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	<title>Bataclan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Bataclan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Bataclan, il terrorismo islamista dieci anni dopo i massacri di Parigi: parla Carlo Biffani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 05:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentati di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Bataclan-la-minaccia-del-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-Parigi-parla-Carlo-Biffani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Bataclan-la-minaccia-del-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-Parigi-parla-Carlo-Biffani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Bataclan-la-minaccia-del-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-Parigi-parla-Carlo-Biffani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Bataclan-la-minaccia-del-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-Parigi-parla-Carlo-Biffani-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Bataclan-la-minaccia-del-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-Parigi-parla-Carlo-Biffani-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Bataclan-la-minaccia-del-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-Parigi-parla-Carlo-Biffani-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Bataclan-la-minaccia-del-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-Parigi-parla-Carlo-Biffani-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bataclan, la minaccia del terrorismo islamista dieci anni dopo i massacri di Parigi: parla Carlo Biffani, esperto di terrorismo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/bataclan-il-terrorismo-islamista-dieci-anni-dopo-i-massacri-di-parigi-parla-carlo-biffani.html">Bataclan, il terrorismo islamista dieci anni dopo i massacri di Parigi: parla Carlo Biffani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Sono passati ormai 10 anni da quando, il 13 novembre 2015, <strong>Parigi fu insanguinata da una serie di attacchi terroristici</strong> organizzati dallo Stato Islamico che ebbero il loro epicentro nell&#8217;assalto di un commando di jihadisti alla discoteca Bataclan. <strong>130 civili furono uccisi </strong>nel più sanguinoso attentato della storia francese e in uno dei più scioccanti casi di terrorismo jihadista della storia europea.</p>



<p>A dieci anni di distanza, che lezioni ha insegnato il Bataclan e che sfide pone ancora il terrorismo islamista? Ne abbiamo parlato con l&#8217;esperto <strong>Carlo Biffani,</strong> ricercatore in materia di sicurezza e intelligence e da oltre 20 anni in campo come operatore nel settore del Risk Assesment e del Risk Management. <strong>Dal 2009, Biffani è CEO del Security Consulting Group</strong> ed è un attivo divulgatore di tematiche legate agli scenari securitari e all&#8217;antiterrorismo.</p>



<p><strong>Dieci anni dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, cosa resta di quella notte nella memoria collettiva europea e nelle politiche di sicurezza del continente?</strong></p>



<p>&#8220;Leggevo lunedi sul Corriere una interessante intervista all’ex presidente francese Hollande, in merito agli attacchi multipli a Parigi di dieci anni fa, e una cosa ha attirato la mia attenzione, ovvero quando in un passaggio lo stesso definisce quanto accaduto una “azione di guerra” e non un attacco terroristico. In effetti la definizione è quantomai adeguata e calzante, oltre che pienamente in linea con la soluzione strategica dettata ed auspicata dal Califfo Al-Baghdadi che, nel sermone di tenuta a battesimo di Isis a Mosul, invitò gli affiliati e i suoi seguaci a, cito testualmente “portare la guerra nelle città abitate dagli infedeli”. Quella che accadde fu a tutti gli effetti una azione di guerra, visto che un team di più di dieci terroristi attaccò praticamente in simultanea una serie di obiettivi diversi, utilizzando armi individuali come fucili d’assalto e pistole oltre che cariche esplosive&#8221;.</p>



<p><strong>Quali furono i tratti salienti che consentono di definirlo un vero atto di guerra?</strong></p>



<p>&#8220;Come ho avuto modo di sottolineare più volte, l’aspetto importante sta nel fatto che, in buona sostanza, si presero la città per ore, generando oltre che morte e dolore, uno stato di panico e di isteria generale che gettò nella costernazione il Paese e l’Europa intera, lasciando inoltre per mesi insinuarsi la sensazione che, malgrado Charlie Hebdo e l’attacco al supermercato Kosher del giorno successivo, fossero accaduti solo poco tempo prima, il pericolo fosse stato largamente sottovalutato e loro potessero agire come e quando volevano, nelle nostre città. Ho analizzato quello che accadde e pur riconoscendo le enormi difficoltà che sussisterebbero per gli attaccanti nel voler replicare una azione simile e gli innumerevoli errori commessi dai terroristi, non solo in quello ma in episodi precedenti e successivi, non possiamo sottovalutare la pericolosità che azioni di questa portata, generano in via indiretta anche in termini di tentativi di emulazione&#8221;.</p>



<p><strong>Cosa ci ha insegnato il Bataclan in termini di vulnerabilità dei sistemi di sicurezza e capacità di risposta operativa?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Come spiegavo in precedenza, uno degli aspetti fondamentali è quello del lascito di “modelli da emulare e replicare” e questo vale tanto per chi è in attacco quanto per chi deve difendersi. Il Sistema di Sicurezza che ricordiamolo, si basa sulla interazione fra aspetti quali gli investimenti che vengono fatti in materia di prevenzione e contrasto, l’integrazione dell’attività degli organismi di intelligence e di messa a sistema e condivisione dei dati che vengono raccolti, l’azione degli organi inquirenti e l’operato dell’anti terrorismo e del contro terrorismo, tutto questo congiuntamente alla creazione di banche dati che contengono le informazioni su soggetti in odore di contiguità o di partecipazione diretta a gruppi ispirati al jihadismo, ha generato un sistema di prevenzione e reazione molto più performante se paragonato a quanto accadeva dieci o quindici anni fa. </p>



<p>Si è inoltre molto lavorato in questi ultimi dieci anni e più, a modelli di risposta da parte di Unità specializzate nel contro terrorismo, cercando di generare un modello che consentisse l’intervento di operatori addestrati ed in possesso di dotazioni e piattaforme che li mettano nel minor tempo possibile, in condizione di intervenire per contenere la minaccia, evitando che a farlo debba essere il personale impegnato nelle cosiddette attività di routine delle Forze di Polizia. Oggigiorno esistono, anche sul territorio nazionale, Unità e Reparti che si addestrano incessantemente per mantenere altissima la loro performance in ipotesi di scenari di intervento complessi e si cerca di lavorare al meglio sui tempi di reazione che devono necessariamente essere quanto più contenuti sia possibile, visto che, come anche io sottolineo da anni, il vero discrimine fra la riuscita o il fallimento di una azione terroristica è rappresentato principalmente dal tempo di intervento di quelli che in gergo vengono definiti First Responder&#8221;.</p>



<p><strong>Come è cambiata, in questi dieci anni, la natura della minaccia islamista in Europa?</strong></p>



<p>&#8220;Non esistendo più un territorio geografico, ovvero il cosiddetto Stato Islamico in Siria ed Iraq, nel quale dei leader esercitano il loro potere, raccolgono cifre ingenti, dettano la strategia ed organizzano in maniera verticistica e piramidale le azioni da compiere, è venuta meno la componente di strutturazione e pianificazione organica degli attacchi, ma Isis Daesh va considerato come una sorta di organizzazione svincolata dalla necessità di strutturazione classica dei gruppi terroristici che abbiamo visto nascere e svilupparsi negli ultimi 50 anni. “Andate e colpiteli con qualsiasi mezzo” è il dogma e il credo emanato dal Califfo Al-Baghdadi, quindi è lecito attendersi un lungo sviluppo negli anni a venire di azioni forse, ma non è detto, meno complesse e strutturate di quella di dieci anni fa, ma non per questo meno pericolose, sanguinose e a fortissimo impatto mediatico. Non esiste più una linearità fra chi decide cosa fare, dove, quando farlo ed a chi farlo fare e la perdita di una struttura verticistica, potrebbe essere sotto molti aspetti, un motivo di ulteriore preoccupazione&#8221;.</p>



<p><strong>Oggi siamo di fronte a una minaccia “diffusa” e meno strutturata, o esistono ancora reti organizzate in grado di colpire con la stessa efficacia di allora?</strong></p>



<p>&#8220;Esistono regioni, aree e zone del mondo nelle quali i gruppi di ispirazione quaedista o jihadista più in generale agiscono ancora potendo contare su una serie di debolezze sistemiche dei Paesi nei quali agiscono. Basti pensare all’area Sub Sahariana, nella quale i terroristi che si ispirano alle modalità tattiche ed agli obiettivi propri di Isis, agiscono pressoché da padroni, permettendosi il lusso, come accaduto in Mali recentemente, di costringere a sganciarsi ed a abbandonare il terreno ad una forza armata delle dimensioni e della potenza della compagine francese&#8221;.</p>



<p><strong>Quali sono oggi le priorità operative e strategiche nella lotta al terrorismo in Europa?</strong></p>



<p>&#8220;Si potrebbero riassumere nella necessità di continuare a sostenere nel tempo, aggiungerei in una economia di guerra per altro, i costi di una imponente attività di prevenzione e di raccolta e condivisione delle evidenze di intelligence. Non mollare la presa significa continuare a investire, a monitorare, a raccogliere informazioni e dati ed a mantenere alte le capacità ed il livello di performance di chi è deputato a contrastare tali minacce integrando e perfezionando i piani di contingenza, ma si tratta, mi spiace dirlo, di attività estremamente dispendiose&#8221;.</p>



