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	<title>Afrin Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 08 Nov 2019 13:52:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Afrin Archives - InsideOver</title>
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		<title>Stupri, violenze e torture: l&#8217;inferno turco ad Afrin</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/stupri-violenze-e-torture-linferno-turco-ad-afrin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 13:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Morti, rapimenti, persecuzioni e cambi di popolazione su base etnica. In una sola parola: Afrin. I dati contenuti nell&#8217;ultimo report stilato dal Rojava Information Center delinea un quadro allarmante e prevede un futuro ancora peggiore non solo per la città del nord-ovest della Siria sotto occupazione delle milizie filo-turche dal marzo 2018, ma anche per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/stupri-violenze-e-torture-linferno-turco-ad-afrin.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/stupri-violenze-e-torture-linferno-turco-ad-afrin.html">Stupri, violenze e torture: l&#8217;inferno turco ad Afrin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Morti, rapimenti, persecuzioni e cambi di popolazione su base etnica. In una sola parola: <strong>Afrin</strong>. I dati contenuti nell&#8217;ultimo<a href="https://rojavainformationcenter.com/2019/11/turkeys-track-record-the-occupation-of-afrin/" target="_blank" rel="noopener"> report stilato dal <em>Rojava Information Center</em> </a>delinea un quadro allarmante e prevede un futuro ancora peggiore non solo per la città del nord-ovest della Siria sotto occupazione delle <a href="https://it.insideover.com/guerra/islamisti-erdogan-siria.html" target="_blank" rel="noopener">milizie filo-turche</a> dal marzo 2018, ma anche per Serekaniye e Tel Abyad. Le tanto famose <em>safe zone</em> imposte dalla <strong>Turchia</strong> in territorio curdo, quindi, non sarebbero poi così tanto sicure come la propaganda del Sultano vorrebbe far credere. E i numeri lo dimostrano.</p>
<p>Secondo quanto emerge dal report del Ric, la Turchia ha preso il controllo di Afrin e dintorni grazie all&#8217;aiuto di milizie di stampo jihadista a lei fedeli, <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria.html" target="_blank" rel="noopener">primi tra tutti Al Nusra</a>, costringendo almeno 300mila persone a lasciare le loro abitazioni per cercare rifugio in altre zone della Siria o all&#8217;estero. Stiamo parlando della metà della popolazione che la città contava prima dell&#8217;invasione e che è stata debitamente sostituita da rifugiati arabi provenienti principalmente dalla regione del Ghouta. Al Nusra però non è l&#8217;unica forza jihadista responsabile delle atrocità commesse giornalmente ad Afrin: tra le milizie presenti nella città figurano anche la Sultan Murad Brigade così come <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/esercito-islam-siria.html" target="_blank" rel="noopener">Jaysh-al-Islam</a>. I crimini da loro commessi, si legge nel report, vanno dal saccheggio, ai rapimenti, all&#8217;allontanamento forzato degli abitanti, fino agli omicidi e alle aggressioni sessuali contro le donne.</p>
<h2>Crimini e sostituzione demografica</h2>
<p>Dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione, sono 55 i casi di stupro depositati presso gli organismi internazionali e diverse fonti raccolte dal Ric parlano di un commercio di donne costrette a sposarsi. Nel periodo che vada luglio a ottobre 2019 invece ci sono stati 313 rapimenti, 11 persone sono rimaste ferite e altre 11 hanno perso la vita a seguito dei 110 incidenti verificatesi nella città e di cui gli analisti del Ric sono riusciti ad avere notizia. Come da loro stessi specificato, i dati in loro possesso non solo del tutto completi, per cui si teme che il numero delle vittime e dei soprusi perpetrati contro la popolazione locale a maggioranza curda siano più numerosi. Quello che invece è certo è il nome delle milizie che si sono macchiate di questi crimini: Ahrar al-Sharqya, Sultan Murad, Faylaq al-Sham, Samarkand Brigade, Saed Bin Weqas e Al Hamzat.</p>
<p>Gli attacchi contro la popolazione locale però passano anche per la cancellazione della cultura e l&#8217;annientamento di quella pluralità etnica che aveva da sempre contraddistinto Afrin. Dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione, infatti, nelle scuole è stato abolito lo studio del curdo, sostituito dal turco; i nomi delle strade e piazze sono stati cambiati, fino ad arrivare all&#8217;inaugurazione di <em>Erdogan square</em>; la celebrazione del capodanno curdo è stata proibita.</p>
<p>I curdi però non sono gli unici in pericolo a causa della presenza di milizie jihadiste. Anche gli yazidi e i <a href="https://it.insideover.com/guerra/hindo-offensiva-turchia.html" target="_blank" rel="noopener">cristiani sono vittime dei gruppi filo-turchi</a> che governano Afrin, una città in cui tutte le religioni e le etnie avevano trovato asilo nel corso degli anni. Come detto, la metà della popolazione è stata costretta ad abbandonare la propria casa e tutti coloro che in seguito hanno cercato di far ritorno sono stati bloccati. Ultimo, emblematico atto di occupazione e controllo messo in piedi (letteralmente) dalla Turchia e dai suoi alleati sul territorio è stata la costruzione del <strong>muro</strong> intorno alla città. L&#8217;obiettivo è duplice: da una parte l&#8217;isolamento di Afrin dal resto della Siria, dall&#8217;altra il controllo della popolazione in entrata e in uscita. Così facendo, le milizie hanno potuto portare avanti indisturbate una vera e propria <strong>sostituzione demografica</strong> su base etnica. I dati mostrano infatti un drastico cambiamento nella popolazione rispetto al periodo pre-guerra: se nel 2011 il 92 per cento della popolazione era curda, adesso il 75 per cento è formata da turkmeni e arabi provenienti dalla Turchia, da Homs, dal Ghouta e da altre regioni interne della Siria. Il trasferimento forzato di nuovi abitanti ad Afrin avrà conseguenze anche sul lungo periodo: i residenti costretti a lasciare la città, nel caso in cui riescano a farvi ritorno, rischiano di trovare le loro proprietà occupate dai nuovi arrivati. Una situazione quindi che renderà ancora più difficile il ritorno alla normalità per i rifugiati, una parte dei quali vive attualmente nel campo profughi di Shebha, alle porte della città.</p>
