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	<title>Apartheid Archives - InsideOver</title>
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	<title>Apartheid Archives - InsideOver</title>
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		<title>Soweto e Gaza: l’ombra lunga dell’apartheid</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/soweto-e-gaza-lombra-lunga-dellapartheid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 17:07:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="650" height="345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg 650w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-600x318.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-300x159.jpeg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Anche questo 16 Giugno in Sudafrica si festeggia lo Youth Day,  una ricorrenza volta a celebrare l’importanza dei giovani nel Paese e l’impegno per la loro istruzione e crescita. La scelta della data coincide con quella deal massacro di studenti avvenuto a Soweto nel 1976, durante le manifestazioni contro l’imposizione dell’afrikaans come lingua primaria ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/soweto-e-gaza-lombra-lunga-dellapartheid.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="650" height="345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg 650w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-600x318.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-300x159.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Anche questo 16 Giugno in Sudafrica si festeggia lo <em>Youth Day, </em> una ricorrenza volta a celebrare l’importanza dei giovani nel Paese e l’impegno per la loro istruzione e crescita. La scelta della data coincide con quella deal massacro di studenti avvenuto a <a href="https://it.insideover.com/storia/cose-stato-lapartheid-le-violenze-la-lotta-leredita-di-desmond-tutu.html">Soweto</a> nel 1976, durante le manifestazioni contro l’imposizione dell’afrikaans come lingua primaria ed obbligatoria nelle scuole del Paese, un linguaggio minoritario e appartenente alla minoranza bianca della nazione; la polizia aprì il fuoco sugli studenti causando tra le 170 e le 700 vittime. Tra queste il 12enne Hector Pieterson, il cui corpo senza vita venne immortalato dal fotografo Sam Nzima, in una fotografia destinata a scuotere il Sudafrica e il resto del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1000" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4.jpeg" alt="" class="wp-image-474357" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4.jpeg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-600x405.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-300x203.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-4-768x518.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><br><br>Questa ricorrenza appare ancora più attuale oggi, mentre vediamo le stesse immagini in un altro contesto. Le operazioni militari israeliane nella striscia di Gaza hanno causato, negli ultimi 2 anni, più di 40.000 vittime. E c’è di più: una alleanza strategica e ideologica tra il Sudafrica dell’apartheid e Israele di oggi. Per capire, occorre fare un salto indietro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La situazione Sudafricana</strong></h2>



<p>In Sudafrica, dal 1948, era in vigore il regime di apartheid, un sistema istituzionalizzato di segregazione razziale imposto dal governo della minoranza bianca. Questo sistema non si limitava a discriminazioni sociali o culturali, ma era strutturato legalmente per escludere la popolazione nera da ogni ambito decisionale e da gran parte della vita pubblica: scuole, ospedali, mezzi di trasporto, quartieri e parchi pubblici erano rigidamente separati. I neri non avevano diritti politici, non potevano possedere terre in aree “bianche” e venivano spesso trasferiti con la forza in riserve dette <em>bantustan</em>, vere e proprie regioni ghetto spacciate come stati “indipendenti” e governate da fantocci di Pretoria e che nessuno, al di fuori del governo Sudafricano, riconosceva come davvero libere. Le relazioni sociali “accettabili” fra bianchi e neri erano ridotte all’osso e i matrimoni misti erano proibiti. L’apartheid rappresentava dunque una negazione totale dei dirtti umani fondamentali. </p>



<p>Il governo di Pretoria si trovava&nbsp; anche invischiato in una guerra nella vicina Angola e l’esercito doveva fronteggiare un’ insurrezione nella attuale Namibia, che veniva occupata dal Sudafrica fin dal 1915, illegalmente secondo la risoluzione ONU 296.<br>Il massacro a Soweto del 1976 determinò un ulteriore inasprimento dell’isolamento internazionale del Sudafrica, come dimostrato con la risoluzione ONU 392 che ribvadiva la natura disumana e criminosa dell’apartheid.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="695" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08.jpeg" alt="" class="wp-image-474358" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-600x407.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.08-768x521.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La repressione della manifestazione studentesca accese la rivolta in altre città del Paese, con scontri di piazza che si protrassero per diversi mesi. Il boicottaggio internazionale e la resistenza al regime ebbe una forte accelerazione dopo il massacro.<br>La strage smosse infatti le coscienze dell’opinione pubblica internazionale perché era il chiaro ed inevitabile risultato di un sistema oppressivo dove la sproporzione della forze in campo era evidente (poliziotti che sparano su bambini inermi) e le rivolte mostravano che il governo di Pretoria non godeva di nessuna legittimità, se non quella di una minoranza razzista bianca (perfino alcuni studenti bianchi si unirono alle manifestazioni per protestare contro l’uccisione dei bambini). L’apartheid non era “una questione interna”, come cercava di sostenere il governo, ma un crimine contro l’umanità e come tale la riguardava per intero. Le “necessità di sicurezza” sostenute da Pretoria perdevano di significato dopo il massacro di Soweto data la condizione delle vittime, minorenni e disarmati; anzi, fu proprio dopo la strage che l’<em>uMkhonto weSizwe</em> (Lancia della Nazione), il braccio armato dell’<em>African National Congress</em>, il principale gruppo antiapartheid del Paese, aumentò drasticamente il proprio livello di operazioni militari, rinforzato da un maggiore afflusso di reclute. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La strana alleanza</strong></h2>



<p>E proprio mentre il cappio delle sanzioni, dei boicottaggi, della resistenza interna e dell’isolamento internazionale si stringeva intorno al governo razzista sudafricano, Pretoria trovava un amico: Israele.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="976" height="549" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5.jpeg" alt="" class="wp-image-474359" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5.jpeg 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-5-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></figure>



<p>L’ala “socialista” del sionismo israeliano ufficialmente non vedeva di buon occhio l’apartheid, e quasi tutta la classe dirigente <em>afrikaaner </em>aveva espresso simpatie per la germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Difficile immaginare un’amicizia più improbabile, per di più quando si parla di Paesi distanti migliaia di chilometri. Tuttavia, i punti in comune fra i due Paesi non erano pochi. In primis la consapevolezza di rappresentare un corpo estraneo nella propria area geografica, percepito come una sorta di progetto coloniale europeo, nonostante ci fossero delle differenze storiche (i bianchi erano presenti in Africa australe dal 1700 ca.) e ideologiche (sionismo). Essere un Paese circondato da nemici era un altro punto in comune fra le due nazioni, una da Stati arabi ostili, l’altra da Stati africani che ritenevano la<em> white minority rule</em> un abominio. Questo aveva comportato una mentalità di assedio nella popolazione e nei governi dei due Paesi, creando società militarizzate. Tel Aviv e Pretoria cercavano di ottenere una superiorità tecnologico-militare schiacciante per compensare il divario numerico tra loro ed i propri nemici, creando una convergenza anche nelle tattiche militari.<br><br>Se la comunità ebraica Sudafricana era già la maggior sostenitrice economica pro capite di Israele dal 1948, sotto la spinta del<em> Jewish Board of Deputies</em> prima e dell’<em>Israel &#8211; South Africa Friendship League</em> poi, il rapporto fra i due Paesi si fece sempre più amichevole, mosso da necessità economiche e affinità ideologiche. Accordi commerciali e militari segreti vennero sanciti e rinnovati durante la visita ufficiale a Gerusalemme del presidente Sudafricano John Vorster, noto ammiratore di Hitler, nel 1976, poco prima dei fatti di Soweto. Mentre gli ebrei sudafricani contrari all’apartheid e alcuni israeliani schifati dalla visita di un simpatizzante nazista protestavano, si delineava in maniera più netta una convergenza fra i due Paesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="650" height="345" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg" alt="" class="wp-image-474360" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283.jpeg 650w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-600x318.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.07-3-e1750093764283-300x159.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure>



<p><br></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La cooperazione militare ed economica</strong></h2>



<p>Già dagli anni ‘60 Pretoria e Tel Aviv erano soci in affari: il Sudafrica produceva preziose materie prime, tra cui l’uranio, indispensabile per qualsiasi progetto nucleare. Israele era interessato all’acquisizione di tale materiale per i propri programmi civili e militari. Lo scambio appariva proficuo per entrambi: Tel Aviv avrebbe acquistato in segreto grandi quantità di uranio sudafricano, eludendo gli organi di controllo internazionali sull’energia atomica, mentre Pretoria avrebbe finalmente trovato uno sbocco per le proprie materie prime, che rischiavano di rimanere invendute dato l’isolamento internazionale nel quale si trovava.<br>Il regime sudafricano aveva inoltre disperatamente bisogno del <em>know-how</em> israeliano su questioni militari e tecnologiche, e Israele intravide una possibilità di fare lucrosi affari tramite la propria industria bellica.<br><br>La cooperazione rese possibile l’ottenimento dell’arma nucleare, con l’uranio Sudafricano scambiato con le competenze degli ingegneri israeliani per sviluppare missili balistici. Il ricondizionamento degli aerei da guerra francesi Mirage III da parte di Israele a favore dei sudafricani per aggirare le sanzioni sui sistemi d’arma e il misterioso test nucleare congiunto noto come “<em>Vela Event</em>” nelle acque dell’Oceano Indiano sono solo alcune delle applicazioni pratiche dell’accordo segreto SECMENT, firmato dai due Paesi nel 1975, che regolamentava gli scambi militari ed economici fra le due nazioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="674" height="504" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06.jpeg" alt="" class="wp-image-474361" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06.jpeg 674w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06-600x449.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-16-at-18.59.06-300x224.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px" /></figure>



<p>L’idillio crebbe ulteriormente con l’ascesa al potere del Likud in Israele, che trasformò una cooperazione strategica a tutto campo in alleanza ideologica. Come riporta il libro “T<em>he Unspoken Alliance</em>” del giornalista Sasha Polakow-Suransky, la vicinanza tra Pretoria e il partito era già esplicitata del forte sostegno economico da parte degli ebrei Sudafricani allineati al governo bianco per il partito di estrema destra Herut, l’antenato del Likud. Entrambi i governi vedevano infatti nelle rivendicazioni dei popoli oppressi, palestinesi da un lato e africani neri dall’altro, non lotte legittime per l’autodeterminazione, ma minacce esistenziali da soffocare con ogni mezzo. Entrambi i regimi sposarono la causa delll&#8217;etnonazionalismo, considerando la supremazia del proprio gruppo come fondamento dello Stato e giustificando così politiche di segregazione, repressione e violenza.&nbsp;</p>



<p>L’interscambio tra i due regimi si ampliò anche alla sfera dell’intelligence, della formazione militare e della propaganda. Ogni critica internazionale doveva essere derubricata a antisemitismo (nel caso israeliano) o antioccidentalismo (nel caso sudafricano), spostando l’attenzione dalle dinamiche interne verso quelle esterne: il Sudafrica stava partecipando a una crociata di resistenza verso il “comunismo internazionale” in Africa, mentre Israele lottava per mantenere viva l’unica “democrazia” in Medio Oriente contro i regimi dittatoriali arabi. È all’interno di questa narrazione strategica che viene giustificata anche l’odierna campagna contro l’Iran: se l’intervento israeliano contro Teheran ha precise esigenze strategico-militari per il governo Netanyahu è indubbio che l’esternalizzazione dell’azione militare ha i vantaggi specifici della distrazione dal fronte interno, così come già collaudato nel caso Sudafricano.<br></p>



