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	<title>Budapest Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 14 Oct 2019 10:48:45 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Budapest Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ungheria, sconfitta per Orban: l&#8217;opposizione conquista Budapest</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ungheria-sconfitta-per-orban-lopposizione-conquista-budapest.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 10:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[Fidesz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352-1024x545.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Viktor Orban, per una volta, non sorride. Le elezioni locali in Ungheria, infatti, si sono concluse con un risultato clamoroso e poco incoraggiante per il suo movimento conservatore, Fidesz, ormai al potere dal 2010. L&#8217;opposizione è riuscita a vincere a Budapest, capitale politica, economica, culturale e città più popolosa del Paese, con un milione ed ottocentomila &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ungheria-sconfitta-per-orban-lopposizione-conquista-budapest.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Viktor-Orban-a-Sopron-Getty-e1566455323352-1024x545.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Viktor Orban</strong>, per una volta, non sorride. Le elezioni locali in Ungheria, infatti, si sono concluse con un risultato <a href="https://www.euronews.com/2019/10/13/hungary-local-elections-opposition-candidate-karacsony-unseats-fidesz-backed-incumbent-in">clamoroso</a> e poco incoraggiante per il suo movimento conservatore<a href="https://it.insideover.com/politica/visegrad-si-conferma-sovranista-boom-di-orban-in-ungheria.html">, Fidesz</a>, ormai al potere dal 2010. L&#8217;opposizione è riuscita a vincere a<strong> Budapest</strong>, capitale politica, economica, culturale e città più popolosa del Paese, con un milione ed ottocentomila residenti, unendosi dietro al verde Gergely Karacsony. Quest&#8217;ultimo ha ottenuto, con l&#8217; 81 per cento dei voti scrutinati, il 50.6 per cento dei consensi battendo Istvan Tarlos, sindaco uscente e membro di Fidesz, che si è fermato al 44 per cento dei suffragi. L&#8217;opposizione dovrebbe riuscire ad ottenere la maggioranza dei seggi nell&#8217;Assemblea Municipale della città ed i suoi candidati dovrebbero prevalere, secondo i risultati preliminari, in almeno 10 delle 23 principali città ungheresi tra cui Pecs e Szeged. Il premier Viktor Orban ha <a href="https://www.theguardian.com/world/2019/oct/13/opposition-parties-candidate-wins-budapest-mayoral-race">accettato</a> la sconfitta nella capitale e si è reso disponibile a cooperare con la nuova amministrazione che andrà ad insediarsi.</p>
<h2>Una sconfitta parziale</h2>
<p>Le consultazioni locali, pur penalizzando il partito di Orban, non mettono a rischio l&#8217;esecutivo nazionale. <strong>Fidesz</strong> ha una consistente maggioranza parlamentare, che raggiunge due terzi dei seggi grazie all&#8217;alleanza con i cristiano-democratici del Kdnp e rimane <a href="https://www.reuters.com/article/us-hungary-local-election-budapest-resul/hungarys-opposition-wins-budapest-election-makes-gains-in-other-cities-idUSKBN1WS0QM">molto popolare</a> nelle aree rurali del Paese. Non sono previste elezioni legislative sino al 2022 e negli ultimi sondaggi il partito di governo è stimato tra il 52 ed il 54 per cento dei consensi con un vantaggio colossale sui suoi inseguitori più immediati, la Colazione Democratica di centro-sinistra ed il Momentum Movement di centro fermi rispettivamente all&#8217;undici ed al dieci per cento dei voti. L&#8217;elettorato ungherese , nel suo insieme, sembra così intenzionato nel continuare a dare fiducia al premier ed al suo <strong>programma sovranista</strong> e conservatore: dalla totale chiusura all&#8217;immigrazione ai riferimenti ai valori cristiani, dall&#8217;approccio duro in materia di legge ed ordine alle posizioni critiche assunte nei confronti di Bruxelles. Più volte, infatti, l&#8217;Unione europea si è scagliata contro l&#8217;esecutivo ungherese, accusato di controllare ed orientare i mass media del Paese e di avere un approccio illiberale alla gestione della cosa pubblica. Lo stesso Orban, in passato, ha<a href="https://freedomhouse.org/report/modern-authoritarianism-illiberal-democracies"> teorizzato</a> il concetto di democrazia illiberale: uno Stato forte dove i controlli esterni sull&#8217;apparato di governo sono più deboli e limitati. L&#8217;economia ungherese è in una fase di espansione, con una crescita prevista al 3,9 per cento nel 2019 ed al 3,3 per cento al 2020 e questo fattore continua a rivelarsi molto importante per le buone performance del movimento Fidesz. Una contrazione potrebbe, infatti, generare più di qualche problema all&#8217;esecutivo.</p>
<h2>La strategia dell&#8217;opposizione</h2>
<p>Gli<strong> oppositori</strong> di Viktor Orban potrebbero aver trovato una formula magica per sconfiggere il carismatico leader magiaro: <strong>unirsi</strong> dietro un unico candidato e provare a superare le proprie differenze. Questa strategia ha avuto successo a Budapest dove Karacsony ha potuto godere del sostegno di un vasto schieramento che andava dal suo partito verde Dialogo per l&#8217;Ungheria alla Coalizione Democratica, dal Momentum Movement ai Socialist per concludere con i progressisti di Politics Can be Different. Persino l&#8217;ex ultradestra di Jobbik, ora schierata su posizioni conservatrici più moderate,  ha deciso di supportare Karacsony ritenendo che l&#8217;unico modo di sconfiggere Fidesz fosse quello di presentare un unico candidato. Il<strong> modello Budapest</strong> potrebbe, però, essere più complesso da replicare su scala nazionale dove i programmi politici dei diversi schieramenti potrebbero differenziarsi ancora di più. Sembra difficile immaginare, ad esempio, che un elettore di Jobbik possa supportare un candidato dei Socialisti e viceversa. Il Parlamento monocamerale di Budapest ha 199 seggi: 103 vengono eletti in collegi uninominali con il <strong>sistema anglosassone</strong> del First pass the Post mentre gli altri 96 seggi sono assegnati con un sistema proporzionale. In particolar modo nei collegi, dunque, sarà necessario, per l&#8217;opposizione, presentarsi unita e scegliere dei candidati credibili se vorrà sperare, nel lontano 2022, di insidiare il partito di governo. Fino ad allora Viktor Orban avrà modo e tempo di pianificare strategie politiche che gli consentano di vincere anche le future consultazioni.</p>
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		<title>I gruppi paramilitari ungheresi</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/i-gruppi-paramilitari-ungheresi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 10:20:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ungheria1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ungheria1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ungheria1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>“Il problema è che se menzioni il semplice fatto di essere un bianco, spaventi le persone comuni”. Il cranio rasato e gli occhi inquisitori, Bela Ince gira lentamente il cucchiaino nel caffè, seduto in un bar di Budapest: “Non c’è alcun male in questo, perché dopotutto ogni mattina quando ti svegli e ti guardi allo specchio, sai benissimo a che razza appartieni”. Ince, che è a capo del movimento giovanile delle 64 Contee nella regione di Pest che circonda la capitale, non nasconde il suo pensiero: “Il concetto di ‘supremazia’ implica una ‘gerarchia’, e quindi sì, sono convinto che ci sia una chiara gerarchia tra i gruppi etnici…la razza ungherese si distingue per il suo eroismo”. Il suo movimento, ufficialmente, si batte per la ricostituzione della Grande Ungheria prima dello smembramento dei territori magiari con il trattato di Trianon del 1920 e per la protezione delle minoranze ungheresi che vivono al di fuori degli attuali confini nazionali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ungheria1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ungheria1.