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	<title>Balcani Archives - InsideOver</title>
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	<title>Balcani Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Serbia tra piazza e potere: la crisi che ridisegna i Balcani e riapre il fronte geopolitico con Mosca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 05:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1024x468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-768x351.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1536x702.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-600x274.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Serbia deve scegliere: aprire un nuovo ciclo politico o scivolare in una deriva autoritaria mascherata da stabilità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-serbia-tra-piazza-e-potere-la-crisi-che-ridisegna-i-balcani-e-riapre-il-fronte-geopolitico-con-mosca.html">La Serbia tra piazza e potere: la crisi che ridisegna i Balcani e riapre il fronte geopolitico con Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1024x468.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-768x351.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-1536x702.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250818100641454_ad6473ff1c7a4cd74d03bb357c89c020-e1755504449342-600x274.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dalle proteste studentesche alla repressione, dal gioco d’equilibrio tra UE e Russia alle tensioni regionali: la Serbia vive la sua crisi più profonda, con ripercussioni sull’intero scacchiere balcanico.</p>



<p>La crisi serba non nasce dal crollo simbolico di Novi Sad, ma da una frattura più profonda: <strong>un sistema politico iper-centralizzato che soffoca la rappresentanza</strong> e alimenta un malcontento ormai strutturale. <a href="https://www.nazionefuturarivista.it/2025/10/03/serbia-bosnia-e-kosovo-il-cuore-dei-balcani-brucia-e-leuropa-continua-a-voltarsi-dallaltra-parte/">Il lungo dominio di Vučić, sostenuto da un controllo capillare dei media e dell’apparato amministrativo</a>, ha svuotato gli spazi di competizione democratica, trasformando la protesta nell’unica valvola di sfogo per una società giovane e disillusa. Sullo sfondo, <strong>una Serbia incerta sulla propria collocazione internazionale oscilla tra Bruxelles e Mosca</strong>, senza scegliere davvero.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Stabilità di facciata e tensioni crescenti</strong></h2>



<p>Di fronte alla mobilitazione delle nuove generazioni, il governo ha scelto la via della repressione calibrata: <strong>arresti mirati, uso selettivo della forza </strong>e una narrativa che dipinge i manifestanti come strumenti di influenze straniere. Tattica efficace nel breve, ma corrosiva nel lungo periodo. Ogni abuso alimenta il risentimento, accentuando la distanza tra Stato e società. Si crea così l’illusione dell’ordine ristabilito, mentre la rabbia continua a sedimentare sotto la superficie.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Giovani e studenti: il barometro del cambiamento</strong></h2>



<p>Le nuove generazioni sono diventate il volto più credibile dell’opposizione. <strong>I movimenti nati nei campus non hanno programmi ideologici rigidi</strong>, ma rivendicazioni radicalmente civiche: trasparenza, dignità, meritocrazia. È una contestazione che rifiuta il cinismo della politica tradizionale e che denuncia l’assenza di futuro in un Paese dove emigrare appare l’unica via d’uscita. La loro forza è la spontaneità; il rischio, se il dialogo resta chiuso, è un progressivo scivolamento verso la polarizzazione.</p>



<p>Oggi governo e opposizione non condividono più nemmeno il terreno minimo della fiducia reciproca. <strong>Belgrado usa il dialogo come strumento tattico verso Bruxelles, </strong>mentre parte dell’opposizione non riconosce al sistema la capacità di garantire elezioni eque. Senza una riforma del quadro mediatico e delle regole elettorali, ogni tentativo di compromesso è destinato a fallire. La Serbia vive una polarizzazione non solo politica, ma identitaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ambiguità geopolitica: Bruxelles, Mosca e Pechino</h2>



<p>La crisi interna ha congelato il percorso europeo di Belgrado. <a href="https://www.dissipatio.it/la-nuova-sfida-balcanica/">L’UE osserva con crescente preoccupazione, ma continua a rinviare decisioni strutturali, alimentando la sensazione di un futuro sospeso</a>. Intanto, il legame con Mosca resta forte, nonostante la guerra in Ucraina. La Russia utilizza la Serbia come piattaforma per la sua guerra ibrida nei Balcani: disinformazione, sostegno a gruppi nazionalisti, influenza religiosa ed energetica. La Serbia non è però un semplice strumento: usa questa ambiguità per rafforzare la propria autonomia negoziale, aprendo nel frattempo spazi a Pechino e Tel Aviv.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I Balcani e il domino dell&#8217;instabilità</h2>



<p>La crisi serba si inserisce in un mosaico regionale altrettanto fragile. In Kosovo lo stallo istituzionale e la frattura con la minoranza serba paralizzano il governo. In Bosnia, <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">la deriva secessionista della Republika Srpska — benedetta da Mosca — minaccia l’architettura post-Dayton</a>. In Albania, le elezioni anticipate a Tirana riflettono l’erosione del consenso verso Rama. Intanto, la nuova cooperazione militare tra Croazia, Albania e Kosovo ridisegna gli equilibri regionali, isolando ulteriormente Belgrado.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Europa osserva, ma non decide</strong></h2>



<p>Bruxelles continua a oscillare tra richiami formali e timori di destabilizzare ulteriormente la regione. <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html">L’allargamento resta una promessa astratta, mentre potenze esterne riempiono il vuoto strategico: Russia e Cina sul piano politico ed economico, Israele e Turchia su quello militare</a>. La Serbia approfitta di questa frammentazione per presentarsi come potenza regionale autonoma, pur essendo l’epicentro della crisi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il bivio inevitabile</strong></h2>



<p><a href="https://www.geopolitica.info/alleanza-trilaterale-balcani/">La Serbia si trova davanti a una scelta che non può più rinviare</a>: aprire un nuovo ciclo politico, o scivolare in una deriva autoritaria mascherata da stabilità. L’Europa, allo stesso tempo, deve decidere se considerare i Balcani parte integrante del proprio futuro o un semplice cuscinetto geopolitico. Le piazze serbe hanno già dato la loro risposta: chiedono dignità, trasparenza e appartenenza. La domanda ora è se qualcuno, a Belgrado come a Bruxelles, saprà ascoltarle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-serbia-tra-piazza-e-potere-la-crisi-che-ridisegna-i-balcani-e-riapre-il-fronte-geopolitico-con-mosca.html">La Serbia tra piazza e potere: la crisi che ridisegna i Balcani e riapre il fronte geopolitico con Mosca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Repubblica Srpska, il voto che salva Dodik: tra corruzione, burocrazia e giovani in fuga</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/repubblica-srpska-il-voto-che-salva-dodik-tra-corruzione-burocrazia-e-giovani-in-fuga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 05:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Repubblica Srpska" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Sinisa Karan conquista la presidenza della Repubblica Srpska: vittoria risicata che garantire continuità al progetto politico di Dodik.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/repubblica-srpska-il-voto-che-salva-dodik-tra-corruzione-burocrazia-e-giovani-in-fuga.html">Repubblica Srpska, il voto che salva Dodik: tra corruzione, burocrazia e giovani in fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Repubblica Srpska" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><br><strong>Sinisa Karan</strong> conquista la presidenza della Repubblica Srpska con un margine risicato, ma sufficiente a garantire continuità al progetto politico di <strong><a href="https://it.insideover.com/video/loccidente-ha-paura-di-putin-intervista-a-milorad-dodik">Milorad Dodik. </a></strong>Una vittoria costruita su un’affluenza bassissima e su un clima politico lacerato, che conferma come la RS resti saldamente nelle mani dell’élite che da anni spinge per l’autonomia crescente e, in alcuni momenti, per l’uscita de facto dalla Bosnia-Erzegovina. Karan è un fedelissimo e lo rivendica apertamente: <strong>le politiche del leader separatista non cambieranno, anzi si rafforzeranno</strong>, proprio mentre Dodik è formalmente escluso dalla vita politica per aver sfidato la Corte costituzionale e l’ordine dell’inviato internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso della sconfitta giudiziaria </h2>



<p>La rimozione di Dodik, seguita dal suo tentativo di nominare un sostituto di totale fiducia, aveva aperto una delle crisi più profonde dalla fine della guerra. Il successivo ritiro delle leggi separatiste e la revoca delle sanzioni americane sembravano indicare un tentativo di de-escalation. In realtà il voto anticipato della RS, dominato dal suo entourage, mostra come <strong>la struttura politica creata negli anni da Dodik sia talmente radicata da resistere a interventi giudiziari, diplomatici</strong> e perfino alla pressione occidentale. Il mandato ridotto, meno di un anno, serve solo a prendere tempo in vista delle generali del prossimo ottobre.<br>Il trentesimo anniversario di Dayton arriva come uno specchio crudele: l’accordo ha fermato la guerra, ma non ha costruito uno Stato capace di trattenere la sua popolazione. <strong>Le divisioni etniche restano la struttura portante del sistema politico</strong> e amministrativo. Il governo centrale è poco più che simbolico. La Bosnia è riuscita a evitare un nuovo conflitto, ma ha pagato il prezzo della stagnazione: corruzione diffusa, burocrazia lenta, sviluppo frenato da veti incrociati. Migliaia di giovani continuano a partire verso l’Unione Europea, specialmente fra i croati bosniaci che accedono facilmente al passaporto croato. Lo spopolamento è il vero terremoto silenzioso del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo di Dayton e l’illusione della stabilità</h2>



<p>Dayton fu un accordo necessario, non un progetto di futuro. La divisione in due entità autonome e la presidenza tripartita hanno congelato i rapporti di forza del dopoguerra, impedendo che la violenza riprendesse, ma senza risolvere il problema di fondo: <strong>creare un’identità politica condivisa</strong>. Oggi molti esperti considerano il modello ormai logoro. Le istituzioni si reggono sulla presenza costante della missione europea e sull’autorità dell’alto rappresentante internazionale. Senza queste reti di sicurezza, le spinte centrifughe tornerebbero a prevalere.</p>



