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	<title>Amazzonia Archives - InsideOver</title>
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	<title>Amazzonia Archives - InsideOver</title>
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		<title>La maxi-prigione nella terra degli indigeni indigna l&#8217;Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 13:29:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Droga" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è qualcosa di profondamente emblematico nella vicenda della megaprigione di Archidona, piccolo centro immerso nell’Amazzonia ecuadoregna. Una città di appena 8.000 abitanti, dove più della metà della popolazione appartiene alla comunità Kichwa, si trova oggi al centro di un conflitto che non è solo sociale, ma culturale e ambientale. Il progetto di costruzione di un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html">La maxi-prigione nella terra degli indigeni indigna l&#8217;Ecuador</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>C’è qualcosa di profondamente emblematico nella vicenda della <strong>megaprigione di Archidona, piccolo centro immerso<a href="https://it.insideover.com/ambiente/lamazzonia-brucia-come-non-mai-ma-lula-vuole-costruirci-unautostrada.html"> nell’Amazzonia</a> ecuadoregna</strong>. Una città di appena 8.000 abitanti, dove più della metà della popolazione appartiene alla comunità Kichwa, si trova oggi al centro di un conflitto che non è solo sociale, ma culturale e ambientale. Il progetto di costruzione di un carcere di massima sicurezza, annunciato dal presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dallecuador-ad-haiti-il-cortile-di-casa-di-biden-e-in-fiamme.html">Daniel Noboa</a></strong>, ha scatenato proteste che durano ormai da dodici giorni, segnando l’ennesima frattura tra il potere centrale e le comunità indigene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il simbolo di un modello imposto</h2>



<p>Ad Archidona, le proteste hanno raggiunto il culmine il 12 dicembre, quando centinaia di manifestanti, armati delle tradizionali lance Kichwa, hanno assediato il palazzo del governatore. Gas lacrimogeni, scontri con la polizia, barricate. Alla fine, i manifestanti hanno preso il controllo dell’edificio, oggi trasformato in una sorta di presidio popolare. L’immagine di queste tende improvvisate, coperte di manifesti che urlano “<strong>No al carcere di Archidona</strong>”, racconta più di mille parole il conflitto che dilania questa regione.</p>



<p>Non si tratta solo di un carcere, né della sua funzione di deterrenza contro la criminalità. Si tratta del simbolo di un modello di sviluppo imposto dall’alto, che non tiene conto né delle specificità locali né delle esigenze delle comunità indigene. Daniel Jaque, leader del Geoparco Napo Sumaco, lo ha spiegato chiaramente: “Prima della pandemia, Archidona era una delle città più sicure del Paese. L’estrazione mineraria illegale ha già alterato questa realtà, e il carcere peggiorerà la situazione”. Un carcere che, ironia della sorte, sorge in una regione candidata a diventare il primo geoparco amazzonico riconosciuto dall’UNESCO.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità di Bukele e la fragilità di Noboa</h2>



<p>L’idea del megaprigione prende chiaramente ispirazione dal presidente salvadoregno <strong>Nayib Bukele, celebre per le sue carceri modello</strong>, presentate come una panacea contro il crimine. Ma l’Ecuador non è El Salvador, e Archidona non è San Salvador. Il presidente Noboa sembra aver ereditato non solo l’idea, ma anche il piglio decisionista di Bukele, scegliendo di ignorare le proteste delle comunità locali e affidando i lavori a una società legata alla China Road and Bridge Corporation, lo stesso gruppo dietro progetti simili in altre zone del Paese, anch’essi contestati.</p>



<p>Questa scelta non è casuale. Noboa si trova a governare un Paese intrappolato tra una crescente crisi di sicurezza e un contesto economico fragile. La retorica della “tolleranza zero” contro il crimine è, oggi, uno degli strumenti preferiti dai governi in difficoltà. Ma a quale costo? Ad Archidona, il carcere non rappresenta una risposta alla criminalità, bensì un atto di violenza simbolica contro una comunità che vive di agricoltura ed ecoturismo e che teme, giustamente, di vedere il proprio futuro compromesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo sviluppo tradito</h2>



<p>Questa vicenda rivela una verità scomoda: in Ecuador, come in molte altre parti del mondo, le politiche di sicurezza diventano troppo spesso sinonimo di imposizione. La sicurezza non può essere realizzata sacrificando l’identità culturale e l’equilibrio economico delle comunità locali. Il carcere di Archidona, con i suoi 52 milioni di dollari di budget, è un monumento all’incapacità di ascoltare, di mediare, di rispettare.</p>



<p>Eppure, le alternative non mancherebbero. Noboa stesso, prima di optare per i mega-carceri, aveva proposto l’idea di prigioni galleggianti nel Pacifico, una soluzione meno invasiva per le comunità locali. Ma la pressione politica, unita alla necessità di mostrare risultati rapidi, lo ha portato ad adottare un modello che, più che risolvere i problemi, rischia di aggravarli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una lezione da imparare</h2>



<p>La protesta di Archidona è un avvertimento per tutti coloro che credono di poter risolvere i problemi con misure calate dall’alto. I popoli indigeni, custodi di un patrimonio culturale e ambientale unico, non possono essere trattati come un ostacolo allo sviluppo. La loro resistenza non è solo una difesa del proprio territorio, ma una battaglia per un modello di sviluppo più rispettoso e sostenibile.</p>



<p><strong>Daniel Noboa f</strong>arebbe bene a considerare questa lezione, prima che il megaprigione di Archidona diventi il simbolo di un fallimento politico più grande: quello di un governo che ha scelto di costruire muri invece di ponti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html">La maxi-prigione nella terra degli indigeni indigna l&#8217;Ecuador</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Amazzonia brucia come non mai ma Lula vuole costruirci un&#8217;autostrada</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/lamazzonia-brucia-come-non-mai-ma-lula-vuole-costruirci-unautostrada.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 12:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Foresta Amazzonica sta vivendo una delle crisi ambientali più gravi degli ultimi decenni. Più di 40.000 gli incendi segnalati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lamazzonia-brucia-come-non-mai-ma-lula-vuole-costruirci-unautostrada.html">L&#8217;Amazzonia brucia come non mai ma Lula vuole costruirci un&#8217;autostrada</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240916122222302_d54f4002cd73f53f9d30da35fc3a8fd8-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Foresta Amazzonica </strong>sta vivendo una delle crisi ambientali più gravi degli ultimi decenni. Tra agosto e settembre, più di <strong>40.000 incendi</strong> sono stati segnalati, il numero più alto degli ultimi 19 anni. Questi roghi non solo devastano uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta, ma producono anche conseguenze nefaste per il Brasile e l’intero globo. I fumi derivanti dagli incendi hanno percorso migliaia di chilometri, riducendo drasticamente la qualità dell’aria nel Sud del Brasile e causando la chiusura di scuole in diverse regioni. Questo fenomeno solleva domande pressanti sulle sue <strong>cause</strong>, sia naturali che antropiche, e sulle conseguenze a lungo termine per l&#8217;ambiente e le popolazioni locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto del cambiamento climatico</h2>



<p>Anche se le attività umane giocano un ruolo predominante, è importante riconoscere che alcuni <strong>fenomeni naturali </strong>contribuiscono alla propagazione degli incendi. Il cambiamento climatico, causato in gran parte dall&#8217;inquinamento e dalle emissioni di gas serra, ha intensificato le condizioni di <strong>siccità </strong>in molte parti dell’Amazzonia. Le stagioni secche stanno diventando sempre più lunghe e severe, rendendo la foresta più vulnerabile agli incendi. In condizioni normali, l&#8217;Amazzonia è una foresta pluviale che, grazie all’umidità costante, ha una <strong>naturale resistenza al fuoco</strong>. Tuttavia, negli ultimi anni, il riscaldamento globale ha portato a un significativo calo delle precipitazioni in alcune regioni, aumentando il rischio di incendi. Inoltre, la perdita di copertura forestale, che impedisce la normale produzione di vapore acqueo attraverso la traspirazione delle piante, ha un effetto a catena che aggrava ulteriormente la siccità.</p>



<p>Inoltre, il Nord del Brasile e la regione amazzonica stanno ancora affrontando gli effetti della grave crisi idrica del 2023, causata dal fenomeno di <strong>El Niño</strong>, che ha provocato un aumento della temperatura media di oltre 0,8 gradi in tutto il bacino amazzonico.</p>



<p>Sebbene gli incendi possano talvolta essere innescati da fenomeni naturali, come fulmini, la scala e la frequenza degli incendi attuali sono sproporzionati rispetto a quelli storici, indicando che la maggior parte dei roghi ha<strong> origini umane.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Deforestazione e attività agricole</h2>



<p>La principale causa degli incendi nella Foresta Amazzonica è antropica, legata in gran parte alle pratiche di deforestazione e all&#8217;uso del fuoco per aprire nuove aree agricole e allevamenti. Gli agricoltori e gli allevatori bruciano regolarmente ampie porzioni di foresta per ottenere terreni coltivabili, una pratica conosciuta come &#8220;<strong>taglia e brucia</strong>&#8220;. Questi incendi, spesso incontrollati, si diffondono rapidamente, distruggendo vaste aree di foresta primaria.</p>