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Ungheria1-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>“Il problema è che se menzioni il semplice fatto di essere un bianco, spaventi le persone comuni”. Il cranio rasato e gli occhi inquisitori, Bela Ince gira lentamente il cucchiaino nel caffè, seduto in un bar di Budapest: “Non c’è alcun male in questo, perché dopotutto ogni mattina quando ti svegli e ti guardi allo specchio, sai benissimo a che razza appartieni”. Ince, che è a capo del movimento giovanile delle 64 Contee nella regione di Pest che circonda la capitale, non nasconde il suo pensiero: “Il concetto di ‘supremazia’ implica una ‘gerarchia’, e quindi sì, sono convinto che ci sia una chiara gerarchia tra i gruppi etnici…la razza ungherese si distingue per il suo eroismo”. Il suo movimento, ufficialmente, si batte per la ricostituzione della Grande Ungheria prima dello smembramento dei territori magiari con il trattato di Trianon del 1920 e per la protezione delle minoranze ungheresi che vivono al di fuori degli attuali confini nazionali. </span></p>
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		<title>Perché il voto a Budapest sarà una sfida solo a destra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-voto-budapest-sara-sfida-solo-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 07:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1440" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p>
<p>(Budapest) Il Danubio scorre lento tra il castello di Buda e i palazzi di Pest. Nei millenni il grande fiume ha visto tante, troppe cose per sconvolgersi e preoccuparsi, figuriamoci se oggi si turba per delle semplici elezioni. Altrettanto sereno sembra Viktor Orbàn, il primo ministro della repubblica magiara che si prepara, il prossimo 8 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-voto-budapest-sara-sfida-solo-destra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1440" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207.jpg 1440w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/7263207-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1440px) 100vw, 1440px" /></p><p>(<strong>Budapest</strong>) Il Danubio scorre lento tra il castello di Buda e i palazzi di Pest. Nei millenni il grande fiume ha visto tante, troppe cose per sconvolgersi e preoccuparsi, figuriamoci se oggi si turba per delle semplici elezioni. Altrettanto sereno sembra Viktor Orbàn, il primo ministro della repubblica magiara che si prepara, il prossimo 8 aprile, a rivincere, forse persino a trionfare. Gran parte dell&#8217;Ungheria è con lui e lui lo sa.</p>
<p>Una conferma, l&#8217;ennesima, si è avuta nell&#8217;anniversario l&#8217;insurrezione del marzo 1848. Un evento lontano, 170 anni precisi, ma sempre vivo per gli ungheresi. Per ricordare la rivoluzione che fece traballare l&#8217;impero degli Asburgo ovunque immagini di eroi, di poeti, di ussari. E proprio giovedì 15 marzo, la data centrale delle celebrazioni, sotto una pioggia battente una folla enorme ha invaso la capitale per ascoltare il leader. Ritto sul palco eretto davanti al Parlamento, Orbàn ha ricordato il passato e annunciato il futuro, rivolgendo parole di fuoco contro gli oppositori interni e i loro sponsor stranieri.</p>
<p>«L&#8217;invasore di oggi è ben più peggiore e subdolo di quello ieri. Da un lato vi sono milioni di noi con un sentimento patriottico, mentre dall&#8217;altra c&#8217;è l&#8217;élite globale. Quelli che vogliono portarci via la nostra Nazione. Ma gli Stati che non fermeranno l&#8217;ondata migratoria saranno invasi e persi». E ancora: «C&#8217;è un progetto ordito da forze esterne, da poteri internazionali e dai loro complici. Queste elezioni non sono solo quattro anni di governo ma una scelta. Dobbiamo prepararci ad affrontare il candidato di Soros. Ungheresi, alzate le vostre bandiere, la Patria è in pericolo, è tempo di combattere». Come nel 1848, come nel 1956. Dalla folla applausi e inni. Orgoglio e fiducia. Una spettacolo forte che, non a caso, i media occidentali hanno preferito oscurare. Orbàn per i politici, giornalisti e burocrati europei è un guastafeste, un personaggio ingombrante, un autocrate populista e chi più ne ha più ne metta&#8230; Ma le cose, come sempre, sono più complesse e vanno comprese, analizzate.</p>

<p>Innanzitutto il personaggio non è piovuto dal cielo o sbucato dagli inferi. Con i suoi 54 anni Orbàn è l&#8217;ultimo esponente dell&#8217;opposizione antisovietica degli anni Ottanta ancora sulla scena. Il suo debutto (pirotecnico&#8230;) risale al 1989. Il 16 giugno di quell&#8217;anno infuocato, il morente regime tributò un solenne funerale a Imre Nagy e agli altri martiri della rivoluzione del 1956: per i comunisti un tentativo estremo di smarcarsi da un passato ormai ingombrante e proporsi come garanti di un cambiamento morbido.</p>
<p>Quella mattina 300mila persone si raccolsero in piazza degli Eroi, il sancta sanctorum della Nazione. La polizia era allertata. Nulla doveva turbare il clima di riconciliazione forzata e nessun riferimento al presente sarebbe stato permesso. Ma, in qualche modo, il giovane Viktor, capo di un gruppo studentesco, riuscì a intrufolarsi sul palco e a impadronirsi del microfono. In una manciata di minuti il ragazzo accusò il governo di aver «rubato il futuro» a intere generazioni e chiese libere elezioni e l&#8217;immediato ritiro dell&#8217;esercito sovietico. Scoppiò il pandemonio, la folla iniziò ad applaudire freneticamente mentre i furibondi gerarchi lasciavano disordinatamente la tribuna. Fu la fine della dittatura rossa e l&#8217;inizio di una carriera straordinaria.</p>
<p>Eletto in parlamento con i colori di Fidesz (Unione Civica Ungherese) nel 1990, Orbàn si ritrovò presto all&#8217;opposizione. Non lo convincevano i conservatori di Antall e detestava i socialisti, nostalgici del «comunismo al gulash». Quando nel 1994 i due partiti maggiori formarono una stramba coalizione, il giovane politico svoltò su posizioni conservatrici e trasformò Fidesz in un partito di massa. Una scelta azzeccata che gli permise di vincere le elezioni del 1998 ma che gli costò l&#8217;inestinguibile ostilità dei poteri forti transnazionali e l&#8217;odio implacabile dell&#8217;opaco miliardario «filantropo», americano ma d&#8217;origini ungheresi, George Soros. Da subito il primo governo Orbàn fu al centro di una violenta campagna mediatica con accuse di xenofobia, revanscismo, autoritarismo. Un delirio che, nonostante gli ottimi risultati ottenuti nelle successive elezioni (41,07% nel 2002 e 42,03 nel 2006), ricacciò Fidesz all&#8217;opposizione per due legislature. Iniziò così per Orbàm una traversata nel deserto conclusasi nel 2010 con il ritorno trionfale (52,73%) al governo della nazione e la riconferma del 2014.</p>

<p>Memore della precedente esperienza, Orbàn decise per una rottura netta e attuò da subito una linea nazional-patriottica attenta ai caratteri cristiani della società ungherese (famiglia, patria, solidarietà sociale) e ostile al relativismo neoliberale e ai parametri globalistici. In campo economico, dal 2010 il governo ha reagito all&#8217;invasività del Fondo monetario e della Banca internazionale, dell&#8217;Unione europea e delle multinazionali con misure miranti alla formazione di un capitalismo nazionale produttivo inserito in una società «basata sul lavoro», un modello contrapposto «all&#8217;assistenzialismo e alla speculazione finanziaria». Tesi difficilmente digeribili per le élite euro-occidentali che non a caso hanno sfruttato l&#8217;irrigidimento sulla questione dell&#8217;immigrazione illegale per scatenare un nuova campagna d&#8217;odio.</p>