<p>La Bosnia resta vulnerabile alle influenze regionali: la Serbia guarda alla RS come a un’estensione naturale della sua sfera politica; la Croazia continua a seguire con attenzione tutto ciò che riguarda la propria minoranza; l’Unione Europea valuta l’adesione bosniaca come un’ipotesi a lungo termine, possibile solo se il Paese supera la paralisi istituzionale. <strong>Per Mosca, invece, la crisi bosniaca è un’opportunità per disturbare l’assetto europeo</strong>: Dodik ha mantenuto per anni un rapporto privilegiato con il Cremlino, trasformando la RS in uno dei punti sensibili del confronto Est-Ovest nei Balcani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’elezione che non risolve nulla</h2>



<p>Karan vince, ma la RS resta sospesa tra la retorica sovranista e la dipendenza da fondi pubblici e aiuti esterni. La Bosnia-Erzegovina continua a essere un Paese formalmente in pace ma sostanzialmente immobile, vulnerabile allo spopolamento, alle crisi politiche cicliche e all’uso dell’etnicità come strumento di potere.</p>



<p>Il voto anticipato non indica una direzione: conferma che la RS si muove lungo un binario costruito da Dodik, mentre il resto della Bosnia fatica a trovare una rotta comune. È la fotografia di un Paese che sopravvive, ma non riesce a trasformarsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/repubblica-srpska-il-voto-che-salva-dodik-tra-corruzione-burocrazia-e-giovani-in-fuga.html">Repubblica Srpska, il voto che salva Dodik: tra corruzione, burocrazia e giovani in fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Crisi, repressioni e un&#8217;Europa impotente: i Balcani sull&#8217;orlo del collasso</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 22:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Serbia, Kosovo, Bosnia Erzegovina e Albania vivono crisi diverse ma ugualmente profonde. E l'Europa  non riesce a incidere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Ottobre 2025. Mentre la scena internazionale è dominata dalle guerre in Medio Oriente e dalle tensioni tra grandi potenze, nei Balcani occidentali si addensano nuvole nere. Lontani dai radar dell’opinione pubblica, <strong>Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Albania </strong>affrontano contemporaneamente proteste popolari, crisi istituzionali, elezioni ad alta tensione e un’influenza crescente di attori esterni come Russia e Stati Uniti. In tutto questo, l’Unione Europea appare paralizzata, incapace di articolare una strategia coerente. <strong>La retorica dell’“allargamento” è rimasta solo un esercizio diplomatico</strong>; la realtà racconta un’area sempre più polarizzata, fragile e permeabile a interferenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vučić sotto assedio, la paura di perdere il potere</strong></h2>



<p>A quasi un anno dalla tragedia infrastrutturale di Novi Sad, che ha catalizzato un’ondata di mobilitazioni studentesche senza precedenti, <strong>la Serbia si trova in uno stato di alta tensione politica e sociale.</strong> <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">Il presidente Aleksandar Vučić, al potere dal 2012, si oppone fermamente all’ipotesi di elezioni anticipate, richieste a gran voce da una società civile stremata da anni di corruzione, controllo dei media e autoritarismo strisciante.</a> Le proteste, in origine pacifiche e guidate da studenti universitari, si sono intensificate nelle ultime settimane, incontrando una repressione sempre più brutale da parte della polizia. Tra manganelli, arresti e infiltrazioni di hooligan nei cortei, si è consolidata una dinamica pericolosa: da un lato, una nuova generazione che rivendica dignità e rappresentanza; dall’altro, un potere che si difende usando strumenti propri dei regimi ibridi. </p>



<p>L’Europa, per una volta, ha rotto il suo tradizionale silenzio: la Commissaria all’Allargamento <strong>Marta Kos</strong> ha denunciato esplicitamente l’uso eccessivo della forza. <a href="https://it.insideover.com/economia/la-serbia-si-arma-con-israele-un-contratto-da-16-miliardi-di-dollari.html">Ma Belgrado, ancora saldamente ancorata al suo doppio gioco tra Bruxelles e Mosca, continua a giocare su più tavoli</a>. La recente parata militare del 20 settembre — la più imponente dalla fine delle guerre jugoslave — e gli accordi con l’israeliana Elbit Systems, mostrano la volontà della Serbia di consolidare un ruolo regionale da potenza autonoma, in bilico tra blocchi internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra stallo istituzionale e tensioni etniche</strong></h2>



<p>Nel Kosovo, a Pristina, la crisi ha assunto una forma diversa ma non meno esplosiva. Dopo le elezioni parlamentari di febbraio, il partito di <strong>Albin Kurti</strong>, Vetevendosje (VV), ha ottenuto la maggioranza, ma non è ancora riuscito a formare un governo. Il nodo del contendere è, ancora una volta, la minoranza serba. La Corte costituzionale ha imposto l’elezione di un vicepresidente della Camera appartenente alla Srpska Lista, partito filo-Belgrado. VV si rifiuta, accusando il partito serbo di essere uno strumento d’influenza diretta di Vučić. Il risultato è lo stallo: Parlamento non costituito, nessun governo, alleanza con gli Stati Uniti sospesa — Washington ha annunciato lo stop al “dialogo strategico” — e tensioni crescenti nel Nord del Paese, dove i comuni a maggioranza serba sono tornati sotto il controllo della <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">Srpska Lista dopo il boicottaggio elettorale del 2023</a>. </p>



<p>La partecipazione elettorale nei comuni serbi è stata inferiore al 40%, ma la SL ha riconquistato tutte le amministrazioni, confermando che <strong>la frattura etnica resta insanata</strong>. Il rischio più concreto è quello di un ritorno anticipato alle urne. Kurti potrebbe persino uscirne rafforzato, ma a un costo altissimo: un Kosovo più isolato, più diviso internamente, e sempre più distante dal sogno dell’integrazione euro-atlantica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dodik sfida la legalità: elezioni all’ombra di Mosca</strong></h2>



<p>Nel cuore della Bosnia-Erzegovina, la <strong>Republika Srpska</strong> si prepara a elezioni presidenziali che potrebbero segnare un punto di non ritorno. <a href="https://www.geopolitica.info/negligenza-politica-italiana-in-serbia/">Il 23 novembre si voterà per eleggere il nuovo presidente dell’entità serbo-bosniaca. Il favorito? Sinisa Karan, fedelissimo di Milorad Dodik</a>. Quest’ultimo, pur decaduto dalla carica dopo una condanna a un anno di reclusione e a sei di interdizione dai pubblici uffici, continua a comportarsi da leader de facto, autoproclamandosi presidente anche sui siti istituzionali. La sua ultima visita a Mosca — la decima dal 2022 — mentre annunciava la candidatura di Karan, è un segnale chiarissimo: la Russia sostiene apertamente il secessionismo serbo-bosniaco. </p>



<p>Karan è un volto noto: già ministro, negazionista del genocidio di Srebrenica, <strong>figura nella black list americana</strong>. Il suo eventuale trionfo suggellerebbe la normalizzazione del discorso anti-costituzionale in Bosnia e spingerebbe il Paese ancora più vicino alla disintegrazione istituzionale. La comunità internazionale, in particolare l’Alto Rappresentante <strong>Christian Schmidt</strong>, ha denunciato apertamente il tentativo di sabotare l’assetto post-Dayton. Ma i fatti mostrano altro: un sistema impantanato, dove le istituzioni comuni sono paralizzate e le forze moderate, praticamente inesistenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tirana al voto: Rama tenta di salvare la capitale dalle accuse di corruzione</strong></h2>



<p>Anche in Albania l’autunno si è aperto con una tornata elettorale cruciale. Il 9 novembre si voterà a Tirana, Valona e in altre città per le amministrative anticipate. La sfida più simbolica è quella nella capitale, dove il Partito Socialista del premier <strong>Edi Rama </strong>tenta di difendere la roccaforte dopo l’arresto per corruzione dell’ex sindaco <strong>Erion Veliaj</strong>. <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/734795/balcani-occidentali-tra-crisi-interne-e-nuove-alleanze-la-fragile-stabilita-regionale-sotto-la-pressione-geopolitica.html">La candidata socialista, Ogerta Manastirliu, ex ministra dell’Istruzione, sfida un outsider: Florjan Binaj, attore noto per le sue imitazioni dello stesso Rama.</a> Sostenuto dal Partito Democratico, Binaj incarna una nuova forma di dissidenza politica: <strong>mediatica, apartitica, ironica</strong>. Ma strappare la capitale ai socialisti, al potere dal 2011, resta una sfida quasi impossibile. Tuttavia, il voto sarà un termometro del consenso per Rama, sempre più criticato per la gestione del potere e le accuse di collusione con interessi economici opachi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Unione Europea, osservatrice impotente</strong></h2>



<p>Di fronte a questa escalation multipla, l’Unione Europea rimane impantanata in un paradosso: promette integrazione, ma non agisce per difendere i principi democratici. <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/serbia-la-parata-militare-come-manifesto-geopolitico/">La Serbia resta candidata all’ingresso nell’UE, ma non rispetta lo stato di diritto. Il Kosovo è sostenuto a parole, ma viene punito per ogni scostamento dalle aspettative euro-atlantiche</a>. La Bosnia si frantuma sotto i colpi del secessionismo, ma nessuna forza europea osa proporre un serio piano di riforma costituzionale. Nel frattempo, potenze extra-europee — Russia, Cina, Israele, Turchia — avanzano nei vuoti lasciati da Bruxelles. La partita geopolitica è aperta, e l’Europa rischia di esserne spettatrice.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I Balcani chiedono futuro, non gestione del passato</strong></h2>



