<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Bnp Paribas Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/bnp-paribas/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/bnp-paribas</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Oct 2025 10:17:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Bnp Paribas Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/bnp-paribas</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il Darfur e il caso BNP Paribas: l&#8217;ombra della finanza internazionale su 300 mila morti</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-darfur-e-il-caso-bnp-paribas-lombra-della-finanza-internazionale-su-300-mila-morti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 10:17:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Bnp Paribas]]></category>
		<category><![CDATA[Darfur]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=490365</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Darfur" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>In tribunale a New York si discute se i finanziamenti a Omar al-Bashir costituiscano  anche complicità nei massacri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-darfur-e-il-caso-bnp-paribas-lombra-della-finanza-internazionale-su-300-mila-morti.html">Il Darfur e il caso BNP Paribas: l&#8217;ombra della finanza internazionale su 300 mila morti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Darfur" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/darfur-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Un’aula di tribunale di New York torna a essere il teatro di uno scontro che intreccia economia globale, crimini di guerra e responsabilità morale. Al centro di questa nuova vicenda giudiziaria c’è <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/da-bnp-paribas-a-deutsche-bank-le-banche-europee-si-preparano-allera-del-riarmo.html">BNP Paribas,</a></strong> accusata di aver fornito al regime di <strong>Omar al-Bashir</strong> gli strumenti finanziari necessari a sostenere un apparato militare sanguinario, responsabile delle atrocità in Darfur. Tre rifugiati sudanesi, oggi cittadini americani, sostengono che i servizi bancari francesi abbiano reso possibile il finanziamento delle milizie Janjawid, coinvolte in massacri e operazioni di pulizia etnica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Denaro, petrolio e guerra</h2>



<p>L’accusa è chiara: tra la fine degli anni Novanta e il 2009, la banca francese avrebbe permesso a Khartoum di aggirare le sanzioni e di accedere ai mercati internazionali grazie al sistema finanziario dominato dal dollaro. Attraverso operazioni legate al commercio di petrolio e materie prime, <strong>il regime avrebbe incassato miliardi di dollari in valuta pregiata</strong>, alimentando così la macchina di guerra. L’orrore si è tradotto in numeri impressionanti: secondo le Nazioni Unite, <strong>più di 300.000 morti e 2,5 milioni di sfollati tra il 2002 e il 2008.</strong></p>



<p>I querelanti descrivono torture, stupri e violenze indicibili. Nella loro ricostruzione, la banca non è un semplice intermediario tecnico, ma un ingranaggio fondamentale di un sistema di potere che ha consentito a un regime brutale di sopravvivere e prosperare. Sottolineano che, senza quella finestra finanziaria, il Sudan avrebbe faticato a mantenere le sue forze armate e a finanziare le milizie responsabili delle stragi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Difese legali e responsabilità morali</h2>



<p>La difesa, rappresentata dall’avvocato <strong>Barry Berke</strong>, respinge ogni addebito. Le atrocità, sostiene, sarebbero avvenute comunque, indipendentemente dal ruolo della banca. Le operazioni contestate, aggiunge, <strong>erano legali in Europa all’epoca e monitorate da organismi internazionali come il FMI</strong>. Anche l’ex dirigente <strong>Philippe Maillard</strong> ha negato qualsiasi connessione con transazioni di armi, sottolineando che BNP non avrebbe mai prestato direttamente al Sudan.</p>



<p>Ma l’argomentazione giuridica non cancella la questione etica. Per i querelanti, non si tratta solo di stabilire la legalità formale delle operazioni, ma di riconoscere che facilitare l’accesso ai circuiti finanziari globali a un regime responsabile di crimini contro l’umanità equivale a condividerne la responsabilità. È su questo terreno — più politico e morale che tecnico — che si gioca la partita giudiziaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un precedente pesante</h2>



