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	<title>cairo Archives - InsideOver</title>
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	<title>cairo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il pragmatismo del generale Al Sisi  e il nuovo ruolo dell&#8217;Egitto nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-pragmatismo-del-generale-al-sisi-e-il-ruolo-dellegitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2018 08:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="694" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1522052061-elezioni-egitto-manifesto-sisi-getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1522052061-elezioni-egitto-manifesto-sisi-getty.jpg 694w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1522052061-elezioni-egitto-manifesto-sisi-getty-300x204.jpg 300w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p>
<p>Senza troppe sorprese e senza reali sfidanti a contendere la sua vittoria, più che scontata, lo scorso 4 aprile il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi è stato rieletto per un secondo mandato di quattro anni con il 97,08% dei voti. 24.254.152 cittadini egiziani hanno votato alle elezioni in patria e all&#8217;estero su oltre 59 milioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-pragmatismo-del-generale-al-sisi-e-il-ruolo-dellegitto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-pragmatismo-del-generale-al-sisi-e-il-ruolo-dellegitto.html">Il pragmatismo del generale Al Sisi  e il nuovo ruolo dell&#8217;Egitto nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="694" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1522052061-elezioni-egitto-manifesto-sisi-getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1522052061-elezioni-egitto-manifesto-sisi-getty.jpg 694w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1522052061-elezioni-egitto-manifesto-sisi-getty-300x204.jpg 300w" sizes="(max-width: 694px) 100vw, 694px" /></p><p>Senza troppe sorprese e senza reali sfidanti a contendere la sua vittoria, più che scontata, lo scorso 4 aprile <strong>il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi</strong> è stato rieletto per un secondo mandato di quattro anni con il 97,08% dei voti. 24.254.152 cittadini egiziani hanno votato alle elezioni in patria e all&#8217;estero su oltre 59 milioni di elettori, con un&#8217;affluenza del 41,05 per cento. Il capo del partito Ghad, Moussa Mostafa Moussa, unico contendente del generale alle elezioni, ha racimolato 656.534 preferenze, pari al 2,92 per cento dei voti totali validi. Osteggiato in passato da Barack Obama &#8211; che aveva invece scommesso sulla Fratellanza Musulmana e sull’ex presidente islamista Morsi &#8211; in questi anni al-Sisi ha cucito ottimi rapporti con il presidente Usa Donald Trump e con il presidente russo Vladimir Putin.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.jpost.com/Opinion/The-Sisi-era-482219">Gradito a Israele</a> ma aspramente criticato dalle numerose organizzazioni per i diritti umani, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2018/04/egypt-hisham-geninas-sentence-a-serious-setback-for-freedom-of-expression-under-al-isi/">da Amnesty International </a>a Human Rights Watch, per via della risolutezza con la quale il suo regime tratta gli oppositori, il presidente egiziano è, per molti interlocutori, quel generale inflessibile che garantisce sicurezza e stabilità nella regione, nonché un autorevole argine al terrorismo nel Paese più importante e strategico del Medio Oriente. <strong>Quella di al-Sisi è una politica estremamente pragmatica</strong> volta a tutelare l’interesse nazionale dell’Egitto, ad ogni costo.</p>
<p>L&#8217;asse con Macron e la Francia</p>
<p>All’indomani delle elezioni egiziane, la <strong>Francia ha auspicato il successo di Abdel Fattah al-Sisi</strong> affermando che Parigi si è schierata con fermezza con Il Cairo nella lotta contro il terrorismo islamico. &#8220;La Francia auspica il pieno successo del presidente Sisi per il suo secondo mandato&#8221;, ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri Agnes Von Der Muhll in un briefing lo scorso 3 aprile. &#8220;Auspichiamo che la sua rielezione gli consenta di soddisfare le legittime aspirazioni del popolo egiziano nel nome della sicurezza, della prosperità e della piena espressione delle libertà in un quadro costituzionale”.</p>
<p>I due paesi, infatti, coltivano forti legami economici e militari, che con l’arrivo del generale si sono rinforzati. Comune è, in questo momento, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.egyptindependent.com/egypt-france-see-need-libyan-elections-year-end-relative-progress/">la visione dei due paesi sulla Libia</a>: “È necessario accelerare lo svolgimento delle elezioni entro la fine di quest&#8217;anno, tenendo conto che la situazione in Libia influenza la stabilità e la sicurezza dell&#8217;intera regione mediterranea&#8221;, ha detto Radi, portavoce del presidente al-Sisi, a margine di un recente colloquio con il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-egypt-france/macron-calls-sisi-to-discuss-syrian-crisis-idUSKBN1HS0NL">Come riportato dalla <em>Reuters</em></a>, il presidente francese Emmanuel Macron si è premurato nelle scorse settimane di confrontarsi con al-Sisi all’indomani dell&#8217;attacco missilistico condotto da Francia, Regno Unito e Usa contro la Siria come rappresaglia al presunto attacco chimico dello scorso 7 aprile. Nonostante l&#8217;alleanza con l’Arabia Saudita, paese rivale del presidente siriano Bashar al-Assad e dell’Iran, <strong>al-Sisi ha espresso a Macron la sua preoccupazione per l&#8217;escalation militare in Siria</strong>, “affermando che porterebbe a un ulteriore deterioramento e complicherebbe la situazione” e sottolineando &#8220;l&#8217;importanza di condurre un&#8217;indagine internazionale trasparente sulla questione” dell&#8217;attacco chimico. </p>
<p>L’alleanza con l’Arabia Saudita</p>
<p>Il regno saudita ha finanziato il generale al-Sisi sin dal colpo di stato del 2013 che ha rovesciato il governo islamista di Morsi, sostenuto invece dal Qatar. Successivamente, Riyad ha versato miliardi di dollari per sostenere l’economia egiziana. Lo scorso marzo, <a href="https://www.ft.com/content/9daa783e-2079-11e8-a895-1ba1f72c2c11">come osserva il <em>Financial Times</em></a>, l’Arabia Saudita e l&#8217;Egitto hanno esteso la loro cooperazione economica siglando un accordo da <strong>10 miliardi di dollari</strong> per la realizzazione una <em>megacity </em>in territorio egiziano. Il presidente egiziano, tuttavia, non condivide la feroce linea anti-iraniana del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman.</p>
<p>Lo scorso novembre il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi<a style="color: #0000ff" href="https://www.reuters.com/article/us-egypt-sisi/egypts-president-backs-saudi-purge-urges-de-escalation-with-iran-idUSKBN1D833X"> ha dichiarato di essere contrario a qualsiasi guerra con l&#8217;Iran</a> e con la formazione sciita libanese Hezbollah, e che le tensioni del Golfo “dovrebbero essere gestite con cautela”. La posizione dell’Egitto sulla Siria ha infastidito e non poco il regno nel recente passato.</p>
<p>Nonostante alcune divergenze sulla Siria e sull&#8217;Iran,<strong> l’Egitto partecipa alla guerra per procura nello Yemen</strong> accanto alla coalizione guidata dai sauditi contri i ribelli Houthi, in quella che rappresenta la più grave crisi umanitaria contemporanea. Nelle ultime ore, il ministero degli esteri egiziano Shukri <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20180430-egypt-calls-for-political-solution-in-yemen/">ha chiesto una soluzione politica </a>che possa porre fine a una guerra a lungo termine che sembra essere fine. Le dichiarazioni del ministro giungono dopo l’incontro con l’omologo yemenita Abdulmalik Al-Mekhlafi tenutosi a Il Cairo. Shukri ha sottolineato che &#8220;non esiste una soluzione militare alla crisi yemenita&#8221; aggiungendo che l&#8217;Egitto sarà sempre pronto a fornire &#8220;sostegno politico per gli sforzi di pace e di mediazione delle Nazioni Unite&#8221;.</p>
<p>I rapporti con gli Stati Uniti</p>
<p>Nel 2014, al-Sisi accusò apertamente l’ex presidente Barack Obama di aver sostenuto i Fratelli Musulmani e di “aver provato a salvare il presidente islamista Mohamed Morsi”; in effetti i democratici, in particolare l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton, <strong>hanno dimostrato un certo feeling con i Fratelli Musulmani</strong> e hanno accusato in più di un’occasione l’attuale presidente egiziano di violare i diritti umani nel suo Paese. Con Donald Trump, al contrario, si è ristabilita quella sintonia che mancava da tempo &#8211; benché se le relazioni bilaterali tra i due paesi abbiano subito qualche brusca frenata nell’ultimo periodo.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/04/us-syria-effort-partner-egypt-unreliable.html">Come scrive </a><em><a href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/04/us-syria-effort-partner-egypt-unreliable.html">Al-Monitor</a>, </em>infatti,  “nonostante la recente telefonata del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ai vertici militari egiziani, i legami militari con l&#8217;Egitto sotto Trump hanno fatto un passo indietro. L’anno scorso, l&#8217;allora segretario di stato Rex Tillerson ha riprogrammato quasi 96 miliardi in aiuti militari ed economici e ha trattenuto altri 195 milioni in finanziamenti militari esteri dopo che al-Sisi non ha rispettato i parametri dei diritti umani delineati dal Congresso”. I legislatori americani, inoltre, hanno chiesto un’indagine sui legami di vecchia data <strong>dell&#8217;Egitto con la Corea del Nord</strong>.</p>
