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	<title>Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 30 May 2025 10:29:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gaza: la rivolta silenziosa contro Hamas che potrebbe riscrivere il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 10:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Hamas-Israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la repressione del dissenso da parte delle autorità di Hamas. Amnesty International lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la <strong>repressione del dissenso</strong> da parte delle autorità di <strong>Hamas</strong>. <a href="https://www.amnesty.it/gaza-hamas-reprime-chi-protesta/"><strong>Amnesty International</strong> lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri</a>: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla protesta stanno subendo una campagna sistematica di intimidazione, interrogatori forzati e pestaggi da parte delle forze di sicurezza locali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7493605.1743018166!/fileImage/httpImage/image.JPG_gen/derivatives/16x9_1180/israel-palestinians-gaza-protests.JPG?im=Resize%3D780" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Marzo 2025: scoppiano le proteste a Gaza</h2>



<p>Le <strong>proteste scoppiate a Gaza il 25 marzo contro Hamas</strong> rappresentano un nuovo e potente segnale di dissenso popolare. Con slogan come “<em>Vogliamo mangiare</em>” e “<em>Hamas out</em>”, centinaia, talvolta migliaia, di palestinesi hanno manifestato in diverse città della Striscia, da <strong>Beit Lahia</strong> a <strong>Khan Younis</strong>, denunciando non solo le devastazioni della guerra con Israele, ma anche l’inefficacia e l’autoritarismo della leadership di Hamas. Tra gli edifici distrutti e le linee elettriche interrotte nel distretto di Shuja&#8217;iyya nella Striscia di Gaza, decine di palestinesi gridavano: &#8220;<em>Fuori, Hamas, vogliamo vivere in libertà</em>&#8221; oppure &#8220;<em>Oggi non ci importa, possono spararci e chiamarci spie, l&#8217;importante è che Hamas ci lasci in pace</em>&#8220;.<br>Un elemento non di certo nuovo, ma che soprattutto oggi contrasta l’equazione che vuole i gazawi tutti conniventi con i miliziani islamisti. <strong>La contestazione a Hamas non è un fenomeno nuovo</strong>. Dal 2010, i cittadini palestinesi hanno espresso in più occasioni frustrazione verso la deriva autoritaria del movimento. Proteste come quelle del 2017 (“<em>We want electricity</em>”) o del 2019 (“<em>We want to live</em>”) avevano già mostrato il malessere della popolazione, aggravato da crisi economiche, blackout e accuse di corruzione ai vertici di Hamas. L’<strong>accordo di riconciliazione del 2017</strong>, che prevedeva il trasferimento di alcune responsabilità amministrative all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), non ha avuto effetti duraturi: Hamas ha continuato a gestire con pugno di ferro la Striscia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il report di Amnesty International</h2>



<p>Che questo dissenso sia sincero è potente è provato tragicamente dal fatto che cartelli, slogan e canti di dissenso sono stati accolti da una reazione violenta: <strong>incursioni</strong>,<strong> arresti</strong>, <strong>minacce di morte </strong>e <strong>torture</strong>.<br>Testimonianze raccolte da Amnesty delineano un clima di terrore: 12 manifestanti intervistati, inclusi due donne e diversi familiari di attivisti, hanno raccontato episodi di violenza fisica, convocazioni extragiudiziali e pressioni psicologiche. In molti casi, le minacce si sono estese anche ai parenti. Alcuni media locali, in linea con il governo, hanno etichettato i <strong>manifestanti come spie al soldo di Israele</strong>. Questo clima ha alimentato una paura crescente: la popolazione teme tanto la violenza israeliana quanto la repressione interna, e resta divisa tra il desiderio di un cessate-il-fuoco e quello, ancora incerto, di un cambiamento politico profondo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7494009.1743013065!/cpImage/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/4x3_1180/israel-palestinians.jpg?im=Resize%3D1180" alt=""/></figure>
</div>


<p>Uno dei manifestanti, sopravvissuto a un attacco israeliano che ha ucciso cinque membri della sua famiglia, ha raccontato con voce ferma: “<em>Protestiamo perché vogliamo una vita dignitosa. Ci hanno chiamato traditori solo per aver chiesto pane e pace. Ma continueremo</em>”. Il 16 aprile, questo cittadino è stato interrogato e picchiato da decine di uomini armati in abiti civili in un centro di detenzione improvvisato. La sua colpa? Esporre pubblicamente il fallimento della leadership di Hamas nel proteggere la popolazione civile. Molti manifestanti, anche adolescenti e donne, sono stati etichettati come “<strong>collaborazionisti del Mossad</strong>” o <strong>agenti dell’intelligence dell’Autorità Palestinese</strong>. Le accuse, spesso infondate e strumentali, servono a giustificare una repressione politica che Amnesty definisce “<em>una violazione flagrante della libertà di espressione e dei diritti umani fondamentali</em>”. Un giovane attivista di Beit Lahia, arrestato e picchiato dopo il rifiuto di comparire a interrogatorio, ha dichiarato: “<em>Non si tratta più di Hamas o Fatah. Si tratta di sopravvivere. E noi vogliamo vivere</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il complesso rapporto dei gazawi con Hamas</h2>



<p>A raccontare questa verità nella verità, anche i numeri. Secondo un sondaggio dell’Arab Barometer, realizzato in collaborazione con il Palestinian Center for Policy and Survey Research poco prima del 7 ottobre 2023, <strong>il 67% dei gazawi aveva poca o nessuna fiducia in Hamas</strong>, mentre il 72% lo considerava un governo corrotto. Solo il 24% avrebbe votato per il suo leader, <strong>Ismail Haniyeh</strong>. <strong>L’intervento militare israeliano ha temporaneamente rilanciato il consenso per Hamas</strong>: un sondaggio di maggio 2024 indicava che il 64% della popolazione approvava la gestione della guerra da parte del gruppo, e il 38% avrebbe votato per esso, contro il 24% per Fatah. </p>



<p>Tuttavia, con l’intensificarsi della devastazione, anche <strong>questo fragile supporto ha cominciato a sgretolarsi</strong>. Molti palestinesi ora accusano Hamas di anteporre la propria ideologia alla sopravvivenza della popolazione, sacrificandola sull’altare della lotta armata. Per la prima volta dal 7 ottobre, si sentono slogan che invocano un cambio di regime: “<em>Avete governato abbastanza. Lasciate spazio ad altri</em>”. <br><strong>Anche le donne hanno deciso di prendere parola</strong>. Una manifestante ha riferito che, dopo le minacce rivolte agli uomini, è stata organizzata una piccola protesta femminile: “<em>Era un messaggio chiaro: vogliamo proteggere i nostri figli. E dire basta</em>”. La disperazione si mescola alla rabbia. Una donna sfollata da Beit Lahia si è scagliata contro le dichiarazioni ciniche di Sami Abu Zuhri, noto esponente di Hamas, che aveva dichiarato: “Ricostruiremo le case e riprodurremo i martiri dieci volte”.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.arabbarometer.org/wp-content/uploads/Robbinschart1.png-1230x873.webp" alt=""/></figure>
</div>


<p>Dal 2007, quando Hamas ha assunto il controllo della Striscia di Gaza, ha creato un proprio apparato di sicurezza con metodi brutali. Le <strong>proteste del 2019 </strong>furono già un banco di prova per la tolleranza del dissenso: arresti arbitrari, torture e repressione sistematica furono ampiamente documentati. Anche oggi, nel mezzo di una guerra devastante, Hamas continua a dare priorità al controllo interno, usando la paura come strumento di governo.<br>Un aspetto che emerge con forza è l’<strong>assenza di vie legali a esperire per i detenuti</strong>: interrogatori privi di qualsiasi base giuridica, pestaggi come routine punitiva, e l’uso sistematico della calunnia come arma politica. La repressione interna si inserisce in uno scenario apocalittico. Dal 2 marzo, Israele ha sigillato quasi completamente i confini, impedendo l’accesso agli aiuti vitali. Dopo 77 giorni, un parziale allentamento della chiusura non ha risolto la crisi. Milioni di persone sono intrappolate, senza acqua, cibo, cure mediche o sicurezza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro delle proteste</h2>



<p><strong>Il messaggio dei manifestanti è chiaro: non chiedono potere né vendetta, ma dignità e futuro</strong>. Le proteste che attraversano oggi Gaza potrebbero rappresentare uno snodo cruciale nella storia recente della Striscia: per la prima volta in anni, una parte significativa della popolazione osa sfidare apertamente l&#8217;autorità di Hamas, chiedendo non solo la fine della guerra, ma un cambiamento radicale della governance. Eppure, il futuro di questa mobilitazione resta appeso a un filo.</p>



