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	<title>Beirut Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Apr 2026 12:03:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Beirut Archives - InsideOver</title>
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		<title>Netanyahu e le Tenebre eterne</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-e-le-tenebre-eterne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 12:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu e le Tenebre eterne" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In precedenza Netanyahu aveva scelto di evocare tematiche bibliche per le sue operazioni belliche, secondo un'interpretazione alquanto sanguinaria del sacro libro, stavolta ha optato per un esplicito satanismo, peraltro in tema con il propiziatorio sacrificio umano di massa consumato nel Paese dei cedri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-e-le-tenebre-eterne.html">Netanyahu e le Tenebre eterne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu e le Tenebre eterne" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/BEIRUT-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Oscurità eterna&#8221;: le autorità israeliane non potevano scegliere un nome più precipuo per l&#8217;operazione lanciata ieri contro il Libano, che i jet dell&#8217;IDF hanno flagellato con un bombardamento intensivo che in soli dieci minuti ha provocato 254 morti e 1156 feriti (bilancio provvisorio).</p>



<p>Con questo appellativo hanno voluto dare un tocco di colore, ovviamente tenebroso, alle &#8220;guerre infinite&#8221; avviate nel post 11 settembre che l&#8217;aggressione di ieri intendeva rilanciare straziando, oltre che i libanesi, il cessate il fuoco appena annunciato da Trump.</p>



<p>E ciò sia perché violava uno dei fondamenti del cessate il fuoco concordato tra Iran e Usa e accettato da Tel Aviv, cioè che la tregua fosse estesa a tutta la regione, Libano compreso (Hezbollah che vi aveva aderito <a href="https://www.thenationalnews.com/news/mena/2026/04/08/lebanon-reels-as-israel-expands-strikes-despite-ceasefire/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">annullando propri attacchi</a>), ma anche per la portata dell&#8217;aggressione, che non era di carattere militare, piuttosto mirata a consumare stragi indiscriminate, così da urgere una scomposta reazione iraniana.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.thenationalnews.com/news/mena/2026/04/08/lebanon-reels-as-israel-expands-strikes-despite-ceasefire/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/a1-n-1-1024x559.jpg" alt="Lebanon reels as Israel expands strikes despite ceasefire" class="wp-image-81451"/></a></figure>



<p>Così ieri il Libano ha conosciuto una Pasqua di sangue, dal momento che l&#8217;attacco ha avuto luogo nell&#8217;Ottava di Pasqua. Un attacco in cui, per restare in tema di religione, le autorità israeliane hanno infine disvelato la vera natura della loro religiosità.</p>



<p>Se in precedenza Netanyahu aveva scelto di evocare tematiche bibliche per le sue operazioni belliche, secondo un&#8217;interpretazione alquanto sanguinaria del sacro libro, stavolta ha optato per un esplicito satanismo, peraltro in tema con il propiziatorio sacrificio umano di massa consumato nel Paese dei cedri.</p>



<p>Possibile che quanto accennato susciti perplessità nei nostri lettori, ché la geopolitica, di cui la guerra è nefasta ramificazione, vive e si muove per interessi. Vero, ma il conflitto che sta incendiando il Medio oriente è innervato da una variabile religiosa che lo rende più folle di altri; e se non si tiene presente tale variabile poco o nulla si comprende di quel che realmente vi accade.</p>



<p>Una variabile che ha un peso ponderale sia in Israele che nel suo alleato d&#8217;oltreoceano e che ha fatto impazzire le dinamiche proprie della geopolitica, turbando con la sua pazzia il mondo intero che ieri notte, prima della tregua annunciata da Trump, poteva sprofondare nelle tenebre, eterne, secondo la declinazione proposta da Tel Aviv, di un conflitto termonucleare.</p>



<p>Una situazione che riecheggia quanto tratteggiato nell&#8217;Apocalisse di Giovanni, con il falso profeta che, &#8220;alleato dell&#8217;Anticristo, rappresenta una forza ingannatrice che spinge ad adorare la prima bestia (il potere politico anticristico)&#8221;, come da sintesi dell&#8217;AI di google.</p>



<p>Non si tratta per noi di indulgere nell&#8217;apocalittico, non siamo certo così presuntuosi da pensare di aver contezza di tempi e modi della fine dei tempi (che lasciamo volentieri a chi di dovere), piuttosto di descrivere la religiosità impazzita che permea la conflittualità attuale, che miscela con stolida leggerezza derive apocalittiche a pulsioni sataniche, caduta inevitabile di una declinazione perversa di ebraismo e cristianesimo.</p>



<p>Comunque, al netto dell&#8217;eclatante escalation di ieri e delle dichiarazioni di alcuni alti dirigenti iraniani, secondo i quali il bombardamento poneva fine alla tregua e rendeva inutili i negoziati (diffidenza legittima), il fragile cessate il fuoco, o come si voglia chiamare questo momento di sospensione, ha tenuto.</p>



<p>Nessuno scambio significativo di colpi tra Usa e Iran e i negoziati previsti per questo fine settimana non sono stati dichiarati decaduti, anzi. E Islamabad attende la delegazione iraniana per i colloqui a porte chiuse con quella americana guidata dal vicepresidente J.D. Vance.</p>



<p>L&#8217;unica misura intrapresa per ora da Teheran a seguito degli attacchi al Libano è stata una rinnovata chiusura dello Stretto di Hormuz, che ieri aveva aperto al libero transito. Decisione inevitabile: dopo che l&#8217;Iran è stato ingannato per ben due volte, venendo attaccato da Washington nel corso di trattative promettenti, ha inteso chiarire che non ci sarà una terza volta brandendo la leva più forte di cui si può avvalere nei confronti della controparte.</p>



<p>L&#8217;inevitabilità di tale decisione discende più che dall&#8217;operazione israeliana in sé &#8211; che pure ha il suo peso &#8211; dall&#8217;ambiguità di Washington. Trump, infatti, si è piegato per l&#8217;ennesima volta a Netanyahu dichiarando che il Libano era escluso dalla tregua e che Teheran deve accettare di non arricchire affatto il suo uranio, privandola della possibilità di sviluppare un programma nucleare per uso civile, in contrasto la proposta iraniana che pure aveva accolto.</p>



<p>Proprio la proposta iraniana, dettagliata in 10 punti, è al centro della controversia attuale, con Vance che ha ribadito quanto affermato dal suo presidente, spiegando che c&#8217;era stato un malinteso sulla proposta di Teheran accolta da Washington, dal momento che l&#8217;Iran avrebbe inviato tre diverse proposte e quella recepita da Trump non prevedeva la tregua in Libano (esplicitamente citata, invece, dalle autorità pakistane, che hanno mediato tra le parti, quando hanno annunciato ufficialmente la<a href="https://x.com/GovtofPakistan/status/2041756463845265500" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> sospensione delle ostilità</a>).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://x.com/GovtofPakistan/status/2041756463845265500"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/a2-x-4-1024x535.jpg" alt="" class="wp-image-81453"/></a></figure>