<p>Anche quando, sotto pressione statunitense, Israele si accodò con reticenza alla sanzioni contro il Sudafrica negli anni ‘80, continuò comunque a portare avanti progetti militari segreti e commercio in armi con Pretoria, con gli scambi che raggiunsero il picco con circa 2 miliardi di dollari a metà del decennio, almeno secondo i carteggi tra generali sudafricani e il comparto militare industriale. Alla fine, dopo decenni di lotta armata, proteste popolari e isolamento politico, il governo sudafricano fu costretto a negoziare. Nel 1990 Nelson Mandela venne liberato dopo 27 anni di prigionia. Nel 1994 si tennero le prime elezioni libere della storia del Paese, che sancirono la fine formale dell’apartheid e l’ascesa al potere dell’African National Congress. Il nuovo governo democratico espresse subito solidarietà alla causa palestinese, riconoscendo nella loro lotta le stesse radici della propria. Mandela dirà che il popolo del Sudafrica non avrebbe mai dimenticato il sostegno di Israele al regime di apartheid. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Da un aparthied ad un altro</strong></h2>



<p>A quasi cinquant’anni dal massacro di Soweto, l’eco di quei giovani uccisi ha un suono tragicamente familiare nel nostro presente, che non arriva più dalle <em>township </em>sudafricane ma dalle rovine della Striscia di Gaza. L’operazione militare israeliana in corso, la più lunga, devastante e letale nella storia del conflitto, ha avuto il risultato di uccidere o ferire quasi 50.000 bambini, negando a molti di più la possibilità di avere un&#8217;istruzione, una vita dignitosa ed un futuro.<br>Secondo molti organi internazionali per i diritti umani come Amnesty International, la Human Rights Watch, il Centro B’Tselem e la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, oggi Israele applica una versione leggermente diversa, ma identica nella sostanza, dell’apartheid sudafricano. Gaza è, così come Soweto 49 anni fa, il risultato più terribile ed inevitabile dell’utilizzo di queste politiche. Anche la risposta israeliana alla catastrofe umanitaria segue il triste copione già scritto e provato, bollando le preoccupazioni umanitarie con la retorica dell’autodifesa, una narrativa già collaudata per delegittimare ogni resistenza e nascondere la violenza strutturale delle politiche di apartheid. Esattamente come il governo di Pretoria giustificò gli spari contro i bambini di Soweto con gli stessi argomenti.<br></p>



<p></p>



<p>Come allora, anche oggi, cresce in tutto il mondo il rifiuto di questa logica. I boicottaggi accademici, culturali, sportivi, economici si moltiplicano, così come le proteste globali. A compiere uno dei passi più netti e carichi di significato simbolico è proprio il nuovo Sudafrica democratico, che nel dicembre 2023 ha intentato una causa presso la Corte Internazionale di Giustizia accusando Israele di genocidio. Un atto che non è solo legale, ma storico: un Paese liberato dall’apartheid che chiama in giudizio uno Stato accusato di praticarlo. Ma non basta. </p>



<p>La comunità internazionale deve, inequivocamente, chiedere a Israele di rispettare i diritti umani e quello internazionale, tagliando ogni sostegno politico, economico e militare a Tel Aviv. “La nostra libertà è incompleta senza quella dei Palestinesi”, affermava Nelson Mandela, implicando che la lotta per la sopravvivenza e la dignità dei ragazzi di Soweto è, oggi come allora, la stessa di quelli Palestinesi.</p>
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		<title>Gender Apartheid: il gap nel diritto internazionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/gender-apartheid-il-gap-nel-diritto-internazionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 17:45:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[crimini contro l'umanità]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Apartheid di genere è un espressione sempre più utilizzata per descrivere l&#8217;oppressione sistematica che le donne subiscono in Paesi governati da regimi fondamentalisti. Tuttavia, a differenza di altri crimini riconosciuti dal diritto internazionale, non esiste ancora una convenzione specifica che definisca e sanzioni questa forma di discriminazione come crimine contro l&#8217;umanità. È quindi necessaria la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/gender-apartheid-il-gap-nel-diritto-internazionale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6C2D3CB6C7C63B90BD00BBD52C9EA906-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Apartheid di genere</strong> è un espressione sempre più utilizzata per descrivere l&#8217;oppressione sistematica che le donne subiscono in Paesi governati da regimi fondamentalisti. Tuttavia, a differenza di altri crimini riconosciuti dal diritto internazionale, non esiste ancora una convenzione specifica che definisca e sanzioni questa forma di discriminazione come <strong>crimine contro l&#8217;umanità</strong>. È quindi necessaria la creazione di un trattato che stabilisca standard internazionali per la <strong>giustizia di genere</strong>, riconoscendo ufficialmente il <strong>Gender Apartheid</strong>.</p>



<p>L’apartheid di genere, analogamente a quello razziale, si fonda su un sistema strutturato e sistematico di <strong>discriminazione</strong>, in cui una parte della popolazione, in questo caso donne ma anche la comunità Lgbtqia+, viene emarginata, privata dei propri diritti fondamentali e relegata a una posizione subordinata nella società. Si tratta di un meccanismo di potere che non si limita a episodi isolati di ingiustizia, ma si manifesta attraverso <strong>leggi, politiche e pratiche istituzionali </strong>che normalizzano la disuguaglianza e ne garantiscono la perpetuazione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Esempi di apartheid di genere</h2>



<p>Un chiaro esempio di apartheid di genere è rappresentato dall&#8217;<strong>Afghanistan</strong>, dove, ​con il ritorno al potere dei talebani dall&#8217;agosto 2021, le donne sono state soggette a una<a href="https://it.insideover.com/religioni/donne-senza-finestre-lultimo-degli-80-decreti-dei-talebani-per-lapartheid-di-genere.html"> serie di restrizioni</a> sempre più aggressive in particolare nei confronti delle donne. Le leggi draconiane imposte dal regime talebano,  giustificate da un&#8217;interpretazione estremamente restrittiva della Sharia, hanno sistematicamente escluso le donne dalla vita pubblica, limitando drasticamente i loro diritti fondamentali. </p>



<p>Le donne sono ridotte a meri oggetti a disposizione degli uomini, senza libertà di cantare, recitare o leggere ad alta voce in pubblico, di indossare abiti diversi dal burqa, di frequentare scuole e università, di viaggiare e spostarsi liberamente senza la presenza di un uomo della famiglia, ma anche di frequentare luoghi come palestre, saloni di bellezza e parchi pubblici. Il concetto di apartheid di genere è stato formulato <strong>per la prima volta </strong>proprio dalle attiviste e femministe afghane per i diritti umani in risposta alla sistematica oppressione delle donne e delle ragazze imposta dai talebani negli anni Novanta. E, come sappiamo, l&#8217;incubo è tornato dopo l&#8217;agosto 2021.</p>



<p>Nel dibattito internazionale, l’attenzione si è concentrata molto anche sull’<strong>Iran</strong>, dove attiviste, giuriste e studiose sostengono che il regime della Repubblica Islamica attui una sistematica esclusione delle donne dalla piena cittadinanza, attraverso norme e regolamenti che limitano la loro libertà personale, i loro diritti civili e politici, nonché l’accesso all’istruzione, al lavoro e alla vita pubblica. Secondo le testimonianze dirette, la condizione delle donne in Iran non può essere interpretata semplicemente come una forma di discriminazione, ma rappresenta un vero e proprio regime di apartheid di genere, che dovrebbe essere riconosciuto come crimine secondo il diritto internazionale, al pari dell’apartheid razziale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La proposta delle Nazioni Unite</h2>



<p>La VI Commissione dell’<strong>Assemblea generale delle Nazioni Unite </strong>ha esaminato il tema dei crimini contro l’umanità nella proposta di <strong>Convenzione per la redazione e la punizione dei crimini contro l&#8217;umanità</strong>, al cui interno verrà inserito il crimine di <strong>Gender Apartheid</strong>. Sebbene esista una convenzione sui crimini di guerra, le <strong>Convenzioni di Ginevra</strong>, che prevedono anche la protezione dei diritti delle donne in tempi di guerra, non esiste una convenzione analoga che disciplini i crimini contro l&#8217;umanità in tempi di pace.</p>



<p>Nel diritto penale internazionale, il crimine più vicino a descrivere le violazioni sistematiche dei diritti delle donne è la <strong>persecuzione di genere</strong>, riconosciuta dallo <strong>Statuto di Roma</strong> come crimine contro l’umanità. Questo reato si configura quando un gruppo è oggetto di attacchi mirati e reiterati, basati esclusivamente sulla propria identità di genere. Tuttavia, questo strumento giuridico risulta ancora insufficiente per descrivere e contrastare quei sistemi statali e ideologici che impongono una dominazione strutturale e sistematica fondata sul genere.</p>



<p>È in questo vuoto concettuale che si inserisce il dibattito sull’<strong>apartheid di genere</strong>, un termine che punta a evidenziare non solo la violenza o la <strong>discriminazione episodica</strong>, ma la presenza di interi sistemi legali, politici e culturali progettati per subordinare un genere rispetto a un altro. A differenza della persecuzione, l’apartheid implica un&#8217;<strong>intenzionalità politica</strong>, oltre che una visione del mondo imposta attraverso leggi, istituzioni, propaganda e pratiche sociali, spesso giustificate in nome della religione, della morale o della sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La presentazione della campagna &#8220;Stop all&#8217;apartheid di genere in Afghanistan&#8221; al Parlamento italiano</h2>



<p>Martedì 8 aprile sono stati presentati in Parlamento i <a href="https://www.giuristidemocratici.it/2025/04/incontro-sullafghanistan-a-cura-del-cisda/">risultati </a>della campagna &#8220;<strong>Stop all&#8217;apartheid di genere in Afghanistan</strong>&#8221; portata avanti dal Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane (<strong>Cisda</strong>). Da novembre 2024 il Cisda ha iniziato la campagna con una<strong> raccolta firme</strong>, ancora aperta, e che hanno presentato ufficialmente al Parlamento Italiano. Attualmente si contano più di 2mila firme ottenute da più di 80 associazioni. </p>



<p>La campagna mira proprio a colmare il vuoto giuridico, chiedendo che l’apartheid di genere venga riconosciuto nei trattati internazionali come crimine contro l’umanità, sullo stesso piano dell’apartheid razziale. Allo stesso tempo, punta al riconoscimento del sistema di apartheid di genere attuato in modo strutturale e sistematico in Afghanistan.</p>



<p>Si chiede alla comunità internazionale di adottare da subito misure di condanna per evitare qualsiasi forma di legittimazione del regime talebano, responsabile di gravi violazioni dei diritti umani e degli obblighi internazionali. Lo Stato italiano ha sottoscritto, insieme a molti altri Paesi, diverse convenzioni internazionali a tutela dei diritti fondamentali e della libertà delle donne, come la <strong>convenzione Onu del 1979 </strong>sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (<strong>Cedaw</strong>). &#8220;Questi atti internazionali pongono a carico dello Stato italiano obblighi a cui non può sottrarsi di fronte alle gravissime violazioni subite dalle donne a livello internazionale&#8221; sostiene fermamente il Cisda.</p>



<p><strong>Belqis Roshan,</strong> senatrice del Parlamento afghano e attivista per i diritti delle donne costretta a lasciare il Paese dopo il ritorno dei Talebani, durante l&#8217;incontro in Parlamento ha sottolineato che, per quanto sia importante riconoscere i crimini perpetrati dal governo talebano nei confronti delle donne riconoscendo quindi l&#8217;esistenza di un&#8217;apartheid di genere, molti governi ancora sostengono l&#8217;Afghanistan e si pongono complici dei crimini commessi. </p>