<p><strong>Come valuta l’efficacia delle misure di intelligence condivisa tra i Paesi europei? Esiste ancora una carenza di coordinamento?</strong></p>



<p>&#8220;Sarò lapidario, mi spiace, riguardo a questo. Riterrei, pur riconoscendo che qualcosa in tal senso sia stato tentato, che l’i<em>ntelligence information sharing</em> rappresenti più una aspirazione da dare in pasto alla opinione pubblica che un perseguibile e concreto obiettivo strategico in cima alla lista dei desiderata degli organismi di intelligence alleati e non. Il dato di intelligence rappresenta da sempre un elemento di assoluto valore strategico, che solo nella fantasia, visto il vantaggio che rappresenta per chi lo detiene, può essere condiviso con chi è al di là dei propri confini&#8221;.</p>



<p><strong>La dimensione “ibrida” delle minacce (terrorismo, radicalizzazione, cyber e disinformazione) richiede una nuova mentalità di difesa?</strong></p>



<p>&#8220;Quello di affrontare le minacce in maniera integrata e globale e di considerarle come un unicum è un passaggio obbligato ed una modalità di pensiero ed azione che si è andata consolidando nel tempo. Le minacce sono sempre più integrate le une con le altre ed ultimamente, come è chiaramente evidente, anche gli Stati si ispirano a strategie e modalità applicative meno rigide, compartimentate e più ispirate al modello ibrido. Basta guardare cosa accade nel conflitto Ucraina-Russia ed all’utilizzo di strumenti come i droni od i cyber attacchi&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>La Francia e il &#8220;caso Brisard&#8221;, il super esperto di terrorismo alla sbarra per frode</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-francia-e-il-caso-brisard-il-super-esperto-di-terrorismo-alla-sbarra-per-frode.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 15:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentati di Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="790" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jean-Charles Brisard" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard.webp 790w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-600x418.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-300x209.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-768x536.webp 768w" sizes="(max-width: 790px) 100vw, 790px" /></p>
<p>Jean-Charles Brisard, esperto di terrorismo, è accusato di frode e riciclaggio. La Procura ha chiesto una condanna a tre anni di carcere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="790" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jean-Charles Brisard" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard.webp 790w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-600x418.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-300x209.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/brisard-768x536.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></p>
<p>Un caso che sta scuotendo l’opinione pubblica francese si è aperto al Tribunale di Parigi, dove <strong>Jean-Charles Brisard, noto come consulente ed esperto di terrorismo,</strong> è finito sul banco degli imputati con accuse pesanti: frode fiscale aggravata e riciclaggio di denaro. La Procura francese ha chiesto una condanna a tre anni di carcere, di cui uno da scontare effettivamente, una multa di 400.000 euro e l’interdizione dalla gestione di qualsiasi società. Il verdetto è atteso per il 2 ottobre 2025, ma il processo sta già sollevando interrogativi su un personaggio che, per anni, si è costruito una reputazione come analista di sicurezza internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un profilo controverso</h2>



<p>Jean-Charles Brisard, figura spesso invitata nei salotti televisivi e alle conferenze internazionali come esperto di terrorismo, si trova ora al centro di un’inchiesta che ne mette in discussione l’integrità. <strong>L’accusa sostiene che Brisard abbia orchestrato un sistema di frode fiscale per un valore di circa 780.000 euro,</strong> utilizzando meccanismi di riciclaggio per occultare i profitti illeciti. La Procura finanziaria nazionale, nota per il suo rigore nelle indagini sui reati economici, ha ricostruito un quadro di operazioni finanziarie opache, che avrebbero permesso a Brisard di eludere il fisco francese attraverso società di comodo e trasferimenti sospetti.</p>



<p>Il caso ha un sapore amaro per chi conosce il percorso di Brisard. Autore di libri e rapporti sul terrorismo globale, ha collaborato con istituzioni e media, <strong>presentandosi come un’autorità nel campo della sicurezza.</strong> La sua immagine di esperto si scontra ora con le accuse di aver manipolato il sistema fiscale a proprio vantaggio, un contrasto che alimenta il dibattito pubblico sulla credibilità di figure che si ergono a paladini di cause globali mentre, secondo l’accusa, agiscono nell’ombra per interessi personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto: una Francia sotto pressione</h2>



<p>L’inchiesta su Brisard si inserisce <strong>in un momento in cui la Francia sta intensificando la lotta contro i reati finanziari.</strong> La Procura finanziaria nazionale (PNF), creata nel 2013 proprio per contrastare frodi complesse e riciclaggio, ha dimostrato di non fare sconti, neanche a personaggi di spicco. Negli ultimi anni, casi simili hanno colpito nomi noti, da <strong>Gérard Depardieu</strong>, accusato di frode fiscale per aver dichiarato una residenza fittizia in Belgio, <strong>a grandi aziende come Netflix e Binance</strong>, finite nel mirino per sospetti di evasione fiscale e riciclaggio. Questo clima di rigore riflette la determinazione delle autorità francesi a colpire i “colletti bianchi” che sfruttano le pieghe del sistema per eludere le leggi.</p>



<p>Nel caso di Brisard, <strong>l’accusa ha dipinto un quadro di abuso sistematico</strong>: trasferimenti di denaro attraverso conti offshore, fatturazioni fittizie e strutture societarie create ad arte per mascherare i guadagni. La richiesta di una pena detentiva, seppure in parte sospesa, segnala la gravità attribuita al caso dalla Procura, che vuole mandare un messaggio chiaro: nessuno è al di sopra della legge, nemmeno chi si è costruito una carriera sotto i riflettori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ombre sulla lotta al terrorismo</h2>



<p>Il processo a Brisard non è solo una questione legale, ma <strong>solleva interrogativi più ampi sul mondo degli “esperti” di terrorismo</strong>. In un’epoca in cui la sicurezza globale è una priorità, figure come Brisard hanno guadagnato visibilità offrendo analisi e soluzioni a governi, media e organizzazioni internazionali. <strong>Ma quanto sono affidabili questi esperti?</strong> E come si concilia la loro autorevolezza con accuse di comportamenti illeciti? Il caso di Brisard rischia di alimentare lo scetticismo verso una categoria di professionisti che, in alcuni casi, potrebbero sfruttare la complessità del tema per costruirsi un’immagine, mentre dietro le quinte si muovono in acque torbide.</p>



<p>La Francia, che ha vissuto sulla propria pelle la tragedia del terrorismo – <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/bataclan-sei-anni-dopo-molenbeek-continua-a-far-paura.html">dagli attentati di Charlie Hebdo nel 2015 a quelli del Bataclan</a></strong> – guarda con attenzione a questo processo. L’idea che un “esperto” in materia possa essere coinvolto in attività illecite non solo mina la fiducia nelle istituzioni, ma getta un’ombra sul dibattito pubblico, già polarizzato, sulla sicurezza e sull’etica di chi la promuove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un verdetto atteso</h2>