<p>I Balcani non sono semplicemente una zona di “instabilità ciclica”, come piace dire nei corridoi delle istituzioni europee. Sono una regione in fermento, attraversata da pulsioni autenticamente democratiche — come nel caso delle mobilitazioni studentesche serbe — e da minacce concrete di disintegrazione istituzionale — come in Bosnia. <strong>A mancare è una visione.</strong> Se l’Unione Europea continuerà a offrire solo dichiarazioni di circostanza, senza affrontare le crisi in modo strutturale, la regione finirà per essere spartita tra interessi esterni. Il tempo dei compromessi è finito: serve una scelta. O i Balcani diventano parte integrante dell’Europa, o saranno terra di nessuno. E l’instabilità, come la storia insegna, non resterà confinata entro i loro confini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html">Crisi, repressioni e un&#8217;Europa impotente: i Balcani sull&#8217;orlo del collasso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sarajevo, Un mosaico di culture e religioni tutto da scoprire (nonostante il boom turistico)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 15:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo National Geographic, Sarajevo è la miglior destinazione turistica del 2025. Perché? Ecco la nostra esperienza completa, storia, cibo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/sarajevo-un-mosaico-di-culture-e-religioni-tutto-da-scoprire-nonostante-il-boom-turistico.html">Sarajevo, Un mosaico di culture e religioni tutto da scoprire (nonostante il boom turistico)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-Miglior-destinazione-turistica-2025-National-Geographic-Balcani-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per chi non ha mai messo piede nei Balcani, ma anche per chi invece i Balcani li conosce e li frequenta da tempo, Sarajevo è ancora &#8211; e sempre &#8211; una meta unica, tutta da esplorare e scoprire. Non a caso, <strong>la capitale bosniaca è stata scelta come miglior destinazione turistica del 2025 da <em>National Geographic</em>, attirando un numero record di turisti </strong>(circa un milione solo entro la fine di agosto), provenienti non solo dall’Europa occidentale ma anche dalla Cina, dal Nord Europa, e soprattutto dalla Turchia e dai Paesi arabi del Golfo Persico, anche a causa del fatto che <strong>circa il 70% della popolazione della città è musulmana</strong>, rendendola una destinazione particolarmente <em>friendly </em>per i visitatori arabi e mediorientali.</p>



<p>Polo centrale del <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-tempo-della-memoria-srebrenica-gaza-e-ucraina-al-sarajevo-film-festival.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Sarajevo Film Festival</em> da trentuno anni</a>, Sarajevo è un mosaico eterogeneo di etnie, religioni e culture, che testimoniano migliaia di anni di storia, tra Occidente e Oriente: <strong>dall’imponente eredità dell’Impero Ottomano, alla breve dominazione austro-ungarica; dalle tracce della Jugoslavia titina, fino alla complessità politica e sociale dei giorni nostri</strong>. Noi l’abbiamo visitata nel pieno del boom turistico estivo e ve la raccontiamo di seguito, come una delle destinazioni più interessanti, dinamiche e segnanti in Europa, da vedere assolutamente almeno una volta nella vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre popoli, tre religioni, tre etnie</h2>



<p>Lontano da una dimensione “esotica” ed esotizzante, Sarajevo, pur essendo situata a “soli” 1000 chilometri dall’Italia, nel cuore della penisola balcanica, ha un fascino irripetibile che rievoca un piccolo “vecchio mondo” fatto di tradizioni secolari, rituali, cibo e folklore. A partire dal vocabolo turco “saraj” (palazzo), risalente ai secoli di dominazione ottomana, nel XV secolo divenne capoluogo di provincia della Bosnia. Per questo, è proprio l’eredità ottomana a emergere maggiormente sin da subito. Una volta raggiunto il centro storico, superata la celebre <strong>fontana di Sebilj del 1891</strong> (detta anche “fontana dei piccioni”), si approda nel <strong>quartiere <em>Baščaršija</em></strong><em>, </em>un tempo zona del bazar ottomano.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="669" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Bascarsija-Fontana-dei-piccioni-di-Sebilij-1-669x1024.jpg" alt="" class="wp-image-484739" style="width:579px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Bascarsija-Fontana-dei-piccioni-di-Sebilij-1-669x1024.jpg 669w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Bascarsija-Fontana-dei-piccioni-di-Sebilij-1-196x300.jpg 196w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Bascarsija-Fontana-dei-piccioni-di-Sebilij-1-768x1176.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Bascarsija-Fontana-dei-piccioni-di-Sebilij-1-1003x1536.jpg 1003w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Bascarsija-Fontana-dei-piccioni-di-Sebilij-1-600x919.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Bascarsija-Fontana-dei-piccioni-di-Sebilij-1.jpg 1254w" sizes="auto, (max-width: 669px) 100vw, 669px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La fontana di Sebilj nel quartiere Bascarsija</em></figcaption></figure>
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<p>Passeggiando tra i suoi caratteristici vicoli, le botteghe degli artigiani che lavorano il metallo per produrre segnalibri, vasi, <em>dvezva </em>(il tipico recipiente per preparare il caffè) e persino portachiavi a forma di proiettile in ricordo delle guerre degli anni Novanta, le tondeggianti cupole e i minareti delle moschee svettano ben riconoscibili sullo sfondo. Tra grandi folle di turisti, donne col velo – a volte anche burka integrale, che qui è consentito – ma anche gruppi di asiatici, non si può non lasciarsi affascinare dalla <strong>sfarzosa moschea di Gazi Husrev-beg, risalente al XVI° secolo,</strong> non prima di una colazione a base di <strong>caffè bosniaco </strong>(<em>bosanska kafa, </em>da non chiamare mai “caffè turco”, per non urtare la sensibilità degli autoctoni), accompagnato da dolcissima <em>baklava</em> e un assaggio di <em>lokum</em>. Dolciumi tipici in Bosnia Erzegovina, così come nel resto dei Balcani, eredità degli oltre trecento anni di Impero Ottomano.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="546" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-Balkava-caffe-1-1024x546.jpg" alt="" class="wp-image-484745" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-Balkava-caffe-1-1024x546.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-Balkava-caffe-1-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-Balkava-caffe-1-768x410.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-Balkava-caffe-1-1536x819.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-Balkava-caffe-1-600x320.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-Balkava-caffe-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Caffé bosniaco servito con lokum e baklava</em></figcaption></figure>
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<p>Tuttavia, passeggiando per le strade di Sarajevo, la dimensione “musulmana” non è affatto la sola a spiccare: tra i palazzi eleganti del centro &#8211; che nei fatti, a guardarli bene, ricordano Vienna, Praga e Budapest, a testimoniare il periodo austro-ungarico – a pochi passi dalle moschee, diverse sono anche le chiese cristiane, tra cui senza dubbio meritano almeno una visita <strong>il tempio ortodosso della Natività di Theotokos e la cattedrale cattolica del Sacro Cuore, da cui sono passati sia Papa Francesco che Giovanni Paolo II</strong>. Difatti, considerando che, dopo il tragico epilogo delle guerre di Jugoslavia, che hanno sancito la dimensione di tre etnie, tre religioni e tre popoli in Bosnia Erzegovina (rispettivamente etnia <em>bosniacca</em> musulmana, serba ortodossa e croata cattolica), Sarajevo è stata più volte definita come la <strong>“Gerusalemme d’Europa”,</strong> sebbene, alcuni autoctoni amino sottolineare con una certa ironia che “Gesù non è mai passato di qui”.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="856" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-cattedrale-cattolica-del-Sacro-Cuore-856x1024.jpg" alt="" class="wp-image-484740" style="width:642px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-cattedrale-cattolica-del-Sacro-Cuore-856x1024.jpg 856w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-cattedrale-cattolica-del-Sacro-Cuore-251x300.jpg 251w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-cattedrale-cattolica-del-Sacro-Cuore-768x919.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-cattedrale-cattolica-del-Sacro-Cuore-1284x1536.jpg 1284w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-cattedrale-cattolica-del-Sacro-Cuore-600x718.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-cattedrale-cattolica-del-Sacro-Cuore.jpg 1605w" sizes="auto, (max-width: 856px) 100vw, 856px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Cattedrale del Sacro Cuore</em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Segni di guerra ieri e oggi</h2>



<p>Per gli appassionati di storia, un altro evento che balena nella mente quasi immediatamente, pensando a Sarajevo, è poi lo scoppio della Prima Guerra Mondiale: è proprio qui, infatti, che<strong> il 28 giugno del 1914 Gavrilo Princip, </strong>militante serbo del movimento <em>Mlada Bosna</em> (Giovane Bosnia), <strong>uccise con due colpi di pistola l&#8217;arciduca erede al trono d&#8217;Austria-Ungheria Francesco Ferdinando </strong>e la moglie Sofia, scatenando il sanguinoso conflitto. Non lontano dal centro cittadino, attraversando l’antico Ponte Latino sopra il fiume Miljacka, è possibile scorgere alcune fotografie e una targa commemorativa nel punto esatto dell’attentato, oltre a un museo che ricorda l’evento.</p>



<p>Del resto, Sarajevo è tristemente famosa anche per i ben più recenti conflitti degli anni Novanta, dato che, durante le guerre che portarono alla dissoluzione della Jugoslavia, <strong>venne assediata per quattro lunghi anni, dal 1992 al 1996.</strong> Un passato per niente facile con cui convivere, ma che la comunità multietnica della città, così come del resto della Bosnia Erzegovina, a trent’anni di distanza sta lentamente accettando, grazie a una sempre maggiore consapevolezza degli eventi, come monito per i conflitti attuali che accadono altrove, alle porte dell’Europa orientale.</p>



<p>I segni della guerra sono ben visibili in molti punti, tra edifici volutamente lasciati con i fori dei proiettili e le <strong>Rose di Sarajevo</strong>, ovvero una serie di luoghi commemorativi situati sull’asfalto delle strade che portano i segni di mortaio, oggi coperti di resina rossa. Per chi volesse approfondire la storia del conflitto, è possibile visitare anche diversi musei, tra cui la <strong><em>Galerija 11/07/95</em>, <em>The War Childhood Museum</em> e il <em>Tunel </em><i>Spesa</i> (“Tunnel della Salvezza”),</strong> una strada sotterranea scavata nel 1993, situata nella periferia di Sarajevo, che divenne una via di collegamento segreta per la popolazione durante l’assedio, oggi trasformata in museo e luogo del ricordo. Visite decisamente intense e dolorose, che ricordano <a href="https://www.instagram.com/reel/DNv0hUp2k7V/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anche il <strong>tragico genocidio della cittadina di Srebrenica</strong></a>, e che proprio per questo, non sono “adatte” a tutti; ma che possono rivelarsi uno “strumento” utile alla comprensione del presente del continente europeo e non solo, conservando la memoria di un passato da non ripetere nel presente e nel futuro.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="870" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-tunel-spasa-tunnel-della-salvezza-guerre-di-Jugoslavia-anni-90-870x1024.jpg" alt="" class="wp-image-484741" style="width:600px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-tunel-spasa-tunnel-della-salvezza-guerre-di-Jugoslavia-anni-90-870x1024.jpg 870w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-tunel-spasa-tunnel-della-salvezza-guerre-di-Jugoslavia-anni-90-255x300.jpg 255w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-tunel-spasa-tunnel-della-salvezza-guerre-di-Jugoslavia-anni-90-768x904.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-tunel-spasa-tunnel-della-salvezza-guerre-di-Jugoslavia-anni-90-1305x1536.jpg 1305w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-tunel-spasa-tunnel-della-salvezza-guerre-di-Jugoslavia-anni-90-600x706.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-tunel-spasa-tunnel-della-salvezza-guerre-di-Jugoslavia-anni-90.jpg 1631w" sizes="auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Dal </em>Tunel Spasa<em> (&#8220;Tunnel della Salvezza&#8221;), oggi museo storico</em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Josip Broz Tito e le mete della <em>Jugonostalgija</em></h2>