<p>Lo stesso accade in altri contesti internazionali, come nel caso della Siria e del genocidio dei Palestinesi, dove il silenzio e il supporto a regimi oppressivi non fanno altro che perpetuare la palese violazione dei diritti umani.</p>
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		<title>Donne senza finestre: l&#8217;ultimo degli 80 decreti dei Talebani per l&#8217;apartheid di genere</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/donne-senza-finestre-lultimo-degli-80-decreti-dei-talebani-per-lapartheid-di-genere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2025 11:02:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Sharia]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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<p>Sabato 28 dicembre un nuovo decreto emesso dal governo afghano impone il divieto di avere finestre su aree destinate alle donne.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025010423294335_429cdaaa1722937c283c0cb62a678d0b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025010423294335_429cdaaa1722937c283c0cb62a678d0b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025010423294335_429cdaaa1722937c283c0cb62a678d0b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025010423294335_429cdaaa1722937c283c0cb62a678d0b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025010423294335_429cdaaa1722937c283c0cb62a678d0b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025010423294335_429cdaaa1722937c283c0cb62a678d0b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_2025010423294335_429cdaaa1722937c283c0cb62a678d0b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sabato 28 dicembre un <strong>nuovo decreto </strong>emesso dal <strong>governo afghano </strong>impone il <strong>divieto di avere finestre </strong>su aree destinate alle donne, imponendo la chiusura di quelle già esistenti. Il Governo ha imposto alle autorità locali di monitorare i cantieri per assicurarsi che non vi sia modo di vedere nelle case dei vicini. Le nuove direttive agiscono sulle nuove e vecchie costruzioni. Laddove una stanza ha già una finestra che si affaccia su una cucina, un cortile o un&#8217;area della casa dove è possibile che una donna svolga le proprie attività, il proprietario dell’immobile è obbligato a trovare una soluzione murando la finestra o utilizzando qualcosa che ne impedisca l’utilizzo e la vista attraverso &#8220;per evitare fastidi ai vicini&#8221;, afferma il decreto. Vedere le donne che lavorano in cucina, nei cortili o nei pozzi mentre raccolgono l’acqua, potrebbe indurre ad <strong>atti impuri</strong>”, si legge nel decreto a cinque articoli. Lo scopo è quello di evitare la possibilità di vedere i corpi delle donne in casa, l&#8217;unico luogo in cui possono evitare di indossare il burqa.</p>



<p>L’ultimo assurdo decreto della Polizia morale dei talebani prevede che “anche vedere il posto in cui le donne vivono, la cucina, il bagno e la porta del locale per il wc è pericoloso”. Il portavoce ufficiale dei talebani, <strong>Zabihullah Mujahid</strong>, che ha annunciato la pubblicazione del decreto su X, ha dichiarato che la normativa mira ad impedire “atti osceni”. L’applicazione del decreto è immediata, “in vigore dalla data di pubblicazione”, è specificato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="ps" dir="rtl">د ودانیو جوړولو پر مهال د همسایه ودانۍ پر لور د کړکۍ اېښودلو د څرنګوالي په اړه د عالیقد امیرالمؤمنین حفظه الله تعالی فرمان <a href="https://t.co/HKNMbrhDs6">pic.twitter.com/HKNMbrhDs6</a></p>&mdash; ارگ &#8211; ARG (@ARG_1880) <a href="https://twitter.com/ARG_1880/status/1873001062053167479?ref_src=twsrc%5Etfw">December 28, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Le donne, relegate in quelle parti della casa che secondo lo stereotipo appartengono solo a loro, verranno ulteriormente isolate affinché lo sguardo e persino l’udito non possano più percepire la loro presenza.</p>



<p>Nel mese di agosto è stato infatti introdotto il <strong>divieto di utilizzare la voce </strong>femminile per le preghiere e i canti religiosi, anch’essa considerata strumento di seduzione e una possibilità di “cadere in tentazione” per gli uomini. Dal primo novembre, invece, il ministro<strong> Khalid Hanafi </strong>ha vietato alle donne afghane di udire anche le voci delle altre donne. Perciò, “anche quando una femmina adulta prega e un&#8217;altra femmina passa nei pressi, non deve pregare a voce così alta da farsi sentire”. La voce di una donna è considerata &#8220;<strong>awrah</strong>&#8220;, il che significa che dovrebbe essere coperta e non essere udita in pubblico, ha detto Hanafi secondo il <em>New York Post</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ultime leggi dei Talebani</h2>



<p>L&#8217;ultimo provvedimento fa parte del più ampio insieme di leggi emanate dal Ministero per la Prevenzione dei vizi e la Promozione delle virtù, con lo scopo di promuovere il rispetto secondo la rigida interpretazione della <strong>Sharia</strong>, ovvero la dottrina islamica. I 35 articoli del <a href="https://it.insideover.com/societa/afghanistan-ti-tagli-la-barba-e-non-vai-in-moschea-polizia-morale-e-via-in-galera.html">compendio </a>stabiliscono una serie di divieti che colpiscono prevalentemente le donne, tra cui impossibilità di cantare, recitare o leggere ad alta voce in pubblico, restrizioni di vestiario, divieto di frequentare scuole e università, di viaggiare e spostarsi liberamente senza la presenza di un uomo della famiglia, ma anche impossibilità di frequentare luoghi come palestre, saloni di bellezza e parchi pubblici. </p>



<p>Anche con il nuovo decreto a essere colpita è per l’ennesima volta la vita delle donne, che verrà ulteriormente limitata e separata da quella degli uomini in modo drastico e sempre più preoccupante. Recentemente sono stati vietati alle donne anche tutti i corsi (gli unici consentiti) per l’accesso alle professioni sanitarie, compresa <strong>ostetricia</strong>, una delle poche professioni aperte alle donne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Niente donne nelle Ong</h2>



<p>Qualche giorno dopo le ultime direttive, il regime ha anche annunciato la <strong>chiusura di associazioni e Ong </strong>afghane e straniere che vedono la partecipazione di donne. Un divieto simile era stato <a href="https://apnews.com/article/afghanistan-education-taliban-7583cf97e3d96e0d07cd7674c3b5a3c3">emanato </a>già nel 2022, ma senza la sua reale applicazione. Il ministero locale dell’Economia ha sottolineato lo scorso 26 dicembre che per le Ong internazionali stanziate in Afghanistan il mancato rispetto dell’ordine di non assumere collaboratrici donne, risalente a due anni fa, comporterà la sospensione della licenza e l’azzeramento di tutti i progetti in corso.</p>



<p>Il ministero ha infatti dichiarato di essere responsabile della registrazione, coordinamento, direzione e supervisione di tutte le attività svolte dalle organizzazioni nazionali e straniere. In una lettera pubblicata su X, il ministero ha poi intimato nuovamente di interrompere tutte le attività femminili nelle istituzioni non controllate dai talebani, presumibilmente perché non indossavano il velo islamico nel modo corretto. Ha poi aggiunto che “in caso di mancata collaborazione, tutte le attività di quell&#8217;istituzione saranno cancellate e anche la licenza di attività concessa dal ministero sarà annullata”.</p>



<p>Nonostante le promesse di una maggiore libertà per le donne, sin dal ritorno dei talebani nell’agosto 2021 le donne sono state progressivamente bandite dalla vita pubblica, creando quella che le Nazioni Unite hanno denunciato come “<strong>apartheid di genere</strong>”. Ben <strong>ottanta </strong>sono state in tutto le restrizioni fino ad oggi.</p>
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		<title>Parli di Palestina? Sei antisemita!</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/no-other-land-il-docu-film-israelo-palestinese-accusato-di-antisemitismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2024 07:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA["No other land"]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Berlinale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=417150</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="554" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-600x277.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-1024x473.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-768x355.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>"No other land" racconta la brutalità degli sfratti israeliani in Cisgiordania  e vince al festival di Berlino tra le accuse di antisemitismo </p>
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<p>Un collettivo israelo-palestinese ha vinto al festival del cinema <strong>La Berlinale </strong>con un docufilm che racconta la brutalità degli sfratti israeliani in Cisgiordania. A <strong>Masafer Yatta</strong>, zona collinare al sud di Hebron, i bulldozer israeliani demoliscono intere abitazioni con i coloni dietro le colline che fremono per poterle occupare una a una.</p>



<p>Il film è stato acclamato dalla critica e dal pubblico portando alla ribalta una tematica che passa in sordina ormai da decenni. Dietro il clamore si è aperta però una voragine di <strong>critiche e minacce di morte</strong>.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="NO OTHER LAND | Il trailer del documentario | HOT CORN" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/1lTHJvcfIbA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_1lTHJvcfIbA");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Masafer Yatta: la resistenza non violenta palestinese contro le demolizioni</h2>



<p>Masafer Yatta è una regione semidesertica situata nel distretto meridionale di <strong>Hebron</strong>, in <strong>Cisgiordania</strong>. Comprende 12 villaggi e migliaia di residenti. Il 4 maggio 2022 la Corte Suprema israeliana aveva respinto i ricorsi dei residenti palestinesi che avevano aperto una lunga battaglia legale per evitare lo sfratto collettivo. È una storia lunga che risale agli anni ’80, quando l’esercito israeliano rivendicò quel territorio come suo per <strong>scopi militari</strong>, e volendo costruire un grande poligono di tiro dell’esercito. Da quel momento Masafer Yatta è stata <strong>presa di mira e resa teatro di sfratti massivi</strong>. Dopo aver perso la battaglia legale durata venti anni, la situazione è precipitata. La Corte Suprema ha respinto i ricorsi dei residenti sentenziando così lo sfratto di 1300 persone da otto villaggi, dei quali 500 sono bambini. Si sta infatti assistendo a <strong>una delle più grandi espulsioni di massa di palestinesi dal 1967</strong>, quando Israele vinse la Guerra dei sei giorni e occupò Cisgiordania, Gaza e Golan iniziando il processo di colonizzazione.</p>



<p>Qui si è creata una forma di resistenza non violenta, formata da attivisti palestinesi e israeliani. Tra questi anche il collettivo di quattro giovani: l&#8217;avvocato e giornalista palestinese <strong>Basel Adra</strong>, il fotografo e agricoltore palestinese <strong>Hamdan Ballal</strong>, il giornalista israeliano <strong>Yuval Abraham </strong>e la direttrice della fotografia israeliana <strong>Rachel Szor </strong>&#8211; che hanno dato vita al doc film “No Other Land”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’amicizia come lotta</h2>



<p><strong>Basel Adra </strong>è nato e cresciuto Masafer Yatta e vive il processo di pulizia etnica da quando era bambino. Insieme alla sua famiglia e ai suoi vicini, r<strong>egistra tutto quello che succede nei villaggi in questione, </strong>procurando un enorme archivio di video girati nel corso di 20 anni. Registra la graduale, lenta e inesorabile distruzione della sua terra, la violenza dei soldati israeliani che con i loro bulldozer demoliscono casa e sfrattano con la forza gli abitanti. Un processo lungo di disumanizzazione e privazioni volto ad allontanare gli abitanti della circoscrizione in qualsiasi modo.</p>



