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	<title>Anticorpi monoclonali Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 21 Feb 2022 08:17:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Anticorpi monoclonali Archives - InsideOver</title>
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		<title>Che fine hanno fatto i monoclonali</title>
		<link>https://it.insideover.com/scienza/che-fine-hanno-fatto-i-monoclonali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2022 08:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1296" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-1536x1037.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-2048x1382.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Doveva essere l&#8217;arma in più contro il Sars-CoV-2, lo strumento da impiegare in tempi rapidi, in attesa della definitiva messa in commercio dei vaccini. Oggi, a quasi oltre un anno dai primi proclami, nel dibattito pubblico non c&#8217;è quasi più traccia degli anticorpi monoclonali. Alcuni dei quali, tra l&#8217;altro, approvati come trattamento anti Covid ma &#8230; <a href="https://it.insideover.com/scienza/che-fine-hanno-fatto-i-monoclonali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/che-fine-hanno-fatto-i-monoclonali.html">Che fine hanno fatto i monoclonali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1296" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-1536x1037.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/Monoclonali-2048x1382.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Doveva essere l&#8217;arma in più contro il<a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html"> Sars-CoV-2</a>, lo strumento da impiegare in tempi rapidi, in attesa della definitiva messa in commercio dei vaccini. Oggi, a quasi oltre un anno dai primi proclami, nel dibattito pubblico non c&#8217;è quasi più traccia degli <strong>anticorpi monoclonali</strong>. Alcuni dei quali, tra l&#8217;altro, approvati come trattamento anti Covid ma in seguito bloccati a causa in quanto inefficaci al cospetto delle nuove varianti del virus come Omicron. Eppure molti governi, da quello statunitense a quello italiano, avevano parlato delle terapie monoclonali come soluzioni praticamente pronte all&#8217;uso che sarebbero state impiegate nel giro di qualche settimana.</p>
<p>La realtà si è invece dimostrata ben diversa, e per almeno tre ragioni. La prima: gli <strong>studi preliminari</strong> effettuati avevano fin da subito dimostrato una discreta efficacia dei monoclonali, anche se questo sembrava valere soltanto per alcuni pazienti, ossia quelli che presentavano la malattia nelle fasi precoci. Non è mai stato facile, quindi, continuare a condurre studi del genere, proprio perché è complesso individuare i soggetti giusti. La seconda ragione riguarda <strong>l&#8217;organizzazione</strong> collegata alle modalità di somministrazione richieste dalla suddetta terapia; è infatti necessaria un&#8217;infusione endovenosa di circa un&#8217;ora, seguita da un&#8217;altra ora di osservazione, e per di più in un ambiente ospedaliero. La terza e ultima ragione è di natura <strong>economica</strong>, visto che tanto lo sviluppo quanto la produzione di monoclonali è piuttosto cara.</p>
<h2>I monoclonali approvati</h2>
<p>In Italia un anno fa il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un decreto per autorizzare la distribuzione di due anticorpi monoclonali – <strong>bamlanivimab</strong> e l&#8217;associazione di anticorpi <strong>bamlanivimab-etesevimab</strong>, prodotti da Eli Lilly e Regeneron/Roche – con l&#8217;obiettivo di prevenire le formi più gravi del Covid-19 in quei pazienti a rischio che manifestavano la malattia in forma lieve. Con quel provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, lo stato italiano attingeva a un fondo di 400 milioni di euro messo a disposizione per acquistare vaccini e farmaci contro Sars-CoV-2.</p>
<p>Già in quei giorni emersero le prime discussioni per via dei dati, ancora parziali, di una terapia incerta. In ogni caso, la <strong>Commissione europea</strong>, attingendo alla decisione dell&#8217;Ema, l&#8217;Agenzia europea per i medicinali, ha dato il via libera a tre anticorpi monoclonali anti Covid: il cocktail <strong>casirivimab-imdevimab</strong>, nome commerciale il Ronapreve di Regeneron/Roche, impiegato sia per trattamento che prevenzione, il <strong>regdanvimab</strong> di Celltrion Healthcare Hungary Kft (Regikrona) e il <strong>sotrovimab</strong> di Gsk per il trattamento (Xevudy). La situazione è in continua fase di evoluzione, e varia da settimana a settimana, da continente a continente. Negli Stati Uniti, ad esempio, la Fda ha approvato per uso emergenziale lo <strong>Evusheld</strong> di AstraZeneca per pazienti immunocompromessi.</p>
<h2>Luci e ombre</h2>
<p>Una delle ultime notizie riguarda la sospensione da parte di <strong>Toscana Life Sciences (TLS)</strong> della sperimentazione del monoclonale <strong>J08</strong>. Lo scorso 27 gennaio un comunicato TLS annunciava la sospensione temporanea dell&#8217;arruolamento di nuovi pazienti positivi al Covid nei test clinici sull&#8217;anticorpo monoclonale J08. Detto altrimenti, l&#8217;anticorpo J08, che da test in vitro si era dimostrato uno degli anticorpi monoclonali umani più potenti mai testati in clinica contro il virus, neutralizzando l&#8217;origine e le ultime varianti, ha dimostrato una perdita di efficacia nei confronti della <a href="https://it.insideover.com/scienza/cosa-sappiamo-della-variante-sudafricana.html">variante Omicron</a>.</p>
<p>&#8220;Tale evidenza è in linea con i più recenti dati pubblicati su altre terapie a base di anticorpi monoclonali che dimostrano una generale perdita di efficacia in oltre l&#8217;80% delle terapie attualmente disponibili&#8221;, ha chiarito TLS. Negli Stati Uniti, invece, l&#8217;Fda ha approvato, sempre per uso emergenziale, <strong>bebtelovimab</strong>. I primi test hanno fatto emergere una discreta efficacia contro Omicron, ma permangono ancora diversi dubbi. Nel frattempo, l&#8217;unico jolly pronto all&#8217;uso per combattere il Sars-CoV-2 continua ad essere rappresentato dai vaccini.</p>
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			</item>
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		<title>Le varianti e quella speranza che arriva dai monoclonali</title>
		<link>https://it.insideover.com/scienza/le-varianti-e-quella-speranza-che-arriva-dai-monoclonali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 May 2021 07:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Danimarca, covid (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Mentre da una parte la comunità scientifica rassicura il più possibile sull’efficacia dei vaccini contro le varianti del coronavirus, dall’altra lo studio sui monoclonali ha dovuto subire un’accelerazione per stare al passo con le mutazioni del Sars-CoV-2. Dagli Stati Uniti all’Europa le novità sono molte. In Italia intanto la terapia coi monoclonali va avanti con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/scienza/le-varianti-e-quella-speranza-che-arriva-dai-monoclonali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/le-varianti-e-quella-speranza-che-arriva-dai-monoclonali.html">Le varianti e quella speranza che arriva dai monoclonali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Danimarca, covid (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Danimarca-covid-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Mentre da una parte la comunità scientifica rassicura il più possibile sull’efficacia dei <strong>vaccini</strong> contro le varianti del coronavirus, dall’altra lo studio sui <strong>monoclonali</strong> ha dovuto subire un’accelerazione per stare al passo con le <strong>mutazioni</strong> del Sars-CoV-2. Dagli Stati Uniti all’Europa le novità sono molte. In Italia intanto la terapia coi monoclonali va avanti con buoni risultati.</p>