<p>La prosecuzione dell&#8217;aggressione israeliana al Libano, più di altre criticità oggetto di controversia, può vanificare sul nascere il negoziato. Così gli appelli a porvi fine, che stanno giungendo da diverse nazioni, significativi quelli di Francia e Gran Bretagna, sono più che benvenuti, anche se servirà ben altro per far deporre le armi a Tel Aviv.</p>



<p>Trump e Vance appaiono incapaci di mettere la mordacchia a Netanyahu &amp; soci, anche per le pressioni che stanno subendo in patria dal partito della guerra globale. Per ora si limitano a minimizzare il peso dell&#8217;aggressività israeliana, anche se sembra che sottotraccia stiano lavorando per porvi fine.</p>



<p>Infatti, Trump ha definito quanto avvenuto ieri nel Paese dei cedri &#8220;<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/04/08/trump-i-raid-di-israele-sul-libano-scaramucce-va-tutto-bene_674b74d9-f999-40b3-a1b4-9d27483f2bd6.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scaramucce</a>&#8221; e Vance gli ha fatto eco affermando che Israele gli ha assicurato che avrebbe &#8220;<a href="https://www.axios.com/2026/04/08/lebanon-attacks-israel-iran-ceasfire" target="_blank" rel="noreferrer noopener">limitato</a>&#8221; gli attacchi in Libano durante i colloqui. Allo stesso tempo, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qBfafGPDoEI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comunicato</a> che &#8220;Trump è in contatto con Netanyahu&#8221; sul Libano. Tante ambiguità, tante spinte incendiarie, nessuna certezza, il destino del mondo resta in sospeso.</p>



<p>_____________</p>



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		<title>Guerra all&#8217;Iran: il blocco di Hormuz e l&#8217;attivismo di Putin</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-alliran-il-blocco-di-hormuz-e-lattivismo-di-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 15:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerra all&#039;Iran: il blocco di Hormuz e l&#039;attivismo di Putin" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-1024x559.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-1536x838.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-600x328.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>il coordinamento segnala che Hezbollah non può essere lasciato fuori da un eventuale cessate il fuoco, in contrapposizione alle dichiarazioni delle autorità di Tel Aviv secondo le quali il conflitto libanese sarebbe proseguito anche dopo un'eventuale intesa con Teheran.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-alliran-il-blocco-di-hormuz-e-lattivismo-di-putin.html">Guerra all&#8217;Iran: il blocco di Hormuz e l&#8217;attivismo di Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1048" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerra all&#039;Iran: il blocco di Hormuz e l&#039;attivismo di Putin" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-1024x559.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-1536x838.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/BOMBARDAMENTI-LIBANO-FOTO-600x328.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;attacco massivo e coordinato di Teheran e dei miliziani di Hezbollah di ieri sera contro Israele ha incenerito la propaganda corrente sul drastico degrado dell&#8217;arsenale bellico della controparte.</p>



<p>Inoltre, il coordinamento segnala che Hezbollah non può essere lasciato fuori da un eventuale cessate il fuoco, in contrapposizione alle dichiarazioni delle autorità di Tel Aviv secondo le quali il conflitto libanese sarebbe proseguito anche dopo un&#8217;eventuale intesa con Teheran.</p>



<p>Infine, ribadisce la resilienza di Hezbollah. Israele immaginava che la guerra precedente, i bombardamenti successivi &#8211; effettuati in violazione del cessate il fuoco &#8211; la distruzione dei tunnel e il disarmo, seppur limitato, della milizia sciita ad opera delle autorità libanesi avessero quasi eliminato le sue capacità militari.</p>



<p>Non è così, come sta constatando Tel Aviv, che ha ordinato un&#8217;invasione di terra del Paese confinante e lo sta bombardando massicciamente, riducendo la periferia meridionale di Beirut a un cumulo di macerie: <a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/in-libano-634-morti-e-126mila-sfollati-inizio-conflitto-iran/AIUePAuB" target="_blank" rel="noreferrer noopener">634 i morti, di cui 91 bambini, oltre mille i feriti e più di 800mila le persone sfollate</a>. Tale aggressione ha trovato una resistenza inattesa.</p>



<p>E così l&#8217;Iran, che regge nonostante la Forza degli attaccanti, mentre il blocco dello Stretto di Hormuz sta mettendo a dura prova gli Stati Uniti, pressati da mezzo mondo perché chiudano il conflitto per evitare le catastrofiche conseguenze delle restrizioni energetiche.</p>



<p>Davvero difficile immaginare come abbiano potuto minimizzare tali conseguenze. Nella loro follia reputavano di poter forzare il blocco preannunciato da Teheran, come peraltro ordinato da Trump che ha chiesto alla Marina degli Stati Uniti di scortare le petroliere in transito.</p>



<p>Semplicemente impossibile data la prossimità delle coste da cui gli iraniani giocherebbero al tiro al bersaglio, come hanno spiegato diversi esperti al <a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/escalating-hormuz-crisis-raises-specter-of-prolonged-closure-7678477e?mod=wsj_furtherreading_pos_2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wall Street Journal</a>. E anche se si riuscisse in questa mission impossible, servirebbero due navi da guerra per proteggere ogni singola petroliera. Anche in questo caso il traffico sarebbe ridotto al lumicino.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/escalating-hormuz-crisis-raises-specter-of-prolonged-closure-7678477e?mod=wsj_furtherreading_pos_2"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-W-1024x302.jpg" alt="Escalating Hormuz Crisis Raises Specter of Prolonged Closure" class="wp-image-80948"/></a></figure>



<p>Così, bocciato il piano suicida, gli Stati Uniti sono ricorsi alle riserve strategiche. Ma, come spiega <a href="https://www.axios.com/2026/03/12/iran-oil-markets-trump-prices-gas-energy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Axios</a>, la misura &#8220;da sola probabilmente non farà scendere i prezzi&#8221; del petrolio. Infatti, L&#8217;utilizzo delle riserve &#8220;rallenterà anziché arrestare l&#8217;aumento dei prezzi del petrolio e offrirà un temporaneo sollievo al danno causato dall&#8217;aumento dei prezzi della benzina&#8221;, ha affermato Joe Brusuelas, economista capo della RSM, una multinazionale di studi contabili britannica.</p>



<p>&#8220;Gli Stati Uniti consumano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Anche il ricorso più aggressivo alle riserve, come quello del 2022, basterà per poche settimane e non sarebbe sufficiente a compensare le pressioni che contribuiscono a far salire i prezzi&#8221;, ha aggiunto Brusuelas.</p>