<p>Almeno <strong>due ostacoli principali offuscano ogni orizzonte di transizione</strong>: da un lato, Israele continua a perseguire una <strong>strategia militare brutale</strong>, che ha già causato la morte di decine di migliaia di civili e che sembra ignorare deliberatamente la possibilità di distinguere tra Hamas e la popolazione palestinese. Bombardamenti indiscriminati, assedi prolungati e la distruzione sistematica delle infrastrutture civili hanno l’effetto paradossale di rafforzare le frange più radicali, rendendo più difficile per la popolazione immaginare alternative politiche reali.<br>Dall’altro lato, l’<strong>assenza di una leadership palestinese credibile</strong> e legittimata mina ogni possibile scenario post-Hamas. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che teoricamente dovrebbe rappresentare l’alternativa istituzionale a Hamas, si trova oggi in una crisi profonda di legittimità e credibilità. Guidata da <strong>Mahmoud Abbas</strong>, ormai percepito da molti palestinesi come un leader distante e inamovibile (lo stesso che nel 2023 affermò che Adolf Hitler ordinò l&#8217;uccisione degli ebrei europei non a causa dell&#8217;antisemitismo, ma per il loro &#8220;ruolo sociale&#8221; come prestatori di denaro), è vista come inefficace, corrotta e sostanzialmente impotente di fronte alle dinamiche del conflitto. Non solo non esercita alcun controllo su Gaza, ma è del tutto <strong>assente dalla vita quotidiana dei suoi abitanti</strong>, incapace di offrire protezione, servizi o una visione politica convincente. La sua esistenza è spesso ridotta a una struttura amministrativa sotto tutela internazionale, più preoccupata di mantenere rapporti diplomatici che di rispondere ai bisogni del suo stesso popolo.</p>



<p>In questo contesto, la prospettiva di un governo post-Hamas affidato all’ANP appare tutt’altro che rassicurante per molti gazawi, che la considerano parte del problema, non della soluzione. Senza una rigenerazione politica e morale profonda, l’ANP difficilmente potrà colmare il vuoto che un eventuale crollo di Hamas lascerebbe dietro di sé. Per questo, le proteste rischiano di restare una scintilla senza combustibile, un grido che si spegne nel vuoto se non si avrà l’astuzia di &#8220;aiutare Hamas a fallire&#8221;.</p>



<p></p>



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		<title>Jenin sotto assedio tra bombardamenti israeliani e lotte interne</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/jenin-sotto-assedio-tra-bombardamenti-israeliani-e-lotte-interne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 19:59:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1264" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jenin sotto assedio" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-1536x1011.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sera del 14 gennaio, il campo profughi di Jenin è stato scosso da un attacco aereo israeliano che ha ucciso sei palestinesi e ferito molti altri nei pressi della rotonda di Al-Awda. Tra le vittime, Mahmoud Ashraf Mustafa Gharbiyeh, appena quindicenne, un&#8217;icona del dolore, di un futuro schiacciato sotto le bombe. Insieme a lui, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/jenin-sotto-assedio-tra-bombardamenti-israeliani-e-lotte-interne.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1264" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Jenin sotto assedio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250116160413631_6ae1fed741c371bdfc03f6a94e8cc632-1536x1011.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sera del 14 gennaio, il <a href="https://it.insideover.com/politica/la-repressione-di-jenin-mostra-quanto-lanp-e-distante-dalla-vera-palestina.html">campo profughi di Jenin </a>è stato scosso da <strong>un attacco aereo israeliano che ha ucciso sei palestinesi</strong> e ferito molti altri nei pressi della rotonda di Al-Awda. <strong>Tra le vittime, Mahmoud Ashraf Mustafa Gharbiyeh, appena quindicenne</strong>, un&#8217;icona del dolore, di un futuro schiacciato sotto le bombe. Insieme a lui, Mo&#8217;men Ibrahim Abu al-Hayja, Amir Ibrahim Mahmoud Abu al-Hayja, Hussam Hassan Qanouh, Ibrahim Mustafa Qaneiry e Bahaa Ibrahim Abu al-Hayja, uomini le cui vite, con le loro speranze e i loro sogni, sono state distrutte dalla violenza.</p>



<p>Il giorno seguente, mercoledì pomeriggio, <strong>le forze di occupazione israeliane hanno demolito diversi negozi commerciali </strong>situati nei pressi del villaggio di Anza, sulla strada che collega Nablus alla stessa Jenin. <strong>Un bulldozer ha completamente raso al suolo tre negozi </strong>nel vicino villaggio di Wadi Daouk. Durante l&#8217;operazione, le forze israeliane hanno chiuso la strada in entrambe le direzioni, bloccando il traffico e isolando le comunità locali. Testimoni oculari riferiscono di una vasta operazione militare, condotta senza preavviso e con l&#8217;uso di mezzi pesanti.</p>



<p>La distruzione dei negozi rappresenta un duro colpo per gli abitanti dei villaggi, già duramente provati dall&#8217;occupazione israeliana. Le attività commerciali distrutte erano l&#8217;unica fonte di reddito per molte famiglie, e la loro perdita le costringerà a una situazione di precarietà economica.</p>



<p>Ma nella stessa sera, l&#8217;orrore si è ripetuto.<strong> Le forze di occupazione israeliane hanno colpito nuovamente con un attacco aereo sul campo profughi di Jenin, uccidendo altri sei palestinesi</strong> e ferendone pesantemente altri due.</p>



<p>L&#8217;attacco aereo, concentrato su un&#8217;area residenziale nei pressi della moschea di Al-Ansar nel quartiere di Damaj, ha causato ingenti danni alle abitazioni e ha gettato nel panico la popolazione civile. Le vittime, tutte giovani uomini, sono state identificate dalle autorità palestinesi come Mohammad Younis Ararawi, 33 anni, Ahmad Yaseen Ararawi, 37, Mahmoud Ahmad Fayyad, 22, Osama Abdul-Kareem Abu Droubi, 26, Mustafa Mohammad Fayyad, 26, e Awad Subhi Abu Zaid, 27, come dichiarato dal Ministero.</p>



<p>Il Ministero della Salute palestinese ha confermato il tragico bilancio e ha disposto il trasferimento dei corpi all&#8217;ospedale governativo di Jenin. La Mezzaluna Rossa palestinese, impegnata nelle operazioni di soccorso, ha riferito di aver recuperato diverse vittime e di aver prestato assistenza ai feriti.</p>



<p>L&#8217;attacco con i droni sul campo profughi di Jenin si inserisce nell&#8217;ambito di una campagna militare israeliana volta a consolidare il controllo sul territorio occupato. <strong>Dal 7 ottobre 2023, quasi 800 palestinesi sono stati uccisi</strong>, mentre migliaia di altri sono stati arrestati in una campagna repressiva che non accenna a rallentare. Il ministero della Difesa israeliano ha dichiarato l&#8217;intenzione di proseguire questa strategia in tutta la Cisgiordania, una forma di violenza costante che molti osservatori considerano una &#8220;guerra silenziosa&#8221;.<strong> A differenza del clamore mediatico generato dagli attacchi sulla Striscia di Gaza, infatti, questa guerra sembra consumarsi nell&#8217;indifferenza</strong>, pur infliggendo ferite altrettanto profonde.</p>



<p>Questi attacchi aerei con droni, sono stati condotti in concomitanza di una vasta <a href="https://it.insideover.com/politica/la-repressione-di-jenin-mostra-quanto-lanp-e-distante-dalla-vera-palestina.html">operazione </a>militare avviata dalle forze di sicurezza dell&#8217;ANP a Jenin con l&#8217;obiettivo di neutralizzare elementi della resistenza palestinese. Per questo motivo, Anwar Rajab, portavoce delle forze di sicurezza dell&#8217;ANP, ha dichiarato che gli attacchi israeliani hanno lo scopo di &#8216;ostacolare gli sforzi&#8217; delle autorità per garantire sicurezza e stabilità a Jenin. Un&#8217;affermazione che suona quantomeno ironica alla luce delle immagini che circolano sui social media, dove si vedono i <strong>profughi palestinesi costretti ad eseguire l&#8217;abluzione con la polvere a causa dell&#8217;assedio imposto dalle stesse forze di sicurezza</strong>. La &#8216;sicurezza e stabilità&#8217; garantita dall&#8217;ANP sembra dunque consistere nel negare all&#8217;intera comunità l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile, un bene primario e un requisito fondamentale per praticare la propria fede.</p>