<p>Nel 2023, la pressione della deforestazione è aumentata in modo allarmante, alimentata da una combinazione di interessi economici e politiche permissive. Il Brasile è uno dei maggiori produttori mondiali di soia e carne bovina, e l&#8217;Amazzonia rappresenta una riserva di terra fertile ambita per l&#8217;espansione di queste attività. La domanda globale di questi prodotti ha incentivato l&#8217;espansione agricola <strong>illegale </strong>e la distruzione di terreni protetti, portando a una spirale di distruzione ambientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle politiche governative</h2>



<p>Le politiche del Governo brasiliano hanno avuto un ruolo cruciale nell&#8217;aggravare la crisi. Durante il mandato dell’ex presidente <strong>Jair Bolsonaro</strong>, il Brasile ha assistito a un significativo allentamento delle normative ambientali. Bolsonaro ha apertamente sostenuto lo<strong> sviluppo economico </strong>dell&#8217;Amazzonia, privilegiando le attività estrattive e agricole rispetto alla protezione ambientale. Questo approccio ha portato a una drastica riduzione delle ispezioni e dei controlli contro la deforestazione illegale e gli incendi, facendo aumentare il tasso di deforestazione nell’Amazzonia.  I finanziamenti per gli enti responsabili della protezione dell&#8217;Amazzonia, come l&#8217;Istituto Brasiliano per l’Ambiente (IBAMA), sono stati tagliati, e molte riserve indigene sono state aperte alla speculazione agricola e mineraria.</p>



<p>Questo ha incoraggiato coltivatori illegali, minatori e allevatori a sfruttare la debolezza delle istituzioni ambientali per espandere le proprie attività, spesso a scapito delle comunità locali e dei popoli indigeni che vivono nella foresta. L&#8217;indebolimento delle normative ha creato una sorta di &#8220;terra di nessuno&#8221; in cui la legge è scarsamente applicata e dove l&#8217;Amazzonia è diventata una risorsa economica da sfruttare senza freni. Nel 2023, con la vittoria di <strong>Luiz Inácio Lula da Silva</strong>, sono state intraprese alcune azioni per cercare di arginare il fenomeno della deforestazione e degli incendi, ma la strada verso la piena protezione dell’Amazzonia è ancora lunga e complessa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze ambientali e globali</h2>



<p>Le conseguenze degli incendi nella Foresta Amazzonica sono devastanti, non solo per il Brasile, ma per il pianeta intero. Non a caso definita il <strong>polmone verde del mondo</strong>, l’Amazzonia è un ecosistema cruciale per il bilancio climatico globale, agendo come un serbatoio naturale di carbonio. Le sue foreste immagazzinano miliardi di tonnellate di CO2, e la loro distruzione non solo libera enormi quantità di carbonio nell&#8217;atmosfera, ma riduce anche la capacità della Terra di assorbire le emissioni future.</p>



<p>La <strong>perdita di biodiversità </strong>è un altro impatto devastante. La Foresta Amazzonica ospita circa il 10% delle specie viventi del mondo. Gli incendi distruggono habitat vitali per animali, piante e microrganismi, molti dei quali non esistono in nessun&#8217;altra parte del pianeta. Molte specie sono già a rischio di estinzione, e la distruzione dei loro habitat accelera questo processo, minacciando di destabilizzare ulteriormente l&#8217;ecosistema globale.</p>



<p>Gli incendi hanno anche gravi conseguenze sociali. Le comunità indigene che vivono nella foresta e che dipendono dalle sue risorse per la loro sopravvivenza vedono i loro territori distrutti e i loro mezzi di sussistenza messi a repentaglio. La distruzione delle foreste, oltre a privare queste popolazioni del loro ambiente naturale, le espone a conflitti con i coloni e gli imprenditori agricoli che invadono le loro terre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intanto, Lula pensa all’autostrada</h2>



<p>Invece di rimediare a un problema che riguarda tutto il mondo, Lula è impegnato a fare promesse sul completamento di un’<strong>autostrada</strong> nell’Amazzonia brasiliana. Il 10 settembre ha infatti <a href="https://www.cnnbrasil.com.br/politica/em-visita-ao-amazonas-lula-diz-que-entregara-br-319-de-forma-definitiva/">annunciato</a> che il suo Governo riuscirà nella costruzione della <strong>BR-319</strong>, un’autostrada che attraversa una parte della foresta amazzonica. </p>



<p>L’autostrada collegherà la capitale <strong>Manaus</strong> con <strong>Porto Velho</strong>, capitale dello Stato di Rondônia, vicino al confine con la Bolivia, e sarà lunga 900 chilometri. Fu tracciata per la prima volta negli anni Settanta durante la dittatura brasiliana e successivamente abbandonata, favorendo la ricrescita della foresta in quel tratto. Al momento solo alcune zone sono asfaltate ed utilizzate, mentre 400 chilometri sono inutilizzabili soprattutto durante la stagione delle piogge.</p>



<p>Secondo la comunità scientifica il progetto della BR-319, sostenuto anche dall&#8217;ex presidente Jair Bolsonaro, <strong>favorirà la deforestazione</strong>, motivo per cui ha causato diverse proteste da parte degli ambientalisti e delle comunità locali.</p>



<p>Tutto questo accade in piena <strong>crisi idrica</strong> per il Paese. È vero, la siccità comporta l’abbassamento del livello dei fiumi, complicando i trasporti fluviali molto usati per spostare merci e persone. La BR-319 diventerebbe una valida alternativa, motivo per cui il progetto è apprezzato da molti politici e comunità locali, ma renderebbe più accessibili zone della foresta amazzonica che finora non avevano subito deforestazioni illegali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lamazzonia-brucia-come-non-mai-ma-lula-vuole-costruirci-unautostrada.html">L&#8217;Amazzonia brucia come non mai ma Lula vuole costruirci un&#8217;autostrada</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Lula il minatore. Così il Brasile vuole diventare una potenza delle terre rare</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/lula-il-minatore-cosi-il-brasile-vuole-diventare-una-potenza-delle-terre-rare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 07:05:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=426644</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="835" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-600x261.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-1024x445.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-1536x668.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lula ha un piano per fare della crescita dell'industria mineraria estrattiva un perno dello sviluppo economico del Brasile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lula-il-minatore-cosi-il-brasile-vuole-diventare-una-potenza-delle-terre-rare.html">Lula il minatore. Così il Brasile vuole diventare una potenza delle terre rare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="835" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-600x261.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-1024x445.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062708183250_590d23ac731d217606db521e9194240f-e1719736566981-1536x668.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>Brasile</strong> si appresta ad entrare nel club delle prime otto economie della Terra e il presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-sindacato-la-presidenza-la-sfida-a-bolsonaro-tutte-le-battaglie-di-lula.html">Lula</a> ha un piano</strong> per fare della <strong>crescita dell&#8217;industria mineraria estrattiva</strong> di frontiera un perno dello sviluppo del Paese. Partendo dalle sempre più <strong>desiderate terre rare</strong>, fondamentali per l&#8217;industria tecnologica e quella della transizione energetica e in cui il gigante latinoamericano ha prospettive di crescita potendo competere con un Paese amico, primo partner di Brasilia, egemone nella loro estrazione e lavorazione: la Cina.</p>



<p>A testimonianza del fatto che <strong>anche gruppi come quello dei Brics tutto sono fuorché alleanze strutturate</strong>, il Brasile di Lula intende sfruttare a suo favore la concorrenza tra la Cina e gli Stati Uniti d&#8217;America sulle terre rare e l&#8217;industria di frontiera, giocando inoltre sul filo della strategia che vede, nella moderna corsa mineraria, i Paesi capaci di dettare la linea nella gestione di un asset minerario critico più capaci di controllarne i flussi rispetto ai tradizionali Stati estrattivisti. Regole come lo sviluppo di controlli sull&#8217;export, la priorità data a attori locali per investimenti e estrazione, accordi commerciali privilegiati possono favorire chi si tuffa in questo mercato.</p>



<p>E non a caso a febbraio Lula ha dato mandato al <strong>Ministero Federale delle Miniere e dell&#8217;Energia</strong> e alla banca pubblica <strong>Bndes</strong> di metter in campo un fondo di <strong>1 miliardo di reais, circa 200 milioni di dollari</strong>, denominato Strategic Minerals FIP e avente l&#8217;obiettivo di sviluppare imprese e progetti in <a href="https://www.bnamericas.com/en/news/lula-calls-for-greater-diversification-of-brazils-mining-industry">ambito minerario per diversificare la produzione di asset critici.</a> E le terre rare sono al centro della strategia. </p>



<p>&#8220;Nel 2023 la Cina ha prodotto 240mila tonnellate di materiali legati alle terre rare&#8221;, <a href="https://www.voanews.com/a/taliban-tout-un-invite-to-doha-meeting-as-proof-of-regime-s-rising-importance/7667978.html">ha scritto <em>Voice of America,</em></a> &#8220;cinque volte di più degli Stati Uniti, il secondo produttore più grande. La Cina trasforma circa il 90% della fornitura mondiale per produrre magneti permanenti, che vengono utilizzati in apparecchiature come&nbsp;<strong>turbine</strong>&nbsp;eoliche , veicoli elettrici e missili&#8221;. Il Brasile ha la <strong>terza riserva stimata al mondo di terre rare</strong>, ma un unico impianto di estrazione in via di lavorazione, <strong>quello di Serra Verde nello Stato centro meridionale di Goias</strong>: &#8220;Serra Verde ha impiegato 15 anni per svilupparsi. Si prevede di produrre 5mila tonnellate di terre rare una volta avviata la produzione&#8221;. </p>



