>



<p>Non sanno, si domanda la politologa, &#8220;che esternare una tale disgrazia cercando la colpa e la punizione ci porta nel pantano dell&#8217;antipolitica&#8221;? Il nuovo motto che emerge all&#8217;ombra dell&#8217;alluvione è &#8220;<strong>Spagna, nazione senza Stato&#8221;</strong>. Una narrazione in continuità con le critiche al <strong>progetto nazionale di Filippo VI e Sanchez</strong> che di fronte all&#8217;alluvione mostra tutte le sue fragilità laddove i poteri chiamati a ricucire il Paese, dando voce alle territorialità del Paese iberico e rompendo le vocazioni neo-centraliste e le nostalgie nazionaliste di un tempo, non sono ritenuti come unificanti. E, questo è stato il caso, compiono passi forse affrettati verso una popolazione comprensibilmente spaesata e traumatizzata. Che chiede protezione e certezze, quel che un Paese in salute su molti fronti (<a href="https://it.insideover.com/politica/tra-europa-e-mediterraneo-la-grande-strategia-di-pedro-sanchez.html">dall&#8217;economia al lavoro</a>) come la Spagna può garantire ma per ragioni di polarizzazione politica ha molte difficoltà a garantire.</p>
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		<title>Il dilemma degli americani dem e green: comprare Tesla e aiutare Musk che aiuta Trump oppure&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-dilemma-degli-americani-dem-e-green-comprare-tesla-e-aiutare-musk-che-aiuta-trump-oppure.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2024 15:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Green economy]]></category>
		<category><![CDATA[Tesla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="793" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101917001979_0e238b14c366cdb92757cd605b2b6ced-e1729363985205.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tesla" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101917001979_0e238b14c366cdb92757cd605b2b6ced-e1729363985205.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101917001979_0e238b14c366cdb92757cd605b2b6ced-e1729363985205-600x248.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101917001979_0e238b14c366cdb92757cd605b2b6ced-e1729363985205-300x124.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101917001979_0e238b14c366cdb92757cd605b2b6ced-e1729363985205-1024x423.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101917001979_0e238b14c366cdb92757cd605b2b6ced-e1729363985205-768x317.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_2024101917001979_0e238b14c366cdb92757cd605b2b6ced-e1729363985205-1536x634.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una civiltà automobilistica come quella americana ha avuto non poca diffidenza nei confronti dell&#8217;auto elettrica. I numeri, tuttavia, restituiscono un panorama interessante che racconta una crescita importante di questa fetta del mercato. Secondo un rapporto di Experian Automotive Market Trends del quarto trimestre del 2023, negli Stati Uniti circolavano circa 3,3 milioni di auto elettriche. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-dilemma-degli-americani-dem-e-green-comprare-tesla-e-aiutare-musk-che-aiuta-trump-oppure.html">[...]</a></p>
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<p>Una civiltà automobilistica come quella americana ha avuto non poca diffidenza nei confronti dell&#8217;<strong>auto elettrica</strong>. I numeri, tuttavia, restituiscono un panorama interessante che racconta una crescita importante di questa fetta del mercato. Secondo un rapporto di <em>Experian Automotive Market Trends </em>del quarto trimestre del 2023, negli Stati Uniti circolavano circa <strong>3,3 milioni di auto elettriche</strong>. Questo numero è in aumento rispetto ai 2 milioni di veicoli elettrici del 2022 e ai 1,3 milioni del 2021. Sebbene i veicoli elettrici stiano guadagnando terreno, sono ancora lontani dal raggiungere i veicoli a benzina, che costituiscono i restanti 300 milioni di auto attualmente in circolazione. Entro il 2030, il <em>National Renewable Energy Laboratory</em> prevede che sulle strade degli Stati Uniti potrebbero esserci dai 30 ai 42 milioni di veicoli elettrici. Nel 2022, con la vendita di <strong>491.000 veicoli</strong> in America, <strong>Tesla </strong>ha vinto il titolo di leader negli Stati Uniti: poiché produce le sue auto sul suolo americano, in California e Texas, il gruppo di <strong>Elon Musk </strong>ha rafforzato la produzione automobilistica americana, realizzando un ritorno spettacolare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cdn.motor1.com/images/mgl/mMANwR/s1/elon-musk-a-bordo-di-una-tesla-model-s.webp" alt=""/></figure>