<p>Ma ciò che più infastidisce i mandarini dell&#8217;europeismo senz&#8217;anima e i retori della globalizzazione è il patriottismo antitotalitario di Orbàm e Fidesz, un categoria per loro incomprensibile. Eppure basterebbe vedere, sentire, parlare. L&#8217;Ungheria è terra d&#8217;invasioni, un&#8217;isola etnica e culturale stretta tra entità ingorde, poco amiche o ostili: germanici, slavi, mondo ottomano. È la storia. Tragicamente ripettiiva e angosciante come ricorda la Casa del terrore, il museo di via Andrassy 60, il cuore di Pest. Il palazzo, già sede del partito filo nazista delle Croci Frecciate, fu per anni sede della polizia segreta comunista, la famigerata AVH. Un luogo di paura e morte. Nel labirinto sotterraneo i prigionieri venivano torturati, massacrati, uccisi in «nome del popolo». Ogni stanza racconta quella lunga deriva alle comitive di studenti e alle famiglie che visitano il luogo dell&#8217;orrore. Un pellegrinaggio incessante e commovente che spiega meglio d&#8217;ogni analisi i sentimenti profondi e le scelte di un popolo.</p>
<p><strong>Marco Valle</strong></p>

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		<title>Orban vuole incastrare Soros:  gli 007 monitorano Open Society</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/adesso-orban-schiera-lintelligence-incastrare-george-soros.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2017 07:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Open Society]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="850" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1474400464-soros1-e1562069562517.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Viktor Orban prosegue la sua lunga battaglia contro il finanziere e &#8220;filantropo&#8221; George Soros. Secondo quanto rivela Bloomberg, il primo ministro ha ordinato ai servizi d&#8217;intelligence di mappare e monitorare il network del potente magnate, un vero e proprio &#8220;impero&#8221; che secondo il premier ungherese minaccia apertamente la sovranità nazionale. Orban, infatti, accusa lo speculatore e presidente della Open &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-orban-schiera-lintelligence-incastrare-george-soros.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-orban-schiera-lintelligence-incastrare-george-soros.html">Orban vuole incastrare Soros:  gli 007 monitorano Open Society</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="850" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1474400464-soros1-e1562069562517.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p style="text-align: left" align="JUSTIFY"><strong>Viktor Orban</strong> prosegue la sua lunga battaglia contro il finanziere e &#8220;filantropo&#8221;<strong> George Soros</strong>. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-10-27/orban-marshals-spy-agencies-in-renewed-attack-on-soros-empire">Secondo quanto rivela <i>Bloomberg</i></a>, il primo ministro ha ordinato ai <strong>servizi d&#8217;intelligence</strong> di mappare e monitorare il <em>network</em> del potente magnate, un vero e proprio &#8220;impero&#8221; che secondo il premier ungherese minaccia apertamente la sovranità nazionale. Orban, infatti, accusa lo speculatore e presidente della Open Society Foundations di voler destabilizzare il Paese, imponendo il suo dogma globalista. L&#8217;attuale premier, grande favorito alle prossime elezioni politiche del 2018, ha recentemente dichiarato che l&#8217;Europa sarà divisa tra quella &#8220;libera dai <strong>migranti</strong>&#8221; e una, nell&#8217;Europa occidentale, formata da quegli stati che si rifiutano di rimpatriare i migranti economici. Secondo Soros, al contrario l&#8217;Ungheria rappresenta “uno stato mafioso”.</p>
<p>&#8220;Soros troppo influente a Bruxelles&#8221;</p>
<p style="text-align: left" align="JUSTIFY">In un&#8217;intervista rilasciata a <i><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.miniszterelnok.hu/prime-minister-viktor-orban-on-kossuth-radios-180-minutes-programme-5/">Radio Kossuth</a></i>, Orban ha parlato di diversi documenti relativi &#8220;all&#8217;impero Soros&#8221;, sottolineando il fatto che l&#8217;obiettivo del miliardario è quello di creare un&#8217;Europa con una popolazione meticcia. Come riporta <i>Agenzia Nova</i>, il primo ministro ha affermato nella stessa intervista che i documenti dimostrano come i membri della “rete Soros” siano attivi a Bruxelles e cerchino continuamente di &#8220;stigmatizzare il governo ungherese, la cui posizione sul tema dell&#8217;immigrazione è opposta a quella del miliardario, costringendo <strong>Budapest</strong> a cambiare il proprio punto di vista sulle politiche migratorie&#8221;.</p>
<p style="text-align: left" align="JUSTIFY">Secondo Orban, l’Unione Europea ed alcuni dei suoi membri chiave sono stati letteralmente “presi in ostaggio” da un “<strong>impero finanziario</strong> e speculativo che promuove l’invasione orchestrata di nuovi <strong>immigrati</strong>”. In occasione di un recente evento commemorativo svoltosi in occasione dell’anniversario della rivolta anti-sovietica esplosa nel 1956 in Ungheria, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.rt.com/news/407580-orban-migration-dark-side/">il Primo ministro ha sottolineato</a> che l’Europa “dovrebbe essere sicura, accogliente, civile, cristiana e libera” e riconquistare lo splendore che vantava prima di abbracciare il multiculturalismo. </p>
<p>I manifesti contro George Soros a Budapest</p>
<p align="JUSTIFY">Tra il governo ungherese e <strong>George Soros</strong> è guerra aperta da mesi. Il parlamento nazionale ha votato, in estate, una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong) che ricevono fondi esteri. Nel mirino di Budapest ci sono le onlus finanziate dalla <strong>Open Society Foundations</strong> che promuovono l’accoglienza dei migranti e le “frontiere aperte”. In aprile, inoltre, l’esecutivo ha approvato un disegno di legge che limita l’autonomia dell’università fondata dallo stesso speculatore finanziario e dalla Open Society (la Central European University di Budapest). A luglio, Orban ha tappezzato la capitale di manifesti che ritraggono il volto sorridente del finanziere. Accanto all’immagine campeggiava una scritta eloquente: “Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo a Soros l’ultima risata”.</p>
<p>La strategia di Orban accresce il consenso popolare</p>
<p align="JUSTIFY">Il partito <strong>Fidesz</strong> di Orban ha visto crescere nell&#8217;ultimo periodo i consensi fino al 59 per cento: è ciò che dicono i sondaggi pubblicati questa settimana, che rispecchiano un apparente successo della campagna anti-migranti dell&#8217;attuale premier ungherese. Sotto il profilo dei consensi, Orban sta vincendo la sua durissima battaglia contro <strong>George Soros</strong> e la Open Society. Gli ungheresi sembrano essere al suo fianco, almeno fino a questo momento. Un appassionante braccio di ferro, quello tra il Primo ministro e Soros, che antepone nazionalismo e globalismo, politiche anti-immigrazione e ideologia “no borders” e che riflette le divisioni dell&#8217;Europa contemporanea. </p>