<p>Lula chiede un&#8217;accelerazione. E visto una <strong>domanda in continua ascesa</strong> e una competizione commerciale sempre più serrata, con la domanda industriale di terre rare data in crescita del 100% a <strong>200mila tonnellate annue</strong> da qui a metà secolo, i Paesi occidentali che intendono rompere l&#8217;assedio cinese pensano al Brasile come a una fonte alternativa. Prendendo esempio dal vicino Cile, che ha avviato progetti interessanti sul tema.</p>



<p><a href="https://americasquarterly.org/article/rare-earth-elements-are-trending-will-they-drive-latin-americas-next-mining-boom/"><em><strong>Americas Quarterly</strong></em> ricorda</a> il proliferare di progetti in Brasile finanziati da fondi occidentali: &#8220;la canadese <a href="https://shared.outlook.inky.com/link?domain=www.neomaterials.com&amp;t=h.eJw1jcsOgyAUBX_FsC7gLamvlb8CeFGsCAGMaZr-eyVNl2fOJPMmR9zIUJEl55AGzs_zZDt6JzNGK7fEtHec3CryLJZ0F9Uy0eS1xfyi2h-7thv1huYF6f_nq4zR-lWOl6u9ZD7OHJq76gUKQKyxh4dC0wFMYFRvVAc1hxbaRtSi6VkHpYmlGdwsow1jcMxhodOPlvX5AiY5PJk.MEUCIQCuBiPQg7uanlcjxAaE7qc8-eWGUC00qT9hLK2M5T0bYAIgAZDWYEU18ZIsVoN5sSmoEu_D_Zqy8L0PlIhjefpqCrk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Neo Performance Materials,</a>&nbsp;con sede a Toronto &nbsp;, prevede di acquistare 3.000 tonnellate all&#8217;anno di ossido di terre rare dal progetto Caldeira <strong>della società australiana&nbsp;&nbsp;<a href="https://shared.outlook.inky.com/link?domain=meteoric.com.au&amp;t=h.eJw1jcEOgyAQBX-l4VzALamKJ38FcFGsdAnioWn675U0Pb55k8ybHXljw4UtpaR9kDJiQcrBCUdRmEOy64U9qmAintjsfCcXsLy4o-PpwsbJ87Ig__9yNTkHWs14uo6MoDxLaG9WK1SA2KCGu0XfA0zgrfa2h0ZCB12rGtVq0UNtYm2mOJsc0piiiFjp9KN1fb6MDjpe.MEUCIQD8YMH-YyDhSfQVm1GLNp7twxi7sz6LPt7m1WW_hEoUVgIgcr7CeKN0h-O11NzmHfMDnZfb3Ho6Dc_TYyqSXZ40a60" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Meteoric Resources,</a>&nbsp;</strong>con sede a West Perth &nbsp;, nello stato di Minas Gerais. Le terre rare riforniranno un <strong>impianto magnetico</strong> che Neo sta sviluppando in Estonia. <a href="https://shared.outlook.inky.com/link?domain=www.energyfuels.com&amp;t=h.eJw1jUEOgyAUBa9iWBfwl1TFlVdB_ChWhADGmKZ3b0nT5Zs3ybzIETfSV2TJOaSe8_M8Ge4Y58scuCWmvePa71npTI9EbhV5Fl05jFarRJPXFvNFtT92bTfqDc0L0v_PVxWj9asavq72ivk4c2juoxQoALFGCY8RTQcwgRmlGTuoObTQNqIWjWQdlCaWZnCzijYMwTGHhU4_Wtb7A-ToQD8.MEUCIQDa3WgX1w2FNb22YlnFvfZwDAGl4zo5h0mqWTTVwM8LZAIgMFgyKKf_YE4zoJntM9yvyk0fIvNehyJYP3OzJTBs8JQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nel vicino stato di Bahia, Energy Fuels,</a>&nbsp;produttore di uranio con sede a Lakewood in Colorado,&nbsp;&nbsp;&nbsp;prevede di estrarre terre rare nel 2026. La miniera brasiliana&#8221;. Sempre a Bahia sta prendendo forma il <a href="https://brazilianrareearths.com/?page_id=72">consorzio <strong>Brazil Rare Earth</strong></a>, che mira ad aggregare investitori per rilanciare i siti produttivi.</p>