<p>Neanche le istituzioni locali, emblema del Confederalismo democratico, sono state risparmiate. Le milizie filo-turche infatti hanno dismesso le strutture di organizzazione dal basso per sostituirle con Consigli in cui i curdi e le donne sono sottorappresentati e formati principalmente da persone loro fedeli.</p>
<h2>Non solo Afrin</h2>
<p>Afrin rischia di essere solo la prima di una lunga serie di città sotto occupazione turca in cui milizie cooptate da Ankara o gli stessi militari turchi impongono il loro volere sulla popolazione civile con la forza. Il timore infatti è che una simile situazione si ripresenti anche nella &#8220;<em>safe zone</em>&#8221; nel nord-est della Siria, principalmente a Serekaniye e Tel Abyad. Sono centinaia le persone che hanno già lasciato le loro case a seguito dell&#8217;invasione e il numero è destinato a crescere, lasciando così spazio alla Turchia per l&#8217;ennesimo cambio demografico. Una prospettiva che sembra ancora più probabile se si considera che il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener">Recep Tayyip Erdogan</a> vuole avviare un progetto immobiliare nella fascia di confine e rimpatriare almeno 2 milioni di profughi siriani che si trovano attualmente in Turchia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/stupri-violenze-e-torture-linferno-turco-ad-afrin.html">Stupri, violenze e torture: l&#8217;inferno turco ad Afrin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così i soldati di Erdogan stanno massacrando i curdi ad Afrin</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/cosi-i-soldati-di-erdogan-stanno-massacrando-i-curdi-ad-afrin</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 08:58:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-9-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-9-2.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/sddefault-9-2-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Le Forze armate turche continuano la loro avanzata su Afrin nel nord-ovest della Siria contro i curdi siriani. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato l’operazione "Ramo d’olivo" il 20 gennaio scorso attaccando le forze armate curde delle Unità di protezione del popolo (Ypg). Secondo Erdogan lo Ypg è associato al gruppo del Partito curdo dei lavoratori (Pkk), designato come gruppo terroristico in Turchia. Video di Alessandra Bocchi e Roberto Di Matteo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/cosi-i-soldati-di-erdogan-stanno-massacrando-i-curdi-ad-afrin">Così i soldati di Erdogan stanno massacrando i curdi ad Afrin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<div id="description" slot="content" class="style-scope ytd-video-secondary-info-renderer"><yt-formatted-string class="content style-scope ytd-video-secondary-info-renderer" force-default-style="" split-lines="">Le Forze armate turche continuano la loro avanzata su Afrin nel nord-ovest della Siria contro i curdi siriani. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato l’operazione &#8220;Ramo d’olivo&#8221; il 20 gennaio scorso attaccando le forze armate curde delle Unità di protezione del popolo (Ypg). Secondo Erdogan lo Ypg è associato al gruppo del Partito curdo dei lavoratori (Pkk), designato come gruppo terroristico in Turchia. Video di Alessandra Bocchi e Roberto Di Matteo</yt-formatted-string></div>
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<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Il piano di Erdogan per la Siria: creare una nuova Cipro Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/erdogan-siria-cipro-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Aug 2018 09:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Jarabulus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le operazioni della Turchia nel nord della Siria hanno avuto un effetto: trasformare le regioni occupate in protettorati turchi. Dopo l&#8217;intervento delle forze armate di Ankara e delle milizie ad essa collegate, le province di Afrin, Jarabulus e, per certi versi, Idlib, sono diventate qualcosa di più di territori sotto la &#8220;protezione&#8221; dell&#8217;esercito turco. Attraverso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-siria-cipro-nord.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-siria-cipro-nord.html">Il piano di Erdogan per la Siria: creare una nuova Cipro Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le operazioni della Turchia nel nord della Siria hanno avuto un effetto: trasformare le regioni occupate in protettorati turchi. Dopo l&#8217;intervento delle forze armate di Ankara e delle milizie ad essa collegate, le province di <strong>Afrin</strong>, Jarabulus e, per certi versi, Idlib, sono diventate qualcosa di più di territori sotto la &#8220;protezione&#8221; dell&#8217;esercito turco. Attraverso Scudo dell&#8217;Eufrate e Ramoscello d&#8217;Ulivo &#8211; le due campagne di Ankara in Siria &#8211; <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> ha preso il pieno controllo di queste regioni, rendendole di fatto completamente dipendenti dalla Turchia.</p>