<p>Il caso non nasce nel vuoto. <strong>Nel 2014, BNP Paribas aveva già ammesso di aver violato le sanzioni americane contro Sudan, Iran e Cuba</strong>, pagando un’ammenda record di 6,6 miliardi di dollari. Quella vicenda aveva segnato un precedente importante nella storia delle sanzioni internazionali e nel rapporto tra finanza globale e politica estera. Oggi, dieci anni dopo, la banca si ritrova di nuovo a dover difendere il proprio operato, non più solo davanti a regolatori e autorità finanziarie, ma davanti a un tribunale che valuta la responsabilità morale di un attore privato in un conflitto sanguinoso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica e potere finanziario</h2>



<p>Questa vicenda si inserisce in una questione più ampia: il ruolo delle grandi istituzioni finanziarie nei conflitti armati. In un mondo in cui la guerra si combatte anche attraverso valute, contratti e circuiti bancari, la neutralità economica diventa sempre più difficile da sostenere. Le banche non sono solo spettatrici passive: possono, direttamente o indirettamente, sostenere regimi autoritari e alimentare conflitti.</p>



<p>Il processo contro BNP Paribas, iniziato il 9 settembre, potrebbe avere implicazioni che vanno oltre il caso sudanese. Un eventuale verdetto di colpevolezza <strong>aprirebbe la strada a nuove cause contro altri istituti finanziari</strong>, consolidando l’idea che la responsabilità per crimini di guerra non ricade soltanto su governi e milizie ma anche sugli attori economici che li sostengono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il verdetto e la questione del futuro</h2>



<p>Mentre il processo entra nel vivo, la giuria di New York si trova a dover rispondere a una domanda cruciale: <strong>BNP Paribas è stata un semplice intermediario o un complice strutturale di un regime criminale?</strong> Qualunque sia l’esito, la vicenda mostra con chiarezza che la finanza globale non è mai neutrale. Ogni flusso di denaro può avere conseguenze concrete su conflitti reali e vite umane.</p>



<p>In un’epoca in cui il potere economico supera spesso quello politico, la responsabilità di chi gestisce questi flussi diventa inevitabilmente una questione geopolitica. Il caso sudanese, in questo senso, non è solo un processo contro una banca: è un atto d’accusa contro un intero sistema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-darfur-e-il-caso-bnp-paribas-lombra-della-finanza-internazionale-su-300-mila-morti.html">Il Darfur e il caso BNP Paribas: l&#8217;ombra della finanza internazionale su 300 mila morti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Bnp Paribas a Deutsche Bank, le banche europee si preparano all&#8217;era del riarmo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/da-bnp-paribas-a-deutsche-bank-le-banche-europee-si-preparano-allera-del-riarmo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 00:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Bnp Paribas]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ReArm Europe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=487121</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le banche europee si stanno preparando all'era del riarmo comunitario e stanno adattando le loro policy e strategie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/da-bnp-paribas-a-deutsche-bank-le-banche-europee-si-preparano-allera-del-riarmo.html">Da Bnp Paribas a Deutsche Bank, le banche europee si preparano all&#8217;era del riarmo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_2025092611543149_fa035affc5b0b04ac297035e987dbefb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le banche europee si stanno preparando all&#8217;<strong>era del riarmo</strong> comunitario e stanno adattando <em>policy</em> e strategie a una fase in cui la difesa e i settori a essa collegati risulteranno sempre più importanti per i conti economici e bilanci delle istituzioni finanziarie. Il <em>Financial Times</em> ha in particolar modo dato notizia dell&#8217;aggiornamento delle<em> policy</em> interne dell&#8217;importante istituto francese <strong>Bnp Paribas</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bnp Paribas, nuove policy e strategie per la Difesa</h2>



<p>La banca di Parigi, primo istituto francese per capitalizzazione e quinto nell&#8217;Unione Europea dopo<a href="https://it.insideover.com/economia/santander-unicredit-intesa-bbva-le-banche-piu-solide-deuropa-vengono-dal-mediterraneo.html"> i leader italiani e spagnoli (Santander, Unicredit, Intesa San Paolo e Bbva)</a>, ha infatti revisionato le politiche di investimento cancellando un vincolo del 2010 che la escludeva dal &#8220;finanziare la produzione e il commercio di armi controverse&#8221;. </p>