<p>Da quando le auto elettriche hanno invaso gli Stati Uniti, una buona fetta dei <strong>consumatori progressisti </strong>americani ha acquistato il marchio Tesla anche per una <strong>scelta &#8220;politica&#8221;</strong>: l&#8217;elettrico è <em>green</em>, è il futuro, combatte le fonti fossili. E nonostante una condotta dubbia e le sue smanie prometeiche, Musk ha rappresentato questa rivoluzione. Ora, però, il loro beniamino è sul palco con <strong>Donald Trump</strong>. E non si tratta di un semplice <em>endorsement</em>, ma di un vero matrimonio di convenienza in cui il magnate tecnologico si è messo a disposizione del <em>tycoon</em>-candidato-ex presidente che lo vuole alla sua destra. </p>



<p>Parliamo di un candidato che si è sempre distinto per essere un <strong>negazionista climatico </strong>e che ha anche a lungo respinto la scienza del clima, a volte definendo il riscaldamento globale una &#8220;bufala&#8221;. Non solo, ma a i duri di memoria va ricordato che in uno spot della campagna del 2023, Trump ha promesso di revocare le politiche e i sussidi sui veicoli elettrici del presidente <strong>Joe Biden</strong>. &#8220;<em>Biden sta spendendo miliardi e miliardi di dollari dei contribuenti per sovvenzionare le auto elettriche per i ricchi, mentre gli americani normali non possono permettersene una, né vogliono nemmeno</em>&#8220;, disse. &#8220;<em>Ho salvato l&#8217;industria automobilistica americana una volta e ora la salverò di nuovo</em>&#8220;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/ap24279825715038.jpg?c=16x9&amp;q=h_653,w_1160,c_fill/f_webp" alt=""/></figure>
</div>


<p>Lo scorso aprile, alcuni dati raccolti fra i <strong>potenziali acquirenti di Tesla</strong> dipingono un ritratto interessante di ciò che sta accadendo a livello di &#8220;sentimento&#8221; fra i consumatori. Le fila dei potenziali acquirenti di Tesla negli Stati Uniti si stanno riducendo, secondo un sondaggio della società di intelligence di mercato <strong>Caliber</strong>, che ha attribuito il calo in parte alla personalità di Musk. Il cosiddetto &#8220;punteggio di considerazione&#8221; per Tesla è sceso al 31% a febbraio, meno della metà del massimo del 70% registrato a novembre 2021, quando aveva iniziato a monitorare l&#8217;interesse dei consumatori per il marchio. La personalità smisurata di Musk ha sì giovato a Tesla, che ha promosso la <strong>lotta al cambiamento climatico</strong> re-immaginando le auto come eleganti computer elettrici su ruote, in grado di battere le auto che consumano molta benzina in termini di aspetto, prestazioni e maneggevolezza. Ma adesso? </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media-cldnry.s-nbcnews.com/image/upload/t_fit-1000w,f_auto,q_auto:best/rockcms/2024-10/241008-elon-musk-jumping-butler-se-436p-cc1751.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Come ricorda Matt Bai sul <em>Washington Post</em>, nell&#8217;ordine, Musk è lo stesso <em>robber baron</em> che ha sostenuto la teoria cospirazionista della &#8220;Grande Sostituzione&#8221;, si è chiesto perché nessuno provi ad assassinare il candidato democratico alla presidenza e ha promesso di dare alla campagna di Trump 45 milioni di dollari al mese. Lo scorso fine settimana, si è presentato a un comizio di Trump ballando e cantando e ha ribadito la sua convinzione che il Paese e la sua Costituzione non potrebbero continuare a esistere se Trump non venisse rieletto. In altre parole, è avvenuta una progressiva<strong> <em>MAGAization</em></strong> del magnate di Tesla. Con dei risultati folkloristici come le bandierine dem o gli adesivi di Harris che adornano le <strong>Model 3</strong>. </p>



