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	<title>Arabia Saudita Archives - InsideOver</title>
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	<title>Arabia Saudita Archives - InsideOver</title>
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		<title>Le inutili bombe sullo Yemen hanno sabotato la pace Riad-Houti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-inutili-bombe-sullo-yemen-hanno-sabotato-la-pace-riad-houti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 15:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Forze di sicurezza yemenite schierate contro Aqap (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli attacchi aerei contro lo Yemen &#8220;fermeranno gli Houti? No. Continueranno? Sì&#8221;. Così Biden interpellato sulla missione militare nel Mar Rosso. Dichiarazioni &#8220;sorprendenti&#8221;, scrive Daniel DePetris su&#160;Newsweek, &#8220;se non altro perché Biden ha ammesso che i raid non stanno producendo l&#8217;effetto desiderato. Ci si domanda perché l’amministrazione ritiene che sia saggio perseverare in una politica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-inutili-bombe-sullo-yemen-hanno-sabotato-la-pace-riad-houti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-inutili-bombe-sullo-yemen-hanno-sabotato-la-pace-riad-houti.html">Le inutili bombe sullo Yemen hanno sabotato la pace Riad-Houti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Forze di sicurezza yemenite schierate contro Aqap (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Milizie-impegnate-contro-Al-Qaeda-nella-penisola-arabica-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli attacchi aerei contro lo Yemen &#8220;fermeranno gli Houti? No. Continueranno? Sì&#8221;. Così <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biden </a>interpellato sulla <strong>missione militare nel Mar Rosso</strong>. Dichiarazioni &#8220;sorprendenti&#8221;, scrive Daniel DePetris su&nbsp;<a href="https://www.newsweek.com/us-policy-houthis-definition-insanity-opinion-1867931" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Newsweek</a>, &#8220;se non altro perché Biden ha ammesso che i raid non stanno producendo l&#8217;effetto desiderato. Ci si domanda perché l’amministrazione ritiene che sia saggio perseverare in una politica che si sta rivelando inefficace e potrebbe addirittura innescare quell’escalation regionale che sembra voler prevenire&#8221;.</p>



<p>&#8220;Biden non lo ha spiegato. Ma è comunque un atto d’accusa nei confronti della politica estera americana in generale e un ottimo esempio di come i<strong> politici statunitensi siano spesso guidati da impulsi emotivi </strong>invece che da calcoli a sangue freddo&#8221;.</p>



<p>È evidente, continua DePetris, che &#8220;gli attacchi statunitensi non riescono a ottenere nulla oltre l’aspetto tattico&#8221;. Peraltro, ricorda che, dopo i primi raid dell&#8217;11 gennaio (i più massivi), &#8220;Biden ha dichiarato che&nbsp;<a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/presidential-actions/2024/01/12/letter-to-the-speaker-of-the-house-and-president-pro-tempore-of-the-senate-consistent-with-the-war-powers-resolution-public-law-93-148-10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avrebbero degradato e scoraggiato</a>&nbsp;ulteriori attacchi&#8221;: non è andata così.</p>



<p>Gli Houti &#8220;non hanno dimostrato nessuna volontà di cambiare la loro politica. I raid statunitensi non stanno fallendo solo come strategia di deterrenza, ma anche come strategia di coercizione, cioè nel costringere l’altra parte a influenzare il suo processo decisionale per forzarlo a un accordo&#8221;.</p>



<p>DePetris ricorda che gli Houti hanno iniziato ad attaccare la navi dirette verso i porti israeliani per far pressione su Israele affinché <strong>consenta l&#8217;accesso degli aiuti ai palestinesi di Gaza</strong> (e la fine della guerra, specifica decisiva non sottolineata nell&#8217;articolo). Tale determinazione &#8220;non è cambiata di una virgola&#8221;. Anzi,&nbsp;<a href="https://www.ispionline.it/en/publication/yemens-anti-houthi-forces-united-against-attacks-divided-on-red-sea-security-157314" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come sottolinea l&#8217;ISPI</a>, la causa palestinese ha unito ciò che prima era diviso, compattando attorno agli Houti le fazioni yemenite che in precedenza gli erano ostili.</p>