<p>Il feeling con Putin</p>
<p><strong>Grande feeling quello maturato con il presidente russo Vladimir Putin.</strong> Come osservato da Andrea Muratore in un articolo pubblicato su <em>Gli Occhi della Guerra,</em> in occasione dell’incontro tra i due leader dello scorso dicembre, “Putin e al-Sisi hanno rafforzato l’importante partnership economica tra Russia ed Egitto. In particolare, i due leader hanno concordato un accordo da circa 30 miliardi di dollari fondato sull’appalto ad aziende russe per la realizzazione della prima centrale nucleare egiziana, che contribuirà alla diversificazione energetica di un Paese che ha visto il suo fabbisogno raddoppiare nel corso degli ultimi 15 anni e toccare i 90 milioni di barili di petrolio equivalenti”.</p>

<p>Come riportato da <em>Bloomberg</em>, “Rosatom progetta di mettere in funzione il primo reattore nel sito di El Dabaa entro il 2026 […] Fornirà combustibile nucleare a tutti e quattro i reattori da 1.200 MW nel corso dell’intera vita operativa dell’impianto”. Una partnership strategica che, con la rielezione di al-Sisi, è destinata a proseguire.</p>
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		<title>Putin d&#8217;Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/putin-doriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 15:15:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="880" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881-768x352.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881-1024x470.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tour mediorientale compiuto da Vladimir Putin in Siria, Egitto e Turchia ha colpito la comunità internazionale e i media occidentali che l&#8217;hanno descritto come il suo trionfo personale. Con tale visita Putin ha dimostrato cioè in via definitiva che la Russia è tornata in Medio oriente, da dove era stata cacciata dopo l&#8217;intervento americano in Iraq. La Siria non è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/putin-doriente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="880" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881-768x352.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/Putin-e-Assad-e1513091800881-1024x470.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il tour mediorientale compiuto da <strong>Vladimir Putin</strong><strong> in Siria, Egitto e Turchia </strong>ha colpito la comunità internazionale e i media occidentali che l&#8217;hanno descritto come il suo trionfo personale.</p>
<p>Con tale visita Putin ha dimostrato cioè in via definitiva che la Russia è tornata in Medio oriente, da dove era stata cacciata dopo l&#8217;intervento americano in Iraq.</p>
<p>La Siria non è diventata l&#8217;Afghanistan, come si prefiggevano i suoi avversari. E se quella guerra persa fu uno dei fattori del declino della Russia, la guerra vinta in Siria ne suggella invece il rilancio globale.</p>
<p>Così anche l&#8217;alleanza stretta con Egitto e Turchia appare un capolavoro diplomatico dello zar, che ha guadagnato due preziosi partner regionali strappandoli all&#8217;Occidente, del quale non si fidavano più.</p>
<p>Il fatto poi che il Cairo sia diventato un attore protagonista della controversia israeliano-palestinese (qui si sono riconciliate le diverse anime politiche e religiose palestinesi), rende l&#8217;alleanza con l&#8217;Egitto ancora più strategica.</p>
<p>Ma Putin ha dimostrato le sue doti diplomatiche anche ritagliandosi un ruolo super partes che gli consente di interloquire con tutti gli attori mediorientali, compresi i nemici dei suoi alleati.</p>
<p>Il successo del presidente russo, per tanti analisti, discenderebbe da un asserito ritiro degli Stati Uniti dal Medio oriente.</p>
<p>Tesi non nuova: fu esposta con ossessione dalla Clinton durante la campagna elettorale, prospettando un ritorno più assertivo dell&#8217;America in Medio oriente.</p>

<p><strong>In realtà gli Stati Uniti non si sono mai ritirati dal Medio oriente, hanno semplicemente cambiato strategia</strong>. Non più interventi diretti, ma indiretti.</p>
<p>Così il regime-change siriano, programmato da Washington (e non solo), è stato affidato alla marmaglia jihadista, con il supporto finanziario dei sauditi. Così la Libia, dove il regime-change è invece riuscito.</p>
<p>Ma anche il Terrore: sia il Califfato sia al Qaeda hanno goduto, per osmosi indiretta, delle stesse reti di reclutamento e di finanziamento destinate ai movimenti jihadisti (basti vedere ad esempio come negli attentati compiuti in Europa siano coinvolti puntualmente elementi radicali noti a servizi segreti).</p>
<p>Una contiguità tollerata dall&#8217;Occidente, o quantomeno non contrastata veramente, perché in fondo tali movimenti terroristi, pur portando la Paura in Occidente, nel mondo arabo sono stati conflittuali con gli avversari degli Stati Uniti: gli sciiti iracheni che facevano asse con Teheran, Hezbollah, il governo siriano, il Colonnello Gheddafi etc.</p>
<p>Non solo le guerre: anche le <strong>primavere arabe</strong>, sempre affidate a movimenti islamisti, avrebbero dovuto consegnare agli Stati Uniti un nuovo mondo arabo e mediorientale, tanto che essi le hanno sostenute apertamente.</p>
<p>Questa strategia discendeva dalla dottrina del caos creativo immaginata dai neocon. Una strategia che ha seminato destabilizzazione in tutto il mondo arabo e altrove.</p>
<p><strong>Così dire che l&#8217;America si è ritirata dal Medio oriente non è solo miopia, è un falso storico</strong>. In questi anni c&#8217;è stata, eccome!</p>
<p>Il problema è che la loro strategia si è rivelata perdente. Seminando destabilizzazione, quanti si sono sentiti minacciati hanno trovato in Putin un interlocutore interessato, anzitutto per evitare il dilagare dell&#8217;instabilità &#8211; e del Terrore &#8211; in Russia, peraltro prospettiva reale.</p>

<p>Detto questo, è prematuro parlare di un trionfo di Putin. Certo, ha vinto la guerra, questo il senso della decisione di Putin di ritirare parte del contingente russo inviato in Siria.</p>
<p>Meglio sarebbe scrivere della vittoria di una fase della guerra globale che sta tormentando il mondo da quindici anni (anni di egemonia neocon).</p>
<p>Il presidente russo deve però ancora vincere la pace, una prospettiva ancora impervia, stante il nuovo caos mediorientale seguito all&#8217;improvvido annuncio di Trump su Gerusalemme e le spinte per scatenare una guerra di grandi proporzioni nella regione, con l&#8217;obiettivo finale di limitare l&#8217;influenza iraniana e/o abbattere Teheran.</p>
<p>Val la pena concludere con una notazione che prendiamo da <strong>Emanuele Severino</strong>, il quale, come riferito in uno scritto riportato tempo fa sul nostro sito (vedi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://piccolenote.ilgiornale.it/23500/severino-del-noce-e-il-super-stato-planetario" target="_blank" rel="noopener">Piccolenote</a>), spiegava come la Guerra Fredda non aveva visto due Imperi contrapposti, bensì un unico Impero che, attraverso la logica dei blocchi, dominava il mondo.</p>
<p>Definizione che collima con quella di Augusto Del Noce, che vedeva Usa e Urss come un mostro a due teste, con il corpo unico e le due teste condannate a insultarsi senza però poter affondare i colpi, pena la morte del mostro stesso.</p>
<p>La fine di quell&#8217;Impero avrebbe dovuto coincidere con l&#8217;assimilazione dell&#8217;Impero d&#8217;Oriente a quello d&#8217;Occidente, che poi è quanto stava avvenendo con la Russia di Boris Eltsin.</p>
<p>Putin ha risollevato le sorti di tale Impero e si presenta ai sudditi dell&#8217;Impero d&#8217;Occidente come una figura apportatrice di stabilità e sicurezza. Come un nuovo Costantino in grado di riportare ordine dopo anni di guerra e insicurezza.</p>
<p>Ad oggi l&#8217;Impero d&#8217;Occidente lo vede come una minaccia, ma è probabile che avesse ragione  Trump, che aveva ricercato un partenariato strategico con Mosca.</p>

<p>Aveva cioè intuito, lui o chi per lui, che il presidente russo poteva rappresentare una risorsa per far uscire anche tale parte di mondo dalle secche nelle quali l&#8217;hanno cacciata le follie belliciste dei neocon e la vittoria predatoria della Finanza sulla politica.</p>
<p>Proprio perché alla Russia tali calamità sono state evitate grazie a Putin, che invece ha vinto la sua battaglia sugli oligarchi e contrastato con successo l&#8217;assertività dei neocon.</p>
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		<title>Le forze speciali russe in Egitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-forze-speciali-russe-in-egitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2016 09:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="693" height="458" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/sd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/sd.jpg 693w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/sd-300x198.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 693px) 100vw, 693px" /></p>