<p>Secondo un sondaggio condotto tra gli acquirenti di auto tra ottobre e novembre da <em>Strategic Vision</em>, la percentuale di democratici che acquistano veicoli Tesla è scesa di oltre il 60%. Da allora, Tesla ha recuperato terreno con gli acquirenti blu, come dimostra la ricerca. Ma il calo drammatico evidenzia il rischio che incombe su Tesla con un Musk sempre più politico, in un momento in cui i produttori di auto elettriche stanno già lottando per attrarre molti acquirenti repubblicani. Tra gli acquirenti Tesla nel 2022, i democratici costituivano il 40% dei clienti e il 39% nel 2023, secondo i sondaggi di <em>Strategic Vision</em>. Le cose hanno iniziato a cambiare nel sondaggio 2024, iniziato a ottobre. La composizione dei democratici è scesa al 15%, mentre i repubblicani sono balzati al 32% e gli indipendenti sono aumentati al 44%.</p>



<p>Se per i progressisti il dilemma è morale, tra l&#8217;auto con cui andranno alle urne e il voto che esprimeranno, per Tesla potrebbe presto diventare sostanziale, con perdite notevoli e progressive. Ma soprattutto potrebbe essere il punto sul quale il matrimonio di convenienza Musk-Trump rischia di saltare. </p>
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		<title>Termometri a 50°, condizionatori in tilt, l&#8217;Asia travolta dal caldo</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/termometri-a-50-condizionatori-in-tilt-lasia-travolta-dal-caldo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 14:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-1536x1155.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Asia è alle prese con un'ondata di caldo estremo. La situazione più delicata, al momento, riguarda India e Pakistan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/termometri-a-50-condizionatori-in-tilt-lasia-travolta-dal-caldo.html">Termometri a 50°, condizionatori in tilt, l&#8217;Asia travolta dal caldo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_202406011653533_eec1a1ed7d60fd7246fed25bfd34f729-1536x1155.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Asia</strong> è alle prese con un&#8217;ondata di <strong>caldo estremo</strong>. La situazione più delicata, al momento, riguarda <strong>India </strong>e <strong>Pakistan</strong>, dove in alcune zone le temperature hanno sfiorato, e in certi casi superato, i 50°C. Nel corso delle ultime settimane tanti altri Paesi della regione – dalle <strong>Filippine </strong>alla <strong>Thailandia</strong>, dalla <strong>Cina meridionale</strong> al <strong>Bangladesh </strong>&#8211; hanno dovuto fare i conti con le conseguenze del cambiamento climatico. Il <strong>Myanmar</strong>, in preda ad una guerra civile, lo scorso 28 aprile ha registrato la temperatura più alta mai registrata: 48,2°C. Nel citato Pakistan, nella provincia meridionale del Sindh, il termometro ha addirittura toccato i 52°C. Disagi minori sono andati in scena anche in <strong>Giappone</strong>, dove nell&#8217;Hokkaido, la seconda isola più grande della nazione, nonché la più settentrionale, la colonnina di mercurio ha toccato i 30°C: un record raro a queste latitudini.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="India Boils as Temperatures Hit 50C. Is it too Hot to Survive? | Vantage with Palki Sharma" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Q-dVJQUiBrA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Q-dVJQUiBrA");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;India è in ginocchio</h2>



<p><strong>Nuova Delhi</strong>, pur abituata a fare i conti con estati soffocanti, è in ginocchio da settimane, dopo che un&#8217;ondata di calore senza precedenti ha avvolto gran parte dell&#8217;India all&#8217;inizio di maggio. Nell&#8217;affollatissima capitale, dove vivono oltre 29 milioni di persone, il termometro raggiunge ormai stabilmente i <strong>49°C </strong>(c&#8217;è chi parla di un record, non ufficializzato, di 52,9°C). Le condizioni di vita sono insopportabili, tanto più per quei milioni di cittadini che non possono permettersi di trovare refrigerio con l&#8217;aria condizionata o che sono costretti a lavorare all&#8217;aperto. Il governo di Delhi ha creato una <strong><em>War Room</em></strong> per fronteggiare minaccia. Anche perché in molti quartieri l&#8217;<strong>acqua</strong> è terminata e le autorità devono organizzarsi per inviare autocisterne. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="710" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165334906_3662afe05600c320b655944627d92e70-710x1024.jpg" alt="" class="wp-image-423631" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165334906_3662afe05600c320b655944627d92e70-710x1024.jpg 710w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165334906_3662afe05600c320b655944627d92e70-600x866.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165334906_3662afe05600c320b655944627d92e70-208x300.jpg 208w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165334906_3662afe05600c320b655944627d92e70-768x1108.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165334906_3662afe05600c320b655944627d92e70-1065x1536.jpg 1065w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165334906_3662afe05600c320b655944627d92e70.jpg 1331w" sizes="auto, (max-width: 710px) 100vw, 710px" /></figure>