<p>Il Ft segnala che il termine utilizzato nella vecchia linea guida appariva decisamente difficile da ricondurre a precisi prodotti: &#8220;controverse&#8221; è difficile da delineare come concetto, dato che quando fu pensato il dibattito si concentrava su fattispecie come gli attacchi dei <strong>veicoli armati senza pilota (Uav) </strong>in Afghanistan e Pakistan condotti dagli Usa senza mandato internazionale e spesso con un&#8217;ampia quantità di vittime civili. Allora <strong>si pensava a armamenti il cui utilizzo avrebbe posto problemi di tipo etico o morale</strong> prima ancora che legislativo, ma ad oggi questo termine è stato escluso e sostituito con una prescrizione a evitare di finanziare armamenti vietati dai trattati internazionali.</p>



<p><a href="https://www.lefigaro.fr/flash-eco/armes-controversees-ou-exclues-des-banques-francaises-font-evoluer-leurs-criteres-pour-mieux-financer-la-defense-20250925">Una politica simile, aggiunge <em>Le Figaro,</em></a> sarebbe pensata da un&#8217;altra compagnia di peso della finanza transalpina, Societé Generale. <a href="https://www.ft.com/content/0a46a401-8323-4610-93dc-f8726c27bee1">Il Ft riferisce che anche la tedesca </a><strong>Deutsche Bank</strong> sta aumentando gli sforzi in direzione di un ruolo più attivo nel finanziamento del settore in un contesto in cui &#8220;l&#8217;industria della difesa è sotto pressione per aumentare la produzione, ma ci sono stati avvertimenti secondo cui i piccoli fornitori hanno bisogno di maggiori finanziamenti per intensificare le loro attività e, a volte, le aziende più grandi sono intervenute per colmare il divario quando i finanziamenti erano scarsi&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Esg e Difesa</h2>



<p>Del resto, l&#8217;industria della Difesa ha degli <em>economics</em> estremamente complessi: <strong>tempi lunghi di rientro degli investimenti, problemi oggettivi di flusso di cassa</strong> a cui molti Paesi provano a ovviare come fa la <a href="https://it.insideover.com/difesa/riarmo-tedesco-la-lista-della-spesa-da-83-miliardi-di-merz-agli-usa-lascia-le-briciole.html">Germania annunciando quote fisse di acquisti e pagamenti programmati</a> al settore, necessità di gestire filiere e linee d&#8217;acquisto complesse. Una controparte finanziaria chiara e funzionante appare decisiva per consentirle di <strong>esprimere appieno il suo potenziale. </strong></p>



<p><strong>Del resto, per la finanza</strong> il sostegno ai programmi di investimento militare pone non pochi ostacoli: i ritorni incerti e la dipendenza da clienti pubblici rendono farraginose le prospettive di rientro da finanziamenti e prestiti e al contempo c&#8217;è da constatare anche la potenziale contrarietà di molti investitori a fornire risorse a banche capaci di emettere prestiti da spendere per armamenti. </p>