<p>Dopo la dissoluzione della Jugoslavia e la fine della guerra, gli <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gli-accordi-di-dayton-spiegati.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordi Dayton del 1995</a> divisero la Bosnia Erzegovina in due entità politiche distinte: la Federazione di Bosnia Erzegovina e la Republika Srpska</strong>, dove attualmente vive la maggioranza serba della popolazione, oltre alla minoranza croata concentrata soprattutto al confine meridionale del Paese. Un’entità semiautonoma quella della Rep. Srpska, con un proprio corpo di polizia e programmi di istruzione autonomi, ma comunque parte dello Stato bosniaco.</p>



<p>Nonostante ciò, seppur oggi vi siano ancora tensioni tra i due gruppi, anche a livello politico, la maggior parte della popolazione vive in relativa tranquillità, preoccupandosi piuttosto di un altro grosso problema, comune a tutta l’aria balcanica: la corruzione delle istituzioni. Non è infatti raro che la Bosnia, così come diversi Paesi confinanti, siano vittima di stereotipi negativi sul livello di corruzione (che pur sono in parte giustificati), tanto che, cercando di comprendere un po’ di più il sentimento politico odierno, un abitante di Sarajevo ci ha raccontato, con una nota di sarcasmo: <strong>“Dopo il socialismo jugoslavo, per farci capire quanto sia importante la democrazia, i politici della Bosnia hanno creato addirittura 72 partiti politici diversi…”,</strong> aggiungendo però, quanto, in realtà siano “tutti uguali tra loro”.</p>



<p>L’eredità jugoslava e soprattutto titina, viene percepita in maniera differente a seconda delle diverse zone del Paese, ma per i più nostalgici, a Sarajevo ci sono alcuni importanti monumenti e tracce dell’ex Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Senza dubbio, uno dei luoghi più visitati è <strong>l’ex pista olimpica di bob e slittino di Trebević, costruita per le Olimpiadi invernali del 1984</strong> sulle colline appena fuori città. Oggi in uno stato di semi abbandono, è un luogo malinconico meta di diversi “pellegrinaggi” nostalgici, che racchiude l’essenza degli ultimi anni felici della Jugoslavia prima della violenta dissoluzione. Raggiungibile con la comoda funicolare, una volta in cima regala una vista mozzafiato sulla città e le alture circostanti, con punti panoramici e persino una macchinetta automatica in cui è possibile acquistare calamite con <strong>la mascotte olimpica del 1984, il lupetto “Vučko”</strong>, ancora simbolo della città.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1014" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-1014x1024.jpg" alt="" class="wp-image-484743" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-1014x1024.jpg 1014w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-297x300.jpg 297w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-768x776.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-1521x1536.jpg 1521w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-600x606.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Vista-su-Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-olimpiadi-invenrali-1984-Trebivac.jpg 1901w" sizes="auto, (max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Vista su Sarajevo dalla funicolare</em></figcaption></figure>
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<p>Negli ultimi anni tra molti giovani, non solo nella penisola balcanica, ha preso piede un nuovo fenomeno sociale ed emotivo legato proprio a questo passato: <strong>la <em>jugonostalgija. </em>Una forma di nostalgia per un tempo felice e pacific</strong>o, e per quel vissuto, ma anche per “quel che avrebbe potuto essere”, se non fosse sopraggiunta la guerra. Un sentimento curiosamente diffuso proprio tra i giovanissimi, che spesso non hanno mai davvero vissuto la ex Jugoslavia coscientemente. Dunque, tra gli altri luoghi meta dei <em>jugonostalgici</em>, <strong>immancabile è anche il Café Tito</strong>, appena fuori dal centro cittadino. Tra fucili appesi alle pareti, poster, gigantografie, busti del maresciallo Josip Broz e copertine dedicategli del <em>Time Magazine</em>, accoglie i visitatori con un tank modello M37 Škoda cecoslovacco, prodotto nel 1937 e accanto una scritta d’ingresso inequivocabile: “Mi smo Titovi” (“Noi siamo Tito”).</p>



<p>Sempre nei paraggi, oltre all’immancabile vialone centrale “Maresciallo Tito” – una delle arterie centrali di Sarajevo – dentro al plesso universitario, e in particolare vicino alla facoltà di criminologia, <em>intelligence</em> e polizia, u<strong>na gigante statua dedicata al leader jugoslavo</strong> “decora” il cortile studentesco, con un’immancabile rosa rossa incorniciata, lasciata dagli “ammiratori” più sfegatati. Curiosamente, a soli 600 metri dalla statua si trova l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, che qualche anno fa fu colpita da un militante politico – o un pazzo, secondo altre versioni – che sparò diversi colpi di arma da fuoco, guadagnandosi una condanna a 18 anni di carcere per terrorismo, come raccontano alcuni autoctoni.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="824" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Cafe-Josip-Broz-Tito-Jugoslavia-824x1024.jpg" alt="" class="wp-image-484744" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Cafe-Josip-Broz-Tito-Jugoslavia-824x1024.jpg 824w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Cafe-Josip-Broz-Tito-Jugoslavia-241x300.jpg 241w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Cafe-Josip-Broz-Tito-Jugoslavia-768x954.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Cafe-Josip-Broz-Tito-Jugoslavia-1236x1536.jpg 1236w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Cafe-Josip-Broz-Tito-Jugoslavia-600x746.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Sarajevo-Bosnia-Erzegovina-2025-Cafe-Josip-Broz-Tito-Jugoslavia.jpg 1545w" sizes="auto, (max-width: 824px) 100vw, 824px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>interno del Café Tito</em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Sarajevo da mangiare: i segreti della cucina balcanica</h2>



<p>Passando per i Balcani, e in particolar modo da Sarajevo, oltre ai già menzionati dolciumi come <em>lokum</em> e <em>baklava</em>, non si può non fermarsi ad assaggiare un piatto di <strong><em>ćevapčići</em>: una sorta di “polpette” dalla forma allungata di carne macinata</strong>, super popolari in tutti i Paesi della ex Jugoslavia, vengono serviti nel tipico pane rotondo, farcito con cipolla bianca tritata e accompagnati da <em>kajmak</em>, ovvero una sorta di “salsa” ottenuta dalla parte più grassa del latte. Un piatto decisamente sostanzioso, ma che merita decisamente lo sforzo.</p>



<p>A causa della predominanza delle persone di fede musulmana, alcuni dei ristoranti e delle taverne del centro – soprattutto quelli frequentati dai turisti &#8211; non servono alcolici. Tuttavia, moltissimi sono anche i locali dove invece si può (e si deve) assaggiare almeno <strong>un sorso di <em>rakija</em>, ovvero la tradizionale grappa balcanica</strong> ottenuta dalla fermentazione e distillazione di diversi frutti, come uva, pera, pesca, ma anche mela cotogna, prugna e albicocca.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="644" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-2025-Sarajevo-cevapcici-1024x644.jpg" alt="" class="wp-image-484746" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-2025-Sarajevo-cevapcici-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-2025-Sarajevo-cevapcici-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-2025-Sarajevo-cevapcici-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-2025-Sarajevo-cevapcici-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-2025-Sarajevo-cevapcici-600x377.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-2025-Sarajevo-cevapcici.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Piatto di cevapcici, accompagnati da cipolla e kajmak</em></figcaption></figure>
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<p>In diversi ristoranti e locali, specie nelle <em>kafane </em>(nome che contraddistingue le osterie e locande tipiche), durante l’ora di cena è possibile anche ascoltare musica dal vivo, tra cui segnaliamo in particolare il ristorante Pivnica Sarajevo e il Restoran Bosna, appena fuori dal centro. <strong>Per proseguire la serata a suon di musica balcanica, invece, un’altra tappa irrinunciabile è <a href="https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/L-amore-al-tempo-della-sevdah-44956" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lo storico locale Kino Bosna</a></strong>, una sorta di pub notturno dove una banda di musicanti con violini e fisarmoniche anima le serate di autoctoni e avventori stranieri a suon di <em>turbofolk</em> e melodie orientaleggianti. <strong>Un’esperienza che, per chi non è abituato, potrebbe ricordare il set di un film di Emir Kusturica con colonna sonora di Goran Bregović, </strong>ma che in Bosnia è invece un evento tutt’altro che straordinario.</p>



<p>Infine, come colazione, pranzo veloce o spuntino da passeggio, un’altra <strong>pietanza simbolo della cucina balcanica è la <em>pita:</em></strong><em> </em>una sorta di torta salata fatta di strati di pasta fillo, con diversi ripieni, come formaggio (<em>pita sirnica</em>), spinaci (<em>zeljanica</em>) o patate (<em>krompiruša</em>), il cui prezzo solitamente si aggira attorno ai 2-4 marchi bosniaci (1-2 euro circa). Anche se, la pietanza di cui propri i bosniaci sono i più grandi maestri è in realtà il <em><strong>burek: </strong></em>eredità della cucina turca (da cui prende anche il nome), <strong>si tratta di una sfoglia ripiena di trito di carne macinata</strong>, che però, nonostante l’aspettativa, è sorprendentemente leggera. Da provare in uno dei forni della città (<em>pekara</em>) spesso aperti anche a notte fonda per gli avventori notturni di ritorno dai locali, al posto dei soliti Mc Donald’s e Burger King.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sarajevo resta una gemma rara tutta da scoprire</h2>