<p>Non mancano neppure le <strong>interruzioni di corrente</strong>, che hanno riguardato quasi l&#8217;intera città per via dell&#8217;utilizzo in massa di milioni e milioni di condizionatori – che pure possono essere considerati beni di lusso &#8211; portando la domanda di elettricità ai massimi storici. A livello nazionale i bollettini sanitari parlano di almeno 29 persone decedute a causa del clima torrido. Attenzione però, perché mentre Nuova Delhi cuoce, l&#8217;Himachal Pradesh gela e il Kerala annega sotto piogge torrenziali e inondazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="739" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165345522_5d8c2962cf2c5c19f76a5621ae1b3eb7-1024x739.jpg" alt="" class="wp-image-423629" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165345522_5d8c2962cf2c5c19f76a5621ae1b3eb7-1024x739.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165345522_5d8c2962cf2c5c19f76a5621ae1b3eb7-600x433.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165345522_5d8c2962cf2c5c19f76a5621ae1b3eb7-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165345522_5d8c2962cf2c5c19f76a5621ae1b3eb7-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165345522_5d8c2962cf2c5c19f76a5621ae1b3eb7-1536x1108.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165345522_5d8c2962cf2c5c19f76a5621ae1b3eb7.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;ondata di calore senza precedenti</h2>



<p>In Pakistan, a <strong>Mohenjo Daro</strong>, una città del Sindh, le temperature sono aumentate fino a sfiorare i 52,2°C. &#8220;Il Pakistan è il quinto Paese del mondo più vulnerabile all’impatto del cambiamento climatico. Abbiamo assistito a piogge e inondazioni superiori al normale&#8221;, ha affermato Rubina Khursheed Alam, coordinatrice del primo ministro pakistano sul clima, aggiungendo che il governo sta conducendo campagne di sensibilizzazione a causa delle ondate di caldo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="717" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165225256_606e45279020c5984f60f97d175eeb8d-717x1024.jpg" alt="" class="wp-image-423639" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165225256_606e45279020c5984f60f97d175eeb8d-717x1024.jpg 717w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165225256_606e45279020c5984f60f97d175eeb8d-600x857.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165225256_606e45279020c5984f60f97d175eeb8d-210x300.jpg 210w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165225256_606e45279020c5984f60f97d175eeb8d-768x1097.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165225256_606e45279020c5984f60f97d175eeb8d-1075x1536.jpg 1075w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165225256_606e45279020c5984f60f97d175eeb8d.jpg 1344w" sizes="auto, (max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure>