<h2>Dai vaccini ai monoclonali: a che punto siamo?</h2>
<p>Impossibile parlare di coronavirus senza far cenno alle <strong>varianti</strong>: da alcuni mesi abbiamo fatto l’abitudine  alla possibilità delle mutazioni del Covid. Da ottobre ad aprile c’è stato modo, in diverse occasioni, di verificare come il virus sia suscettibile di continue variazioni. Tutto questo ha fatto sorgere dubbi, legittimi, in merito all’<strong>efficacia</strong> delle terapie finora studiate e introdotte per prevenire e combattere i casi di infezione da Covid. Partiamo dai <strong>vaccini</strong>. Nel momento in cui le aziende farmaceutiche hanno annunciato la realizzazione dei primi sieri contro il Sars-CoV-2, si sono accese le speranze per debellare il virus. A dicembre diversi Paesi del mondo si sono messi in fila<a href="https://it.insideover.com/scienza/ecco-com-e-cambiato-il-mercato-del-covid.html?utm_source=ilGiornale&amp;amp;utm_medium=article&amp;amp;utm_campaign=article_redirect&amp;_ga=2.170086304.1629232188.1618815773-587293415.1601365185"> per acquistare il maggior numero possibile di dosi</a> da somministrare alla popolazione. Nel frattempo le prime varianti si facevano però sempre più spazio nei corridoi di contagio creando dubbi e allarmismi circa l’inefficacia dei vaccini studiati per la forma originaria del Sars-CoV-2. Dopo studi ben ponderati, la comunità scientifica ha fatto chiarezza rassicurando circa l’efficacia dei sieri contro le mutazioni del virus. A confermare su <em>InsideOver</em> la validità dei vaccini contro le varianti è stato il virologo del San Raffaele di Milano, <strong>Massimo Clementi. </strong>Quest&#8217;ultimo ha anche chiarito la possibilità di aggiornare i sieri in base alle mutazioni: “Le aziende produttrici &#8211; <a href="https://it.insideover.com/scienza/clementi-varianti-covid.html">ha detto il professore</a> &#8211;  si stanno già muovendo in questa direzione, qualora dovesse emergere una variante più insidiosa, oggi c’è la tecnologia adatta ad avere un nuovo vaccino in poche settimane”.</p>
<p>E con i <strong>monoclonali</strong>? Che prospettive ci sono di fronte alle varianti? Il discorso in questo caso è diverso perché sono necessari degli anticorpi ad hoc per combattere le nuove mutazioni. Ma la ricerca va molto spedita: già a febbraio il direttore scientifico della<strong> Eli Lilly</strong>, azienda che si occupa della produzione degli anticorpi, ha lasciato intendere che se da un lato i monoclonali vanno adeguati alle mutazioni, dall’altro <a href="https://www.lapresse.it/ultima-ora/2021/02/10/coronavirus-skovronsky-eli-lilly-monoclonali-efficaci-contro-varianti/">gli studi per dare risposta a questa esigenza corrono veloci.</a></p>
<h2>Negli Usa sospeso il bamlanivimab</h2>
<p>Che sul fronte monoclonali esiste qualche maggiore preoccupazione sulle varianti, lo si è intuito soprattutto lo scorso 24 marzo. Negli <strong>Stati Uniti</strong> la Fda, l&#8217;equivalente oltreoceano dell&#8217;Ema, ha sospeso infatti la somministrazione del <strong>Bamlanivimab</strong>. Si tratta dell&#8217;anticorpo monoclonale prodotto dalla Eli Lilly: “Dato l&#8217;aumento sostenuto negli Stati Uniti delle varianti virali di Sars-CoV-2 resistenti a bamlanivimab somministrato da solo – <a href="https://www.adnkronos.com/covid-usa-stop-fda-a-monoclonale-bamlanivimab-usato-da-solo_3sP3bKmMZToD5JxpgYA1SJ?refresh_ce">si legge nel comunicato dell&#8217;Fda</a> – e considerata la disponibilità di altre terapie con anticorpi monoclonali autorizzati che dovrebbero mantenere l&#8217;attività contro queste varianti, il governo statunitense, in coordinamento con Eli Lilly and Company, interromperà la distribuzione del solo bamlanivimab a partire dal 24 marzo 2021”. Si tratta quindi della conferma che alcuni monoclonali non sono adatti alle varianti. E che dunque le più importanti compagnie impegnate nella ricerca devono adeguarsi e procedere con nuovi studi.</p>
<p>Il bamlanivimab non è stato ritirato definitivamente dal commercio. Ma, così come sottolineato sempre dalle autorità sanitarie statunitensi, il suo uso deve avvenire nell&#8217;ambito di una terapia che prevede anche la somministrazione dell&#8217;<strong>Etesevimab</strong>, altro monoclonale prodotto dalla Eli Lilly. La stessa azienda statunitense già a gennaio aveva annunciato la collaborazione con la<strong> GlaxoSmithKline</strong> per ricerche comuni su nuovi monoclonali anti varianti. La sensazione è quella di una vera e propria corsa contro il tempo. Le mutazioni del virus riescono ad incidere più profondamente quando si parla di cure monoclonali.</p>
<h2>Le speranze arrivano dall’anticorpo “bispecifico”</h2>
<p>Di fronte all’esigenza di essere veloci nel combattere le mutazioni del Covid, le risposte della ricerca sui monoclonali non hanno tardato a dare risposte.<a href="https://www.adnkronos.com/covid-creato-un-super-anticorpo-che-blocca-anche-varianti_7rWpXsJQMYqcP5lMyOLQVP?refresh_ce"> Lo studio dell’anticorpo bispecifico CoV-X2</a> messo a punto gli scorsi giorni sembra proprio rispondere alla necessità di contrastare e curare le varianti ma anche di prevenire la malattia. Il risultato raggiunto dai ricercatori europei cui hanno preso parte anche quelli del Policlinico San Matteo di Pavia, potrebbe salvare molte vite grazie alla sua composizione che viene spiegata proprio dalla caratteristica di essere bispecifico. Si tratta infatti di un anticorpo a <strong>doppia azione</strong> in quanto ha la capacità di riconoscere simultaneamente due diversi antigeni del virus e inibire il loro legame con l’<strong>Ace</strong>. Quest’ultima, spiegata in termini facilmente comprensibili, rappresenta le porte di ingresso del Covid dentro le nostre cellule: luogo in cui si replica. Il doppio legame degli anticorpi bispecifici permette quindi di ridurre sensibilmente la selezione delle varianti resistenti con efficacia elevata.</p>
<h2>La situazione in Italia</h2>
<p>Il nostro Paese sul fronte dei monoclonali si è mosso in ritardo. Il via libera per l&#8217;uso di questi farmaci da parte dell&#8217;<strong>Aifa</strong><a href="https://it.insideover.com/societa/inconcepibile-il-ritardo-dell-italia-sui-monoclonali-cosi-tuona-bassetti.html"> risale soltanto al 3 febbraio.</a> Buona parte delle dosi che servono all&#8217;attuale fabbisogno italiano provengono dalla Eli Lilly, la quale nel nostro territorio è presente con delle proprie filiali e per la produzione si serve anche degli stabilimenti di Latina della<strong> Bsp Pharmaceuticals</strong>: “Circa l&#8217;80% dei monoclonali usati in Italia – ha dichiarato su <em>InsideOver</em> una fonte di Eli Lilly Italia – è prodotto dalla nostra azienda”. Dopo il disco verde sull&#8217;uso degli anticorpi, i <strong>risultati</strong> sembrano essere stati incoraggianti. In un&#8217;intervista rilasciata su InsideOver, il 16 aprile il virologo<strong> Matteo Bassetti</strong> ha posto l&#8217;attenzione su un bilancio in chiaroscuro: “In Liguria stiamo avendo ottimi risultati –<a href="https://it.insideover.com/scienza/il-bilancio-a-meta-sui-monoclonali-funzionano-ma-non-usati-in-tutta-italia.html"> ha dichiarato</a> – ma ad oggi mi risulta che in tutta Italia sono state fatte circa mille dosi di monoclonali o poco più”.</p>