<p>A dirla tutta, questi sono solo alcuni dei tanti monumenti, siti d’interesse e storie da mille e una notte da scoprire nella magica Sarajevo. In definitiva, però, ciò che si apprezza maggiormente dopo averla visitata è che,<strong> nonostante il boom di popolarità dell’ultimo anno, si è rivelata una Capitale ancora estremamente vivibile, vivace e ricca di fermento</strong>, per nulla “vittima” del turismo di massa. Almeno per il momento.</p>



<p>Oggi comodamente raggiungibile grazie ai tanti voli diretti <em>low cost</em>, o per i più temerari, con i collegamenti Flixbus, offre ai visitatori <strong>un’esperienza indimenticabile, tra cultura, gastronomia </strong>e i profondi solchi lasciati dal passato. Una meta che, nonostante il doloroso ricordo delle guerre, accoglie lo straniero a braccia aperte senza filtro o pregiudizio, con prezzi estremamente abbordabili un senso di rara umanità e ospitalità. <strong>Una gemma unica nella penisola balcanica, </strong>ancora avvolta da un mistero tutto suo, che scava nel profondo dell’anima lasciandovi un segno indelebile.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-2025-balcani-moschea-Husrev-beg-2-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-484747" style="width:584px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-2025-balcani-moschea-Husrev-beg-2-768x1024.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-2025-balcani-moschea-Husrev-beg-2-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-2025-balcani-moschea-Husrev-beg-2-1152x1536.jpg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-2025-balcani-moschea-Husrev-beg-2-600x800.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/Bosnia-Erzegovina-Sarajevo-2025-balcani-moschea-Husrev-beg-2.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Ingresso della moschea di Husrev-Beg</em></figcaption></figure>
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<p></p>
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		<item>
		<title>Bosnia, la sfida di Dodik (con spinta americana) può spaccare il Paese</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/bosnia-la-sfida-di-dodik-con-spinta-americana-puo-spaccare-il-paese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 06:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-600x296.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sfida di Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska, sostenuto dalla Russia e non ostacolato dagli Usa, può spaccare la Bosnia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/bosnia-la-sfida-di-dodik-con-spinta-americana-puo-spaccare-il-paese.html">Bosnia, la sfida di Dodik (con spinta americana) può spaccare il Paese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250830084055668_7a8a37f76ce5b57c85d36f914831db8a-e1756536084238-600x296.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Bosnia ed Erzegovina resta un mosaico fragile, costruito sugli Accordi di Dayton del 1995 e sostenuto da un’architettura istituzionale complessa. In questo equilibrio precario, <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dal-kosovo-alla-bosnia-i-focolai-serbi-nei-balcani.html">Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska</a></strong>, sfida apertamente la Corte Costituzionale e l’OHR, l’istituzione internazionale che vigila sul Paese. Nonostante condanne e sanzioni, Dodik continua a governare con l’appoggio dell’Assemblea serbo-bosniaca e il sostegno politico ed energetico della Russia. Le sue minacce di secessione e le aperture a Belgrado trasformano la Republika Srpska in un punto di frattura strategico per tutta la regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Heritage Foundation e il vento di Trump</h2>



<p>Il recente rapporto della <strong>Heritage Foundation, think tank conservatore vicino a Donald Trump</strong>, attacca l’OHR accusandolo di soffocare la sovranità bosniaca. La proposta è radicale: smantellare il sistema internazionale di supervisione e <strong>trasformare la Bosnia in una confederazione con tre entità etniche autonome. </strong>Una formula che, di fatto, favorirebbe le ambizioni separatiste di Dodik e aprirebbe a investimenti americani nelle risorse della Republika Srpska, come i giacimenti di litio. Il documento riflette l’approccio trumpiano: meno multilateralismo, più pragmatismo nazionalista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ombre di Mosca e il rischio balcanico</h2>



<p><strong>Dodik rimane il principale alleato di Mosca nei Balcani.</strong> La Russia fornisce addestramento militare e droni, rafforza il rifiuto verso le istituzioni centrali e utilizza la RS come leva destabilizzante contro l’Occidente. Allo stesso tempo, Cina e Iran cercano spazi di influenza. Il rischio è che l’uscita degli Stati Uniti dal quadro multilaterale alimenti tensioni etniche e un nuovo caos nei Balcani, con Serbia e Ungheria pronte a sostenere Dodik e Croazia e bosgnacchi musulmani decisi a opporsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un futuro in bilico</h2>



<p>La Bosnia è candidata all’UE ma resta intrappolata in corruzione e stagnazione economica. Le scelte di Washington, condizionate dal pensiero della Heritage Foundation, potrebbero trasformare la Republika Srpska in una quasi-entità indipendente. Ma il prezzo sarebbe altissimo: il rischio concreto di far rivivere vecchi fantasmi di guerra in una regione mai del tutto pacificata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/bosnia-la-sfida-di-dodik-con-spinta-americana-puo-spaccare-il-paese.html">Bosnia, la sfida di Dodik (con spinta americana) può spaccare il Paese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le piazze di Belgrado agitano la Serbia e il futuro del Paese è in bilico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-piazze-di-belgrado-agitano-la-serbia-e-il-futuro-del-paese-e-in-bilico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 13:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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<p>(Belgrado) &#8211; Il respiro profondo prima del balzo. Questa citazione tratta dalla saga cinematografica de “Il Signore degli Anelli” ben descrive la sensazione che ho avuto durante il mio soggiorno di poco più di una settimana in Serbia. Sebbene la parte principale del mio viaggio sia stato a Belgrado, ho avuto la stessa sensazione a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-piazze-di-belgrado-agitano-la-serbia-e-il-futuro-del-paese-e-in-bilico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>(Belgrado) </strong>&#8211; Il respiro profondo prima del balzo. Questa citazione tratta dalla saga cinematografica de <strong>“Il Signore degli Anelli</strong>” ben descrive la sensazione che ho avuto durante il mio soggiorno di poco più di una settimana in <strong>Serbia.</strong> Sebbene la parte principale del mio viaggio sia stato a Belgrado, ho avuto la stessa sensazione a Novi Sad e a Subotica, nella provincia autonoma della Voivodina. E forse non potrebbe non essere così, visto che le manifestazioni che, da mesi, sconvolgono il Paese sono nate proprio in seguito al crollo di parte della ferrovia di Novi Sad, appena ristrutturata.</p>



<p>Ed effettivamente, il balzo è poi avvenuto, con la partecipata manifestazione antigovernativa avvenuta a <strong>Belgrado il 28 giugno, </strong>sfociata per la prima volta in violenti scontri con la polizia serba. Non solo: anche il 22 giugno la capitale balcanica è stata attraversata da cortei pro-Palestina, in questo caso taciuti da buona parte dei mass media europei. Non a caso, sebbene in molti parlino della piazza di Belgrado, evidenziando solo la presenta di manifestanti contro il governo, la situazione è più complessa e, forse, sarebbe più opportuno parlare <em>delle piazze</em> di Belgrado.</p>



<p>Uno dei primi ricordi che ho del mio arrivo nella capitale danubiana, oltre al caldo asfissiante e a un ritratto di <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/venti-di-guerra-sui-balcani/sarajevo-2.html">Gavrilo Princip</a>, è quello di un locale, a pochi passi dalla centralissima Trg Republike, alla cui vetrina erano affissi cartelli inneggianti lo scioglimento della NATO e una bandiera palestinese. Il luogo, con il suo costante andirivieni di persone, era evidentemente la sede di un collettivo intento a organizzare la futura manifestazione del 22 giugno. Anche i dintorni, tappezzati di <em>stickers</em> in solidarietà al popolo palestinese o con messaggi contro il Patto Atlantico, provavano la presenza di attività politica nella zona. <strong>L’Organizzazione serba per il sostegno al popolo palestinese</strong>, questo il nome del collettivo, avrebbe poi effettivamente organizzato, insieme ad altri gruppi studenteschi, la protesta del 22 giugno, denunciando una volta di più il genocidio in corso a Gaza e chiedendo a gran voce l’interruzione del commercio di armi con Israele.</p>



<p>Lo stop alla fornitura di munizioni e altro materiale bellico sarebbe poi arrivato il giorno seguente, 23 giugno, quando il Presidente Aleksandar Vučić avrebbe annunciato la decisione del governo, ufficialmente presa in seguito all’attacco israeliano all’Iran. Tra il 2023 e il 2024, infatti, la vendita di munizioni serbe a Israele è aumentata vertiginosamente, vedendo un balzo da 1.4 a 42.3 milioni di euro. Nonostante le denunce internazionali e l’evidenza del genocidio in corso, la decisione di Belgrado è stata presa ufficialmente solo in seguito al conflitto tra Tel Aviv e Teheran, quasi a volersi smarcare da questa situazione per evitare conseguenze spiacevoli. La straordinaria coincidenza temporale con le proteste del 22 giugno, tuttavia, potrebbe far pensare anche a un estremo tentativo di Vučić di accattivarsi qualche consenso, lanciando l’esca dell’interruzione della fornitura di materiale bellico all’IDF per cercare di rompere l’alleanza tra collettivi pro-Palestina e gli studenti che, da mesi, bloccano la Serbia con le loro manifestazioni.</p>



<p>L’alleanza, però, non sembra essere venuta meno e proprio i gruppi studenteschi, uniti ai collettivi e a numerosi lavoratori, hanno lanciato ufficialmente il guanto di sfida al governo serbo con la partecipata protesta del 28 giugno. La data scelta dal fronte anti-Vučić non è casuale. Il 28 giugno, infatti, la Serbia celebra il Vidovdan, importante festa religiosa in cui si commemora il martirio di San Vito. Non solo: questa data sembra essere una costante nella Storia serba, vedendo numerosi eventi fondamentali per il Paese. <strong>Il 28 giugno 1389, per esempio avvenne la Battaglia di Kosovo Polje,</strong> il cui seicentesimo anniversario, nel 1989, vide il discorso con il quale <strong>Slobodan Milošević </strong>avrebbe rivendicato l’origine serba del luogo, dando il via a quelle tensioni che sarebbero poi sfociate nella Guerra del Kosovo. E sempre il 28 giugno, ma del 2001, Milošević sarebbe stato trasferito al Tribunale de L’Aia, andando incontro al suo destino.</p>