<p>Mentre il Tribunale di Parigi si prepara a emettere la sentenza il 2 ottobre, il caso Brisard rimane un monito. In un mondo in cui l’immagine pubblica e la realtà privata possono divergere in modo drammatico, le accuse contro l’esperto di terrorismo ricordano che<strong> la credibilità si costruisce non solo con le parole, ma con i fatti.</strong> La Procura ha chiesto una punizione esemplare, e il verdetto sarà un banco di prova per il sistema giudiziario francese, chiamato a bilanciare la necessità di giustizia con il peso mediatico di un caso che coinvolge un personaggio noto. Nel frattempo, Brisard tace, in attesa di un giudizio che potrebbe ridefinire non solo la sua carriera, ma anche la percezione pubblica di chi, come lui, si presenta come custode della sicurezza in un mondo sempre più complesso. La Francia, e non solo, osserva con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-francia-e-il-caso-brisard-il-super-esperto-di-terrorismo-alla-sbarra-per-frode.html">La Francia e il &#8220;caso Brisard&#8221;, il super esperto di terrorismo alla sbarra per frode</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>A che punto è il processo a Salah Abdeslam</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/a-che-punto-e-il-processo-a-salah-abdeslam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 06:10:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="932" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il processo è iniziato lo scorso 8 settembre. Lui, Salah Abdeslam, contro ogni pronostico ha iniziato a parlare. Dopo cinque anni di silenzio negli interrogatori, in aula è invece costantemente un fiume in piena. Non certo per spirito di collaborazione con i giudici. Né tanto meno per mostrare pentimento per le sue azioni. Al contrario, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/a-che-punto-e-il-processo-a-salah-abdeslam.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/a-che-punto-e-il-processo-a-salah-abdeslam.html">A che punto è il processo a Salah Abdeslam</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="932" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il processo è iniziato lo scorso 8 settembre. Lui, <strong>Salah Abdeslam</strong>, contro ogni pronostico ha iniziato a parlare. Dopo cinque anni di silenzio negli interrogatori, in aula è invece costantemente un fiume in piena. Non certo per spirito di collaborazione con i giudici. Né tanto meno per mostrare pentimento per le sue azioni. Al contrario, il processo sulla strage del Bataclan e sugli <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/tutti-gli-attentati-che-hanno-colpito-leuropa.html">attacchi terroristici</a> che hanno insanguinato il 13 novembre 2015 la città di Parigi si è trasformato per lui, più o meno inaspettatamente, in un palcoscenico perfetto. Abdeslam, che del commando jihadista in azione nella capitale francese è stato l&#8217;unico superstite, da due mesi sta raccontando di tutto. Dal perché dell&#8217;attacco ai motivi politici dietro l&#8217;uccisione di innocenti. Fino ad arrivare, come fatto nelle ultime ore,<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/vivere-voi-libertini-e-spunta-laudio-choc-bataclan-1986358.html"> al racconto della sua vita</a> e del momento della sua conversione. Uno show, quello dell&#8217;islamista, forse finalizzato a fare di lui uno dei leader jihadisti in Europa. Oppure, circostanza più temuta, a lanciare precisi segnali all&#8217;esterno.</p>
<h2>Le indagini che hanno portato al processo</h2>
<p>Mentre Parigi piangeva ancora le 130 vittime del massacro del 13 novembre, gli inquirenti notavano che non tutti gli aspiranti kamikaze erano morti. Nella scena dell&#8217;attacco è stata accertata la presenza anche di un giovane terrorista belga, riuscito a fuggire via dalla capitale francese. Si trattava per l&#8217;appunto di Salah Abdeslam, nato nel 1989 a <strong>Molenbeek</strong>, quartiere difficile di Bruxelles e negli anni fucina di aspiranti jihadisti. Ed è proprio tra le vie di questo grande rione della periferia belga che Abdeslam<a href="https://www.youtube.com/watch?v=6cQQy57wXyE"> è stato catturato</a>. Era il 18 marzo 2016. L&#8217;irruzione delle forze speciali è stata fulminea, l&#8217;obiettivo era catturare il terrorista vivo. Questo perché per la prima volta in un maxi processo su attentati islamisti, uno dei protagonisti avrebbe potuto parlare e dare precise indicazioni sull&#8217;universo jihadista in Europa. Le inchieste su Abdeslam hanno accertato connivenze e complicità da parte di un nutrito gruppo di persone a lui vicine. Grazie a questa rete il terrorista belga è potuto andare via da Parigi poche ore dopo gli attentati ed ha potuto gestire per diversi mesi una difficile latitanza.</p>
<p>Le indagini sulla strage sono durate a lungo e in parte ancora non sono terminate. Secondo gli inquirenti, ad agire è stata una cellula dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a> dispiegata tra la <strong>Francia</strong> e il <strong>Belgio</strong>. La regia degli attacchi è stata considerata in mano ad <strong>Abdelhamid Abaaoud</strong>, altro terrorista belga. Quest&#8217;ultimo è stato ucciso in un raid portato avanti dalla polizia francese il 19 novembre 2015. I rapporti dei servizi di intelligence hanno descritto Abaaoud come una personalità carismatica, in grado di fare proseliti nel mondo islamista. E sarebbe stato proprio lui infatti a spingere verso la guerra santa Salah Abdeslam, conosciuto in carcere nel 2010 mentre entrambi erano detenuti per reati minori. Dopo cinque anni di inchieste, l&#8217;8 settembre scorso è scattato il maxi processo al terrorista sopravvissuto la notte del Bataclan e a 14 presunti suoi fiancheggiatori. Un&#8217;occasione per la Francia di guardare in faccia i carnefici e fare i conti con la realtà.</p>
<h2>&#8220;Abbiamo agito in nome di siriani e iracheni&#8221;</h2>
<p>Prima del processo forse nemmeno gli stessi carcerieri conoscevano la sua voce. Ma una volta in aula Salah Abdeslam ha iniziato a parlare. In primo luogo ha rivendicato la sua azione. &#8220;Sono un combattente islamico&#8221;, ha dichiarato il belga quando il giudice formalmente gli ha chiesto la sua professione. In aula Abdeslam, che adesso ha 32 anni, si è presentato vestito di nero. Ha un fisico ben allenato, dal carcere in cui è detenuto hanno fatto sapere ai media francesi che quando non prega pensa soltanto a fare allenamenti. &#8220;Siamo degli esseri umani, ci trattate come dei cani&#8221;, ha poi rimarcato il terrorista al giudice. In aula erano presenti molti parenti delle vittime. In totale sono 1.800 le parti civili. Alcuni hanno inveito contro Abdeslam. Lui però non ha fatto una piega, né ha mostrato pentimento. &#8220;Abbiamo colpito la popolazione, ma non c&#8217;era nulla di personale &#8211; è il contenuto più significativo di una delle sue dichiarazioni fiume &#8211; Ha sbagliato Hollande: sapeva che la sua decisione di partecipare all&#8217;intervento militare avrebbe portato francesi incontro alla morte&#8221;.</p>
<p>Una <strong>rivendicazione</strong> in pieno stile. Proseguita anche nella seconda udienza. &#8220;Abbiamo agito &#8211; ha continuato &#8211; in nome dei cittadini siriani e iracheni. La nostra è stata una reazione ai bombardamenti francesi e americani. Le vittime in Siria e Iraq potranno parlare?&#8221; Più che una dichiarazione, è sembrato un vero e proprio manifesto politico. E anche un modo forse per accrescere la sua popolarità negli ambienti jihadisti.</p>
<h2>&#8220;Vivevo da occidentale, da libertino&#8221;</h2>
<p>La vera domanda adesso è chiedersi come mai Abdeslam abbia deciso di trasformare un maxi processo in un palcoscenico a sua disposizione. La mente va al recente caso di <strong>Anders Breivik</strong>, il terrorista norvegese autore della<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/la-strage-di-utoya-del-luglio-2011.html"> strage di Utoya</a> del luglio 2011. Anche se in un contesto del tutto differente dal mondo jihadista, l&#8217;assonanza è possibile vederla nell&#8217;uso del processo come sede di rivendicazione politica e base di propaganda delle proprie idee. L&#8217;islamista belga vuole quindi accreditarsi come figura di riferimento della galassia islamista europea? Difficile al momento da dire. Tra gli inquirenti c&#8217;è chi sospetta che dietro la sua strategia difensiva non ci sia solo mera ambizione personale o propagandistica ma, al contrario, anche la volontà di lanciare precisi <strong>segnali</strong> all&#8217;esterno.</p>
<p>Intanto nella prima udienza di novembre, Abdeslam si è lasciato andare anche a toni quasi autobiografici. &#8220;Ero un tipo calmo, servizievole &#8211; ha dichiarato al giudice con riferimento al periodo antecedente alla sua adesione all&#8217;Islam radicale &#8211; ero amato dagli insegnanti. Vivevo impregnato dai valori occidentali, vivevo per come mi avete insegnato voi&#8221;. Poi è arrivato l&#8217;odio verso questa vita e verso l&#8217;occidente. &#8220;Vivere da occidentale &#8211; ha infatti proseguito &#8211; vuol dire vivere da libertini. Vivere da libertino vuol dire vivere senza preoccuparsi di Dio, fare ciò che si vuole, mangiare ciò che si vuole, bere ciò che si vuole&#8221;.</p>