<p>&#8220;L&#8217;unico modo per tornare a dei flussi stabili di petrolio e gas è la ripresa del transito nello Stretto di Hormuz&#8221;, ha concluso il direttore dell&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia Fatih Birol.</p>



<p>Insomma, l&#8217;amministrazione Trump si è cacciata con criminale leggerezza in un tunnel dal quale non sa come uscire, da cui le reiterate dichiarazioni del presidente sulla prossima fine del conflitto, che alterna alle usuali allucinate dichiarazioni di vittoria (necessarie al ritiro).</p>



<p>Ma anche qui non sa come uscirne, dal momento che Israele è determinato a destabilizzare in maniera irreversibile l&#8217;Iran e a prendere il controllo del Libano (questo lo scopo della guerra contro Hezbollah, unico ostacolo a tale pretesa). Sviluppi che renderebbero irrevocabile la sua Opa su tutto il Medio oriente.</p>



<p>Né Trump può trovare sponde a Teheran. Nella guerra del giugno scorso l&#8217;Iran gli aveva dato fiducia e, insieme, avevano trovato un modo per porvi fine senza eccessivi danni. Un rapporto fiduciario che aveva portato l&#8217;Iran a reputare che il negoziato offerto da Trump lo scorso febbraio potesse andare in porto.</p>



<p>L&#8217;attacco proditorio israelo-americano ha incenerito tale rapporto, da cui l&#8217;irrigidimento di Teheran che ora vuole solide garanzie per porre fine al conflitto. Garanzie che Trump non può dare.</p>



<p>Da qui la richiesta di aiuto a Putin, che ha contattato questo fine settimana. Lo zar si è mosso e qualcosa deve aver smosso, dal momento che oggi il suo inviato Kirill Dmitriev <a href="https://ctrana.one/news/501784-dmitriev-obsuzhdaet-v-majami-ekonomicheskoe-sotrudnichestvo-rf-i-ssha.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è sbarcato negli Stati Uniti</a>, ufficialmente per altro che non l&#8217;Iran.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://ctrana.one/news/501784-dmitriev-obsuzhdaet-v-majami-ekonomicheskoe-sotrudnichestvo-rf-i-ssha.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-S-2-1024x676.jpg" alt="A Kremlin envoy traveled to Miami to discuss economic cooperation between Russia and the United States - Reuters" class="wp-image-80950"/></a></figure>



<p>Peraltro, Putin ieri ha fatto una mossa che incide non poco nel conflitto in corso, contattando il presidente dell&#8217;Azerbaigian Ilham Aliyev. È alquanto evidente che Israele sta facendo pressioni su Baku perché entri in guerra al suo fianco, scenario che si è prospettato subito dopo l&#8217;attacco di un drone contro un aeroporto azero attribuito a Teheran (l&#8217;Iran ha negato la responsabilità).</p>



<p>Una nota di <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-03-12/ty-article/.premium/worry-stirs-in-azerbaijan-over-iran-but-it-wont-turn-its-back-on-israel/0000019c-dbf1-d8f9-afde-fbfdd8e10000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a>, infatti, ricorda i profondi legami tra Tel Aviv e Baku e afferma che ciò sta mettendo a dura prova i suoi rapporti privilegiati con Ankara che, temendo l&#8217;espansionismo israeliano (di cui è vittima predestinata) e che la crociata anti-Iran rinfocoli l&#8217;attivismo delle milizie curde (che Usa e Israele stanno tentando di scatenare contro Teheran) sta frenando l&#8217;aggressività di Aliyev verso l&#8217;Iran.</p>



<p>Evidentemente Erdogan non ha la forza per far fronte alle pressioni israeliane, così è intervenuto direttamente lo zar, che deve aver chiesto al presidente del Paese caucasico di evitare un improvvido coinvolgimento. Putin sa essere convincente.</p>



<p>L&#8217;attivismo dello zar non deve essere passato inosservato al partito della guerra globale che, sebbene abbia spostato il suo focus in Medio oriente, continua a giocare le sue carte anche sul fronte ucraino.</p>



<p>Ed è su questo fronte che ha lanciato il suo monito allo zar perché si tenga alla larga dalla guerra mediorientale con due operazioni tragicamente spettacolari: un <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=2000512494219817" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attacco contro la città di Bryansk</a>, che ha ucciso sei civili e che il Cremlino ha attribuito alla Gran Bretagna, e soprattutto un attacco di droni contro Sochi (il cui nome è ormai associato a Putin perché vi si reca spesso) <a href="https://kyivindependent.com/russias-sochi-under-unprecedented-24-hour-mass-ukrainian-drone-attack-mayor-says/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">durato ben 24 ore</a>.</p>



<p>Ma, come nel caso delle trovate per far fronte al nodo di Hormuz, si tratta di iniziative isteriche, di scarsa incidenza sul quadro globale.</p>



<p>_______________</p>



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		<title>REPORTAGE &#124; Lebanon in Crisis</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/lebanon-in-crisis</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Greg Kennedy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 13:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[lebanon]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[proteste in Libano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L&#8217;esplosione avvenuta nel porto di Beirut il 4 agosto 2020 è solo l&#8217;ultimo di una serie di colpi che hanno messo in ginocchio il Libano. Gran parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà, senza elettricità e con il costo della vita alle stelle. Bisognerà aspettare i prossimi mesi per vedere se il Libano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/lebanon-in-crisis">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/copertina-video-46-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L&#8217;esplosione avvenuta nel porto di Beirut il 4 agosto 2020 è solo l&#8217;ultimo di una serie di colpi che hanno messo in ginocchio il Libano. Gran parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà, senza elettricità e con il costo della vita alle stelle. Bisognerà aspettare i prossimi mesi per vedere se il Libano riuscirà a tirarsi fuori da questa grave crisi economica e sociale.</p>