<p>Non solo, &#8220;anche l’idea che gli attacchi statunitensi potrebbero eliminare o compromettere seriamente la capacità degli Houthi di infliggere danni è problematica&#8221;. Infatti, &#8220;per quanto capace sia la comunità dell’intelligence statunitense, non ha un quadro completo di dove gli Houthi immagazzinino e producano l&#8217;equipaggiamento militare&#8221;. E anche l&#8217;idea di chiudere i canali segreti attraverso i quali gli Houti si approvvigionano non è affatto realistica, secondo DePetris, infatti, chiuso un canale, ne apriranno altri.</p>



<p>&#8220;In parole povere&#8221;, chiosa DePetris, &#8220;la politica statunitense contro gli Houthi è&nbsp;<strong>la definizione stessa della follia: fare sempre la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso</strong>&#8220;. L&#8217;unico modo per porre fine agli attacchi e riaprire la via di navigazione del Mar Rosso, conclude il cronista, è quella di usare &#8220;le risorse diplomatiche necessarie per porre fine alla guerra a Gaza il prima possibile&#8221;.</p>



<p>Interessante, sulla crisi yemenita, anche l&#8217;articolo di James Russel pubblicato su<a href="https://responsiblestatecraft.org/are-us-airstrikes-houthis-working/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;Responsible Statecraft</a>&nbsp;dal titolo: &#8220;La guerra delle bombe, un feticcio americano e un flagello globale&#8221;. Secondo Russel, la strategia dispiegata in Yemen ricorda quella usata per contrastare il terrorismo internazionale.</p>



<p>Come quella, infatti, anche questa è &#8220;una guerra senza nessuna cronologia apparente, dove l’applicazione della forza ha parametri di riferimento indefiniti, circostanza che suggerisce che potremmo lanciare bombe e missili indefinitamente o fino a quando le munizioni non saranno esaurite, senza nessuno scopo strategico&#8221;.</p>



<p>&#8220;<strong>Non abbiamo imparato nulla dalle nostre follie degli ultimi 25 anni</strong>, nel corso dei quali ci siamo dimostrati incapaci di connettere con chiarezza fini, modi e mezzi nel momento decidere quando e in quali circostanze usare la forza?&#8221; (sul punto, illuminante un articolo, sempre di&nbsp;<a href="https://responsiblestatecraft.org/africa-terrorism/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Responsibile Statecraft</a>, dal titolo: &#8220;Il terrorismo in Africa è aumentato del 100.000% durante la &#8216;guerra al terrorismo&#8217;”, che riferisce i risultati di uno studio dettagliato dell&#8217;<em>Africa Center for Strategic Studies</em>, un istituto di ricerca del Pentagono).</p>



<p>&#8220;Per quegli stati che possono permetterselo [&#8230;]&#8221;, prosegue Russel &#8220;le bombe sono diventate la via preferenziale per controllare il sistema internazionale. Eppure, è difficile ricordare qualcuno di questi attacchi che abbia avuto un impatto positivo e duraturo una volta svaporati i titoli e filmati [sui media]. Ma, stranamente, questi strumenti di guerra conservano una forte presa sul governo e sull’immaginazione collettiva, come se si trattasse di mettere in atto un&#8217;azione &#8216;decisiva&#8217; che, curiosamente, dimostrerebbe forza, impegno e risolutezza&#8221;.</p>



<p>&#8220;La realtà è che la guerra d’attacco – caratterizzata da attacchi a lungo raggio con aerei e missili – raramente ha raggiunto i risultati politici e strategici pubblicizzati. Eppure rimane&nbsp;<strong>una pericolosa chimera, una sorta di droga</strong>, per un paese che, come gli Stati Uniti, è alla disperata ricerca di un modo facile ed economico per mantenere l&#8217;influenza, il controllo e il primato globale in un mondo caotico. Come tutte le droghe, la scarica [adrenalinica] iniziale è fantastica, ma la dipendenza a lungo termine è, alla fine, molto più che distruttiva, nonché pericolosa e difficile (se non impossibile) da eliminare&#8221;.</p>



<p>Anche Russel indica come unica via di uscita alla crisi quella di porre fine alla guerra di Gaza, &#8220;invece di restare invischiati in un allargamento del conflitto senza che si intraveda un obiettivo strategico. Circondati dalle macerie provocate in tutto il mondo da raid che risalgono a oltre mezzo secolo fa, si potrebbe pensare che sia giunto il momento di entrare in un centro di riabilitazione per affrontare la nostra dipendenza, ma quest&#8217;ultima ondata di raid dice che la nostra abitudine rimane più forte che mai&#8221;.</p>