<p>Nel frattempo, martedì mattina,<strong> il Battaglione Jenin della Jihad Islamica Palestinese ha annunciato di aver aderito a un’iniziativa locale dell’ANP mirata a porre fine alle divisioni interne</strong> tra palestinesi e fermare lo spargimento di sangue nel territorio occupato. Sebbene i dettagli dell’accordo non siano stati resi noti, il gruppo ha ribadito fermamente il &#8220;legittimo diritto di resistere all&#8217;occupazione criminale&#8221;.</p>



<p>Nei giorni precedenti, parallelamente alla sua offensiva contro i combattenti di Jenin, che definisce &#8220;fuorilegge&#8221;, l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese ha intensificato la sua campagna di repressione prendendo di mira anche i media. La<a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/1/6/palestinian-authority-shuts-down-several-al-jazeera-websites"> sospensione di Al Jazeera</a> in Cisgiordania rappresenta un chiaro tentativo di soffocare il dissenso e di limitare la libertà di informazione. A peggiorare ulteriormente la situazione, secondo quanto riportato da Lawyers for Justice,<strong> il giornalista Jarrah Khalaf è stato sottoposto a tortura nelle carceri dell&#8217;ANP</strong> a causa del suo reportage sulla repressione in corso proprio nel campo profughi di Jenin.</p>



<p>Jenin, oasi di resistenza in un deserto di conflitto, è oggi lo specchio fedele delle contraddizioni palestinesi. La polvere, che nel suo campo profughi sostituisce l&#8217;acqua per la preghiera – un gesto tanto semplice quanto straziante – incarna la precarietà dell&#8217;esistenza e la tenacia di un popolo che, pur nel fango della guerra, non rinuncia alla propria dignità e alla propria fede. Jenin è un microcosmo dove la storia si ripete, in un ciclo di violenza e oppressione che sembra inarrestabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/jenin-sotto-assedio-tra-bombardamenti-israeliani-e-lotte-interne.html">Jenin sotto assedio tra bombardamenti israeliani e lotte interne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Giornalismo sotto attacco in Palestina: l&#8217;Anp censura Al-Jazeera</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/giornalismo-sotto-attacco-in-palestina-lanp-censura-al-jazeera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 11:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Al-Jazeera]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250102122853704_ed8a871c30637474bd4b66e008a341fb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250102122853704_ed8a871c30637474bd4b66e008a341fb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250102122853704_ed8a871c30637474bd4b66e008a341fb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250102122853704_ed8a871c30637474bd4b66e008a341fb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250102122853704_ed8a871c30637474bd4b66e008a341fb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250102122853704_ed8a871c30637474bd4b66e008a341fb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250102122853704_ed8a871c30637474bd4b66e008a341fb-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Apprendere questa notizia è stato come trovarsi d’improvviso davanti a un dipinto che ribalta ogni logica prospettiva, hai bisogno di tempo per capire se è uno scherzo della mente o una crudele verità. Non perché fosse incredibile – ormai nulla dovrebbe sorprendermi quando si parla dell’Autorità Nazionale Palestinese – ma per l’inquietante conferma di quanto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/giornalismo-sotto-attacco-in-palestina-lanp-censura-al-jazeera.html">[...]</a></p>
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<p>Apprendere questa notizia è stato come trovarsi d’improvviso davanti a un dipinto che ribalta ogni logica prospettiva, hai bisogno di tempo per capire se è uno scherzo della mente o una crudele verità. Non perché fosse incredibile – ormai nulla dovrebbe sorprendermi quando si parla dell’Autorità Nazionale Palestinese – ma per l’inquietante conferma di quanto il potere possa distorcere il proprio mandato. Il 1° gennaio, l’ANP ha annunciato la <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-blocca-i-reporter-di-al-jazeera-il-mondo-non-deve-sapere.html">sospensione delle operazioni di Al-Jazeera </a></strong>nella <strong>Cisgiordania occupata, </strong>citando presunte violazioni delle leggi palestinesi. Ho dovuto verificare più volte che fosse tutto vero. Non perché dubitassi delle fonti, ma per la difficoltà a credere che chi dovrebbe<a href="https://it.insideover.com/politica/la-repressione-di-jenin-mostra-quanto-lanp-e-distante-dalla-vera-palestina.html"> rappresentare un popolo oppresso </a>potesse agire in modo così sfacciato contro uno dei pochi strumenti rimasti per raccontarne la realtà. </p>



<p>L’accusa ufficiale, <a href="https://english.wafa.ps/Pages/Details/153060?__cf_chl_rt_tk=pk26_PWNGUM4pH78.Dg6B_ppl5Vafo2NZwCgS7ypYDw-1735816582-1.0.1.1-D1wcm.zJYtHDnrLApd.gPid6D1W3poha8t7TkyzPDyY">diffusa </a>dall’agenzia di stampa palestinese WAFA, è che Al-Jazeera abbia diffuso resoconti &#8220;fuorvianti e incendiari&#8221;. Ma la verità è che la rete televisiva ha avuto il coraggio di raccontare ciò che accade a<strong> Jenin, dove l’ANP ha lanciato uno degli assedi più duri </strong>della sua storia recente. Era il 14 dicembre quando le forze dell’ANP <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-battaglia-di-jenin-mostra-la-fragilita-della-palestina.html">hanno dichiarato guerra alla Brigata Jenin, accusandola di essere un gruppo di &#8220;fuorilegge&#8221;. </a></p>



<p>La retorica bellica, una macchia d&#8217;olio in espansione, si è trasformata rapidamente in realtà, contagiando  anche le anime più pure. Nove vittime, tra cui bambini che avevano appena iniziato a sognare. Tra loro, poi, <strong>Shatha Sabbagh, una giovane giornalista, uccisa da un cecchino dell’ANP. </strong>Stava uscendo di casa, quando il proiettile l’ha raggiunta alla testa. Nel suo ultimo post su Instagram, Sabbagh raccontava del clima oppressivo nel campo: striscioni strappati, volti che rappresentano la resistenza palestinese rimossi come polvere dai muri, e agenti dell’ANP che intimavano ai giornalisti di smettere di filmare. Con lei, <strong>l’occupazione israeliana, il vento gelido, e la complicità palestinese, </strong>la siccità, hanno fatto seccare le radici della libertà. L’ANP, con la sua sete di potere, ha trasformato la speranza in disperazione, dimostrando che la guerra è l’unica soluzione che conosce per rivendicare subdolamente il tutto come una missione per ristabilire l’ordine.</p>



<p>Al-Jazeera ha descritto la chiusura dei suoi uffici da parte dell’ANP come un gesto che rispecchia le politiche dell’occupazione israeliana. Difficile non cogliere la crudele simmetria: l’ANP, stringendo la mano all’occupante, si rivela per quello che è, un’ombra vicina e manipolata da mani che stringono catene.  Lo scorso maggio,<strong> il governo israeliano ha ratificato la chiusura di Al-Jazeera</strong> nei propri territori, accusando l’emittente di &#8220;danneggiare la sicurezza&#8221; del Paese e di essere un &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-netanyahu-ha-finanziato-hamas-per-affondare-i-due-stati.html">portavoce di Hamas</a></strong>&#8220;. Ora, l’ANP segue lo stesso copione, sostenendo che la rete fomenti conflitti e manipoli l’opinione pubblica. </p>



<p>Tra i mille volti dell’omertà, ce n’è anche uno che indossa una kefiah e, con questo gesto, l’ANP ha dimostrato di aver interiorizzato la logica dell&#8217;oppressore. La censura, strumento tipico dei regimi autoritari, è ora utilizzata anche da chi dovrebbe rappresentare gli interessi del popolo palestinese. La Palestina è un palcoscenico su cui si consumano le peggiori atrocità, e <strong>Al-Jazeera ne è il testimone </strong>più scomodo.  La verità parla di campi profughi trasformati in prigioni a cielo aperto, di giornalisti uccisi mentre cercano di documentare l’orrore, di una resistenza che non si ferma, nonostante tutto. L&#8217;ANP, invece di proteggere i suoi cittadini, ha scelto di proteggere l&#8217;immagine di un&#8217;occupazione che non tollera sguardi indiscreti. Questa è la<strong> vera faccia della repressione, </strong>non solo la violenza fisica, ma la violenza psicologica esercitata attraverso la censura, il controllo dell&#8217;informazione, la manipolazione della realtà. </p>