<p>Clicca&nbsp;<a href="https://www.insideover.com/reportage/society/lebanon-an-onslaught-of-hardship.html">QUA</a>&nbsp;per il reportage completo</p>
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		<title>Il martirio di una nazione. Il futuro travagliato del Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-martirio-di-una-nazione-il-futuro-travagliato-del-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 13:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Libano è una nazione in crisi. Un crocevia della storia mediorientale, della civiltà e dei rapporti tra Oriente e Occidente ancora oggi interessato da un notevole valore geopolitico e strategico. Dati nonostante i quali Beirut non riesce a uscire da una fragilità strutturale legata alla sua complessità interna, alle mire di ingombranti vicini, ai problemi della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-martirio-di-una-nazione-il-futuro-travagliato-del-libano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220802154844293_cf337a9fd4f2309b2c633b51e4a3131e-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><blockquote><p>Il <strong>Libano è una nazione in crisi. </strong>Un crocevia della storia mediorientale, della civiltà e dei rapporti tra Oriente e Occidente ancora oggi interessato da un notevole valore geopolitico e strategico. Dati nonostante i quali Beirut non riesce a uscire da una fragilità strutturale legata alla sua complessità interna, alle mire di ingombranti vicini, ai problemi della classe dirigente.</p></blockquote>
<p>Negli ultimi quattro decenni guerre, invasioni, crisi interne hanno condotto il Libano più volte sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso. E nell&#8217;ultimo biennio il Covid, la guerra in Ucraina e le dinamiche regionali mediorientali hanno messo più volte il Paese in ginocchio. Simbolo di questo processo è stato il terribile evento del 4 agosto 2020, giorno in cui una deflagrazione colossale ha devastato il porto di Beirut, causando centinaia di vittime.</p>
<p>La <strong>Ground Zero di Beirut è stata il simbolo del martirio del Libano. </strong>E proprio <em>The Martyrdom of a Nation</em>  è il titolo della quindicesima issue del magazine inglese di InsideOver, dedicata ai problemi atavici e al futuro complesso del Paese dei Cedri.</p>
<ul>
<li><a href="https://www.insideover.com/issue/the-martyrdom-of-a-nation">Il nuovo numero del magazine inglese di InsideOver</a></li>
</ul>
<p>Si parte proprio dal ricordo di Beirut, dal devastante episodio del 4 agosto 2020 rivivendo il momento più problematico per la capitale libanese con il reportage di Ivo Saglietti, che si era recato nella città devastata poche settimane dopo la deflagrazione.</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://www.insideover.com/reportage/war/beiruts-ground-zero.html">Il Ground Zero di Beirut nelle immagini di Ivo Saglietti.</a></strong></li>
</ul>
<p>La reporter Isabel Demetz investiga invece il futuro dopo l&#8217;esplosione nel porto parlando del recupero di un quadro di Artemisia Gentileschi, artista italiana del XVI secolo, che è stato danneggiato il 4 agosto 2020.</p>
<ul>
<li><a href="https://www.insideover.com/reportage/society/the-gentileschi-restoration.html"><strong>Art Lost in Tragedy: il reportage di Isabel Demetz</strong></a></li>
</ul>
<p>C&#8217;è spazio anche per le grandi complessità del Paese, che spaziano dalla religione alla politica nei due reportage firmati da Antonio Borrelli e Marco Ferraro che parlano del Libano contemporaneo e delle sue fragilità. Spaziando dalle voci dei cittadini preoccupati dalla crisi energetica a quelle dei militari impegnati nella missione Onu di stabilizzazione del Paese che garantisce i confini sulla Blue Line al confine Sud con Israele.</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://www.insideover.com/reportage/society/lebanon-an-onslaught-of-hardship.html">Le molte fonti di instabilità del Libano nel primo reportage di Borrelli e Ferraro</a></strong></li>
<li><a href="https://www.insideover.com/reportage/society/lebanon-the-middle-easts-smouldering-caldron.html"><strong>Il Libano calderone del Medio Oriente</strong>.</a></li>
</ul>
<p>Infine, due pezzi di autori di spessore completano il quadro. L&#8217;analista statunitense Michael Young scrive un pezzo sulle grandi crisi strutturali vissute dal Libano e ci parla della grande tensione interna vissuta dal Paese e dalle istituzioni.</p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li><a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;url=https://www.insideover.com/society/the-troubled-future-of-lebanon.html/amp/&amp;ved=2ahUKEwjql6LZxaz5AhWFQfEDHWPlB8UQFnoECAgQAQ&amp;usg=AOvVaw044ppi77iOeDVqPpMmMZ_L">La visione di Michael Young per il Libano di domani </a></li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Lo storico britannico David Abulafia, invece, torna sulle nostre colonne e ci racconta del ruolo antico del Libano come crocevia della Storia e punto di contatto tra i popoli. Come porta del mare del Medio Oriente e bastione mediterraneo nella regione. Un ruolo di polmone ai rapporti tra uomini e nazioni che rappresenta anche oggi la chiave di volta per permettere al Paese di rinascere.</p>
<ul>
<li><a href="https://www.insideover.com/religion/the-bridge-between-the-mediterranean-and-the-middle-east.html"><strong>David Abulafia e la storia del Libano come paradigma</strong></a>.</li>
</ul>
<p>Contrastata, dolorosa e a tratti tragica: la storia recente del Libano è importante, forse troppo turbolenta per questo piccolo lembo di terra al confine orientale del Grande Mare. Ma è il destino di questa terra, forse, produrre più storia di quanta ne riesce a digerire e interiorizzare. E così sempre sarà negli anni a venire. Con la speranza che il martirio del Paese dei Cedri possa avere fine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-martirio-di-una-nazione-il-futuro-travagliato-del-libano.html">Il martirio di una nazione. Il futuro travagliato del Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Beirut a un anno dall&#8217;esplosione del 4 agosto 2020</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2021 03:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Esplosione in Libano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=326711</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, area del porto dopo esplosione" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il tempo a Beirut è fermo alle 18:08 del 4 agosto 2020. Fa caldo in città in quel momento, il pomeriggio scorre normalmente tra uffici ancora aperti e locali per i più giovani già ben frequentati. Anche da queste parti si cerca di mettere in secondo piano lo spettro di una pandemia in grado di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, area del porto dopo esplosione" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Libano-porto-di-Beirut-dopo-esplosione-Getty-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il tempo a <strong>Beirut</strong> è fermo alle 18:08 del 4 agosto 2020. Fa caldo in città in quel momento, il pomeriggio scorre normalmente tra uffici ancora aperti e locali per i più giovani già ben frequentati. Anche da queste parti si cerca di mettere in secondo piano lo spettro di una pandemia in grado di acuire gli atavici problemi sociali ed economici. Poco dopo le 18, chi si trova nella zona del porto nota una densa colonna di fumo. Si pensa a un incendio e in tanti scendono dalle proprie auto o si affacciano dagli edifici per filmare la scena. Nessuno si immagina quello a cui si sta per assistere: la colonna di fumo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=yNH4eE3RYUM">si trasforma improvvisamente in una nube</a> in grado di avvolgere ogni cosa nel raggio di decine di metri e il rumore dell&#8217;esplosione che ne consegue è talmente forte da essere avvertito a chilometri di distanza. Nel giro di pochi secondi Beirut cade nell&#8217;abisso della <strong>devastazione</strong>. La città è distrutta, nel caos e i suoi abitanti vagano smarriti per le strade per capire cosa è accaduto.</p>