<p>Creare un protettorato turco sul modello di Cipro Nord</p>
<p>Il piano di Erdogan è stato da sempre questo. Una volta capito che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/">Bashar al Assad</a> non sarebbe stato rovesciato dalle forze ribelli, il presidente turco ha pensato che l&#8217;unico obiettivo raggiungibile sarebbe stato quello di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-ha-un-solo-obiettivo-prendersi-il-nord-della-siria/">espandere la sua influenza</a>. E l&#8217;ha fatto, nel nord della Siria, sfruttando i legami con le forze jihadiste ma anche il nemico curdo.</p>
<p>Con l&#8217;obiettivo di sconfiggere le forze curde per evitare che essere creassero una sorta di muro avversario al di sotto della Turchia, Erdogan ha fatto avanzare le truppe occupando i territori ritenuti strategicamente fondamentali. Ma questa avanzata si è trasformata non solo in una campagna militare contro i curdi, ma in una vera e propria presa di possesso di quei territori, oggi molto più legati ad Ankara che a Damasco.</p>
<p>Come è stato notato dal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://jiss.org.il/en/yanarocak-the-cypriotization-of-northern-syria/">Jerusalem Institute for Strategic Studies</a>, il piano del Sultano non sembra essere molto diverso da quanto realizzato dai turchi nel 1974 con l&#8217;invasione di Cipro Nord. Anche in quel caso, l&#8217;intervento militare, almeno da parte turca, fu definito come una sorta di operazione di pace.</p>
<p>L&#8217;invasione di Cipro veniva definita dai turchi come &#8220;<strong>Operazione di pace a Cipro&#8221;</strong>, così come oggi l&#8217;invasione del nord della Siria è chiamata con il nome (tragicamente ironico) di<strong> &#8220;Ramoscello d&#8217;ulivo&#8221;</strong>. Due operazioni ammantate di pacifismo che hanno in realtà avuto o sperando di avere uno scopo ben più concreto: l&#8217;annessione di un nuovo territorio.</p>

<p>E che <strong>Jarabulus</strong> e Afrin possano lentamente trasformarsi in due nuove <strong>Cipro Nord della Siria</strong> non è un&#8217;eventualità così remota. Il coinvolgimento militare turco ha aumentato la dipendenza economica, politica e militare di queste regioni con il Paese del Sultano. Tra pulizie etniche nei confronti dei curdi, ricollocamenti della popolazione filo-turca in quelle aree e pieno controllo della sicurezza e delle infrastrutture provinciali, le due province sono state completamente riorganizzate sulla Turchia per renderle di fatto inscindibili dai destini di Ankara. E non a caso sono state designate come aree dove far <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.dailysabah.com/turkey/2018/06/08/39000-syrian-refugees-return-home-for-eid-al-fitr">tornare parte dei rifugiati siriani</a> scappati in Turchia all&#8217;inizio della guerra. </p>
<p>I turchi si sentono legittimati a conquistare Afrin</p>
<p>L&#8217;opinione pubblica turca, in particolare l&#8217;elettorato di Erdogan, non si è mai sentito un estraneo in Siria. Una parte della stampa turca ha anche cercato di legittimare l&#8217;intervento militare ad Afrin andando a riprendere il mito secondo cui la città sarebbe stata fondata da un ufficiale ottomano di nome Mustafa Namık. Del resto Erdogan <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-impero-ottomano/">ha da sempre il sogno</a> di ripristinare l&#8217;area d&#8217;influenza dell&#8217;antico impero ottomano.</p>
<p>Sempre per continuare nel solco della legittimazione storica, l&#8217;agenzia di stampa turca <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.aa.com.tr/en/culture-and-art/turkey-to-restore-ataturk-s-base-in-afrin-/1197333"><em>Anadolu</em></a>, a luglio di quest&#8217;anno, ha addirittura annunciato che i funzionari locali avevano trovato nell&#8217;area Afrin il quartier generale del padre fondatore della Turchia, <strong>Mustafa Kemal Atatürk</strong>, quando era intento a combattere la Gran Bretagna nella Prima Guerra Mondiale. Agenzia di stampa che poi ricordava come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-esercito-siriano-libero/">l&#8217;Esercito siriano libero</a> (la costola siriana della Turchia) avesse &#8220;liberato Afrin dai terroristi&#8221;.</p>
<p>Oltre alla legittimazione storica, c&#8217;è poi quella etnica. Come già scritto su questa testata, Erdogan ha avviato una campagna di sostituzione etnica della provincia espellendo i curdi e sostituendoli con le popolazioni affini al governo. Non solo sono stati trasferiti i ribelli e i terroristi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-sostituzione-etnica-curdi/">che non si sono arresi all&#8217;esercito siriano</a>, ma è stato anche facilitato il ritorno dei profughi siriani e il rafforzamento della popolazione turcomanna, che rappresenta l&#8217;8% della popolazione. Proprio per sostenere questa etnica, il governo turco reso possibile il dispiegamento nell&#8217;area delle brigate turkmene Muntasır Billah.</p>
<p>Gli investimenti turchi nel nord della Siria</p>
<p>Oltre alla legittimazione politica, la Turchia ha iniziato da tempo a investire nella Siria settentrionale per renderla legata indissolubilmente all&#8217;economia e alla politica di Ankara. Per prima cosa, l&#8217;esercito ha<strong> ricostruito tutta la rete viaria</strong> che collega queste regioni alla Turchia. In questo modo, il commercio si sviluppa verso il territorio turco e, allo stesso tempo, sarà più facile per gli investitori turchi accedere alle aree sotto il controllo delle forze di Ankara.</p>