<p>Alcuni <strong>attivisti israeliani </strong>sono accorsi in aiuto della popolazioni di Masafer Yatta, tra i quali <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong>. Yuval inizia a scrive articoli di denuncia e filma ininterrottamente. In cinque anni tra Yuval e Basel nasce una <strong>forte amicizia </strong>scandita dalle riprese e la lotta non violenta contro i soldati israeliani e i coloni. Da qui la creazione del film “<strong>No Other Land</strong>”, un doc film che unisce la documentazione di archivio di Basel e il lavoro degli attivisti.</p>



<p>Il documentario si apre con l’arresto del padre di Basel, quando i soldati israeliani hanno fatto irruzione a casa loro. Le demolizioni sono visibili da subito, accompagnate dalle urla disperate dei palestinesi che vedono la propria casa distrutta. Il film si snoda attraverso il rapporto tra Basel e Yuval, divisi solo dalla loro identità. L’israeliano libero di muoversi e il palestinese completamente confinato. L’amicizia così come le <strong>profonde differenze</strong>, sono le protagoniste del film che si interroga sull’inesorabile destino dei palestinesi costretti a vivere in un <strong>regime di apartheid</strong>, privati di ogni diritto, pure quello alla sopravvivenza. Durante il corso delle riprese Basel è stato picchiato e arrestato dalle forze israeliane che sono entrare in casa sua due volte per confiscargli telecamere e computer.</p>



<p>Il film è stato accolto dalla critica in un momento cruciale e disperato come quello a cui assistiamo da cinque mesi. Il terribile <strong>attacco di Hamas del 7 ottobre </strong>e la scellerata <strong>risposta di Israele a Gaza </strong>che hanno fatto da eco tra le colline aride di Masafer Yatta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il successo alla Berlinale e le accuse di antisemitismo</h2>



<p>Il film è arrivato fino alla <strong>74esima edizione della <a href="https://www.berlinale.de/en/2024/programme/202409761.html">Berlinale</a></strong>, Festival internazionale del cinema di Berlino, dove ha vinto come <strong>miglior documentario</strong>. Il docu film è stato apprezzato da critici e pubblico che ha applaudito l’annuncio della vittoria. Sul palco Yuval e Basel hanno ringraziato e hanno ricordato il messaggio del documentario. In particolare <strong>Yuval </strong>ha detto “io e Basel abbiamo la stessa età. Io sono israeliano, Basel è palestinese. E tra due giorni torneremo in una terra dove non siamo uguali. Io vivo sotto una legge civile e Basel sotto una legge militare. Viviamo a 30 minuti l’uno dall’altro, io ho diritto di voto e Basel no. Sono libero di muovermi liberamente dove voglio mentre Basel, come milioni di palestinesi, è confinato nella Cisgiordania occupata. Questa situazione di apartheid tra di noi è disuguaglianza. Deve finire”. Un discorso che sapeva avrebbe fatto scalpore e avrebbe avuto conseguenze.</p>



<p>Lo stesso <strong>governo tedesco </strong>ha preso le distanze affermando che ogni intervento non può prescindere dalle ragioni di questo nuovo conflitto, ovvero l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Anche il <strong>sindaco di Berlino </strong>dello stesso avviso dichiarando in un tweet che “l&#8217;antisemitismo non ha posto a Berlino, e questo vale anche per la scena artistica”. La <strong>Ministra della Cultura tedesca, Claudia Roth </strong>ha espresso preoccupanti considerazioni, annunciando un’indagine “per capire se il festival ha fatto abbastanza per essere uno spazio di dialogo”. La Germania ha applicato <strong>rigide restrizioni contro ogni forma di protesta </strong>contro la guerra a Gaza. Sono vietate le manifestazioni e la bandiera palestinese. Per primo il cancelliere Olaf Scholz ha mostrato sin da subito una posizione abbastanza timida nei confronti di Tel Aviv non condannando quasi mai gli attacchi sulla popolazione civile palestinese e utilizzando la carta dell’antisemitismo più volte, rievocando il tragico passato nazista.</p>



<p>Le critiche più aspre e violente sono arrivate da <strong>Israele</strong>. Il discorso di Yuval Abraham è stato tagliato e trasmesso sul <strong>canale 11 di Israele </strong>che lo ha definito fortemente antisemita. Da quel momento il regista e la sua famiglia hanno ricevuto <strong>minacce di morte</strong>. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Israeli Director Yuval Abraham receives death threats after calling for ceasefire in Gaza | WION" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/o1zkbRKfbes?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_o1zkbRKfbes");</script>
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<p>Ne scrive direttamente sul <strong><a href="https://www.instagram.com/yuval_abraham/">suo profilo Instagram</a></strong>: “Ieri una folla di estremisti israeliani di destra si è recata a casa della mia famiglia per cercarmi, l’hanno minacciata ed è stata costretta a lasciare la città nel cuore della notte. Ho ricevuto continue minacce di morte e ho dovuto cancellare il mio volo di ritorno. Poiché la maggior parte della mia famiglia è stata assassinata dai tedeschi durante <strong>l’Olocausto</strong>, trovo particolare indignante che i politici tedeschi nel 2024 abbiano l’audacia di usare questo termine come arma contro di me, mettendo in pericolo la mia famiglia.&#8221;</p>



<p>&#8220;<strong>Se tutto è antisemita, la parola perde il suo significato</strong>&#8220;, ha aggiunto Abraham riferendosi ai commenti degli esponenti tedeschi.</p>



<p>Il film, così come la valanga di critiche ricevute, ci pongono inevitabilmente un interrogativo: perché è così difficile parlare della causa palestinese senza essere accusati di <strong>antisemitismo</strong>? L’uso, e di questi tempi, l’abuso di questa parola rischia di trasformarsi in uno strumento di censura, mettendo a tacere qualsiasi critica nei confronti della politica israeliana. Tale narrativa censoria interpreta così la resistenza palestinese come antisemita. </p>



<p>Come dice lo stesso Yuval: “Lo spaventoso uso improprio di questa parola, non solo mette a tacere le critiche palestinesi, ma anche gli israeliani come me”.</p>
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		<title>La Libia lontana dal voto, Trump escluso, il regalo russo all&#8217;Africa: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/la-libia-lontana-dal-voto-trump-escluso-il-regalo-russo-allafrica-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 17:42:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-scaled-600x410.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-1024x699.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-1536x1049.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-2048x1398.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump affronta nuove sfide per la sua candidatura presidenziale, l'Iran discute un disegno di legge da apartheid, la Libia rimane divisa sulle leggi elettorali, Mosca invia tonnellate di grano gratuito in Africa e la Bulgaria svela i dati (preoccupanti) sull'immigrazione. Ecco le cinque notizie del giorno</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-libia-lontana-dal-voto-trump-escluso-il-regalo-russo-allafrica-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">La Libia lontana dal voto, Trump escluso, il regalo russo all&#8217;Africa: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-scaled-600x410.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-1024x699.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-1536x1049.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230901191040529_9d04a5066ce879e5b74d751c8110b49a-2048x1398.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Russia si prepara a inviare decine di tonnellate di grano gratis ai Paesi africani più bisognosi; ancora fumata nera sulle leggi elettorali da parte del Comitato libico 6+6. Dati alla mano, il governo bulgaro rivela l&#8217;enorme aumento della pressione migratoria sui propri confini nel 2023 mentre gli esperti Onu stroncano la nuova proposta di legge iraniana sull&#8217;hijab, che istituirebbe un apartheid di genere. Infine, i dirigenti elettorali di diversi Stati studiano la possibilità di squalificare Donald Trump dal voto del 2024 in base al 14esimo emendamento. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Mosca regala tonnellate di grano all&#8217;Africa più bisognosa</h2>



<p>Il ministero degli Esteri russo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-lavrov.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sergej Lavrov </a>ha annunciato che &#8220;il lavoro pratico&#8221; sulle forniture di grano russo a sei dei Paesi africani più bisognosi è già cominciato. “Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Mali, Somalia e Zimbabwe riceveranno<strong> 50mila tonnellate di grano</strong> ciascuno a titolo gratuito nei mesi a venire”, ha affermato il ministro parlando agli studenti dell&#8217;Istituto Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali. La Federazione russa, ha precisato, si occuperà di tutte le spese relative all&#8217;invio, di modo che il carico arrivi in maniera <strong>completamente gratuita</strong> ai beneficiari. L’annuncio dell’iniziativa era stato fatto di persona dal presidente russo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html#:~:text=Vladimir%20Putin%20%C3%A8%20il%20presidente,servizio%20segreto%20dell'Unione%20Sovietica." target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vladimir Putin</a> al <a href="https://it.insideover.com/politica/le-manovre-di-russia-e-cina-in-africa-che-tagliano-fuori-loccidente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">summit Russia-Africa</a>. A proposito di grano, solo ieri Lavrov ha assicurato che “la Russia tornerà <strong>immediatamente</strong> all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/saltano-gli-accordi-del-grano-torna-la-guerra-psicologica-della-russia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordo sul grano</a> con l&#8217;Ucraina se sarà applicato l&#8217;annesso memorandum tra Mosca e l&#8217;Onu che prevede di togliere tutti gli ostacoli alle esportazioni dei cereali e dei fertilizzanti russi provocati dalle <strong>sanzioni</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le elezioni rimangono fuori dall&#8217;orizzonte libico</h2>



<p>Il <a href="https://it.insideover.com/guerra/prove-di-dialogo-in-libia-haftar-rinvia-la-visita-a-tripoli.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comitato 6+6 della Libia</a>, composto da rappresentanti dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">est e dell&#8217;ovest del Paese</a>, non ha ancora raggiunto un accordo definitivo sulle <strong>leggi elettorali</strong> per le prossime elezioni nazionali. Un membro dell&#8217;Alto Consiglio di Stato ha informato <em>Agenzia Nova</em> che finora il comitato si è riunito in riunioni esclusivamente consultive a Tripoli e Bengasi, ma non ha ancora tenuto una riunione ufficiale. In precedenza era stata diffusa una nota secondo la quale i lavori sulle legge elettorali si erano conclusi, ma la notizia è stata smentita da più parti. Le principali questioni che rimangono dibattute riguardano la <strong>cittadinanza</strong> del futuro presidente (se potrà avere il doppio passaporto o no), l&#8217;eleggibilità di candidati con <strong>incarichi militari</strong>, la divisione dei poteri tra premier e presidente, e l&#8217;applicazione della <strong>legge islamica</strong>. Secondo la normativa libica le elezioni dovrebbero tenersi entro 240 giorni dall&#8217;emanazione delle leggi elettorali, ma considerando le attuali difficoltà il voto slittare all&#8217;estate 2024. Egitto, Stati Uniti e Nazioni Unite hanno recentemente promosso l&#8217;idea formare un &#8220;<strong>governo unificato</strong>&#8221; che prepari il Paese alle elezioni prima che le nuove leggi elettorali vengano promulgate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre 100mila i migranti respinti in Bulgaria nel 2023</h2>