<h2>Le cause dell&#8217;esplosione</h2>
<p>La capitale libanese non è certo nuova a episodi simili. I suoi abitanti più anziani ricordano i rumori del conflitto andato avanti fino al 1990. Quelli più giovani hanno bene in mente i bombardamenti dei quartieri meridionali durante la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-guerra-tra-israele-ed-hezbollah-del-2006.html">guerra tra Israele ed Hezbollah</a> del 2006. Nessuno dimentica inoltre le bombe dei kamikaze spesso in azione tra i locali della movida di Beirut. In quel momento però la città è in pace. Non ci sono guerre, non ci sono conflitti e non ci sono allarmi particolari sul fronte terroristico.<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/nitrato-ammonio-ecco-lipotesi-sulle-esplosioni-beirut-1881559.html"> L&#8217;esplosione delle 18:08</a> coglie tutti di sorpresa. C&#8217;è chi immagina un&#8217;improvvisa nuova escalation, chi invece l&#8217;apertura di un nuovo fronte. Le autorità però si affrettano nel parlare subito di <strong>incidente</strong>. Forse una fabbrica di fuochi di artificio andata in fiamme oppure un incendio non controllato in un deposito del porto, sono queste le prime cause a cui si fa riferimento sia nei comunicati ufficiali che sui social.</p>
<p>Soltanto in serata si fa strada l&#8217;ipotesi a oggi ancora la più accreditata e che riguarda il coinvolgimento di un magazzino dove da anni sono stoccate 2.750 tonnellate di <a href="https://it.insideover.com/societa/nitrato-dammonio-cose-e-perche-e-cosi-diffuso-nel-mondo.html"><strong>nitrato d&#8217;ammonio</strong></a>. Le indagini virano subito su questa pista. In particolare, tutto sarebbe partito da un altro locale dell&#8217;hangar 12 del porto dove in quel pomeriggio risultano in corso ordinari lavori di saldatura. Durante l&#8217;azione di alcuni operai, divampa un incendio che nessuno riesce a domare in tempo. Le fiamme quindi raggiungono per l&#8217;appunto il magazzino dove dal 2014 sono accatastate tonnellate di nitrito d&#8217;ammonio. Si tratta di un materiale molto pericoloso, confiscato in quell&#8217;anno dalla nave <em><strong>Rhosus</strong></em> e lasciato lì per anni senza particolari misure di sicurezza. Non appena l&#8217;incendio raggiunge lo stabile dove si trova il nitrato, l&#8217;esplosione è inevitabile.</p>
<h2>Il Libano in ginocchio</h2>
<p>Quel pomeriggio nell&#8217;area portuale di Beirut muoiono <strong>207 persone</strong>. Tra loro ci sono operai a lavoro nelle vicinanze, addetti e funzionari dello scalo, ma anche cittadini in transito per caso da quella zona in quel momento. Vittime e feriti però si contano anche nei quartieri limitrofi. L&#8217;onda d&#8217;urto travolge due terzi della capitale libanese. Tre ospedali risultano distrutti, molte ambasciate situate anche a diversi chilometri di distanza sono seriamente danneggiate, tra i feriti non a caso risulta il console del Kazakistan. Nel centro storico di Beirut molti edifici sono dichiarati inagibili, diversi monumenti danneggiati, luoghi di culto e di aggregazione vengono chiusi perché pericolanti. Si stima che almeno 300.000 persone sono costrette a passare la notte fuori casa per motivi di sicurezza. Molte di loro ancora oggi non sono riuscite a riprendere possesso delle proprie abitazioni. In totale, i danni secondo il governo libanese si aggirano sui 15 miliardi di dollari.</p>
<p>Ma la cicatrice non è solo fisica e non riguarda solo Beirut. É l&#8217;intero Libano a essere sconvolto. Il porto della capitale assorbe buona parte dei commerci che riguardano il Paese. Con lo scalo fuori uso, l&#8217;economia nei mesi successivi subisce ulteriori gravi battute d&#8217;arresto. Arrivano meno merci, scarseggiano i viveri, si riducono i collegamenti con l&#8217;estero. Il Libano già nei mesi precedenti si trova in una drammatica situazione sociale. Il primo ministro <strong>Hassan Diab</strong> ha assunto l&#8217;incarico dopo le <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-libano-in-fiamme-proteste-a-beirut-e-nelle-principali-citta-del-paese.html">proteste</a> che sconvolgono la stessa Beirut nel dicembre 2019, prima ancora della pandemia. Manifestazioni causate da un profondo malessere e innescate da uno stallo politico mai risolto. L&#8217;esplosione del 4 agosto dunque scava un solco ancora più profondo all&#8217;interno della società. Un baratro da cui ancora oggi risulta difficile uscire.</p>
<h2>Una ricostruzione che non inizia</h2>
<p>A distanza di un anno il Libano è a metà tra il ricordo e la <strong>rabbia</strong>. La popolazione commemora le vittime e va con la mente al momento dell&#8217;esplosione. Al tempo stesso però emerge il malcontento per quanto non ancora fatto. Dopo l&#8217;episodio del 4 agosto 2020, il Paese dei credi ha chiesto nuovi cambiamenti, per il momento non ancora visti. Sul fronte politico, il premier Diab ha rassegnato le dimissioni, al suo posto è stato incaricato ancora una volta<strong> Saad Hariri</strong> ma il nuovo governo non ha mai visto la luce. Veti tra partiti e settori della società stanno bloccando il processo decisionale. Oggi, con un Paese messo alle strette, Beirut è ancora governata da un esecutivo dimissionario e che non può porre in essere le necessarie riforme. Né tanto meno può far partire la ricostruzione della capitale. Il Libano è ancora fermo alle 18:08 del 4 agosto, le macerie fisiche e morali dell&#8217;esplosione non sono nemmeno state raccolte. Soprattutto tra i giovani a emergere in questo contesto è un preoccupante senso di frustrazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/beirut-a-un-anno-dall-esplosione-del-4-agosto-2020.html">Beirut a un anno dall&#8217;esplosione del 4 agosto 2020</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;esplosione di Beirut e la pista siriana</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lesplosione-di-beirut-e-la-pista-siriana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2020 12:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut-768x475.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le esplosioni che collegano Siria e Libano sono tante. Tra queste ce n&#8217;è una che, forse, ci parla ancora. Il 14 febbraio del 2005 sembra un San Valentino come tanti e l&#8217;ex premier Rafiq Hariri sta passando Beirut a bordo della propria macchina. All&#8217;improvviso, però, un ordigno lo fa saltare in aria insieme ad altre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lesplosione-di-beirut-e-la-pista-siriana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Il-porto-di-Beirut-768x475.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><blockquote>