<p>L&#8217;influenza turca nell&#8217;economia dei due cantoni si riflette anche nell&#8217;uso della moneta. Poiché il commercio è incentrato sull&#8217;importazione di beni dalla Turchia e su alcune prima esportazioni verso il territorio turco, la popolazione trova ormai più facile utilizzare la <strong>lira turca</strong> per gli acquisti dei beni invece che usare la lira siriana, che la guerra ha reso molto più rara.</p>
<p>Penetrazione culturale</p>
<p>Ma anche sotto il profilo culturale e sociale la situazione non è affatto migliore per la Siria. E non è un caso se, da alcuni anni, soprattutto dopo l&#8217;operazione Scudo dell&#8217;Eufrate del 2016, i nazionalisti parlano del nord della Siria come dell&#8217;82esima provincia turca.</p>
<p>La lingua turca comincia ad essere di uso comune e utilizzata nei cartelloni stradali, mentre on va dimenticato che, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-erdogan-sta-creando-la-provincia-turca-siria/">come scritto su <em>Occhi della Guerra</em></a>,&#8221;la scuola viene rifornita di<strong> professori turchi</strong> dal provveditorato di Gaziantep, la polizia viene addestrata da soldati dell’esercito di Ankara&#8221;, mentre le strade pullulano di bandiere turche. Ma anche le poste e le banche sono quasi completamente turche o legate al sistema turco.</p>
<p>È la Turchia che fornisce assistenza medica a Jarabulus. L&#8217;ospedale da campo costruito dal governo turco è efficientissimo, i medici sono pagati dalle autorità turche e l&#8217;elettricità è fornita al cantone direttamente da Ankara con cavi che collegano la regione direttamente alle centrali anatoliche. Mentre ad Afrin è la Turchia ad aver ricostruito le scuole e aver messo solo l&#8217;arabo eliminando definitivamente la lingua curda. Il protettorato è sempre più una realtà.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-siria-cipro-nord.html">Il piano di Erdogan per la Siria: creare una nuova Cipro Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Putt&#8230; ora devi mettere il velo&#8221; La vita sotto i jihadisti di Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afrin-jihadisti-curdi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jun 2018 10:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito siriano libero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;occupazione di  Afrin da parte delle milizie appoggiate dalla  Turchia mostra il vero volto della galassia ribelle siriana e, in particolare, dell&#8217;Esercito siriano libero. In questi giorni, infatti, i ribelli hanno affisso alcuni manifesti in cui hanno chiesto alle donne curde di indossare il velo e di non partecipare alla vita pubblica. Lo riporta Patrick Cockburn su &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/afrin-jihadisti-curdi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180318150144_25982420-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;occupazione di  <strong>Afrin</strong> da parte delle milizie appoggiate dalla  <strong>Turchia</strong> mostra il vero volto della galassia ribelle siriana e, in particolare, dell&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-esercito-siriano-libero/" target="_blank">Esercito siriano libero</a>. In questi giorni, infatti, i ribelli hanno affisso alcuni manifesti in cui hanno chiesto alle donne curde di indossare il velo e di non partecipare alla vita pubblica. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/kurdish-woman-hijab-protest-turkey-militia-force-a8399206.html" target="_blank">Lo riporta Patrick Cockburn su l&#8217;<em>Independent</em></a>. </p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1033&#8243; gal_title=&#8221;TURCHI ENTRANO AD AFRIN&#8221;]</p>

<p>I manifesti sono stati tolti dalla polizia militare turca in seguito a diverse proteste dei curdi. Il reporter britannico è riuscito a raccogliere alcune testimonianze delle donne curde: &#8220;Solo perché indosso i jeans, sento parole come &#8216;puttana&#8217;, &#8216;miscredente&#8217;, &#8216;cane di Assad&#8217;, pronunciate da estranei per strada&#8221;.</p>
<p>Le donne curde, sebbene siano sunnite, sono molto secolari e, quindi, non vincolate alle leggi della <em>sharia</em>. Nel corso della<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/" target="_blank"> guerra in Siria</a>, inoltre, hanno saputo guadagnarsi sempre di più un ruolo indipendente all&#8217;interno della società. Un ruolo che è stato conquistato a<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/rojda-felat-la-donna-guida-lassedio-raqqa/" target="_blank"> suon di colpi di kalashnikov</a> e di guerra senza quartiere ai terroristi dello Stato islamico.</p>

<p>Ma ora tutto questo rischia di scomparire nel distretto controllato dall&#8217;Esercito siriano libero per conto di<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong>. Già nei primi giorni dell&#8217;occupazione, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-ribelli-violenze/" target="_blank">si sono registrati molti soprusi</a>. Saccheggi, furti e devastazioni e annientamento di tutto ciò che potesse ricordare la presenza curda nella regione. </p>
<p>Aval Adnan, responsabile dell&#8217;intelligence curda, ha inoltre raccontato a Lorenzo Cremonesi del <em>Corriere</em>: &#8220;Abbiamo prove incontrovertibili sul fatto che i militari turchi stiano utilizzando pericolosi<strong> militanti di Isis</strong> inquadrati nelle milizie che combattono contro di noi ad Afrin. Abbiamo mostrato ad alcuni tra i 5mila jihadisti chiusi nelle nostre carceri i filmati delle ultime battaglie e loro hanno riconosciuto con certezza almeno 27 loro compagni di Isis con le unità turche&#8221;.</p>

<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1034&#8243; gal_title=&#8221;Turchia contro Afrin&#8221;]</p>