<p><a href="https://www.responsible-investor.com/blaming-esg-for-defence-funding-woes-often-unsubstantiated-uk-report-finds/">Responsible Investor ha riportato</a> che secondo il think tank britannico Rusi i regolamenti Esg sono un effettivo freno agli investimenti in armamenti, ritenuti tutt&#8217;altro che &#8220;sostenibili&#8221;<a href="https://www.dbresearch.com/PROD/RPS_EN-PROD/PROD0000000000522744/dbSustainability_Spotlight%3A_Will_defence_and_nucle.pdf?&amp;realload=LflKQsIbhwxDN~ZQpAu4W1B1DjnypfxsegwqrUyMlJqJIyHUqtwxXOqdQa3Lzxue">. <strong>Una ricerca di Deutsche Bank</strong></a> ha invitato di recente a mixare i fondi Esg con investimenti in settori come la difesa stessa e l&#8217;energia nucleare. E tutti gli indizi aprono alla prospettiva che una grande rivoluzione culturale sia pronta a accompagnare la finanza per attrezzarsi all&#8217;era del riarmo europeo.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/da-bnp-paribas-a-deutsche-bank-le-banche-europee-si-preparano-allera-del-riarmo.html">Da Bnp Paribas a Deutsche Bank, le banche europee si preparano all&#8217;era del riarmo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quei 285 miliardi di euro di debito italiano in mano alla Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quei-285-miliardi-di-euro-di-debito-italiano-in-mano-alla-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 04:17:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Bnp Paribas]]></category>
		<category><![CDATA[Credit Agricole]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=222532</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1013" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603-768x405.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603-1024x540.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel contesto dell&#8217;analisi del debito pubblico italiano, un fattore di criticità molto spesso sottovalutato da analisti e commentatori è lo squilibrio tra la quota di titoli in mano a risparmiatori e investitori nazionali e la percentuale detenuta da operatori stranieri. In Italia, scrive Risparmiamocelo, “sono gli investitori non-residenti in Italia a possedere, in termini relativi, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/quei-285-miliardi-di-euro-di-debito-italiano-in-mano-alla-francia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quei-285-miliardi-di-euro-di-debito-italiano-in-mano-alla-francia.html">Quei 285 miliardi di euro di debito italiano in mano alla Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1013" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603-768x405.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10059406-e1565102836603-1024x540.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel contesto dell&#8217;analisi del debito pubblico italiano, un fattore di criticità molto spesso sottovalutato da analisti e commentatori è lo squilibrio tra la quota di titoli in mano a risparmiatori e investitori nazionali e la percentuale detenuta da operatori stranieri.</p>
<p><a href="https://www.risparmiamocelo.it/chi-detiene-il-debito-pubblico-italiano/?utm_source=Linkiesta&amp;utm_campaign=Linkiesta&amp;utm_medium=link&amp;utm_content=debito_pubblico" target="_blank" rel="noopener">In Italia, scrive <em>Risparmiamocelo</em></a>, “sono gli investitori non-residenti in Italia a possedere, in termini relativi, la fetta più consistente del nostro debito pubblico. Oggi gli investitori stranieri possiedono il 35% (738 miliardi di euro) del debito italiano. Le <strong>banche </strong>detengono il 26% del debito pubblico italiano mentre altre istituzioni finanziarie, come assicurazioni e fondi, ne hanno in mano il 18%”. Una maggiore quota assegnata a investitori stranieri sposta fuori dall&#8217;Italia le dinamiche relative alla sua evoluzione e al suo sviluppo effettivo, impattando verticalmente sulla stabilità, il rendimento e parametri fortemente dipendenti da dinamiche politico-economiche come lo spread.</p>
<p>Oltre alla natura &#8220;straniera&#8221; di un debito pubblico denominato in euro su cui Roma non può esercitare controlli sul tasso di interesse, deciso dalle scelte della Banca centrale europea che al tempo stesso non ha i poteri per assicurare i titoli degli Stati dell’Unione, la presenza di una quota ingente di debito nei portafogli stranieri fa la differenza <a href="https://it.insideover.com/politica/le-ragioni-della-sostenibilita-del-debito-pubblico-del-giappone.html">tra la sostenibilità del debito italiano pari al 130% del Pil e quello giapponese,</a> superiore al 200% della produzione economica nipponica.</p>