<p>Tra veloci conferme e repentine smentite, la notizia comunque c’è: la Russia potrebbe avere una base militare in Egitto entro poco tempo; dal Cairo non confermano ed anzi Ala Youssef, portavoce del governo di al – Sisi, si affretta a smentire ma non del tutto questa indiscrezione trapelata nei giorni scorsi.LEGGI ANCHE: Una base russa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-forze-speciali-russe-in-egitto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="693" height="458" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/sd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/sd.jpg 693w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/sd-300x198.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 693px) 100vw, 693px" /></p><p>Tra veloci conferme e repentine smentite, la notizia comunque c’è: la<strong> Russia</strong> potrebbe avere una base militare in Egitto entro poco tempo; dal Cairo non confermano ed anzi Ala Youssef, portavoce del governo di al – Sisi, si affretta a smentire ma non del tutto questa indiscrezione trapelata nei giorni scorsi.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/una-base-russa-in-egitto-nel-2019/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Una base russa in Egitto nel 2019?</a></strong>Il portavoce del presidente infatti, tiene a ribadire come &#8220;l’Egitto prosegue nella sua politica di non avere basi straniere all’interno del territorio&#8221;; in poche parole, il Paese africano non sarebbe intenzionato a cedere od affittare a Mosca l’aeroporto militare di Sidi Barrani ma solo per portare avanti la sua politica consuetudinaria e non per chiudere la porta a priori alla Russia e questa è comunque una notizia molto importante.Nessuno infatti, né dal Cremlino e né dal Cairo, smentisce la collaborazione sorta negli ultimi anni tra i due governi e tra i due Paesi; dall’Egitto nessuno vuole far credere che al Sisi non ha contatti con Putin, anzi i fatti dicono il contrario e questo prima della &#8220;primavera araba&#8221; del 2011 poteva essere catalogato tra le ipotesi fantapolitiche o le vere e proprie utopie. Se l’Egitto di Nasser ha potuto portare avanti una politica panaraba grazie anche all’aiuto sovietico, dal 1979 in poi le cose sono cambiate: l’avvento di Sadat al potere, gli accordi di Camp David ed il riconoscimento di Israele, hanno fatto del paese nordafricano un fedele alleato degli USA e l’esercito è stato rimpinguato costantemente di armi e soldi da Washington. Con Mubarak, al potere per trent’anni dal 1981 al 2011, il rapporto con gli Stati Uniti è sempre stato molto solido, il posizionamento dell’Egitto nell’orbita americana non è mai stato messo in discussione ma tutto è cambiato nei primi mesi del 2011, quando sulla scia di quanto accaduto in Algeria e Tunisia, anche le piazze egiziane hanno iniziato a riempirsi di manifestanti.Gli USA scaricano Mubarak, il quale fugge via dalla capitale e le successive elezioni incoronano i Fratelli Musulmani ed al potere va Mohamed Morsi; ma le piazze tornano a riempirsi nel luglio 2013, con almeno 33 milioni di egiziani che il 4 luglio marciano in varie parti del paese, richiamando così l’intervento dell’esercito guidato dal generale Al – Sisi che spodesta quindi Morsi. È qui che Il Cairo inizia a virare in politica estera; l’ex generale dell’esercito lascia la divisa e viene eletto presidente, da questo momento l’Egitto non è più un porto franco per gli americani nel Mediterraneo e nel medio oriente.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/lislam-in-egitto-quale-futuro/" target="_blank">LEGGI ANCHE: L&#8217;islam in Egitto: quale futuro?</a></strong>Al Sisi e Putin si incontrano spesso, Mosca inizia anche a vendere armi ad un esercito che invece per trenta lunghi anni ha ricevuto solo materiale made in USA e questo a livello mediatico viene pagato dall’Egitto con continue accuse di ‘dispotismo’ delle autorità egiziane ed in tal senso anche il caso Regeni rientra in questo contesto; molte sparizioni al Cairo non sempre sono ricollegabili ad attività di organi che rispondono al governo, lo Stato al suo interno è diviso in tanti ‘rivoli’ di potere per via dei due repentini cambiamenti di regime vissuti nel giro di pochi anni e spesso sono vendette personali o voglie di rivalse a causare misteri fitti in cui nemmeno le autorità locali riescono a venirne a capo. La notizia di una base egiziana prossima ad essere affittata all’aviazione russa, testimonia una virata quasi completata verso Mosca da parte dell’esecutivo egiziano; anche se ufficialmente smentita, come detto sopra, questa circostanza però testimonia una fattiva collaborazione sempre più stretta tra Egitto e Russia. Ulteriore testimonianza, è l’accordo concluso lo scorso tre ottobre tra Cremlino ed autorità egiziane sulla costruzione di una centrale nucleare nella regione di El Dabaa, a sua volta frutto di un contratto risalente al 19 novembre 2015, in cui Mosca si impegna a fornire tecnologie e materiali per la costruzione dell’impianto, oltre ad un prestito di circa 25 miliardi di dollari.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-russia-e-tornata-una-superpotenza/" target="_blank">LEGGI ANCHE: La Siria è diventata una superpotenza</a></strong>Questa collaborazione a livello energetico, svela un’unità di intenti tra Russia ed Egitto ben più ampia e corposa; nei giorni scorsi, il quotidiano russo <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://izvestia.ru/news/638151" target="_blank">Izvestia</a></em> ha reso noto come alcune <strong>unità speciali russe</strong> della <strong>forze KSSO</strong> sono volate al Cairo per addestrare i militari egiziani contro le forze terroristiche che insidiano la sicurezza nel paese. In Egitto sono attive diverse cellule salafite, specialmente nel Sinai dove da anni si succedono attentati contro obiettivi civili e militari e dove l&#8217;<strong>ISIS</strong> da circa due anni ha stabilito una propria base operativa sfruttando il territorio desertico ed impervio della penisola che costituisce la parte asiatica del paese; l&#8217;obiettivo è rendere operative le forze di sicurezza egiziane e prepararle contro minacce dei terroristi ma anche dei <strong>Fratelli Musulmani</strong>, interessati a destabilizzare il paese dopo la cacciata di Morsi. Un altro dossier molto importante del medio oriente, potrebbe essere altro punto di convergenza tra Russia ed Egitto; il riferimento è alla <strong>Libia</strong>: Al Sisi sostiene Haftar, il quale alcuni mesi fa è volato a Mosca per incontrare alcuni vertici della difesa del Cremlino. Proprio Haftar è stato nominato inoltre maresciallo della Libia dall’esecutivo di Tobruck, ossia il governo libico che si oppone a quello di Al Serraj, voluto invece dall’ONU ed appoggiato da USA ed Italia; dopo l’inizio dei raid americani su Sirte, molte tribù hanno etichettato questa mossa come ‘imperialista’ ed hanno iniziato a vedere in Haftar un interlocutore importante all’interno del mosaico frazionato e profondamente spaccato della Libia. In poche parole, la collaborazione tra Egitto e Russia, potrebbe portare a breve a nuovi scenari libici ed all’apertura di un nuovo braccio di ferro tra Mosca e Washington in medio oriente, con i due rispettivi governi che, come su altri fronti, appoggiano schieramenti diametralmente opposti. E proprio la Libia per la Russia, potrebbe diventare molto più strategica in futuro visto che essa è la porta dell&#8217;Africa sub Sahariana, lì dove Mosca ha tutto l&#8217;interesse a spodestare la Francia dal suo tradizionale bacino di influenza, specie dopo le ultime accuse che Parigi ha rivolto al governo russo; in particolare, dal Cremlino fanno sapere che la federazione russa è pronta ad armare il <strong>Mali</strong>, paese che da anni lotta contro i terroristi nella parte nord confinante con la Libia: a Bamako, capitale del paese africano, sono stati gli stessi cittadini a scendere in piazza ed a chiedere l&#8217;intervento russo viste le difficoltà del governo a fronteggiare la situazione nell&#8217;Azawad (la regione settentrionale dove i gruppi salafiti operano dall&#8217;inizio degli anni 2000) e vista soprattutto la sfiducia verso l&#8217;ex madrepatria francese.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16410" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/cristiani_sotto_tiro.jpg" alt="cristiani_sotto_tiro" /></a>Tornando ad Al Sisi, è difficile che l’Egitto interrompa comunque del tutto i legami con gli USA e con i propri vicini; l’Arabia Saudita ad esempio, a cui Al Sisi ha donato alcune isole contese nel mar Rosso, è irritata per il dietrofront egiziano nello Yemen, così come diversi paesi sunniti del medio oriente non vedrebbero di buon occhio un Egitto posizionato assieme ai paesi dell’asse sciita che va da Teheran a Damasco, passando per Baghdad. Più probabile quindi che, al fianco di un avvicinamento sempre più marcato alla Russia, Il Cairo non perda di vista anche i rapporti con le altre nazioni della regione; pur tuttavia, la novità in campo mediterraneo è comunque già molto importante: Mosca, che presso la sponda europea del ‘mare nostrum’ sta perdendo anche il Montenegro, sul versante africano invece si assicura la collaborazione egiziana e se in seguito per davvero le viene concessa la base di Sidi Barrani, allora gli scenari mediorientali potrebbero subire importanti e repentini mutamenti.</p>
