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	<title>Asia Occidentale Archives - InsideOver</title>
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	<title>Asia Occidentale Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Occidentale]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un retaggio orientalista imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area. Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un <a href="https://www.eurasiareview.com/14032025-rethinking-the-middle-east-a-case-for-west-asia-analysis/">retaggio orientalista</a> imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area.</p>



<p>Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno chiamarla con il suo nome geografico, ovvero Asia Occidentale.</p>



<p>A cavallo tra il XX ed il XXI secolo la regione ha vissuto il tentativo di imposizione di una definitiva Pax Americana i cui punti salienti sono stati la Prima e la Seconda Guerra del Golfo 1991 e 2003, la lotta globale al Terrorismo a partire dal 2001 con la connessa invasione dell’Afghanistan, nonché maldestri, parziali e falliti tentativi di mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Unico raggio di luce l’accordo nucleare con l’Iran del 2015 (JCPOA) che poi Washington si è rapidamente rimangiato.</p>



<p>A partire dal 7 ottobre 2023, con il tragico e truculento assist offerto da Hamas, il tentativo si è trasformato nell’accelerazione verso un’imposizione coercitiva di una Pax Israelo-Americana, di cui l’attacco all’Iran il 28 febbraio scorso potrebbe costituire il canto del cigno.</p>



<p>Il risultato della Pax Israelo-Americana in Asia occidentale è stato a dir poco catastrofico.</p>



<p>Coloro &#8211; e sono ancora in tanti purtroppo &#8211; che ritengono errata tale conclusione, e credono invece che gli Accordi di Abramo del 2020 e il Piano Trump ed il Board of Peace of Gaza abbiano riaperto le prospettive di pace nella regione, possono tranquillamente interrompere la lettura di questo articolo.</p>



<p>Nessuna delle argomentazioni e dei dati a sostegno che verranno offerti qui di seguito li smuoverà dal loro giudizio distopico. Al massimo, qualcuno di loro, con un cinismo ed un’ipocrisia che se fossero monetizzabili coprirebbero lo stratosferico <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">debito USA</a> di 40.000 miliardi $, potrebbe limitarsi a liquidare il tutto come danni collaterali o come il duro prezzo da pagare per la difesa della Democrazia.</p>



<p>Iraq, Siria, Yemen, Palestina, e, da ultimo Iran, sono usciti devastati dalle cosiddette “guerre senza fine” nella regione. La credibilità politica e militare USA demolita, insieme alla sua vasta rete di basi militari nell’area. Il capitale di simpatia riscosso da Israele all’indomani del 7 ottobre 2023 è completamente evaporato dopo le stragi a Gaza e in Libano e la violenta annessione strisciante della Cisgiordania; con l’aggravante di giudizi pendenti sul paese e i suoi leaders dinanzi ai principali organismi giurisdizionali internazionali.</p>



<p>Tralasciando quelli sociali e ambientali, i soli costi umani ed economici di questa Pax sono stati a dir poco spaventosi.</p>



<p>La prestigiosa Brown University ha da 16 anni istituito un <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/about">Cost of War Project</a> che ha valutato minuziosamente i costi delle sole “guerre americane senza fine” nella regione. Nel solo arco di tempo tra <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/human">il 2001 ed il 2023</a> i dati offerti indicano 940.000 morti di cui 432.000 civili. Le stime delle morti indirette tra i civili oscillano tra i 3,6 e i 3,8 milioni.</p>



<p>I costi economici sopportati dal solo bilancio federale degli Stati <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/economic">&nbsp;indicano</a> 8000 miliardi di $ con una stima di ulteriori 2.200 miliardi di $ nei i prossimi 30 anni per pensioni e servizi sanitari a beneficio dei veterani dei diversi conflitti.</p>



<p>Per quanto concerne l’attuale dibattito italico ed europeo sui migranti e sulle cause profonde del fenomeno, le stime sui profughi e gli sfollati raggiungono livelli biblici, oscillanti tra i 37 e i 57 milioni.</p>



<p>Nell’UE, completamente assorbita dal conflitto in Ucraina, la catastrofe dell’Asia occidentale e le relative conseguenze continuano a provocare un malcelato fastidio a livello politico e ad essere, incredibilmente, gestite e giudicate ricorrendo a narrazioni israelo-americane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;accelerazione dettata dall&#8217;instabilità</strong></h2>



<p>Fortunatamente, qualche paese della regione sembra voler iniziare ad esplorare ed intraprendere nuovi percorsi geopolitici.</p>



<p>Il 7 agosto scorso, nella città santa della Mecca, i leader di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno posto la firma su un documento potenzialmente destinato a ridisegnare gli equilibri di potere in Asia Occidentale e oltre. Questi potrebbero aver finalmente preso atto di una situazione caratterizzata ormai da insostenibile instabilità nonché del palese rischio determinato dal continuare a riporre speranze sulla Pax Israelo-Americana.</p>