<p>Una data quindi fortemente simbolica, nella quale, quest’anno, gli studenti serbi hanno deciso di porre un ultimatum al Presidente Vučić: elezioni anticipate, da proclamarsi entro le 21:00 del 28 giugno, o inizio della disobbedienza civile. Il Presidente serbo non ha atteso la scadenza, annunciando già nel pomeriggio che l’ultimatum non sarebbe stato accolto e reiterando la sua volontà di non portare il Paese a nuove elezioni prima della fine del 2026. Piazza Slavija, luogo di ritrovo dei manifestanti, è stata quindi invasa da un numero consistente di persone: secondo le autorità, il ritrovo avrebbe coinvolto 36.000 persone, mentre secondo gli organizzatori il totale sarebbe stato pari a 140.000. Oltre a chiedere le elezioni anticipate, gli studenti serbi protestano contro la corruzione e per una riforma dell’istruzione, aumenti salariali nel settore e la tutela dell’autonomia delle università serbe, colpite dalla vendetta del governo, il quale ha imposto forti tagli agli stipendi dei professori che percepiscono ora solo un ottavo del proprio salario per l’indisponibilità del governo di pagare le lezioni non effettuate a causa dei blocchi e delle occupazioni studentesche, per non tener conto dei professori licenziati per aver espresso solidarietà con i loro studenti.</p>



<p>Alla scadenza dell’ultimatum, la protesta è degenerata in violenza, vedendo forti scontri con le forze dell’ordine, al termine dei quali sono risultati feriti 48 poliziotti e 22 manifestanti, mentre il numero di arresti è stato pari a 77. Alla repressione poliziesca, gli studenti serbi hanno risposto innalzando barricate a Belgrado, occupando strade e ponti fino alla mattinata di lunedì 30 giugno, mentre Aleksandar Vučić ha bollato chi ha preso parte alle proteste come terrorista al soldo di potenze straniere, promettendo ulteriori arresti che andranno a colpire chi vuole destabilizzare il Paese.</p>



<p>A ulteriore testimonianza del clima teso, sta il fatto che, il passato 28 giugno, Belgrado non è stata attraversata solo da manifestazioni contro il governo. Al contrario, nella capitale serba si sono radunati anche i membri del gruppo “Studenti 2.0”, organizzazione vicina a Vučić che, dal marzo di quest’anno, esprime il proprio dissenso contro i colleghi che bloccano il Paese, impedendo il regolare svolgimento delle lezioni. Da aprile, inoltre, questo gruppo protesta contro i blocchi…bloccando una vasta parte della città che va dal Pionirski Park, di fronte al Parlamento, fino al Ministero degli Esteri, sulla strategica arteria Kneza Miloša. A “Studenti 2.0” si sono uniti Miloš Vučević, attuale segretario del Partito Progressista Serbo ed ex Primo Ministro dimessosi proprio in seguito alle proteste studentesche, e un nutrito gruppo di motociclisti, giunto appositamente da Novi Sad per sostenere i veri studenti e tutti coloro i quali, in occasione del Vidovdan, desiderano difendere la Serbia.</p>



<p><em>Le</em> piazze di Belgrado, quindi. Attraversate non da un’unica anima, quella del sentimento anti-Vučić, ma da più sensibilità. A complicare il quadro della situazione, inoltre, sta il fatto che la Serbia, così vicina eppure a volte così distante, può sembrare indecifrabile ai più, sfuggendo agli schemi con i quali, talvolta, siamo abituati a leggere il mondo. Un Paese in cui, come<a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/reportage-da-belgrado-voci-e-testimonianze-dei-manifestanti-dopo-quattro-mesi-di-cortei.html"> ci ricorda Diana Mihaylova nel suo reportage dell’aprile di quest’anno</a>, il fronte anti-Vučić sfila con bandiere contro la NATO, denunciando l’Unione Europea collusa con la Presidenza contro la quale protestano e mostrano un sentimento tutt’altro che europeista. Un Paese in cui, al contrario, il leader conservatore cerca un aggancio con Bruxelles, anche grazie all’alleato Viktor Orbán che proprio dell’integrazione dei Balcani nel blocco europeo si fa alfiere.</p>



<p>Un Paese, quindi, dalle mille anime: quella più aperta e internazionale di cui mi ha parlato un artista di <strong>Novi Sad, ungherese della Voivodina,</strong> regione da sempre abituata alla convivenza di più etnie, e quella più chiusa e nazionalista. O ancora quella giovane e progressista, che unisce la propria battaglia a un sentimento generalizzato contro la NATO, memore dell’aggressione subita dal Patto Atlantico, e che proprio per questo mostra solidarietà al popolo palestinese e che lancia un nuovo Fronte Sociale per unire studenti e lavoratori. Un Paese, infine, che rischia di vedersi riaprire vecchie ferite, tutt’altro che cicatrizzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-piazze-di-belgrado-agitano-la-serbia-e-il-futuro-del-paese-e-in-bilico.html">Le piazze di Belgrado agitano la Serbia e il futuro del Paese è in bilico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ungheria stringe i rapporti con la Serbia e sfida il mosaico nazionalista dei Balcani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lungheria-stringe-i-rapporti-con-la-serbia-e-sfida-il-mosaico-nazionalista-dei-balcani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 13:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Un nuovo attore entra in scena nel mosaico dei nazionalismi balcanici: l'Ungheria di Viktor Orban, sempre più vicina ai serbi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ungheria-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>(<strong>Budapest</strong>) &#8211; Una delle aree europee in cui una minima scintilla rischierebbe di incendiare la prateria dei nazionalismi è sicuramente quella dei Balcani, dove le ferite causate dalla dissoluzione della Jugoslavia socialista sembrano lungi dall’essersi sanate. Se il pensiero, in tal senso, corre subito al quasi perenne rischio di conflitto tra<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/serbia-e-kosovo-fibrillazioni-diverse-con-un-effetto-unico-destabilizzare-la-regione.html"> Serbia e Kosovo</a></strong>, vi sono stati, negli ultimi mesi, anche altri avvenimenti che hanno portato a un inasprimento delle relazioni in questa delicata regione e al rischio di una nuova escalation. Rischio concreto, per quanto si spera remoto, che vede un nuovo attore entrare in scena, ossia l’<strong><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-di-spie-in-ungheria-orban-allattacco-delle-opposizioni.html">Ungheria di Viktor Orbán.&nbsp;</a></strong></p>



<p>Se, da un lato, la tradizionale politica di Budapest di ergersi ad alfiere dell’integrazione dei Balcani nell’Unione Europea non sembra essere cambiata e, anzi, sembra essersi approfondita in contrapposizione alla possibile procedura di adesione accelerata dell’Ucraina, dall’altro il Governo Orbán si è reso protagonista di eventi che hanno rischiato di mettere a repentaglio la stabilità della regione. Ci riferiamo, in particolare, alla decisione di inviare diverse unità della <strong>TÉK (Terrorelhárítási Központ, ossia il corpo antiterrorismo d’elite) nella Repubblica Serba di Bosnia</strong>, una delle due regioni autonome che costituiscono la Bosnia-Erzegovina, e alla firma di un trattato di cooperazione militare con la Serbia.</p>



<p>Lo scorso febbraio, in seguito a un incontro avvenuto a Budapest tra il primo ministro Viktor Orbán, il presidente della Repubblica Serba di Bosnia <strong>Milorad Dodik</strong> e il presidente della Repubblica di Serbia Aleksandar Vučić, il Governo ungherese avrebbe preso la decisione di inviare 70 membri della TÉK a Banja Luka, ufficialmente per condurre esercitazioni congiunte con la polizia antiterrorismo serba. La realtà sembrerebbe però essere stata ben diversa e la mossa è stata vista da Sarajevo come una pesante ingerenza negli affari interni della Bosnia-Erzegovina e un appoggio diretto alle istanze separatiste della <strong>Repubblica Serba</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi di Sarajevo</h2>



<p>I dubbi di Sarajevo sono stati fomentati dal fatto che la missione ungherese a Banja Luka sia stata tenuta in gran segreto, venendo confermata dalle autorità magiare solo il 26 febbraio, <strong>poche ore prima che il tribunale bosniaco emettesse la propria condanna contro Dodik</strong>, nel contesto di un processo iniziato precedentemente per i continui attentati alla costituzione bosniaca promossi dal presidente serbo attraverso leggi che andrebbero a minare l’unità del Paese e a delegittimare l’azione di <strong>Christian Schmidt</strong>, Alto Rappresentante incaricato di vegliare sull’esecuzione degli Accordi di Dayton che hanno posto fine alla guerra in Bosnia-Erzegovina.</p>



<p>E proprio la straordinaria coincidenza temporale tra annuncio ufficiale della presenza di unità d’elite ungheresi a Banja Luka e sentenza nel processo contro Dodik ha spinto Sarajevo ad accusare Budapest di ingerenze negli affari interni del Paese e di organizzare la fuga del presidente della Repubblica Serba in caso di condanna e successivo arresto. Sebbene tale condanna sia arrivata e Banja Luka abbia inferto un ulteriore colpo alla coesione della Bosnia-Erzegovina impedendo alla polizia bosniaca di operare nei territori della Repubblica Serba, Dodik non è stato arrestato, ricorrendo anzi contro la decisione del tribunale. La crisi è tuttavia lontana dall’essere rientrata, con la presidenza bosniaca che ha chiesto ufficialmente all’Unione Europea il ritiro delle truppe ungheresi dal<strong> contingente EUFOR</strong> operante nel Paese e con la decisione del ministro della difesa bosniaco di vietare l’ingresso in Bosnia dell’aereo sul quale viaggiava il Segretario di Stato ungherese <strong>Levente Magyar</strong>, in missione ufficiale a Banja Luka e a Sarajevo.</p>