<p>Nell&#8217;anno di <strong>presidenza brasiliana del G20 Lula</strong> lancia dunque un&#8217;ambiziosa strategia per confermare la vocazione bipartisan e multipolare del suo Paese. Ambizioso sul fronte economico e su quello politico. L&#8217;estrazione di terre rare amplificherà il peso del Paese ai tavoli internazionali, ma pone peraltro un dilemma non secondario. Lula è stato eletto, tra le altre cose, <strong>in risposta al percepito rifiuto delle politiche ambientali da parte del predecessore Jair <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jair-bolsonaro-brasile.html">Bolsonaro</a></strong>, per la cui sconfitta al ballottaggio del 2022 decisiva fu la posizione assunta <a href="https://it.insideover.com/ambiente/ecco-come-la-corsa-alloro-sta-distruggendo-lamazzonia.html">sull&#8217;Amazzonia.</a><strong> Il presidente sa che, come successo nei due primi mandati di inizio secolo</strong>, l&#8217;ambientalismo è la pedina più sacrificabile nel quadro della costruzione del consenso politico per le sue mosse. Più miniere e più sviluppo sono la priorità: Lula lo ha deciso, anche a costo di scontentare alcuni dei suoi ammiratori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/lula-il-minatore-cosi-il-brasile-vuole-diventare-una-potenza-delle-terre-rare.html">Lula il minatore. Così il Brasile vuole diventare una potenza delle terre rare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cosa aspettarsi dalle &#8220;bombe&#8221; climatiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/cosa-spettarsi-alle-bombe-climatiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2021 12:41:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Siberia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1453" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-300x227.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-1024x775.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-768x581.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-1536x1162.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-2048x1549.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le alluvioni in Germania, fenomeno senza precedenti nel Paese nel periodo post seconda guerra mondiale, sono solo l&#8217;ultima manifestazione di una serie di fenomeni climatici e meteorologici estremi che negli ultimi anni hanno causato sconcerto e preoccupazione in tutto il mondo. L&#8217;esistenza di un processo accelerato di cambiamento climatico globale è oramai assodata nella comunità scientifica, così come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cosa-spettarsi-alle-bombe-climatiche.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1453" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-300x227.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-1024x775.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-768x581.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-1536x1162.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/germania-acqua-la-presse-2048x1549.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le <strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-alluvioni-in-germania-possono-mandare-in-crisi-i-verdi.html" target="_blank" rel="noopener">alluvioni in Germania</a>, </strong>fenomeno senza precedenti nel Paese nel periodo post seconda guerra mondiale, sono solo l&#8217;ultima manifestazione di una serie di fenomeni climatici e meteorologici estremi che negli ultimi anni hanno causato sconcerto e preoccupazione in tutto il mondo.</p>
<p>L&#8217;esistenza di un processo accelerato di <strong>cambiamento climatico </strong>globale è oramai assodata nella comunità scientifica, così come è forte il consenso che diversi fenomeni che costituiscono questo processo (riscaldamento globale, aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera e via dicendo) abbiano subito un impatto a causa dell&#8217;attività umana e non sia da imputare esclusivamente a motivazioni d&#8217;ordine naturale. Logico supporre, di conseguenza, un possibile nesso di correlazione, se non addirittura di causalità, tra il <em>climate change </em>e ondate sempre più violente e imprevedibili di fenomeni climatici.</p>
<p>Le ultime settimane hanno, a migliaia di chilometri di distanza, presentato due esempi di questo tipo. Oltre all&#8217;esplosione <a href="https://www.faz.net/aktuell/politik/inland/die-flutkatastrophe-koennte-den-wahlausgang-beeinflussen-17441528.html" target="_blank" rel="noopener">dei fiumi e dei torrenti del bacino renano sotto un&#8217;ondata catastrofica di precipitazioni</a>, infatti, si è assistito all&#8217;avvio di una durissima <strong>ondata di calore </strong>che ha colpito<a href="https://www.theguardian.com/world/2021/jul/15/heatwave-us-west-canada-wildfires" target="_blank" rel="noopener"> la costa occidentale del Canada e degli Stati Uniti</a> portando a picchi vicini ai 50 gradi <a href="https://gazzettadelsud.it/articoli/mondo/2021/06/30/canada-caldo-senza-precedenti-a-vancouver-495-gradi-decine-di-morti-improvvise-c7bf25f9-a2e1-4d70-871e-e937702c51db/" target="_blank" rel="noopener">nell&#8217;area di <strong>Vancouver </strong>e provocando centinaia di morti</a>. Due fenomeni di questo tipo sono entrambi riconducibili, nella loro genesi, ai processi di riscaldamento globale: in Germania e nel resto dell&#8217;Europa occidentale si sono scaricate piogge a carattere paragonabile a quello di un vero e proprio monsone tropicale in un&#8217;atmosfera surriscaldata e resa più tesa dal pesantissimo accumulo di <strong>umidità</strong>; nella parte pacifica del Nord America si è invece accumulata una &#8220;<strong>cupola di calore</strong>&#8221; sulla scia della pressione esercitata da venti e correnti calde a poca distanza dalle <a href="https://it.insideover.com/ambiente/limportanza-decisiva-degli-oceani-per-il-clima-globale.html" target="_blank" rel="noopener">masse oceaniche.</a></p>
<p>Nello stesso periodo, inizio luglio, Asia centrale e Nord Africa hanno registrato temperature da record. E anche nella zona del <strong>Circolo polare artico, </strong>dopo un giugno caratterizzato da 10-15 gradi di temperatura sopra la media, sono stati toccati i 34,3°C a Banak, sul Porsangerfjorden in Norvegia e infranti record di temperatura in Finlandia e Svezia.</p>
<p>Negli scorsi anni, ondate di calore hanno provocato una serie di <strong>incendi massicci </strong>che hanno colpito aree di mondo molto diverse tra loro impattando profondamente su ecosistemi cruciali per gli equilibri del pianeta. <a href="https://it.insideover.com/ambiente/dopo-la-siberia-gli-incendi-devastano-anche-lamazzonia.html" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;Amazzonia</a> è stata un vero e proprio campo di battaglia nell&#8217;estate 2019, periodo in cui a<a href="https://it.insideover.com/economia/la-crisi-degli-incendi-in-siberia-mette-a-rischio-lexport-di-gas.html" target="_blank" rel="noopener"> esser funestata è stata anche la taiga della <strong>Siberia</strong>;</a> a inizio 2020 è stata <a href="https://it.insideover.com/schede/ambiente/incendi-in-australia-cosa-successo-davvero.html" target="_blank" rel="noopener">la volta del <em>bush </em><strong>australiano, </strong>colpito da un&#8217;ondata di siccità che ha creato terreno fertile per le fiamme</a>.</p>
<p>E il <strong>caos tedesco </strong>ci ricorda quanto pervasiva sia sull&#8217;Europa la presa delle sempre più frequenti inondazioni di carattere alluvionale che colpiscono regolarmente i Paesi del Vecchio Continente. Solo nell&#8217;ultimo decennio si sono avute inondazioni pesanti nel 2012 (Russia, Romania, Regno Unito, Irlanda) con 186 vittime, 2013 (Germania, Repubblica Ceca, Austria, Svizzera) con 25 morti, 2014 (Bulgaria e Paesi dell&#8217;ex Jugoslavia) con 102 perdite, 2016 (Europa del Nord-Ovest e Macedonia) con 41 morti. Nel 2017 la Grecia ha pagato un tributo di 24 vittime per le piene nell&#8217;Attica Occidentale, l&#8217;anno successivo furono una sessantina le vittime tra Francia, Spagna e Italia e quest&#8217;anno il computo dei morti tra la Germania e il Benelux è già oltre quota 150.</p>
<p>Non sono mancate, inoltre, le <strong>ondate di gelo</strong>: lo scorso febbraio negli Stati Uniti il Texas e altri Stati hanno subito il rischio di un catastrofico collasso della rete energetica, danni potenzialmente in grado di toccare le decine di miliardi di dollari e un vero e proprio caos sociale per un&#8217;ondata di freddo che ha portato alle più basse temperature mai registrate fuori dall&#8217;Alaska. Il record è stato toccato registrando <strong>-38,9 ° C presso <a href="https://www.ilmeteo.net/meteo_Hibbing+city-America+Settentrional-Stati+Uniti-St+Louis--1-151417.html">Hibbing </a>(Minnesota), </strong>battendo il record di -35,5 ° C del 1939. Due anni prima <strong>Chicago </strong>era stata investita da gelo e venti artici <a href="https://www.independent.co.uk/travel/news-and-advice/lake-michigan-chicago-polar-vortex-temperature-us-weather-cold-frozen-a8755721.html" target="_blank" rel="noopener">con temperature fino a -20 gradi, che portarono al congelamento del <strong>Lago Michigan</strong></a>.</p>
<p>Nell&#8217;anno in corso l&#8217;Europa settentrionale ha subito ad aprile la morsa del gelo che, a detta di Alun Hubbard del CAGE Center for Arctic Gas Hydrate, Environment and Climate presso l’Arctic University of Norway, ha sostanzialmente la sua spiegazione nel medesimo fenomeno che giustifica le ondate di caldo: il <strong>riscaldamento dell&#8217;atmosfera. </strong>&#8220;Hubbard è coautore di uno studio scientifico, pubblicato su <em>Nature Geoscience, </em>che analizza questo paradosso climatico&#8221;, <a href="https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/gelo-neve-europa-artico/" target="_blank" rel="noopener">nota <em>GreenMe</em>.</a> &#8220;Dalla ricerca è emersa una correlazione diretta tra lo scioglimento dei ghiacciai marini della regione artica e l’aumento delle precipitazioni nevose in alcune aree dell’Europa. Nello specifico, una riduzione del 50% della copertura di ghiaccio ha alimentato nevicate estreme anche nelle zone più a Sud del Vecchio Continente&#8221;. Si sta in sostanza assistendo a &#8220;quantità crescenti di umidità che entrano in atmosfera durante l’inverno, il che ha un impatto diretto ulteriore sul meteo più a Sud, provocando nevicate molto abbondanti&#8221;.</p>
<p>Su scala globale tanti cambiamenti sono dunque in movimento. E proprio per questo, ora più che <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sullambiente-serve-piu-prevenzione-e-meno-ideologia-ecologista.html" target="_blank" rel="noopener">mai l&#8217;approccio alla questione ambientale può e deve essere rigoroso</a>. Capire in che misura questi cambiamenti siano opera della natura e in che porzione, invece, responsabilità dell&#8217;uomo è esercizio complesso ma fondamentale per capire le modalità di intervento: possiamo invertire questo trend? Dobbiamo attrezzarci per essere più resilienti e resistenti alle &#8220;bombe&#8221; climatiche? Si è in una fase imprevedibile di cambiamento accelerato? Le società umane dovranno, senza allarmismi o catastrofismi, porsi queste domande. Nella consapevolezza che nell&#8217;era dell&#8217;<strong>Antropocene </strong>negare un ruolo, non necessariamente negativo, dell&#8217;uomo sull&#8217;ambiente che lo circonda sarebbe semplicistico.</p>
