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	<title>Algeria Archives - InsideOver</title>
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	<title>Algeria Archives - InsideOver</title>
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		<title>La guerra d&#8217;Algeria 60 anni dopo e gli imbarazzi di Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-guerra-dalgeria-60-anni-dopo-e-gli-imbarazzi-di-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 06:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra d'Algeria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La storia è crudele” ricordava il vecchio Hegel. Aveva ragione. A sessanta anni dalla sua conclusione, la lontana guerra d’Algeria, con il suo carico d’orrori e illusioni, continua a tormentare e dividere la Francia. Pesa inoltre la decisione di Emmanuel Macron di celebrare solennemente all’Eliseo gli accordi di Evian del 19 marzo 1962. Una data &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/la-guerra-dalgeria-60-anni-dopo-e-gli-imbarazzi-di-macron.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-guerra-dalgeria-60-anni-dopo-e-gli-imbarazzi-di-macron.html">La guerra d&#8217;Algeria 60 anni dopo e gli imbarazzi di Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220320185130971_edf6ab07280871bf07d2ed7e8177e50e-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>“La storia è crudele” ricordava il vecchio Hegel. Aveva ragione. A sessanta anni dalla sua conclusione, la lontana <strong>guerra d’Algeria</strong>, con il suo carico d’orrori e illusioni, continua a tormentare e dividere la <strong>Francia</strong>. Pesa inoltre la decisione di <strong>Emmanuel Macron</strong> di celebrare solennemente all’Eliseo gli accordi di Evian del 19 marzo 1962. Una data contradditoria. In cui si fissava, dopo quasi otto anni di massacri, il cessate il fuoco e si apriva il frettoloso percorso verso l’indipendenza, raggiunto il 3 luglio dello stesso anno.</p>
<p>A contestare la scelta del presidente uscente ovviamente il trio Zemmour, Le Pen, Pécresse — i candidati destrosi in corsa per l’Eliseo —, gli editorialisti de <em>Le Figarò</em>, ma soprattutto la diaspora “pieds noirs”, i francesi d’Algeria e la loro discendenza. Per tutti loro il 19 marzo rappresenta tutt’oggi un tradimento, una resa ignominiosa. Una catastrofe. Nessuno può e vuole dimenticare che mentre la Francia, scrollatasi il fardello dell’impegno militare, si apprestava a vivere il suo <em>boom</em>, un milione e più di cristiani, islamici, ebrei furono abbandonati — nel disinteresse di Parigi — alle terribili vendette del <strong>Fronte di Liberazione Nazionale</strong>. “La valigia o la tomba” fu l’unica alternativa concessa dai vincitori ai vinti. Ai <em>pieds noirs</em> non rimase che la fuga, la miseria. Il silenzio.</p>
<p>Da qui la diffidenza estrema dei “rimpatriati” — un piccolo mondo multietnico e una galassia di associazioni e comitati ben radicati soprattutto nella Francia meridionale — verso le contrastanti iniziative del presidente. Nessuno degli ex coloni dimentica le dichiarazioni di Macron nel 2017 sul colonialismo come &#8220;crimine contro l’umanità&#8221; o le esternazioni nel 2018 sul caso di Maurice Audin, un professore di matematica comunista coinvolto nelle attività terroristiche del FLN e arrestato ad Algeri nel giugno del 1957 dalle autorità militari e da allora scomparso. Nel nulla. In quell’occasione l’inquilino dell’Eliseo affermò che Audin era stato torturato ed ucciso dai soldati di Parigi, paragonando l’evento ad un omicidio di Stato e pronunciando una serie di banalità sul ruolo “criminale” dell’esercito e sulle nequizie del colonialismo.</p>
<p>Seguirono dibatti incandescenti e polemiche al fulmicotone. Troppo per Macron, uomo arrogante ma molto attento ai sondaggi. Da qui la decisione repentina di un altro strappo simbolico. Forte. In tutt’altra direzione. Il 20 settembre 2018 il <em>Journal officiel </em>pubblicò il decreto con cui veniva finalmente nobilitata la drammatica e misconosciuta vicenda degli <strong>harkis</strong>, i 250mila combattenti algerini fedeli alla Francia e dalla Francia traditi. Una storia terribile. I circa 90mila “supplétifs” islamici che riuscirono a salvarsi dalle vendette del Fln algerino e sbarcare in Francia vennero concentrati in posti periferici, lontani da ogni sguardo. Divennero delle “non persone”. Dei fantasmi. Solo nel 1974 Parigi concesse ai vecchi miliziani il riconoscimento di “ex-combattenti” e poi, tra il 1980 e il 2000, una magra pensione e delle medaglie di latta. Nulla di più.  Francesi di serie z.</p>