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		<title>Algoritmo preventivo, la nuova &#8220;arma&#8221; della Francia contro il terrorismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/algoritmo-preventivo-la-nuova-arma-della-francia-contro-il-terrorismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 10:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Antiterrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Hebdo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel corso degli scorsi anni e sin dall&#8217;attacco alla sede del giornale satirico parigino Charlie Hebdo avvenuto nel gennaio 2015, la Francia si è scoperta impreparata nei confronti di un terrorismo (principalmente di matrice islamica) che si è rivelato ben più radicato nella popolazione rispetto a quanto ci si aspettasse. In parte a causa della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/algoritmo-preventivo-la-nuova-arma-della-francia-contro-il-terrorismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-768x513.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/scontri-francia-Agenzia_Fotogramma-2048x1367.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel corso degli scorsi anni e sin dall&#8217;attacco alla sede del giornale satirico parigino <em>Charlie Hebdo </em><a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2015/12/18/attacco-al-cuore-delleuropa_9796cc08-2507-40ba-9a09-2475ea41fc5d.html">avvenuto nel gennaio 2015</a><em>, </em>la Francia si è scoperta impreparata nei confronti di un<strong> terrorismo</strong> (principalmente di matrice <strong>islamica</strong>) che si è rivelato ben più radicato nella popolazione rispetto a quanto ci si aspettasse. In parte a causa della povertà delle periferie, in parte a causa del disagio sociale e di un sistema che non si è reso in grado di equilibrare ricchezza e possibilità, Parigi è diventata l&#8217;epicentro del terrorismo europeo.</p>
<p>Non sono stati però &#8220;soltanto&#8221; i vari attacchi subiti a convincere la politica francese che qualcosa andasse fatto, quanto più l&#8217;elevato grado di <strong>impreparazione</strong> dell&#8217;intelligence interna e delle forze dell&#8217;ordine che hanno giocato un ruolo chiave nella riuscita degli attacchi terroristici. E in questo scenario, dunque, si è reso necessario mettere al vaglio una nuova serie di procedure (e di strumenti) volti a migliorare la prevenzione e la predizione degli attacchi, oltre a migliorare i tempi ed i modi di risposta da parte delle forze di polizia.</p>
<h2>La Francia si è sempre fatta cogliere impreparata</h2>
<p>I commenti successivi agli attacchi terroristici che si sono succeduti nello scorso decennio in Francia sono sembrati ad un certo punto essere quasi parte di una filastrocca, o come un film con un finale scontato. Quasi sempre, infatti, si sono definiti gli adepti alle cellule o come &#8220;noti alle forze dell&#8217;ordine, ma liberi in quanto incensurati&#8221; oppure come &#8220;completamente sconosciuti alle autorità&#8221;. Insomma, il connubio perfetto tra una legislazione all&#8217;acqua di rose nei confronti di soggetti con una provata radicalizzazione e la <strong>mancanza</strong> degli strumenti di indagine idonei per svolgere l&#8217;attività di antiterrorismo per la sicurezza del Paese (e per riflesso dell&#8217;intera Europa).</p>
<p>In virtù di ciò, dunque, la Francia ha dovuto ristudiare completamente il proprio apparato di prevenzione, nella speranza che episodi come quelli accaduti a Charlie Hebdo, al Bataclan o sulla <em>promenade</em> di Nizza non si ripetessero. Uno strumento, dunque, in grado di prevedere chi, per molteplici motivi, possa essersi avvicinato alle dottrine radicali islamiche al punto di essere potenzialmente una minaccia per la popolazione ed essere così reso inoffensivo prima che possa effettivamente entrare in azione. Uno strumento che, infatti, <a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2021/05/11/pour-lutter-contre-le-terrorisme-le-fantasme-de-l-algorithme-preventif_6079866_3224.html">ha preso il nome di <em>algorithme préventiv</em></a> (&#8220;<strong>algoritmo predittivo</strong>&#8220;) e potrebbe essere la vera rivoluzione dell&#8217;intelligence interna francese, nonostante le preoccupazioni che ha già suscitato sia nell&#8217;opinione pubblica sia tra coloro che si occupano della tutela della privacy della popolazione.</p>
<h2>Uno scenario insperato ma inevitabile</h2>
<p><a href="https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/15/textes/l15b2912_proposition-resolution">Come emerso anche in un confronto parlamentare dello scorso luglio 2020</a>, uno dei grossi limiti dell&#8217;algoritmo predittivo è la sua analisi invasiva del comportamento tenuto sul web da parte degli individui analizzati. E in modo particolare il suo utilizzo sembrerebbe poter essere in conflitto con le norme attuali sulla tutela della <strong>privacy</strong> nell&#8217;Unione europea, con una regolamentazione tra le più stringenti al mondo.</p>
<p>Tuttavia (e soprattutto a causa della nuova ondata di terrore del passato autunno) e nonostante le riserve ancora tenute da alcune forze politiche la sua attuazione sembra inevitabile nella misura in cui si presenta la necessità di <strong>tutelare la sicurezza</strong> della popolazione francese. E per questo motivo, dunque, la sua definizione e la sua definitiva implementazione potrebbero nelle prossime settimane essere proprio in dirittura d&#8217;arrivo, segnando una svolta per la Francia e, forse, anche uno storico importante per gli altri Paesi d&#8217;Europa.</p>
<h2>Come funziona l&#8217;algoritmo predittivo</h2>
<p>Sino a qualche tempo fa, gli individui che si sospettavano radicalizzati ma che di fatto non avevano compiuto alcun reato e non venivano trovati in possesso di materiale volto all&#8217;offesa non potevano essere perseguiti dalle forze dell&#8217;ordine francesi oltre il tempo delle indagine di routine. E proprio per questo motivo, in molteplici casi, essi sono riusciti in un secondo momento ad attuare attacchi terroristici sul territorio francese, in uno scenario che metteva le autorità francesi nell&#8217;<strong>impossibilità di agire</strong> in anticipo e conseguentemente con le spalle al muro.</p>
<p>Con l&#8217;algoritmo predittivo, però, è possibile per le forze dell&#8217;ordine <strong>studiare</strong> il comportamento degli individui radicalizzati anche attraverso le ricerche effettuate sul <strong>web</strong>, permettendo di tenere traccia anche di coloro che, ancora nella fase iniziale della radicalizzazione, si stanno avvicinando alla propaganda jihadista. E in questo modo, essendo anche in possesso di prove che attestino la vicinanza degli individui alle dottrine pericolose, le forze dell&#8217;ordine e l&#8217;intelligence della Francia sarebbe in possesso di informazioni aggiuntive volte ad agire d&#8217;anticipo.</p>
<p>Sebbene non sia ancora la <strong>soluzione definitiva</strong> al terrorismo in Francia (il quale, purtroppo, fonda su problemi ben più radicati nella società d&#8217;oltralpe), sicuramente è un enorme passo in avanti nella sua lotta. Nella speranza che, da questo momento in avanti, il numero di attentati che potenzialmente possano colpire il Paese venga ridotto ai minimi termini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/algoritmo-preventivo-la-nuova-arma-della-francia-contro-il-terrorismo.html">Algoritmo preventivo, la nuova &#8220;arma&#8221; della Francia contro il terrorismo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Morto lo speaker francese dell’Isis. Rivendicò la strage del Bataclan</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/morto-lo-speaker-francese-dellisis-rivendico-la-strage-del-bataclan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2019 15:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha annunciato il decesso di Abu Anas Al-Faransi, al secolo Fabien Clain. Noto per essere lo speaker francese dello Stato islamico, era stato lui a rivendicare, a nome dell’organizzazione terroristica, la paternità dell’attentato che ha messo in ginocchio Parigi nel 2015. In quell’occasione, gli uomini dell’Isis avevano condotto la più cruenta aggressione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/morto-lo-speaker-francese-dellisis-rivendico-la-strage-del-bataclan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/tyjh-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha annunciato il decesso di Abu Anas Al-Faransi, al secolo Fabien Clain. Noto per essere lo speaker francese dello Stato islamico, era stato lui a rivendicare, a nome dell’organizzazione terroristica, la paternità dell’attentato che ha messo in ginocchio Parigi nel 2015.</p>
<p>In quell’occasione, gli uomini dell’Isis avevano condotto la più cruenta aggressione in territorio francese dagli anni della Seconda guerra mondiale, uccidendo 129 persone e coordinandosi in attacchi simultanei in diversi luoghi pubblici della capitale francese, tra cui il Bataclan.</p>
<p>Proprio questo episodio avrebbe portato alla ribalta la figura di Clain. Secondo fonti dell’Intelligence francese, nel corso delle indagini il suo coinvolgimento nella strage si sarebbe rivelato assai più rilevante di quanto ritenuto inizialmente.</p>
<h2>Chi è Abu Anas Al-Faransi</h2>
<p>Fabien Clain, 41 anni, è un cittadino francese convertitosi all’’slam alla fine degli anni ‘90, che si radicalizza negli anni 2000 insieme al fratello minore, Jean-Michel, frequentando gli ambienti estremisti della città di Tolosa.</p>
<p>Il suo mentore è Olivier Corel, noto anche come l’ “emiro bianco”, un siriano naturalizzato francese, fondatore della cellula jihadista “Artigat”, di cui fanno parte numerosi terroristi francesi, tra cui, appunto, i fratelli Clain.</p>
<p>In Francia, Al-Faransi si batte attivamente per la causa del salafismo jihadista, facendo molti seguaci. Condannato nel 2009 a cinque anni di carcere con l’accusa di aver reclutato individui radicalizzati e di averli inviati in Iraq, viene rilasciato nel 2012.</p>