<p style="text-align: left;">Le esplosioni che collegano Siria e Libano sono tante. Tra queste ce n&#8217;è una che, forse, ci parla ancora. Il 14 febbraio del 2005 sembra un San Valentino come tanti e l&#8217;ex premier <strong>Rafiq Hariri</strong> sta passando Beirut a bordo della propria macchina. All&#8217;improvviso, però, un ordigno lo fa saltare in aria insieme ad altre 21 persone. Succede tutto in un attimo. Il boato, le lamiere delle auto che si contorcono insieme ai corpi, l&#8217;odore di carne bruciata e la polvere che si alza nel cielo. Chi ha ucciso Hariri? È stato <strong>Hezbollah</strong>? <a href="https://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/esteri/harirlib/harirlib/harirlib.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oppure c&#8217;è la mano dei servizi segreti di Damasco</a>? Molti seguono questa pista, senza però arrivare alla pistola fumante. Avremmo dovuto conoscere la verità, almeno quella dei tribunali, domani. Ma tutto è stato rimandato perché la sentenza che vede coinvolti quattro presunti membri di Hezbollah è stata rinviata al prossimo 18 agosto in seguito all&#8217;esplosione avvenuta nel porto di Beirut.</p>
</blockquote>
<p>Cosa ci facevano oltre 2500 tonnellate di nitrato d&#8217;ammonio nel porto di Beirut? Le vicende che hanno determinato l&#8217;arrivo del cargo Rhosus e del suo carico sono ormai note. Nel novembre del 2013, una nave russa battente bandiera moldava, la Rhosus appunto, arriva nel Paese dei cedri con problemi tecnici. Attracca e, dopo alcuni controlli, vengono trovati grandi quantitativi di nitrato d&#8217;ammonio. La nave viene messa sotto sequestro e il personale rimandato a casa. Si scarica il nitrato d&#8217;ammonio e finisce così nell&#8217;hangar 12 del porto. Dimenticato. O quasi. Il 26 giugno del 2014, infatti, il direttore della dogana, Shafik Merhi, invia una lettera ai suoi superiori per chiedere informazioni. Sa che quella al porto è una bomba che può esplodere da un momento all&#8217;altro. Nessuno però gli risponde e così Merhi è costretto a fare altre cinque segnalazioni, ottenendo in cambio soltanto silenzio. Anche perché nessuno sa cosa fare con quel materiale che può essere usato tanto come fertilizzante quanto come esplosivo. C&#8217;è chi pensa di esportarlo, chi di venderlo a privati e infine chi vorrebbe consegnarlo all&#8217;esercito. Nel dubbio, però, tutto rimane fermo.</p>
<p>Accanto a queste mancanze organizzative, però, potrebbe esserci un&#8217;altra pista, che ci porta in Siria. Secondo quanto appreso da fonti qualificate di <em>InsideOver</em>, infatti, il nitrato d&#8217;ammonio potrebbe esser stato lasciato nel porto di Beirut per aiutare i ribelli che in questi anni hanno combattuto contro Bashar al Assad. Gruppi sunniti radicali, spesso legati al jihad. &#8220;Il nitrato, probabilmente era per loro, anni fa&#8230;&#8221;, ci fanno sapere.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/esteri/20_agosto_06/beirut-quegli-allarmi-vuoto-carico-esplosivo-stoccato-porto-872c306e-d7bc-11ea-ad6c-bda3a14094de.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Guido Olimpio sottolinea oggi su <em>Il Corriere</em> di oggi</a>: &#8220;Da decenni il nitrato, &#8216;impastato&#8217; con altri prodotti, si è tramutato in un’arma povera quanto letale. I filmati diffusi dalle fazioni siriane hanno mostrato effetti impressionanti, in particolare quando gli insorti hanno scavato tunnel sotto postazioni nemiche, li hanno riempiti di miscele simili per poi farli detonare sollevando montagne di terra. Un doppio impiego, terroristico e sul campo di battaglia&#8221;. Vale dunque la pena chiedersi: il nitrato d&#8217;ammonio usato in Siria era lo stesso che veniva conservato nel porto di Beirut?</p>
<p>Nei pressi del porto, ma non non nella zona interessata dall’esplosione, ci sarebbe stato anche un deposito di armi. Ma di chi? Fonti di <em>InsideOver </em>negano la presenza di Hezbollah e suggeriscono l&#8217;ipotesi che si tratterebbe di un arsenale sequestrato ai gruppi sunniti radicali.</p>
<p>Ci troviamo davanti a un&#8217;ipotesi, si capisce. Come ce ne sono tante attorno all&#8217;esplosione di martedì scorso. C&#8217;è chi punta il dito contro Israele (che avrebbe così punito il Partito di Dio) e chi contro Hezbollah (che avrebbe cercato in questo modo di creare un diversivo in vista della sentenza sulla morte di Hariri che ci sarebbe dovuta esser domani). Una pista, quella siriana, che si aggiunge ai tanti misteri di questo paese martoriato.</p>
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		<title>&#8220;Io, Joker vi spiego le proteste in Libano&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/joker-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2019 16:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
		<category><![CDATA[Joker]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si chiama Cynthia Aboujaboude, ha 28 anni e lavora come art director. È stata lei la prima a comprendere la forza mediatica del volto del Joker di Joaquin Phoenix e a portarlo nelle strade di Beirut per sostenere le proteste contro il governo del premier Saad Hariri. In un&#8217;intervista esclusiva a InsideOver, Cynthia racconta cosa l&#8217;ha spinta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/joker-libano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Cynthia-Aboujaboude-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si chiama <strong>Cynthia Aboujaboude</strong>, ha 28 anni e lavora come art director. È stata lei la prima a comprendere la forza mediatica del volto del <strong>Joker</strong> di Joaquin Phoenix e a portarlo nelle strade di Beirut per sostenere le proteste contro il governo del premier <strong>Saad Hariri</strong>. In un&#8217;intervista esclusiva a <em>InsideOver</em>, Cynthia racconta cosa l&#8217;ha spinta a trasformarsi nel pagliaccio carico di sofferenza e dolore e, soprattutto, a scendere in piazza: &#8220;Ne abbiamo abbastanza della corruzione, io e gli altri chiediamo più giustizia e un Paese migliore, un Paese senza più ruberie. Chiediamo un futuro indipendente e migliore&#8221;.</p>
<p>Ma come è nata l&#8217;idea di dipingersi il volto come Joker? &#8220;Ho scelto di indossare il trucco del Joker durante la protesta perché mi sembrava giusto. Indossare la maschera di Joker mi ha permesso di esprimere i miei sentimenti senza dover parlare con nessuno. Siamo feriti e semplicemente delusi. Credo che ciò che è più evidente e che ci lega di più con il personaggio del Joker è la sua prospettiva di vita. Ora la vita ti insegna solo a mentire e a imbrogliare se vuoi sopravvivere. Non hai altra scelta. E questa non è la vita che né io o né gli altri desideriamo&#8221;.</p>