<p>La parte più inquietante in questa storia è quindi la constatazione che l’ANP non si limiti a tradire il proprio popolo, ma si allinei con chi quel popolo lo vuole annientare. La chiusura di Al-Jazeera in Cisgiordania è un messaggio inequivocabile che chi osa parlare deve essere ridotto al silenzio. E chi tace, in una realtà come questa, è complice. È un gioco al massacro, dove la verità diventa l’unica vittima certa. Eppure, anche se le voci vengono messe a tacere, la realtà resta lì, incisa nella carne e nei cuori di chi la vive ogni giorno.</p>



<p><strong>Chi ha paura della verità? Forse chi sa di essere complice</strong>. Forse chi, davanti a un microfono o una telecamera, teme che la narrazione possa svelare l’inconfessabile. Il punto cruciale è che Al-Jazeera non è solo una voce, ma uno specchio. E in quello specchio, l’ANP ha paura di guardarsi.</p>
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		<title>Adesso Abu Mazen prova a lanciare le sue operazioni militari</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/adesso-abu-mazen-prova-a-lanciare-le-sue-operazioni-militari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 15:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando un&#8217;autorità fatica a farsi riconoscere come tale, spesso ricorre a un&#8217;operazione militare. Quest&#8217;ultima è un mezzo usato più volte per far percepire la presenza di una determinata forza in un determinato territorio. Una legge non scritta che vale anche per l&#8217;Anp, l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese. Fondata con gli accordi di Oslo del 1993 per rappresentare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-abu-mazen-prova-a-lanciare-le-sue-operazioni-militari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240913105239762_b92435196cb07504e102963e4fec9d46-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando un&#8217;autorità fatica a farsi riconoscere come tale, spesso ricorre a un&#8217;operazione militare. Quest&#8217;ultima è un mezzo usato più volte per far percepire la <strong>presenza di una determinata forza in un determinato territorio</strong>. Una legge non scritta che vale anche<a href="https://it.insideover.com/politica/la-repressione-di-jenin-mostra-quanto-lanp-e-distante-dalla-vera-palestina.html"> per l&#8217;<strong>Anp</strong>, l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese.</a></p>



<p>Fondata con gli accordi di Oslo del 1993 per rappresentare il primo embrione di un futuro Stato palestinese, negli anni progressivamente il suo peso politico è crollato e oggi gode d<strong>i scarsa considerazione</strong>. Non è quindi un caso se, proprio nei giorni scorsi, l&#8217;Anp ha lanciato una propria operazione con proprie forze <strong>contro i campi profughi di Jenin e Tulkarem</strong>. L&#8217;invio di uomini in uniforme e mezzi blindati, è servito anche, se non soprattutto, per provare a <strong>lanciare un sasso nelle agitate acque del Medio Oriente.  </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ambizioni dell&#8217;Anp per il dopo Hamas a Gaza</h2>



<p>Ma perché le operazioni sono state lanciate proprio adesso? Per rispondere a questa domanda occorre guardare a <strong>Gaza</strong>. Il conflitto sta lasciando la Striscia in macerie, ma anche senza una vera autorità. Un vuoto che potrebbe essere colmato proprio dall&#8217;Anp, cacciata da Hamas nel giugno del 2007. Non è un mistero del resto che <strong>Joe Biden</strong>, presidente Usa uscente, veda in un futuro governo dell&#8217;Anp un&#8217;alternativa concreta ad Hamas e all&#8217;occupazione israeliana. Un&#8217;eventualità però che può avere luogo solo se l&#8217;Anp esce fuori dall&#8217;attuale inerzia.  </p>



<p>Abu Mazen,<a href="https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html"> a capo dall&#8217;Anp dalla morte di Yasser Arafat avvenuta nel 2004</a>, è chiamato a dare un segnale di esistenza della propria autorità. Lo scarso peso politico dell&#8217;Anp è del resto risultato ancora più evidente proprio con lo scoppio della guerra a Gaza: dal 7 ottobre 2023, giorno dell&#8217;avvio del conflitto, Abu Mazen non è mai stato chiamato in causa per mediare il cessate il fuoco o il rilascio degli ostaggi. Se vuole avere delle possibilità all&#8217;interno della Striscia, deve prima legittimare il suo governo in Cisgiordania. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le incognite per un futuro governo Anp nella Striscia</h2>



<p>Non mancano comunque ostacoli all&#8217;eventuale piano di legittimazione dell&#8217;Anp. Il primo riguarda la<strong> volontà di Israele</strong>: più volte il premier Netanyahu ha dichiarato a chiare lettere di non voler consegnare la Striscia ad Abu Mazen. Emblematica in tal senso una sua frase di alcuni mesi addietro: &#8220;Non permetterò che Gaza si trasformi da Hamastan ad Al Fathastan&#8221;, alludendo ad Al Fatah, partito che fu di Arafat e ora guidato da Abu Mazen. </p>



<p>Il secondo ingombro invece ha a che fare con le<strong> dinamiche interne al mondo palestinese</strong>. Sparare contro altri palestinesi all&#8217;interno di un campo profughi, potrebbe sì ridare legittimità internazionale all&#8217;Anp ma, al tempo stesso, rischia di far diventare sempre meno popolare il suo governo. Abu Mazen, in poche parole, potrebbe essere visto come un leader complice a capo di un&#8217;autorità corrotta e non come vero rappresentante del popolo palestinese.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/adesso-abu-mazen-prova-a-lanciare-le-sue-operazioni-militari.html">Adesso Abu Mazen prova a lanciare le sue operazioni militari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La &#8220;battaglia di Jenin&#8221; mostra la fragilità della Palestina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-battaglia-di-jenin-mostra-la-fragilita-della-palestina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 16:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il campo profughi di Jenin, simbolo tragico della crisi palestinese, torna a essere teatro di violenti scontri. Questa volta, però, il conflitto non coinvolge direttamente le forze israeliane, ma si consuma all&#8217;interno dello stesso tessuto palestinese. Da sabato, le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese si scontrano con le Brigate Jenin, in un’escalation che non solo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-battaglia-di-jenin-mostra-la-fragilita-della-palestina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241216100635712_1af693ee5f8b644d9bc55a7c44e9ff92-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il campo profughi di Jenin, simbolo tragico della crisi palestinese, torna a essere teatro di violenti scontri. Questa volta, però, il conflitto non coinvolge direttamente le forze israeliane, ma si consuma all&#8217;interno dello stesso tessuto palestinese. Da sabato,<strong> le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese </strong>si scontrano con le <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/costa-sta-accadendo-a-jenin.html">Brigate Jenin,</a></strong> in un’escalation che non solo mette in ginocchio i residenti del campo, ma sottolinea ancora una volta la fragilità di una leadership politica incapace di proteggere il proprio popolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una situazione insostenibile</h2>



<p>Il Commissario Generale dell&#8217;UNRWA, Philippe Lazzarini, ha lanciato un allarme che suona quasi come una litania ormai nota: scuole chiuse, assistenza sanitaria interrotta, civili bloccati in un ciclo perpetuo di violenza e abbandono. Ma chi ascolta davvero? La verità è che il campo di Jenin è diventato un luogo simbolico di fallimento collettivo: dell’Autorità Palestinese, incapace di governare; delle forze internazionali, che promettono di spezzare il ciclo della violenza ma non riescono a incidere; e di una comunità internazionale che condanna ma non agisce.</p>



<p>Le promesse di pace o di &#8220;interruzione del conflitto&#8221; si rivelano ridicole se confrontate con la realtà sul terreno. Cosa significa davvero &#8220;spezzare il ciclo della violenza&#8221; in un luogo come Jenin? Per gli abitanti del campo, questa frase suona vuota, un esercizio retorico ripetuto ogni volta che la situazione degenera, senza mai portare a soluzioni tangibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un conflitto che implode</h2>



<p>La particolarità di questa nuova ondata di violenza sta nella natura interna dello scontro. Le Brigate Jenin, milizie locali nate come risposta alla crescente militarizzazione dei campi, si trovano ora in conflitto con le forze dell’Autorità Palestinese. È il segno di un’ulteriore frattura all’interno del panorama politico palestinese, dove l&#8217;AP, sempre più delegittimata, è percepita come complice delle potenze occupanti piuttosto che come un’istituzione al servizio del popolo.</p>



<p>Le accuse che le forze dell’AP abbiano circondato un ospedale e perquisito ambulanze rappresentano un ulteriore schiaffo ai diritti umani e al diritto internazionale. In che modo queste azioni possono essere giustificate in nome della &#8220;sicurezza&#8221;? E quale sicurezza si può garantire in un contesto dove i civili pagano il prezzo più alto? È chiaro che l’AP sta cercando di riaffermare il controllo, ma lo fa attraverso metodi che non fanno altro che alimentare ulteriori tensioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La farsa delle promesse di pace</h2>