<p>C&#8217;è stato infatti un uso a macchia di leopardo degli anticorpi: “Ma non perché le dosi disponibili per l&#8217;Italia non bastino – ha voluto sottolineare la fonte di Eli Lilly – il vero problema è che non tutte le Regioni si sono attrezzate adeguatamente per il loro utilizzo”. Adesso però occorre capire l&#8217;impatto che le <strong>varianti</strong> potrebbero avere nel nostro Paese. In tal senso si sta correndo ai ripari. Fino allo scorso 8 aprile, <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1475526/report_n.1_monitoraggio_monoclonali_09.04.2021.pdf">secondo i dati dell&#8217;Aifa</a>, il monoclonale Bamlanivimab, quello cioè sospeso negli Usa proprio perché inefficace contro le varianti, veniva somministrato nel 41% dei casi. Nell&#8217;ultimo report dell&#8217;Aifa, <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1475526/report_n.3_monitoraggio_monoclonali_23.04.2021.pdf">datato 23 aprile</a>, è stato invece registrato un uso delBbamlanivimab limitato al 26.4% delle somministrazioni. È cresciuto invece al 54.9% dei casi l&#8217;uso combinato del Bamlanivimab con l&#8217;Etesevimab, mentre i mococlonali <strong>Casirivimab</strong> e <strong>Imdevimab</strong>, prodotti da <strong>Regeneron</strong> e <strong>Roche,</strong> si attestano al 18.7%.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/le-varianti-e-quella-speranza-che-arriva-dai-monoclonali.html">Le varianti e quella speranza che arriva dai monoclonali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il bilancio a metà sui monoclonali: &#8220;Funzionano ma non sono usati in tutta Italia&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/scienza/il-bilancio-a-meta-sui-monoclonali-funzionano-ma-non-usati-in-tutta-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 13:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="India, covid (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Sin dai primi mesi della pandemia si è parlato di farmaci capaci di intervenire sul paziente prima che l’infezione da coronavirus possa degenerare. Tra questi un ruolo fondamentale viene rivestito dagli anticorpi monoclonali. A distanza di qualche mese dall’inizio del loro utilizzo in Italia, ne viene confermata la piena efficacia. Purtroppo non vengono usati su &#8230; <a href="https://it.insideover.com/scienza/il-bilancio-a-meta-sui-monoclonali-funzionano-ma-non-usati-in-tutta-italia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/il-bilancio-a-meta-sui-monoclonali-funzionano-ma-non-usati-in-tutta-italia.html">Il bilancio a metà sui monoclonali: &#8220;Funzionano ma non sono usati in tutta Italia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="India, covid (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/India-vaccini-covid-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Sin dai primi mesi della <strong>pandemia</strong> si è parlato di farmaci capaci di intervenire sul paziente prima che l’infezione da <strong>coronavirus</strong> possa degenerare. Tra questi un ruolo fondamentale viene rivestito dagli <a href="https://it.insideover.com/societa/inconcepibile-il-ritardo-dell-italia-sui-monoclonali-cosi-tuona-bassetti.html">anticorpi monoclonali</a>. A distanza di qualche mese dall’inizio del loro utilizzo in Italia, ne viene confermata la piena efficacia. Purtroppo non vengono usati su tutto il territorio nazionale.</p>
<h2>Il ritardo dell’Italia sui monoclonali</h2>
<p>L’importanza dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali è stata da sempre resa nota nel momento in cui il loro utilizzo ha dato effetti più che sorprendenti nel combattere il coronavirus. <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Germania</strong> hanno subito colto l’occasione al volo già dallo scorso autunno per frenare l’alto numero di contagi della malattia con esito mortale. I monoclonali infatti, se somministrati al paziente nella fase iniziale dell’infezione e, cioè, entro il secondo o il terzo giorno, impediscono il formarsi della <strong>cascata infiammatoria</strong> che porta poi al sorgere dei sintomi più gravi. Questo è possibile perché i monoclonali sono degli <strong>anticorpi</strong> capaci di riconoscere i patogeni, come i batteri e i virus, e consentono all’organismo di neutralizzarli. La loro presenza aiuta a far svolgere tale compito agli anticorpi già presenti nel corpo umano che però, da soli, non bastano per arrivare a questo risultato.</p>
<p>Ecco perché i monoclonali non vengono usati soltanto nella fase iniziale dell’infezione ma anche quando è certo che un soggetto con particolari patologie sia stato a contatto con un positivo. Ed allora, in questo caso, si interviene per impedire l’insorgere della malattia, come si fa con il <strong>vaccino</strong>. In Italia l’utilizzo dei monoclonali è stato autorizzato in ritardo rispetto agli altri Paesi, ovvero il 5 febbraio scorso. L’ok da parte dell’<strong>Aifa</strong> è stato preceduto da diversi appelli derivanti dal mondo scientifico che ne sostenevano l’importanza.</p>
<h2>“I monoclonali stanno funzionando molto bene”</h2>
<p>“L’utilizzo dei monoclonali in Liguria sta andando molto bene e con ottimi risultati”. Ad affermarlo su <em>InsideOver</em> è <strong>Matteo Bassetti</strong>, direttore del reparto Malattie Infettive del San Martino di Genova. Il virologo<a href="https://it.insideover.com/societa/inconcepibile-il-ritardo-dell-italia-sui-monoclonali-cosi-tuona-bassetti.html"> è stato tra quelli che in Italia si è molto battuto</a> affinché si accelerasse con le procedure burocratiche che hanno rallentato per diverso tempo l’utilizzo di questi anticorpi rispetto agli altri Paesi. Il professore ci racconta che su tutto il territorio ligure sono stati trattati circa un centinaio di pazienti, di cui circa 50 all’interno del San Martino: &#8220;Se queste persone non avessero fatto il monoclonale &#8211; dichiara Bassetti &#8211; molto probabilmente avrebbero avuto un percorso molto peggiore della loro malattia, perché lo scopo del monoclonale è quello di spegnere sul nascere l’infezione&#8221;.</p>
<p>Ad essere trattati con questi anticorpi sono state persone di età compresa tra i 30 e gli 80 anni e dunque una vasta categoria che ha confermato come la terapia sia valida su tutte le fasce d’età. Nonostante la comprovata utilità dei monoclonali, l’<strong>Italia</strong> non si è ancora conformata al loro utilizzo come forma di terapia. A confermarlo è lo stesso professor Bassetti: &#8220;Ad oggi &#8211; ci dice &#8211; mi risulta che in tutta Italia sono state fatte circa mille dosi di monoclonali o poco più. La gente mi chiede di poterlo avere pensando che nella propria Regione non ce ne siano, ma non è cosi perché  tutte le Regioni lo hanno a disposizione. Se non è stato usato vuol dire che non sono stati creati dei percorsi adeguati”. L’utilizzo del monoclonale è fondamentale e sarebbe altrettanto fondamentale che ci fosse un utilizzo omogeneo in tutto il territorio nazionale. Ma ad oggi non c’è.</p>
<h2>Superato l&#8217;ostacolo delle varianti</h2>
<p>Lì dove è stata già sperimentata, l&#8217;azione degli anticorpi monoclonali sta dando significativi risultati. A confermarlo su <em>InsideOver</em> anche il virologo del San Raffaele di Milano, <strong>Massimo Clementi</strong>: “I risultati per adesso sono soddisfacenti e significativi – ha dichiarato – siamo ancora in una fase dove questi anticorpi non sono usati in modo omogeneo in Italia, ma le prime sperimentazioni sono state incoraggianti”. Ogni paziente guarito a casa dopo la cura con i monoclonali, coincide con un posto letto libero in più negli ospedali. Circostanza vitale per il servizio sanitario nazionale, alle prese con nosocomi dove complessivamente i pazienti Covid<a href="https://www.agenas.gov.it/covid19/web/index.php"> rappresentano il 39% del totale dei ricoverati.</a> Una cifra che sfiora la soglia minima di attenzione, prevista al 40% dai protocolli del ministero della Salute.</p>