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		<title>L&#8217;Egitto tra luci e ombre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/legitto-tra-luci-e-ombre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Aug 2016 09:29:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="639" height="479" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/3a4efe61-5705-4a81-b615-d25240a3d887.jpe" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/3a4efe61-5705-4a81-b615-d25240a3d887.jpe 639w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/3a4efe61-5705-4a81-b615-d25240a3d887-300x225.jpe 300w" sizes="auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px" /></p>
<p>La polvere del deserto invade le strade e le antiche dimore in fango. Le architetture testimoniamo un passato glorioso in cui il commercio e l&#8217;agricoltura avevano reso ricche queste terre. L&#8217;acqua, fin dai tempi pre-faraonici, è stata la fonte della prosperità per le oasi del deserto occidentale egiziano. Gli storici sostengono che la civiltà sia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/legitto-tra-luci-e-ombre.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="639" height="479" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/3a4efe61-5705-4a81-b615-d25240a3d887.jpe" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/3a4efe61-5705-4a81-b615-d25240a3d887.jpe 639w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/3a4efe61-5705-4a81-b615-d25240a3d887-300x225.jpe 300w" sizes="auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px" /></p><p>La polvere del deserto invade le strade e le antiche dimore in fango. Le architetture testimoniamo un passato glorioso in cui il commercio e l&#8217;agricoltura avevano reso ricche queste terre. L&#8217;acqua, fin dai tempi pre-faraonici, è stata la fonte della prosperità per le oasi del deserto occidentale egiziano. Gli storici sostengono che la civiltà sia arrivata prima in queste terre che sulle sponde del Nilo.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15009" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/08/0400f741-320b-4924-804f-2431f776dbbd.jpe" alt="0400f741-320b-4924-804f-2431f776dbbd" />L&#8217;oasi di <strong>Dakhla</strong> testimonia questo splendore. Tra tombe ellenistiche e moderni piccoli abitati, le antiche città come El Kasr, le cui case e moschee medioevali risplendono ancora, raccontano di un passato, anche islamico, aperto al commercio e agli scambi culturali.Si tratta di un Egitto molto diverso, una terra di provincia lontana anni luce dal caos del Cairo e di Alessandria. Qui la politica è un’eco lontana e la vita è lenta. Le dune del deserto del Sahara circondano le strisce di verde quasi accarezzandole. Dentro le tombe in stile ellenistico, costruite nell&#8217;epoca delle conquiste di Alessandro Magno, si possono ammirare ancora oggi, dipinti in meravigliosi affreschi, uomini e donne che si muovono in un Eden in cui si produce ottimo vino e frutta. Oggi i paesaggi non sono poi così diversi: si consuma meno vino, ma per il resto il ritmo è rimasto lo stesso.La sera, quando si alza il vento del deserto, ci si può immergere nelle pozze di acqua termale, sia pubbliche che private, e rimanere per ore a meditare in silenzio.Per molti anni, da queste terre sono partiti giovani che, attratti dal caos della capitale e dalle maggiori possibilità di lavoro, si sono immersi in quell’organismo vivente che è il <strong>Cairo</strong>, diventando parte del sangue che fa pulsare l&#8217;enorme metropoli, vero cuore battente dell&#8217;Egitto.Ma queste terre sconosciute non sono meno importanti per la storia del Paese. I governi, nel tempo, hanno varato mega progetti per rilanciare l&#8217;agricoltura delle oasi, trasformandola in una valle del Nilo alternativa. Gli esiti sono stati altalenati, ma non disastrosi. I governi egiziani hanno anche promosso questi magnifici luoghi come mete turistiche alternative, dove incontrare gli egiziani delle oasi e visitare il deserto, ricco non solamente di meraviglie naturalistiche, ma anche architettoniche.Anche qui, si è avuto un iniziale successo, soprattutto a Siwa per l&#8217;ecoturismo, a Dakhla per l&#8217;architettura islamica e nelle altre oasi, come base di partenza per il deserto bianco e nero. Poi, però, tutto si è fermato a causa della crisi politica egiziana e della guerra civile in Libia, paese confinante con le oasi del deserto occidentale.Non ha aiutato la morte di un gruppo di turisti messicani che, mentre attraversavano il deserto con dei pick up, lo scorso settembre sono stati scambiati per combattenti dell&#8217;Isis sconfinati dalla Libia e sono stati bombardati dall&#8217;esercito egiziano.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/08/91ac5f74-950b-4973-b7ea-f9e3d0a2b211.jpe" rel="attachment wp-att-15010"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15010" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/08/91ac5f74-950b-4973-b7ea-f9e3d0a2b211.jpe" alt="91ac5f74-950b-4973-b7ea-f9e3d0a2b211" /></a>In questa epoca, in cui il terrorismo islamista violenta la religione fondata da Maometto, attraverso ideologie che si fondano su un passato mitizzato e che uccidono chiunque abbia il coraggio di avere un pensiero autonomo e libero, il turismo è uno dei settori più colpiti.Evitare che i popoli e le persone si conoscano rende più facile inventare di sana pianta finte realtà o radici che nessuno può poi metter in dubbio. In un momento storico come questo, prendere in mano la situazione e combattere il veleno che scorre nella società del mondo musulmano ha un prezzo in sangue non marginale. I terroristi e le ideologie islamiste sono un tumore e, come tale, combatteranno fino alla fine. Non sarà facile per le società islamiche prosciugare l&#8217;acqua in cui questi elementi nuotano. Per farlo, occorre anzitutto una presa di coscienza del problema. Inoltre, non è con i regimi militari che nel lungo termine si risolveranno i problemi, ma tornando a coltivare il dubbio, la filosofia e la libertà. Concetti che non sono ignoti al mondo islamico, come dimostrano i primi secoli della sua storia. Ecco perché conoscerla è il primo anticorpo per combattere questa malattia. Un altro antidoto che ha permesso a molti egiziani di non farsi ammaliare dalle sirene nere dell’islamismo è la consapevolezza del fatto che esistesse una storia millenaria preislamica, sia faraonica che cristiana, che i primi arabi non hanno voluto cancellare.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/08/3209fc2a-7861-4aa5-a35b-25c2a415a224.jpe" rel="attachment wp-att-15011"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15011" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/08/3209fc2a-7861-4aa5-a35b-25c2a415a224.jpe" alt="3209fc2a-7861-4aa5-a35b-25c2a415a224" /></a>Il deserto non dimentica e preserva tra le sue sabbie le testimonianze dei millenni trascorsi. Tra le dune, le persone, la natura e i manufatti non si decompongono. Basta saper cercare per scoprire una storia molto diversa dal finto passato che le ideologie dell&#8217;uomo inventa. Una storia che dimostra come, in tutte le culture, <strong>i momenti di luce si alternano a quelli bui</strong>.</p>
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		<title>Nella comunità copta egiziana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nella-comunita-copta-egiziana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 08:49:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/FullSizeRender-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/FullSizeRender-7.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/FullSizeRender-7-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>I fiori delle bouganvillee scendono lungo il muro come tante pietre preziose. Gli arbusti si susseguono uno dopo l&#8217;altro. Le sfumature dei rosa e dei gialli creano un mosaico che ben potrebbe raccontare la diversità culturale e religiosa di queste terre. Siamo nel quartiere cristiano del Cairo, dove vivono i discendenti di quella che per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nella-comunita-copta-egiziana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/FullSizeRender-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/FullSizeRender-7.