<p>Ma il problema nel cantone di Afrin non sono solamente i miliziani &#8220;ripuliti&#8221; dell&#8217;Isis. Sono gli stessi combattenti dell&#8217;Esercito siriano libero. Lo racconta un&#8217;altra fonte dell&#8217;<em>Independent</em>: &#8220;I miliziani chiedono agli abitanti curdi di <a href="https://www.google.it/maps/place/Bulbul,+Siria/data=!4m2!3m1!1s0x152fb06491a24453:0x2c4f9b53c0026c4b?sa=X&amp;ved=0ahUKEwiwpeWwtNrbAhWIWhQKHaOLCGoQ8gEIJjAA" target="_blank">Bulbul</a> di andare in moschea. Le famiglie arabe sfollate da Damasco e Idlib lì pregano anche cinque volte al giorno e chiedono alle nostre donne di indossare l&#8217;hijab&#8221; . Molti ritengono che queste nuove imposizioni rientrino in un progetto più ampio per compiere una vera e propria pulizia etnica ai danni dei curdi. Che, dopo aver combattuto per sette anni, si trovano ora abbandonati dagli Stati Uniti e nel mirino della Turchia.</p>
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		<title>Sostituzione etnica ad Afrin: i curdi rimpiazzati dai ribelli</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afrin-sostituzione-etnica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2018 15:18:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Ghouta orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1329" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ad Afrin è in atto qualcosa che va al di là della terrificante guerra che devasta la Siria. L&#8217;avanzata di Recep Tayyip Erdogan dal nome quasi ironico di Ramoscello d&#8217;ulivo, ha devastato il cantone curdo. Con le forze turche hanno agito anche miliziani islamisti che hanno saccheggiato i villaggi e ucciso &#8211; anzi, &#8220;neutralizzato&#8221;, come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/afrin-sostituzione-etnica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1329" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Afrin-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ad <strong>Afrin</strong> è in atto qualcosa che va al di là della <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/">terrificante guerra</a> che devasta la Siria.</p>
<p>L&#8217;avanzata di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> dal nome quasi ironico di <a style="color: #0000ff" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-ramoscello-dulivo-turco-in-testa-ai-curdi/">Ramoscello d&#8217;ulivo</a>, ha devastato il cantone curdo. Con le forze turche hanno agito anche <strong>miliziani islamisti</strong> che hanno saccheggiato i villaggi e ucciso &#8211; anzi, &#8220;neutralizzato&#8221;, come piace dire ai vertici turchi &#8211; migliaia di miliziani <strong>curdi</strong>.</p>
<p>Per Ankara l&#8217;obiettivo è sempre stato uno, almeno formalmente: creare una zona cuscinetto fra la Siria e la Turchia in cui non vi fossero più quelli che, per Erdogan, sono &#8220;terroristi&#8221; legati al Pkk. Uno strumento che serve ad Erdogan per espandere la sua sfera d&#8217;influenza tramite le forze armate e i<strong> gruppi jihadisti</strong> ad essi legati.</p>
<p>Una sostituzione etnica?</p>
<p>Chi non è morto nei combattimenti, è stato mandato fuori dal territorio di Afrin e di tutte le province curde. La motivazione è che non fossero aree sicure. Ma l&#8217;intenzione, abbastanza chiara, è che Erdogan voglia i curdi lontani dal confine con la Turchia e  <strong>rimpiazzarli</strong> con civili e gruppi ribelli amici di Ankara.</p>

<p><a style="color: #0000ff" href="http://www.gallocchidellaguerra.it/afrin-sostituzione-etnica-curdi/">Le accuse sono iniziate già nei mesi scorsi</a>. Gli islamisti delle aree riconquistate dall&#8217;esercito siriano hanno iniziato ad essere trasferite nel nord della Siria, proprio nei territori controllati dalle milizie filo-turche. A  <strong>Jarabulus </strong> sono arrivati i <strong>terroristi</strong> dell&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/esercito-islam-siria/" target="_blank">Esercito dell&#8217;islam </a> con le loro famiglie, dopo la<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lultimo-mese-battaglia-liberato-damasco/" target="_blank"> liberazione di Damasco</a>. Ad <strong>Afrin</strong> <a style="color: #0000ff" href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/21042018">molte altre famiglie</a> che provengono dalla Ghouta orientale e da <strong>Dumayr</strong>, a nord della capitale siriana.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;996&#8243; gal_title=&#8221;Famiglia sfollata ad Afrin&#8221;]</p>
<p>Tutto questo mentre la popolazione curda non può rientrare nelle proprie case. Un paradosso che però rivela un piano abbastanza chiaro. Quelle case vengono gradualmente occupate dalla popolazione ribelle della regione di Damasco, in cui la Turchia può diventare un punto di riferimento. E nel frattempo i curdi, nemici giurati di Erdogan, sono costretti a vivere altrove.</p>
<p> Il dramma dei profughi</p>
<p>Da quando è iniziata la guerra, gli sfollati siriani sono diventati milioni.  <a style="color: #0000ff" href="http://www.unhcr.org/syria-emergency.html">L&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unchr)</a> parla di <strong>sei milioni di profughi</strong> che vivono <strong>all&#8217;interno della Siria</strong> mentre di altri <strong>cinque e mezzo fuggiti oltreconfine</strong>. Il conflitto ha cambiato tutto. C&#8217;è chi è fuggito disperato dalla furia dello Stato islamico, chi dalle milizie ribelli o terroriste. Poi si sono aggiunti i curdi, costretti a fuggire dall&#8217;assedio turco e delle forze jihadiste.</p>

<p>Adesso, si sono aggiunte anche le famiglie delle enclave ribelli, costrette ad andare a vivere altrove. E qui il problema diventa ancora più complesso. Di fatto, queste famiglie sono tutte fuggite dalla <strong>Ghouta orientale</strong> perché non volevano tornare sotto il governo siriano. Per Damasco, quindi, sono terroristi.</p>