<p>Già, perché le proteste libanesi non sono state mosse solamente da un gruppo politico o religioso ma sono state, almeno all&#8217;inizio, trasversali. Anche molti sostenitori di <strong>Hezbollah </strong>sono scesi in piazza per protestare contro l&#8217;esecutivo di Hariri, fino a quando il leader del Partito di Dio, <strong>Hassan Nasrallah</strong>, ha messo in guardia il movimento e tutto il Paese, accusando gli Stati Uniti di fomentare le rivolte: &#8220;È facile dire che ci sono gli Stati Uniti dietro qualsiasi cosa e che altri Paesi sono coinvolti&#8221;, ci dice però Cynthia, che prosegue: &#8220;Il nostro problema è solamente nei confronti dei nostri politici e di come stanno trattando il nostro Paese&#8221;.</p>
<p>Eppure queste proteste un loro effetto lo hanno sortito, ma siamo solo all&#8217;inizio: &#8220;Il passo successivo saranno nuove dimissioni, devono cadere tutti. Chiediamo la libertà di votare per chiunque reputiamo essere adatto a ricoprire queste cariche&#8221;. Anche in Siria era iniziato tutto con delle proteste, poi sfociate in una sanguinosa guerra civile costata la vita ad almeno mezzo milione di persone. Ma il caso libanese è diverso, ci spiega Cynthia: &#8220;Sono due situazioni diverse. Le persone in Libano si stanno rendendo conto che questa non è una guerra e non lo è veramente. Stiamo protestando pacificamente e continueremo a farlo fino a che i politici non metteranno di mettersi di traverso sul nostro futuro&#8221;.</p>
<p>Ma com&#8217;è questo futuro che Cynthia e i manifestanti sognano? &#8220;Spero nella pace e nella prosperità per il mio Paese. Un futuro migliore per me. Spero che i miei amici, la mia famiglia e tutti i libanesi possano vivere la vita che si meritano&#8221;. Ma come si possa arrivare a questo è ancora difficile da dire&#8230;</p>
<p>© Foto di copertina: <a href="https://www.instagram.com/alainelk/" target="_blank" rel="noopener">Alain el Khoury</a></p>
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		<title>I danni dei droni israeliani caduti su Beirut</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/i-danni-dei-droni-israeliani-caduti-su-beirut.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 15:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1737" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10177604.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Il 25 agosto del 2019 due droni israeliani sono caduti sulla zona meridionale di Beirut distruggendo un centro parte di un edificio che ospita un centro multimediale di Hezbollah</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1737" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_10177604.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/i-danni-dei-droni-israeliani-caduti-su-beirut.html">I danni dei droni israeliani caduti su Beirut</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le case abbandonate di Beirut? Una metafora della città lacerata</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-case-abbandonate-beirut-metafora-della-citta-lacerata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Beirut) Collezioni di documenti, lettere, fotografie di case abbandonate della Beirut del dopo-guerra civile. Un ossessivo e razionale lavoro da intendere come atto poetico. È questo l&#8217;allestimento di Gregory Buchakjian, artista poliedrico e sorprendente, in mostra al Sursock Museum di Beirut fino all’11 febbraio con “Abandoned Dwellings: Display of System”. Per questa sua installazione ha consultato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-case-abbandonate-beirut-metafora-della-citta-lacerata.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Beirut)</strong> Collezioni di documenti, lettere, fotografie di case abbandonate della Beirut del dopo-guerra civile. Un ossessivo e razionale lavoro da intendere come atto poetico. È questo l&#8217;allestimento di Gregory Buchakjian, artista poliedrico e sorprendente, in mostra al Sursock Museum di Beirut fino all’11 febbraio con “Abandoned Dwellings: Display of System”. Per questa sua installazione ha consultato persone dal diverso background: cittadini di Beirut, giornalisti, ricercatori, artisti, <strong>rifugiati</strong>. La mostra è una manifestazione della desolazione della solitudine e dell’abbandono, un’esperienza carica di paure. Al centro le vite degli abitanti dimenticati e delle loro case abbandonate, desolate, in rovina. Questa ultima fatica di Buchakjian utilizza diversi registri per la sua espressione: il film, le immagini di architetture, gli audio e le fotografie. L’artista ha creato un inventario di 760 case abbandonate, un archivio di 800 oggetti e 10.777 fotografie.</p>
<p></p>
<p>La curatrice Karina el Helou ricorda come l’idea di questa mostra sia nata. Si trovava a Tripoli, era il settembre 2017, voleva invitare Buchakjian a mostrare il suo progetto lì, e lui invece l’ha poi invitata a curare il suo lavoro al Sursock. “Abandoned Dwellings è un progetto denso e può essere mostrato in diversi modi, questa è la sua bellezza. Gregory è polimorfo e multidisciplinare e non è tipicamente arte contemporanea, ma più una ricerca che abbiamo poi trasformato in materiale artistico. Questi documenti vengono tirati fuori dalla realtà e mostrano l&#8217;essenza della storia di Beirut, la perdita dovuta alla guerra e alla migrazione, ma poi la capacità di recupero del popolo libanese”.</p>
<p></p>
<p>Il lavoro di ricerca è stato faticoso, spiega la curatrice: “Abbiamo attraversato molte fasi, Gregory ha lavorato duramente per trovare il modo di creare il film nel 2018 e trovare le forme più adatte per i suoi archivi e le fotografie. Se consideriamo la ricerca in sé, ci sono voluti 7 anni ma poi un anno per curare la mostra al Sursock”.</p>
<p></p>
<p>Questa installazione polimorfa e complessa è da intendere come atto poetico. Come scrive anche Alejandro Jodorowsky nel suo libro “Psicomagia” del 1995: “L’atto poetico è convulso…un processo consapevole che ha lo scopo volontario di introdurre una fessura nell’ordine morto che permea la società”. L’artista anche se segue un ordine razionale, meticoloso, compulsivo e ossessivo riesce a far fuoriuscirne poesia. Gli oggetti più disparati sono stati recuperati e catalogati: la patente di guida di un palestinese, un abbonamento per il treno di un inglese, diari scritti a mano del 1979. Tutti questi oggetti erano destinata ad essere distrutti o perduti per sempre. Buchakjian ha contribuito alla loro conservazione e li ha elevati ad arte e poesia.</p>
<p>“Buchakjian è una persona molto curiosa, è la sua essenza. Quindi questa curiosità gli consente di esplorare diversi strumenti e rende la sua mente attiva in tutti i campi (ricerca, storia, fotografia, scrittura&#8230;) Ecco perché i processi sono spesso lunghi, cerebrali e profondi, se scrive o inizia un progetto artistico, la strada è quella di un esploratore, disegnerà una mappa, stabilirà una destinazione e inizierà un lungo viaggio”, racconta el Helou.</p>