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/FullSizeRender-7-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>I fiori delle bouganvillee scendono lungo il muro come tante pietre preziose. Gli arbusti si susseguono uno dopo l&#8217;altro. Le sfumature dei rosa e dei gialli creano un mosaico che ben potrebbe raccontare la diversità culturale e religiosa di queste terre. Siamo nel <strong>quartiere cristiano del Cairo</strong>, dove vivono i discendenti di quella che per secoli fu la religione dominante dell&#8217;Egitto.Pochi se lo ricordano, ma dalla morte di Cristo fino al tredicesimo secolo l&#8217;Africa e l&#8217;Asia erano per il cristianesimo importantissime. Le chiese cristiane primitive erano maggioritarie in quasi tutto il Medio Oriente e il Nord Africa e avevano una diffusione piuttosto importante anche in India e Persia.Si trattava di<strong> chiese indipendenti</strong>, sia da Roma che da Bisanzio, che per quasi un millennio sono state il centro della cristianità quanto la chiesa d&#8217;occidente, per poi lentamente diventare minoranze dopo le conquiste islamiche. Si è trattato di un procedimento molto lento, in quanto i musulmani non convertivano a forza, ma che avvenne più grazie a incentivi fiscali, che con la spada. <strong>I non musulmani pagavano infatti più tasse</strong>. Anche se all&#8217;inizio erano comunque più basse che sotto i regni precedenti, lentamente questa leva portò, anno dopo anno, i cristiani da maggioranza a minoranza. Inoltre, mentre un cristiano poteva diventare musulmano, non era possibile l&#8217;incontrario. Bisogna comunque ribadire che fu un processo lento. L&#8217;Iraq per esempio fu conquistato nel settimo secolo, ma continuò ad avere una maggioranza cristiana fino al 13 secolo e contava fino alla caduta di Saddam Hussein, ancora novecento mila cristiani.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/lislam-in-egitto-quale-futuro/">Per approfondire: L&#8217;islam in Egitto: quale futuro?</a>Oggi in Egitto il nove per cento, dei novanta milioni di abitanti del paese, appartiene alla<strong> chiesa cristiana Copta</strong>. Questo culto nacque sotto le piramidi nel primo secolo dopo Cristo. Lo stesso nome deriva dalla storpiatura, fatta dagli arabi, della parola che gli antichi greci usavano per indicare gli egiziani: Aigyptoi. Secondo la tradizione la chiesa ha origine dalla predicazione di San Marco, discepolo di Gesù.I Copti furono probabilmente i primi cristiani ad avere comunità monastiche, i cui monaci già nel quarto secolo vivevano nella solitudine del deserto. Alcune sono giunte a noi , come i celeberrimi monasteri di Santa Caterina nel Sinai e di Sant&#8217;Antonio sulle montagne vicino al Mar Rosso. Queste comunità di monaci asceti divennero famose in tutto il mondo cristiano.<strong>Lo scisma con le altre chiese, sia latine che greche, avvenne tra il 431 e il 451</strong>. I copti egiziani, come quelli etiopi, gli armeni e i siriaci ortodossi non accettarono le novità introdotte dal concilio di Calcedonia sulla natura di Cristo, che le altre chiese avevano definito come “un unione perfetta della divinità e dell&#8217;umanità”.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/combattiamo-lestremismo-con-la-cultura/">Per approfondire: &#8220;Usiamo la cultura contro l&#8217;islamismo&#8221;</a>Dall&#8217;Egitto la fede cristiana si espanse lungo gran parte del Nilo, basti pensare che fino alla Nubia, tra Assuan e Khartoum, a cavallo tra l&#8217;attuale Egitto e Sudan, è rimasta maggioritaria fino al quindicesimo secolo. Gli islamici invasero il paese nel 642 dc, per molto tempo i rapporti tra le due religioni non furono drammatici e trovarono una forma di convivenza. Un momento buio tra le due fedi in Egitto avvenne nel 1354 anno in cui scoppiarono rivolte musulmane contro i cristiani, ancora molto forti nel paese. Il governo sequestrò molte terre ai monasteri, togliendo loro così gran parte dei finanziamenti. Per evitare violenze moltissimi cristiani si convertirono all&#8217;Islam. Le comunità copte sopravvissero, ma è in questo momento che i cristiani divennero per sempre e senza possibilità di ritorno, una cospicua minoranza, in un paese a maggioranza islamica.Nonostante tutto i copti sono ancora oggi il nove per cento della popolazione e hanno ancora un ruolo molto importante.La comunità cristiana al secondo turno delle elezioni presidenziali del 2012, che portarono alla vittoria per poco più di un punto <strong>Mohamad Morsi</strong>, sostenne in massa Ahmed Shafiq l&#8217;ex comandante dell&#8217;aeronautica di Mubarak. Un anno e mezzo dopo i copti ebbero un ruolo molto importante nella coalizione che sostenne la presa di potere del generale <strong>Abdel Fattah Al Sisi</strong> contro Morsi. Si unirono ai giovani di piazza Tahrir, ai laici, ai contadini delle provincie e ai salafiti, contro il governo dei Fratelli Musulmani, che vedevano come un pericolo, anche dopo gli incendi di alcune chiese da parte degli islamisti. La comunità copta ha fatto molta attenzione a muoversi passo dopo passo con il Grande Imam Al Azhar, Muhammad Ahmad al Tayyib, per non evitare che si creassero nuove divisioni con in musulmani.<strong>Al Sisi è stato il primo presidente egiziano a essere presente ad una messa di Natale</strong>. Nel suo arrivo nella cattedrale è stato accolto dal papa copto Tawadros. Il presidente ha pronunciato un discorso a favore dell&#8217;unità tra cristiani e musulmani sostenendo che la diversità di costumi e religioni faccia parte del progetto di Dio. Ha anche promesso di ricostruire le 53 chiese che furono distrutte dai fratelli musulmani dopo l&#8217;arresto dell&#8217;ex presidente Mohamad Morsi. Al Sisi ha anche aggiunto che nessuno deve fare differenze tra gli egiziani a secondo della loro religione.Certo la crescente militarizzazione del nuovo governo e delle denunce per il mancato rispetto dei diritti umani, pongono i copti di fronte ad un dilemma non piccolo: sposare in toto il regime per paura che gli islamisti possano isolare i cristiani, come avvenuto in molti paesi vicini o mantenere una posizione più indipendente che possa in futuro metterli al riparo dall&#8217;accusa di aver chiuso gli occhi sulla mancanza di rispetto dei diritti umani.Si tratta di una dilemma molto complesso in quanto, sia gli islamisti, che i militari, non li rispettano. Anche se i secondi appaiono nel breve termine tutelare maggiormente gli interessi delle minoranze, nel lungo periodo tutto appare più nebuloso. I cristiani dovrebbero farsi promotori di una riconciliazione tra le tre anime del paese, quella islamica, quella cristiana e quella atea. Operazione che in un Medio Oriente piombato in conflitti generalizzati, in cui il mancato riconoscimento delle differenze sembra essere la regola, appare miracolosa, ma che non dovrebbe apparire impossibile per chi ha fatto del messaggio di Cristo il centro della propria vita.</p>
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		<title>&#8220;Usiamo la cultura contro l&#8217;islamismo &#8220;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/combattiamo-lestremismo-con-la-cultura.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2016 09:45:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1472" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick-.jpg 1472w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick--300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick--768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick--1024x693.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1472px) 100vw, 1472px" /></p>
<p>Il Museo delle Arti Islamiche del Cairo contiene una delle più vaste collezioni di arte islamica al mondo. Il museo fondato alla fine dell&#8217;ottocento espone più di 2,500 oggetti in 25 gallerie, ma la collezione nascosta nei sotterranei è molto più vasta, contando più di 102,000 opere d&#8217;arte. Gli oggetti datano dal settimo secolo dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/combattiamo-lestremismo-con-la-cultura.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1472" height="996" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick-.jpg 1472w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick--300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick--768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/detail-of-Mamlouk-candlestick--1024x693.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1472px) 100vw, 1472px" /></p><p>Il Museo delle Arti Islamiche del Cairo contiene una delle più vaste collezioni di arte islamica al mondo. Il museo fondato alla fine dell&#8217;ottocento espone più di 2,500 oggetti in 25 gallerie, ma la collezione nascosta nei sotterranei è molto più vasta, contando più di 102,000 opere d&#8217;arte. Gli oggetti datano dal settimo secolo dopo cristo fino al diciannovesimo.Nel gennaio del 2014 un&#8217;autobomba esplose distruggendo la sede centrale della polizia del Cairo di fronte al museo, danneggiando il 30 per cento dei reperti, da allora il museo è chiuso. Gli Occhi della Guerra hanno incontrato Ahmad al Shoky, general supervisor del museo.<strong>Quando riaprirà?</strong>Il museo chiuse nel 2014 a seguito della bomba contro la sede della polizia di fronte al nostro palazzo. L&#8217;esplosione ha distrutto molti oggetti. Tantissimi paesi, compreso l&#8217;Italia, hanno fatto donazioni per finanziare i restauri, sia degli oggetti che del palazzo. Dopo due anni avendo finito, speriamo di riaprire al più presto.<strong>Ogni oggetto che viene dal passato racconta una storia e porta con sé un messaggio. Cosa può raccontare un museo della cultura islamica ai musulmani di oggi?</strong>È la nostra missione raccontare cosa l&#8217;arte del tempo ci svela della civilizzazione islamica. Un museo come il nostro, pieno di oggetti originali, lo fa non con le parole, ma con evidenze storico-scientifiche. Può raccontare davvero il pensiero e la cultura di questa grande civilizzazione. Un universo in cui, al contrario di quello che raccontano gli estremisti oggi, differenti religioni e culture vivevano insieme. Non vi era conflitto tra religione, scienza e filosofia. L&#8217;espansione dell&#8217;Islam tra popolazioni di fedi diverse fu favorita, non solamente dalle conquiste militari, ma anche dall&#8217;apertura di questa religione al multiculturalismo.