<p>Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno a oggi la Bulgaria ha respinto oltre <strong>103mila tentativi </strong>di ingresso di migranti illegali provenienti dal confine con la Turchia. Questi dati sono stati riportati dal ministro dell&#8217;Interno bulgaro Kalin Stoyanov al parlamento nazionale. &#8220;Soltanto nelle ultime 24 ore i tentativi sono stati circa mille&#8221;, ha precisato. I numeri raccolti mostrano un significativo aumento dei tentativi di varco del confine nel periodo estivo, come da prassi, ma svelano anche un dato più preoccupante sulla pressione migratoria subita dal governo di Sofia: un <strong>aumento del 57%</strong> dei tentativi di entrata rispetto allo stesso periodo nel 2022. Il Paese si posiziona nel pieno della <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/le-nuove-rotte-che-spaventano-italia-ed-europa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rotta balcanica </a>che percorrono i migranti per raggiungere l&#8217;Europa occidentale. Il ministro ha anche affermato che sono quasi 859mila i <strong>cittadini ucraini</strong> che hanno attraversato regolarmente in entrata il confine bulgaro, 167mila dei quali risiedono attualmente in Bulgaria – e comprendono oltre 50mila minori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuove leggi sull&#8217;hijab in Iran istituiscono un &#8220;apartheid di genere&#8221;</h2>



<p>I giuristi delle Nazioni Unite hanno segnalato che il progetto di legge iraniano che prevede nuove pene per le donne che non indossano il velo in pubblico potrebbe essere descritto come una forma di &#8220;apartheid di genere&#8221;. Lo scorso maggio, gli organi giudiziari e il governo iraniano hanno proposto il disegno di legge &#8220;Supporto alla cultura dell&#8217;hijab e alla castità&#8221; sollecitando pene molto severe per il crescente numero di donne che sono venute meno all&#8217;obbligo di indossare il velo, specialmente dalla morte della ventiduenne curda Mahsa Amini, morta in custodia proprio per non aver indossato appropriatamente il copricapo. La proposta aumenta le sanzioni e include altre punizioni come la confisca temporanea del veicolo. Gli esperti Onu hanno diffuso una nota in cui dichiarano che &#8220;le autorità iraniane governano il Paese esercitando una discriminazione sistematica con l&#8217;intenzione di opprimere donne e ragazze fino alla totale sottomissione&#8221;, e descrivono le nuove sanzioni come &#8220;intrinsecamente discriminatorie&#8221;, tanto da risultare in una &#8220;<strong>persecuzione di genere</strong>&#8220;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Si moltiplicano i tentativi di escludere Trump dalle elezioni</h2>