<p>Chi voleva tornare sotto il governo siriano, l&#8217;ha fatto. Chi non ha sfruttato l&#8217;occasione, si è di fatto dichiarato <strong>nemico del governo</strong>. Lo conferma anche un 19enne di Douma<a href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/29052018"> all&#8217;agenzia <em>Rudaw</em></a> appena trasferito ad Afrin: &#8220;Questa è una zona turca, protetta dai bombardamenti del regime siriano, ecco perché sono venuto qui&#8221;. </p>
<p>Un nuovo pericolo per la Siria</p>
<p>Per la Siria, sorgono <strong>due problemi</strong>. Il primo, riguarda i <strong>bambini</strong> e le bambine al seguito dei genitori legati ai ribelli. Il rischio è che si condanni una generazione di figli di miliziani a diventare nemici facendoli vivere in arre controllate da islamisti. Il secondo problema, è che si creino sacche nel nord della Siria di fatto legate politicamente ad Ankara. </p>
<p><strong>Il piano di Erdogan</strong> funziona (per adesso) alla perfezione. Con i curdi fuori dai giochi e le cittadine svuotate dai suoi oppositori, può sostituirli con persone che si uniranno, abbastanza certamente, alla causa dei miliziani filo-turchi. Certamente in tutto questo c&#8217;è l&#8217;avallo di <strong>Bashar al Assad</strong>. Ma la Siria deve stare attenta: si sta creando un nuovo focolaio nel nord. Mentre a Erdogan non resta che attendere la sua esplosione.</p>

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		<title>Ad Afrin è &#8220;sostituzione etnica&#8221;: i ribelli rimpiazzano gli sfollati curdi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afrin-sostituzione-etnica-curdi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2018 07:50:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Sostituire i curdi, fuggiti dalla loro terra, con le milizie filo-turche siriane. Secondo le fonti locali, ma anche agenzie legate alle Nazioni unite, quello che sta avvenendo ad Afrin è una vera e propria sostituzione etnica attuata con la complicità della Turchia. [Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;880&#8243; gal_title=&#8221;TURCHI ENTRANO AD AFRIN&#8221;] L&#8217;operazione Ramoscello d&#8217;ulivo cambia dunque i suoi connotati. non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/afrin-sostituzione-etnica-curdi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afrin-sostituzione-etnica-curdi.html">Ad Afrin è &#8220;sostituzione etnica&#8221;: i ribelli rimpiazzano gli sfollati curdi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/Miliziano-dellEsl-ad-Afrin_LaPresse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p><strong>Sostituire i curdi</strong>, fuggiti dalla loro terra, con le milizie filo-turche siriane. Secondo le fonti locali, ma anche agenzie legate alle Nazioni unite, quello che sta avvenendo ad <strong>Afrin</strong> è una vera e propria <strong>sostituzione etnica</strong> attuata con la complicità della Turchia.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;880&#8243; gal_title=&#8221;TURCHI ENTRANO AD AFRIN&#8221;]</p>
<p>L&#8217;operazione <strong>Ramoscello d&#8217;ulivo</strong> cambia dunque i suoi connotati. non c&#8217;è più la &#8220;messa in sicurezza&#8221; del confine tra Siria e Turchia, ma uno scopo molto più strategico: fare in modo che quella provincia sia demograficamente legata al governo turco. L&#8217;offensiva di Akara ha provocato <strong>la fuga di migliaia di civili curdi</strong> che non sono più in grado di tornare alle loro case. Molti sono morti. La maggior parte costretta a vivere nei campi profughi. La sopravvivenza inizia a farsi dura e, secondo le agenzie dell&#8217;Onu, non arrivano cibo né medicine. </p>

<p>E nel frattempo, con i curdi cacciati dalla loro terra, i miliziani dei gruppi legati alla Turchia, e che hanno messo a ferro e fuoco la Siria, stanno rimpiazzando la popolazione locale. L&#8217;interesse dell&#8217;offensiva turca era quello di espellere le milizie curde delle <strong>Ypg</strong> da Afrin per impedire loro di completare il loro controllo sulla Siria settentrionale. Risolto questo problema, ora l&#8217;obiettivo è dare la provincia in mano a gruppi di etnica araba fedeli a <strong>Recep Tayyp Erdogan</strong>.</p>
<p>Le notizie per ora sono poche e le fonti (tra cui il famigerato Osservatorio siriano per i diritti umani) impongono cautela. Ma è importante mostrare come esista anche questa realtà. Secondo l&#8217;Osservatorio e l&#8217;agenzia curda <em>Anha</em>, circa 150<strong> famiglie evacuate dalla sacca jihadista della Ghouta orientale</strong>, riconquistata dalle truppe di Damasco, sono stati recentemente trasferiti a Afrin. Qui, dopo un lungo viaggio in pullman, alle famiglie dei ribelli sono state offerte le case delle che erano fuggite dall&#8217;assedio. Tra i beneficiari delle abitazioni, anche le famiglie dei membri della<strong> Legione Al Rahman</strong>, compreso il suo leader, Abdul Nasr Shamir. Questa milizia, che ha tenuto in scacco la popolazione della Ghouta e ha seminato il panico a Damasco, fa parte dell&#8217;esercito siriano libero ed è a tutti gli effetti un gruppo terroristico.</p>
<p>Ma non è tutto. Nel cantone di Afrin, <a style="color: #0000ff" href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/21042018">come riporta l&#8217;agenzia <em>Rudaw</em></a>,  sono state trasferite anche le famiglie (e i terroristi) della città di <strong>Dumayr</strong>, a nord est di Damasco. I membri di <strong>Jaish al-Islam</strong> insieme alle loro famiglie sono stati trasportati in autobus a <strong>Jarabulus</strong>, che è già da tempo sotto il controllo dei ribelli sostenuti dalla Turchia. <a style="color: #0000ff" href="https://sana.sy/en/?p=135043">Secondo l&#8217;agenzia siriana <em>Sana</em></a>, sono circa 1.500 combattenti e 3.500 familiari.</p>