<p>Gli ottimi risultati raggiunti dalle cure monoclonali fanno ben sperare anche per un altro motivo. Nei mesi scorsi infatti diversi studi internazionali avevano messo in dubbio l&#8217;efficacia di questi anticorpi in presenza delle <strong>varianti</strong> del virus: “Questi farmaci hanno mostrato grande efficacia per combattere il virus – <a href="https://www.theguardian.com/world/2021/feb/02/monoclonal-antibodies-great-hope-in-covid-treatments-fails-against-variants">ha dichiarato ad esempio a febbraio su <em>The Guardian</em></a> lo studioso <strong>Nick Cammack</strong> – una sfida è però arrivata a Natale, quando sono apparse nuove varianti, in particolare quelle del Sudafrica e del Brasile”. E infatti due delle grandi aziende produttrici di monoclonali, <strong>Eli Lilly</strong> e <strong>GlaxoSmithKline</strong>,<a href="https://it.insideover.com/societa/la-sfida-dei-monoclonali-contro-le-varianti.html"> hanno annunciato una collaborazione</a> per unire le ricerche e creare anticorpi in grado di vincere la sfida imposta dalle varianti. Al momento però, i farmaci presenti in Italia sembrano funzionare.</p>
<h2>Un bilancio in chiaroscuro</h2>
<p>Andando a guardare l&#8217;uso che si è fatto degli anticorpi monoclonali dopo il via libera dell&#8217;Aifa, ad emergere sono sia le <strong>gioie</strong> che i <strong>dolori</strong>. Sul primo fronte, la comunità scientifica sembra concorde nel considerare funzionanti le cure. I dolori arrivano da un <strong>ritardo</strong> a livello nazionale dell&#8217;utilizzo di questi specifici farmaci. Non tutte le regioni si sono messe al passo, non tutti gli italiani che ne avrebbero diritto in questo momento possono avere accesso ai monoclonali. A pesare in questo contesto è, in primo luogo, il ritardo accumulato nei mesi precedenti: l&#8217;Italia ha perso tempo nell&#8217;investire sugli anticorpi, adesso per l&#8217;intero sistema nazionale è difficile recuperare il terreno perduto.</p>
<p>In secondo luogo a pesare è anche la cronica impreparazione della <strong>rete sanitaria</strong> su questa tipologia di intervento. Per poter avere accesso infatti ai monoclonali, il paziente deve rivolgersi al medico di base il quale, in base alle patologie pregresse del soggetto, prescrive la cura e indica la struttura regionale di riferimento in cui ricevere il trattamento. Ad essere sollecitata dunque è quella cosiddetta “sanità di prossimità” che in Italia ha sempre mostrato gravi lacune, già prima del Covid. Il sistema non appare preparato. Ecco perché gli anticorpi sono presenti in tutte le Regioni, ma il loro uso è ancora così limitato. Un elemento che potrebbe pregiudicare l&#8217;efficacia di questi particolari farmaci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/il-bilancio-a-meta-sui-monoclonali-funzionano-ma-non-usati-in-tutta-italia.html">Il bilancio a metà sui monoclonali: &#8220;Funzionano ma non sono usati in tutta Italia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Come stanno andando le terapie con anticorpi monoclonali</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/come-stanno-andando-le-terapie-con-anticorpi-monoclonali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 13:18:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="anticorpi monoclonali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-1024x671.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-768x503.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-1536x1006.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-2048x1342.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il cocktail di anticorpi monoclonali sviluppato dalla società farmaceutica americana Eli Lily si è rivelato particolarmente efficace nel fronteggiare il Covid-19. Questo, almeno, è quanto emerso dai dati della fase III della sperimentazione del farmaco a cui hanno preso parte 769 volontari. La somministrazione del preparato, come dichiarato dall&#8217;azienda produttrice, avrebbe ridotto dell&#8217;87% la probabilità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/come-stanno-andando-le-terapie-con-anticorpi-monoclonali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/come-stanno-andando-le-terapie-con-anticorpi-monoclonali.html">Come stanno andando le terapie con anticorpi monoclonali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="anticorpi monoclonali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-300x197.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-1024x671.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-768x503.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-1536x1006.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/12236515_large-2048x1342.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il cocktail di <strong>anticorpi monoclonali</strong> sviluppato dalla società farmaceutica americana Eli Lily si è rivelato particolarmente efficace nel fronteggiare il <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Covid-19</a>. Questo, almeno, è quanto emerso dai dati della<a href="https://thehill.com/policy/healthcare/542540-eli-lilly-study-finds-antibody-drug-cuts-covid-19-hospitalization-and-death" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> fase III</a> della sperimentazione del farmaco a cui hanno preso parte 769 volontari. La somministrazione del preparato, come dichiarato dall&#8217;azienda produttrice, avrebbe ridotto dell&#8217;87% la probabilità di ricoveri e di morte per Covid-19 nei pazienti ad alto rischio e recentemente infettati dal virus.</p>
<p>Non è stato registrato alcun decesso tra i volontari che hanno ricevuto il cocktail di anticorpi mentre quattro persone a cui era stato somministrato il placebo hanno perso la vita. Uno studio realizzato nel mese di gennaio, all&#8217;interno del quale era stata somministrata una dose più consistente del farmaco, aveva evidenziato un tasso di efficacia nel ridurre ospedalizzazioni e morti pari al 70%. Il miglioramento dei dati sarebbe, paradossalmente, dovuto ad una riduzione del dosaggio somministrato. Questo sviluppo può rivelarsi decisivo nel facilitare la produzione e la distribuzione del farmaco, destinato a rivelarsi molto utile nel prossimo futuro.</p>
<h2>Germania e Francia avanti negli ordinativi</h2>
<p>L&#8217;assenza di <strong>protocolli terapeutici</strong> efficaci per curare chi è affetto dal Covid-19 è un grave problema, non ancora risolto, della pandemia in corso. L&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica e dei governi è focalizzata sullo sviluppo dei <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/la-lista-dei-principali-vaccini-contro-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vaccini</a> e sulle campagne di immunizzazione di massa viste come l&#8217;unico modo per arginare definitivamente il Covid-19. Il problema, però, è che il raggiungimento dell&#8217;immunità di gregge richiede mesi e nell&#8217;attesa, tra un ritardo nella consegna dei vaccini e l&#8217;inefficienza della macchina burocratica, migliaia di persone perdono la vita.</p>