<p>Tre anni più tardi, verosimilmente nel marzo del 2015, parte insieme al fratello alla volta della Siria, dove diviene lo speaker francese dell’Isis.</p>
<p>Figura ben nota nel circuito jihadista, Clain è considerato uno dei foreign fighters eccellenti dello Stato islamico. A tutt’oggi, benché non si conosca precisamente la sua influenza all’interno del califfato, lo si ritiene molto legato agli organizzatori degli attentati. Come fa notare Romain Caillet, esperto di Isis, al New York Times, “normalmente coloro che si occupavano della comunicazione al’interno del califfato erano vicini agli incaricati di ordire attacchi terroristici”.</p>
<p>Al-Faransi è stato ucciso mentre combatteva per lo Stato islamico, nell’ultimo lembo di terra ancora sotto il controllo dei jihadisti, il villaggio di Baghouz. Nel corso dello stesso raid Jean-Michel, fratello di Fabien e come lui jihadista della prima ora è stato gravemente ferito.</p>
<h2>Dal “rap cattolico” alla musica del terrore</h2>
<p>Prima di convertirsi all’islam, ancora adolescenti, i fratelli Clain erano ossessionati dalla musica rap e scrivevano canzoni “hip-hop cristiane”. Secondo gli inquirenti, la conversione sarebbe coincisa con un cambio di genere musicale: dal “rap cristiano” all’anashid – le canzoni islamiche “a cappella”.</p>
<p>Poco prima di partire per la Siria, nel gennaio 2015, Fabien Clain aveva comprato un set di attrezzature musicali del valore di 4mila dollari, che comprendeva microfoni, programmi voice changer e la licenza di ProTools, un software per l’elaborazione e la produzione digitale di musica.</p>
<p>Una volta diventati membri dell’Isis, i due fratelli avevano inciso numerose canzoni in francese per diffondere la propaganda del califfato. I testi contenevano incitamenti a commettere attacchi terroristici o a lasciare la Francia per unirsi alla causa dello Stato islamico in Siria e in Iraq.</p>
<p>La comunicazione dell’Isis, cui Al-Faransi ha partecipato attivamente, ha avuto un impatto cruciale nel diffondere l’ideologia jihadista, convincendo centinaia di cittadini occidentali ad aderire alla causa del califfato.</p>
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		<title>Quella lunga scia di sangue  che ha trafitto l&#8217;Unione europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/tutti-gli-attentati-che-hanno-colpito-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 19:25:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[attentati-barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Che si tratti di &#8220;lupi solitari&#8221;, foreign fighters, o terroristi ibridi &#8211; giovani radicalizzatisi in patria vittime del disagio sociale &#8211; gli attentati di matrice islamista che hanno colpito l&#8217;Occidente si susseguono a cadenza irregolare dal 2012. Prima dell&#8217;ultima tragica sparatoria scatenata dal franceseCherif Chekkat a Strasburgo &#8211; che ha causato la morte di 3 persone &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/tutti-gli-attentati-che-hanno-colpito-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181212095847_27977311-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Che si tratti di &#8220;lupi solitari&#8221;, foreign fighters, o<strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/attentato-strasburgo-nuovo-terrorismo/"> terroristi ibridi</a></strong> &#8211; giovani radicalizzatisi in patria vittime del disagio sociale &#8211; gli attentati di matrice islamista che hanno colpito l&#8217;Occidente si susseguono a cadenza irregolare dal 2012.</p>
<p>Prima dell&#8217;ultima tragica sparatoria scatenata dal francese<strong>Cherif Chekkat </strong>a Strasburgo &#8211; che ha causato la morte di 3 persone ed è ancora ricercato da una task force di 750 uomini &#8211; sono stati ben 20 gli attentati in Europa. Il più sanguinoso e senza precedenti colpì Parigi nel 2015 causando la morte di 129 morti e altri 350 feriti. Quest&#8217;anno erano già stati due gli attentati che avevano &#8220;lievemente&#8221; innalzato l&#8217;allarme sul nuovo rischio attentati: a marzo un ventiseienne di origine marocchina, identificato come <strong>Redouane Lakdim </strong>prese in ostaggio alcune persone in un supermercato nei pressi <strong>Carcassonne</strong>, in Francia, causando la morte di tre persone e rimando uccisa nella retata delle forze speciali. L&#8217;attentato venne rivendicato dall&#8217;Isis. Sempre al grido di &#8220;<strong>Allah akbar</strong>&#8221; a maggio un uomo cercò di accoltellare alcuni passati nelle vicinanze dell&#8217;opera di Parigi provocando un morto. L&#8217;assalitore, che non si ferma davanti alla polizia, viene poi ucciso.</p>
<p>Il primo attentato ad opera di un lupo solitario si verificò nel marzo 2012, quando il 23enne di origini algerine <strong>Mohammed Merah</strong> uccise in un mese tre paracadutisti francesi in due diverse sparatorie a <strong>Montauban</strong>, un rabbino e tre bambini durante un attacco sferrato alla scuola ebraica di Tolosa. L&#8217;attentatore venne eliminato durante un raid delle forze speciali francesi. Due anni dopo, nel maggio del 2014, un filo rosso legò di antisemitismo lega la Francia all&#8217;attacco sferrato al museo ebraico e alla sinagoga di <strong>Bruxelles</strong> . Rimasero uccise quattro persone. L&#8217;attentatore, <strong>Mehdi Nemmouche</strong>, ventinovenne nato nel nord della Francia individuato e arrestato alla frontiera, era un foreign fighter rientrato dalla Siria dove si era radicalizzato. La polizia trovò tra le sue cose un lenzuolo bianco con su scritto il nome di una <strong>formazione estremista islamica</strong> allora poco conosciuta: lo Stato islamico dell&#8217;Iraq e del Levante che diventerò più noto con l&#8217;acronimo di &#8220;Isis&#8221;.</p>
<p>Il 7 gennaio 2015, due francesi di origine algerina, i <strong>fratelli Kouachi</strong>, irrompono armati nella redazione del settimanale satirico francese <em><strong>Charlie Hebdo</strong></em> per vendicare una serie di vignette sul profeta Maometto. Uccidono 12 persone dando inizio ad una caccia all&#8217;uomo che terminerà pochi giorni dopo con un raid delle forze speciali francesi in una tipografia dove i due si erano barricati. Entrambi rimangono uccisi. Negli stessi giorni, un altro attentatore islamista, <strong>Amedy Coulibaly</strong>, uccide una poliziotta a<strong> Montrouge</strong>, nei pressi di Parigi, per poi prendere degli ostaggi nel supermercato <strong>Hypercacher</strong> di Porte de Vincennes. Il bilancio è di quattro morti. Coulibaly rimase ucciso nella sparatoria &#8211; gli inquirenti rivelarono in un secondo momento il legame tra i due attentati poiché gli ostaggi presi nel supermercato dovevano fungere da contropartita per il rilascio dei fratelli Kouachi.</p>
<p></p>
<p>A poco meno di un anno dall&#8217;attentato di <em>Charlie Hebdo</em> che scosse profondamente l&#8217;Europa e il concetto di libertà d&#8217;espressione con grande risonanza mediatica nella società occidentale, la sera del 13 novembre del 2015 una sequenza di attentati mai verificatasi prima colpisce nel cuore di Parigi lasciando scioccato il mondo intero. Terroristi delle stessa cellula colpiscono in sei diverse zone della città: lo Stade de France, dove era in corso una partita, alcuni ristoranti e bar del decimo e undicesimo arrondissement di Parigi, e la sala concerti &#8220;<strong>Bataclan</strong>&#8220;. Il bilancio sarà straziante: 89 i morti al Bataclan, tutti giovanissimi. Altri 40 nei diversi locali presi d&#8217;assalto a colpi di Ak-47; 350 persone rimangono ferite. Il giorno seguente l&#8217;<strong>Isis</strong> rivendica l&#8217;attentato. Del commando degli attentatori, verrà arrestato il 18 marzo del 2016 in Belgio<b>Salah Abdeslam</b>, francese naturalizzato belga di origine marocchina.</p>
<p>Lo stesso anno, il 14 luglio, giorno della festa della Repubblica e festa nazionale, un camion supera le barriere e travolge la folla sulla Promenade des Anglais a <strong>Nizza</strong>. Perdono la vita 86 morti. Alla guida del camion c&#8217;era <strong>Mohamed Lahouaiej Bouhlel</strong>, francese di origini tunisine. Rimarrà ucciso nel tentativo di fuga dalla polizia. </p>
<p>Il 22 marzo del 2016, due esplosioni scuotono l&#8217;<strong>aeroporto di Bruxelles</strong> Zaventem in Belgio, ne segue una nella metropolitana di <strong>Maelbeek</strong>. Il bilancio è di 32 morti e 300 feriti. I tre <strong>kamikaze</strong>, identificati in seguito attraverso le telecamere di sicurezza, muoiono nell&#8217;attentato suicida prontamente rivendicato dall&#8217;Isis. Sono Najim Laachraoui e Ibrahim El Bakraoui e Khalid El Bakraoui. Un quarto attentatore individuato dalle telecamere e rimasto noto come &#8220;uomo con il cappello&#8221; risultò essere Mohamed Abrini. Arrestato l&#8217;8 aprile del 2016 e già ricercato per gli attacchi di Parigi essendo collegato ad Abdeslam.</p>
<p> Il 18 luglio 2016 in <strong>Germania</strong> un minorenne richiedente asilo aggredisce con un&#8217;ascia i passeggeri di un treno regionale all&#8217;altezza di Würzburg ferendo quattro persone prima di essere ucciso dagli agenti. Nella stanza del giovane assalitore viene trovata una bandiera dello Stato islamico dipinta a mano: l&#8217;Isis rivendica l&#8217;attacco e, tramite l&#8217;agenzia di stampa Amaq, diffonde un video in cui il giovane brandisce un coltello e minaccia che intende usarlo per massacrare infedeli e vendicare la morte di uomini, donne e bambini nei Paesi musulmani. Appena sei giorni dopo un ventisettenne siriano, anch&#8217;esso richiedente asilo, si fa esplodere durante un festival musicale nel centro di <strong>Ansbach</strong>, in Baviera. Il bilancio è di 15 feriti. Lo stesso giorno a <strong>Rouen</strong>, in Francia, due assalitori irrompono nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray e <strong>tagliano la gola a padre Hamel</strong> mentre è intento a celebrare la messa della mattina. I due attentatori, Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, vengono poi uccisi in un&#8217;operazione delle forze di sicurezza.</p>