<p>I tentativi di escludere l&#8217;ex presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Donald Trump</a> dal voto del 2024 in base al 14esimo emendamento stanno prendendo slancio in diverse aree del Paese ora che i dirigenti elettorali degli Stati chiave si preparano ad affrontare le <a href="https://it.insideover.com/politica/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullincriminazione-di-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">criticità legali della candidatura</a> di Trump. La tesi per impedirgli di presentarsi alle elezioni si basa sulla sezione 3 dell&#8217;emendamento, che vieta di ricoprire cariche pubbliche a qualsiasi funzionario americano coinvolto &#8220;in un&#8217;i<strong>nsurrezione o ribellione</strong>&#8221; contro il governo degli Stati Uniti o che abbia &#8220;dato aiuto ai suoi nemici&#8221; – a meno che non gli venga garantita un&#8217;amnistia dai due terzi del Congresso. Secondo diversi giuristi le azioni di Trump risalenti al 6 gennaio di due anni fa rispettano quei criteri, essendo l&#8217;ex presidente <strong>coinvolto direttamente</strong> nell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/lincriminazione-di-trump-accelera-la-condanna-per-capitol-hill.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">insurrezione a Capitol Hill</a>. Appare inevitabile che la questione venga discussa in sede giudiziaria dal momento che i dirigenti elettorali di Florida, Ohio, Wisconsin, New Hampshire, New Mexico, Michigan, Pennsylvania, Nevada e Carolina del Nord stanno valutando di invocare la &#8220;<strong>clausola di squalifica insurrezionista</strong> della Costituzione&#8221; per escludere Trump dal voto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/la-libia-lontana-dal-voto-trump-escluso-il-regalo-russo-allafrica-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">La Libia lontana dal voto, Trump escluso, il regalo russo all&#8217;Africa: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cos’è stato l’apartheid: le violenze, la lotta e l’eredità di Desmond Tutu</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/cose-stato-lapartheid-le-violenze-la-lotta-leredita-di-desmond-tutu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 07:55:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Colonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con la morte dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu si chiude in Sudafrica un’era costellata da una generazione che ha lottato contro l’apartheid e il colonialismo per quasi un secolo. Appena un mese fa si era spento anche Frederik de Klerk, l&#8217;ultimo presidente bianco del Sudafrica che scarcerò Nelson Mandela e con lui condivise il premio Nobel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/cose-stato-lapartheid-le-violenze-la-lotta-leredita-di-desmond-tutu.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/AX32bDZzIj3gUzpW7qdU_ANSA-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con la <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/morto-desmond-tutu-larcivescovo-simbolo-lotta-allapartheid-1998228.html">morte dell’arcivescovo anglicano <strong>Desmond Tutu</strong></a> si chiude in Sudafrica un’era costellata da una generazione che ha lottato contro l’<strong>apartheid</strong> e il colonialismo per quasi un secolo. Appena un mese fa si era spento anche <strong>Frederik de Klerk</strong>, l&#8217;ultimo presidente bianco del Sudafrica che scarcerò Nelson Mandela e con lui condivise il premio Nobel per la Pace nel 1993.</p>
<h2>Alle origini dell&#8217;<em>apartheid</em></h2>
<p>Anche se, tecnicamente, la grande stagione dell’apartheid si colloca nel range temporale 1948-1994, la storia della segregazione razziale in Sudafrica ha inizio ben prima, a partire dal Seicento, con l’arrivo dei primi coloni olandesi. Da questo momento, lentamente, e poi con il grande <em>Trek</em> verso l’interno, il meticciato iniziò ad essere poco tollerato. La svolta verso sistemi di segregazione legalizzati, perpetrati attraverso <em>pass</em> e limitazioni del diritto di voto, fu solo questione di tempo. L’idea di base era quella di ritribalizzare i neri, segregandoli di fatto, estendendo il sistema dei <em>pass </em>anche la popolazione di origine indiana. Con il <strong>Black Land Act</strong> del 1913 venne vietato anche l’acquisto di terra da parte dei <em>bantu</em>: l’obiettivo era privare i nativi del diritto al suolo e, dunque, alla nazionalità. La segregazione arrivò presto anche nelle aree urbane e su alcuni luoghi di lavoro. Il cosiddetto “sviluppo separato” venne promosso a partire dagli anni Cinquanta attraverso il sistema dei <strong><em>bantustan</em></strong>, ovvero riserve trasformate in nazioni separate dal Sudafrica, tentando di relegare qui l’80% della popolazione in appena il 13% del territorio totale.</p>
<p>All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, il governo sudafricano (con il Partito Nazionale) con a capo Daniel Malam, inasprirà il regime separatista, avendo come obiettivo di lungo termine quello di eliminare la cittadinanza dei neri. Entro il 1950 la separazione residenziale diventò assoluta, soprattutto nelle città, e la maggior parte della popolazione povera si ritrovò così lontano dai luoghi di lavoro e senza infrastrutture. Nel 1953 la segregazione arrivò anche nel mondo dell’istruzione, e per non mettere in pericolo la posizione professionale privilegiata dei bianchi vennero create delle scuole ove si trasformavano i neri in mera manodopera, con programmi volutamente sottoqualificati. I matrimoni misti e le relazioni sessuali fra etnie diverse furono messi al bando.</p>
<p>Mentre il sistema dei bantustan diveniva un fallimento politico, oltre che eticamente abietto, il Sudafrica bianco viveva, tra gli anni Cinquanta e Settanta, una vera <em>golden age</em>, figlia di un’economia autarchica. L’apartheid, politicamente, rappresentava la messa in pratica degli ideali etno-nazionalisti coltivati dagli afrikaneer: la <strong>Chiesa riformata olandese</strong> ne sarà lo strumento culturale privilegiato, applicando la segregazione nelle scuole e nelle parrocchie, lavorando a braccetto con il regime al fine di sviluppare una teologia del segregazionismo.  Anche il contesto internazionale della Guerra Fredda fu fondamentale per giustificare questo sistema: i nazionalisti africani avallarono, infatti, l’apartheid come sistema per resistere all’avanzata del comunismo. Il mondo bantu, tuttavia, non restò mai a guardare. I primi fenomeni di resistenza possono essere datati già nel corso del Settecento, quando rivolte schiavili furono represse nel sangue dai coloni olandesi. Ma il Sudafrica poté godere anche del passaggio di un’icona del calibro di Gandhi, che in quegli anni visse proprio in Sudafrica mettendo in pratica le sue teorie sulla non violenza.</p>
<h2>La nascita del <em>National Congress</em></h2>
<p>Nel 1912, invece, venne fondato il <strong><em>South African Native National Congress</em></strong>, dall’approccio tendenzialmente moderato ma con il chiaro intento di abbattere il segregazionismo. Negli anni Quaranta, l’attivismo di una serie di giovani intellettuali neri portò ad uno scontro più dirompente con il governo sudafricano. Se Robert Sobukwe divenne il portavoce della posizione africanista, la frangia facente capo ad un altro “giovane”, <strong>Nelson Mandela</strong>, sarà invece più aperta a soluzioni multirazziali e comunicherà efficacemente con il Partito Comunista Sudafricano. La nuova leadership giovane del <em>Congress</em>, con gli anni Cinquanta, porterà lo scontro a un livello superiore. Iniziarono campagne di proteste attive nelle città e nei bantustan: il bersaglio saranno i nuovi istituti dell’apartheid come le scuole, la polizia o la tassazione. Nel 1955 nascerà la <strong><em>Congress Alliance</em></strong>, unione di una serie di partiti sudafricani (anche non neri) per scrivere la Freedom Charter, il piano per il futuro Sudafrica con soluzione multirazziale. Questo indispettì la frangia africanista del Partito, che se ne distaccò formando il <strong><em>Pan Africanist Congress</em></strong>, portando avanti nuove campagne anti-pass all’inizio degli anni Sessanta represse tutte nel sangue come nel caso del massacro di Sharpeville il 21 marzo del 1960. Dopo Sharpeville inizierà un’emorragia di rifugiati politici all’estero, mentre la lotta in patria diventerà armata, attaccando le infrastrutture: nasceranno numerosi gruppi armati clandestini, che presero di mira più che i bianchi, i neri collaborazionisti.</p>
<p>Tra il 1963 e il 1964 quasi tutta la leadership anti-apartheid verrà arrestata: Nelson Mandela, condannato al carcere a vita, diventò il simbolo della resistenza contro la segregazione, uscendo dalla lotta attiva, formalmente tagliato fuori dalla leadership del <em>Congress</em>. Il vero leader, nel frattempo, diventò Oliver Tambo, che iniziò a girare il mondo cercando sostegno di vario tipo alla lotta nera sudafricana. In Sudafrica iniziò a svilupparsi il nuovo movimento della <strong><em>black consciousness</em></strong>, che si ispirava al panafricanismo più radicale, conquistando gli studenti la cui resistenza si accese drammaticamente nel celebre <em>Soweto uprising</em> del 1976, soppresso nel sangue.</p>
<h2>Il lavoro di Desmond Tutu e il concetto di &#8220;ubuntu&#8221;</h2>
<p>Ed è con gli anni Ottanta che, con <a href="https://www.youtube.com/watch?v=hNpfJu1CVyc">Mandela</a> assurto a santone del movimento anti-apartheid, anche grazie al faro che l’opinione pubblica (e la musica) mondiale puntò sul Sudafrica, emerse la figura di <strong>Desmond Tutu</strong>. Originario del Transvaal, Tutu aveva insegnato a lungo nelle scuole bantu che abbandonò in segno di disprezzo verso la segregazione scolastica ed educativa: per questa ragione divenne cappellano dell&#8217;Università di Fort Hare, una culla di dissenso e una delle poche università di qualità per gli studenti neri nella parte meridionale del Sudafrica. Un continuo vai e vieni da Londra, cedette poi il passo ad impegno sempre maggiore acuitosi dopo i fatti di Soweto: in breve diventò la star della <strong>Regina Mundi</strong> di Soweto, atteso all’esterno dai blindati della polizia. Divenuto segretario generale del Consiglio Sudafricano delle Chiese nel 1978, da questa posizione fu in grado di portare avanti il suo lavoro contro l&#8217;apartheid.</p>
<p>Felice fusione tra <strong>anglicanesimo progressista</strong> e <strong>panafricanismo</strong>, Tutu fu cultore del concetto di <strong><em>ubuntu</em></strong>, la filosofia africana che sostiene come il senso profondo dell&#8217;essere umani sgiunga solo attraverso l&#8217;umanità degli altri. Si tratta di un&#8217;espressione in lingua bantu che indica &#8220;benevolenza verso il prossimo&#8221;, una regola di vita, basata sulla compassione, il rispetto dell&#8217;altro appellandosi all’adagio <em>Umuntu ngumuntu ngabantu</em>, &#8220;io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo&#8221;. Da qui il lavoro su due binari paralleli, quello cristiano, al fine di smontare la teologia segregazionista della Chiesa riformata olandese connivente con il regime, e quello politico, in collaborazione con i grandi leader d’Africa e del Mondo. Ma pur essendo diventato un simbolo, tanto da ricevere il <strong>premio Nobel per la Pace</strong> nel 1984, non fu mai compiacente con compagni e simpatizzanti che cedettero ai linciaggi e alla violenza contro i bianchi: promuovendo l’ideale della <strong><em>rainbow nation</em></strong>, rifuggì sempre dall’idea di una riscossa unicamente bantu che mettesse alla gogna i bianchi.</p>
<h2>La fine dell&#8217;<em>apartheid</em></h2>
<p>Una serie di fattori interni e internazionali decretò la fine dell’apartheid, almeno quello di Stato, complice una forte crisi economica che decreterà l’insostenibilità del sistema: nel 1986 venne approvato lo stato d’emergenza quando la polizia non riuscirà più a controllare le <em>township</em> in rivolta. Il governo, messo alle strette, dovrà iniziare ad aprire al dialogo: nel 1990 il presidente <strong>Frederik de Klerke</strong> avvierà i colloqui di pace che porteranno alle elezioni del 1994 e che videro la vittoria di Mandela, finalmente libero. In questa delicata transizione Tutu si rivelò ancora più prezioso: ideò e presiedette la <strong>Commissione per la Verità e la Riconciliazione</strong>, creata nel 1995, che in un doloroso e drammatico processo di pacificazione fra le due parti della società sudafricana, mise in luce la verità sulle atrocità commesse durante i decenni di repressione da parte dei bianchi per superarla non solo per legge ma per riconciliare realmente vittime e carnefici, oppressori ed oppressi. Il perdono fu accordato a chi, fra i responsabili di quelle atrocità commesse avesse pienamente confessato: una forma di riparazione morale anche nei confronti dei familiari delle vittime.</p>
<p>Anche dopo la fine del mandato dell’amico Madiba, Tutu non smise mai di combattere per un Sudafrica più democratico, denunciando tutte le derive dei successori di Mandela a cominciare dalla corruzione e dal nepotismo degli ex liberatori e di quei suoi stessi compagni che non ne hanno saputo farne una nazione giusta. Arrivò ad annunciare pubblicamente che non avrebbe più votato per l’<em>African National Congress</em>, quando <strong>Jacob Zuma</strong>, presidente dal 2009 al 2018, aveva cominciato a depredare sistematicamente il Paese. Zuma, oggi rischia il carcere per corruzione, ha finito per sporcare l’eredità della lotta di liberazione di un Paese eternamente sospeso tra i mali d’Africa e quelli d’Occidente.</p>