<p>Senza esito per quanto riguarda la navigabilità del Mar Rosso, semmai peggiorata dal fuoco incrociato, la missione Usa ha però ottenuto un risultato che i falchi di Washington festeggiano come successo: <strong>ha impedito che l&#8217;Arabia Saudita, in guerra con gli Houti dal 2014,&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/yemen-usa-e-uk-iniziano-una-nuova-guerra" target="_blank" rel="noreferrer noopener">finalizzassero un accordo di pace</a>&nbsp;</strong>ormai a portata di mano con i loro antagonisti.</p>



<p>Sarebbe stato un passo ulteriore nella via della distensione tra sauditi e iraniani (alleati degli Houti) che i falchi in questione, ossessionati dall&#8217;idea di bombardare Teheran, hanno così sabotato. Esito più che nefasto: va ricordato che la guerra tra la coalizione a guida saudita (supervisionata dagli Usa) e gli Houti ha mietuto&nbsp;<a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/yemen-la-strage-nel-silenzio-massacro-bambini-innocenti-un-morto-ogni-9-minuti" rel="noreferrer noopener" target="_blank">377mila</a>&nbsp;vite, tra morti dirette e indirette, e causato la morte o la mutilazione di&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/guerra-in-yemen-10mila-bambini-uccisi-o-mutilati" rel="noreferrer noopener" target="_blank">10mila</a>&nbsp;bambini. Nuova guerra, stavolta contro Usa e alleati d&#8217;Occidente, altre morti per la martoriata popolazione.</p>
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		<item>
		<title>Fuga dal Niger, armi russe all&#8217;Algeria e colloqui Usa-Talebani: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/fuga-dal-niger-armi-russe-allalgeria-e-colloqui-usa-talebani-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 17:51:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Colloqui Usa-Talebani]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal primo incontro Usa-Talebani, alla fuga dal Niger fino agli attentati in Palestina: : ecco le 5 notizie dal mondo di oggi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/niger-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I primi incontri nella storia tra Usa e Talebani si stanno svolgendo a Doha, in Qatar. L&#8217;Algeria, con la visita del capo di Stato maggiore a Mosca, è sempre di più al centro degli interessi europei e russi. Si intravedono le prime crepe nei rapporti tra Emirati Arabi Untii e Arabia Saudita in competizione sul settore energetico. Non si fermano le violenze nella Cisgiordania occupata dove un palestinese ha fatto sei feriti in una sparatoria e la Francia sta evacuando in fretta e furia i suoi connazionali in Niger per paura di rappresaglie.<strong> Ecco le cinque notizie del giorno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Talebani e Usa si incontrano per la prima volta</h2>



<p>Dopo la caduta della Repubblica islamica dell&#8217;Afghanistan, il 15 agosto 2021, per mano dei <strong>talebani</strong>, il Paese è stato tagliato fuori dal resto del mondo. Senza nessuna relazione diplomatica &#8211; fatta eccezione per qualche Paese come l’Iran &#8211; Kabul è isolata e sotto embargo. La crisi economica non ha tardato ad arrivare provocando una diffusa povertà tra tutti i ceti sociali. La crisi umanitaria che ne è scaturita ha spinto gli <strong>Usa</strong> ad aprire i primi dialoghi con i Talebani che si stanno svolgendo adesso a Doha, in Qatar. &#8220;Abbiamo discusso della situazione economica nel Paese, di diritti umani, di esigenze umanitarie, di preoccupazioni in materia di sicurezza, di inclusione e di contrasto al narcotraffico”, ha scritto Thomas West, rappresentante speciale degli Usa per l&#8217;Afghanistan, sul suo profilo ufficiale su Twitter al termine dei due giorni di colloqui. Gli Usa si sono dichiarati disponibili a un &#8220;dialogo tecnico&#8221; con i talebani aprendo così un scenario completamente inedito.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mano russa imperversa ancora in Africa: armi all’Algeria</h2>



