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	<title>Alpinismo Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 04 Aug 2024 12:13:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Alpinismo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Bonatti, l&#8217;alpinista solitario che andava alla scoperta del mondo e&#8230; dell&#8217;uomo</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/bonatti-lalpinista-solitario-che-andava-alla-scoperta-del-mondo-e-delluomo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Aug 2024 12:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="398" height="304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802193046523_281a8bc00f2e4f1c47fd7ce1a4143b9b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802193046523_281a8bc00f2e4f1c47fd7ce1a4143b9b.jpg 398w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802193046523_281a8bc00f2e4f1c47fd7ce1a4143b9b-300x229.jpg 300w" sizes="(max-width: 398px) 100vw, 398px" /></p>
<p>Walter Bonatti, alpinista e reporter: perché il mondo delle scalate è un po' come il giornalismo. E nella sua carriera l'ha dimostrato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/bonatti-lalpinista-solitario-che-andava-alla-scoperta-del-mondo-e-delluomo.html">Bonatti, l&#8217;alpinista solitario che andava alla scoperta del mondo e&#8230; dell&#8217;uomo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="398" height="304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802193046523_281a8bc00f2e4f1c47fd7ce1a4143b9b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802193046523_281a8bc00f2e4f1c47fd7ce1a4143b9b.jpg 398w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802193046523_281a8bc00f2e4f1c47fd7ce1a4143b9b-300x229.jpg 300w" sizes="(max-width: 398px) 100vw, 398px" /></p>
<p>22 febbraio 1965: un elicottero riprende sulla cima del <strong>Cervino</strong> una delle immagini più iconiche della storia dell&#8217;<strong>alpinismo. La croce di vetta spicca, imperiosa,</strong> dominando i 4.478 metri della montagna. Hermann Geiger, il pilota dell&#8217;elicottero intento all&#8217;osservazione, riprende in quell&#8217;occasione il <strong>34enne Walter Bonatti,</strong> nel momento in cui ha appena concluso una delle <strong>imprese più importanti dell&#8217;alpinismo europeo</strong>: la &#8220;prima&#8221; invernale al Cervino, dalla Parete Nord ritenuta la più complessa e difficile del monte che segna il confine tra Italia e Svizzera.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Il <a href="https://twitter.com/hashtag/22febbraio?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#22febbraio</a> del 1965 <a href="https://twitter.com/hashtag/WalterBonatti?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#WalterBonatti</a> raggiunse la croce in vetta al Cervino portando a termine la sua ultima, spettacolare impresa nell&#39;alpinismo estremo.<a href="https://twitter.com/hashtag/Bonatti?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Bonatti</a>, uno dei più grandi alpinisti della storia.<br><br>di <a href="https://twitter.com/stefanovizio?ref_src=twsrc%5Etfw">@stefanovizio</a><a href="https://t.co/Qz9JgsEzv1">https://t.co/Qz9JgsEzv1</a> via <a href="https://twitter.com/ilpost?ref_src=twsrc%5Etfw">@ilpost</a> <a href="https://t.co/zyBUjSFqbd">pic.twitter.com/zyBUjSFqbd</a></p>&mdash; Anis (@anis_epis) <a href="https://twitter.com/anis_epis/status/1231192213838848001?ref_src=twsrc%5Etfw">February 22, 2020</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Questa foto condensa un racconto di sport e umanità. Sport, perché il <strong>gesto atletico dello scalatore bergamasco</strong> ha dato il là a un innalzamento dell&#8217;asticella delle prospettive della disciplina alpinistica. Umanità, perché Bonatti in quell&#8217;occasione coronò con una manovra individuale <strong>il riscatto dalla delusione</strong> bruciante apertasi <strong>undici anni prima</strong> in occasione di un trionfo collettivo, <a href="https://it.insideover.com/storia/31-luglio-1954-il-tricolore-in-vetta-al-k2-splendori-e-miserie-di-un-tronfo-italiano.html">la conquista italiana del K2, </a>in cui la versione ufficiale della spedizione aveva sottovalutato il ruolo <strong>dell&#8217;allora 23enne Bonatti nel portare in quota, oltre 8mila metri</strong>, le bombole decisive per l&#8217;assalto finale all&#8217;inviolata montagna del Karakorum, concluso da Achille Compagnoni e Bruno Lacedelli il 31 luglio 1954.</p>