<p>&#8220;Non c’è da esser uno scienziato per capire che una popolazione umana quadruplicata in 120 anni, che oggi si organizza ovunque con le modalità dell’economia moderna che è una modalità essenzialmente entropica (massiccio prelievo di energia e materia, produzione di scarti di lavorazione, produzione di scarti dopo l’utilizzo), porta a modificare la stessa casa in cui vivi. La casa, non solo il suo clima&#8221;, <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/reductio-ad-gretam/" target="_blank" rel="noopener">ha fatto notare l&#8217;analista <strong>Pierluigi Fagan</strong></a>. Il mondo ci manda dei segnali. Sta alle società umane coglierli e adattarsi per far fronte alle fasi più difficili: in una fase in cui ondate di caldo, tempeste di freddo e alluvioni si moltiplicano, convivere leopardianamente con un senso di malinconica ineluttabilità non appare certamente la soluzione migliore. Serve studiare, capire, elaborare la complessità di un mondo che è, in fin dei conti, la casa di tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cosa-spettarsi-alle-bombe-climatiche.html">Cosa aspettarsi dalle &#8220;bombe&#8221; climatiche</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cosa c&#8217;è dietro il greenwashing di Bolsonaro</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/cosa-ce-dietro-il-greenwashing-di-bolsonaro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 08:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[Mercosur]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre l’amministrazione Usa prende il largo, districandosi con difficoltà nei suoi primi 100 giorni, l’&#8221;effetto Biden&#8221; inizia a farsi sentire in numerosi Paesi dove leader e capi di governo cominciano a prendere le misure alla politica estera di Washington. È questo il caso del Brasile di Jair Bolsonaro che, a caldo, non aveva accolto affatto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cosa-ce-dietro-il-greenwashing-di-bolsonaro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_10782623-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mentre l’amministrazione Usa prende il largo, districandosi con difficoltà nei suoi primi 100 giorni, l’&#8221;effetto Biden&#8221; inizia a farsi sentire in numerosi Paesi dove leader e capi di governo cominciano a prendere le misure alla politica estera di Washington. È questo il caso del <strong>Brasile</strong> di <strong>Jair Bolsonaro</strong> che, a caldo, non aveva accolto affatto con entusiasmo la vittoria di Biden.</p>
<h2>“Resisteremo con la polvere da sparo”</h2>
<p>Le prime tensioni fra i due leader avevano riguardato proprio uno dei temi più cari alla nuova amministrazione a stelle e strisce: l’<a href="https://it.insideover.com/politica/quali-sono-i-piani-di-biden-per-lamerica-latina.html"><strong>ambiente</strong></a>. Nel novembre scorso aveva fatto molto scalpore la <a href="https://twitter.com/jairbolsonaro/status/1311325653179006977?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1311325732866588678%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es2_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fit.euronews.com%2F2020%2F11%2F11%2Fbiden-bolsonaro-nemici-ancor-prima-dell-inizio">reazione di Bolsonaro</a> alle dichiarazioni di Biden in cui il presidente eletto aveva affermato perentoriamente che il Brasile sarebbe incorso in gravi conseguenze economiche se il governo non fosse riuscito a frenare la <strong>deforestazione in Amazzonia</strong>. In risposta, Bolsonaro tuonò: “Resisteremo con la polvere da sparo”.</p>
<p>Un inizio al vetriolo che, tuttavia, non aveva dato vita a nessuna ulteriore tensione: la nuova amministrazione americana, infatti, promette di essere molto attenta a non giocare male la carta brasiliana. I due Paesi sono tornati a considerarsi alleati regionali negli ultimi tre anni, siglando importanti accordi in tema di ricerca scientifica, sicurezza e difesa. Ergo, ci si aspettava che proprio in America Latina Biden sarebbe stato pronto a qualche compromesso, segnatamente sull’ambiente.</p>
<h2><em>Adote um Parque</em>: la svolta <em>green</em> di Bolsonaro</h2>
<p>La sorpresa, invece, l’ha riservata proprio Bolsonaro con una inattesa <strong>svolta verde</strong>. Lo scorso 9 febbraio, il presidente brasiliano ha firmato, in una cerimonia al Palazzo Planalto, un decreto che istituisce il programma “<a href="https://www.gov.br/mma/pt-br/assuntos/areasprotegidasecoturismo/adoteumparque">Adotta un Parco</a>”, istituito dal Ministero dell&#8217;Ambiente per consentire a persone fisiche e giuridiche, nazionali e straniere, di donare beni e servizi che verranno utilizzati per attività di conservazione: la prima fase del programma si concentra esclusivamente su 132 unità federali di conservazione in Amazzonia. I fondi saranno applicati direttamente dai partner nelle unità adottate. In futuro, l&#8217;idea è di espandere il programma ai parchi nazionali situati in altri biomi del paese. Le persone, fisiche o giuridiche, di nazionalità brasiliana possono adottare un pezzo di <strong>foresta amazzonica</strong> per 50 reais (8 euro) per ettaro, gli stranieri per 65 reais (10 euro).</p>
<p>Tra le <strong>azioni di tutela ambientale</strong> nell&#8217;ambito del programma vi sono la prevenzione e lotta agli incendi e al disboscamento, il recupero delle aree degradate, il consolidamento e l&#8217;attuazione dei piani di gestione, la sorveglianza e il monitoraggio dei parchi. Le persone e le aziende che adottano i parchi saranno riconosciute dal governo federale come &#8220;Partner ambientali&#8221; promuovendo questa partnership. L&#8217;adozione durerà un anno e potrà essere rinnovata fino a cinque anni. La prima azienda a sponsorizzare un&#8217;unità di conservazione sarà la catena Carrefour in Brasile. Durante la cerimonia al Palazzo Planalto, il ministro Ricardo Salles e il presidente di Carrefour America Latina, Noel Prioux, hanno firmato un protocollo di intenti per celebrare la partnership.</p>
<p>L&#8217;unità di conservazione adottata da Carrefour è la <strong>Riserva Estrattiva (Resex) del Lago do Cuniã</strong>, in Rondônia, con circa 75mila ettari. Nel suo discorso, Bolsonaro ha celebrato la prima adesione affermando che il programma sta attirando l&#8217;interesse delle imprese. “Questo possiamo dire a chi ci critica che non siamo in grado, per ragioni economiche, di occuparci di questo settore. Vieni ad aiutarci. E una società francese è stata la prima ad apparire, è una pietra miliare per noi, è la prova [di] che il progetto di Ricardo Salles è benvenuto e ha suscitato l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse di molti imprenditori. Altri sono sulla buona strada &#8220;, ha dichiarato alla stampa.</p>
<h2>Svolta o <em>greenwashing</em>?</h2>
<p>La mossa brasiliana ha immediatamente scatenato il pubblico ludibrio: non solo da parte delle associazioni ambientaliste (vedasi <a href="https://twitter.com/GreenpeaceBR/status/1359260198662254592?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1359260198662254592%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.ohga.it%2Fadotta-un-pezzo-di-foresta-amazzonica-per-gli-ambientalisti-liniziativa-di-bolsonaro-e-solo-greenwashing%2F">Greenpeace Brasil</a> che accusa il progetto di essere una truffa) ma dalle burocrazie di mezzo mondo. Se, infatti, i dati raccontano come il disboscamento illegale in Amazzonia non conosca freni, il dubbio legittimo è che questa operazione di facciata sia un mezzo per rabbonire l’Unione Europea e, allo stesso tempo, <strong>flirtare con Joe Biden</strong>: il Brasile, infatti, sente sempre più la pressione politica e commerciale per la politica del suo governo nei confronti dell&#8217;Amazzonia. Anche la propaganda attorno alla prima azienda che ha aderito, ovvero Carrefour, potrebbe essere una non tanto velata provocazione a Macron, fortemente critico negli ultimi due anni circa il disinteresse di Bolsonaro per l’Amazzonia.</p>
<p>Ma a spiegare il lifting ecologista di Bolsonaro vi è poi un’esigenza ancora più concreta della sola e semplice “immagine”, ovvero il <strong>trattato Ue-Mercosur</strong>, l’ipotetica area di libero scambio fra Unione Europea e Sud America. L’accordo commerciale versa in una fase di stallo e, sebbene sia auspicato da case automobilistiche e farmaceutiche, è soprattutto la Francia di Macron a premere per un prolungamento dei negoziati. Proprio pochi giorni fa, il ministro francese per il Commercio estero Franck Riester aveva dichiarato “Servono passi avanti su ambiente e aspetti sanitari. Senza modifiche l’accordo UE-Mercosur resterà in un limbo. Perché la Francia non firmerà questo accordo”. Parigi, infatti, punta alla modifica di una serie di punti del trattato che permettano di creare strumenti giuridici di verifica del rispetto delle norme ambientali da parte di Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Una richiesta inaccettabile per Bolsonaro, che ha dato vita ad una lunga battaglia con Parigi proprio su questo punto.</p>
<p>Ergo, le mosse delle ultime settimane del governo brasiliano, sembrano proprio tradire un restyling volto a suscitare un ammorbidimento delle posizione europee e americane provando a mostrare un certo dinamismo circa la vicenda dell’Amazzonia che, per ora, non sembra convincere il Nord del Mondo. Allo stesso tempo, su questo tema, sembrano venir fuori nuove tensioni nel suo stesso gabinetto: il principale interlocutore di diplomatici e investitori interessati alla politica ambientale del governo è, dalla crisi degli incendi del 2019, il vicepresidente Hamilton Mourão, che non ha partecipato alla cerimonia, a cui ha partecipato, invece, il ministro Salles. La crisi fra i due è latente da tempo, ed è riesplosa proprio in questi giorni a proposito dell’esclusione di Mourão da alcuni incontri tra ministri.</p>
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		<title>La triplice morsa sugli indios brasiliani</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-triplice-morsa-sugli-indios-brasiliani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 12:07:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeni Amazzonia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nell&#8217;Amazzonia si potrebbe combattere una delle più tragiche battaglie legate alla diffusione della pandemia di coronavirus, arrivata a travolgere il Brasile con una virulenza senza eguali in America Latina. L&#8217;approssimazione e gli errori del governo di Jair Bolsonaro hanno contribuito a trasformare un contagio che nel Paese verdeoro è arrivato relativamente in anticipo sul resto del mondo (primo caso registrato il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-triplice-morsa-sugli-indios-brasiliani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeni Amazzonia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Indigeni-Amazzonia-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nell&#8217;<strong>Amazzonia </strong>si potrebbe combattere una delle più tragiche battaglie legate alla diffusione della pandemia di <strong>coronavirus</strong>, arrivata a travolgere il <strong>Brasile </strong>con una virulenza senza eguali in America Latina. L&#8217;approssimazione e gli <a href="https://it.insideover.com/politica/il-covid-19-puo-travolgere-la-presidenza-di-jair-bolsonaro.html">errori del governo di <strong>Jair Bolsonaro </strong></a>hanno contribuito a trasformare un contagio che nel Paese verdeoro è arrivato relativamente in anticipo sul resto del mondo (<a href="https://www.saude.gov.br/noticias/agencia-saude/46435-brasil-confirma-primeiro-caso-de-novo-coronavirus">primo caso registrato il 25 febbraio</a>) in un flagello umanitario senza precedenti: il Brasile <a href="https://covid.saude.gov.br/">conta oltre 22mila morti</a> per il Covid-19, ha visto i decessi triplicare in due settimane, è secondo al mondo per casi dopo gli Stati Uniti.</p>