<h2>Le banche francesi fanno la parte del leone</h2>
<p>Tra i 738 miliardi di euro in mano a investitori stranieri, la fetta maggiore<a href="https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/francesi-ci-tengono-palle-ndash-nbsp-banche-rsquo-oltralpe-210483.htm"> è controllata dalle banche europee</a>. Come riporta <em>True Numbers, </em>&#8220;Le principali banche europee possiedono <strong>425 miliardi di euro</strong> del debito pubblico italiano. Questo ammonta oggi al 131% del nostro Pil, circa <a href="https://www.truenumbers.it/crescita-del-debito-pubblico-miliardi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">2.365 miliardi di euro</a> (ma diventeranno 3mila miliardi nel 2024, secondo le stime del Fondo monetario internazionale). Per fare un confronto, le banche italiane hanno in mano circa 380 miliardi del nostro debito, mentre la Banca d’Italia ne detiene 387, direttamente o tramite la Banca Centrale Europea&#8221;.</p>
<p>425 miliardi di euro sono circa il 17% del nostro debito pubblico: e 285 di questi sono imputabili alle sole istituzioni finanziarie francesi. Un&#8217;accumulazione che è il frutto di una continua campagna di penetrazione della finanza francese nel nostro Paese a partire dagli Anni Novanta, intensificatasi con la svolta del nuovo secolo. Come <a href="http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/FCA_Renault_tra_capitalismo_italiano_e_francese.html">scritto su </a><em>Atlant<i>e, </i>&#8220;l</em>a Francia è una potenza finanziaria di altro tenore rispetto all’Italia, in particolare per la capacità di usare le banche d’affari per promuovere la crescita dimensionale di grandi gruppi&#8221; quali i principali intenti a detenere quote consistenti del debito italiano, ovvero Bnp Paribas (143,2 miliardi) e Credit Agricole (97,2 miliardi), che anche prese singolarmente battono ampiamente il totale del debito controllato dall&#8217;intero complesso di istituzioni tedesche, pari a 58,7 miliardi.</p>
<h2>Due gruppi radicati nel nostro Paese</h2>
<p>Totali superiori anche a quelli che registrano Unicredit e Intesa San Paolo (66,3 e 47,3 miliardi), terza e quarta detentrice di debito italiano tra le banche del Vecchio Continente, seguite dalla pericolante Deutsche Bank (30 miliardi) e dal gruppo belga Dexia (23,1), guarda caso a forte partecipazione francese.</p>
<p><strong>Da questa presenza </strong>deriva un potere di influenza e condizionamento nell&#8217;economia e nella politica nazionale che si riflette nella forza del &#8220;partito francese&#8221; in Italia, indagato da Aldo Giannuli in <em>Classe dirigente </em>e di cui il <a href="https://it.insideover.com/politica/gozi-macron.html">recente <em>affaire Gozi </em></a>dimostra la vitalità, e nell&#8217;ampliamento della penetrazione transalpina nel capitale industriale italiano: da Edison a Bulgari, da Bottega Veneta ai produttori di bici Pinarello, passando per Telecom, secondo uno studio di Kpmg datato 2017, si tratta di oltre 53 miliardi di euro di beni e partecipazioni finiti sotto la bandiera francese.</p>
<p>Credit Agricole e Bnp Paribas rappresentano la forza del capitale francese in Italia: Bnp ha assorbito nel 2006 la storica Banca Nazionale del Lavoro (Bnl), che oggi assiste 2,5 milioni di privati e oltre 130.000 aziende e professionisti, mentre Credit Agricole ha portato avanti una strategia di lungo termine, fagocitando diversi istituti locali di media e piccola grandezza. Dal 2007, anno dell&#8217;acquisto di Cariparma e FriulAdria dopo il rifiuto dell&#8217;antitrust di incorporarle in Intesa San Paolo, il gruppo di casse rurali francesi ha incorporato, nell&#8217;ordine, CariSpezia (2010), Cassa di Risparmio di Rimini, Cassa di Risparmio di Cesena e Cassa di Risparmio di San Miniato (2017).</p>
<p>Non a caso, da questa presenza pervasiva è seguita una strategia d&#8217;inserimento nel mercato del debito pubblico italiano che ha visto le due banche acquisire un&#8217;influenza sempre più nitida e crescente. Al punto tale da poter essere considerate autonomamente due stakeholder di primo livello di Roma e due attori dall&#8217;influenza decisiva sulla fiducia nel suo debito pubblico. Quanto questo cozzi con la necessità italiana di una piena sovranità sulla gestione della sua economia, è evidente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quei-285-miliardi-di-euro-di-debito-italiano-in-mano-alla-francia.html">Quei 285 miliardi di euro di debito italiano in mano alla Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 58/208 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-04-20 03:37:04 by W3 Total Cache
-->