<p>Gli anticorpi monoclonali potrebbero contribuire a ridurre i decessi ma sono rimasti spesso nell&#8217;ombra e la loro popolarità è iniziata a crescere solamente dopo che sono stati <a href="https://it.insideover.com/societa/come-funziona-la-cura-regeneron-usata-anche-da-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">somministrati</a>, con successo, all&#8217;allora presidente americano Donald Trump. Due farmaci, uno prodotto da Eli Lilly e l&#8217;altro dall&#8217;azienda biotech Regeneron, hanno ricevuto l&#8217;autorizzazione all&#8217;uso di emergenza da parte della Food and Drug Administration americana lo scorso novembre. L&#8217;Agenzia Europea dei medicinali (EMA) ha autorizzato il prodotto di Regeneron solamente il 26 febbraio ma nell&#8217;attesa si era già mossa la <strong>Germania</strong> che, a gennaio, <a href="https://it.insideover.com/societa/la-germania-utilizzera-un-nuovo-farmaco-contro-il-covid-19.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aveva ordinato</a> centinaia di migliaia di dosi da Eli Lily e Regeneron. La Francia ha consistenti forniture del trattamento monoclonale di Eli Lilly ed altre decine di migliaia dovrebbero arrivare nel mese di marzo. L&#8217;obiettivo, annunciato in precedenza, è quello di testarle all&#8217;interno degli ospedali.</p>
<p>Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell&#8217;Ema ha concluso, alcuni giorni fa, la revisione degli anticorpi monoclonali di <strong>Eli Lilly</strong> ed ha affermato che esiste un evidenza significativa per autorizzarne l&#8217;uso nei pazienti colpiti dal Covid-19. La raccomandazione dell&#8217;EMA potrà essere utilizzata come supporto per le linee guida nazionali in merito al possibile uso degli anticorpi. Si tratta di uno sviluppo significativo dato che, è bene ricordarlo, i vaccini non sono efficaci in tutte le persone, per fattori legati all&#8217;età ed allo stato di salute e gli anticorpi prodotti grazie all&#8217;ingegneria genetica sono una delle soluzioni più promettenti per superare queste problematiche.</p>
<h2>Le difficoltà nella somministrazione</h2>
<p>Gli anticorpi monoclonali sono efficaci nei pazienti che si trovano negli stadi iniziali della malattia ma sono in corso studi, da parte di aziende farmaceutiche che ne stanno sviluppando di nuovi, come <strong>Vir</strong> e <strong>GlaxoSmithKline</strong>, anche su chi è già ricoverato in ospedale. Il problema principale degli anticorpi è legato alla modalità di <strong>somministrazione</strong>, che avviene per via endovenosa, alle tempistiche in cui questa deve avvenire, alla necessità di individuare i pazienti che ne hanno bisogno ed alla possibilità che l<strong>e nuove varianti</strong> del virus riescano ad inficiarne l&#8217;efficacia (i primi dati indicano che Regeneron dovrebbe riuscire a risolvere il problema).</p>
<p>Una ricerca  pubblicata su Nature da un gruppo di scienziati della Columbia University ha mostrato che la <a href="https://it.insideover.com/societa/le-caratteristiche-delle-tre-varianti-del-covid-piu-diffuse.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">variante inglese</a> e quella sudafricana sfuggono agli anticorpi e di conseguenza possono renderli meno efficaci. Quella sudafricana, in particolare, è risultata da 9 a 12 volte più resistente agli anticorpi del plasma dei guariti ed ai sieri delle persone vaccinate. Un altro punto oscuro è legato al costo degli anticorpi monoclonali, che è molto elevato a causa delle modalità di produzione e che raggiunge i 1600-2000 dollari per fiala. In Italia era stato annunciato un fondo speciale, reso disponibile dalla struttura commissariale che si occupa del Covid-19, in grado di coprire le spese ed avviare gli acquisti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/come-stanno-andando-le-terapie-con-anticorpi-monoclonali.html">Come stanno andando le terapie con anticorpi monoclonali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La sfida dei monoclonali contro le varianti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-sfida-dei-monoclonali-contro-le-varianti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 17:40:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus, ospedale a Lisbona (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il 3 febbraio l&#8217;Aifa ha autorizzato la ricerca e l’utilizzo degli anticorpi monoclonali nella lotta contro il coronavirus. I buoni risultati raggiunti in Europa e all’estero hanno spinto l’Italia a investire su questa terapia. Ma il diffondersi delle varianti crea dubbi nella loro completa efficacia. Il lavoro della scienza sui monoclonali fatto in questi mesi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-sfida-dei-monoclonali-contro-le-varianti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-sfida-dei-monoclonali-contro-le-varianti.html">La sfida dei monoclonali contro le varianti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus, ospedale a Lisbona (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Ospedale-Covid-a-Lisbona-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il 3 febbraio <a href="https://www.adnkronos.com/anticorpi-monoclonali-via-libera-dellaifa_heyDbHD0oproo7mSf2IA8?refresh_ce">l&#8217;Aifa ha autorizzato la ricerca e l’utilizzo degli anticorpi monoclonali</a> nella lotta contro il <strong>coronavirus</strong>. I buoni risultati raggiunti in Europa e all’estero hanno spinto l’Italia a investire su questa terapia. Ma il diffondersi delle <strong>varianti</strong> crea dubbi nella loro completa efficacia. Il lavoro della scienza sui monoclonali fatto in questi mesi potrebbe davvero essere compromesso?</p>
<h2>La speranza riposta nei monoclonali</h2>
<p>Definiti dagli esperti del settore come “vaccini rapidi”, i <strong>monoclonali</strong> sono degli anticorpi che riconoscono i patogeni che invadono il corpo e consentono all’organismo di neutralizzarli. La produzione artificiale di monoclonali ha la funzione di creare la quantità necessaria di anticorpi capaci di debellare in modo veloce il coronavirus prima che si arrivi alla <strong>degenerazione</strong> della malattia. Il loro utilizzo, se effettuato nella fase iniziale del contagio, consente di evitare il processo infiammatorio che può far sorgere i sintomi gravi. Questi anticorpi possono inoltre essere utilizzati anche per prevenire la malattia come si fa con il vaccino. Quando infatti ci sono le premesse per l’avvenuto contagio, la persona interessata, valutate le circostanze con il personale medico specializzato, può essere sottoposta al trattamento.</p>
<p>L’applicazione di questa terapia per combattere il Sars-CoV-2 ha avuto ottimi risultati in <strong>Germania</strong> e anche negli <strong>Stati Uniti</strong> già sul finire del 2020. Motivo per il quale molti virologi in Italia, <a href="https://it.insideover.com/societa/inconcepibile-il-ritardo-dell-italia-sui-monoclonali-cosi-tuona-bassetti.html">tra i quali Matteo Bassetti</a>, hanno da sempre sollecitato la possibilità dell’utilizzo anche sul territorio nazionale, rimasto indietro rispetto agli altri Paesi. L’ok da parte dall’Italia è arrivato solamente il 3 febbraio scorso: L’Aifa ha dato il via libera per gli anticorpi monoclonali delle case americane <strong>Eli Lilly</strong> e <strong>Regeneron</strong>, per l’impiego in fase precoce in pazienti ad alto rischio.</p>
<h2>Le varianti che mettono in discussione i monoclonali</h2>
<p>L’efficacia dei monoclonali per debellare il Sars-CoV- 2 è stata sin dall’inizio testata con risultati che hanno fatto ben sperare il mondo scientifico impegnato nella lotta contro il coronavirus. A far crollare tutte le certezze acquisite fino a poco tempo è stata l’individuazione delle varianti. Il virus, <a href="https://it.insideover.com/societa/ecco-perche-la-variante-inglese-non-deve-spaventare.html">come accade sempre per sua natura</a>, è mutato e questo ha inciso e incide sugli studi fin qui condotti.  Al momento sono tre le varianti rilevate: quella <strong>inglese</strong> (<em>20I / 501Y.V1, VOC 202012/01 </em><em>o B.1.1.7</em>), quella <strong>sudafricana</strong> (<em>20H / 501Y.V2 o B.1.351</em>) e quella <strong>brasiliana</strong> <em>(P.1)</em>. Le ultime due sarebbero quelle più preoccupanti in virtù degli effetti che causano all’organismo. E proprio sulle varianti provenienti dal Sudafrica e dal Brasile che sorgono i dubbi circa l’efficacia dei monoclonali. Il mondo scientifico, ancora una volta, appare diviso in attesa di risposte univoche. Ma il virus, varianti comprese, corre veloce e al momento “gioca” in vantaggio in attesa che dalla ricerca ci si uniformi verso un’unica direzione supportata anche dalle autorità competenti.</p>