<p>Ogni volta che Jenin torna al centro dell’attenzione, sentiamo parlare di &#8220;soluzioni imminenti&#8221;, di &#8220;iniziative di pace&#8221; e di &#8220;impegni internazionali&#8221;. Ma quanto valgono queste promesse? La realtà è che il campo di Jenin è un microcosmo che riflette il più ampio fallimento della comunità internazionale nel gestire il conflitto israelo-palestinese. Le dichiarazioni di rispetto del diritto internazionale suonano ipocrite in un contesto dove questo stesso diritto viene sistematicamente violato.</p>



<p>La verità scomoda è che nessuno sembra realmente interessato a risolvere il problema. L’AP lotta per la propria sopravvivenza politica, Israele mantiene una politica di controllo serrato, e le potenze internazionali offrono aiuti economici e dichiarazioni formali senza mai affrontare le cause profonde del conflitto: l’occupazione, la frammentazione del territorio palestinese, e l’assenza di una leadership unitaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso sui civili: una crisi umanitaria senza fine</h2>



<p>Chi paga il prezzo di tutto questo sono i civili, intrappolati in un campo che è diventato simbolo della sofferenza palestinese. I residenti di Jenin vivono in condizioni che l’UNRWA stesso definisce &#8220;praticamente inabitabili&#8221;. I bambini non vanno a scuola, gli ospedali non funzionano, e ogni scontro armato si traduce in vite spezzate, infrastrutture distrutte, e un senso di disperazione che si aggrava di giorno in giorno.</p>



<p>Philippe Lazzarini ha ragione quando afferma che è tempo di spezzare il ciclo della violenza. Ma chi può farlo? Non certo un’Autorità Palestinese in crisi di legittimità, né una comunità internazionale che continua a considerare Jenin come una pedina nel più ampio gioco geopolitico del Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: promesse vuote e una speranza fragile</h2>



<p>Jenin non ha bisogno di altre dichiarazioni di principio o di promesse che non saranno mantenute. Ha bisogno di azioni concrete che affrontino le cause strutturali del conflitto: il diritto all’autodeterminazione, la fine dell’occupazione e un piano reale per il futuro della Cisgiordania. Senza questo, qualsiasi tentativo di &#8220;spezzare il ciclo della violenza&#8221; sarà solo l’ennesima promessa infranta, lasciando i più vulnerabili a soffrire in un conflitto che nessuno sembra avere davvero intenzione di interrompere.</p>
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		<title>11/11/2004, vent&#8217;anni fa moriva Yasser Arafat. Terrorista o eroe, in ogni caso un leader</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 12:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p>La notizia del decesso, in quell&#8217;11 novembre 2004, è arrivata nel corso della notte. Ad annunciarla sono stati gli stessi medici che, in una clinica di Parigi, lo avevano in cura: è terminata così, esattamente venti anni fa, la vita di Yasser Arafat. L&#8217;uomo che, per diversi decenni, ha incarnato la causa palestinese, diventando anche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/vent-anni-fa-la-morte-di-yasser-arafat.html">11/11/2004, vent&#8217;anni fa moriva Yasser Arafat. Terrorista o eroe, in ogni caso un leader</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1832" height="1676" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615.jpg 1832w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-600x549.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-300x274.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-1024x937.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-768x703.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_2024111113421588_80b6d1df555d0ba73c165de9d69c4794-e1731328969615-1536x1405.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1832px) 100vw, 1832px" /></p>
<p>La notizia del decesso, in quell&#8217;11 novembre 2004, è arrivata nel corso della notte. Ad annunciarla sono stati gli stessi medici che, in una clinica di Parigi, lo avevano in cura: è terminata così, esattamente venti anni fa, la vita di<strong> Yasser Arafat</strong>. L&#8217;uomo che, per diversi decenni, ha incarnato la causa palestinese, diventando anche iconico con la divisa militare e soprattutto la <strong>kefiah</strong>, costantemente mantenuta sul capo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una morte che ha chiuso un cerchio </h2>



<p>Nel momento della sua dipartita, attorno la figura di Arafat sono circolate molte voci. E non poteva essere diversamente, vista la vita del personaggio: <strong>leader dell&#8217;Olp </strong>(Organizzazione per la Liberazione della Palestina)<strong>, fondatore di Al Fatah</strong>, ossia il partito guida per decenni delle autorità palestinesi, terrorista per alcuni, eroe per altri, pragmatico per chi non lo ha né elogiato né condannato. Tante le definizioni, impossibile quindi non assistere a un&#8217;autentica giravolta di dicerie, sospetti e supposizioni.</p>



<p>Come quelle sulla sua stessa morte. Oppure quelle relative ai suoi importanti conti in banca, forse di svariati milioni di dollari depositati tra Francia e Svizzera. O come quelle riguardanti il tenore di vita sospettosamente, per l&#8217;appunto, alto della moglie residente proprio a Parigi. E poi non sono mancati i <strong>giudizi</strong> di una storia che, in quell&#8217;11 novembre 2004, era stata depositata negli archivi solo da poche ore e non poteva quindi essere studiata (e capita)a fondo.</p>



<p>Forse l&#8217;unico vero importante elemento da sottolineare di quel giorno riguarda la <strong>fine di un ciclo</strong>. Comunque la si veda e a prescindere dai giudizi storici, la morte di Arafat è stata quella di<strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/come-fini-la-luna-di-miele-tra-arafat-e-khomeini-e-come-questo-ha-cambiato-la-lotta-dei-palestinesi.html">uno dei leader mediorientali più importanti di sempre</a></strong>. Uno dei pochi realmente capaci di plasmare la storia, nel bene e nel male. Il leader di Al Fatah è stato combattente sul campo, a un certo punto ha sposato anche la strategia terroristica, prima di lasciarla e di risultare essenziale anche quando si è seduto dietro una scrivania.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Death of Yasser Arafat, Death of Weizman" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/PRv8i0-Nx4I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_PRv8i0-Nx4I");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Le onorificenze da capo di Stato</h2>



<p>La &#8220;tante vite&#8221; di Arafat hanno poi inciso anche sulle onorificenze ricevute alla sua morte. Il cordoglio, dopo la notizia della sua morte, è arrivato da buona parte della comunità internazionale. E il clamore mediatico è stato quello che, solitamente, viene riservato a un capo di Stato. Forse è proprio alla sua morte che Arafat ha potuto cogliere il principale successo<strong>: essere principalmente ricordato come un leader di governo</strong>, quale effettivamente era, visto che dal 1996 risultava formalmente come presidente dell&#8217;appena nata Autorità Nazionale Palestinese.</p>



<p>Il suo feretro ha viaggiato da Parigi a <strong>Il Cairo</strong>, dove si è tenuta la cerimonia ufficiale. Nella capitale egiziana Arafat era nato e qui si era anche laureato ingegnere nel 1950, poi la causa palestinese animata dalle origini di Gaza del padre e di Gerusalemme della madre avevano preso il sopravvento. Ai funerali hanno partecipato delegazioni di tutto il mondo, compresa quella italiana, guidata dall&#8217;allora presidente del Senato <strong>Marcello Pera</strong>, ma anche quella britannica, spagnola, francese e di altri Paesi europei.</p>



<p>Dopo il commiato, celebrato dall&#8217;imam della moschea di <strong>Al Azhar</strong>, la salma ha preso la via per <strong>Ramallah</strong>. Qui oggi riposa all&#8217;interno di un mausoleo aperto alcuni anni dopo la sua morte. Chiuso un ciclo, nei territori palestinesi non se n&#8217;è aperto un altro. La storia degli ultimi venti anni è nota, quella degli ultimi 12 mesi è ancora immersa nella palude della più fredda e cinica cronaca. </p>
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		<title>Isis, corruzione, guerra: la nuova sfida di Abu Mazen</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-tecnico-per-l-anp-cosi-abu-mazen-prova-a-ripartire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 09:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Fatah]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="790" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-600x247.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-300x123.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1024x421.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-768x316.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1536x632.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente palestinese Abu Mazen ha dato il via libera al nuovo governo dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (Anp), il quale è stato affidato a Mohammad Mustafa. Quest&#8217;ultimo è stato quindi chiamato a porre in essere le riforme dell&#8217;organo di autogoverno dei territori della Cisgiordania, il tutto in una fase in cui lo stesso Abu Mazen sta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-tecnico-per-l-anp-cosi-abu-mazen-prova-a-ripartire.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/un-tecnico-per-l-anp-cosi-abu-mazen-prova-a-ripartire.html">Isis, corruzione, guerra: la nuova sfida di Abu Mazen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="790" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-600x247.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-300x123.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1024x421.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-768x316.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/MNB_SRequestManager-11-e1712914064152-1536x632.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente palestinese <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mahmoud-abbas.html">Abu Mazen</a></strong> ha dato il via libera al nuovo governo dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-lautorita-nazionale-palestinese.html"><strong>Anp</strong>)</a>, il quale è stato affidato a <strong>Mohammad Mustafa</strong>. Quest&#8217;ultimo è stato quindi chiamato a porre in essere le riforme dell&#8217;organo di autogoverno dei territori della <strong>Cisgiordania</strong>, il tutto in una fase in cui lo stesso Abu Mazen sta provando a rilanciare immagine e ruolo dell&#8217;autorità. Mustafa è un <strong>tecnico</strong> e questo costituisce quasi un unicum nel panorama politico palestinese: raramente infatti la scelta del nuovo primo ministro, <a href="https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-a-sorpresa-del-premier-palestinese.html">figura istituita nel 2003 per democratizzare l&#8217;Anp,</a> è caduta su un membro non organico ad<strong> Al Fatah</strong>, il partito fondato da <strong>Yasser Arafat </strong>che per anni ha avuto il ruolo di guida delle istituzioni palestinesi.</p>



