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		<title>&#8220;Non rinunceremo mai al Nagorno Karabakh&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 09:21:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="828" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1.jpg 828w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1-768x510.jpg 768w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p>
<p>Quando parla di Shusha, la sua città in Nagorno Karabakh, Bayram Safarov si commuove. È un uomo alto e robusto di poco più di sessant&#8217;anni e, sopratutto, è il sindaco &#8220;in esilio&#8221; di Susha (città occupata nel 1992 dall&#8217;Armenia) e leader della comunità azera del Nagorno Karabakh. La voce di Safarov si flette leggermente. I &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tutte-le-sfide-dellazerbaijan/non-rinunceremo-mai-al-nagorno-karabakh.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="828" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1.jpg 828w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/14445743_10209779636663891_899291443_n-1-768x510.jpg 768w" sizes="(max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p><p>Quando parla di Shusha, la sua città in <a style="color: #0000ff;" href="https://www.google.it/maps?q=nagorno+karabakh&amp;ion=1&amp;espv=2&amp;bav=on.2,or.&amp;bvm=bv.134495766,d.bGg&amp;biw=1920&amp;bih=886&amp;dpr=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwj_itSI07bPAhXMaRQKHXM1DBEQ_AUIBigB" target="_blank" rel="noopener">Nagorno Karabakh</a>, Bayram Safarov si commuove. È un uomo alto e robusto di poco più di sessant&#8217;anni e, sopratutto, è il sindaco &#8220;in esilio&#8221; di Susha (città occupata nel 1992 dall&#8217;Armenia) e leader della comunità azera del Nagorno Karabakh. La voce di Safarov si flette leggermente. I suoi occhi, invece, continuano a guardarti. Fissi. Cerca di capire se riesci ad immedesimarti nel suo dramma. Nella sua sofferenza che dura da più di vent&#8217;anni.</p>
<p>Safarov ha dovuto abbandonare Shusha nel 1992 dopo l&#8217;avanzata militare armena. &#8220;Sono scappato portando con me solamente i vestiti che avevo addosso&#8221;, ci racconta. &#8220;La cosa più importante allora era salvare la pelle&#8221;. E così deve esser stato perché ora Shusha conta solamente 4mila abitanti, diecimila in meno rispetto a quando è iniziata la guerra. C&#8217;è chi è scappato e chi, invece, è finito sotto il tiro dei cecchini o sotto i colpi d&#8217;artiglieria.La guerra in Nagorno Karabakh procede da oltre vent&#8217;anni e il conto dei morti è destinato a salire. Yerevan e Baku si scagliano accuse l&#8217;una con l&#8217;altra. L&#8217;Azerbaijan, ci spiega Safarov, ha però dalla sua quattro risoluzioni dell&#8217;Onu che stabiliscono il &#8220;ritiro delle forze di occupazione dalle aree occupate appartenenti alla Repubblica dell&#8217;Azerbaigian&#8221;. Una partita che dovrebbe essere chiusa, quindi. Ma così non è.<strong>  </strong></p>
<p>La via che l&#8217;Azerbaijan sta cercando di seguire è quella della pace e della diplomazia. Ma non sono escluse altre strade, come ci dice Safarov: &#8220;Siamo pronti a combattere per la nostra terra. Anche io, che ho più di sessant&#8217;anni, sono pronto ad andare in prima linea. Davanti a tutti. Ci sono anche giovani di 13 e 14 anni che sono pronti a combattere per il loro Paese&#8221;. L&#8217;attaccamento a Susha e al Nagorno Karabakh, che Safarov continua ostinatamente a chiamare &#8220;terra dei padri&#8221;, è fortissimo. Le accuse che muove all&#8217;Armenia sono molte e pesantissime: quella di usare i cecchini per sparare contro i civili azeri è la più tremenda.</p>
<p>La questione del Nagorno Karabakh, per l&#8217;Azerbaijan, non ha nulla a che fare con l&#8217;etnia, ci spiega Safarov. &#8220;Ho molti amici armeni, partecipo alle loro feste e ai loro matrimoni. Anche qui a Baku ci sono oltre 40mila armeni che vivono pacificamente con noi. Come mai? Perché qui non succede quello che succede in Nagorno Karabakh? Perché noi vogliamo la pace e conviviamo pacificamente con tutte le comunità che vivono nel nostro Paese. Quante etnie ci sono in Armenia? Una, quella armena. Yerevan non conosce il multiculturalismo&#8221;.</p>
<p>Qui, nel suo ufficio situato a pochi passi dall&#8217;Heydar Alyiev Center, Safarov è un esule in patria. Dal 1992 non ha più potuto tornare a Shusha, nonostante ci tenga con tutto il cuore. Lì, infatti, sono sepolti i corpi dei suoi genitori. &#8220;I miei figli non hanno mai potuto vedere la tomba dei loro nonni&#8221;. Safarov non può più portare loro nemmeno un fiore. E nemmeno i suoi nipoti, forse, potranno farlo.</p>