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		<title>Manifesti contro Soros in Ungheria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/manifesti-soros-ungheria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2017 14:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Open Society]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="720" height="489" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/19875089_10209772683449778_820612443861485880_n-e1499866476609.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/19875089_10209772683449778_820612443861485880_n-e1499866476609.jpg 720w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/19875089_10209772683449778_820612443861485880_n-e1499866476609-300x204.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>Prosegue il braccio di ferro tra il Primo Ministro ungherese Viktor Orbàn e il magnate George Soros, presidente della Open Society Foundations. Da settimane, infatti, Budapest è tappezzata di manifesti che ritraggono il volto sorridente dello speculatore e «filantropo» . Accanto all&#8217;immagine campeggia una scritta eloquente: «Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/manifesti-soros-ungheria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="720" height="489" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/19875089_10209772683449778_820612443861485880_n-e1499866476609.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/19875089_10209772683449778_820612443861485880_n-e1499866476609.jpg 720w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/19875089_10209772683449778_820612443861485880_n-e1499866476609-300x204.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p><p>Prosegue il braccio di ferro tra il Primo Ministro ungherese <strong>Viktor Orbàn</strong> e il magnate<strong> George Soros</strong>, presidente della Open Society Foundations. Da settimane, infatti, Budapest è tappezzata di manifesti che ritraggono il volto sorridente dello speculatore e «filantropo» . Accanto all&#8217;immagine campeggia una scritta eloquente: «Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo a Soros l’ultima risata». È la prosecuzione di una durissima battaglia tra Orbàn e Soros che dura da mesi: secondo il Primo Ministro ungherese, infatti, il magnate sarebbe responsabile, attraverso la sua fitta rete di organizzazione non governative, di promuovere l’immigrazione clandestina e di interferire negli affari interni dell&#8217;Ungheria. La campagna mediatica anti-Soros, tuttavia, <a href="https://www.reuters.com/article/us-hungary-soros-orban-jews-idUSKBN19R24L">è stata tacciata di «antisemitismo» </a>dalla comunità ebraica ungherese &#8211; Soros, naturalizzato americano ma nato a Budapest il 12 agosto del 1930, è nato in una famiglia di ebrei ungheresi.</p>
<p>L&#8217;accusa di Orbàn</p>
<p>Per <strong>Orbàn</strong>, l&#8217;ideologia delle <strong>frontiere aperte </strong> e globalista promossa da Soros e dalle sue organizzazioni, è un serio un pericolo da combattere. Un&#8217;avversità che il Primo Ministro ha spiegato ai microfoni di <a style="color: #0000ff" href="http://www.breitbart.com/london/2017/04/04/orban-soros-networks-dangerous-international-campaign-against-national-borders/"><em>Kossuth Rádió</em></a>, lo scorso aprile. «Se qualcuno vuole venire a vivere in Ungheria, deve chiedere il consenso al popolo ungherese. Non ci può essere una legge internazionale, una norma, un tribunale o un&#8217;organizzazione che sostiene che non importa ciò che pensa il popolo. Questo è impossibile. C&#8217;è, tuttavia, una campagna internazionale molto forte &#8211; osserva Orbàn &#8211; che è in corso da circa un decennio. È legata al nome di George Soros e cerca di dimostrare che i confini non hanno senso, che le nazioni non hanno alcun diritto di decidere e di stabilire come vivere.</p>
<p>La teoria delle frontiere aperte è stata concepita dal magnate e si è infiltrata in un certo numero di istituzioni internazionali. Dobbiamo combattere questa battaglia. Dobbiamo portare degli argomenti contro queste teorie. Dobbiamo fare luce su queste operazione e dobbiamo evidenziare che, spesso, non si tratta di difendere i diritti umani ma di avidità e di business sulla pelle dei <strong>migranti</strong>».</p>
<p>Le misure del governo di Budapest contro Soros</p>
<p>Tra il governo ungherese e<strong> George Soros</strong> è guerra aperta, senza esclusione di colpi. Il parlamento nazionale ha votato, poche settimane fa,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.politico.eu/article/hungary-approves-anti-foreign-ngo-law/"> una legge che inasprisce i controlli sulle organizzazioni non governative (ong)</a> che ricevono fondi esteri. Nel mirino di Budapest ci sono le onlus finanziate dalla <strong>Open Society Foundations</strong> che promuovono l&#8217;accoglienza dei migranti e le «frontiere aperte». In aprile, inoltre, l’esecutivo <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.politico.eu/article/hungary-ceu-story/">ha approvato un disegno di legge</a> che limita l’autonomia dell’università fondata dallo stesso speculatore finanziario e dalla Open Society Foundations (la Central European University di Budapest). </p>
<p>La replica del portavoce di Soros e la condanna di Human Rights Watch</p>
<p><strong>Michael Vachon</strong>, un portavoce del magnate, <a href="https://www.rt.com/news/396030-soros-orban-campaign-billboards/">ha definito la campagna di Budapest «anti-europea»</a>, affermando che essa travisa il punto di vista del magnate sull&#8217;immigrazione. «La scorsa settimana, il governo ha lanciato una campagna mediatica che ricorda le ore più buie d&#8217;Europa» &#8211; ha aggiunto. «La xenofobia e la demonizzazione dei rifugiati del regime ungherese sono anti-europei». Le parole del portavoce dello speculatore fanno eco a quelle dell&#8217;attivista di <strong>Human Rights Watch</strong>, Lydia Gall, la quale sostiene che i manifesti contro Soros ricordano quelli dei nazisti della Seconda Guerra Mondiale contro gli ebrei. </p>
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		<title>Dove gli ebrei convivono con l&#8217;antisemitismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-di-orban/viaggio-nel-ghetto-di-budapest-dove-gli-ebrei-convivono-con-lantisemitismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 12:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vecchio ghetto è diventato il quartiere della movida di Budapest. I ristoranti Kosher si alternano con le luminose insegne dei locali e club più frequentati della città, le botteghe ebraiche sono affiancate da negozi che vendono panini ai ragazzi che escono dalle discoteche. Per le strade camminano fianco a fianco giovani ungheresi e nutrite &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-di-orban/viaggio-nel-ghetto-di-budapest-dove-gli-ebrei-convivono-con-lantisemitismo.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/ebrei2-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il vecchio ghetto è diventato il quartiere della movida di Budapest. I ristoranti Kosher si alternano con le luminose insegne dei locali e club più frequentati della città, le botteghe ebraiche sono affiancate da negozi che vendono panini ai ragazzi che escono dalle discoteche. Per le strade camminano fianco a fianco giovani ungheresi e nutrite famiglie di ebrei ortodossi, che si riconoscono dagli abiti scuri, dalle kippah in testa, dalle lunghe basette e dalle barbe degli uomini e dalle gonne lunghe e nere delle donne.E&#8217; in una di questi vicolo che nacque <strong>Theodor Herzl</strong>, teorizzatore dei sionismo e fondatore del Congresso Sionista Mondiale, l&#8217;organizzazione che dopo l&#8217;Olocausto pose le basi per la fondazione dello Stato d&#8217;Israele in Palestina. E&#8217; questo il quartiere che, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne trasformato nel ghetto, in cui morirono migliaia di persone a causa delle uccisioni e delle pessime condizioni igienico-sanitarie dovute all&#8217;emergenza bellica. <strong>Oggi i legami tra questo quartiere e Gerusalemme sono più forti che mai</strong>.</p>