<p>Da allora, Bonatti divenne un <strong>solitario conquistatore di vette</strong>. Un alpinista che <strong>forgiava i suoi chiodi e costruiva la sua attrezzatura</strong>. Sfidando le vette in sintonie con esse. E che nel Cervino capì un&#8217;altra componente fondamentale della disciplina, ma anche della vita: <strong>il senso del limite</strong>. Aver dimostrato, come amava dire, che &#8220;le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le scalano, altrimenti non sarebbero altro che cumuli di sassi&#8221;. Bonatti con la scalata invernale al Cervino, riuscito in quello che tutti pensavano sarebbe stato un azzardo impossibile da completare, <strong>chiuse con le scalate estreme</strong>. E si sarebbe, da allora in avanti, dedicato a un altro impegno, altrettanto proficuo: <strong>il giornalismo e i reportage da luoghi remoti della Terra</strong> nel quadro della grande avventura corsara di &#8220;Epoca&#8221;, la rivista con cui iniziò a collaborare a stretto giro dopo l&#8217;impresa del Cervino.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Walter Bonatti Speciale : Al di là delle Nuvole" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/qblBhoEYbLQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_qblBhoEYbLQ");</script>
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<p>&#8220;Dal&nbsp;<strong>Venezuela</strong>&nbsp;al&nbsp;<strong>Congo,</strong>&nbsp;dall’<strong>Alaska</strong>&nbsp;alla&nbsp;<strong>Nuova Guinea</strong>, le esplorazioni di Bonatti coprirono buona parte del pianeta e consentirono al “Re delle Alpi” di&nbsp;<strong>appagare la propria sete di conoscenza</strong>&nbsp;e nutrire la fantasia e la curiosità dei lettori della rivista su cui pubblicava i propri diari di viaggio&#8221;, si è scritto <a href="https://giocopulito.it/walter-bonatti-la-solitudine-e-la-grandezza-del-re-delle-alpi/">su <em>Gioco Pulito.</em></a> Diari, quelli spesso onorati dell&#8217;apertura e delle copertine di <em>Epoca</em>, &#8220;nei quali Bonatti lasciava sempre ampio spazio alla descrizione di paesaggi incontaminati, luoghi remoti e animali esotici, intendendo la natura, e nient’altro al di fuori di essa, come esclusiva protagonista dei suoi resoconti&#8221;. Il reportage che, se racconta l&#8217;autore, lo fa in funzione del <strong>messaggio che si vuole inviare, come comprimario non protagonista</strong>, in quanto narratore, del tema trattato, oggi è sempre più una rarità. <a href="https://www.xedizioni.it/Epoca/Bonatti/1961-565-Bianco-p.pdf">Ma risfogliando, </a>fisicamente o digitalmente <em>Epoca</em> e le altre grandi testate dell&#8217;epoca, da <em>Maquis</em> a <em>Il Mondo</em>, si scopre che mezzo secolo fa questa era la norma.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Immagina un bambino di 8 anni, esce da scuola, mangia veloce, prende gli sci, e va su e giù, senza impianti, finché fa buio. Poi fa i compiti e dopo legge Bonatti su Epoca. E sogna.<br> 34 anni dopo, su quel vulcano, ci sale anche lui. E si commuove. Grazie. <a href="https://t.co/X7GBryfkqI">pic.twitter.com/X7GBryfkqI</a></p>&mdash; riccardo tani 🇺🇦 in 🇪🇺 (@riccardotani4) <a href="https://twitter.com/riccardotani4/status/1484561178261176323?ref_src=twsrc%5Etfw">January 21, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>E leggendo l&#8217;opera di Bonatti ciò spicca, in maniera trasversale ai viaggi. I quali dovevano riuscire a colpire nel segno, trasmettendo al lettore la sensazione di toccare in prima persona le foreste di Bali, i fiumi dei cacciatori d&#8217;oro del Klondike, la Terra del Fuoco o altri posti sperduti in un&#8217;epoca in cui <strong>fotografie, testimonianze e video</strong> erano, senza informatica, rari da ottenere. Il Bonatti giornalista come il Bonatti alpinista. &nbsp;<a href="https://www.rivistacontrasti.it/walter-bonatti-c/">Come ricordato su <em>Contrasti,</em></a> &#8220;<strong>l’alpinismo&nbsp;</strong>era per Bonatti&nbsp;<strong>uno stile di vita</strong>, non un semplice esercizio di resistenza fisica; una palestra capace di temprare la mente e l’animo attraverso le sfide che poneva all’uomo e, soprattutto, un<strong>&nbsp;</strong>mezzo di profonda<strong>&nbsp;comunicazione tra l’uomo e la Natura</strong>&#8220;. Non uno sport di conquista, ma una disciplina di convivenza e comprensione del mondo. </p>