<p>&#8220;Le relazioni russo-algerine si stanno sviluppando in modo particolarmente dinamico e positivo. Abbiamo dato un chiaro segnale al mondo intero che la <strong>Russia</strong> e l&#8217;<strong>Algeria</strong> sono impegnate a portare avanti una politica estera indipendente e a difendere i loro interessi nazionali, nonostante le pressioni senza precedenti dell’Occidente”. Queste le parole del ministro della Difesa russo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-shoigu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sergej Shoigu</a> che oggi ha accolto a Mosca il capo di Stato maggiore della Repubblica democratica popolare algerina, il generale Said Shanegrikha. Shoigu ha rinnovato l’impegno russo nel migliorare le capacità militari delle forze armate dell’Algeria. Mosca sta penetrando sempre di più nel continente africano lasciando pochi Paesi indietro. Con Algeri i rapporti sono sempre stati stretti e duraturi ma adesso il Paese maghrebino si trova a doversi destreggiare tra due interessi: quello di compiacere i Paesi europei &#8211; Italia al primo posto &#8211; nel rifornimento di risorse energetiche e la Russia come garante di vecchia data della sua difesa bellica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una velata lotta di potere tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi sta forse incrinando i rapporti tra i due giganti energetici?&nbsp;</h2>



<p>Una società privata di servizi energetici con sede a Dubai Kent è stata appena acquisita dalla compagnia Nesma&amp;Co, parzialmente di proprietà del Fondo pubblico di investimento dell&#8217;Arabia Saudita (Pif). L’espansione delle compagnie saudite come Nesma&amp;Co sono appannaggio dell’avanzamento del potere del Primo ministro <strong>Mohammad bin Salman</strong>, principe saudita che a mano a mano sta cercando di sorpassare Dubai e far diventare Riyad il centro economico e petrolifero di tutto il Medio Oriente. Infatti da poco le tensioni tra il principe ereditario saudita e il suo ex mentore, il presidente degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> Mohammed bin Zayed, sono ora allo scoperto, sia per la politica energetica che per il loro posizionamento geopolitico nella regione. Malgrado i due Paesi si dichiarino amici “strategici”, sembra che siano ai ferri corti sul petrolio dopo che Riad ha siglato l’accordo con la Russia nell’ambito dell’Opec. Che si stia aprendo uno scenario di crisi nel cuore del <strong>Medio Oriente</strong>?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Altro giorno di fuoco in Cisgiordania</h2>



<p>Nell’insediamento israeliano di Màale Adumim, nella <strong>Cisgiordania occupata</strong>, è avvenuta una sparatoria che ha visto coinvolti un palestinese e sei coloni israeliani rimasti feriti. Il presunto attentatore palestinese è stato poi colpito e ucciso da un agente fuori servizio. Sul posto si sono subito recati il capo della polizia israeliana <strong>Kobi Shabtai</strong> e il ministro della Sicurezza nazionale <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-itamar-ben-gvir-il-volto-nuovo-del-nazionalismo-israeliano.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Itamar Ben-Gvir</a>. &#8220;I combattenti della resistenza non si fermeranno per difendere la nostra terra e i nostri luoghi sacri&#8221;, ha dichiarato subito dopo l’attacco il portavoce di Hamas, Abd al Latif al Qanou. Sempre oggi, nella città palestinese di <strong>Sebastia</strong>,&nbsp;nord di Nablus, nella Cisgiordania occupata, le Forze di di fesa israeliane hanno effettuato un’operazione nel sito archeologico della città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fuga francese dal Niger</h2>



<p>&#8220;Di fronte a una situazione di sicurezza che si va degradando a Niamey e approfittando della relativa calma in città, si sta preparando un&#8217;operazione di evacuazione aerea”, ha reso noto l&#8217;<strong>ambasciata francese</strong> a Niamey. Dopo il golpe del 26 luglio per mano dell’esercito, la Francia sta evacuando i primi connazionali presenti in loco per paura di una ritorsione anti francese che ha scosso negli ultimi anni altri Paesi della regione. L’operazione di <strong>evacuazione</strong> dei civili è iniziata oggi e sta continuando irrefrenabilmente. I voli previsti per la giornata di oggi sarebbero tre. Già due Airbus A330 militari sono arrivati all&#8217;aeroporto civile di Niamey e dovrebbero arrivare a Parigi in serata. Un terzo volo sta arrivando in Niger.</p>
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