<p>In <strong>Laos </strong>il record nazionale di aprile è stato stabilito lo scorso 30 aprile, quando la temperatura ha raggiunto i 43,2°C a Tha Ngon. <strong>Manila</strong>, nelle Filippine, ha stabilito numerosi record; a Sangley Point, sulla baia di Manila, è stata registrata una minima notturna di 30,2°C, la più calda nella storia del Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="730" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165159219_20cf8f961e2211bfaa27461ea2780f3e-1024x730.jpg" alt="" class="wp-image-423630" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165159219_20cf8f961e2211bfaa27461ea2780f3e-1024x730.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165159219_20cf8f961e2211bfaa27461ea2780f3e-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165159219_20cf8f961e2211bfaa27461ea2780f3e-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165159219_20cf8f961e2211bfaa27461ea2780f3e-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165159219_20cf8f961e2211bfaa27461ea2780f3e-1536x1094.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240601165159219_20cf8f961e2211bfaa27461ea2780f3e.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Temperature ben oltre i 40°C anche in <strong>Vietnam </strong>e <strong>Thailandia</strong>. Il ministero della Sanità di Bangkok ha riferito che quest’anno, fino a metà aprile, nel Paese sono morte a causa di un colpo di calore quasi le stesse persone che in tutto il 2023.&nbsp;E potrebbe essere solo l&#8217;inizio. Per l&#8217;Asia e per il mondo intero. </p>
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		<title>Chi semina raccoglie: fecondare le nuvole per far nascere la pioggia</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/chi-semina-raccoglie-fecondare-le-nuvole-per-far-nascere-la-pioggia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 13:17:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=419511</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-1536x1029.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso 16 aprile hanno fatto il giro del mondo le immagini di Dubai sotto una pioggia sferzante che ha causato un&#8217;alluvione mai vista prima in un&#8217;area arida e desertica come questa. Nelle prime ore dall&#8217;accaduto, sul banco degli imputati è stata trascinata una moderna pratica d&#8217;uso comune in numerosi Paesi del mondo, nota come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/chi-semina-raccoglie-fecondare-le-nuvole-per-far-nascere-la-pioggia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/chi-semina-raccoglie-fecondare-le-nuvole-per-far-nascere-la-pioggia.html">Chi semina raccoglie: fecondare le nuvole per far nascere la pioggia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240426151702408_00dc5890783467538ac48d4da16a5654-1536x1029.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso 16 aprile hanno fatto il giro del mondo le immagini di Dubai sotto una pioggia sferzante che ha causato un&#8217;alluvione mai vista prima in un&#8217;area arida e desertica come questa. Nelle prime ore dall&#8217;accaduto, sul banco degli imputati è stata trascinata una moderna pratica d&#8217;uso comune in numerosi Paesi del mondo, nota come &#8220;<strong>semina (o inseminazione) delle nuvole</strong>&#8220;: una portentosa innovazione che permette di nutrire di pioggia anche i climi più aridi, risolvendo numerosi problemi come la scarsità di riserve idriche per l&#8217;agricoltura. Ma sgomberiamo da subito il campo dall&#8217;incertezza: <strong>il caso di Dubai non ha nulla a che fare con questa forzatura della natura</strong>. Innanzitutto perché insufflazioni di questo tipo non sono state condotte recentemente nell&#8217;area, ma perché tecnicamente la semina delle nuvole non può generare fenomeni simili.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Dubai in the UAE was hit by flooding that submerged roads and vehicles and caused flights to be diverted after a reported 158mm of rain fell in 24 hours, equivalent to the typical yearly average. <a href="https://t.co/kx93DT4TFC">pic.twitter.com/kx93DT4TFC</a></p>&mdash; Al Jazeera English (@AJEnglish) <a href="https://twitter.com/AJEnglish/status/1780529134575161706?ref_src=twsrc%5Etfw">April 17, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Si tratterebbe, invece di &#8220;sistemi convettivi mesoscala&#8221;, ovvero di una serie di temporali scatenati da nubi temporalesche generate dal calore che attira l&#8217;umidità nell&#8217;atmosfera. Il vero imputato, dunque? Il <strong>cambiamento climatico</strong>. Micheal Mann, noto climatologo internazionale dell&#8217;Università della Pennsylvania, conferma questa ipotesi, smentendo perfino l&#8217;ipotesi sul ruolo che la semina delle nuvole ha nel peggiorare il cambiamento climatico. Nel caso dell&#8217;alluvione emiratina, dunque, si è trattato di un evento temporalesco come tanti altri a cui assistiamo e che risentono del <strong>riscaldamento terrestre</strong>. Questo perché la convezione, ovvero la forte corrente ascensionale nei temporali, si rafforza enormemente in un pianeta sempre più caldo. A questo si è aggiunta una questione di <strong>infrastrutture</strong>: Dubai, l&#8217;Oman e altre realtà locali non possiedono sistemi di drenaggio atti a fronteggiare questi eventi estremi.</p>