<p>La diffusione della pandemia in Amazzonia preoccupa. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/07/coronavirus-brasile-nello-stato-di-amazonas-947-di-morti-sospette-in-piu-ospedali-senza-posti-letto/5794892/">Nello stato brasiliano di <strong>Amazonas</strong> al 25 maggio erano oltre 29mila i casi confermati</a> e 1.758 le morti, mentre secondo i dati del Coordinamento delle Organizzazioni indigene della valle amazzonica (Coica) nel compesso dell&#8217;area amazzonica il virus ha colpito 526 nativi di 33 differenti popoli e ne ha uccisi 113. &#8220;Numeri piccoli in termini assoluti&#8221;, <a href="https://www.lagone.it/2020/05/16/amazzonia-covid-strage-indios-gia-33-popoli-colpiti/">spiega <em>Avvenire,</em> </a>&#8220;ma drammatici rapportato allo scenario amazzonico dove numerose comunità hanno qualche decina di abitanti&#8221; e dove si manifesta l&#8217;elevata letalità del virus in popolazioni non adatte all&#8217;incontro con diverse malattie esterne al loro ambiente. Un&#8217;altra organizzazione, l&#8217;Articolazione delle popolazioni indigene del Brasile (Apib), parla invece di 44 tribù contagiate, pur riportando un numero di morti inferiore, pari a 103.</p>
<p>Le comunità indigene subiscono una minaccia basata su quattro diversi problemi. Il primo è quello materiale e diretto del contagio epidemico: i presagi possono essere funesti perchè in passato malattie portate dall&#8217;esterne hanno causato la morte della grande maggioranza di interi popoli, sterminati fino al 90%. Secondo problema è la <strong>carenza sanitaria</strong>, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/17/coronavirus-gli-indigeni-dellamerica-latina-aggrediti-da-covid-19-mancano-medici-cibo-e-acqua-pericolo-di-etnocidio/5800418/">come riporta <em>Il Fatto Quotidiano</em>:</a> &#8220;Gli ospedali dell’<strong>Amazzonia</strong> non hanno risorse per far fronte ad <strong>un’emergenza</strong> di tale portata, e i governanti dei vari paesi non sempre hanno adottato le strategie che potrebbero davvero aiutarli&#8221;, in linea con l&#8217;esecutivo nazionale. Il terzo problema è il persistere dell&#8217;assalto economico e sociale all&#8217;Amazzonia e agli indigeni da parte di <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-sporca-guerra-dellamazzonia.html">cacciatori illegali d&#8217;oro (<em>garimpeiros</em></a>), agrari e disboscatori di frodo. Su base annua, ad aprile 2020 la deforestazione in Amazzonia è cresciuta di circa i due terzi (63,7%) e <strong>l&#8217;Istituto di ricerche spaziali brasiliano, Inpe</strong>, ha reso noto che dall&#8217;inizio del 2020 sono andati persi 796 km quadrati di foresta. Fiona Watson, principale esponento del dipartimento Ricerca e Advocacy di <a href="https://www.survival.it/">Survival International</a>, l&#8217;organizzazione mondiale per la tutela dei diritti dei popoli indigeni, ha parlato di &#8220;politiche genocide&#8221; riferendosi allo smantellamento delle organizzazioni pro-indios del governo da parte di Bolsonaro, ma anche le incoscienti scelte di Brasilia sul coronavirus potrebbero rientrare in questa definizione.</p>
<p>Quarto problema, e madre di tutti gli altri, è proprio la <a href="http://www.settimananews.it/informazione-internazionale/amazzonia-coronavirus-indigeni/">spericolata gestione politica della crisi da parte di Bolsonaro</a>. Su cui pende la spada di Damocle di un&#8217;esplosione ulteriore del contagio, e sulle cui politiche verso gli indigeni, già contrastati e assediati nelle loro roccaforti tutelate costituzionalmente, cade ora anche l&#8217;ombra del negazionismo riguardo l&#8217;utilità delle misure anti-virus.</p>
<p>Gli indigeni brasiliani, custodi del &#8220;polmone verde&#8221; e di una sovranità sociale e umana nel cuore della foresta amzzonica, vivono ogni giorno come una battaglia per la sopravvivenza da quando, a gennaio 2019, Bolsonaro ha inaugurato la sua presidenza scatenando appetiti economici, leciti e non, sulle loro terre: dagli omicidi agli <a href="https://it.insideover.com/ambiente/dopo-la-siberia-gli-incendi-devastano-anche-lamazzonia.html">incendi dolosi</a>, il 2019 è stato un anno orribile, e il 2020 porta con sè il fardello del coronavirus. La minaccia alla sopravvivenza di comunità millenarie, ridotte a poche, sparute centinaia di abitanti è ora messa in dubbio dalla pandemia globale che, in Brasile come nel resto del mondo, colpisce con maggior violenza gli ultimi, gli emarginati, i più deboli. Arrivando a rappresentare la copertura ideale per politiche indecenti condotte sulla pelle dei popoli più antichi dell&#8217;Amazzonia.</p>
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		<title>Il coronavirus fa le prime vittime indigene</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-coronavirus-fa-le-prime-vittime-indigene.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Bertelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 06:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=269335</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="coronavirus in Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le paure dell’effetto devastante di una epidemia di coronavirus sulla popolazione indigena dell’America latina hanno purtroppo iniziato a concretizzarsi: giovedì 9 aprile, un ragazzo di 15 anni appartenente alla comunità degli Yanomami è morto dopo sei giorni nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Boa Vista, nel nord del Brasile.  Alvanei Xirixan era stato ricoverato per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-coronavirus-fa-le-prime-vittime-indigene.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="coronavirus in Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Brasile-coronavirus-Getty-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Le paure dell’effetto devastante di una epidemia di coronavirus sulla popolazione indigena dell’America latina hanno purtroppo iniziato a concretizzarsi: giovedì 9 aprile, un ragazzo di 15 anni appartenente alla comunità degli Yanomami è morto dopo sei giorni nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Boa Vista, nel nord del Brasile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alvanei Xirixan era stato ricoverato per la prima volta lo scorso 17 marzo per una sospetta meningite, secondo quanto </span><a href="https://www1.folha.uol.com.br/equilibrioesaude/2020/04/jovem-de-15-anos-e-primeiro-ianomami-a-morrer-apos-contrair-coronavirus.shtml" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">riporta </span></a><span style="font-weight: 400;">il quotidiano </span><i><span style="font-weight: 400;">La Folha de São Paulo</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Diversi esperti di salute pubblica hanno manifestato la loro preoccupazione se il contagio dovesse diffondersi tra i popoli originari che vivono in paesi come il Brasile, il Perù, il Venezuela e l’Ecuador. Malattie altamente infettive come il morbillo,il vaiolo e l’influenza hanno infatti già in passato decimato intere comunità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Se il virus arrivasse all’interno dei villaggi, sarà un la causa di un alto numero di morti” </span><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/apr/08/coronavirus-indigenous-communities-brazil-yanomami#" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ha dichiarato</span></a><span style="font-weight: 400;"> al quotidiano britannico </span><i><span style="font-weight: 400;">Guardian</span></i><span style="font-weight: 400;"> Sofia Mendonça, un’esperta di salute brasiliana che lavora nel parco nazionale di Xingu. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Parliamo di un vero e proprio genocidio,” ha detto, ricordando come l’etnia dei Panará venne quasi spazzata via all’inizio degli anni ‘70 dopo si costruì una strada nelle loro terre.</span></p>
<h2>Popolazione a rischio</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel suo libro suo </span><i><span style="font-weight: 400;">Le vene aperte dell’america latina</span></i><span style="font-weight: 400;">, il saggista uruguaiano Eduardo Galeano sottolinea come batteri e virus furono i migliori alleati dei coloni europei nella conquista dell’America latina.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Studi recenti citati dal quotidiano britannico </span><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/mar/30/south-america-indigenous-groups-coronavirus-brazil-colombia" target="_blank" rel="noopener"><i><span style="font-weight: 400;">Guardian </span></i></a><span style="font-weight: 400;">hanno mostrato che malattie come il morbillo o il vaiolo possono aver spazzato via fino al 90% delle popolazioni precolombine delle Americhe, ovvero 55 milioni di individui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Xirixan non è il primo indigeno ucciso dal virus. L’Istituto socioambientale (ISA) ha riportato che una anziana del popolo Borari e un uomo di etnia Mura erano rispettivamente deceduti nelle città di Alter do Chão e Manaus.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al momento, la Segreteria speciale per i popoli indigeni (Sesai) è a conoscenza di altri quattro malati di etnia kokama nella città di Santo Antônio do Içá.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La specialista in salute comunitaria Erika Arteaga Cruz dell’Associazione Latinoamericana di medicina sociale (Alames) </span><a href="https://www.aljazeera.com/indepth/features/indigenous-race-ecuador-amazon-escape-coronavirus-200325132155853.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ha però dichiarato</span></a> dall&#8217;Ecuador <span style="font-weight: 400;">ad </span><i><span style="font-weight: 400;">Al Jazeera English</span></i><span style="font-weight: 400;"> che per ora non ci sono prove che le popolazioni originarie siano più suscettibili al virus degli altri, dato che tutti risultano esposti al contagio per la prima volta. Ma è il loro stile di vita a renderle più vulnerabili.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per Arteaga, diverse società dell’Amazzonia non contemplano infatti l’uso di sapone o disinfettanti per la mani, ma sono soprattutto molto lontane dall’accesso a ospedali, dottori e medici.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Malattie e cercatori d’oro</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Più di 26.000 Yanomami vivono sulla frontiera tra Brasile e Venezuela. </span><span style="font-weight: 400;">La loro riserva &#8211; un vasto territorio di foresta pluviale che ricopre una superficie più grande dell’Irlanda &#8211; venne creata trent’anni fa circa in un tentativo di proteggere la popolazione dall’invasione dei cercatori d’oro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si stima infatti che, tra il 1960 e il 1980, l’irruzione nelle loro terre da parte dei minatori portò alla morte del 15% circa della popolazione, molti a causa di morbillo. Gli Yanomami temono perciò che la storia possa ripetersi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Con il prezzo del metallo aureo in ascesa e le promesse del presidente Jair Bolsonaro di legalizzare l’attività dei cercatori, è stato infatti notato un aumento delle invasioni nel territorio. Secondo l’associazione Hutukara, nella zona opererebbero circa 25mila minatori illegali.</span></p>