<p>Il compito del nuovo capo dell&#8217;esecutivo non sarà però affatto semplice. <strong>Corruzione</strong> e progressivo <strong>indebolimento</strong> della propria autorità, hanno reso l&#8217;Anp molto fragile anche in quei territori della Cisgiordania dove risulta storicamente più radicata. Nell&#8217;attuale conflitto in corso a Gaza, il ruolo di Abu Mazen appare molto defilato e l&#8217;autorità da lui guidata è ben lungi dallo svolgere importanti funzioni di rango politico e diplomatico.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Mohammed Mustafa</h2>



<p>Del nuovo premier si sa, per l&#8217;appunto, che è un tecnico e che appare come un <strong>economista</strong> di fama internazionale. Nel suo curriculum spiccano incarichi di alto livello operati a Washington all&#8217;interno della <strong>Banca Mondiale</strong>. A questo occorre aggiungere che per diverso tempo è stato a capo del fondo di investimento per la Palestina, organo che gestisce parte degli investimenti e degli aiuti diretti in Cisgiordania. Tuttavia, Mohammed Mustafa non è del tutto avulso dalle dinamiche politiche. Ad esempio, prima della sua nomina come primo ministro per diversi anni è stato consigliere economico dello stesso Abu Mazen. </p>



<p>In molti concordano che la scelta di puntare su Mustafa rappresenta un modo per <strong>ridare definitivo slancio</strong> all&#8217;Anp. Il presidente palestinese confida su Mustafa per <strong>rimettere ordine </strong>all&#8217;interno degli organi di autogoverno della Cisgiordania. In tal senso, sarà importante per il nuovo governo mettere in piedi una decisa lotta contro la corruzione, recepita dai palestinesi della West Bank quale una delle principali piaghe che impediscono di avere migliori condizioni di vita. E che negli anni, di fatto, ha favorito l&#8217;emersione di Hamas e degli altri movimenti palestinesi ostili ad Al Fatah. </p>



<p>La corruzione è solo uno degli aspetti da affrontare. Per Mustafa l&#8217;atra sfida è legata alla necessità di far ritrovare un certo <strong>coordinamento</strong> tra i vari enti dell&#8217;Anp e ridare slancio quantomeno alle azioni di ordinaria amministrazione. Il tutto per due obiettivi ben precisi: far<strong> riaffermare</strong> l&#8217;autorità del governo palestinese almeno in Cisgiordania a provare a riportare l&#8217;Anp nel <strong>novero della diplomazia internazionale</strong>. Il compito del nuovo primo ministro non sarà affatto semplice: le istituzioni da lui guidate hanno avuto negli anni una grave caduta di immagine e soffrono inoltre di un grave <strong>deficit di legittimità</strong>. Abu Mazen infatti ha più di 80 anni e un peso politico molto debole, inoltre il suo mandato è iniziato quasi venti anni fa e, da allora, non ha più convocato elezioni. Non va meglio agli <strong>organi parlamentari</strong>: l&#8217;assemblea attuale è stata eletta nel lontano 2006, nelle elezioni note per aver visto l&#8217;affermazione di Hamas, da allora non è stata più rinnovata e fatica a riunirsi con una certa continuità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Abu Mazen deve vedersela anche con l&#8217;Isis </h2>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento destinato a non far dormire sonni tranquilli ai vertici palestinesi: si tratta dello<strong> Stato Islamico</strong>. Il 6 aprile scorso, le forze di sicurezza dell&#8217;Anp hanno condotto un&#8217;operazione anti terrorismo nella città di Jenin che ha portato all&#8217;arresto di presunti soggetti legati all&#8217;Isis. Secondo l&#8217;agenzia <em>Wafa</em>, l&#8217;intelligence palestinese avrebbe scoperto una vera e propria cellula del califfato all&#8217;interno della Cisgiordania. Oltre agli arresti, le forze speciali dell&#8217;Anp hanno operato il sequestro di diverse armi pronte per essere utilizzate. L&#8217;obiettivo, stando sempre alle fonti locali, era colpire alti funzionari di Al Fatah e delle forze di sicurezza. La presenza dell&#8217;Isis all&#8217;interno dei territori direttamente amministrati, rappresenta una notizia decisamente poco lieta per Abu Mazen e il suo entourage. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The General Intelligence Service of the Palestinian Authority conducted an Operation tonight within the City of Jenin in the West Bank which led to the Arrest of several Members of an ISIS Terror Cell who were reportedly preparing to conduct a Bombing Attack against Palestinian… <a href="https://t.co/PMitH3ZsRX">pic.twitter.com/PMitH3ZsRX</a></p>&mdash; OSINTdefender (@sentdefender) <a href="https://twitter.com/sentdefender/status/1776483520094818416?ref_src=twsrc%5Etfw">April 6, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Fino a oggi infatti, veniva ritenuto molto poco probabile il radicamento nella West Bank di gruppi legati allo Stato Islamico. Il luogo della scoperta della cellula non è però casuale: Jenin, sede del più grande campo profughi palestinese, da anni rappresenta una sorta di vero e proprio laboratorio del terrorismo nelle aree palestinesi. Prima dello scoppio della guerra a Gaza, nel 2023 è a Jenin che sono state effettuate le più importanti operazioni anti terrorismo israeliane. </p>
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		<title>Che cosa si intende per territori occupati</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cosa-si-intende-per-territori-occupati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 12:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="891" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842295_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842295_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842295_small-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842295_small-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/10842295_small-1024x652.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La guerra tra Israele e Hamas, scoppiata all&#8217;indomani delle stragi compiute dal movimento islamista palestinese il 7 ottobre 2023, ha posto in evidenza soprattutto la questione della divisione territoriale della regione. In particolare, è emersa la complessità nel definire quali aree siano ricadenti nel territorio israeliano internazionalmente riconosciuto e quali invece sono da considerare territorio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cosa-si-intende-per-territori-occupati.html">[...]</a></p>
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<p><strong>La guerra tra Israele e Hamas</strong>, scoppiata all&#8217;indomani delle stragi compiute dal movimento islamista palestinese il 7 ottobre 2023, ha posto in evidenza soprattutto la questione della<strong> divisione territoriale </strong>della regione. In particolare, è emersa la complessità nel definire quali aree siano ricadenti nel territorio israeliano internazionalmente riconosciuto e quali invece sono da considerare<strong> territorio occupato</strong>. E, in relazione a queste ultime, qual è lo status degli insediamenti israeliani al loro interno e fin dove si spinge invece l&#8217;autorità dell&#8217;<strong>Anp</strong> (Autorità Nazionale Palestinese).</p>



<p>Tutto nasce ovviamente con la questione legata ai confini da assegnare, all&#8217;interno del territorio dell&#8217;ex mandato britannico, a uno Stato ebraico e a uno arabo. Con la fine della presenza di Londra infatti, nel 1948 la neonata Onu ha provato a stilare un piano per una <strong>ripartizione</strong> tra il futuro Stato di Israele e le regioni invece da far amministrare ai Paesi arabi. In particolare, secondo i documenti redatti dalle Nazioni Unite, il 56% dell&#8217;ex Palestina britannica doveva andare in mano israeliana e la restante parte doveva essere amministrata dalla popolazione araba.</p>