<p>Ebbene, non possiamo dire lo stesso del sano giornalismo? Un giornalismo virtuoso non pretende di <strong>dominare il mondo che narra</strong>, ovvero di dare risposte o pretese di verità, ma spinge a <strong>vivere senza pregiudizi e in sintonia</strong>, invitando le persone e le comunità a farsi le <strong>domande giuste. La vista che un giornalismo degno di questo nome</strong> consente di avere sul mondo è lo stesso che<strong> </strong>consente di ottenere una <strong>scalata montana</strong> a una vetta in un giorno senza nubi: una vista cristallina, tersa, ampia e a tutto campo. Basta ricordarsi, in ogni caso, che si è compagni di viaggio e non protagonisti delle avventure in cui si è coinvolti o delle cause che si raccontano. Bonatti ha dimostrato di eccellere in entrambi i campi. E tredici anni dopo la sua morte, avvenuta nel 2011, la lezione che ha impartito vale ancora.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/bonatti-lalpinista-solitario-che-andava-alla-scoperta-del-mondo-e-delluomo.html">Bonatti, l&#8217;alpinista solitario che andava alla scoperta del mondo e&#8230; dell&#8217;uomo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>31 luglio 1954, il tricolore in vetta al K2: splendori e miserie di un trionfo italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/31-luglio-1954-il-tricolore-in-vetta-al-k2-splendori-e-miserie-di-un-tronfo-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 14:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="772" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped.jpg 772w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped-768x548.jpg 768w" sizes="(max-width: 772px) 100vw, 772px" /></p>
<p>K2, i 70 anni di un trionfo italiano tra splendori e miserie. Dal trionfo alla polemica sul ruolo di Walter Bonatti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/31-luglio-1954-il-tricolore-in-vetta-al-k2-splendori-e-miserie-di-un-tronfo-italiano.html">31 luglio 1954, il tricolore in vetta al K2: splendori e miserie di un trionfo italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="772" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped.jpg 772w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped-600x428.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/Italian_K2_expedition1954_version_2_cropped-768x548.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 772px) 100vw, 772px" /></p>
<p><strong>31 luglio 1954</strong>: la <strong>bandiera italiana</strong> svetta sul K2, la seconda montagna più alta del mondo. La spedizione guidata da <strong>Ardito Desio </strong>rappresentò trionfo alpinistico e di programmazione, ma anche un <strong>simbolo di orgoglio nazionale per un Paese in ricostruzione</strong>, che nell&#8217;operazione congiunta dell&#8217;Istituto Geografico Militare, del Club Alpino Italiano e del Consiglio Nazionale delle Ricerche vedeva un&#8217;<strong>occasione di riscatto per l&#8217;Italia</strong>. </p>



<p>L&#8217;arrivo di <strong>Achille Compagnoni e Bruno Lacedelli</strong> in cima agli 8.611 metri del Karakorum-2, sito al confine tra Pakistan e Cina, permise a molti italiani di veder, simbolicamente, un <strong>tricolore in cima al mondo</strong> e di potersi riconoscere nel riscatto di un&#8217;Italia che era uscita devastata dalla guerra e dal collasso a cui l&#8217;aveva condotta il regime fascista. Ma, al contempo, la spedizione, anche se non soprattutto proprio per il fondamentale valore patriottico, aprì una diatriba dialettica, e a un certo punto anche legale, sul <strong>resoconto della spedizione</strong>.</p>