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		<title>Medici sudafricani danno un&#8217;identità ai desaparecidos dell&#8217;apartheid</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/medici-sudafricani-danno-unidentita-ai-desaparecidos-dellapartheid.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1456" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid-768x583.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid-1024x777.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kholisile Dyakala, un ex membro dell&#8217;UDF (United Democratic Front), il fronte sudafricano anti-segregazionista, aveva 35 anni e cinque figli quando, nel 1985, venne arrestato dalle forze di sicurezza del regime di Pretoria, prelevato dalla sua abitazione, tradotto nel carcere di Kgosi Mampuru, e poi fatto sparire. Sipho Mahala, nel 1988, aveva invece 21 anni il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/medici-sudafricani-danno-unidentita-ai-desaparecidos-dellapartheid.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1456" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid-768x583.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/apartheid-1024x777.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Kholisile Dyakala, un ex membro dell&#8217;UDF (United Democratic Front), il fronte sudafricano anti-segregazionista, aveva 35 anni e cinque figli quando, nel 1985, venne arrestato dalle forze di sicurezza del regime di Pretoria, prelevato dalla sua abitazione, tradotto nel carcere di Kgosi Mampuru, e poi fatto sparire. Sipho Mahala, nel 1988, aveva invece 21 anni il giorno in cui venne prelevato da casa sua con l&#8217;accusa di aver partecipato a una sommossa a Port Elizabeth. Da quel momento di lui non si seppe più nulla. E sorte analoga toccò anche a Mangena Jeffrey Boesman, Tsepo Letsoara, Raymond Gwebushe‚ Ndumiso Siphenuka e centinaia di altri ragazzi sudafricani, arrestati, torturati e poi fatti sparire dagli agenti del governo razzista in anonime fosse comuni disseminate nella campagna del Sudafrica. Come il dramma dei desaparecidos ha insanguinato e sconvolto l&#8217;Argentina della giunta militare, lo stesso fenomeno , anche se meno conosciuto, ha investito e sconvolto anche il Paese africano durante gli anni dell&#8217;<a href="https://www.theglobeandmail.com/news/world/south-african-families-seek-closure-for-loved-ones-abducted-during-apartheid/article29504241/">apartheid</a>. Si calcola infatti che dal 1960 al 1994 le forze di sicurezza segregazioniste abbiano fatto scomparire oltre duemila persone perchè sospettate o accusate, spesso infondatamente, di supportare la lotta e la guerriglia dell&#8217; ANC, l&#8217;African National Congress, il partito di Nelson Mandela.</p>
<p>Oggi però, in Sudafrica, un team composto da anatomopatologi e medici legali locali ha creato il <a href="https://twitter.com/MissingPersonZA">Missing Person Task Team</a>, una squadra di specialisti che, dissotterrando le ossa di centinaia di uomini e donne fatti sparire nelle fosse comuni dagli uomini del regime sudafricano, cercano, attraverso studi e analisi sul DNA, di dare un&#8217;identità alle vittime, comprendere le verità dietro la loro morte e restituire i resti alle famiglie che, a distanza di trenta, quarant&#8217;anni dalla scomparsa dei propri cari, attendono ancora che venga fatta giustizia e pregano di poter finalmente dare ai propri figli, ai propri mariti e ai propri padri una degna sepoltura. Il Mssing Person Task Team è nato in seno alla <a href="https://www.justice.gov.za/trc/">Commissione per la verità e la riconciliazione</a>, l&#8217;organismo istituito nel 1994 in seguito alla vittoria elettorale di Nelson Mandela, che ha come obiettivo quello di far luce sui crimini perpetrati dal governo segregazionista con l&#8217;obiettivo di riallacciare i fili della memoria, fare i conti con il passato e costruire un percorso di pace e riconciliazione.<br />
Negli anni il Missing Person Task Team ha fatto chiarezza su decine di casi, anche grazie alla preziosa collaborazione con l&#8217;Ong ICMP (Commissione Internazionale sulle Persone Scomparse), e lo sforzo congiunto delle due organizzazioni ha permesso, tra le altre cose, l&#8217;identificazione di tre membri dell&#8217;ANC scomparsi nel 1983, di un membro del Congresso studentesco di Soweto che è stato ucciso con altri due attivisti nel 1989 , di un attivista di Alexandra Township ucciso nel 1986 e di un uomo assassinato nel 1982 durante i raid armati a Maseru, in Lesotho.</p>
<p>&#8221;Uno Stato libero e democratico non ha paura di riaprire le pagine più dolorose della sua storia &#8211; ha raccontato alla rivista <a href="https://www.africarivista.it/wp-content/uploads/2020/02/AFRICA-marzo-aprile-2020.pdf">Africa </a>Madeleine Fullard, la responsabile del Missing Persons Task Team che proseguendo nell&#8217;intervista ha aggiunto &#8211; Quando troviamo dei resti di cui ignoriamo l&#8217;identità procediamo effettuando analisi del Dna e confrontiamo i risultati con i dati in nostro possesso che ci sono stati forniti dai parenti delle persone scomparse e cerchiamo così di dare un nome e un cognome alle vittime della segregazione&#8221;. La responsabile ha spiegato poi che il lavoro che fanno, oltre ad avere un ruolo estremamente prezioso per quel che concerne la memoria storica e la necessità di fare giustizia e chiarezza sugli aspetti più oscuri e orrorifici dell&#8217;apartheid, ha un&#8217;enorme importanza anche da un punto di vista legale dal momento che ci sono eredità e titoli di proprietà appartenuti alle vittime e soltanto una reale rapporto di quello che è avvenuto può permettere che questi contenziosi vengano risolti. In conclusione Madeleine Fullard ha poi chiosato: &#8221;Il nostro obiettivo, dal momento che a venticinque anni dalla fine dell&#8217;apartheid ci sono ancora famiglie che aspettano di sapere qual è stata la sorte dei loro cari, è dare risposte, fornire verità su queste storie e offrire una tomba su cui piangere. Solo facendo i conti con il nostro passato potremo avere pace e riconciliazione&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/medici-sudafricani-danno-unidentita-ai-desaparecidos-dellapartheid.html">Medici sudafricani danno un&#8217;identità ai desaparecidos dell&#8217;apartheid</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Sudafrica lotta contro l&#8217;apartheid  Dà ai neri le terre dei contadini bianchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sud-africa-lotta-lapartheid-rida-ai-neri-le-terre-dei-contadini-bianchi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Mar 2018 14:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="677" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-768x508.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>L&#8217;African National Congress (ANC), partito di maggioranza del Sudafrica dalla fine dell&#8217;apartheid, ha approvato un emendamento costituzionale che consentirà al governo di Johannesburg/Pretoria/Città del Capo di espropriare le terre sotto il controllo dei contadini bianchi da quasi cinque secoli.  La nuova legge rientra nel programma di governo di Cyril Ramaphosa, nominato per la prima volta presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sud-africa-lotta-lapartheid-rida-ai-neri-le-terre-dei-contadini-bianchi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sud-africa-lotta-lapartheid-rida-ai-neri-le-terre-dei-contadini-bianchi.html">Il Sudafrica lotta contro l&#8217;apartheid  Dà ai neri le terre dei contadini bianchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="677" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-768x508.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>L&#8217;African National Congress (<strong>ANC</strong>), partito di maggioranza del Sudafrica dalla fine dell&#8217;<strong>apartheid</strong>, ha approvato un emendamento costituzionale che consentirà al governo di Johannesburg/Pretoria/Città del Capo di espropriare le terre sotto il controllo dei contadini bianchi da quasi cinque secoli. </p>
<p>La nuova legge rientra nel programma di governo di <strong>Cyril Ramaphosa</strong>, nominato per la prima volta <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.cfr.org/blog/ramaphosa-confronts-land-reform-south-africa">presidente</a> del Sudafrica poco più di due settimane fa, prendendo il posto di un a dir poco discutibile <strong>Zuma</strong>, e prevede l&#8217;espropriazione delle terre rurali, concentrate nelle mani dei coltivatori dalla pelle bianca, senza che questi possano godere di alcuna compensazione economica.</p>
<p></p>
<p>La proposta è stata avanzata dai parlamentari della sinistra radicale del <strong>EFF</strong> (<strong>Economic Freedom Fighters</strong>), appoggiati in sede di suffragio dal partito di maggioranza dell&#8217;ANC, facendo approvare la<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.rt.com/business/420021-africa-white-owned-land/"> mozione</a> di modifica della <strong>sezione 25</strong> della Costituzione con 241 voti a favore contro gli 83 contrari. Il leader del partito di sinistra <strong>Julius Malema</strong> ha sottolineato come tale provvedimento sia soltanto un passo avanti verso la restituzione della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2015/01/16/opinion/south-africas-land-inequity.html">dignità ad un popolo</a> martoriato per anni &#8220;da criminali che non riceveranno compenso per ciò&#8221;. </p>
<p>Il programma dell&#8217;African National Congress prevede dalla sua elezione quale partito di maggioranza nel 1994 un programma che fosse atto a ridurre le disparità sociali derivanti dal colore della pelle, specie dopo la fine dell&#8217;apartheid e della <a href="https://www.rt.com/news/420181-south-africa-land-redistribution-explained/">dominazione anglo-olandese</a>, che dal Seicento aveva operato violenze e soprusi nei confronti delle popolazioni autoctone. Nessuno però, fino ad oggi, aveva osato prendere la piena iniziativa al riguardo, visti anche i primi entusiastici periodi post-dominazione, e il larghissimo consenso di cui l&#8217;ANC godeva. Nel recente passato, tuttavia, anche a causa degli innumerevoli scandali che hanno coinvolto l&#8217;ex presidente Zuma, il partito ha perso una grossa fetta dei suoi consensi, dunque non poteva più aspettare nell&#8217;intraprendere questo percorso, dai risvolti ancora molto incerti.</p>
<p></p>
<p>Ad oggi la<a href="http://www.plaas.org.za/sites/default/files/publications-pdf/No1%20Fact%20check%20web.pdf"> popolazione </a>di colore del Sudafrica costituisce circa il <strong>79%</strong>, e controllano soltanto l&#8217;1,2% delle terre coltivabili, mentre la popolazione bianca, di origine inglese o boera, che rappresenta il 9% della popolazione, detiene il controllo su oltre i due terzi delle terre coltivabili tra zone rurali e zone urbane. Dunque esiste un problema di <strong>disparità</strong> razziale, con evidenti radici storiche plurisecolari, ma non si sa se sia esattamente il modo migliore di operare. </p>
<p>Tra la fine degli anni &#8217;90 e i primi anni 2000 un&#8217;operazione simile è stata condotta in Zimbabwe dal presidente <strong>Mugabe</strong>, il quale ha concesso quindi molte delle terre espropriate ai cittadini di carnagione nera del proprio Paese. Ne è risultata una forte flessione nella produzione agricola, poiché tali frange di popolazione erano sprovviste dell&#8217;expertise e degli strumenti di produzione adeguati per l&#8217;attività agricola. Solo nel 2010 è stata <a href="https://www.rt.com/business/419543-south-africa-land-compensation-whites/">portata alla luce </a>l&#8217;eventualità che Mugabe, in realtà, offrì tali terre ai propri alleati e non ai comuni cittadini. </p>
<p></p>
<p>Un altro timore è rappresentato quindi dalla possibilità che la <strong>corruzione</strong> diffusa tra i membri del parlamento locale possa dunque rendere la strategia attuata solo una forma di compensazione clientelare per alcuni vicinissimi ai vertici della politica, con la possibilità di far esplodere una bomba sociale in un paese di 50 milioni di persone con condizioni di disagio e povertà ancora molto diffuse. </p>
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		<title>Addio &#8220;Nazione Arcobaleno&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/addio-nazione-arcobaleno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 08:25:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="359" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Lo straniero che arriva per la prima volta a Città del Capo, una delle città più belle del mondo e si fa poi le classiche gite al capo di Buona Speranza, alla Table Mountain, a Stellenbosh e ai suoi storici vigneti, non si deve fare illusioni: dietro questa splendida vetrina (rimasta tale anche grazie al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/addio-nazione-arcobaleno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="359" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Lo straniero che arriva per la prima volta a <strong><a style="color: #0000ff" href="https://www.google.it/maps/place/Cape+Town,+South+Africa/@-33.9137169,18.0956097,9z/data=!3m1!4b1!4m2!3m1!1s0x1dcc500f8826eed7:0x687fe1fc2828aa87" target="_blank">Città del Capo</a></strong>, una delle città più belle del mondo e si fa poi le classiche gite al capo di Buona Speranza, alla Table Mountain, a Stellenbosh e ai suoi storici vigneti, non si deve fare illusioni: dietro questa splendida vetrina (rimasta tale anche grazie al fatto che il sindaco è stato fino a poco fa una signora tedesca, Helen Zille, e che la provincia di Western Cape, abitata in maggioranza da bianchi e «colorati», è l&#8217;unica governata dall&#8217;opposizione di Alleanza democratica) c&#8217;è un<strong> Sudafrica disastrato</strong>, povero, per di più sempre più insofferente dell&#8217;incontrastato dominio dell&#8217;Africa National Congress.Un osservatore attento avrebbe cominciato ad accorgersene già lungo la strada che porta dall&#8217;aeroporto alla città, che passa per chilometri accanto a Kayelisha, un &#8220;ghetto&#8221; per neri, che lavoravano a Città del Capo ma non erano autorizzati a viverci, costruito ai tempi dell&#8217;apartheid. In teoria, dopo ventidue anni di governo dell&#8217;Anc, avrebbe dovuto, se non scomparire, almeno ridimensionarsi. Invece, la sua immensa distesa di casupole con tetti di lamiera che si estende fin quasi all&#8217;Oceano ospita oggi 400.000 persone invece delle 200.000 del 1994 e le sue condizioni non sono molto migliori di quelle del resto del Paese: quattro lavoratori su dieci sono disoccupati, solo 1/3 dispone di acqua corrente, uno su quattro non ha servizi igienici e uno su cinque non sa cosa sia la corrente elettrica.Anche in conseguenza di questa situazione, la <strong>criminalità</strong> è una delle più alte del mondo, con un pauroso disprezzo della vita umana, e molti quartieri e molte zone rurali sono vivamente sconsigliate ai visitatori. Le proteste contro questa situazione abitativa, contro la corruzione, talvolta anche contro la brutalità della polizia immutata dai tempi del vecchio regime si moltiplicano, ma ora che l&#8217;apartheid è finita, mancano spesso di un bersaglio preciso e condiviso.Spesso ci vanno di mezzo degli innocenti, come nel recente eccidio di migranti provenienti dallo Zimbabwe, dal Mozambico, dallo Zambia o dal Lesotho, accusati di rubare lavoro ai locali, o in occasione dello sciopero di due anni fa nelle miniere di platino, nella cui repressione 41 lavoratori furono falciati dal fuoco della polizia.Una cosa è certa: del sogno di Nelson Mandela di una &#8220;nazione arcobaleno&#8221; in cui, dopo avere sepolto i conflitti del passato attraverso l&#8217;opera di una &#8220;Commissione di verità e riconciliazione&#8221; presieduta dal Nobel Tutu, cittadini di decine di etnie diverse sarebbero convissuti in pace e armonia<strong> non è