<p>“L&#8217;Ungheria è dove abitiamo, Israele dove abbiamo il cuore” spiega <strong>Andràs Heisler</strong>, presidente della Federazione delle Comunità Ebraiche Ungheresi (MAZSIHISZ ). “Non potremmo mai vivere senza Israele, che aiuta molto noi e le nostre istituzioni locali. Siamo fieri di essere ebrei e dei nostri valori, che vogliamo preservare senza farci assimilare dagli ungheresi”.Gli uffici della MAZSIHISZ sono nel cuore dell&#8217;ex ghetto, in un palazzo che visto dall&#8217;esterno è fatiscente, ma che una volta entrati e aver superato gli accuratissimi controlli ai quali si è sottoposti è ampio, ordinato ed elegante. Da qui i dirigenti della comunità ebraica gestiscono le proprie attività. “Abbiamo una squadra di sondaggisti a nostra disposizione” continua Heisler, “che misurano l&#8217;antisemitismo tra gli ungheresi. E i risultati sono sorprendenti: perché ci dicono che non è solo la destra ad essere antisemita. Anzi.” I dati raccolti, infatti, mostrano che il 30per cento dell&#8217;elettorato sia conservatore che socialista non ami gli ebrei. A Budapest non è difficile conoscere dei votanti del partito socialista che si dichiarino apertamente antisemiti. Un sentimento, questo, trasversale e fortemente radicato in larghe fette del popolo ungherese.</p>
<div id="gallery_189069" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_189069 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973124-12239546-1249243735105689-898157523949.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973124-12239546-1249243735105689-898157523949-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973122-12391265-1266826423347420-748862236520.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973122-12391265-1266826423347420-748862236520-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973122-12469419-1285308128165916-322303229417.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973122-12469419-1285308128165916-322303229417-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973123-12341029-1261886023841460-734112049487.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973123-12341029-1261886023841460-734112049487-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973123-12348093-1264647423565320-172953037722.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973123-12348093-1264647423565320-172953037722-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973123-12391034-1266826516680744-712529562161.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452973160-1452973123-12391034-1266826516680744-712529562161-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/1452973160-1452973124-12341475-1264643943565668-446221311767.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/1452973160-1452973124-12341475-1264643943565668-446221311767-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p>“Ciò mostra che <strong>l&#8217;assimilazione è la strada sbagliata</strong>” spiega Heisler. “Noi ebrei dobbiamo promuovere la nostra identità ed i nostri valori avendo Israele come punto di riferimento”. Heisler è anche il vice presidente del <a href="http://www.worldjewishcongress.org/en/about">Congresso Mondiale Ebraico</a>, network internazionale che si pone in continuità con il Congresso Sionista Mondiale per promuovere gli interessi delle comunità ebraiche di tutto il mondo: i propri obiettivi principali sono la diffusione degli interessi e dei diritti di tali comunità, il rafforzamento dei propri rapporti con Israele, la trasmissione e la diffusione dell&#8217;identità ebraica nel mondo, la difesa della memoria e del ricordo dell&#8217;Olocausto; e anche l&#8217;ottenimento della restituzione o il compenso delle proprietà ebraiche perse nel tempo, tramite risarcimenti per le persecuzioni subite, negoziando con le istituzioni internazionali, i governi nazionali e le banche (soprattutto svizzere).Con i suoi 120mila esponenti quella ungherese è una delle comunità della diaspora più nutrita del mondo. E anche una delle più conservatrici e nazionaliste. Il sionismo, il cui fondatore era appunto di Budapest, nacque nell&#8217;ottocento come forma di nazionalismo ebraico che si contrapponeva a quello degli altri popoli europei. Oggi gli ebrei ungheresi non hanno intenzione di rinunciare alla propria identità, scontrandosi per questo con i forti movimenti nazionalisti ungheresi che non vedono di buon grado la loro resistenza all&#8217;assimilazione. A preoccupare la Comunità è la crescita elettorale di <strong>Jobbik</strong>, il partito di destra che conta del 24per cento dei consensi nazionali e che è il primo partito tra gli studenti ungheresi. Molti dei suoi dirigenti hanno in passato attaccato pesantemente gli ebrei e Israele, venendo accusati di antisemitismo dalla stampa e dagli osservatori internazionali.</p>
<p>Grande scandalo, per esempio, destarono le dichiarazioni di <strong>Márton Gyöngyösi</strong>, parlamentare che propose la schedatura di tutti gli ebrei presenti nelle istituzioni e nelle amministrazioni, in nome della difesa dell&#8217;Ungheria dall&#8217;ingerenza di “potenze imperialiste straniere come Israele”.L&#8217;avversione per gli ebrei non è dunque solo presente nel popolo, ma anche i parte delle istituzioni. Cosa che, però, non si è tradotta in aggressioni fisiche o a problemi di ordine pubblico. “Negli ultimi 10 anni abbiamo registrato solo due aggressioni antisemite” racconta Heisler, “siamo decisamente al di sotto della media europea”. I Paesi più critici in questo senso sono quelli ad alta intensità di immigrati musulmani, come la Francia e il Belgio. In Ungheria, invece, il pregiudizio anti-ebraico è qualcosa di meno appariscente ma maggiormente interiorizzato da persone di ogni estrazione sociale.“L&#8217;antisemitismo negli ungheresi ha origini antiche” spiega <strong>Peter Magyar</strong>, giornalista che scrive per l&#8217;Ansa. “Quando nell&#8217;Ottocento si diffuse il capitalismo a trarne vantaggio furono soprattutto gli ebrei, che occuparono importanti cariche pubbliche e nella stampa, a discapito della vecchia nobiltà terriera. Per questo si creò un forte sentimento di avversione verso di loro”. Questa avversione contribuì a rendere gli ungheresi il popolo che maggiormente appoggiò la Germania nazionalsocialista durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel Paese non si fermarono alcune forze partigiane anti-tedesche, che vennero al contrario accolti con benevolenza dalle milizie magiare, che si misero al loro fianco per combattere l&#8217;avanzata sovietica. E si resero protagoniste di numerose ed efferate stragi antisemite. Sotto il comunismo, poi, queste pulsioni vennero ibernato per 60 anni, per poi riemergere negli anni 90 es essere tutt&#8217;oggi presenti nell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p><strong>E cosa fa il presidente Orban contro tutto ciò?</strong> Secondo Heisler molto, ma non abbastanza. “Ha aiutato molto la nostra comunità, riconoscendo le responsabilità storiche dell&#8217;Ungheria nell&#8217;Olocausto, definendoci dei compatrioti e difendendoci da chi ci attacca pubblicamente. Ciò nonostante continua a fare cose che a noi non vanno bene, soprattutto in ambito culturale”. La rielaborazione dell&#8217;identità ungherese che il primo ministro magiaro sta portando avanti, infatti, prevede anche la rivalutazione di politici e scrittori antisemiti, in onore dei quali lo Stato erige monumenti e pubblica libri.La letteratura ungherese, infatti, è ricca di opere scritte da persone dichiaratamente nazionaliste e antisemite. E&#8217; il caso di <strong>Joszef Nyiro</strong> e <strong>Albert Waas</strong>, i cui testi sono stati introdotti tra le letture obbligatorie nelle scuole. O anche di <strong>Cecile Tormay</strong>, scrittrice ammiratrice di Mussolini, alla quale è stata intitolata una via a Budapest. Per questo i progressisti ungheresi accusano l&#8217;esecutivo di volontaria ambiguità per ottenere consensi. La Comunità ebraica, però, non ritiene che la maggioranza sia antisemita, ma pensa che lo sia parte della stampa governativa. Il governo, però risponde sostenendo che l&#8217;esclusione di questi scrittori dalla storiografia ufficiale significherebbe l&#8217;eliminazione di una parte della propria storia nazionale. E non ha intenzione di censurarli.Secondo <strong>Massimo Congiu</strong>, fondatore dell&#8217;<a href="https://osmepress.wordpress.com/">Osservatorio Sociale Mitteleuropeo</a> e autore del libro &#8216;<a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/materiali/l-ungheria-di-orban">L&#8217;Ungheria di Orban</a>&#8216; le sitituzioni intenazionali non hanno capito le origini di questo fenomeno e per questo non riescono a proporre strategie efficaci. “Quello che in Occidente non è stato capito è che <strong>l&#8217;antisemitismo ungherese è trasversale e non solo di destra o di sinistra</strong>. È radicato in una mentalità popolare che si sente ingiustamente sconfitta dalla storia. Che ritiene che l&#8217;Ungheria abbia subito gravi ingiustizie e ingiustificabili privazioni territoriali. E che per questo ha dato la colpa alle minoranze che non si lasciano assimilare e che accusano di fare riferimento a potenze straniere: in primis, dunque, gli ebrei”.Quando cala la sera nel quartiere ebraico di Budapest gli ebrei rientrano a casa. Al loro posto le strade si popolano di ragazzi provenienti da tutta la città, che passeranno tutta la notte a far festa. Fino a mattina, quando torneranno a casa. E quando riapriranno i ristoranti kosher, le botteghe e i negozi ebraici. Gestiti da una comunità che è lì da secoli. E che non ha intenzione di andarsene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-di-orban/viaggio-nel-ghetto-di-budapest-dove-gli-ebrei-convivono-con-lantisemitismo.html">Dove gli ebrei convivono con l&#8217;antisemitismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Jobbik, la destra ungherese che sogna il potere</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 11:28:18 +0000</pubDate>
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<p>“Vesszen Trianon! Abbasso il Trianon” urlano i nazionalisti ungheresi durante le loro manifestazioni per le strade di Budapest. Ragazzini con la testa rasata, bandiere ungheresi, grossi uomini pelati e tatuati a fare da sicurezza, preti che indossano lunghe tonache nere, striscioni retti da signore di mezza età che recitano “Ungheria agli Ungheresi”, dirigenti di partito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-di-orban/jobbik-la-destra-ungherese-che-sogna-il-potere.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-di-orban/jobbik-la-destra-ungherese-che-sogna-il-potere.html">Jobbik, la destra ungherese che sogna il potere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<div id="gallery_189034" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_189034 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955589-12027109-10153642868861405-25390975481.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955589-12027109-10153642868861405-25390975481-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955589-12052496-10153642878471405-44775616559.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955589-12052496-10153642878471405-44775616559-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955590-10333653-10152794344211405-22310077382.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955590-10333653-10152794344211405-22310077382-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955590-10714242-10152723627706405-38967643207.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955590-10714242-10152723627706405-38967643207-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955590-11116417-10153642868576405-36879785114.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955590-11116417-10153642868576405-36879785114.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955591-10257621-10152794341316405-42165897995.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955591-10257621-10152794341316405-42165897995-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955591-10628698-10152723627276405-73307427605.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955591-10628698-10152723627276405-73307427605-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955588-11893723-10153554014701405-61168894936.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/1452955736-1452955588-11893723-10153554014701405-61168894936-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script>
<p>Questa Costituzione, fortemente voluta dal primo ministro <strong>Viktor Orban</strong>, è considerata dagli osservatori europei come illiberale, nazionalista e pericolosamente autoritaria. Per Jobbik, invece, è troppo moderata, e lo è anche per i milioni di ungheresi che lo sostengono. Alle ultime elezioni del 2014 il partito ha ottenuto il 20per cento dei consensi, diventando il partito di estrema destra più votato d&#8217;Europa. A seguito della crisi migratoria che ha interessato l&#8217;Ungheria la scorsa estate, poi, i nazionalisti hanno raggiunto il massimo storico della loro popolarità: i sondaggi li danno al 24per cento e li qualificano come la seconda forza del Paese, superata solo da <strong>Fidesz</strong> di Viktor Orban. Un partito, quest&#8217;ultimo, anche lui clasisficato dalla Ue come nazionalista e radicale.<strong>Che origine ha il nazionalismo magiaro?</strong> Cosa porta così tanti ungheresi ad avere un senso di appartenenza etnico così profondo? Jobbik, in realtà, è solo l&#8217;ultimo interprete di una serie di movimenti che, negli ultimi 100 anni, hanno raccolto il diffuso senso di ingiustizia e umiliazione del popolo ungherese. Inflitto all&#8217;Ungheria dalle potenze imperialiste stranire: prima dagli Stati vicnitori nella Grande Guerra, che con il Trianon spezzarono il Paese; poi dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, che confermarono quanto stabilito dal Trianon per punire l&#8217;Ungheria per essersi schierata con le potenze dell&#8217;Asse; in seguito dai sovietici e dal loro totalitarismo; dopo di che dal mondo occidentale, che non appoggiò la rivolta popolare anti-comunista del 1956; infine dalla troika, dal libero mercato e dai politici liberali, accusati di avere svenduto le proprietà statali e i beni di interesse collettivo svendendo la sovranità nazionale del Paese per arricchirsi.Il malcontento popolare verso il mondo occidentale è molto diffuso. “Le organizzazioni internazionali hanno tradito le nostre aspettative, dopo il 1989 è diventato tutto più difficile” dice un anziano manifestante. E&#8217; soprattutto a questo diffuso malcontento a cui devono i propri consensi Fidesz e Jobbik. Mentre il primo è un partito borghese, Jobbik si caratterizza per essere proletario, rurale, militante e forte tra i giovani.Nato nel 2002 come movimento studentesco nelle università – <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/G%C3%A1bor_Vona">Gabor Vona</a></strong>, il suo leader attuale, è nato nel 1978 – è passato in pochi anni dall&#8217;avere consensi minimi ad essere la principale forza di opposizione. La sua popolarità è crescita anche attraverso la realizzazione di azioni eclatanti: come la sistemazione nel periodo natalizio di grosse croci di legno di fronte ai centri commerciali nel centro di Budapest, per ricordare il significato autentico del Natale contro il consumismo e il materialismo occidentale; o con la fondazione, nel 2007, della Guardia Ungherese, movimento paramilitare a difesa degli ungheresi dalle violenze di stranieri, minoranze e potenze imperialiste. Sciolte dalla magistratura con l&#8217;accusa di istigazione all&#8217;odio razziale, e per intimidazioni compiute nei confronti della comunità rom, le loro azioni non si sono però fermate, continuando per mano dei militanti di Jobbik.La stampa internazionale ha a più riprese scritto degli attacchi fisici compiuti ai danni di persone di etnia rom, come ripercussione per dei furti commessi da questi ultimi. Episodi, questi, che sono stati evidentemente apprezzati dalla popolazione locale.</p>