<p>Improvvisamente dimentico del caso Audin, Macron lestamente indisse una cerimonia a Les Invalides — il “sacra santorum” della memoria transalpina — in cui vennero insigniti dalla <strong>Legion d‘Onore</strong> sei reduci e decorati altri 30. Quel giorno la “Patrie réconnaissante” assicurò ai veterani e alle loro famiglie un aiuto di 40 milioni di euro. Un bel gesto a basso costo. Per il callido presidente l’ennesima piroetta.</p>
<p>Seguirono altri giri di giostra: la pubblicazione l’anno scorso del contradditorio rapporto di Benjamin Stora sulla memoria della colonizzazione, l’idea, anch’essa contestata da più parti, di un museo di Storia franco-algerino, le dichiarazioni molto dubbiose sull’esistenza di una vera nazione algerina prima dell’arrivo della Francia nel 1830 (con conseguente raffreddamento dei rapporti bilaterali) , il ricevimento all’Eliseo il 26 gennaio scorso dei rappresentanti delle associazioni “pieds noires” e ora la cerimonia molto divisiva del 19 marzo.</p>
<p>Insomma, il marito di Brigitte sull’argomento sembra non avere le idee molto chiare e nel suo tentativo pirotecnico d’accontentare tutti rischia di produrre l’effetto opposto. Dal canto loro i “rimpatriati” — forti di un discreto peso elettorale — hanno inviato a tutti i candidati per le presidenziali un questionario in cui si chiedeva la loro opinione sulla presenza francese in Algeria e l’indizione di una giornata dedicata al dramma dei “pieds noires” e degli harkis. Ad oggi hanno risposto soltanto Zemmour, Le Pen, Pécresse. Macron non pervenuto. Talvolta “il passato”, come ci avverte Christa Wolf, “non è morto; non è nemmeno passato”.</p>
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		<title>La nave scomparsa e il mistero dell’Heida all&#8217;ombra della morte di Mattei</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-nave-scomparsa-e-il-mistero-dellheida-allombra-della-morte-di-mattei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Mar 2022 06:19:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2077" height="1561" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662.jpeg 2077w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-1024x770.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-768x577.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-1536x1154.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-2048x1539.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 2077px) 100vw, 2077px" /></p>
<p>14 marzo 1962, Mediterraneo occidentale. La motonave Heida, un vecchio cargo di 2300 tonnellate battente bandiera liberiana, arranca nel mare in tempesta. A bordo venti marinai di cui 19 italiani — veneti, triestini, marchigiani, siciliani, pugliesi —e un gallese. Alle 10 di mattina, all’altezza dell’isola tunisina di La Galite, il comandante Federico Agostinelli contatta, a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/la-nave-scomparsa-e-il-mistero-dellheida-allombra-della-morte-di-mattei.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2077" height="1561" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662.jpeg 2077w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-1024x770.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-768x577.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-1536x1154.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220319153809688_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_229662-2048x1539.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2077px) 100vw, 2077px" /></p><p>14 marzo 1962, Mediterraneo occidentale. La <strong>motonave Heida</strong>, un vecchio cargo di 2300 tonnellate battente bandiera liberiana, arranca nel mare in tempesta. A bordo venti marinai di cui 19 italiani — veneti, triestini, marchigiani, siciliani, pugliesi —e un gallese. Alle 10 di mattina, all’altezza dell’isola tunisina di La Galite, il comandante Federico Agostinelli contatta, a Venezia, l’agente marittimo Giuseppe Patella (verosimilmente il vero armatore della nave) per confermare rotta e tempi di navigazione. Tutto bene, stop. Poi il silenzio. Totale. La Heida scompare nel nulla. Per sei giorni nessuno sembra accorgersene e solo il 20 marzo — sei giorni dopo — iniziano le ricerche. Senza successo. Nessun superstite, nessun corpo, nessun rottame, nessuna chiazza di nafta. L’ennesima tragedia del mare. O forse no.</p>
<p>Andiamo con ordine. In quell’ultimo scorcio di quel lontano inverno si stava consumando l’ultimo atto della <strong>guerra d’Algeria.</strong> Un conflitto durissimo tra la Francia e gli indipendentisti arabi, uno scontro iniziato nell’autunno 1954 e protrattosi, tra massacri e attentati, per quasi otto anni.  Poi, dopo lungo meditare il presidente Charles de Gaulle, sfidando l’opposizione di gran parte dell’esercito e del popolo dei coloni (i pieds noires), decise infine di “girare la pagina” e concedere gradualmente l’indipendenza. Gli accordi di Evian del 19 marzo 1962, un azzardo politico su cui ancor oggi la Francia si dilania e si incattivisce.</p>