<h2>“La sfida è sulle varianti”</h2>
<p>Da Indianapolis, sede della Eli Lilly, il direttore scientifico<strong> Daniel Skovronsky</strong> nei giorni scorsi si è mostrato ottimista: “I due anticorpi monoclonali di Eli Lilly – <a href="https://www.lapresse.it/ultima-ora/2021/02/10/coronavirus-skovronsky-eli-lilly-monoclonali-efficaci-contro-varianti/">ha dichiarato in una nota</a> – bamlanivimab ed etesevimab insieme potrebbero potenzialmente essere efficaci contro una gamma più ampia di varianti di SARS-CoV-2 presenti in natura, nuovi ceppi che si sono diffusi in tutto il mondo”. Un&#8217;affermazione che se da un lato è apparsa tranquillizzante, dall&#8217;altra ha fatto intuire che l&#8217;arrivo delle varianti ha costretto le aziende ad implementare la ricerca.</p>
<p>Voci di questo genere sono arrivate anche dal nostro Paese. A Latina è presente infatti l&#8217;azienda <strong>Bsp Pharmaceuticals</strong>, la quale ha un contratto con la Eli Lilly per la produzione dei monoclonali. Nello stabilimento si lavora a pieno ritmo per rispettare i programmi relativi alla consegna del farmaco. Da qui il direttore affari istituzionali della Eli Lilly, <strong>Concetto Vasta</strong>, ha tracciato il punto della situazione. Nelle sue frasi, anche un importante riferimento alle mutazioni attualmente rintracciate del virus: “La sfida è sulle varianti – si legge in una nota rilasciata il 9 febbraio – Lilly sta lavorando su questo con alleanze strategiche con altre aziende”. Anche in questo caso ad emergere è un certo ottimismo, che però non nasconde la necessità di dover continuare con le ricerche per via della presenza delle varianti. Segno di come queste ultime potrebbero aver inciso sull&#8217;efficacia generale sui farmaci attualmente in produzione.</p>
<h2>Quegli studi che mettono in allarme</h2>
<p>Una conferma di come qualcosa non quadri con le varianti, è arrivata dalla <strong>Gran Bretagna</strong>. Qui sul <em>The Guardian</em> lo studioso <strong>Nick Cammack</strong>, a capo delle ricerche sul coronavirus condotte dalla fondazione <em>Wellcome Trust</em> di Londra, ha esplicitamente fatto riferimento all&#8217;inefficacia degli anticorpi monoclonali contro alcune varianti: “Questi farmaci – <a href="https://www.theguardian.com/world/2021/feb/02/monoclonal-antibodies-great-hope-in-covid-treatments-fails-against-variants">si legge nell&#8217;intervista</a> – Hanno mostrato grande efficacia per combattere il virus. Una sfida è però arrivata a Natale, quando sono apparse nuove varianti, in particolare quelle del Sudafrica e del Brasile”. Le mutazioni della proteine <strong>spike</strong> del Sars Cov 2 osservate nelle nuove “versioni” del virus, andrebbero ad eliminare gli anticorpi monoclonali: “In questo modo – ha specificato Cammack – Molte terapie anti Covid sono perse dinnanzi alle principali varianti”.</p>
<p>Secondo lo studioso, occorre in tutto il mondo <strong>sequenziare</strong> il più possibile il virus, in modo da individuare le varianti e quindi bloccarle o capire in che modo reagiscono ai farmaci.<a href="https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2021.01.18.427166v1&amp;usg=ALkJrhgBcAoP-d-bSEpcL1ArvtFhRNkT1w"> Uno studio pubblicato il 19 gennaio scorso in Sudafrica</a>, ha confermato l&#8217;inefficacia delle terapie anti Covid sulla variante diffusasi nel Paese. Nelle prossime settimane sono attesi altri studi sull&#8217;argomento che potrebbero confermare questa situazione. In Italia l&#8217;Istituto Superiore di Sanità nel suo sito fa riferimento ad “alcuni articoli preliminari che indicano – <a href="https://www.iss.it/cov19-faq-varianti/-/asset_publisher/yJS4xO2fauqM/content/id/5617152?_com_liferay_asset_publisher_web_portlet_AssetPublisherPortlet_INSTANCE_yJS4xO2fauqM_redirect=https%3A%2F%2Fwww.iss.it%2Fcov19-faq-varianti%3Fp_p_id%3Dcom_liferay_asset_publisher_web_portlet_AssetPublisherPortlet_INSTANCE_yJS4xO2fauqM%26p_p_lifecycle%3D0%26p_p_state%3Dnormal%26p_p_mode%3Dview%26_com_liferay_asset_publisher_web_portlet_AssetPublisherPortlet_INSTANCE_yJS4xO2fauqM_cur%3D0%26p_r_p_resetCur%3Dfalse%26_com_liferay_asset_publisher_web_portlet_AssetPublisherPortlet_INSTANCE_yJS4xO2fauqM_assetEntryId%3D5617152">si legge</a> – come alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia contro le varianti”. Per cercare di risolvere i problemi riscontrati, <strong>Eli Lilly</strong> e <strong>GlaxoSmithKline</strong>, altra azienda impegnata nella produzione di monoclonali, <a href="https://www.gsk.com/en-gb/media/press-releases/lilly-vir-biotechnology-and-gsk-announce-first-patient-dosed-in-expanded-blaze-4-trial/&amp;usg=ALkJrhgrt6oZzLj3bJ-fyd9p7D8HSs5Lrw">hanno annunciato</a> l&#8217;inizio di una collaborazione per arrivare ad una terapia in comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-sfida-dei-monoclonali-contro-le-varianti.html">La sfida dei monoclonali contro le varianti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Germania utilizzerà il &#8220;cocktail&#8221; di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-germania-utilizzera-un-nuovo-farmaco-contro-il-covid-19.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2021 14:55:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1007" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Angela Merkel (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel-768x516.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Germania sarà il primo stato membro dell&#8217;Unione Europea ad utilizzare il cocktail di anticorpi monoclonali che è riuscito a guarire Donald Trump dal Covid-19. Ad annunciare la svolta è stato il ministro della salute Jens Spahn, che ha dichiarato al Bild am Sonntag (le sue parole sono riportate da Deutsche Welle) che &#8220;il governo ha acquistato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-germania-utilizzera-un-nuovo-farmaco-contro-il-covid-19.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1007" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Angela Merkel (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Angela-Merkel-768x516.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Germania</strong> sarà il primo stato membro dell&#8217;Unione Europea ad utilizzare il cocktail di anticorpi monoclonali che è riuscito a guarire <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> dal <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19</a>. Ad annunciare la svolta è stato il ministro della salute Jens Spahn, che ha dichiarato al<em> Bild am Sonntag </em>(le sue parole <a href="https://www.dw.com/en/coronavirus-germany-to-use-new-antibody-based-drug/a-56328493">sono riportate</a> da <i>Deutsche Welle</i>) che &#8220;il governo ha acquistato 200mila dosi al prezzo di 400 milioni di dollari&#8221;. Il cocktail, ha confermato il ministro, sarà inviato agli ospedali universitari tedeschi nel corso delle prossime settimane ed il trattamento &#8220;funziona come una <strong>vaccinazione passiva</strong>. Somministrare gli anticorpi nelle prime fasi della malattia evita che i pazienti ad alto rischio progrediscano verso forme più gravi del morbo&#8221;. Spahn non ha nominato esplicitamente la casa farmaceutica produttrice del trattamento ma ha chiarito che il cocktail è la stessa medicina somministrata al presidente Trump nel mese di ottobre. Si tratta dunque del preparato sviluppato dalla multinazionale americana Regeneron.</p>