<p><a href="http://www.publicus.hu/">Secondo un sondaggio</a> <strong>solo il 7per cento degli ungheresi ritiene che le forze di destra siano una minaccia per il Paese</strong>. Gran parte degli intervistati, invece, ritiene che tali gruppi rappresentino la soluzione ideale per i problemi sociali ed etnici che affliggono il Paese. Molti di loro sostengono inoltre che l&#8217;unica soluzione per garantire agli ungheresi la sicurezza dalla criminalità siano le ronde di sicurezza dello Jobbik, che individuano nei rom una minaccia all&#8217;ordine pubblico.<strong>Ma quali sono le differenze tra Jobbik e il Fidesz di Viktor Orban?</strong> Oltre alla diversa estrazione sociale della basemilitante e all&#8217;accusa rivolta al presidente di non occuparsi a sufficienza delle minoranze magiare presenti all&#8217;estero, Jobbik sosteine che la maggioranza non abbia mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, di concedere troppe libertà alle banche e di non essere abbastanza duro nel contestare la Ue. Se infatti Fidesz è considerato un partito euroscettico, Jobbik si pone nell&#8217;eurocriticismo più spinto, che vorrebbe che la Ue cessasse di esistere. Non è raro, infatti, che durante le sue manifestazioni venga dato fuoco alle bandiere comunitarie.<strong>Un altro punto su cui i due partiti divergono è il rapporto con la nutrita comunità ebraica ungherese</strong>. Se Orban ha più volte ribadito di considerare gli ebrei ungheresi come dei “compatrioti da difendere” lo stesso non vale per Jobbik, i cui dirigenti non hanno mai negato di non provare simpatia per gli ebrei e Israele, fino ad invitare il governo a schedare tutti i cittadini ebrei presenti nelle istituzioni. <strong>Dove vuole arrivare lo Jobbik?</strong> Quali sono i suoi fini ultimi e come intende realizzarli? E che conseguenze avrà ciò per l&#8217;Ungheria e per l&#8217;Europa? Secondo <strong>Massimo Congiu</strong>, giornalista, fondatore dell&#8217;<a href="https://osmepress.wordpress.com/">Osservatore Sociale Mitteleuropeo</a> e autore del libro <a href="http://www.ediesseonline.it/catalogo/materiali/l-ungheria-di-orban">&#8216;L&#8217;Ungheria di Orban&#8217;</a>, i nazionalisti puntano a governare. “Negli ultimi mesi hanno assunto una nuova strategia di comunicazione: si stanno dando una ripulita, sia nei toni che nei modi, per puntare all&#8217;elettorato borghese che oggi vota Orban. I suoi massimi dirigenti hanno smesso di attaccare pubblicamente zingare ed ebrei e si presentano come dei giovani politici pronti a dirigere le istituzioni. La sinistra ungherese è molto debole, per cui i voti che il il Fidesz perde finisce spesso allo Jobbik. Che sogna di diventare maggioranza”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-di-orban/jobbik-la-destra-ungherese-che-sogna-il-potere.html">Jobbik, la destra ungherese che sogna il potere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nazionalismo e socialismo in una città senza tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2016 10:33:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="733" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1452944770-1452944300-img-0031.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1452944770-1452944300-img-0031.jpg 733w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1452944770-1452944300-img-0031-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 733px) 100vw, 733px" /></p>
<p>La prima cosa che si nota arrivando a Budapest è il minuzioso impiego dei dipendenti statali in qualsiasi ambito sia possibile avere un’occupazione. In ognuno dei propri spostamenti si può contare sull’aiuto &#8211; e sul controllo – di un esercito di omini che, con zelo giapponese, ti sanno dire cosa fare e dove andare.Si è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/lungheria-di-orban/budapest-nazionalismo-e-socialismo-in-una-citta-senza-tempo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="733" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1452944770-1452944300-img-0031.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1452944770-1452944300-img-0031.jpg 733w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1452944770-1452944300-img-0031-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 733px) 100vw, 733px" /></p><p>La prima cosa che si nota arrivando a <strong>Budapest</strong> è il minuzioso impiego dei dipendenti statali in qualsiasi ambito sia possibile avere un’occupazione. In ognuno dei propri spostamenti si può contare sull’aiuto &#8211; e sul controllo – di un esercito di omini che, con zelo giapponese, ti sanno dire cosa fare e dove andare.Si è assistiti dall’omino che, all’ingresso dell’aeroporto, ti indica come fermare un taxi; da quello che ti mostra dove sia la stazione degli autobus; da quello che ti assiste nel fare il biglietto alle macchinette automatiche; e dai numerosi controllori che dirigono il traffico umano in ogni stazione della metropolitana.A fare questi lavori sono soprattutto persone anziane o di mezza età. Il governo ungherese, infatti, deve trovare un’occupazione alle decine di migliaia di ex impiegati delle imprese socialiste che sono state immediatamente chiuse o privatizzate una volta crollato il blocco sovietico. E hanno lasciato per strada tutti i propri lavoratori, che hanno vissuto e vivono tutt’oggi come un dramma l’ingresso nel libero mercato. Molti di loro rimpiangono i servizi che venivano garantiti dal comunismo e sono oggi un massiccio bacino di voti del presidente nazionalista <strong>Viktor Orban</strong>.</p>
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<p>Nazionalismo e socialismo: due visioni del mondo in apparente contrasto reciproco che sopravvivono nell’Ungheria del 2016. E che sono più vigorose che mai. Se infatti l’impronta e socialista e statalista è palpabile nella mentalità delle persone, lo è anche l’orgoglio nazionale. A differenza che in molti Paesi dell’Europa occidentale, infatti, l’attaccamento alla nazione viene spesso esternato senza timore o riverenze, anche e soprattutto dalle nuove generazioni. Ai dipendenti statali si affiancano molti ragazzi ungheresi volenterosi di aiutare i propri coetanei stranieri nei loro spostamenti, soprattutto se li vedono intenti a spiegazzare una cartina della città. Il loro inglese è generalmente di buon livello sia nella pronuncia che nella grammatica e non è raro sentirli elogiare le bellezze della propria città, come se volessero che il turista percepisse il meglio di ciò che c’è. E le statistiche dicono che i partiti più popolari tra i giovani sono quelli conservatori e estrema destra.Dipendenti statali ex comunisti e studenti istruiti e anglofoni condividono gli stessi spazi e le stesse funzioni. Anche in questo si mescolano nazionalismo e socialismo. La ridefinizione dell’identità ungherese dopo il 1989 passa anche da ciò. La svolta impressa da Orban fa leva su sentimenti di patriottismo, di fede religiosa e di fedeltà alla bandiera nazionale. Ottenendo consensi, paradossalmente, in chi rimpiange il comunismo. Cioè in coloro che vedono la globalizzazione, la finanza internazionale, l’Unione europea e il liberismo economico come dei potenti nemici che affamano il Paese e contro i quali il proprio presidente si erge per difendere la patria e i diritti del popolo magiaro.“Gli ungheresi hanno bisogno di un leader forte” mi spiega <strong>Peter Magyar</strong>, giornalista che scrive per l’Ansa. “Prima hanno avuto i re e gli imperatori, poi i dittatori nazionalisti e in seguito quelli comunisti. L’arrivo improvviso del capitalismo è stato una tragedia, perché è stato gestito malissimo dai governi liberali e socialisti che hanno promosso politiche austerità così pesanti da farsi odiare dal popolo. I lampanti casi di corruzione tra le loro fila, poi, ne hanno totalmente compromesso la credibilità. Ad Orban non vi è oggi alcuna alternativa credibile e i suoi consensi sono ai massimi storici”.Per le strade di Budapest, in effetti, sono in parecchi a dirsi soddisfatti del proprio governo. Si sentono poche lamentele su come sia stata gestita l’emergenza immigrazione della scorsa estate, anche perché di migranti in giro non se ne vedono più. Sono stati tutti caricati su treni diretti in Germania, Austria e Croazia. Alcuni passanti elogiano il presidente per “aver risolto il problema dei barboni”, riferendosi al pugno duro utilizzato dalle autorità contro i senzatetto, altro fenomeno dilagato negli anno 90 a seguito dei licenziamenti di massa.</p>