<p>Di certo vi è un dato storico, fisso e inoppugnabile: sino all’indomani della proclamazione del cessate il fuoco l’intero dispositivo militare transalpino rimase pienamente operativo e in special modo la Marina, impegnata a vigilare sul traffico d’armi alimentato da vecchi cargo, navi scassate e spendibili (come l’Heida, appunto), e destinato ai combattenti del Fronte di Liberazione Nazionale. Un grande affare.</p>
<p>A rifornire i ribelli erano in molti: mercanti d’armi d’ogni nazionalità, satelliti del blocco sovietico, Jugoslavia titoista, Egitto nasseriano ma anche l’Italia, o meglio l’Eni di Enrico Mattei, presidente dell’Eni e campione della stagione del “neo-atlantismo”, una delle fasi più vivaci e contradditorie della politica estera italiana cui s’intrecciavano disorganicamente più fattori: “nazionalismo mediterraneo”, cripto neutralismo, atmosfere risorgimentali ed echi mussoliniani. Convinti di poter recuperare all’Italia una centralità nel Mare Interno, Mattei e i principali protagonisti del tempo — il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, il segretario della Dc Amintore Fanfani, il sindaco di Firenze Giorgio La Pira — decisero di giocare, in chiave anti britannica e anti francese,  la carta del movimento anticolonialista arabo. Dall’Egitto all’Algeria. Da Suez al Sahara.</p>
<p>Una storia romanzesca. Casualmente, nel dicembre 1958, Mattei incontrò, tornando dalla Cina via Unione Sovietica, una delegazione del GPRA (Governo provvisorio repubblica algerina). L’aereo su cui viaggiavano ambedue le missioni fu costretto per le pessime condizioni atmosferiche ad una lunga sosta a Omsk in Siberia; in quei noiosi giorni di attesa forzata il presidente del “Cane a sei zampe”, fiutando l’odore del petrolio e del gas algerino, simpattizzò con gli indipendentisti e assicurò loro, con l’appoggio felpato del governo di Roma, una robusta solidarietà: fondi, appoggio mediatico, rifugi sicuri, addestramento militare e armi, tante armi. Una circostanza che irritò fortemente i francesi e i loro <strong>servizi segreti</strong>. Da qui l’inizio di una parallela, silenziosa ma letale guerra segreta tra Parigi, Roma e l’Eni. Un duello che si concluse soltanto con la ancora molto, molto misteriosa morte di Mattei nel cielo di Bascapè il 27 ottobre 1962.</p>
<p>Ma torniamo all’Heida e ai suoi marinai. Sfortunatamente, proprio a pochi giorni prima della tregua, la nave si ritrovò nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Il bastimento, come nel tempo hanno ricostruito Accursio Graffeo, caparbio nipote di uno degli scomparsi, e il giornalista Nicola papa —autori di un libro inchiesta <em>Heida, ultimo messaggio 10.00 N807</em> — qualcosa andò storto. All’insaputa dell’equipaggio (sul comandante e l&#8217;armatore rimane un punto di domanda) la nave era uno dei trasporti utilizzati per il traffico d’armi dall’Italia al Nord Africa e molto probabilmente l’Heida e i suoi uomini furono fermati, sequestrati e fatti scomparire &#8220;dalle autorità francesi come messaggio occulto, ma inequivocabile, allo Stato Italiano perché si attivasse nel far desistere la sua compagnia petrolifera dal fornire armi agli insorti. A suffragare questa ipotesi è stata riportata la testimonianza di un triestino, padre di uno dei marinai scomparsi, il quale disse all&#8217;epoca di aver parlato con un suo conoscente giovane ufficiale della Marina Militare di nome Fulvio Martini il quale prestava allora servizio presso il S.I.O.S. Marina e che divenne in seguito capo del S.I.S.MI.  Sempre secondo quanto detto dal signore triestino, l&#8217;ufficiale gli confidò che l’equipaggio era salvo, ma che per &#8220;gravi motivi di sicurezza&#8221; non poteva fare il nome del luogo in cui si trovava, confermando inoltre che il figlio del conoscente era salvo&#8221;.</p>
<p>Speranze, illusioni e poi ancora una volta il nulla. I naufraghi, nonostante qualche flebile indizio, furono evaporati, sparirono. Della nave (ancor oggi ) non vi è nessun ritrovamento, nessuna traccia sui fondali. Di certo vi è solo il silenzio tombale dello Stato italiano. Nell&#8217;estate del ’63 il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, a margine di un incontro con i parenti dei marittimi scomparsi, rispose con una criptica frase: &#8220;Per venti persone non si può fare una guerra&#8221;. <strong>Segreti di Stato</strong>. Sipario. Dopo sessant’anni vi sono dei marinai italiani che chiedono ancora giustizia.</p>
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