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		<title>L&#8217;attacco in Siria visto da Beirut Hezbollah: &#8220;Israele pagherà&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/attacco-la-siria-hezbollah-israele-paghera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 10:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna lanciano l’attacco contro la Siria per “punire” Bashar Al Assad per l’uso delle armi chimiche. Nella notte oltre 100 missili sono stati indirizzati contro obiettivi militari sospettati di essere coinvolti nell’attacco a Duma di una settimana fa. Ma il governo siriano e Mosca sostengono di averne abbattuto la maggio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/attacco-la-siria-hezbollah-israele-paghera.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/attacco-la-siria-hezbollah-israele-paghera.html">L&#8217;attacco in Siria visto da Beirut Hezbollah: &#8220;Israele pagherà&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/1280x960-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna lanciano l’attacco contro la Siria per “punire” Bashar Al Assad per l’uso delle armi chimiche. Nella notte oltre 100 missili sono stati indirizzati contro obiettivi militari sospettati di essere coinvolti nell’attacco a Duma di una settimana fa. Ma il governo siriano e Mosca sostengono di averne abbattuto la maggio parte, oltre 70.</p>
<p>Donald Trump in un discorso alla nazione ha sciolto le riserve. E, a una settimana dall&#8217;attacco chimico alla città siriana di Duma, ha ordinato la rappresaglia in stretto coordinamento con Londra e Parigi. In un drammatico discorso alla nazione, ha insistito sulla necessità di agire contro i crimini e la barbarie perpetrati dal regime di Bashar al Assad, definito &#8220;un mostro&#8221; che massacra il proprio popolo.</p>
<p>E, come raccontano alcuni testimoni, i primi missili Tomahawk cadevano su Damasco e Homs proprio mentre il presidente americano stava ancora parlando, intorno alle 22 ora di Washington, le quattro del mattino ora locale. Le esplosioni hanno colpito la capitale, Damasco, così come due luoghi vicino alla città di Homs, ha affermato il Pentagono.</p>
<p>Il clima diventa incandescente anche in Libano. Il capo dell&#8217;Hezbollah libanese, alleato del regime di Damasco, Hassan Nasrallah, ha definito poche ore prima un &#8220;errore storico&#8221; l&#8217;attacco aereo compiuto da Israele contro una base aerea in Siria nel quale sono rimasti uccisi 7 iraniani&#8221;. Secondo Nasrallah, l&#8217;attacco di lunedì 9 alla base T4 apre una &#8220;nuova fase&#8221; e pone Israele in un &#8220;scontro diretto&#8221; con l&#8217;Iran. Teheran, Mosca e Damasco accusano lo stato ebraico del raid. &#8220;L&#8217;uccisione mirata&#8221; di iraniani è stata definita dal leader dell&#8217;Hezbollah, un atto di &#8220;grande stupidità&#8221; e l&#8217;attacco chimico su Duma una &#8220;messa in scena”.</p>
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<p>Poco dopo l’attacco americano invece è intervenuto il governo di Benjamin Netanyahu che ha parlato di “importante avvertimento all&#8217;Asse del male formato da Iran, Siria ed Hezbollah”. L’uso di armi chimiche, secondo il ministro Yoav Gallant, “sorpassa una linea rossa che l’umanità non può più tollerare”. Fonti dell’Esercito israeliano hanno riferito che Israele era stato avvertito dei raid tra le 12 e le 24 ore prima dell’attacco, e ha precisato di “non aver collaborato alla individuazione degli obiettivi militari”.</p>
<p>E Trump così ha parlato delle ragioni dell&#8217;attacco: &#8220;Le nazioni di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d&#8217;America hanno schierato il loro giusto potere contro barbarie e brutalità&#8221;. &#8220;Lo scopo delle nostre azioni stasera &#8211; ha poi continuato &#8211; è stabilire un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l&#8217;uso di armi chimiche&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ondata di raid è il più significativo contro il governo del presidente Bashar al-Assad da parte delle potenze occidentali in sette anni di guerra civile in Siria. In un briefing del Pentagono poco dopo l&#8217;annuncio di Trump, il generale Joseph Dunford ha elencato i tre obiettivi che erano stati colpiti: una struttura di ricerca scientifica a Damasco, presumibilmente collegata alla produzione di armi chimiche e biologiche, un deposito di armi chimiche ad ovest di Homs, un sito di stoccaggio di armi chimiche e un importante posto di comando, anch&#8217;esso vicino a Homs.</p>
<p>La televisione di stato siriana ha affermato che solo la struttura di ricerca di Damasco è stata danneggiata. Tre civili sono stati feriti a Homs. &#8220;Questo è un chiaro messaggio per Assad&#8221;, ha spiegato il segretario americano alla Difesa, l&#8217;ex generale James Mattis, assicurando come al momento non si registrino perdite tra le forze Usa e come sia stato compiuto ogni sforzo per evitare vittime civili.</p>
<p></p>
<p>&#8220;Lo scorso anno il regime di Assad non ha compreso bene il messaggio&#8221;, ha proseguito Mattis, riferendosi al precedente attacco militare Usa in Siria dell&#8217;aprile 2017: &#8220;Così questa volta abbiamo colpito in maniera più dura insieme ai nostri alleati. E se Assad e i suoi generali assassini dovessero perpetrare un altro attacco con armi chimiche, dovranno rispondere ancora di più alle loro responsabilità&#8221;.</p>
<p>La prima risposta di Mosca, stretta alleata di Damasco, è arrivata dopo l&#8217;annuncio della fine della prima ondata di raid e di bombardamenti: &#8220;Le azioni degli Usa e dei loro alleati non resteranno senza conseguenze&#8221;, ha detto l&#8217;ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov. L&#8217;impressione di molti osservatori però è che gli obiettivi da colpire siano stati condivisi con Mosca, non fosse altro che per evitare incidenti e non colpire personale o postazioni russe in Siria.</p>
<p>Intanto la prima reazione di Damasco è stata orientata a sminuire i risultati dell&#8217;operazione degli Usa e dei suoi alleati: “se i raid sono finiti qui i danni sono limitati”. Dura invece la reazione dell&#8217;Iran. &#8220;Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno prove sull&#8217;attacco chimico in Siria e sono responsabili per le conseguenze regionali che seguiranno all&#8217;attacco deciso senza aspettare che prendessero una posizione gli ispettori dell&#8217;Opac&#8221;: ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Ghasemi.</p>
<p>Poche ore prima il ministero della Difesa russo aveva affermato di avere la prova di un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna nell&#8217;organizzazione della &#8220;provocazione&#8221; del presunto attacco chimico nella Ghuta. E il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov aveva dichiarato: &#8220;Abbiamo dati inconfutabili&#8221; sul fatto che l&#8217;attacco chimico di Duma, in Siria, è stato organizzato&#8221;. &#8220;I servizi speciali di un paese, che ora sta cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba, &#8211; ha concluso Lavrov &#8211; sono stati coinvolti in questa messa in scena”.</p>
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