<p><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:112.5%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="//datawrapper.dwcdn.net/Ngu2W/6/" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p>La sera del 19 dicembre 2016 è <strong>Berlino</strong> a finire di nuovo nel mirino dell&#8217;Isis, che sceglie per la prima volta di colpire <strong>la festa cristiana del Natale</strong>. Nei mercatini del centro città il richiedente asilo di origini tunisine <strong>Anis Amri</strong> uccide 12 persone. In fuga oltre frontiera verrà ucciso da due agenti di polizia italiani a Milano.</p>
<p>A distanza di 3 mesi il <strong>Regno Unito</strong> diventa teatro di un altro attacco &#8220;automobilistico&#8221;: Khalid Masood si lancia a bordo di un&#8217;auto sulla folla di pedoni in transito sul ponte di <strong>Westminster</strong> e finisce a sfondare una delle cancellate perimetrali del Parlamento. Sceso dall&#8217;auto accoltella a morte un poliziotto prima di essere ucciso. Il bilancio complessivo è di 5 vittime. L&#8217;attentatore è da considerati un altro lupo solitario, come nel caso di Nizza.</p>
<p>Un altro camion colpirà <strong>Stoccolma</strong> il 7 aprile del 2017 causando la morte di 5 persone e 15 feriti; un quarto camion colpirà di nuovo <strong>Londra </strong>il 3 giugno nei pressi del London Bridge. Gli attentatori accolleranno altri passanti nei pressi di Borough Market. Il bilancio sarà di 8morti e 48 feriti. Gli attentatori rimangono uccisi in uno scontro a fuoco con le forze dell&#8217;ordine giunte sul posto. In <strong>Spagna</strong> a <strong>Barcellona</strong> ancora un camion piomberà sui pedoni in transito Las Ramblas, in pieno centro ad agosto, provocando 15 morti e oltre 100 feriti. Il covo della cellula jihadista responsabile dell&#8217;attentato viene fatto saltare in aria senza provocare vittime. Alcuni mesi prima invece un<strong> attacco kamikaze</strong> non rivendicato colpisce il concerto della cantante americana Ariana Grande svoltosi nella <strong>Manchester</strong> Arena. L&#8217;esplosione causa la morte di 22 persone, compreso l&#8217;attentatore. Le vittime sono tutte giovanissime.</p>
<p></p>
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		<title>Bataclan, il testamento jihadista  apre degli inquietanti interrogativi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-lettera-testamento-del-terrorista-del-bataclan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2018 15:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="749" height="409" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg 749w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam-300x164.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px" /></p>
<p>Tutti ricordiamo il nome di Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto fra i terroristi che hanno dato vita all’attacco di Parigi contro il Bataclan. Un attentato orrendo, preparato con cura, che ha visto morire 130 vittime innocenti, tra cui la ricercatrice italiana Valeria Solesin, e che ha provocato un numero impressionante di feriti, circa 450. Furono sette &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-lettera-testamento-del-terrorista-del-bataclan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="749" height="409" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg 749w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam-300x164.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px" /></p><p>Tutti ricordiamo il nome di <strong>Salah Abdeslam</strong>, l’unico sopravvissuto fra i terroristi che hanno dato vita all’attacco di <strong>Parigi</strong> contro il <strong>Bataclan</strong>. Un attentato orrendo, preparato con cura, che ha visto morire 130 vittime innocenti, tra cui la ricercatrice italiana <strong>Valeria Solesin</strong>, e che ha provocato un numero impressionante di feriti, circa 450.</p>
<p></p>
<p>Furono sette i terroristi del commando a morire dopo aver scatenato la furia assassina verso i clienti del locale: tutti tranne Salah Abdeslam. E <strong>la sua mancata morte ha sempre suscitato una serie di domande</strong>, la prima delle quali sul perché non si sia fatto saltare in aria come tutti, come era nel progetto iniziale dell’attentato. Perché aveva deciso di sopravvivere e finire in un carcere il resto dei suoi giorni quando, imbevuto di un’ideologia folle, avrebbe potuto compiere il macabro rituale del farsi saltare in aria e puntare a quel “paradiso” dei martiri agognato dai terroristi? La risposta sembra essere arrivata in queste ore.</p>
<p></p>
<p><strong>Una lettera-testamento attribuita a Salah Abdeslam e ricostruita dall’intelligence del Belgio</strong> attraverso l’analisi dei documenti rivenuti fra i file di un computer trovato in un cassonetto nei pressi del numero 4 di rue Max Roos a Scharbeek, dimostrerebbe che il terrorista non ha rinunciato volontariamente a suicidarsi in quell’orribile notte parigina di novembre del 2015, ma si salvò per un difetto della cintura esplosiva. Secondo fonti dell&#8217;emittente radiofonica <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.franceinter.fr/justice/le-testament-de-salah-abdeslam">France Inter</a></em>, i difetti erano almeno due: un cavo elettrico rovinato davanti al giubbotto e un pezzo del detonatore sul retro che si era rotto.  <strong>&#8220;Pur avendo voluto essere tra i martiri, Allah ha deciso diversamente&#8221;</strong>, si legge nella lettera. Una lettera che però, da quello che si evince, contrasta in maniera abbastanza evidente con quanto sostenuto dal terrorista davanti agli inquirenti, che lo interrogarono dopo averlo catturato a seguito di una caccia durata quattro mesi fra Belgio e Francia.</p>
<p></p>
<p>Abdeslam, interrogato dalla polizia, disse che &#8220;voleva farsi esplodere allo Stade de France&#8221; la sera del 13 novembre. &#8220;Dovevo entrare nello Stade de France come uno spettatore, ma non avevo il biglietto. Ho rinunciato al momento di parcheggiare il veicolo. Ho accompagnato i miei tre passeggeri poi sono ripartito. E ho girato a vuoto&#8221;. I suoi compagni di automobile si fecero saltare in aria, invece lui no, riprese l’automobile e ripartì, “girando a vuoto”. Poi abbandonò l’auto, chiamò due complici dal Belgio che lo raggiunsero e lo portarono a <strong>Bruxelles</strong>, facendo partire una caccia all’uomo che mise in imbarazzo sia l’intelligence francese che quella belga. Nella lettera il terrorista afferma poi che, a un certo punto della notte, aveva anche pensato di partire per la Siria e di non averlo fatto perché preferiva finire il lavoro con i <strong>&#8220;fratelli&#8221;</strong> . &#8220;All&#8217;inizio pensavo di andare in Siria, ma pensavo di aver concluso [ &#8230;] che la cosa migliore era finire il lavoro qui con i fratelli&#8221;. Secondo gli investigatori i “fratelli” di cui parla Salah sono certamente i <strong>responsabili degli attentati di Maelbeek e Zaventem</strong>, che fecero 32 morti e 340 feriti e poco prima dei quali Abdeslam sono stato arrestato. A quel tempo, le autorità investigative dissero di essere assolutamente convinte del fatto che Abdeslam, al momento della cattura, fosse pronto a passare all&#8217;azione in Belgio.</p>
<p><strong>I dubbi su quella notte e sul ruolo di Salah Abdelsam continuano a resistere nonostante le indagini dell’antiterrorismo francese e dell’intelligence belga</strong>. Non si comprende il ruolo che aveva questo terrorista nel commando. Non si comprende perché abbia deciso di non morire per poi dire di non avere avuto la possibilità di farlo a causa di un difetto del giubbotto esplosivo. Ma non si comprende neanche perché dica di aver girato a vuoto con la macchina e di aver chiamato i complici da Bruxelles quando alle 23 era all’interno della metropolitana nel diciottesimo arrondissement. Un mistero che s’infittisce soprattutto perché l’Isis aveva anche rivendicato, quella notte, un fantomatico attentato proprio in quel quartiere parigino senza che in realtà fosse mai avvenuto. Insomma, questa lettera più che aiutare a risolvere il mistero, aiuta a complicarlo. A questo, si aggiunge poi un dubbio legato alle indagini: com’è possibile che solo dopo un anno e mezzo gli inquirenti abbiano individuato questo file all’interno del pc? Computer tra l’altro non distrutto ma semplicemente gettato in un bidone della spazzatura. I dubbi restano e si attende adesso il <strong>primo incontro di Abdeslam con i giudici il 5 febbraio</strong> prossimo. Una data importante per comprendere almeno una parte di verità.</p>