<p><a href="https://www.infobae.com/america/agencias/2020/04/10/joven-indigena-yanomami-con-coronavirus-muere-en-brasil/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Secondo</span></a> <i><span style="font-weight: 400;">Infobae</span></i><span style="font-weight: 400;">, Xirixana stesso viveva con la tribù Rehebe vicino al fiume Uraricoera, che rappresenta una via di accesso per diversi minatori d’oro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per coloro che vivono nel lato brasiliano desta inoltre particolare preoccupazione il </span><span style="font-weight: 400;">depotenziamento </span><span style="font-weight: 400;">della Segreteria di Salute Indigena, l’ente responsabile delle cure agli oltre 765.000 indigeni del paese, voluto dal governo lo scorso anno.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Villaggi chiusi</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Per difendersi dal rischio di contagio, gruppi attraverso tutta l’America Latina si sono ritirati nei propri villaggi all’interno delle foreste o sulle montagne, bloccandone gli accessi.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Al Jazeera English</span></i> <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/features/indigenous-race-ecuador-amazon-escape-coronavirus-200325132155853.html" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">ha documentato</span></a><span style="font-weight: 400;"> la ritirato dei gruppi indigeni Ecuadoregni. </span><span style="font-weight: 400;">A fine marzo, la Confederazione delle Nationalità Indigene dell’Amazzonia Ecuadoregna (Confeniae) ha chiuso tutti gli accessi alla foresta, negando l’ingresso sia ai turisti che agli stessi cittadini,  chiedendo inoltre alle compagnie petrolifere e minerarie di bloccare la rotazione del personale che vi lavora all’interno.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Globo </span></i><a href="https://g1.globo.com/mt/mato-grosso/noticia/2020/03/23/liderancas-indigenas-bloqueiam-acessos-a-aldeia-para-prevencao-do-coronavirus-em-mt.ghtml" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">racconta </span></a><span style="font-weight: 400;">che il parco nazionale di Xingu in Brasile, casa di 6.000 persone appartenenti a 16 diverse tribù, ha chiuso tutte le strade di accesso alla riserva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Perù, Segundo Chukipiondo, portavoce della </span><a href="http://www.aidesep.org.pe/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Federazione Indigena dell’Amazzonia</span></a><span style="font-weight: 400;">, ha chiesto alle oltre 2,000 comunità che rappresenta di sigillare le proprie frontiere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/mar/30/south-america-indigenous-groups-coronavirus-brazil-colombia" target="_blank" rel="noopener">Secondo</a> Sofia Mendonça,</span><span style="font-weight: 400;"> questa strategia di sopravvivenza &#8211; già impiegata durante l’epidemia di H1N1 nel 2016 &#8211; comporta però anche dei rischi. Se infatti coloro che si ritirano nelle loro comunità non sono passati attraverso una appropriata quarantena, possono portare il virus con loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“E’ essenziale che rimangano in isolamento o un quarantena in modo da far ritorno al loro villaggio in modo sicuro,” ha dichiarato al </span><i><span style="font-weight: 400;">Guardian</span></i><span style="font-weight: 400;">, sottolineando però come tutto rischia di essere inutile se le autorità non faranno la loro parte nell’espellere gli intrusi dalle riserve.</span></p>
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		<title>Ecuador, la battaglia infinita tra indigeni e big del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/ecuador-la-battaglia-infinita-tra-indigeni-e-big-del-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Mecarozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 08:24:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ecuador, Proteste a Quito (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-1024x381.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Amazzonia è da tempo terra di contrasti. E non solo per quanto riguarda la sfera brasiliana. In Ecuador, da fine anni Novanta ad oggi, si consuma una guerra fisica e giuridica tra la popolazione indigena e il governo di Lenín Boltaire Moreno Garcés, sobillato da alcune big del settore petrolifero. Per capirci: è di otto anni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/ecuador-la-battaglia-infinita-tra-indigeni-e-big-del-petrolio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="715" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ecuador, Proteste a Quito (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-768x286.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/I-Waorani-protestano-contro-le-aziende-petrolifere-e1581755145736-1024x381.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="p1"><span class="s1">L’Amazzonia è da tempo terra di contrasti. E non solo per quanto riguarda la sfera brasiliana. In <strong>Ecuador</strong>, da fine anni Novanta </span><span class="s2">ad oggi</span><span class="s1">, si consuma una guerra fisica e giuridica tra la popolazione indigena e il governo di <strong>Lenín Boltaire Moreno Garcés</strong>, sobillato da alcune big del settore petrolifero. Per capirci: è di otto anni fa la scelta dei vertici statali di aprire tre milioni di ettari di Amazzonia alle esplorazioni, in particolare a quelle per mano delle società petrolifere. L’area incontaminata di </span><span class="s2">foresta pluviale primaria</span><span class="s1">, culla<span class="Apple-converted-space"> </span>di un’incredibile diversità di specie animali e vegetali nonché delle popolazioni indigene, è stata così divisa in 16 &#8220;blocchi petroliferi&#8221; da vendere in un’asta internazionale, tra cui il blocco 22, dove vivono i Waorani.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per capire meglio il livore e le ingiustizie subite dalle popolazioni indigene ecuadoregne, però, bisogna fare un passo indietro: il grido indigeno internazionale nasce infatti dalle prime proteste per il Dakota Access, l’oleodotto in costruzione in Nord Dakota che, come da progetto, dovrebbe coprire circa 200 chilometri, trasportando una quantità di petrolio intorno ai 550mila barili giornalieri. Anche per questo motivo, nel 2016 nasce il movimento di resistenza dei nativi americani, guidato dalla tribù dei Sioux e prontamente seguito dai villaggi di Sápara di Llanchamacocha e di Kichwa di Sarayaku, terra delle più antiche comunità indigene, nell’Amazzonia dell’Ecuador.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Originariamente in quella zona vivevano più di 200mila persone e 32 dialetti. Ora sono solo 200 con solo sei persone ancora in vita e parlanti la lingua nativa. L’Unesco ha stabilito per l’area lo status di “Patrimonio Culturale Intangibile” nel 2001, senza per questo riuscire a fermare l’avanzavate delle big petrolifere. La Texaco, società petrolifera americana, ha operato nell’Amazzonia ecuadoregna dal 1964 al 1990, prima della sua unione con Chevron Corporation nel 2001: in quel lasso di tempo, sono stati versati sul territorio 18 bilioni di litri di acque di scarico e 15 milioni di litri di petrolio grezzo. Il risultato? La fanghiglia nera sparsa ha contaminato le falde acquifere, arrivando a inquinare le foci di molti fiumi, idem per flora e fauna, quasi del tutto cancellate, e per gli abitanti delle comunità, le cui pene si sono tradotte in deformazioni e malattie gravi. &#8220;Lo scopo principale è quello di entrare ed estrarre petrolio senza rispondere dei danni&#8221;, ha spiegato <span class="s3">Luis Yanza</span>, presidente della Amazon Defense Coalition. &#8220;Di fatto, non c’è stato nessun cambiamento in 30 anni&#8221;.</span></p>
<p><div id="gallery_258606" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_258606 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049593.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049593.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049528.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049528.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049527.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049527.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049526.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049526.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049525.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049525.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049524.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049524.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049523.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049523.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049522.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11049522.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>Il governo ecuadoregno, allo stato attuale, continua a svolgere manovre in grado di garantire la prosecuzione delle estrazioni, anche senza averne l’autorità, e rassicurare gli indigeni di una protezione estensiva dei diritti. E mentre per le comunità si va spengendo anche l’ultimo barlume di speranza, i sotterfugi e le alleanze con le aziende petrolifere sono pratiche ormai assodate: nel 2015 il governo ha venduto ad un consorzio cinese l’accesso a parti di terra alla <a href="http://www.ienearth.org/amazonians-at-united-nations-chinese-oil-company-will-cause-genocide/"><span class="s3">Andes Petroleum</span></a><span class="s3">,</span><span class="s1"> una big della combustione fossile, la quale, come ha affermato Manari Ushigua, Presidente di the Sapara Nation, &#8220;è prossima a commettere un genocidio contro la gente di Sapara e contro i nostri vicini isolati&#8221;.<br />
</span></p>