<p>&nbsp;Il cosiddetto&nbsp;<em>Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca</em>&nbsp;(o&nbsp;<em>Makkah Joint Defence Agreement</em>) impegna le tre potenze a considerare un attacco armato contro una di esse come un attacco contro tutte. Un meccanismo di difesa collettiva che richiama l&#8217;articolo 5 della NATO&nbsp;e che, in un&#8217;area così sconvolta da guerre e tensioni, potrebbe rivelarsi, nel tempo, un terremoto geopolitico.</p>



<p>La nascita di questa alleanza è anche la diretta conseguenza di un vuoto di sicurezza percepito come sempre più pericoloso. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, imposto da Washington e Gerusalemme lo scorso febbraio, ha avuto gravi ripercussioni che si vanno a sommare a quelle precedentemente illustrate.</p>



<p>Come ritorsione, Teheran e i suoi alleati hanno colpito obiettivi in Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo che ospitavano basi americane, interrompendo successivamente il traffico navale nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, determinando la più grande crisi energetica mai censita dall’International Energy Agency. Gli attacchi degli Houthi yemeniti, sostenuti dall&#8217;Iran, contro le infrastrutture petrolifere saudite avevano del resto dimostrato la vulnerabilità del Regno fin dal <a href="https://edition.cnn.com/2019/09/15/middleeast/saudi-oil-attack-lister-analysis-intl">2019</a>. Dinanzi ad un simile caos, la risposta degli Stati Uniti è apparsa esitante ed erratica, minandone la credibilità come garante della sicurezza regionale ed evidenziando la cieca tracotanza del suo principale braccio armato, Israele, che è giunto ad attaccare addirittura il Qatar.</p>



<p>Valutando il tutto in una prospettiva storica di lungo periodo, si potrebbe azzardare sostenendo che quello che non è stato conseguito da secoli di storia, Stati Uniti ed Israele sono riusciti a realizzarlo nel giro di qualche anno: un’embrionale saldatura politica e di sicurezza tra gli eredi di tre tra i principali imperi nati nella regione: quello Arabo, quello Ottomano, e quello Mogul. Chapeau!</p>



<p>Se poi, come si vocifera, gli eredi di quello più antico, quello Persiano, dovessero aderire all’intesa della Mecca il capolavoro sarebbe perfetto; degno di essere celebrato con la creazione di un Premio Nobel ad hoc per la stupidità strategica.</p>



<p>L&#8217;Accordo tripartito, che si basa su un precedente patto bilaterale del 2025 tra Pakistan e Arabia Saudita, è quindi una risposta a questo disagio dalle molteplici sfaccettature che sembra premiare anzitutto la storia e la geografia rispetto alle affiliazioni politiche degli ultimi decenni.</p>



<p>Le tre nazioni portano in dote risorse complementari: la potenza economica, finanziaria e petrolifera dell&#8217;Arabia Saudita, la formidabile industria militare e la seconda forza armata della NATO, quella della Turchia, e l&#8217;arsenale nucleare e l&#8217;esperienza bellica del Pakistan. Insieme, formano un blocco dal peso strategico e demografico innegabile. Resta certamente da vedere se questo ultimo riuscirà a trasformarsi effettivamente in una risolutiva influenza geopolitica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un messaggio all&#8217;asse USA-Israele</strong></h2>



<p>Per quanto molti si affrettino ad intravedervi un cordone sanitario verso l’Iran, il patto rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Washington e del suo alleato israeliano. Per anni, gli Stati Uniti hanno fatto della sicurezza del Golfo un pilastro della loro politica nell’area, e Israele ha cercato di normalizzare i rapporti con l&#8217;Arabia Saudita, sulla scia degli Accordi di Abramo, peraltro abbastanza gracili in termini di adesioni arabe. L&#8217;Accordo della Mecca, siglato da tre Paesi fortemente critici verso la politica di Netanyahu, nonché chiaramente schierati a sostegno della causa palestinese, potrebbe rendere questo obiettivo sempre più difficile da conseguire.</p>



<p>L&#8217;intesa tripartita è inoltre un campanello d&#8217;allarme per la Casa Bianca. Non si tratta tuttavia di una rottura totale con Washington, perlomeno non ancora. &nbsp;La Turchia rimane un membro della NATO e sia l&#8217;Arabia Saudita che il Pakistan mantengono i legami militari con gli USA; emerge tuttavia una chiara volontà di costruire un&#8217;architettura di sicurezza multilivello, che non dipenda esclusivamente dall&#8217;ombrello protettivo (israelo) americano. Parafrasando quella politica tanto sbandierata ma non praticata dall’UE, la si potrebbe definire come <em>Autonomia Strategica Sunnita.</em></p>



<p>Sembra farsi strada l’idea che la sicurezza non possa più essere semplicemente &#8220;importata&#8221; dall&#8217;esterno, con costi che peraltro sembrano dei veri e propri taglieggiamenti. Quanto concordato alla Mecca si profila come un&#8217;assicurazione strategica contro l&#8217;imprevedibilità di una politica estera americana che sembra aver completamente perso la bussola, e contro quella israeliana che appare in preda ad un egemonismo messianico e violento incontrollato, che, guarda caso, inizia ora a mettere la Turchia nel proprio mirino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iran: accerchiato o invitato al tavolo?</strong></h2>