rimasto molto</strong>.Certo, il bagno di sangue che molti temevano quando i neri, dopo secoli di oppressione, hanno preso il potere non c&#8217;è stato, e nonostante alcuni segnali inquietanti presumibilmente non ci sarà neppure in futuro. Ma <strong>la politica è un disastro</strong>. L&#8217;Anc, il partito che ha sconfitto l&#8217;apartheid e che ha vinto sia pure con maggioranze sempre decrescenti, dal 69,7% del 2004 al 62,2 del 2014 &#8211; tutte le elezioni successive, si è trasformato non tanto nel classico partito unico africano quanto in una specie di comitato di affari, la cui nomenklatura si è appropriata di un grossa fetta del potere e delle risorse prima riservate ai bianchi e ha arricchito a dismisura le rispettive famiglie allargate.Spesso questi nuovi ricchi quasi a dimostrare il salto di qualità compiuto si sono trasferiti negli eleganti quartieri-fortilizio in cui nella maggior parte delle città <strong>Johannesburg</strong> in testa si sono rifugiati gli ex coloni. Buona parte di queste fortune sono state accumulate grazie alle leggi, come quella nota come &#8220;discriminazione positiva&#8221;, che hanno imposto la cessione ai neri di quote di società e proprietà varie e la loro partecipazione in tutti i consigli di amministrazione delle grandi aziende, sia statali, sia private.Questa specie di occupazione del potere si è svolta in tutti i campi, spesso con risultati disastrosi: la Eskom, l&#8217;azienda che deve fornire energia al Paese, dopo avere liquidato i vecchi tecnici &#8220;afrikaans&#8221;, è finita per esempio nelle mani di dirigenti talmente incompetenti che, in assenza della costruzione di nuove centrali e con l&#8217;aumento dei consumi dovuti alla elettrificazione delle nuove case popolari, i blackout sono ovunque quasi quotidiani; naturalmente fermando miniere, trasporti e attività commerciali e incidendo sul Pil.La maggior parte delle 700 aziende pubbliche ereditate dal vecchio regime (che, per quanto considerato a causa del razzismo di estrema destra, era fondamentalmente dirigista) versa, con poche eccezioni, nelle medesime condizioni. La grande trovata del presidente Zuma per rimediare al problema dell&#8217;<strong>energia elettrica</strong> è stato di ordinare alla Russia una serie di centrali nucleari (al momento ce n&#8217;è una sola, abbastanza obsoleta). Ma a parte il tempo che la loro costruzione richiederebbe, nessuno ha ancora spiegato dove il governo prenderebbe i soldi.Comunque, siccome gli aspiranti a un posto ben remunerato diventano sempre più numerosi nella nuova élite, ormai <strong>un lavoratore su cinque dipende dallo Stato</strong> e il governo comprende ben 75 tra ministri e viceministri, probabilmente un record mondiale. Esso deve rispondere a un Parlamento che, fino a non molto tempo fa, era formato da yes-men, ma che ultimamente si è fatto più agguerrito.A destra, Zuma e i suoi devono rispondere ad Alleanza democratica, un partito originariamente formato soprattutto da bianchi, colorati e asiatici, ma che di recente ha assorbito anche molti neri moderati disgustati dall&#8217;Anc, fino a raggiungere il 25%. A sinistra, deve fare i conti con l&#8217;Eff, una formazione marxista e radicale fondata dall&#8217;ex capo della Organizzazione giovanile dell&#8217;Anc Julius Malema, i cui deputati hanno avuto un paio di mesi fa la sfrontatezza di interrompere e fischiare il presidente Zuma durante l&#8217;annuale discorso per l&#8217;inaugurazione della Camera. È soprattutto l&#8217;ascesa di questo nuovo partito, che si identifica con i diseredati, predica la rivoluzione contro i residui del potere bianco e l&#8217;espropriazione delle terre degli ex coloni a preoccupare i bianchi, con un conseguente aumento dell&#8217;emigrazione soprattutto tra quelli di origine inglese. Ma anche frazioni dell&#8217;Anc, emarginate da Zuma, sono in fermento: l&#8217;ex vice-presidente Mothlanthe è arrivato a dire pubblicamente che il partito ha &#8220;abbandonato i suoi principi democratici&#8221;.È la situazione economica del Paese a rendere la crisi più acuta. Il Sudafrica, che pure è entrato a far parte dei Brics, è membro del G20 e quindi aspira a un ruolo nell&#8217;economia globale, ha fatto un gigantesco passo indietro dopo il crollo dei prezzi delle materie prime, oro, platino e diamanti esclusi, che sono il pilastro portante delle sue esportazioni. In due anni, il rand ha perso circa la metà del suo valore, facendo la felicità dei turisti (secondo uno studio americano Città del Capo è la più a buon mercato delle grandi mete), ma alimentando una<strong> inflazione difficilmente controllabile</strong>. Il debito pubblico è appena un grado sopra il temuto &#8220;livello spazzatura&#8221;.A questo si sono aggiunte le follie del presidente Zuma. Una delle fortune del Sudafrica è stato di avere sempre avuto dei ministri delle Finanze capaci e rigorosi. Il &#8220;colorato&#8221; Trevor Manuel, che ha occupato la carica per dieci anni, era addirittura considerato un mezzo genio (oltre che, eccezione alla regola, un grande galantuomo), ma anche i suoi successori Gordhan e Nene sapevano il fatto loro, erano stimati all&#8217;estero e soprattutto avevano il coraggio di opporsi a un capo di Stato del tutto digiuno di economia. Poi, tre mesi fa, Nene ha commesso l&#8217;imprudenza di mettere il veto a un oscuro affare di acquisto di aerei gestito da un&#8217;amica di Zuma, è stato licenziato in tronco e sostituito da uno sconosciuto deputato di nome Des Van Rooyen. Per fortuna, la reazione dei mercati, delle industrie private e di una stampa tutto sommato ancora abbastanza libera è stata tale, che nel giro di pochi giorni il presidente ha dovuto tornare sui suoi passi e richiamare in servizio Gordhan; e questi, mercoledì 24 febbraio, ha cercato di mettere una pezza alla situazione, promettendo tagli alla spesa e al numero dei dipendenti pubblici, ma senza avere il coraggio di presentare al Parlamento quel bilancio &#8220;lacrime e sangue&#8221; di cui il Paese, dove la crescita è ormai ridotta a un miserevole (per le nazioni cosiddette emergenti) 1 per cento ha bisogno da tempo.Rimangono poi altri handicap, come il <strong>divieto per gli stranieri di possedere terra</strong>, un sostanziale blocco delle privatizzazioni, una corruzione ormai così endemica da essere giudicata da molti osservatori inguaribile e, purtroppo, un graduale decadimento delle eccellenti infrastrutture porti, strade, ferrovie che i bianchi avevano costruito. Un altro disastro è il <strong>sistema scolastico</strong>, minato dalla mancanza di insegnanti validi e da una capillare corruzione, con il risultato che gli studenti neri che arrivano ad accedere alle Università sono del tutto impreparati. Intanto, nonostante l&#8217;epidemia di <strong>Aids</strong> non ancora domata, la popolazione cresce dell&#8217;1,3% l&#8217;anno, molto più rapidamente dei nuovi posti di lavoro.In questo panorama così disastrato, ci sono anche alcune cose positive. Per esempio, finora la coabitazione tra i 40 milioni di neri (divisi in ben 11 etnie, con altrettante lingue ufficiali), i sei milioni di bianchi e i cinque milioni di colorati e indiani, sognata e coltivata da Mandela, ha resistito meglio del previsto, anche se, in pratica, ogni gruppo continua a condurre vita separata. Nessuno ha ancora evocato seriamente la possibilità di modificare la Costituzione liberale voluta da Mandela.Nella magistratura, ci sono ancora uomini retti e preparati, che quando serve fanno scoppiare gli scandali senza timore di scontrarsi con il potere. I giornali, controllati in parte dai grandi gruppi industriali privati, non esitano a criticare il governo, al punto che il Rand Daily Mail, interpretando i sentimenti di buona parte dell&#8217;opinione pubblica, l&#8217;altro giorno ha titolato &#8220;Zuma, te ne devi andare!&#8221;. Ma, come si vedrà nell&#8217;articolo a fianco, questi non ne ha la minima intenzione. Anzi, di recente, al ritorno da un viaggio in altri Paesi africani a regime totalitario, si è lasciato scappare una frase eloquente: &#8220;Ho visto che là nessun presidente risponde al Parlamento. Perché mai dovrei farlo io?&#8221;.Livio Caputo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli scheletri nell&#8217;armadio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-scheletri-nellarmadio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 07:26:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="450" height="300" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg 450w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>L&#8217;Africa subsahariana non manca certo di capi di Stato e di governo corrotti e incapaci, ma nessuno si sarebbe immaginato che il Sudafrica, la &#8220;nazione arcobaleno&#8221; di Nelson Mandela e la massima potenza regionale, sarebbe caduto così in basso: il suo presidente, Jacob Zuma, che è quasi arrivato alla fine del suo secondo mandato ma sta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-scheletri-nellarmadio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="450" height="300" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg 450w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p><p>L&#8217;Africa subsahariana non manca certo di capi di Stato e di governo corrotti e incapaci, ma nessuno si sarebbe immaginato che il Sudafrica, la &#8220;nazione arcobaleno&#8221; di Nelson Mandela e la massima potenza regionale, sarebbe caduto così in basso: il suo presidente, <strong>Jacob Zuma</strong>, che è quasi arrivato alla fine del suo secondo mandato ma sta brigando per ottenerne un terzo, si è infatti rivelato <strong>uno dei peggiori leader del continente</strong>: un personaggio che oltre ad affossare le speranze per una vita migliore dei suoi connazionali, ha una biografia quasi incredibile per il capo di un grande Paese, con tanti scheletri da riempire non uno, ma dieci armadi.Nato 74 anni fa a Nkandle, un remoto villaggio del Kwazulu e rimasto orfano di padre a quattro anni, Zuma non è mai andato a scuola e ha imparato a leggere e scrivere da uno zio sindacalista, che lo ha convinto a aderire a soli 17 anni all&#8217;Africa National Congress, l&#8217;organizzazione che già allora guidava la lotta contro l&#8217;apartheid e che oggi è il partito dominante del Paese. Entrato nella sua struttura militare nel &#8217;62, fu quasi subito arrestato dopo un&#8217;azione fallita e condannato a dieci anni di reclusione che, paradossalmente, sono stati la sua fortuna: è stato infatti mandato a scontare la pena a Robben Island, la prigione di<strong> Mandela</strong>, con cui è riuscito a stabilire un robusto sodalizio che gli avrebbe permesso, una volta caduto il regime bianco, di fare una rapida carriera nel partito di governo, fino a conquistarvi la maggioranza quando il successore di Mandela, Mbeki, di cui nel frattempo era diventato il vice, fu sconfessato dal congresso del partito e costretto alle dimissioni.Nel 2009 Zuma fu eletto per la prima volta presidente, nel 2014 è tornato a vincere, ma ora le scabrose vicende del passato, che sembravano superate, stanno tornando a galla minando in maniera forse irreparabile la sua posizione.Tutto cominciò all&#8217;inizio del secolo, quando una squadra anticorruzione creata da Mbeki e denominata &#8220;Gli scorpioni&#8221; lo accusò di avere riscosso una <strong>mega tangente su un acquisto di armi dalla Francia</strong>; e anche se l&#8217;inchiesta si trascinava senza risultati, Mbeki decise di cacciarlo dalla vicepresidenza. Nel 2003 le accuse furono lasciate cadere, ma nel 2005, in seguito alla decisione di un ex consigliere di Zuma di &#8220;collaborare&#8221;, vennero resuscitate e se non hanno ancora portato a una condanna, è solo perché la magistratura è ormai pesantemente infiltratata dall&#8217;Anc.Ma le disavventure giudiziarie del futuro presidente non si fermano qui. Nel 2005 venne <strong>processato per stupro</strong>, per giunta di una lontana parente sua ospite, con il virus dell&#8217;Aids; Zuma, nel sostenere che il rapporto era stato consensuale, spiegò che si era cautelato contro l&#8217;infezione facendo una doccia. Fu prosciolto, ma l&#8217;uscita sulla malattia lo perseguita ancora adesso. Del resto, i rapporti con l&#8217;altro sesso sono un altro dei suoi talloni d&#8217;Achille. Come è costume tra gli Zulu, è poligamo e mantiene quattro mogli, oltre a una quinta che si è suicidata e una sesta da cui ha divorziato ma con cui mantiene un buon rapporto, al punto da volerle affidare la presidenza della Repubblica se non gli riuscisse a cambiare la Costituzione ed essere rieletto. Ufficialmente, ha avuto 21 figli legittimi, tutti ben piazzati in posti ben remunerati, ma si ritiene che ne abbia un&#8217;altra mezza dozzina sparsi per il Paese. Si mormora anche che una parte delle numerose donne arrivate a posti di potere sotto la sua presidenza, tra cui l&#8217;amministratrice delle South Africa Airways, abbia avuto una relazione con lui.L&#8217;ultimo, e forse più dannoso scandalo riguarda i lavori eseguiti dallo Stato nella sua villa di Nkandle, costati ai contribuenti 24 milioni di rand (al cambio attuale, circa 6 milioni di euro). La spiegazione ufficiale era che bisognava migliorare la sicurezza della residenza, ma presto si è scoperto che i soldi pubblici erano serviti anche per costruire una piscina, un anfiteatro e altre opere voluttuarie. Una coraggiosa signora di nome <strong>Thulisile Madonsela</strong>, che occupa la carica di &#8220;pubblica protettrice&#8221; introdotta dalla Costituzione liberale di Mandela, ha fatto scoppiare lo scandalo, che ha assunto dimensioni tali da indurre Zuma a promettere il rimborso di una parte della somma. Ma a stabilirne l&#8217;ammontare sarà un fedelissimo del presidente, il ministro di polizia.Buona parte del successo e della resistenza agli scandali di Zuma è dovuto al fatto che si è sempre presentato come il difensore del popolo, come l&#8217;uomo partito dal nulla che ha conquistato la vetta per difendere i diritti dei più poveri. Infatti, quando divenne presidente con la benedizione del Partito comunista e dei sindacati, si parlò di imminente svolta a sinistra. Questa non si è in realtà materializzata, perché Zuma ha badato più agli interessi suoi e del suo clan che a quelli del popolo, che secondo molte statistiche sta oggi addirittura peggio che ai tempi dell&#8217;apertheid. Tra le masse ancora semianalfabete del Transkei e del Kwa-Zulu, rimane UBaba, il capo.<strong>Ma l&#8217;ora della resa dei conti si avvicina</strong>: le città sono in rivolta, perfino nei suoi feudi elettorali delle campagne la sua popolarità è scesa al 23 per cento e quel che rimane della magistratura indipendente lo aspetta al varco.<strong><em>Livio Caputo</em></strong></p>
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