<p>Ma cosa è esattamente l'&#8221;inseminazione delle nuvole&#8221;, meglio nota come <em><strong>cloud seeding</strong></em>? La tecnica  così definita ha origine negli anni Quaranta e vede utilizzare due principali metodologie nel caricare le nuvole (ergo: non &#8220;crea&#8221; nuvole dal nulla): igroscopica per le nuvole calde e glaciogenica per quelle superaffreddate. Sostanzialmente si tratta di disperdere particelle di sale, come <strong>cloruro di sodio</strong> o <strong>cloruro di calcio</strong> in nubi liquide o innescare la produzione di ghiaccio in nubi fredde attraverso l&#8217;utilizzo di <strong>ioduro d&#8217;argento</strong>. Esistono, tuttavia, altre varianti che utilizzano anidride solforosa, ioduro di potassio, ghiaccio secco, propano e simili. Lo ioduro d&#8217;argento, nonostante l&#8217;esistenza di altre variabili, continua a essere lo strumento più utilizzato da molti Paesi, sebbene il suo utilizzo sollevi numerosi dubbi circa l&#8217;ecocompatibilità di tale sostanza, che potrebbe inquinare l&#8217;aria, le acque e i terreni su cui le precipitazioni andranno a insistere. Anche per questa ragione si stanno potenziando gli studi sull&#8217;utilizzo di cloruro di calcio, potenzialmente meno dannoso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://u4d2z7k9.rocketcdn.me/wp-content/uploads/2023/10/CL2.png.webp" alt="" style="width:694px;height:auto"/></figure>



<p>Poichè non tutte le nuvole sono utili a produrre pioggia, la loro semina dovrà scegliere solo alcune di esse per ottenere degli effetti importanti. Come mostra l&#8217;immagine, esistono due metodi principali per caricare le nuvole: <strong>caricare la nuvola dal di sotto o dall&#8217;alto</strong>. Il caricamento avviene attraverso appositi razzi o simil fuochi pirotecnici che vengono lasciati cadere o che sono fissati sulle ali di appositi aerei. Proprio gli Emirati Arabi, dal 2021, hanno cominciato, a utilizzare <strong>piccoli droni </strong>per inseminare le nuvole attraverso cariche elettriche: le nuvole vengono &#8220;fulminate&#8221; attraverso un raggio laser, permettendo alle gocce di combinarsi e provocare la pioggia. Una manna dal cielo, insomma, per regioni storicamente aride e con problemi di approvvigionamento idrico, che tuttavia ancora oggi divide la comunità scientifica sebbene anche nei progetti di <em>cloud seeding</em> molto datati (30-40 anni) non sono stati riscontrati effetti dannosi per la popolazione o l&#8217;ambiente.</p>



<p>Il metodo venne testato per la prima volta negli anni Trenta, da due tecnici della <strong>General Electric</strong>, trovando ampio spazio in America, a livello scientifico, agricolo e delle forze armate. Contemporaneamente, esperimenti simili vennero condotti in Australia e più tardi, negli anni Sessanta, in Tasmania. Il più grande sistema di <em>cloud seeding</em> al mondo è oggi nella <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong>, metodo che ha scatenato nel tempo diverse contese politiche con gli Stati vicini che accusano Pechino di &#8220;rubare la pioggia&#8221;. Più volte la Cina ha ammesso di aver utilizzato la semina delle nuvole per scopi differenti, dal ripulire il cielo dall&#8217;inquinamento atmosferico sino al garantirsi una stagione asciutta durante le Olimpiadi del 2008. Ma oggi tutto il mondo, soprattutto dagli anni Ottanta in poi, utilizza questa tecnica per rispondere a differenti problemi legati alle precipitazioni. Oggi ciò che preoccupa maggiormente governi e Paesi, non sono solo le possibili conseguenze negative sul clima ma anche l&#8217;eventuale<strong> utilizzo &#8220;non pacifico&#8221; di questa tecnica</strong>. L&#8217;<strong><em>Enviromental Modification Convention </em></strong>del 1977 è l&#8217;unico strumento internazionale che al momento regolamenta le modificazioni del clima a livello internazionale, proibendo categoricamente gli usi ostili e militari. La norma quadro, suscettibile di tutte le debolezze che il diritto internazionale porta con sé, venne approvata dopo la fine della <strong>Guerra del Vietnam</strong>, quando la semina delle nuvole venne studiata come una vera e propria arma nel famigerato &#8220;<strong><a href="https://history.state.gov/historicaldocuments/frus1964-68v28/d274">progetto Popeye</a></strong>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.socastsrm.com/wordpress/wp-content/blogs.dir/2323/files/2019/06/Ho_chi_minh_trail.jpg" alt=""/></figure>
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		<title>Boom della dengue: in Brasile è record di contagi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/cause-effetti-epidemia-dengue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Sono stati superati i mille decessi confermati in Brasile a causa dell’epidemia di dengue che sta dilagando nel Paese. I casi di febbre dengue sono stati più di 2,5 milioni fino ad oggi, causando non poche difficoltà negli ospedali. In meno di tre mesi, si è battuto il record di contagi in un anno. Infatti, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/cause-effetti-epidemia-dengue.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024040508415785_e9817867c56cb1d8bbf0114d24ac7633-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Sono stati superati i <a href="https://www.gov.br/saude/pt-br/assuntos/saude-de-a-a-z/a/aedes-aegypti/monitoramento-das-arboviroses">mille decessi </a>confermati in<strong><a href="https://it.insideover.com/societa/covid-19-cosa-sta-succedendo-in-brasile.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Brasile </a></strong>a causa dell’<strong>epidemia di dengue</strong> che sta dilagando nel Paese. I casi di febbre dengue sono stati più di 2,5 milioni fino ad oggi, causando non poche difficoltà negli ospedali. In meno di tre mesi, si è battuto il record di contagi in un anno. Infatti, secondo le autorità, il Brasile non registrava un numero così elevato di casi in un anno da più di vent’anni. </p>