<p>Tutto questo mentre centinaia di famiglie curde non possono tornare ad Afrin, né possono raggiungere la città di Aleppo. Solo pochi lo hanno fatto, <a href="https://reliefweb.int/report/syrian-arab-republic/syrian-arab-republic-humanitarian-crisis-syria-15-april-2018-enar">secondo l&#8217;Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari </a>(Ocha), ed è stato fatto pagando i trafficanti e percorrendo strade piene di campi minati. Sono almeno<strong> 137mila le persone sfollate da Afrin v</strong>erso località della provincia di Aleppo e Hasakah. Le agenzie delle Nazioni Unite sono state in grado di distribuire un numero limitato di razioni di cibo e altri strumenti, ma non hanno ancora accesso ad Afrin,.</p>
<p>Nel frattempo, sono sempre più numerose le notizie di violenze e rappresaglie ad opera delle milizie terroriste filo-turche. A farne le spese, non solo i miliziani curdi e le loro famiglie, ma anche gli <strong>yazidi</strong>. <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/syria-yazidis-isis-islam-conversion-afrin-persecution-kurdish-a8310696.html">Come scrive l&#8217;<em>Independent</em></a>, gli yazidi, oggetto di massacri, stupri e schiavitù da parte dei terroristi dello Stato islamico, stanno ora affrontando un&#8217;altra tragedia. Le milizie sostenute dalla Turchia stanno attuando una politica di <strong>conversione forzata all&#8217;islam</strong> sotto minaccia di morte.</p>
<p>Gli islamisti che hanno occupato i villaggi yazidi nella regione di Afrin, hanno distrutto i luoghi di culto yazidi e cambiano i nomi dei luoghi per islamizzarli. Un testimone yazida racconta che uno dei miliziani del <strong>Free syrian army (Fsa)</strong> gli ha detto: &#8220;Qui non è più Qastel Jindo. Adesso è al-Quds. Gli daremo il nome della capitale della Palestina. Queste aree sono state occupate dagli infedeli e ora sta tornando ai loro proprietari originali e nomi originali &#8230; <strong>Siamo venuti qui per riconquistare le nostre terre e decapitarvi</strong>&#8220;.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/afrin-sostituzione-etnica-curdi.html">Ad Afrin è &#8220;sostituzione etnica&#8221;: i ribelli rimpiazzano gli sfollati curdi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Erdogan non ferma l&#8217;avanzata in Siria e ha già pronto un nuovo obiettivo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-erdogan-tal-rifaat.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 07:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Ramoscello d'ulivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2499" height="1555" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg.jpg 2499w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2499px) 100vw, 2499px" /></p>
<p>Recep Tayyp Erdogan ha deciso che l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito turco nel nord della Siria non si fermerà. E ha già pronto il prossimo obiettivo: la cittadina di Tal Rifaat. Parlando al congresso provinciale del suo partito, nella città di Trebisonda, sulle rive del mar Nero, il presidente turco è stato, come al solito, estremamente chiaro nell&#8217;esporre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-erdogan-tal-rifaat.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2499" height="1555" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg.jpg 2499w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/erdogan-turkey-reuters-012914.jpg-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2499px) 100vw, 2499px" /></p><p><strong>Recep Tayyp Erdogan</strong> ha deciso che l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito turco nel nord della <strong>Siria</strong> non si fermerà. E ha già pronto il prossimo obiettivo: la cittadina di <strong>Tal Rifaat</strong>.</p>
<p><a style="color: #0000ff" href="http://www.hurriyetdailynews.com/erdogan-tal-rifaat-to-be-taken-soon-129285">Parlando al congresso provinciale del suo partito</a>, nella città di Trebisonda, sulle rive del mar Nero, il presidente turco è stato, come al solito, estremamente chiaro nell&#8217;esporre i suoi piani: &#8220;Se Dio vuole, l&#8217;operazione avrà raggiunto il suo obiettivo quando avremo preso rapidamente il controllo di Tal Rifaat&#8221;. L&#8217;operazione <strong>Ramoscello d&#8217;ulivo</strong> non si ferma dunque, ma prosegue finché la Turchia non avrà costruito quella zona cuscinetto con cui si garantirà non solo l&#8217;assenza delle milizie curde dal confine, ma anche la possibilità di estendere la sua influenza in Siria. Il tutto attraverso <strong>le milizie dell&#8217;esercito siriano libero</strong>, le ormai famigerate Fsa, presenti sul campo come esecutori materiali degli ordini del Sultano.</p>

<p>Dal 20 gennaio, quando Ankara ha lanciato l&#8217;offensiva aerea e terrestre contro <strong>l&#8217;enclave di Afrin</strong>, il nord della Siria è stato messo a ferro e fuoco dalle forze armate turche e dai ribelli siriani ad esso collegate. Il 18 marzo, come annunciato dallo stesso presidente, le forze turche e i loro alleati<a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-caduta/"> hanno preso il pieno controllo di Afrin</a> dopo un assedio che ha coinvolto la vita di decine di migliaia di civili ridotti allo stremo. <strong>Migliaia i curdi uccisi</strong> dai ribelli e dall&#8217;esercito turco, con le accuse di <strong>pulizia etnica</strong> che pendono sulle truppe che hanno sfondato la linea di Afrin e con le prove fotografiche e video di <strong>saccheggi</strong> ed esecuzioni in tutta la città.</p>