<strong>Cosa vorrebbe che un giovane egiziano imparasse entrando nel museo?</strong>Che gli islamici del tempo combattevano per migliorare la società, erano aperti alla scienza, al commercio, alla speculazione filosofica. Era un mondo che non aveva paura del confronto con realtà diverse. Oggi questa apertura si è persa creando grossi problema.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;185&#8243; gal_title=&#8221;Museo Cairo&#8221;]<strong>Bisogna quindi ripartire dalla cultura?</strong>Sì, per fare questo abbiamo fatto anche un catalogo per i bambini, così che fin da piccoli i giovani egiziani possano apprendere le mille sfaccettature della loro cultura.<strong>Come museo parteciperete a nuove campagne archeologiche?</strong>Il primo direttore del museo dette inizio agli scavi ad Al Fustat, il vecchio Cairo islamico. Quindi sicuramente siamo molto interessati alla riapertura della stagione di scavi archeologici nel Cairo storico.<strong>Quale altri progetti state portando avanti per cambiare l&#8217;immagine della religione musulmana?</strong>Questa è una delle collezioni più grandi al mondo di arte islamica. Io sono fiero di poter lavorare a questo progetto, perché davvero ogni oggetto è portatore di un messaggio dal passato. Se si vuole capire come era il mondo islamico al tempo del famoso califfo Harun al Rashid, questo è uno dei posti in cui venire. Non è importante solamente per gli europei, ma soprattutto per gli islamici. Un museo come questo è il migliore antidoto al terrorismo e all&#8217;oscurantismo.Per esempio, stiamo lavorando a un progetto per raccontare il rapporto tra mondo islamico e scienza, stiamo collaborando con specialisti e favorendo pubblicazioni su questo tema. Stiamo anche rilanciando la rivista del museo, con pubblicazioni di esperti da tutto il mondo, proprio per ricreare un dibattito nella società egiziana sulle origine del mondo islamico e la sua cultura. Infine, vogliamo anche favorire i prestiti con gli altri musei mondiali per raccontare la nostra civilizzazione.<strong>Quali sono state le parti positive o complicate di riaprire un museo?</strong>Come professore universitario è stata una bella sfida diventare direttore di un museo. Fare squadra con tanti professionisti diversi è stato il segreto che ci ha fatto vincere la sfida.</p>
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		<title>L&#8217;islam in Egitto: quale futuro?</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/lislam-in-egitto-quale-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2016 08:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="592" height="426" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/egypt-women.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/egypt-women.jpg 592w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/egypt-women-300x216.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px" /></p>
<p>I rumori dei clacson la fanno da padrone, l&#8217;aria è già molto calda nonostante sia ancora primavera. Poco distante i vicoli strettissimi del bazar delle stoffe del centro del Cairo sono stracolmi di donne, manca l&#8217;aria. La visione dei veli colorati e sgargianti che corrono, per poi fermarsi a scegliere tessuti altrettanto colorati, ha un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/lislam-in-egitto-quale-futuro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="592" height="426" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/egypt-women.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/egypt-women.jpg 592w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/egypt-women-300x216.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px" /></p><p>I rumori dei clacson la fanno da padrone, l&#8217;aria è già molto calda nonostante sia ancora primavera. Poco distante i vicoli strettissimi del bazar delle stoffe del centro del <strong>Cairo</strong> sono stracolmi di donne, manca l&#8217;aria. La visione dei veli colorati e sgargianti che corrono, per poi fermarsi a scegliere tessuti altrettanto colorati, ha un che di ipnotico. Sembra un immagine antica, ma paradossalmente si tratta solo parzialmente di un ritorno al passato.<strong>Sul velo si mischiano tante questioni, sia tradizionali, che religiose</strong>. È un dato di fatto che in tutto il mediterraneo, sunnita, sciita, ortodosso, come cattolico, vi fosse la tradizione di coprirsi i capelli perché sensuali. In fondo le stesse suore cattoliche lo fanno ancora oggi. Molte delle tradizioni religiose sono però spesso credenze culturali condivise, più che dogmi. Le prefiche pagate per piangere accanto ai morti o la tradizione di strillare lamentandosi il più possibile ai funerali, si potevano vedere fino a poco tempo fa, sia nel meridione cattolico, sia in Grecia o nel Libano ortodosso o sciita che fosse, in Iran e nel sunnita Egitto. Lo stesso vale per il flagellarsi per penitenza, che accade ancora oggi in Calabria per Pasqua o in Iran per la festa dell&#8217;Ashura in ricordo del martirio di Hussein per mano dei sunniti.Anche la venerazione dei santi non è poi così diversa in questi paesi. Quello che colpisce molto dell&#8217;Islam moderno è l&#8217;alta presenza di gruppi che hanno reso delle semplici tradizioni dei dogmi irrinunciabili e da difendere anche con la costrizione o in alcuni casi con la violenza. Parlando del velo il Corano dice solamente : &#8220;<strong>E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare</strong>&#8220;. Tutto il resto è solo interpretazione.Passeggiando nelle strade del Cairo negli anni settanta, i veli sarebbero stati, a detta degli stessi egiziani, molti di meno. L&#8217;Egitto di oggi, pur avendo un governo laico e una popolazione aperta al mondo, ha virato bruscamente verso le credenze islamiste. L&#8217;Arabia Saudita e i paesi del Golfo sono in gran parte responsabili di questa situazione. Quasi tutti gli egiziani laici raccontano che questa tendenza è iniziata dopo che molti appartenenti alla piccola borghesia e alla classe popolare andarono a lavorare nel Golfo e vennero in contatto con i wahabiti, setta nata nel mille e settecento in Arabia che tenta di riformare l&#8217;Islam, negando che possa essere interpretato. Idea relativamente moderna, che nega tutta la storia dei primi califfati dove l&#8217;interpretazione, lo studio della teologia, anche di religioni diverse, la conoscenza filosofica e della scienza erano molto importanti.I wahabiti piano piano si sono fatti strada, diventando molto vicini alla famiglia reale saudita, che grazie ai soldi del petrolio li ha proiettati sullo scenario mondiale. Molti gruppi religiosi sauditi garantiscono welfare, scuole e lavoro in paesi poveri, a quelle persone che abbandonano versioni più tolleranti e tradizionali dell&#8217;Islam per sposare l&#8217;ideologia wahabita e il suo concetto della purezza.Anche l&#8217;Egitto ha però partorito i suoi gruppi autoctoni. Il più importante di essi, i <strong>Fratelli Musulmani</strong>, ha anche esso propaggini in tutto il mondo. Nasce negli anni venti dopo la caduta dell&#8217;Impero Ottomano, che era un&#8217;entità politica multi religiosa, dove vivevano centinaia di etnie e gruppi culturali diversi. Negli anni venti nacquero molti movimenti che tentarono di creare collanti nazionalistici, religiosi o ideologici che unificassero culturalmente stati nati per volontà spesso europea. L&#8217;Egitto, che pur da millenni aveva una idea di statualità e una burocrazia, anch&#8217;esso doveva trovare un collante politico che unificasse le tante visioni religiose e sociali diverse che si trovavano nel paese. Le diversità esistevano sia all&#8217;interno della comunità islamica, sia tra gli islamici e i milioni di cristiani copti o con i migliaia di ebrei. Nel paese nacquero quindi, sia gruppi nazionalistici, sia religiosi come i Fratelli Musulmani. Entrambi guardavano alle ideologie che trionfavano nell&#8217;Europa degli anni venti. I Fratelli Musulmani proposero di interrompere la tradizionale libertà di interpretazione del Corano, vista l&#8217;assenza di un Papa nel mondo islamico, sostituendola con un&#8217;ideologia che vedeva il partito politico ed i religiosi a esso vicini, come custodi della morale pubblica. Una visione più simile ai partiti fascisti o comunisti che al Califfo tradizionale che non si occupava di interpretazione religiosa. L&#8217;impero era sunnita, ma poi non vi era di certo una visione centralizzata di cosa si intendesse essere sunniti. Questo era lasciato alle differenti scuole giuridiche. Inoltre, storicamente nei califfati proliferavano sette e religioni di ogni tipo. Certo la convivenza non era sempre perfetta, ma il multiculturalismo è sopravvissuto in quelle aree fino alla fine dell&#8217;ottocento ed in parte fino ad oggi. In Europa al contrario, le visioni del cristianesimo diverse, fino alla riforma, erano considerate eretiche e anche dopo, di solito ogni stato, Svizzera, Stati Uniti, Francia e Polonia a parte, aveva popolazione omogenee. L&#8217;unica eccezione erano gli ebrei che però spesso vivevano nei ghetti. Nessuna traccia religiosa è rimasta delle popolazioni islamiche andaluse o siciliane. Mentre i cristiani ancora oggi sono molti nei paesi che fecero