<p>Nel Paese al momento si concentra l’83% dei casi mondiali. &nbsp;Dieci Stati hanno già dichiarato lo Stato di emergenza, tra cui&nbsp;San Paolo, Rio de Janeiro, Rio Grande do Sul e il distretto federale di Brasilia.&nbsp;L’epidemia, però, riguarda anche altri 18 Paesi del continente, i più colpiti sono il <strong>Paraguay</strong>, con il 5,3% dei casi mondiali, e l’<strong>Argentina</strong> con il 3,7%.</p>



<p>I medici hanno sottolineato che si tratta di &#8220;malati probabili&#8221; perché è estremamente difficile distinguere i sintomi dalla chikungunya e della <a href="https://www.epicentro.iss.it/zika/">zika</a>, entrambe malattie virali che portano sintomi comuni e che vengono trasmesse all’uomo da zanzare infette esattamente come la dengue.</p>



<p>Il direttore dell’<strong>OPS </strong>(Organización Panamericana de la Salud), Jarbas Barbosa, ha manifestato la sua preoccupazione per la presenza del triplo dei casi rispetto a quelli segnalati per lo stesso periodo nel 2023, un anno con oltre 4,5 milioni di casi segnalati nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Possibili cause dell&#8217;aumento del contagio</h2>



<p>La dengue, detta anche “febbre spaccaossa”, è una malattia infettiva trasmessa dalla zanzara, in particolare l’<strong>Aedes aegypti</strong>, ma anche zanzara tigre e Aedes albopictus, che riguarda prevalentemente le regioni tropicali e subtropicali. Generalmente i sintomi sono simili a quelli dell’influenza, come mal di testa, febbre alta, forti dolori muscolari e vomito. Nelle forme più gravi, come quella emorragica che colpisce persone che sono già state infettate in precedenza, può essere mortale.</p>



<p>Ciò che stupisce è la rapidità con cui la malattia si è diffusa, con oltre ventimila infezioni al giorno.&nbsp;Infatti, la malattia, che appartiene al gruppo degli <strong>Arbovirus</strong>, cioè quelli trasmessi all’uomo da insetti, non è contagiosa nonostante l’uomo ne sia il principale ospite. La trasmissione da persona a persona è possibile solo attraverso gli insetti (artropodi).&nbsp;La malattia è infatti conosciuta da secoli, ma è sempre stata limitata ai Paesi tropicali. I cambiamenti climatici e la proliferazione di zanzare tigre ha causato un aumento dei casi anche in Italia, Francia, Spagna e Stati Uniti.</p>



<p>Questo aumento potrebbe essere attribuito al prolungamento della stagione calda e piovosa, ovvero di maggiore trasmissione della malattia, nei Paesi al sud dell’equatore. Questa volta, però, l&#8217;epidemia ha riguardato Paesi come Barbados, Costa Rica, Guadalupa, Guatemala, Martinica e Messico, dove solitamente la trasmissione avviene nella seconda metà dell’anno. </p>