<p>L&#8217;accordo tra le parti però non è mai stato trovato e il 14 maggio 1948 <strong>Ben Gurion</strong>, rappresentante della comunità ebraica della regione, ha proclamato la nascita dello Stato di Israele. Poche ore dopo Egitto, Transgiordania, Iraq, Libano, con il supporto di altri Stati arabi, hanno dichiarato <strong>guerra</strong> al neonato Stato di Israele. Il conflitto, andato avanti fino alla primavera successiva, si è concluso con la vittoria israeliana e con la ridefinizione dei nuovi confini. I quali, almeno <em>de jure</em>, sono validi ancora oggi.</p>
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		<title>Le dimissioni (a sorpresa) del premier palestinese: quale futuro per l&#8217;Anp?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-a-sorpresa-del-premier-palestinese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 17:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1338" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_10973579.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_10973579.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_10973579-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_10973579-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_10973579-1024x713.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando serve una scossa all&#8217;interno dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese, ecco che a saltare fuori è una figura spesso in ombra nell&#8217;alveo politico della Cisgiordania: quella del primo ministro. Si tratta formalmente del capo del governo palestinese, ma nella realtà la sua incidenza è ben inferiore a quella (peraltro di suo già molto debole) del presidente. Nelle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-dimissioni-a-sorpresa-del-premier-palestinese.html">[...]</a></p>
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<p>Quando serve una scossa all&#8217;interno dell&#8217;<strong>Autorità Nazionale Palestinese</strong>, ecco che a saltare fuori è una figura spesso in ombra nell&#8217;alveo politico della Cisgiordania: quella del <strong>primo ministro</strong>. Si tratta formalmente del capo del governo palestinese, ma nella realtà la sua incidenza è ben inferiore a quella (peraltro di suo già molto debole) del presidente. </p>



<p>Nelle ultime ore qualcosa sembra muoversi. Il primo ministro in carica, <strong>Mohammed Shtayyeh</strong>, si è dimesso e il presidente dell&#8217;Anp, <strong>Abu Mazen</strong>, ha accettato la fine del suo mandato. Una mossa, a giudicare dalle parole rilasciate dallo stesso Shtayyeh, che potrebbe imprimere una svolta all&#8217;interno dell&#8217;Anp e che potrebbe anticipare una <strong>riforma</strong> dell&#8217;autogoverno palestinese invocata da diversi Stati della regione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbero voler significare le dimissioni del primo ministro</h2>



<p>La carica di premier non è stata prevista negli<strong> accordi di Oslo</strong> del 1993, quelli cioè dove israeliani e palestinesi hanno sancito la nascita dell&#8217;Anp. Soltanto nel marzo del 2003 si è avuta l&#8217;introduzione, all&#8217;interno dello statuto dell&#8217;organo di autogoverno, della figura del capo del governo. In quel momento la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-l-intifada-palestinese.html">seconda Intifada</a> non solo è ancora in corso, ma ha anche raggiunto il culmine delle violenze. Il governo israeliano di<strong> Ariel Sharon </strong>non ha visto nell&#8217;allora presidente dell&#8217;Anp, <strong>Yasser Arafat</strong>, un interlocutore affidabile per placare i disordini. </p>



<p>Con la mediazione di Usa ed Egitto, si è quindi raggiunta un&#8217;intesa per l&#8217;istituzione, in seno all&#8217;Anp, della carica di primo ministro. Un modo per trovare, soprattutto in ambito internazionale, una figura di <strong>raccordo politico e diplomatico</strong> con l&#8217;esecutivo palestinese e per dare a Israele un nuovo interlocutore. A prendere per la prima volta l&#8217;incarico di premier, è stato l&#8217;attuale presidente Abu Mazen. Il suo mandato è durato poco: già a settembre a Ramallah, sede dell&#8217;Anp, si è optato per un rimpasto di governo. </p>



<p>L&#8217;introduzione della figura del primo ministro non ha avuto un grande impatto né nell&#8217;amministrazione dei territori e né ovviamente nel percorso di pace. Tuttavia, ogni qualvolta si intravedono novità all&#8217;orizzonte, i primi segnali si scorgono proprio dall&#8217;ufficio del premier. È stato così per l&#8217;appunto in occasione dell&#8217;incarico conferito nel 2003 ad Abu Mazen, quando c&#8217;era l&#8217;esigenza di aprire spiragli per una mediazione con l&#8217;esecutivo di Sharon. Ed è stato così anche nel marzo 2006, quando in veste di presidente dell&#8217;Anp e successore di Arafat, Abu Mazen ha dato il mandato all&#8217;attuale leader politico di Hamas, <strong>Ismail Haniyeh</strong>. In quell&#8217;occasione, si è sancito il riconoscimento della vittoria del movimento islamista nelle elezioni legislative di pochi mesi prima, le ultime effettuate per il rinnovo dei vertici palestinesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole di Mohammed Shtayyeh</h2>



<p>Le dimissioni annunciate da Shtayyeh potrebbero dunque aprire spiragli. Nella lettera con cui ha annunciato di aver lasciato l&#8217;incarico, l&#8217;oramai ex premier palestinese ha parlato proprio della possibilità che si arrivi a una <strong>riforma</strong> dell&#8217;Anp: <em>&#8220;Io penso</em> &#8211; si legge nella missiva pubblicata dall&#8217;agenzia <em>Wafa</em> &#8211; <em>che la prossima fase richieda una riorganizzazione nel governo e nella politica che prenda in considerazione la nuova realtà nella Striscia di Gaza, i colloqui di unità nazionale e la necessità del raggiungimento di un consenso inter-palestinese basato sulle fondamenta nazionali, su una vasta partecipazione, sull’unione delle file e sull’estensione della autorità dell’Anp sull’intero territorio’‘.</em></p>



<p>Parole che sembrerebbero andare nella direzione di quanto auspicato da molti attori regionali, i quali nelle varie stanze diplomatiche hanno sottolineato negli ultimi mesi l&#8217;<strong>impotenza</strong> dell&#8217;Anp e la sua scarsa presa sul territorio della Cisgiordania. Il passo indietro di Shtayyeh potrebbe lasciar presagire la formazione di un <strong>governo di unità nazionale </strong>e alla convocazione di <strong>nuove elezioni</strong>. Il tutto per ridare slancio e fiato a un&#8217;autorità palestinese ben lontana dall&#8217;essere parte in causa nella guerra in corso a <strong>Gaza</strong>.</p>



<p>Non è un caso se il premier dimissionario ha citato proprio &#8220;la nuova realtà&#8221; nella Striscia. Subito dopo lo scoppio del conflitto di ottobre tra Hamas e Israele, dagli Stati Uniti è arrivata la proposta di far tornare l&#8217;Anp proprio a Gaza. Qui le autorità di Ramallah hanno perso la presa sul territorio nel 2007, a seguito della sconfitta nello scontro interno con Hamas. Il futuro riordino del governo palestinese, potrebbe quindi essere propedeutico anche a uno<strong> scenario post bellico </strong>su cui starebbe lavorando la diplomazia internazionale.</p>



<p>Presto per dirlo, ma di certo le dimissioni di Shtayyeh non sono arrivate per caso. E hanno avuto come primo effetto quello di tornare quanto meno a far parlare dell&#8217;Anp, la cui leadership da anni appare debole anche sul piano interno. </p>
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		<title>I dubbi dell&#8217;Italia, l&#8217;allarme del Vaticano: il duplice messaggio a Israele da Roma</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-italia-ritrova-equidistanza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 13:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1357" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Coronavirus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg 1357w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-768x407.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-1024x543.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1357px) 100vw, 1357px" /></p>
<p>Il nostro Paese ha sempre avuto una particolarità, rispetto agli altri Paesi europei, nei rapporti con il medio oriente: un po&#8217; per ragioni geografiche e un po&#8217; per vicissitudini legate all&#8217;opportunismo politico, l&#8217;Italia ha sempre cercato di muoversi con una certa equidistanza. Roma, anche negli anni della guerra fredda e del corteggiamento sovietico ai vari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-ritrova-equidistanza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-ritrova-equidistanza.html">I dubbi dell&#8217;Italia, l&#8217;allarme del Vaticano: il duplice messaggio a Israele da Roma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1357" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Netanyahu Coronavirus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843.jpg 1357w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-768x407.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Benjamin-Netanyahu-covid-La-Presse-e1584343098843-1024x543.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1357px) 100vw, 1357px" /></p>
<p>Il nostro Paese ha sempre avuto una particolarità, rispetto agli altri Paesi europei, nei rapporti con il <strong>medio oriente</strong>: un po&#8217; per ragioni geografiche e un po&#8217; per vicissitudini legate all&#8217;opportunismo politico, l&#8217;Italia ha sempre cercato di muoversi con una certa <strong>equidistanza</strong>. Roma, anche negli anni della guerra fredda e del corteggiamento sovietico ai vari rais arabi, ha intrattenuto rapporti con tutti i governi della regione. Sia a livello ufficiale, con tanto di accordi di natura economica soprattutto in ambito energetico, che a livello ufficioso. Come dimostra, su quest&#8217;ultimo fronte, il cosiddetto <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/lassassinio-di-aldo-moro-e-le-sue-conseguenze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Lodo Moro&#8221;</a></strong> siglato negli anni &#8217;70 con alcuni gruppi palestinesi e che garantiva immunità all&#8217;Italia sul fronte degli attacchi terroristici in cambio del lasciapassare delle armi verso il medio oriente.</p>