<p>Con Orban il vagabondaggio è diventato illegale ed è punito severamente, cosa che ha scatenato le proteste della Ue ma che sembra aver garantito le simpatie di chi chiede ordine e pulizia. Elementi che, non a caso, sono tipici sia dei regimi comunisti che nazionalisti.La convivenza tra l‘eredità comunista e la tradizione magiara si manifesta anche nell’architettura di Budapest. Le larghe e deleganti strade imperiali e le imponenti e sfarzose cattedrali convivono a fianco del calcestruzzo in stile sovietico. Le icone socialiste non sembrano cozzare contro le simbologie religiose e politiche. Che in Ungheria sono la stessa cosa. I simboli che adornano le chiese, infatti, sono gli stessi che si trovano nelle aule dei tribunali e degli uffici pubblici. I re magiari venivano incoronati e sepolti all’interno delle cattedrali cattoliche ed i simboli delle loro famiglie sono tutt’ora presenti in ogni contesto sia politico che confessionale. E la linea di demarcazione che divide i due ambiti è estremamente sottile.Anche in questo è dovuto il successo di Orban. Le modifiche da lui inserite nella Costituzione durante il suo ultimo mandato collocano Dio e il Cristianesimo come valori e riferimenti fondanti della nazione ungherese e riconoscono il matrimonio tra uomo e donna come il presupposto necessario per creare una famiglia. In un popolo ancora apertamente cattolico ciò sta dando i suoi frutti, tanto che una consistente maggioranza lo appoggia e lo difende dalle accuse di Bruxelles di stare attuando una deriva autoritaria.A levare un muro di scudi contro di lui è la stampa dissidente ungherese, che ha organizzato grosse iniziative contro di lui e il suo tentativo di rendere il mondo dell’informazione “organico all’interesse pubblico”, come lui stesso ha detto. Una grossa manifestazione di protesta sì è tenuta nel 2010 nella Piazza della Libertà di Budapest. In quella stessa piazza dove si trova la statua di Miklos Horthy, dittatore conservatore che governò il Paese negli anni 30 e 40. Ai piedi di essa vi sono numerose candele accese e mazzi di fiori freschi. A testimoniare che in Ungheria, nonostante tutto, nazionalismo e leader carismatici hanno un seguito consistente. E lo si nota.</p>
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		<title>L&#8217;Ungheria e i profughi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/sulle-tracce-dei-migranti/lungheria-fa-la-faccia-feroce-ma-i-profughi-continuano-a-passare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2015 12:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cosa difende il muro antiprofughi voluto dal premier ungherese Viktor Orbán?Campagne ridenti, fattorie immacolate e bianchi campanili che sembrano appartenere a una delle figurine della Liebig. Il paesaggio idilliaco che s&#8217;incontra una volta varcata la barriera in filo spinato, però, può anche essere letto come una metafora.Una metafora dell&#8217;utopia rural-conservatrice del premier magiaro, che si propone &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/sulle-tracce-dei-migranti/lungheria-fa-la-faccia-feroce-ma-i-profughi-continuano-a-passare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/sulle-tracce-dei-migranti/lungheria-fa-la-faccia-feroce-ma-i-profughi-continuano-a-passare.html">L&#8217;Ungheria e i profughi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/12/1442159613-dscf6698-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Cosa difende il muro antiprofughi voluto dal premier ungherese <strong>Viktor Orbán</strong>?Campagne ridenti, fattorie immacolate e bianchi campanili che sembrano appartenere a una delle figurine della Liebig.</p>
<p>Il paesaggio idilliaco che s&#8217;incontra una volta varcata la barriera in filo spinato, però, può anche essere letto come una metafora.Una metafora dell&#8217;utopia rural-conservatrice del premier magiaro, che si propone di riscoprire e valorizzare l&#8217;identità nazionale e le tradizioni dell&#8217;<strong>Ungheria</strong>, da difendere, se necessario anche <em>manu militari</em>, contro chiunque ne attenti alla purezza. Orbán e il suo partito, Fidesz, sono alla testa della linea più dura nel contrasto all&#8217;<strong>immigrazione clandestina</strong>: quella che lotta contro gli ingressi illegali a colpi di filo spinato, manganelli e blindati.</p>
<p>Quando arrivo a<strong> Rozske,</strong> il primo villaggio ungherese dopo il confine sulla Serbia lungo la ferrovia che da Belgrado porta a Budapest, posso rendermene conto da solo. Davanti a battaglioni di giornalisti famelici, i <strong>profughi </strong>che varcano la frontiera seguendo i binari del treno vengono intercettati dalla polizia e concentrati in un campo arato in attesa dei bus che li portino nei centri di identificazione.</p>
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<p>Nel frattempo sono tenuti a terra, per ore: ogni tanto scoppia una rivolta, un tentativo di fuga e allora sono inseguimenti e botte. La situazione non migliora quando da Rozske ci spostiamo alla stazione Keleti di <strong>Budapest</strong>. Nello scalo della capitale centinaia di persone, tra cui decine di bambini, sono tenute in attesa anche per ore nell&#8217;atrio della stazione, aspettando i treni che li porteranno in Austria. Una volta a bordo, i vagoni riservati ai profughi sono chiusi a chiave e separati da quelli dei passeggeri ordinari (ho potuto verificarlo di persona viaggiando verso Vienna).Il premier Orbán ha promesso misure draconiane contro l&#8217;immigrazione clandestina, annunciando il varo di <strong>leggi speciali</strong> che dovrebbero entrare in vigore da martedì 15. La popolazione, che pure lo sopporta (basti pensare che il maggior partito di opposizione, Jobbik, si colloca a destra di un governo solidamente conservatore), teme la severità della polizia. Oltrepassando clandestinamente il confine serbo-ungherese ho potuto rendermi conto del clima di terrore diffuso tra la popolazione: quasi nessuno si fida ad aiutare i profughi, fosse anche solo per dare una bottiglia d&#8217;acqua a una donna incinta.Corre voce che nelle campagne intorno a Rozske alcuni <strong>parrocci </strong>nascondano i fuggiaschi nelle canoniche, ma persino i sacerdoti devono temere i rimproveri del proprio vescovo.</p>
<p>Eppure passare è possibile. Strisciando sotto il muro non ho incontrato nemmeno un poliziotto, nemmeno di lontano. Nemmeno un agente (pure numerosissimi davanti alle telecamere) in cinque ore di vagabondaggio per le strade a ridosso del confine. Gli elicotteri, i droni e le fotocellule non sono riusciti a fermare cinquanta siriani impauriti, rallentati da donne e bambini e armati solamente di Gprs e coperte per sollevare il filo spinato.Io stesso, abbandonando l&#8217;Ungheria per entrare in Austria, non ho subìto alcun controllo. Viaggiavo in macchina, avrei potuto trasportare diversi migranti nel bagagliaio, ma nessuno mi ha fermato: la <strong>chiusura dei confini</strong> è ancora lontana.Per questo finesettimana gli arrivi di persone previsti a Monaco di Baviera arriveranno a sfiorare le cinque cifre. Si parla ormai di diverse migliaia <em>al giorno</em>, che passano quasi interamente dall&#8217;Ungheria. Al di là dei soprusi della <strong>polizia</strong>, non si può fare a meno di chiedersi: ma la faccia feroce di Orbán non sarà solo una facciata?</p>
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