<h2>La situazione in Germania</h2>
<p>La Germania è alle prese con una <strong>seconda ondata</strong> di contagi che ha costretto il paese dapprima ad un lockdown leggero, con la chiusura di bar e ristoranti a partire dal 2 novembre e poi, vista l&#8217;inefficacia delle misure, ad un lockdown rigido a partire dal 16 dicembre. Le restrizioni hanno portato ad un appiattimento, ancora non del tutto soddisfacente, della curva dei contagi e sono state prolungate almeno sino alla metà di febbraio. La chiusura dei negozi non essenziali, delle palestre, dei luoghi della cultura e dei servizi di ristorazione è destinata ad avere un impatto molto pesante sull&#8217;economia tedesca ma la cancelliera Angela Merkel si è dimostrata inflessibile nell&#8217;adottare e prolungare le restrizioni. La stagione invernale si sta rivelando molto dura per Berlino e l&#8217;esecutivo Merkel sta cercando di spingere sull&#8217;acceleratore delle <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/la-lista-dei-principali-vaccini-contro-il-coronavirus.html">vaccinazioni</a> di massa per porre fine alla pandemia. Si tratta, però, di un processo graduale, soggetto ad interruzioni e non in grado di influire, almeno per il momento, sulla diffusione del contagio e sul numero dei morti, che in più occasioni hanno superato quota mille nell&#8217;arco delle 24 ore.</p>
<h2>Cosa sono gli anticorpi monoclonali</h2>
<p><strong>Gli anticorpi monoclonali</strong>, <a href="https://www.nursetimes.org/coronavirus-cosa-sono-e-come-agiscono-gli-anticorpi-monoclonali/111674">come spiegato</a> su <em>Nurse Times</em> dal Professor Lorenzo Dagna, primario dell’Unità di Immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare dell’ospedale San Raffaele di Milano, sono proteine prodotte dal nostro sistema immunitario per difenderci da qualcosa che giudica pericoloso. Agiscono contro il Covid-19 comportandosi come anticorpi naturali e dunque impediscono al virus di entrare nelle cellule umane, dove potrebbero replicarsi con maggiore facilità e facilitano lo smaltimento del patogeno da parte del sistema immunitario. Gli anticorpi, chiarisce il Professor Dagna, sono molto utili nelle <strong>fasi precoci</strong> della malattia, quelle più dipendenti dalla replicazione virale del virus SARS-CoV-2 mentre perdono di efficacia se somministrati a pazienti che si trovano in condizioni più gravi dato che, in questa fase è più importante ridurre l&#8217;eccesso di risposta immunitaria. Si tratta di una terapia molto specifica, con buone percentuali di successo ma la chiave, come risulta evidente da quanto descritto, è agire quanto più precocemente possibile individuando in maniera tempestiva chi ne ha bisogno e &#8220;bruciando sul tempo&#8221; il virus.</p>
<h2>Chi li produce</h2>
<p>I farmaci a base di anticorpi monoclonali che hanno ricevuto l&#8217;autorizzazione alla somministrazione da parte di enti regolatori sono due. Si tratta del bamlanivimab, realizzato dalla canadese AbCellera in collaborazione con il gruppo statunitense <strong>Eli Lily</strong> ed approvato in Canada, Israele, Stati Uniti ed Ungheria e il cocktail della società americana Regeneron che, proprio come quello di AbCellera ed Eli Lilly, ha ricevuto luce verde da parte della Food and Drug Administration (FDA) americana. Il bamlanivimab, secondo i dati pubblicati sul prestigioso <em>New England Journal of Medicine</em>, riduce il rischio di ricovero in ospedale se somministrato all&#8217;insorgenza dei sintomi su pazienti ad alto rischio mentre il prodotto della <strong>Regeneron</strong> è in grado di ridurre la carica virale in maniera significativa. Sono poi in corso una serie di sperimentazioni cliniche da parte di altre società. Si tratta della combinazione AZD7442 di AstraZeneca, che dovrebbe impedire a chi è stato esposto al Covid-19 di sviluppare la malattia, dell&#8217;anticorpo monoclonale anakirna della svedese Sobi e del VIR-7831 di Vir Biotechnology e GlaxoSmithKline. C&#8217;è poi il lavoro portato avanti dalla fondazione Toscana Life Sciences in collaborazione con l&#8217;Istituto Spallanzani e coordinato dal Professor Rino Rappuoli per lo sviluppo di un anticorpo monoclonale tutto italiano. La commercializzazione del prodotto, in caso di esito positivo delle sperimentazioni, è però distante ancora qualche mese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-germania-utilizzera-un-nuovo-farmaco-contro-il-covid-19.html">La Germania utilizzerà il &#8220;cocktail&#8221; di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia produce una cura per Covid-19, ma finisce negli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-produce-una-cura-per-covid-19-ma-finisce-negli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2020 12:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Anticorpi monoclonali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si chiama Bamlanivimab, o LY-Cov555, ed è un anticorpo monoclonale scoperto dalla multinazionale americana Eli Lilly che riduce la carica virale di Sars-CoV-2, quindi ne abbatte i sintomi e conseguentemente il rischio di ricovero. La stessa cura che, per intenderci, ha permesso al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di guarire da Covid-19 in relativamente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-produce-una-cura-per-covid-19-ma-finisce-negli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-produce-una-cura-per-covid-19-ma-finisce-negli-stati-uniti.html">L&#8217;Italia produce una cura per Covid-19, ma finisce negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Ricovero-Covid-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Si chiama Bamlanivimab, o <strong>LY-Cov555</strong>, ed è un <a href="https://www.pharmastar.it/news/covid19/covid-19-per-lanticorpo-monoclonale-di-lilly-accordo-con-governo-usa-33689" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>anticorpo monoclonale</strong></a> scoperto dalla multinazionale americana Eli Lilly che riduce la carica virale di <strong>Sars-CoV-2</strong>, quindi ne abbatte i sintomi e conseguentemente il rischio di ricovero. La stessa cura che, per intenderci, ha permesso al presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> di guarire da <strong>Covid-19</strong> in relativamente poco tempo.</p>
<p>Gli Usa ne hanno acquistate 950mila dosi, seguiti dal <strong>Canada</strong> e, a quanto sappiamo, anche dalla <strong>Germania</strong>. Questa cura, però, avrebbe potuto essere somministrata anche a <strong>10mila italiani</strong>, ma non è stato fatto. Perché? La multinazionale del farmaco statunitense produce LY-Cov555 anche in Italia, in uno stabilimento nei pressi di Latina, e ad <strong>ottobre</strong>, come ha scoperto un&#8217;inchiesta de <em>Il Fatto Quotidiano</em>, era stata data la possibilità al nostro Paese di sperimentare questi anticorpi un un <em>trial</em> clinico gratuito che avrebbe coinvolto 10mila persone, ma il tutto è rimasto lettera morta.</p>