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		<title>Azerbaijan, la sfida del multiculturalismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/tutte-le-sfide-dellazerbaijan/azerbaijan-la-sfida-del-multiculturalismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2016 17:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baku]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="654" height="327" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/image-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/image-1.jpeg 654w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/image-1-300x150.jpeg 300w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></p>
<p>Baku (Azerbaijan). Le luci di Baku si rincorrono nella notte. Dall&#8217;aeroporto alla città ci sono circa 30 minuti di strada da percorre. Man mano che ci si avvicina, gli edifici prendono le forme più disparate. Molto spesso gli architetti hanno giocato con le curve, come nel caso delle Flame Towers, che sono ormai diventate il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/tutte-le-sfide-dellazerbaijan/azerbaijan-la-sfida-del-multiculturalismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="654" height="327" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/image-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/image-1.jpeg 654w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/image-1-300x150.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 654px) 100vw, 654px" /></p><p><strong>Baku (Azerbaijan).</strong> Le luci di Baku si rincorrono nella notte. Dall&#8217;aeroporto alla città ci sono circa 30 minuti di strada da percorre. Man mano che ci si avvicina, gli edifici prendono le forme più disparate. Molto spesso gli architetti hanno giocato con le curve, come nel caso delle Flame Towers, che sono ormai diventate il simbolo di questa città che si affaccia sulla sponda occidentale del Mar Caspio. Nonostante sia ormai notte, Baku sembra ancora sveglia assieme alle mille luci che si affacciano sull&#8217;acqua. Sono molte le gru accanto agli edifici in costruzione. È una città tutta proiettata sul futuro. Una &#8220;città che sale&#8221;, verrebbe da dire. Un ponte tra l&#8217;Europa e l&#8217;Asia.</p>
<p>L&#8217;Azerbaijan si trova nel cuore del Caucaso e confina sia con la Russia che con l&#8217;Iran. Una posizione geografica certamente non facile, alla quale si aggiungono le continue tensioni con l&#8217;Armenia. Ed è questa posizione geografica &#8211; crocevia di storie, religioni e culture &#8211; che ha fatto sì che il governo azerbagiano organizzasse il &#8220;Baku international humanitarian forum&#8221;. Quale sarà il futuro dell&#8217;Azerbaijan in un momento storico così difficile? Come contrastare il fenomeno di Daesh e del terrorismo islamico? Come avviare un processo di collaborazione tra Stati con fedi e culture diverse? La risposta è semplice (almeno all&#8217;apparenza): con il rispetto delle tradizioni e delle religioni altrui. Tutte le religioni, nessuna esclusa. Per questo motivo non è strano vedere nei corridoi dell&#8217;Heydar Alyiev Center, la modernissima location che ospita il forum, un pope ortodosso che si confronta con un monaco buddhista o una guida religiosa sciita che parla con un rabbino. Perché &#8220;il terrorismo non ha nulla a che fare con la religione&#8221;, come ha spiegato durante Hassen Chalghoumi, presidente della conferenza degli imam di Francia. Un&#8217;opinione che in passato è stata espressa anche da papa Francesco.</p>
<p>Il presidente azerbagiano Ilham Aliyev, durante l&#8217;apertura dei lavori, ha affermato che &#8220;il multiculturalismo è un&#8217;espressione nuova, una nuova nozione. Ma questa realtà è sempre esistita nel nostro Paese. L&#8217;Azerbaijan in tutte le fasi della sua storia è stato la terra della pace, della cooperazione e della comprensione mutua. E noi incarniamo queste tradizioni. Organizzando questo tipo di eventi diamo il nostro contributo allo sviluppo del multiculturalismo&#8221;. Per questi motivi il 2016 è stato dichiarato l&#8217;anno del multiculturalismo in Azerbaijan.L&#8217;essere un Paese multi religioso e multi confessionale non è una novità per l&#8217;Azerbaijan. Lo è sempre stato. Da secoli sono infatti presenti due comunità ebraiche, una cristiana ortodossa e pure una cattolica. Senza contare che qui musulmani sciiti e sunniti convivono pacificamente. Perché, come ha detto il presidente russo Vladimir Putin nel suo messaggio per l&#8217;apertura dei lavori, &#8220;non c&#8217;è nulla di più importante della pace e dell&#8217;amicizia&#8221;.</p>
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