<p>L’aumento delle temperature, quindi, non solo ha aumentato la sua diffusione, ma potrebbe causare, insieme a eventi meteorologici estremi ed<a href="https://oceanservice.noaa.gov/facts/ninonina.html"> El Niño</a>, un’estensione della stagione delle zanzare, incidendo negativamente sul numero dei contagi futuri. Le preoccupazioni riguardano anche la possibilità che alcuni Paesi possano non essere preparati ad affrontare l&#8217;aumento delle trasmissioni.</p>



<p>Tra le cause maggiori l’OPS ha individuato anche <strong>fattori sociali</strong> come la rapida crescita della popolazione e l’urbanizzazione non pianificata, e ricorda anche che “le cattive condizioni abitative e i servizi idrici e igienico-sanitari inadeguati creano siti di riproduzione delle zanzare attraverso oggetti di scarto che possono raccogliere l’acqua”.</p>



<p>L’OPS, sta lavorando insieme ai ministeri della Salute dei vari Paesi in due direzioni principali: il controllo delle zanzare e la prevenzione delle morti. Il rischio è quello di andare incontro alla peggiore epidemia di dengue della storia in America, come evidenziato anche dall’OPS.</p>



<p>Barbosa ha sottolineato l’importanza di &#8220;agire tempestivamente per prevenire e controllare la trasmissione della dengue ed evitare i decessi. Nonostante l’aumento record dei casi nel 2023, il tasso di mortalità dei casi di dengue nella regione è rimasto al di sotto dello 0,05%. Questo è molto incoraggiante, considerando i picchi di casi che abbiamo osservato da allora&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le misure preventive in Italia</h2>



<p>In Italia sembra che per ora non ci sia da temere, &#8220;abbiamo la massima attenzione, però per il momento siamo tranquilli” ha dichiarato a fine marzo il ministro della Salute,&nbsp;<strong>Orazio Schillaci</strong>. Per questo motivo sono aumentati i controlli da parte del personale <strong>Usmaf-Sasn,</strong> gli Uffici di sanità marittima aerea e di frontiera, per ridurre al minimo il rischio di contagio in Italia. Sarà data particolare attenzione alle disinsettazioni di aeromobili e navi. Si è parlato anche della sperimentazione di un test rapido in aeroporto per chi parte dalle zone a rischio. </p>



<p>Parlando di dati, nel 2023 sono stati registrati 362 casi in Italia, di cui 82 autoctoni, mentre nel 2024, al 21 febbraio, 48 casi di importazione. C’è chi si preoccupa della sua diffusione, come l&#8217;infettivologo Matteo Bassetti, presidente della Società italiana di terapia antinfettiva e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale San Martino di Genova, che sottolinea l’importanza di evitare l’emergere di focolai autoctoni.</p>



<p>Il vettore principale in Italia potrebbe essere la zanzara tigre, motivo per cui si sta agendo per debellarne il maggior numero possibile. È importante, però, anche limitare l’arrivo di persone infette per evitare che possano veicolare l’infezione alle zanzare e successivamente ad altri individui. Le zanzare, infatti, dopo aver punto una persona infetta, restano infettive per tutta la durata della loro vita, circa un mese. Il <strong>vaccino</strong>, invece, è disponibile in Italia già dal 2023 per chi intende viaggiare nei Paesi a rischio.</p>
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		<title>Una nuova crisi alle porte: quella del riso</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/una-nuova-crisi-alle-porte-quella-del-riso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-600x338.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La sicurezza alimentare mondiale è minacciata dalla crisi della produzione e dall'innalzamento dei prezzi del riso</p>
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<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-9.png" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/08/Crisi_del_riso-2.mp4"></video></figure>



<p>Mentre la&nbsp;<strong>guerra del grano</strong>&nbsp;non accenna a risolversi, una nuova crisi rischia di minacciare la sicurezza alimentare di circa la metà della popolazione mondiale. Si tratta del&nbsp;<strong>riso</strong>, seconda più importante coltura cerealicola al mondo dopo il mais, e che costituisce l’alimento base per l’Asia, l’africa subsahariana e il sud America. La sua produzione è minacciata dalla crisi climatica e dal fenomeno climatico El Nino.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Scopri di più: </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/lombra-di-una-guerra-del-riso-ecco-perche-si-rischia-una-nuova-crisi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Una nuova crisi alle porte: quella del riso</a></li>
</ul>
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