<p>Le tensioni nella regione hanno avuto una ricaduta anche nella politica interna ungherese, con le dichiarazioni del deputato indipendente Ákos Hadházy che ha accusato apertamente il governo Orbán di preparare un intervento militare nei Balcani, qualora il conflitto nell’ormai ex Jugoslavia dovesse rinfocolarsi. <strong>Intervento, naturalmente, a sostegno della parte serba.</strong> E in questo senso gli animi sono stato ancor più esacerbati dalla notizia di un nuovo trattato di cooperazione militare tra Serbia e Ungheria, firmato a Belgrado nell’aprile di quest’anno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Se il ministro getta benzina sul fuoco</h2>



<p>Ufficialmente, l’accordo raggiunto tra i due Paesi danubiani prevede una più stretta collaborazione tra le rispettive forze armate e la realizzazione di 79 progetti entro il 2025, oltre a numerose esercitazioni militari congiunte. Il documento sembra quindi essere lontano da una vera e propria unione militare, <strong>ostacolata anche dalla partecipazione ungherese alla NATO</strong>, che andrebbe quindi a mettere in secondo piano eventuali accordi bilaterali con Paesi al di fuori dell’Alleanza, ma è stato presentato da Belgrado come una vera e proprio alleanza, probabilmente nel tentativo di controbilanciare l’annuncio di un trattato analogo tra Croazia, Kosovo e Albania.</p>



<p>Al di là dei tentativi di Budapest di ridimensionare le dichiarazioni di Vučić, resta il fatto che la cooperazione militare tra le due nazioni si stia rafforzando sempre di più, di pari passo con le collaborazioni nel campo dell’economia e dell’energia, così come restano le continue dichiarazioni di Orbán a sostegno dell’alleato serbo, sia esso a Belgrado o a Banja Luka. Resta anche il fatto che tali trattati e dichiarazioni abbiano un suono assai più sinistro in seguito alla pubblicazione di una registrazione nella quale <strong>Kristóf Szalay-Bobrovniczky, ministro della difesa del governo Orbán, </strong>parlava della necessità di incrementare ulteriormente le spese militari per entrare nella “fase zero del percorso di guerra”. Parole, quelle del ministro ungheresi, che rischiano di gettare ulteriore benzina sul fuoco. Un fuoco che rischierebbe di sfuggire al controllo, incendiando nuovamente la penisola balcanica in quello che potrebbe essere un rinnovato scontro tra nazionalismi, fomentato una volta di più da interessi esterni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-stringe-i-rapporti-con-la-serbia-e-sfida-il-mosaico-nazionalista-dei-balcani.html">L&#8217;Ungheria stringe i rapporti con la Serbia e sfida il mosaico nazionalista dei Balcani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Non solo l’Ucraina: l’Ue manda truppe in Bosnia per disinnescare i pro Putin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/non-solo-lucraina-lue-manda-truppe-in-bosnia-per-disinnescare-i-pro-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 11:08:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Ue ha annunciato di mandare militari in Bosnia per tutelare gli accordi di pace del '95 dopo le minacce secessioniste della minoranza serba.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/non-solo-lucraina-lue-manda-truppe-in-bosnia-per-disinnescare-i-pro-putin.html">Non solo l’Ucraina: l’Ue manda truppe in Bosnia per disinnescare i pro Putin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/ilgiornale2_20231207191840215_e78789b90d46d2daf21f7ba33ce530f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Est Europa assume sempre più le sembianze di un polveriera sul punto di esplodere e non c’entra solo l’Ucraina. L’Unione europea ha recentemente annunciato il suo impegno a inviare <strong>nuove risorse militari in Bosnia Erzegovina</strong> nell’ambito della missione Althea, operazione lanciata più di vent’anni fa per contribuire al mantenimento della pace nella regione dopo la terribile guerra combattuta tra il&nbsp; 1992 e il 1995 e che ha portato alla dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Il motivo? Negli ultimi tempi a impensierire Bruxelles sono<strong> le spinte autonomiste e secessioniste delle regioni a maggioranza etnica serba</strong> e che sono sempre più tentate a trovare un nuovo tetto sotto cui accamparsi in quel di Belgrado dopo che il leader filoserbo (e filorusso), <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dodik-putin-bannon.html">Milorad Dodik</a></strong>, è stato condannato a un anno di carcere e a sei mesi di interdizione dai pubblici uffici per aver disatteso le ingiunzioni dell’Alto Rappresentante Onu volte all’osservanza delle leggi promulgate dalle istituzioni di Sarajevo.</p>



<p>Da Bruxelles non sono giunti molti dettagli riguardo al contributo da fornire al Governo bosniaco ma parrebbe che si tratti dell’invio di <strong>400 unità destinate a rimpinguare il contingente Eufor</strong> costituito da truppe di 20 Paesi membri della Comunità europea e non solo, come il Regno Unito e la Turchia. A dire la sua, però, è anche il Cremlino che ha ritenuto che la sentenza di condanna sia stata dettata da ragioni politiche,  in una zona dove l’equilibrio tra gruppi etnici è sempre stato piuttosto precario.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Milorad Dodik e la Repubblica</strong> <strong>Srpska</strong></h2>



<p>Milorad Dodik<strong> </strong>è<strong> </strong>dal 2022<strong> </strong>presidente della <strong>Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina</strong>, ovvero la <strong>Repubblica Srpska</strong>, una delle due entità che costituiscono l’odierna repubblica con capitale Sarajevo insieme alla Federazione di Bosnia ed Erzegovina. Dodik, come la maggior parte della popolazione del territorio su cui governa, è di etnia serba e dal suo insediamento i sentimenti revanscisti hanno cominciato a farsi&nbsp; sempre più largo anche nell’assemblea locale.&nbsp;</p>



<p>Dodik si è fatto promotore di provvedimenti legislativi volti a vietare l’applicazione delle sentenze emesse dalla Corte costituzionale di Sarajevo e a modificare la legislazione relativa alla pubblicazione delle leggi. In questa incrinatura delle relazioni interistituzionali si è infilato l’<strong>Alto Rappresentante Christian Schmidt</strong>, un funzionario internazionale deputato alla vigilanza sul rispetto degli accordi di Dayton siglati nel 1995 tra le ex repubbliche jugoslave, che ha ingiunto la revoca di tali atti. Dodik davanti alle richieste di Schmidt ha fatto spallucce e <strong>la giustizia bosniaca è intervenuta esprimendo un verdetto di condanna di primo grado</strong>, contro il quale Dodik potrà fare ricorso in appello. </p>



<p>Alla notizia dell’esito sfavorevole nei suoi confronti, il presidente della Repubblica Srpska ha parlato di processo politico la cui sentenza è stata ispirata “dall’odio razziale e nazionale” contro i serbi e, di tutta risposta, <strong>l’assemblea legislativa regionale ha approvato delle leggi in aperto contrasto con la Costituzione della Bosnia ed Erzegovina</strong>. Le misure adottate sanciscono il divieto di operatività delle principali istituzioni giudiziarie bosniache, tra cui la Corte e la Procura di Stato, nonché dell&#8217;Agenzia statale per l’Investigazione e la Protezione (SIPA), l’unico corpo di polizia con giurisdizione su tutto il territorio nazionale. Un&#8217;ulteriore disposizione impone ai funzionari pubblici della Repubblica Srpska impiegati nelle istituzioni bosniache di attenersi alle direttive delle autorità locali e in caso di inadempienza, è prevista persino la reclusione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La solidarietà di Mosca e non solo</strong></h2>



<p>Davanti alla promulgazione delle suddette leggi, il ministro degli Esteri di Sarajevo ha definito Dodik un “istigatore del colpo di Stato” auspicando un pronto intervento della Corte costituzionale che dichiari l’illegittimità del pacchetto legislativo. Di contro, il leader dei nazionalisti serbi ha ricevuto attestati di solidarietà dalla Russia dove il titolare della diplomazia <strong>Sergej Lavrov</strong> ha parlato di “palese presa in giro dello Stato di diritto” e, per giunta,<strong> il Cremlino  ha avanzato la richiesta di una sessione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’Onu</strong> per discutere dell’<em>affaire</em> Dodik. Dichiarazione di sostegno sono anche arrivate da altri due politici di primo piano dell’Est europeo, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/aleksandar-vucic-il-padre-della-nuova-serbia.html">Aleksandar Vučić</a> e Viktor Orban, che hanno rispettivamente parlato di “verdetto antidemocratico” e “caccia alle streghe e abuso del sistema giudiziario contro un leader eletto democraticamente”.</p>



<p>La situazione, dunque, si sta facendo sempre più&nbsp; incandescente nelle terre di confine tra Occidente e Oriente poiché pare che anche i Balcani possano essere origine di terremoti politici che rischiano di <strong>allargare ulteriormente la faglia tra la leadership europea e quella russa</strong>, già ai ferri corti sulla questione ucraina. Considerando le circostanze, scomodare una celebre espressione di Winston Churchill non sarebbe così lunare dato che le contingenze storiche attuali ci suggeriscono che proprio una “nuova cortina di ferro” stia prendendo forma in Europa.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Serbia e Kosovo, fibrillazioni diverse con un effetto unico: destabilizzare la regione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/serbia-e-kosovo-fibrillazioni-diverse-con-un-effetto-unico-destabilizzare-la-regione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 11:15:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="688" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-600x215.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-300x108.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-1024x367.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-768x275.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240412162017127_1771162cba31a792f388acfed1bca3aa-copia-e1739531818522-1536x550.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Proteste in Serbia ed elezioni dagli esiti poco chiari in Kosovo: così rischia di innescarsi una nuova intensa scintilla nei Balcani.</p>
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<p><a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-serbia-alla-slovacchia-cosa-ce-dietro-le-proteste.html">A Belgrado un Governo è caduto sotto i colpi delle proteste</a>, a Pristina un altro ha terminato il suo mandato e non è detto che venga riconfermato: lungo l&#8217;asse balcanico più rovente e caldo esiste al momento <strong>un filo comune caratterizzato dall&#8217;instabilità interna.</strong> Una circostanza che alimenta lo <strong>spettro di nuove tensioni tra le due parti</strong>, capaci di trasformare le rispettive instabilità interne in una nuova instabilità regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le elezioni in Kosovo</h2>