<p>L&#8217;equidistanza italiana ha trovato poi ulteriore riscontro nelle posizioni sul<strong> conflitto israelo-palestinese</strong>: Roma è alleata di <strong>Israele</strong> e sostenitrice dello Stato ebraico ma, al tempo stesso, ha sempre intessuto ottimi rapporti con i palestinesi specialmente dopo gli accordi di Oslo e la nascita dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (<strong>Anp</strong>). In questa ottica, l&#8217;Italia non ha mai spostato la propria ambasciata da Tel Aviv, non riconoscendo quindi Gerusalemme quale capitale di Israele, ed è sempre stata favorevole alla soluzione cosiddetta &#8220;<strong>Due popoli, Due Stati</strong>&#8220;.</p>



<p>Nell&#8217;ultimo decennio però, l&#8217;orientamento dei governi italiani è stato più marcatamente <strong>atlantista</strong>. Vale sia per i due governi Conte che per il governo Draghi, così come per l&#8217;attuale esecutivo guidato da <strong>Giorgia Meloni.</strong> In questa ottica, l&#8217;approvazione alla Camera della <strong>mozione</strong> targata Partito Democratico con la quale si impegna il governo a creare le condizioni per un<strong> cessate il fuoco </strong>a Gaza, potrebbe segnare il passo. Il documento, approvato con l&#8217;astensione della maggioranza, potrebbe infatti rappresentare il primo elemento volto a confermare un orientamento &#8220;equidistante&#8221; da parte di Roma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La votazione alla Camera</h2>



<p>A Montecitorio, nella giornata di martedì, erano in discussioni sei mozioni relative all&#8217;attuale conflitto in corso nella Striscia. Una era della maggioranza ed era a firma del deputato di Forza Italia<strong> Andrea Orsini</strong>. Le altre erano tutte a firma dell&#8217;opposizione. Quelle presentate da Azione e Italia Viva, i due partiti un tempo componenti del Terzo Polo, sono state approvate anche con l&#8217;apporto della maggioranza. Circostanza che non ha rappresentato una sorpresa, dal momento che sulla guerra in medio oriente le posizioni di Carlo Calenda e Matteo Renzi, leader rispettivamente di Azione e Italia Viva, non sono mai state molto distanti.</p>



<p>Le attenzioni erano in gran parte concentrate invece sulla mozione del Pd. Anche perché a firmare il documento è stata in prima persona la segretaria dem, <strong>Elly Schlein</strong>. Nel primo punto della mozione, si chiedeva in primis l&#8217;impegno del governo <em>“a sostenere ogni iniziativa volta a perseguire la <strong>liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani</strong> e a chiedere un<strong> immediato cessate il fuoco umanitario</strong> al fine di tutelare l’incolumità della popolazione civile di Gaza, garantendo altresì la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi e sicuri all’interno della Striscia”.</em> Il documento a firma Schlein conteneva poi altri punti, tra cui quello relativo all&#8217;impegno di Roma per una de escalation e per il ripristino dei fondi a favore dell&#8217;agenzia Onu impegnata a Gaza. </p>



<p>Le cronache da Montecitorio hanno parlato di una <strong>telefonata</strong> tra la stessa Schlein e il presidente del consiglio Giorgia Meloni poco prima della discussione in aula. Nella conversazione, secondo la ricostruzione più in voga sui vari media, il segretario del Pd avrebbe chiesto al capo dell&#8217;esecutivo di non cassare del tutto il testo della propria mozione. Meloni dal canto suo avrebbe quindi dato il proprio benestare, assicurando l&#8217;<strong>astensione</strong> della maggioranza almeno sul primo punto, quello sul cessate il fuoco. E così è stato: la mozione Pd è in parte passata, con il centrodestra che ha fatto un passo indietro al momento del voto, e il governo è adesso ufficialmente impegnato nel cercare una soluzione per l&#8217;appunto equidistante. </p>



<p>Da un lato, Palazzo Chigi è chiamata, seguendo il testo approvato dall&#8217;Aula, ad adoperarsi per il rilascio degli ostaggi israeliani, dall&#8217;altro a lavorare per creare le condizioni favorevoli al cessate il fuoco. Probabilmente un voto espresso in una delle due camere del parlamento italiano non avrà alcun peso sul conflitto, ma c&#8217;è comunque un <strong>dato politico</strong> non secondario da rimarcare: Roma dovrà adesso schierarsi al fianco di soluzioni in grado di portare a una tregua. Andando quindi in parziale disaccordo con l&#8217;attuale linea del governo israeliano. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La posizione del Vaticano</h2>



<p>Potrebbero essere almeno tre i motivi per cui da Palazzo Chigi è arrivato l&#8217;input a non far naufragare la mozione sul cessate il fuoco. Il primo ha a che fare con la <strong>politica interna</strong>: Meloni e Schlein hanno un nemico politico in comune rappresentato dal leader del Movimento Cinque Stelle, <strong>Giuseppe Conte</strong>. Quest&#8217;ultimo ha attuato negli ultimi mesi una forte opposizione all&#8217;esecutivo, attestandosi come uno dei principali antagonisti a Giorgia Meloni e, al tempo stesso, uno degli attori capace di togliere spazio al Pd. Il presidente del consiglio potrebbe quindi aver fornito un assist alla Schlein, isolando così i grillini in politica estera. </p>



<p>Gli altri due motivi hanno a che fare con la posizione di due attori importanti per la linea dell&#8217;Italia: il <strong>Vaticano</strong> da una parte e la<strong> Casa Bianca </strong>dall&#8217;altra. Dalle mura oltre Tevere, il Segretario di Stato vaticano, il cardinale <strong>Pietro Parolin</strong>, ha espresso &#8220;sdegno&#8221; per la situazione osservata a Gaza. Il suo intervento sulla situazione all&#8217;interno della Striscia è arrivato durante le celebrazioni per l&#8217;anniversario dei patti lateranensi:    <em>&#8220;Bisogna trovare altre strade per risolvere il problema di Gaza </em>– ha dichiarato Parolin &#8211; <em>La Santa Sede l’ha detto fin dall’inizio: da una parte, una condanna netta e senza riserve di quanto avvenuto il 7 ottobre, e qui lo ribadisco; una condanna netta e senza riserve di ogni tipo di antisemitismo, e qui lo ribadisco. Ma nello stesso tempo anche una richiesta perché il diritto alla difesa di Israele che è stato invocato per giustificare questa operazione sia proporzionato e certamente con 30 mila morti non lo è”.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi della Casa Bianca sull&#8217;operazione di Netanyahu</h2>



<p>Il duplice allarme da Roma, del resto, si inserisce in un trend che vede le critiche alle mosse di Israele partire da oltre Atlantico. In prima linea su questo fronte è soprattutto la Casa Bianca, con Washington impegnata nelle ultime settimane sia a mediare e sia a persuadere il <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">premier israeliano Netanyahu</a> dal portare avanti <a href="https://it.insideover.com/guerra/lautodistruzione-di-israele-lallarmante-scenario-di-foreign-affairs.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;operazione dentro la Striscia</a>. Dagli Stati Uniti, le preoccupazioni del presidente <strong>Joe Biden</strong> per la <strong>situazione umanitaria</strong> e il suo disaccordo circa l&#8217;imminente offensiva su <strong>Rafah</strong>, non sono certo passate inosservate. Sono state le stesse fonti della presidente Usa a far trapelare tutta l&#8217;irritazione del capo dello Stato. </p>



<p>Con gli Stati Uniti in disaccordo con le ultime mosse israeliane, il governo italiano ha quindi potuto trovare maggior margine di manovra per una linea maggiormente equidistante. Non è un caso se <strong>Antonio Tajani</strong>, ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia, ha definito &#8220;sproporzionata&#8221; la risposta israeliana agli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso. </p>
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