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		<title>C&#8217;era anche un jihadista italiano   nel commando che colpì il Bataclan</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/cera-anche-un-jihadista-italiano-nel-commando-colpi-bataclan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 11:06:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ci sarebbe stato anche un italiano nel commando che il 13 novembre del 2015 ha colpito Parigi, provocando la morte di più di 130 persone. Come rivela Il Mattino, Domenico G. (il cognome non è ancora stato reso noto), un 32enne italo francese, era in stretto contatto con lo stratega degli attentati, Abdelhamid Abaaoud. L&#8217;uomo aveva aderito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cera-anche-un-jihadista-italiano-nel-commando-colpi-bataclan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cera-anche-un-jihadista-italiano-nel-commando-colpi-bataclan.html">C&#8217;era anche un jihadista italiano   nel commando che colpì il Bataclan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1447574197-bataclan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ci sarebbe stato anche un italiano nel commando che il 13 novembre del 2015 ha colpito Parigi, provocando la morte di più di 130 persone.<a href="https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/stragi_di_parigi_un_italiano_tra_gli_uomini_del_commando-3368093.html" target="_blank"> Come rivela <em>Il Mattino</em></a>, <strong>Domenico G.</strong> (il cognome non è ancora stato reso noto), un 32enne italo francese, era in stretto contatto con lo stratega degli attentati,<strong> Abdelhamid Abaaoud</strong>.</p>
<p>L&#8217;uomo aveva aderito all&#8217;Isis nel 2012, prendendo il nome di Abderrhamane al-Italy. Nel 2014 Domenico avrebbe poi raggiunto le bandiere nere in Siria, dove sarebbe venuto a conoscenza del piano per attaccare Parigi. Secondo quanto riferisce il quotidiano di Napoli, &#8220;l&#8217;uomo faceva continue ricerche sulla camorra napoletana che studiava soprattutto per quanto riguarda l&#8217;approvvigionamento di armi&#8221;. Il profilo che gli investigatori tracciano sull&#8217;uomo è molto interessante. Abderrhamane , infatti, non si sarebbe interessato all&#8217;Isis per la sua ideologia, ma per la sua capacità bellica. </p>
<p></p>
<p>La sua radicalizzazione sarebbe avvenuta tramite i social, continuando a cercare sul tablet la galassia di siti jihadisti che popolano il web. <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/stragi-di-parigi-anche-un-italiano-nel-commando-dei-jihadisti-del-bataclan_3106531-201702a.shtml" target="_blank">Come riporta <em>TgCom</em></a>, Domenico non aveva mai letto testi coranici ed era ossessionato dai combattenti dello Stato islamico. Su di lui adesso pende un mandato di cattura internazionale emesso dalle autorità francesi. Di lui, però, si sono perse le tracce e non rientra nella lista degli oltre cento foreign fighter ricercati in Italia. </p>
<p>Il terrorista, anche grazie all&#8217;aiuto della sorella Marie, avrebbe aiutato Abaaoud a fuggire dalla Francia. In un&#8217;intercettazione telefonica è possibile sentire lo stratega dell&#8217;attacco dire: &#8220;Ti sto chiamando per quello che sai, dobbiamo vederci. Ma lì non posso, vado a lavorare, finirò tardi&#8221;. Marie è stata arrestata a fine novembre del 2015 ed è stata interrogata dalla polizia francese. La donna, a quanto pare, non sapeva del piano del fratello, con il quale non ha più contatti dal giorno dell&#8217;attentato. </p>
<p></p>
<p>Come scrive <em>Tgcom</em>, Domenico era &#8220;vicino a molti jihadisti francesi. Una volta approdato Oltralpe l&#8217;italiano era stato assunto come meccanico in una concessionaria di auto che era diventata punto di riferimento degli islamisti radicali. Qui cominciò a radicalizzarsi e decise di unirsi alla causa per combattere al servizio dello Stato islamico, lasciando la moschea che frequentava precedentemente, quella di Villiers-sur-Marne, definendo i fedeli ad essa legati &#8216;troppo moderati&#8217;. Fino ad arrivare a partecipare in prima persona alle stragi del 13 novembre&#8221;.</p>
<p>Una notte di terrore in Francia</p>
<p>La sera del 13 novembre è una sera come tante in Francia. La gente passeggia tranquilla per strada, ma poi qualcosa all&#8217;improvviso cambia. Si sentono degli spari e delle esplosioni. Prima allo Stade de France, poi in diversi ristoranti e, infine, alla sala concerti del Bataclan. I terroristi sono organizzati e agiscono divisi in tre gruppi. I morti totali saranno 130.</p>
<p>Tutto comincia attorno alle 21.20. Vicino allo Stade de France a Saint Denis, dove è in corso l&#8217;amichevole di calcio Francia-Germania, si sente una prima esplosione su rue Jules Rimet, vicino alla porta D di accesso allo stadio. Il primo kamikaze si fa saltare in aria, uccidendo un&#8217;altra persona. Dieci minuti dopo un&#8217;altra esplosione e un altro kamikaze vicino alla porta H. Alle 21.53 un terzo kamikaze si fa esplodere nella vicina rue de Cokerie provocando 14 feriti. Contemporaneamente, gli attacchi cominciano a colpire il decimo e l&#8217;undicesimo arrondissement. Alle 21.25 vengono sparati dei colpi contro i clienti del ristorante Petit Cambodge e del locale Le Carillon. Il commando si dirige poi verso La Bonne Bière e il ristorante Casa nostra, facendo cinque morti. Cinque minuti dopo è la volta del locale La Belle Equipe nell&#8217;XI arrondissement, dove muoiono 20 persone. Alle 21.40 un kamikaze si fa saltare in aria al bistrot Comptoir Voltaire. I jihadisti agiscono con precisione. Alle 21.45 il massacro. Un commando arriva al Bataclan, dove è in corso il concerto degli Eagles of death metal con circa 1500 spettatori. Tre jihadisti aprono il fuoco sulla folla all&#8217;interno e prendono ostaggi. I morti saranno 90.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cera-anche-un-jihadista-italiano-nel-commando-colpi-bataclan.html">C&#8217;era anche un jihadista italiano   nel commando che colpì il Bataclan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Manchester, una strategia già vista</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/manchester-strategia-gia-vista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 09:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non si sa ancora chi abbia colpito Manchester, provocando la morte di 22 persone. Ci sono però alcuni elementi che portano alla pista dello Stato islamico. Innanzitutto è stato colpito un concerto, un po&#8217; come era successo al teatro Bataclan, a Orlando e ad Ansbach.La polizia ha inoltre fatto sapere che l&#8217;esplosione sarebbe stata causata da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/manchester-strategia-gia-vista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170523093133_23203423-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non si sa ancora chi abbia colpito Manchester, provocando la morte di 22 persone. Ci sono però alcuni elementi che portano alla pista dello Stato islamico. Innanzitutto è stato colpito un <strong>concerto</strong>, un po&#8217; come era successo al teatro <strong>Bataclan</strong>, a Orlando e ad Ansbach.La polizia ha inoltre fatto sapere che l&#8217;esplosione sarebbe stata causata da un <strong>kamikaze</strong>. Alcuni testimoni hanno riferito, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.corriere.it/esteri/cards/attacco-manchester-concerti-mirino-chiodi-ordigni-strategia-gia-vista/esplosione.shtml" target="_blank">come riporta il <em>Corriere</em></a>, &#8220;di tracce di <strong>chiodi</strong> o <strong>frammenti</strong> di ferro che sarebbero stati aggiunti all&#8217;ordigno per aumentarne gli effetti. Sistema usato da sempre dai terroristi per rendere più letale le loro armi anche quando hanno mezzi ridotti o sono costretti a procurarsi il materiale sul mercato &#8216;civile'&#8221;. Nel manuale di Al Qaeda &#8220;<a href="http://www.occhidellaguerra.it/bruxelles-le-armi-dei-terroristi/" target="_blank">Make a Bomb in the Kitchen of Your Mom</a>&#8221; venivano date alcune nozioni fondamentali per costruire bombe artigianali devastanti tra le mura di casa. Questa tecnica è stata utilizzata anche durante gli attacchi di Bruxelles del 22 marzo 2016.Non è da sottovalutare nemmeno il &#8220;tempismo&#8221; dell&#8217;attentatore, che si sarebbe fatto esplodere alla fine del concerto, molto probabilmente perché sperava di sfruttare una minor attenzione della folla e della sicurezza.Il killer non ha colpito un simbolo, come ha fatto per esempio l&#8217;attentatore di Londra dello scorso marzo, ma un luogo periferico. Secondo Guido Olimpio, &#8220;vengono protetti aeroporti e locali dove si svolgono spettacoli, stessa cosa per gli stadi. C’è un filtro di sicurezza che deve garantire protezione. Ecco che i criminali prendono di mira l’<strong>area &#8216;periferica&#8217;</strong> dove sanno che la vigilanza è minore: dunque parcheggi di uno scalo, stazione dei taxi, viali d’accesso.Vengono protetti aeroporti e locali dove si svolgono spettacoli, stessa cosa per gli stadi. C&#8217;è un filtro di sicurezza che deve garantire protezione. Ecco che i criminali prendono di mira l&#8217;area &#8216;periferica&#8217; dove sanno che la vigilanza è minore: dunque parcheggi di uno scalo, stazione dei taxi, viali d&#8217;accesso&#8221;.In questi ultimi mesi, la propaganda jihadista ha inoltre più volte sottolineato la necessità di colpire l&#8217;Occidente. E questo vale sia per i militanti dello Stato islamico, che per quelli di Al Qaeda. Proprio poche settimane fa, si è fatto risentire il figlio di Bin Ladem, Hamza, invitando gli islamici a vendicare la morte del padre.</p>