<p>Le fibrillazioni politiche in Serbia e in Kosovo hanno origini ben differenti: se sul versante di Belgrado si sta assistendo a importanti <strong>manifestazioni</strong> capaci di destabilizzare l&#8217;attuale quadro politico, con il primo ministro<strong> Milos Vucevic</strong> costretto alle dimissioni, a Pristina invece l&#8217;instabilità ha avuto origine paradossalmente dalla buona tenuta delle istituzioni democratiche. Il Parlamento kosovaro è infatti giunto alla scadenza naturale del suo mandato e gli elettori sono stati richiamati alle urne.</p>



<p>Il voto ha premiato il premier uscente, ossia l&#8217;ex attivista<strong> Albin Kurti</strong>. Con il suo <strong>Vetevendosje</strong>, nome del partito che in albanese significa &#8220;autodeterminazione&#8221;, l&#8217;attuale capo dell&#8217;esecutivo ha raccolto il 40%: &#8220;Una prestazione importante &#8211; dichiara a <em>InsideOver</em> l&#8217;analista e ricercatore <strong>Francesco Trupia</strong> &#8211; inferiore certo al 50% del 2021, ma occorre considerare molti fattori&#8221;. Tra questi, le <strong>difficoltà</strong> incontrate negli ultimi anni da Pristina e le <strong>pressioni internazionali</strong> esercitate da più parti sul governo. Ad ogni modo tuttavia, il numero di parlamentari raccolti da Vetevendosje non consente a Kurti di tornare ad avere la maggioranza assoluta. Saranno quindi necessarie alleanze, ma in campagna elettorale è stato lo stesso primo ministro ad escluderle. Da qui, il rebus: come si arriverà a un nuovo governo in tempi brevi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il timore di un&#8217;instabilità regionale</h2>



<p>I nodi al pettine lungo l&#8217;asse Belgrado &#8211; Pristina sono, nonostante l&#8217;oltre quarto di secolo passato dalla guerra del 1999, tutti da sciogliere. La Serbia non ha mai riconosciuto l&#8217;indipendenza del Kosovo, proclamata nel 2008, e ancora oggi esistono dispute territoriali e questioni mai risolte sul fronte della presenza della minoranza serba in territorio kosovaro. Se manca un Governo in entrambe le capitali e manca, come nel caso serbo, una certa serenità interna alla società e all&#8217;opinione pubblica, <strong>difficilmente si arriverà a breve a una risoluzione</strong>. Questo è il primo elemento per cui l&#8217;attuale situazione rischia di accendere <strong>nuovi focolai di tensione</strong>. In una fase del genere, dove tanto in Serbia quanto in Kosovo alcune parti politiche cercano legittimazione popolare, ogni scintilla potrebbe essere usata come pretesto per alimentare un incendio.</p>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento da tenere in considerazione e riguarda la natura delle proteste a Belgrado: &#8220;Chi sta protestando contro Vucic &#8211; fa notare Francesco Trupia &#8211; non sta chiedendo un accordo con Pristina e una normalizzazione dei rapporti con il Kosovo. Al contrario, spesso si notano manifestanti che espongono bandiere kosovare con vessilli serbi&#8221;. Dall&#8217;altro lato del confine, Kurti ha scalato i ranghi della politica locale anche grazie ai discorsi legati all&#8217;autodeterminazione kosovara e all&#8217;integrità territoriale. Difficile, in questo quadro, che tra le due parti possano riprendere a breve serie contrattazioni. <strong>E i Balcani poi aspettano anche di sapere cosa farà Donald Trump</strong>, non così convinto di rimanere a lungo nella missione internazionale presente in Kosovo. </p>
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		<title>Serbia divisa su Tito, scomodo padre della patria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/serbia-divisa-su-tito-scomodo-padre-della-patria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 13:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jugoslavia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1426" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929154845568_990398121f0ca04ec449b9b4d887ff80.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929154845568_990398121f0ca04ec449b9b4d887ff80.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929154845568_990398121f0ca04ec449b9b4d887ff80-600x446.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929154845568_990398121f0ca04ec449b9b4d887ff80-300x223.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929154845568_990398121f0ca04ec449b9b4d887ff80-1024x761.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929154845568_990398121f0ca04ec449b9b4d887ff80-768x570.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240929154845568_990398121f0ca04ec449b9b4d887ff80-1536x1141.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La morte è come una livella come ci ha insegnato il grande Totò &#8211; al secolo Antonio De Curtis &#8211; ma non sempre quanto fatto in vita si cancella. Se il riferimento è poi ai protagonisti della storia, come l’ex leader jugoslavo Josip Broz Tito, viene difficile pensare che l’arnese utilizzato dai muratori per livellare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/serbia-divisa-su-tito-scomodo-padre-della-patria.html">[...]</a></p>
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<p>La morte è come una livella come ci ha insegnato il grande <strong>Totò</strong> &#8211; al secolo Antonio De Curtis &#8211; ma non sempre quanto fatto in vita si cancella. Se il riferimento è poi ai protagonisti della storia, come l’ex leader jugoslavo <strong>Josip Broz Tito</strong>, viene difficile pensare che l’arnese utilizzato dai muratori per livellare le pareti possa anche essere impiegato metaforicamente per “parificare” ai comuni mortali chi si trascina il peso della memoria storica, densa di luci e ombre, una volta che si giunge nel regno dell’aldilà.&nbsp;</p>



<p>Il sindaco di Belgrado, <strong>Aleksandar Šapić</strong>, sembra proprio non concordare con il pensiero espresso dal celebre attore partenopeo nella poesia “‘A livella”, dal momento che ha recentemente proposto <strong>la rimozione della tomba del maresciallo Tito</strong> per trasferirla dalla <strong>Serbia</strong> alla Croazia.&nbsp; Šapić da tempo va sostenendo che la vita e il destino dell’uomo che, per quasi quattro decenni (1953-1980), ha retto le sorti della <strong>Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia</strong> non si incrocerebbero con la storia e l&#8217;orgoglio nazionale della Serbia perché nato nella cittadina di Kumrovec, oggi situata in Croazia. “Penso che spostare la tomba di Josip Broz sia una cosa molto importante per il popolo serbo e il futuro di questo Paese” ha asserito il sindaco durante una seduta del consiglio comunale tenutasi il 23 settembre. Perché Šapić tiene così tanto ad accendere i riflettori sull’eredità titina, o più precisamente sul luogo di sepoltura del maresciallo, addirittura in un’occasione dove l’assemblea era impegnata a discutere del bilancio della capitale?</p>



<p>Il primo cittadino di Belgrado, che vanta un passato da campione olimpico, è esponente del <strong>Partito Progressista Serbo</strong> &#8211; collocato nella volta di destra dell’arco politico &#8211;  e ne incarna l’ala più intransigente e determinata a recidere i legami con i retaggi del <strong>comunismo</strong> tanto da proporre l’abbattimento di tutti i monumenti celebrativi del marxismo-leninismo. Ma v’è di più. Oltre a voler riesumare i resti di Tito per trasferirli oltre confine, Šapić non nasconde il desiderio di trasformare il <strong>Museo della Jugoslavia</strong> &#8211; dove si trova anche il mausoleo dedicato all’autocrate slavo &#8211; in Museo della  Storia Serba per esaltare la storia della nazione ripulita dalle tracce del comunismo e di erigere un monumento commemorativo di<strong> Draža Mihailović, collaborazionista delle truppe dell’Asse</strong> durante la seconda guerra mondiale, poi giustiziato dai partigiani titini. </p>



<p>Di parere opposto, è il ministro dell’Interno <strong>Ivica Dačić</strong> che ha dichiarato che da rappresentante del governo non sosterrà mai la demolizione dei monumenti sorti in epoca comunista. La bocciatura più clamorosa dei desiderata di Šapić, però, giunge dal capo di Stato,<strong> </strong><strong>Aleksandar Vučić</strong>, che in un’intervista rilasciata a <em>Politico</em> ha dichiarato: &#8220;Non sono mai stato un grande fan dei comunisti e del regime comunista, ma Josip Broz fa parte della nostra storia, ha vissuto qui ed è stato sepolto qui, e rimarrà parte della storia serba e jugoslava&#8221;. Le parole di Vučić non vanno interpretate solo come uno scudo posta a difesa della memoria storica, ma meritano di essere esaminate secondo molteplici chiavi di lettura. Il presidente della Repubblica appartiene anch’egli al Partito Progressista Serbo e ha costruito intorno al suo governo una coalizione policromatica che coinvolge anche il <strong>Partito Socialista</strong> <strong>Serbo</strong> che ha sempre mantenuto una certa malleabilità nel giudizio sul maresciallo, ragione per cui chiede prudenza sulla questione sollevata da Šapić .&nbsp;</p>



<p>Dato ancora più interessante è che Vučić, pur non essendo mai stato un estimatore del leader jugoslavo, negli ultimi tempi ha voluto inserire il suo agire in politica estera nel solco tracciato da Josip Tito che ai tempi della Guerra fredda diede forma al <strong>Movimento dei Paesi Non Allineati</strong>, equidistanti&nbsp; dagli Usa e dall’Urss &nbsp;e facendo accordi con entrambi i blocchi che tra loro erano in perenne tensione. Non a caso, Vučić nel 2021 ha ospitato nella sua terra le celebrazioni per il sessantesimo anniversario del suddetto movimento, a cui aderiscono oggigiorno 120 Paesi, per rivendicare il ruolo della Serbia di pontiere tra Occidente e Oriente, motivo che spiega come per i serbi si possano attirare <strong>investimenti dal Vecchio Continente</strong> in imprese e infrastrutture e stringere legami commerciali sempre più solidi con i <strong>Brics</strong>, tanto da non imporre le sanzioni alla Russia per il conflitto in Ucraina.&nbsp;</p>



<p>Forse l’unica somiglianza tra Tito e Vučić è solo in campo geopolitico, ma evidentemente può bastare a spegnere la miccia accesa dal suo collega di partito Aleksander Šapić che, innegabilmente, ha avuto il merito di mostrare ancora una volta quanto risulti complessa la storia al cospetto dell’arte di giudicare, soprattutto se si auspica un esito universalmente condiviso. Non a caso, si suol dire: “Ai posteri l’ardua sentenza”.&nbsp;</p>
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