parte dei califfati. La loro crisi demografica è una questione dovuta agli estremismi moderni.L&#8217;Egitto ha saputo proteggere i suoi <strong>copti</strong>, anche se ha perso gran parte della sua <strong>comunità ebraica</strong>, pur avendo ancora qualche sinagoga in funzione. Nonostante la parentesi di potere ambigua e fallimentare dei Fratelli Musulmani, tutti i governi egiziani, militari o no che fossero, hanno sempre tentato di conservare la tradizionale moderazione religiosa del paese. Questo però non è riuscito del tutto. La questione del velo lo dimostra. Oggi una donna del popolo che esca senza velo rischierebbe di essere considerata immorale dai vicini. In un paese che dagli anni settanta ha vissuto un aumento della popolazione vertiginoso, la maggioranza delle classi popolari non conosce davvero la religione islamica e spesso confonde le tradizioni con dogmi. Il fatto che i movimenti religiosi del Golfo, carichi di petrodollari, fossero infinitamente più ricchi di quelli tradizionali, non ha fatto altro che indebolire le sette religiose più popolari e moderate. Gli stessi Fratelli Musulmani negli ultimi anni hanno preso molti finanziamenti dal Qatar. Il fatto che per molto tempo i governi egiziani abbiano sottovalutato il fenomeno e che l&#8217;Università al Azhar del Cairo, un tempo faro della cultura sunnita, abbia perso molto smalto e si sia anche essa avvicinata molto alle teorie islamiste, non ha aiutato.Negli ultimi anni il governo del Feldmaresciallo <strong>al Sisi</strong> ha tentato di proporre con forza il tema della riforma dell&#8217;insegnamento religioso, ma vista la totale dipendenza del paese dai prestiti sauditi non sarà semplice. Per fortuna la vasta borghesia egiziana è estremamente consapevole della sua storia e nel tempo, se riuscirà a condurre il popolo fuori dalle secche della povertà, potrà guidare il paese in acque sicure.</p>
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		<title>Il futuro (incerto) dell&#8217;Egitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-futuro-incerto-dellegitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 16:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cairo]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Tahrir]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La città è un intrico di strade, grattacieli, palazzoni, macchine, asinelli e caos. Ma vi si trova anche la calma placida del Nilo, che scorre da millenni eternamente uguale o delle antiche dimore. Questo contrasto esprime bene la complessità del Cairo. Un luogo elettrico e calmo allo stesso tempo. Il periodo storico attuale non è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-incerto-dellegitto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/OLYCOM_20160429112546_18801661-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La città è un intrico di strade, grattacieli, palazzoni, macchine, asinelli e caos. Ma vi si trova anche la calma placida del <strong>Nilo</strong>, che scorre da millenni eternamente uguale o delle antiche dimore. Questo contrasto esprime bene la complessità del <strong>Cairo</strong>. Un luogo elettrico e calmo allo stesso tempo. Il periodo storico attuale non è molto diverso. Il governo del Feldmaresciallo <strong>Al Sisi</strong> ha messo in sicurezza un paese che rischiava di collassare sotto le guerre che imperversano nel mondo musulmano. Ha protetto lo stato da quelle forze interne e internazionali che puntavano a farlo saltare, ma ha evidenti segni di nervosismo.Quasi tutti i paesi mediorientali e nord africani soffrono di forti tensioni o sono piombati in guerre civili a seguito delle lotte provocate dalle maggiori potenze regionali o per il terrorismo.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;150&#8243; gal_title=&#8221;egitto&#8221;]In Egitto questo ha portato a un forte sostegno del <strong>Qatar</strong> e della <strong>Turchia</strong> all&#8217;ex governo dei Fratelli Musulmani dell&#8217;ex presidente Morsi e dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> al nuovo esecutivi di Al Sisi che ha deposto quello di Morsi a seguito delle proteste del 3 luglio 2013.Da anni ormai i<strong> movimenti terroristici</strong> tentano di creare instabilità in Sinai con continui attentati contro i militari e la polizia. L&#8217;<strong>Isis</strong> è inoltre riuscita a far scappare tutti i russi dopo aver fatto esplodere l&#8217;anno scorso un aereo pieno di turisti.L&#8217;apparente quiete raggiunta nella maggior parte del paese, nonostante le forti tensioni, dopo la tempesta delle varie fasi della primavera araba, nasconde in realtà fiumi carsici dalle acque ancora turbolente.Anche per gli evidenti errori del nuovo governo, che tende ad avere riflessi militareschi e poco democratici. Al Sisi e i suoi uomini non hanno saputo evitare una notevole militarizzazione, che spesso confonde la semplice opposizione con terroristi, che pur non mancano.Non è raro che qualche poliziotto o squadrone paramilitare perda il controllo, commettendo atti di violenza mentre arresta persone che protestano, per poi tentare di nascondere l’accaduto.Anche le proteste dei ragazzi di <strong>piazza Tahrir</strong> sembrano ormai spesso disorganizzate e incapaci di offrire alternative istituzionali credibili a un paese che rischiava di collassare. Tutto questo rende molto difficile offrire un&#8217;alternativa al governo di Al Sisi, che però consapevole di questo, rischia di ubriacarsi di potere.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-9849" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/571178-TahrirSquareREUTERS-1372713610-1024x683.jpg" alt="571178-TahrirSquareREUTERS-1372713610" />Solamente la storia potrà forse raccontare cosa è accaduto al ricercatore italiano <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tag/giulio-regeni/" target="_blank">Giulio Regeni</a></strong>, che studiava i movimenti sindacali liberi egiziani, ritrovato morto con evidenti segni di torture . Nel paese si è parlato molto del caso e dovunque appena trovano un italiano le persone si dicono dispiaciute. Ognuno ha la sua teoria. Quello che però colpisce è il nervosismo del governo e il continuo <strong>cambio di versioni</strong> da parte della polizia e degli inquirenti locali. Situazione che fa pensare che sarà difficile arrivare a una verità ufficiale.Al-Sisi è appoggiato da gran parte dei poveri e dalla maggioranza dei ricchi con più di trent’anni, ma compie l’errore di inimicarsi, nel lungo periodo, i tanti giovani, democratici e borghesi, delle città egiziane, che protestano per avere lavoro e più libertà. Sono una minoranza, mal organizzata e incapace di creare una vera alternativa, che però potrebbe essere sua naturale alleata nella lotta contro gli islamisti.Inoltre, nel lungo periodo, se il paese si starà stabilizzato, la repressione dei giovani borghesi rischia di gettare molte ombre sulla carriera politica del presidente. Anche perché è questa classe, che se ben guidata, può pian piano guidare il paese fuori dalle secche dell&#8217;islamismo.Un&#8217;altra questione che ha creato molte proteste nel paese è la cessione, dopo una controversia durata anni, delle<strong> isole di Tiran e Sanafir</strong>. L&#8217;Egitto, ormai dipendente dai prestiti sauditi, non ha saputo dire di no.  Le due isole chiudono il golfo di Aqaba. Questa cessione dimostra indirettamente come vi sia stato un avvicinamento, non dichiarato tra Israele e l&#8217;Arabia Saudita, in nome del nuovo nemico irananiano. Sembra infatti difficile che Israele non abbia detto niente, visto che le due isole bloccano il suo unico sbocco sul Mar Rosso. Tel Aviv non ha alcuna relazione diplomatica con Riad, al contrario che con il Cairo, con cui, nonostante la retorica egiziana, intrattiene buoni rapporti. Sembra quindi difficile che non abbia avuto rassicurazioni dagli egiziani e dai sauditi su un operazione che tocca territori che Israele ha restituito nel 78 all&#8217;Egitto.Dopo le proteste e il malcontento di una parte della popolazione egiziana, il governo ha reagito con nervosismo. La magistratura ha arrestato due giornalisti che avevano pubblicamente criticato il governo sulla questione delle due isole, il direttore del portale web di opposizione “Yanaer” (Gennaio), Amr Badr, già arrestato anche in passato, e un redattore della stessa testata, Mahmoud Saqa.Nonostante tutto questo al Cairo la vita scorre come sempre, tra eventi culturali, come il Festival Internazionale dei Tamburi, tenutosi nella cittadella islamica e una modernizzazione della società che prosegue vivacemente. Fioriscono le applicazioni internet come Uber, che, malgrado le proteste dei taxisti, cresce tantissimo nel paese. La piccola e media borghesia, ben radicata in città, adora internet e le sue mille possibilità.Il vero problema rimane però il resto del paese. Nonostante i mega progetti, come il raddoppio del<strong> canale di Suez</strong>, messo per altro a rischio dalle nuove rotte aperte nel mare del Nord per lo scongelamento dei ghiacci, l&#8217;economia non riesce ancora a ripartire. Mancano gli investimenti diffusi e il turismo, nonostante il boom dei cinesi e degli indiani, non ritorna ai livelli di prima.Per ovviare a questa situazione il presidente Al Sisi ha ricevuto in pompa magna i presidente francese, François Hollande  e quello cinese Xi Jinping , come il re saudita Salman. Tutti hanno promesso ingenti investimenti nel paese.Piazza Tahrir appare semi vuota e invasa dal sole rovento. Il palazzo, un tempo sede del partito di Mubarak, bruciato durante la rivoluzione, è stato abbattuto. Davanti al Museo Egizio è stato costruito un mega parcheggio per i turisti. In superficie vi sono pochissimi alberi, quasi nessuna panchina, solo qualche aiuola. Il tutto sembra quasi fatto per scoraggiare ogni tentativo di sedersi o sostare.Dopo anni di proteste <strong>il nuovo governo cerca di imbrigliare i fiumi carsici della primavera araba e dell&#8217;islamismo internazionale</strong>. Il tempo sarà giudice.</p>