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		<title>Da Charlie a Nizza: un anno di bugie</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/da-charlie-a-nizza-un-anno-di-bugie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2016 11:23:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Nizza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La strage di Nizza del 14 luglio scorso e tutto quello che ne è conseguito &#8211; polemiche tra governo e comune innanzitutto &#8211; ha riacceso i riflettori sugli errori compiuti da Mannuel Valls e dal suo entourage nella gestione dell&#8217;emergenza terrorismo dal massacro di  Charlie Hebdo ad oggi. Il 18 giugno 2015, infatti, è calato il segreto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/da-charlie-a-nizza-un-anno-di-bugie.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160715124720_19976801-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">La strage di Nizza del 14 luglio scorso e tutto quello che ne è conseguito &#8211; polemiche tra governo e comune innanzitutto &#8211; ha riacceso i riflettori sugli errori compiuti da Mannuel Valls e dal suo entourage nella gestione dell&#8217;emergenza terrorismo dal massacro di  <em>Charlie Hebdo</em> ad oggi.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Il 18 giugno 2015, infatti, è calato il segreto di Stato sulla strage al settimanale satirico<a href="http://www.lemonde.fr/police-justice/article/2015/09/10/les-juges-demandent-la-levee-du-secret-defense-sur-la-surveillance-des-auteurs-des-attentats-de-janvier_4751840_1653578.html" target="_blank" rel="noopener">. Molti giudici hanno protestato apertamente</a> chiedendo la possibilità di investigare sul passato dei <strong>fratelli Kouachi</strong> e, soprattutto, su quello di <strong>Amedy Coulibaly</strong>. Non possono più. Tutto è stato coperto dal segreto di Stato.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ad agosto 2015,l<a href="http://www.lavoixdunord.fr/region/affaire-hermant-quand-l-indic-veut-sortir-de-l-ombre-ia0b0n2987240" target="_blank" rel="noopener">a <i>Voix du Nord</i></a>, quotidiano di Calais, scopre che Coulibaly, l’attentatore dell’Hyper Cacher, sarebbe riuscito ad ottenere le armi per compiere la strage al supermercato ebraico grazie a <strong>Claude Hermant</strong>, 52 anni, un passato da paracadutista e da mercenario in Africa. Hermant è stato anche un attivista del Front National. Ma non solo: dal 2013 è l’uomo che si occupa, per i<strong> servizi segreti francesi</strong>, di investigare sul traffico d’armi che entrano ed escono dalla Francia. Un <strong>infiltrato</strong>, insomma. Che però, non si sa se per interessi personali oppure per coprire chi lo dirige, fa un gioco che non è chiaro. Interrogato, Hermant dice di non voler fare la fine di Marc Fievet. Una allusione fin troppo chiara – scrive la <i>Voix du Nord</i> – “all’ex ispettore doganale francese arrestato dalle autorità canadesi e abbandonato dai suoi superiori”. Se questa pista dovesse rivelarsi vera, dovremmo supporre che, seppur indirettamente, il governo francese ha armato le mani di chi poi ha colpito Parigi. Ma sul traffico di armi che ha permesso la carneficina al settimanale satirico non si potrà più investigare. Segreto di Stato.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Nel luglio del 2016 si è registrato – quasi in concomitanza con la strage di Nizza – l’ennesimo scivolone del governo Valls. La polizia avrebbe taciuto – non si sa ancora su ordine di chi – sui crimini degli attentatori al<strong> teatro Bataclan</strong> (13 novembre 2015). <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-3692359/French-government-suppressed-gruesome-torture-Bataclan-victims-official-inquiry-told-castrated-eyes-gouged-ISIS-killers.html" target="_blank" rel="noopener">La notizia viene data dal <i>Daily Mail </i></a>del 16 luglio 2016, quindi otto mesi dopo la strage in cui è morta la nostra connazionale <strong>Valeria Solesin</strong>. Il quotidiano inglese pubblica parte del rapporto della Commission Fenech-Pietrasanta, ovvero l’organo parlamentare competente in materia di terrorismo islamico e prevenzione di nuovi attacchi.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Sono pagine durissime in cui si parla apertamente di “<strong>torture abominevoli</strong>” compiute dai terroristi. Non solo: vengono anche mostrati gli errori compiuti dall’intelligence francese, completamente impreparata davanti ad un attacco simile.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Come riporta il <em>Daily Mail</em>, un poliziotto della <i>brigade anti-criminalité</i> (Bac), intervenuto sul luogo del massacro, ha raccontato: “Dopo la strage ero al passage Saint-Pierre-Amelot (nei pressi del teatro <i>NdA</i>) con i colleghi quando ho visto uno di loro piangere e vomitare, mi ha raccontato quello che aveva visto al secondo piano del Bataclan”.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">E cosa aveva visto quel poliziotto? I <strong>segni di tortura</strong> avvenuti al secondo piano del teatro, dove i terroristi avrebbero <strong>decapitato</strong> e <strong>sventrato</strong> a proprio piacimento i malcapitati. Il padre di una delle vittime, chiamato a riconoscere il cadavere del figlio, ha affermato di aver fatto fatica a riconoscerlo perché “gli hanno perforato l’occhio destro e rimosso mezzo volto”. Di tutto questo non si è parlato per otto mesi. Tutto insabbiato, ancora una volta.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Ma è dopo la strage di Nizza del 14 luglio del 2016 che il governo francese inanella una serie di errori. Gravissimi non solo per i francesi, ma anche per tutta l’Europa. Il 20 luglio del 2016, il quotidiano <i>Libération</i> pubblica un’inchiesta accurata che dimostra le bugie sulla sicurezza raccontate dal governo in merito alla strage di Nizza.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Secondo il quotidiano francese, la sera del 14 luglio non ci sarebbero stati agenti di polizia a guardia degli ingressi della zona resa pedonale per la celebrazione della Presa della Bastiglia, ma solo pochi <strong>vigili urbani</strong>. Per l’attentatore sarebbe stato quindi un gioco da ragazzi aggirare le (poche) forze dell’ordine, salendo con il camion sul marciapiede ed aggirandole senza incontrare resistenza. Le prove raccolte dal giornale, testimonianze e fotografie, contraddicono quanto avevano affermato il ministro dell&#8217;Interno Bernard Cazeneuve ed il primo ministro Manuel Valls, secondo i quali gli agenti della Polizia nazionale erano presenti in forze e bloccavano gli accessi alla Promenade con le loro vetture di servizio.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Persino i verbali delle tre riunioni tenute alla Prefettura in vista delle celebrazioni per la Festa nazionale francese, pubblicati da <i>Libèration</i>, dimostrano che non era nemmeno previsto che gli agenti di polizia presidiassero gli ingressi della zona pedonalizzata. Nonostante ciò, secondo il giornale, è difficile dire se un dispositivo di sicurezza rafforzato avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. Ma tant’è. Il governo francese avrebbe mentito ancora una volta. Potrebbe cadere tutto nel dimenticatoio dopo l’inchiesta di <i>Libèration</i>, <a href="http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2016/07/21/01016-20160721ARTFIG00225-attentat-de-nice-quand-la-justice-demande-a-la-mairie-de-detruire-24-heures-d-images.php">ma <i>Le Figaro</i></a>, il 21 luglio, dà una notizia preoccupante: la magistratura francese ha deciso che il comune di Nizza dovrà c<strong>ancellare tutti i fotogrammi registrati dalle telecamere di video sorveglianza</strong>. Come mai? Per evitare di diffondere immagini che possano ledere la dignità delle vittime. Bene. Ma il problema è che quei fotogrammi sono anche prove. Perché distruggerle dato che questa faccenda ha contorni parecchio fumosi? Non dovrebbero – gli inquirenti – sedersi davanti a un pc per studiarle a fondo per capire perché i sistemi di sicurezza non hanno funzionato? Invece no. Arriva l’ordine: “Distruggete tutto”.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Il 24 luglio arriva un altro punto di svolta per quanto riguarda questa assurda – quanto tragica – strage. <a href="http://www.lejdd.fr/Societe/La-policiere-responsable-de-la-videosurveillance-a-Nice-accuse-le-ministere-de-l-Interieur-798751" target="_blank" rel="noopener">In un’intervista al <i>Journal du dimanche</i></a>, la responsabile del centro di supervisione urbana (Csu) di Nizza, Sandra Bertin, accusa Bernard Cazeneuve, ministro dell&#8217;Interno francese, di averle fatto pressioni perché indicasse in un rapporto sull&#8217;attentato del 14 luglio la presenza della polizia nazionale, nonostante non l&#8217;avesse rilevata nei video di sorveglianza. &#8220;Ho subito insistenze per un&#8217;ora, mi è stato ordinato di indicare le posizioni specifiche della polizia nazionale, che io negli schermi non ho visto&#8221;, ha detto la Bertin, alla quale, il giorno dopo la strage, è stato richiesto &#8220;un rapporto in cui segnalare i punti di presenza della polizia municipale, le barriere, e di precisare bene che si vedeva anche la polizia nazionale in due punti&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">Il problema è che tutti queste forze di sicurezza non c’erano, come ha affermato la responsabile: &#8220;Ho risposto che non avrei scritto ciò che non avevo visto. È possibile che la polizia nazionale fosse là, ma non compariva nei video. Allora questa persona mi ha chiesto di mandare per email una versione modificabile del rapporto, per &#8216;non dover riscrivere tutto”. Sfiancata dall’insistenza del governo, la Bertin afferma di aver &#8220;alla fine inviato via email una versione Pdf non modificabile e un&#8217;altra modificabile&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Poche ore dopo l’intervista della Bertin è arrivata – sotto forma di querela – la risposta del diretto interessato, il ministro Cazeneuve.</p>
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