<p>Diverse sono le motivazioni, alcune delle quali riguardano le tempistiche burocratiche di accettazione e commercializzazione dei nuovi farmaci in Europa, ed in Italia, che sono molto diverse rispetto a quelle negli Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;<strong>Ema</strong>, l&#8217;agenzia del farmaco europea, non ha ancora formalmente dato il via libera alla sperimentazione di questa cura, sebbene una direttiva del 2001 dia la possibilità alle singole nazioni dell&#8217;Ue di procedere autonomamente: strada seguita dalla Germania, come abbiamo detto, ma anche dall&#8217;Ungheria. L&#8217;Italia, che avrebbe avuto un canale preferenziale per la sperimentazione e commercializzazione invece attende. Il <strong>29 ottobre</strong>, dopo che il <strong>New England Journal of Medecine (Nejm)</strong> <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2029849" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pubblica uno studio</a> che conferma l&#8217;efficacia di LY-Cov555, i vertici della multinazionale di Indianapolis e le massime cariche dell&#8217;<strong>Aifa</strong>, l&#8217;Agenzia Italiana del Farmaco, insieme a rappresentanti delle istituzioni come Gianni Rezza (del Ministero della Salute) ed altri esperti, nella fattispecie il direttore dell&#8217;Istituto <strong>Spallanzani</strong> di Roma Giuseppe Ippolito ed il professor Guido Silvestri della <strong>Emory University</strong> di Atlanta che ha fatto da tramite tra la società e le autorità italiane, si riuniscono per stabilire un piano d&#8217;azione che avrebbe previsto la sperimentazione del farmaco che ha dimostrato la capacità di ridurre l&#8217;ospedalizzazione dei malati tra il <strong>72 ed il 90% dei casi</strong>.</p>
<p>L&#8217;offerta però viene dimenticata in un cassetto, e forse non solo per questioni burocratiche legate alle tempistiche di approvazione di un nuovo farmaco, che, è bene ricordarlo, è in fase 2 di sperimentazione; fase – non definitiva – da cui ha preso le mosse proprio il documento del Nejm per la propria valutazione scientifica.</p>
<p>Sembra infatti che l&#8217;Italia abbia <strong>già investito</strong> su una cura, che utilizza la stessa tipologia (gli anticorpi monoclonali), tutta italiana: il governo ha infatti stanziato <strong>380 milioni di euro</strong> per un progetto guidato dalla fondazione <strong>Toscana Life Sciences</strong>, ente no profit di Siena, che in collaborazione con l&#8217;Istituto Spallanzani dovrebbe ottenere una cura similare considerata molto promettente in un arco di temporale che andava, allora, tra i <strong>quattro e i sei mesi</strong>, pertanto se si giungerà all&#8217;elaborazione di un farmaco, i primi risultati li vedremo tra oggi e febbraio del 2021.</p>
<p>La sperimentazione, infatti, deve ancora partire, e <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/ecco-quali-problemi-dovremo-affrontare-quando-avremo-il-vaccino-anti-covid19.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">come ben sappiamo incontra tre fasi</a> di test sull&#8217;uomo con tempistiche adeguate. Nel frattempo però, la <strong>Fda</strong>, la Food and Drug Administration, l&#8217;ente statunitense che sovrintende anche alla verifica e commercializzazione dei nuovi farmaci, autorizza LY-Cov555 quindi Eli Lilly non può più elargire dosi a titolo gratuito per essere sperimentate, e, per assurdo, in quel momento l&#8217;Italia esprime il proprio interessamento per il farmaco. Misteri della burocrazia.</p>
<p>Il negoziato con la multinazionale si tiene il <strong>16 novembre</strong>, alla presenza del commissario <strong>Domenico Arcuri</strong>, del ministro della Salute <strong>Roberto Speranza</strong>, e del dirigente dell&#8217;Aifa <strong>Nicola Magrini</strong>. Sembra che si sia parlato di prezzo e dosi, ma il negoziato non procede ulteriormente. Aifa e Arcuri, alla richiesta di spiegazioni da parte del <em>Fatto Quotidiano</em>, si trincerano dietro la necessità di dover attendere il via libera da parte dell&#8217;Ema, ma questa decisione stride con quella presa da Berlino o da Budapest.</p>
<p>Non tutti però la pensano come l&#8217;ente nazionale del farmaco e Arcuri: <strong>Walter Ricciardi</strong>, che era presente alla riunione del mese scorso, sostiene che, se fosse stato per lui, avrebbe proceduto all&#8217;acquisto – pur sempre tardivo – mentre per il professor <strong>Massimo Clementi</strong>, del San Raffaele di Milano, siamo davanti a un paradosso. Il professore afferma infatti che “è importante trovare il miglior farmaco possibile, ma non possiamo scartare a priori una possibilità terapeutica che altrove salva le persone”.</p>
<p>Una scelta dettata dalla prudenza? Una scelta dettata dal bisogno di autosufficienza? Una mera questione di italica lentezza burocratica? O si potrebbe addirittura parlare di miopia? Forse si tratta di un insieme di tutto quanto: un farmaco al 100% italiano ci garantirebbe il controllo totale della sua produzione e distribuzione, con importanti ricadute non solo economiche legate ai brevetti, ma anche di capacità di stimolare la ricerca scientifica con investimenti statali. I farmaci, così come i vaccini, per il trattamento di Covid19 portano con sé delle <strong>importanti ricadute</strong> in ambito geopolitico: <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/cosa-significa-vincere-la-gara-per-il-vaccino-anti-covid19.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">non si tratta solo di prestigio</a>, ma anche di una vera e propria <strong>questione di sicurezza nazionale</strong>.</p>
<p>Una pandemia incontrollata, o controllabile solo con provvedimenti estremi come le chiusure forzate, rappresenta un duro colpo per tutto il tessuto economico e sociale di un Paese, pertanto avere una cura, non esclusivamente rappresentata da un vaccino, significa ridurre una malattia pericolosa ad un comune raffreddore, quindi limitare i danni economici che derivano dal blocco delle attività. Chi controlla, o chi mette per primo le mani su certi ritrovati, prima si risolleva dalla crisi, e prima può proporsi come attore attivo sul piano internazionale: non è infatti un caso che la prossima distribuzione del vaccino, in Italia, sia affidata alle <strong>Forze Armate</strong> che hanno già <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/laeroporto-militare-di-pratica-di-mare-sara-il-centro-italiano-per-il-vaccino.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">individuato l&#8217;<em>hub</em> nazionale di stoccaggio e smistamento nell&#8217;aeroporto militare di Pratica di Mare</a>. Una filiera strategica, quindi, quella dei vaccini e delle cure, che è messa ai primissimi posti dell&#8217;agenda dei <strong>servizi di intelligence</strong> di tutto il mondo: proprio recentemente siamo venuti a sapere che durante il <a href="https://insideover.ilgiornale.it/guerra/ecco-chi-ce-dietro-lattacco-hacker-al-dipartimento-del-tesoro-usa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">colossale attacco informatico che ha colpito le reti statunitensi private e statali</a>, sono stati anche fatti tentativi di rubare documenti sulla ricerca del vaccino contro il coronavirus.</p>
<p>Al netto di queste considerazioni generali, risulta però difficile non meravigliarsi per la mancata occasione, lo scorso ottobre, di poter iniziare a sperimentare una cura che, altrove, è stata ritenuta efficace, con l&#8217;aggravante rappresentata dal fatto che eravamo in un periodo in cui si prospettavano imminenti nuove chiusure date dal peso sostenuto dal sistema sanitario nazionale, che magari avrebbe potuto essere sgravato proprio attraverso l&#8217;inizio della sperimentazione di una cura con anticorpi monoclonali, <em>made in Italy</em> o in <em>Usa</em> che fossero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-produce-una-cura-per-covid-19-ma-finisce-negli-stati-uniti.html">L&#8217;Italia produce una cura per Covid-19, ma finisce negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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