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		<title>Hollande, pericolo per il Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hollande-al-cairo-pericolo-nel-mediterraneo.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 15:18:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Per favore, qualcuno spieghi alla Francia che siamo all’inizio del Terzo Millennio, non è più tempo di “schiaffi di Tunisi” e il Mediterraneo è un ambiente troppo delicato per sopportare le iniziative dell’Eliseo. Non capiranno, non ce la fanno proprio, ma almeno gliel’avremo detto.Nella politica internazionale non ci si scandalizza di nulla ma la visita &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/hollande-al-cairo-pericolo-nel-mediterraneo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/hollande-francia-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/hollande-francia-reuters.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/hollande-francia-reuters-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/hollande-francia-reuters-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/hollande-francia-reuters-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/hollande-francia-reuters-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per favore, qualcuno spieghi alla Francia che siamo all’inizio del Terzo Millennio, non è più tempo di “schiaffi di Tunisi” e il <strong>Mediterraneo</strong> è un ambiente troppo delicato per sopportare le iniziative dell’Eliseo. Non capiranno, non ce la fanno proprio, ma almeno gliel’avremo detto.Nella politica internazionale non ci si scandalizza di nulla ma la visita del socialista (<em>liberté, egalité, fraternité</em>) <strong>Francois Hollande</strong> al Cairo è una vergogna.  Avviene proprio mentre l’Italia sta cercando di porre rimedio a quella che rischia di diventare una bruciante umiliazione, per noi e per l’Europa, ovvero il rifiuto dell’Egitto di far luce sull’omicidio di <strong>Giulio Regeni</strong>. E porta ossigeno alla posizione di Al Sisi, ormai in difficoltà nei rapporti non solo con l’Italia ma anche con altri interlocutori decisivi come gli Usa.Hollande ovviamente lo sa, ed è questa la ragione per cui si può parlare di una riedizione dello Schiaffo di Tunisi, ovvero dell’operazione con cui nel 1881 la Francia della Terza Repubblica intervenne con l’esercito nella Tunisia che pochi anni prima aveva siglato una serie di accordi politici e commerciali con il Regno d’Italia. Le baionette francesi imposero il cosiddetto Trattato del Bardo con cui la Tunisia si consegnava al protettorato francese.Quella Francia voleva impedire che l’Italia potesse dire una parola decisiva su entrambe le sponde del Canale di Sicilia. La Francia di Hollande replica oggi in Egitto, anche se con altre modalità, la stessa politica, approfittando di un momento di difficoltà politica dell’Italia.È solo l’ultimo episodio, però, di un recente<strong> attivismo francese nel Mediterraneo</strong> degno davvero di miglior causa. Nel 2008 <strong>Nicolas Sarkozy</strong>, in una delle sue vampate di <em>grandeur</em>, decise di lanciare l’Unione per il Mediterraneo, partnership politica e commerciale destinata a collegare i Paesi della Ue con quelli della sponda Sud del Mediterraneo (e poi anche dell’Adriatico). Idea in sé interessante ma troppo segnata dalle manie di protagonismo del Presidente francese. Sarkozy voleva farne un’organizzazione autonoma ovviamente guidata dalla Francia, l’<strong>Unione Europea</strong> (insieme con la Turchia, che all’epoca voleva entrare direttamente nella Ue) bloccò il tutto, riportando l’Unione per il Mediterraneo al proprio interno e di fatto mutilandola.Come sempre, le decisioni Ue mirarono al ribasso. All’Unione per il Mediterraneo fu vietato occuparsi di <strong>terrorismo</strong>, <strong>migrazioni</strong> e <strong>diritti civili</strong>. Cioè proprio i tre settori in cui, oggi, l’Europa soffre un tremendo deficit di lucidità e di iniziativa politica.Sarkozy non si arrese e nel 2011 tornò a colpire. Questa volta alla lettera, scatenando la guerra in <strong>Libia</strong> cui ancora oggi, come vediamo dai travagli dell’artificioso governo di unità nazionale inventato dall’Onu e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, si tenta affannosamente di porre un qualche rimedio, prima che il caos delle rivalità tribali apra la porta a un’ancor più consistente presenza dell’Isis.Adesso si muove Hollande, che in un solo giorno al Cairo ha firmato una trentina tra intese vere e proprie e lettere d’intenti. Ci sono accordi sul turismo, la cultura, i trasporti e persino sul cambiamento climatico. Ma la “ciccia”, come si dice, sta in due settori: il gas (di cui l’Egitto, Paese che importa petrolio, si è scoperto sorprendentemente ricco) e le armi. La Francia vende all’Egitto portaelicotteri, portaerei, corvette, cacciabombardieri. Acquisto quasi interamente finanziato da prestiti gentilmente offerti al governo di Al Sisi da banche francesi. Il che rivela la sostanza squisitamente politica dell’accordo: la Francia ottiene di stabilire un legame strategico con il regime egiziano (a spese dell’Italia e non solo), l’Egitto porta a casa un sacco di roba con la promessa di pagarla chissà quando.In questo modo, inoltre, i due Paesi chiudono la triangolazione con l’Arabia Saudita: grande acquirente di armi francesi (nell’ottobre scorso fu il premier francese Manuel Valls a siglare con re Salman un accordo miliardario) e grande finanziatrice dell’Egitto di Al Sisi. Il tutto, ovviamente, in nome della pace, della stabilità del Medio Oriente, della tolleranza religiosa, dei diritti civili e della lotta all’Isis. <em>Ca va sans dire</em>.</p>
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		<title>Nasce Pink Taxi in difesa delle donne</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nasce-pink-taxi-per-proteggere-le-donne.html</link>
		
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2016 15:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="531" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Harrasmap è un &#8216;organizzazione egiziana impegnata a combattere e contrastare ogni forma di molestia sessuale, e quello che è emerso da un report del gruppo è che il 95% delle donne egiziane, con un&#8217;età compresa tra i 25 e i 50 anni, è stata vittima di molestie, spesso anche di giorno, e sopratutto su mezzi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nasce-pink-taxi-per-proteggere-le-donne.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="531" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/7934481_orig-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>Harrasmap è un &#8216;organizzazione egiziana impegnata a combattere e contrastare ogni forma di molestia sessuale, e quello che è emerso da un report del gruppo è che il 95% delle donne egiziane, con un&#8217;età compresa tra i 25 e i 50 anni, è stata vittima di molestie, spesso anche di giorno, e sopratutto su mezzi pubblici o a bordo di taxi guidati da uomini.L&#8217;Egitto, stando a un documento della Fondazione Reuters, è il primo Paese, tra i ventidue della Lega Araba, dove i diritti delle donne sono maggiormente calpestati. E il fatto che sui mezzi pubblici, una donna, indipendentemente che sia velata o meno, diventi oggetto di attenzioni troppo esplicite e invasive è una piaga sociale che crea problematiche quotidiane, in particolar modo nella capitale.E&#8217; per contrastare questo problema quindi che è nato<strong> Pink Taxi</strong>. Un servizio di autonoleggio con conducenti, ideato da una donna, Reem Fawzy, gestito da donne e riservato alle donne.Pink Taxi è un servizio di trasporto privato. Un brand di taxi rosa che viaggiano per le strade cairote, guidati da donne che parlano un inglese fluente e laureate, e riservato alle donne egiziane. Ogni vettura è dotata di Gps ed è collegata a una centrale operativa. Un servizio di trasporto che permette quindi alle ragazze egiziane di poter viaggiare in massima sicurezza nella metropoli egiziana.Anche se l&#8217;idea sembra encomiabile in realtà non è stata risparmiata da critiche. Le accuse, mosse sopratutto da donne impegnate nel sociale, al progetto di Reem Fawzy sono che Pink Taxi in realtà non fa che promuovere la segregazione di genere, che non contribuisce a combattere l&#8217;isolamento delle donne egiziane, e che il servizio, non garantisce comunque una sicurezza ad ampio spettro, dal momento che non combatte un problema sociale radicato nel Paese nord africano: la discriminazione delle donne nella società.</p>
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