<p>Per l&#8217;Iran, l&#8217;Accordo della Mecca potrebbe rivelarsi un&#8217;arma a doppio taglio. Da un lato, rappresenta un potenziale accerchiamento. Dopo aver lanciato missili e droni sui paesi vicini, Teheran si ritrova di fatto circondata da tre potenze sunnite formalmente alleate nella difesa reciproca.</p>



<p>Dall&#8217;altro lato, l&#8217;intesa non identifica la teocrazia persiana come nemico (la Turchia lo ha esplicitamente negato); come accennato, le voci secondo cui Teheran sarebbe stata <a href="https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-906316">invitata</a> ad aderirvi continuano a circolare. Sebbene Teheran abbia smentito di aver ricevuto un invito ufficiale, l&#8217;ipotesi potrebbe essere presa in considerazione, perlomeno dalla parte meno arroccata dell’articolato establishment religioso, politico e militare iraniano.</p>



<p>Questa ambiguità è fondamentale. Il patto potrebbe quindi sorprendentemente trasformarsi in un meccanismo per integrare Teheran in un nuovo ordine regionale.</p>



<p>Un&#8217;eventuale adesione che potrebbe essere propiziata dalla mediazione cinese (da non dimenticare la facilitazione a suo tempo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/8/21/china-brokered-saudi-iran-deal-driving-wave-of-reconciliation-says-wang">offerta</a> da Pechino nel dialogo tra Teheran e Riad). Questa cambierebbe radicalmente la natura dell&#8217;intesa, facendola evolvere da uno strumento di mutua difesa ad una piattaforma per la sicurezza collettiva della regione.</p>



<p>In ogni caso, il messaggio a Teheran è chiaro: il costo di un&#8217;aggressione contro uno dei tre firmatari è ora potenzialmente molto più alto, mentre le opzioni diplomatiche per un dialogo ed un’architettura di sicurezza regionale (peraltro un vecchio pallino iraniano!) sono potenzialmente sul tavolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina come grande beneficiaria?</strong></h2>



<p>A osservare la scena da Pechino, l&#8217;Accordo della Mecca non può che essere visto come uno sviluppo positivo. Senza dover compiere alcuna mossa militare o diplomatica diretta, la Cina si trova a raccogliere i potenziali frutti di un assetto regionale che si allineerebbe perfettamente con i suoi interessi strategici di lungo periodo.</p>



<p>In primo luogo, il patto rappresenta una&nbsp;diversificazione del quadro politico della regione(peraltro strategicaper l’approvvigionamento energetico cinese) riducendo il ruolo centrale degli Stati Uniti. La Cina, insieme a Russia e Iran, sostiene da tempo un ordine securitario regionale più indipendente dall&#8217;influenza americana. Un’Asia Occidentale che gestisse in modo più autonomo la propria difesa diventerebbe più aperta all&#8217;influenza economica e diplomatica cinese, senza che Pechino debba necessariamente assumersi oneri di garante o di sicurezza.</p>



<p>In secondo luogo, Pechino gioca la&nbsp;carta del Pakistan, suo storico partner nella regione. Il rafforzamento del ruolo di Islamabad attraverso l&#8217;alleanza con Riyadh e Ankara offre a Pechino un canale privilegiato per amplificare la propria influenza e rafforzare la <em>Belt and Road Initiative</em> a potenziale detrimento <em>dell’India-Middle East Corridor (IMEC)</em> tardivamente patrocinato dagli USA a partire dal 2023.</p>



<p>In terzo luogo, si determina una potenziale contrapposizione a quell’embrionale intesa politica emersa negli ultimi anni che ha visto una crescente convergenza USA-Israele con Emirati Arabi Uniti e India. Il cosiddetto I2U2 o <a href="https://mei.edu/publication/indo-abrahamic-alliance-rise-how-india-israel-and-uae-are-creating-new-transregional/">Alleanza Indo-Abramitica</a>.</p>



<p>Infine, l’intesa difensiva potrebbe aprire nuove&nbsp;opportunità per l&#8217;industria bellica cinese. Anche la guerra in Iran, al pari di quella ucraina, ha evidenziato l&#8217;importanza dei droni e dei sistemi antiaerei, settori in cui la Cina è estremamente competitiva, offrendo tecnologie a prezzi accessibili e partnerships per la produzione locale. Si prospetterebbero quindi: un possibile grande mercato per Pechino e apprensioni per il complesso militare-industriale israelo-americano.</p>



<p>Ma l’Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca è molto più di un patto difensivo; è anche il sintomo di un mondo che cambia, che si affranca dai soliti noti, dove le fedeltà tradizionali vengono messe in discussione e nuovi meccanismi di concertazione regionali cercano di affermare la propria autonomia.</p>



<p>Se un nuovo ordine distinto dalla <em>Pax Israelo-Americana</em> (che poi non è così pacifica) dovesse effettivamente emergere in Asia Occidentale come risultato di quanto concordato alla Mecca il 7 agosto scorso, i relativi risvolti geopolitici potrebbero essere duraturi, ed andare ben oltre i confini della regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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