<p><span class="s1">La sola nota positiva nel drammatico scenario porta la data maggio 2019: gli indigeni Waorani hanno portato in tribunale il governo dell’Ecuador, che voleva vendere 200mila ettari di Amazzonia all&#8217;industria petrolifera, e con una sentenza a sorpresa hanno vinto, creando un precedente storico per i diritti di tutti i popoli indigeni. Non è la prima volta che una corte si pronuncia a favore delle comunità: nel luglio del 2012 era stata proprio la Corte Inter-Americana per i Diritti Umani ha emettere una sentenza con cui stabiliva l’Ecuador responsabile per la violazione del diritto delle popolazioni indigeni. Gli effetti della sentenza non hanno avuto l’impatto desiderato; la speranza, stavolta, è che la storia non si ripeta. </span></p>
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		<title>I Waorani protestano a Quito</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/i-waorani-protestano-a-quito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 08:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1618" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_11049528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1618" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_11049528.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/i-waorani-protestano-a-quito.html">I Waorani protestano a Quito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Amazzonia, prostituzione e miniere illegali</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/amazzonia-prostituzione-e-miniere-illegali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Bertelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2020 16:05:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[industria mineraria]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=253710</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeno Amazzonia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prima del moltiplicarsi delle attività minerarie illegali, la regione amazzonica di Madre de Dios custodiva uno dei maggiori gradi di biodiversità del Perù. Ma oggi quello che rimane in alcune zone sono solo crateri di terra ripieni di mercurio e cianuro. Dal 2008, l’impennata dei prezzi dell’oro ha attratto i minatori illegali alla ricerca del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/amazzonia-prostituzione-e-miniere-illegali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Indigeno Amazzonia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Indigeno-Amzzonia-La-Presse-e1579276998689-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Prima del moltiplicarsi delle attività minerarie illegali, la regione amazzonica di Madre de Dios custodiva uno dei maggiori gradi di biodiversità del Perù. Ma oggi quello che rimane in alcune zone sono solo crateri di terra ripieni di mercurio e cianuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dal 2008, l’impennata dei prezzi dell’oro ha attratto i minatori illegali alla ricerca del prezioso metallo. I minatori illegali hanno portato i bar. E i bar hanno dato la spinta a una fiorente industria della prostituzione e della tratta. </span><span style="font-weight: 400;">“Ci sono pochi altri lavori per una donna qui a Puerto Maldonado (la capitale del distretto di Madre de Dios ndr) che non siano lavorare nei bar. È triste vederle che aspettano fuori dai locali, ma hanno bisogno di soldi,” </span><a href="http://news.trust.org/item/20200116052756-sqj25/"><span style="font-weight: 400;">ha raccontato</span></a><span style="font-weight: 400;"> Claudia, 19 anni, alla giornalista </span><a href="https://twitter.com/anastasiabogota"><span style="font-weight: 400;">Anastasia Moloney</span></a><span style="font-weight: 400;"> della </span><i><span style="font-weight: 400;">Thomson Reuters Foundation</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">Claudia aveva solo 14 anni quando i trafficanti l’hanno portata qui, obbligandola a lavorare in uno delle dozzine di postriboli che sorgevano ai lati della miniere e lungo le strade principali.</span></p>
<h2>Il business delle miniere illegali</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo il quotidiano </span><a href="https://larepublica.pe/sociedad/2019/12/26/mineria-ilegal-madre-de-dios-la-pampa-una-lucha-contra-actividad-que-tiene-ya-10-meses-selva/"><i><span style="font-weight: 400;">La República</span></i></a><span style="font-weight: 400;">, il 70% delle attività minerarie presenti in zona fino a febbraio scorso era illegale. Si stima che, nelle zone di Madre de Dios, Cusco e Puno, le attività estrattive abbiano fatto tabula rasa di 18mila ettari di foresta. </span><span style="font-weight: 400;">Un business particolarmente remunerativo, se si pensa che nel 2015 il portale di giornalismo investigativo </span><i><span style="font-weight: 400;">Ojo-Publico</span></i> <a href="https://ojo-publico.com/1253/Metalor-cesa-operaciones-con-mineria-artesanal-en-Latinoamerica-tras-revelarse-investigacion-por-lavado"><span style="font-weight: 400;">identificò la svizzera M</span><span style="font-weight: 400;">etalor Technologies</span></a><span style="font-weight: 400;">, una delle maggiori raffinerie al mondo, come un cliente delle compagnie della zona.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Metalor ha </span><a href="http://www.metalor.com/es/node_59/News/Metalor-to-stop-all-artisanal-mining-and-mine-collector-s-business-artisanales"><span style="font-weight: 400;">successivamente chiuso</span></a><span style="font-weight: 400;"> i contratti di provvigione con i minatori artigianali dell’America Latina proprio a causa delle “complessità della catena della somministrazione”. </span><span style="font-weight: 400;">Per dare un taglio netto a queste attività illegali, lo scorso febbraio il governo di Martin Vizcarra </span><a href="https://www.reuters.com/article/us-peru-illegal-mining-idUSKCN1Q82U6"><span style="font-weight: 400;">ha dato il via</span></a><span style="font-weight: 400;"> all’“Operazione Mercurio”. 1.200 poliziotti e 300 soldati sono stati distaccati nella baraccopoli di La Pampa, punto di ingresso per la zona delle miniere illegali, con l’obiettivo di espellere i cercatori d’oro. </span><span style="font-weight: 400;">Secondo il Ministero della Difesa, dall’inizio dell’intervento a ottobre 2019 sono stati distrutti 323 accampamenti e sequestrati 1806 motori e 91 veicoli di dimensioni maggiori.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“I minatori di La Pampa che vogliono inserirsi nell&#8217;economia legale si potranno muovere in un &#8216;corridoio minerario&#8217; più a ovest” &#8211; aveva dichiarato il ministro per l’Ambiente Fabiola Muñoz </span><span style="font-weight: 400;">al </span><a href="https://www.theguardian.com/cities/2019/mar/25/la-pampa-the-illegal-mining-city-peru-wants-wiped-out"><i><span style="font-weight: 400;">Guardian</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> durante una visita al villaggio &#8211; “Ma solo a tre condizioni: niente mercurio, niente lavoro minorile e niente tratta&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le operazioni di polizia hanno recuperato 69 donne e 51 minorenni che lavoravano nei bar e nei bordelli. Si sperava che il connubio di miniere illegali e tratta illegale subisse così un colpo mortale. Ma, nonostante gli indiscutibili successi, le cose sono andate diversamente. </span><span style="font-weight: 400;">I residenti locali hanno denunciato </span><span style="font-weight: 400;">che le operazioni illegali si sono semplicemente spostate più in profondità nella foresta, seguite dalle prostitute e dai bar. </span><span style="font-weight: 400;">Il quotidiano </span><a href="https://elcomercio.pe/peru/loreto/loreto-destruyen-dragas-en-rios-nanay-y-napo-noticia/"><i><span style="font-weight: 400;">El Comercio</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> riporta infatti che quattro draghe usate per l’estrazione di oro sono stati ritrovate nei fiumi del dipartimento di Loreto, nel nord del paese, a conferma di una espansione dei minatori in zone ancora intoccate.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“È come l’effetto che fa un palloncino gonfiabile,” ha dichiarato il governatore regionale Luis Hidalgo a </span><i><span style="font-weight: 400;">TRF</span></i><span style="font-weight: 400;">, riferendosi al fatto che se si esercita pressione in un punto di un pallone, questo semplicemente si gonfia da un’altra parte.</span></p>
<h3>Giovani, povere e indigene</h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Le vittime di tratta provengono spesso da comunità contadine indigene dell’altipiano andino, a centinaia di chilometri da queste terre. Povere e con poca educazione, costituiscono una facile preda per i trafficanti. </span><span style="font-weight: 400;">“Le donne e le ragazze sono reclutate con false promesse di lavoro e poi obbligate a fare sesso con i minatori. Più sono giovani, più soldi vengono chiesti ai loro clienti,” ha spiegato a Moloney Mercedes Arce, coordinatore dell’organizzazione contro la tratta CHS Alternativo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Senza altre opportunità, le donne recuperate si trovano a vivere in condizioni di povertà estrema, e spesso sono loro stesse a ritornare a vendersi nei bar. </span><span style="font-weight: 400;">La prostituzione tra donne maggiorenni è infatti legale in Perù, e può portare a guadagni medi di 600 dollari al mese &#8211; più del doppio del salario minimo. </span><span style="font-weight: 400;">Così, a un’ora di auto da Puerto Maldonado, nel distretto di Laberinto, è già sorto un nuovo agglomerato di locali. </span><span style="font-weight: 400;">Secondo il ministero della Donna, poche delle 120 vittime incontrate durante i raid dell’anno scorso hanno trovato un nuovo impiego, e diverse delle ragazze vivono ancora in rifugi pubblici.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Virginia Rojas, coordinatore regionale del ministero a Puerto Maldonado, ha raccontato a </span><i><span style="font-weight: 400;">Trf</span></i><span style="font-weight: 400;"> che molte di loro non vogliono né tornare nelle loro case, né testimoniare contro i trafficanti. </span><span style="font-weight: 400;">“Queste donne hanno sofferto un sacco di violenza…ma non si percepiscono come vittime,” ha dichiarato a Moloney. </span><span style="font-weight: 400;">Anche per questo, i provvedimenti giudiziari a Madre de Dios sono stati finora difficili: dal 2017 solo 22 persone sono state condannate per tratta, nella maggior parte dei casi per sfruttamento sessuale di bambini. </span><span style="font-weight: 400;">Claudia è una delle poche che ha cooperato con le autorità, mandando i suoi trafficanti in prigione per sfruttamento sessuale. Ma lei stessa prova sentimenti controversi per le sue azioni: </span><span style="font-weight: 400;">“Mi spiace per loro. Si sono presi un periodo lungo, uno starà vent’anni in prigione,” ha dichiarato Claudia a Moloney. </span><span style="font-weight: 400;">Finché non verranno garantite a queste donne prospettive migliori, sarà difficile che non ritornino sui propri passi,</span></p>
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