<p>La storia della conquista italiana del K2 è quella di una <strong>imponente operazione</strong> che espanse le vie già tracciate in passato dagli esploratori italiani. A memoria dei passati tentativi di assalto al K2 restava il nome dello <strong>Sperone degli Abruzzi, così chiamato in onore del passaggio nel 1909</strong> della spedizione di Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi e l&#8217;esperienza personale di Desio. <strong>Avventuriero di &#8220;deserti, vette e ghiacci&#8221;</strong>,<a href="https://it.insideover.com/societa/deserti-vette-e-ghiacci-la-straordinaria-vita-di-ardito-desio-indomabile.html"> come ha evocativamente scritto <strong>Marco Valle </strong>su queste colonne</a>, Desio nel 1929 aveva già esplorato le pendici dell&#8217;Himalaya-Karakorum ed era deciso a portare fino in fondo la spedizione.</p>



<p>La spedizione composta da un gruppo di 5 ricercatori guidati da Desio e 13 alpinisti, di cui uno, Mario Puchoz, morì per un&#8217;edema polmonare il 21 giugno a soli 26 anni, e 10 alpinisti di etnia hunza nel ruolo di portatori iniziò tra maggio e giugno la messa a terra del campo base e a <strong>predisporre con corde, perni e apertura di vie</strong> l&#8217;assalto finale alla vetta, che si consumò tra il 28 e il 31 luglio, quando furono superati gli ultimi mille metri finali di scalata. Ed è qui che la <strong>spedizione oscillò tra splendore e miseria</strong>. Lo splendore fu il lavoro corale con cui l&#8217;ascesa a una montagna ostile e sempre respingente fu portata a compimento. La miseria, la querelle che negò, nella versione ufficiale della spedizione, il ruolo del più giovane alpinista italiano della spedizione, il <strong>23enne Walter Bonatti</strong>, e del pakistano <strong>Amir Mahdi</strong> nel portare a oltre 8mila metri di quota le bombole che, il 31 luglio, fornirono a Compagnoni e Lacedelli l&#8217;ossigeno necessario all&#8217;assalto finale alla vetta.</p>



<p>Bonatti e Mahdi passarono una <strong>notte in bivacco nella &#8220;zona della morte&#8221;, con venti a -40 gradi centigradi</strong>, a 8.050 metri di quota. Ma nella versione dell&#8217;assalto finale relazionata da Compagnoni, dato che Desio si era fermato al campo base, il <strong>ruolo dell&#8217;alpinista nativo di Bergamo</strong> appare sottodimensionato, se non trascurabile, e non appaiono pienamente delineati gli <strong>errori di comunicazione che avrebbero fatto pensare a Lacedelli</strong> che nella sera del 30 Bonatti e Mahdi stessero scendendo alla loro quota per passare la notte in un luogo attrezzato. Bonatti e Mahdi <a href="https://www.rivistacontrasti.it/walter-bonatti-c/">sfidarono la morte nella gelida notte del Karakorum, e come scritto su <em>Contrasti</em></a> &#8220;solo dopo mezzo secolo Bonatti ha potuto veder riconosciuto il suo ruolo, a lungo negato, nel successo del K2 grazie alla delibera a lui favorevole del Club Alpino Italiano; la ferita aveva continuato a segnare profondamente l’animo di Bonatti, che nel dicembre del 2004 <strong>rifiutò l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica</strong> (concessagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) proprio a causa del contemporaneo conferimento ad Achille Compagnoni&#8221;.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="WALTER BONATTI - Scalare se stessi" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/MTh4AfzY1EY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_MTh4AfzY1EY");</script>
</div></figure>



<p>Una <strong>coda amara</strong> per un&#8217;impresa destinata, in ogni caso, a restar immortalata tra le grandi storie dell&#8217;alpinismo. E che ebbe una <strong>conseguenza diretta</strong> nel plasmare la figura di Bonatti, da allora in avanti <strong>destinato a diventare un lupo solitario</strong>, un cacciatore di vette remote e di imprese prima e <a href="https://www.rivistacontrasti.it/bonatti-montagna-giornalismo-avventura/">un <strong>grande esploratore e reporter dai luoghi più remoti della Terra</strong> poi</a>. Di cui resta oggi, celebre, un aforisma che richiama alla natura non solo sportiva dell&#8217;alpinismo: &#8220;Le <strong>grandi montagne</strong> hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un<strong> cumulo di sassi&#8221;</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/31-luglio-1954-il-tricolore-in-vetta-al-k2-splendori-e-miserie-di-un-tronfo-italiano.html">31 luglio 1954, il tricolore in vetta al K2: splendori e miserie di un trionfo italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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