<p>Subito dopo la cattura della roccaforte delle milizie popolari curdo.siriane, le Ypg, Erdogan si era detto pronto a estendere l&#8217;offensiva anche ad altre aree della Siria settentrionale. Il motivo era sempre lo stesso: condurre i curdi lontani dal confine turco fino alle rive dell&#8217;Eufrate. E questo con o senza l&#8217;accordo con gli Stati Uniti, soprattutto per ciò che riguardava la cittadina di Manbij.</p>

<p>L&#8217;accordo siglato ad Ankara tra i vertici del governo turco e quelli Usa, con ancora Rex Tillerson alla guida del dipartimento di Stato, prevedeva la <strong>condivisione della sicurezza dell&#8217;area di Manbij</strong> fra esercito turco (e ribelli) e forze americane. I curdi delle Ypg, in sostanza, erano state fatte fuori. E non a caso aveva tentato di ricucire i rapporti con Damasco prima che fosse troppo tardi: i curdi avevano capito di aver commesso un grave errore strategico.</p>
<p>Ma Erdogan aveva più volte fatto capire che la campagna in Siria non si sarebbe fermata con Afrin. Ormai la linea del fronte curdo è stata spezzata: fermarsi ora quando le Ypg sono in ritirata e senza gli Stati Uniti a guidare le manovre, sarebbe una mossa poco intelligente da parte di chi, come il sultano, vede nelle operazioni siriane la <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-turchia-curdi/">realizzazione dei suoi sogni neo-ottomani</a>.</p>

<p>E infatti ora sembra chiaro che Ramoscello d&#8217;ulivo potrebbe estendersi su tutto il territorio a sud del confine turco.siriano. Dallo Stato maggiore turco, si parla di un&#8217;avanzata anche sul fronte orientale, fino a <a style="color: #0000ff" href="https://www.google.it/maps/place/Kamishli%C3%A9,+Siria/@36.5431606,40.3460404,8z/data=!4m5!3m4!1s0x400a0579690ce791:0xcc7364779b0bff3f!8m2!3d37.054943!4d41.2282471">Qamishli</a>, la città siriana più a est tra quelle controllate dalle Ypg,<strong> non distante dal confine con l&#8217;Iraq</strong>, dove si incrociano i tre Stati.</p>
<p>L&#8217;altro obiettivo, come detto, è <a href="https://www.google.it/maps/place/Tall+Rifat,+Siria/@36.4745498,36.8124364,10z/data=!4m5!3m4!1s0x152fe8f90ecc7df1:0x2ebae1ace11177ea!8m2!3d36.4651868!4d37.0936867">Tal Rifaat</a>, una città che ha un&#8217;importanza strategica notevole. La sua conquista potrebbe <strong>collegare il territorio tra Afrin e Marea</strong>, un&#8217;altra città in mano ai ribelli. Ma soprattutto consentirebbe ai turchi e alle milizie jihadiste di controllare le <strong>strade che collegano Aleppo</strong> al nord della Siria, facendo pressione sullo stesso governo siriano. Ma il rischio è che dietro vi sia anche un obiettivo meno strategico. Negli ultimi giorni, nella zona Tal Rifaat sono arrivate decine di <strong>migliaia di persone in fuga dall&#8217;offensiva di Afrin</strong>. I turchi e i miliziani potrebbero voler completare quanto non realizzato con la conquista della roccaforte curda.</p>
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		<title>Scontri tra sigle filo turche: ora è caos nel nord della Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/scontri-sigle-filo-turche-ora-caos-nel-nord-della-siria.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 16:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="980" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La questione relativa ad Afrin non appare affatto conclusa: da Ankara il presidente Erdogan ha annunciato, nelle scorse ore, l’occupazione dell’intero territorio del cantone curdo a nord della provincia di Aleppo, pur tuttavia le “fatiche” per i soldati turchi non sembrano essere terminate e questo per via di prime importanti frizioni all’interno dei cosiddetti “ribelli” &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/scontri-sigle-filo-turche-ora-caos-nel-nord-della-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="980" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150016_25982398-1024x669.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>La questione relativa ad Afrin non appare affatto conclusa</strong>: da Ankara il presidente Erdogan ha annunciato, nelle scorse ore, l’occupazione dell’intero territorio del cantone curdo a nord della provincia di Aleppo, pur tuttavia le “fatiche” per i soldati turchi non sembrano essere terminate e questo per via di prime importanti frizioni all’interno dei cosiddetti “ribelli” che hanno preso il potere nella cittadina curdo – siriana. Anche se attualmente nelle sedi istituzionali sventola la bandiera turca, Erdogan già nei giorni scorsi ha affermato che al termine dell’operazione Afrin verrà restituita; di certo, nelle intenzioni del presidente turco, non vi è la volontà di rifar comparire le bandiere della Repubblica Araba Siriana, <strong>da Ankara ad essere al momento considerati legittimati a governare sono gli ex dell’Fsa</strong> (Free Syrian Army), una coalizione formata da sigle legate ai Fratelli Musulmani ed alla galassia jihadista siriana. È proprio all’interno di questo conglomerato di gruppi che starebbero sorgendo,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://twitter.com/Mzahem_Alsaloum/status/977900353579569152"> secondo diversi report lanciati su Twitter</a>, dissidi importanti che hanno richiesto l’intervento mediatore dell’esercito turco.</p>
<p>I turchi costretti ad intervenire </p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-caduta/">Afrin è caduta lo scorso 18 marzo</a>; subito dopo l’ingresso dei blindati dell’esercito di Ankara e delle bandiere della Siria coloniale, all’interno delle quali si raggruppano le sigle della cosiddetta “opposizione”, si è iniziato a distruggere ogni simbolo afferente alla presenza curda nell’area, a partire dai vessilli del YPG e fino anche alle statue di eroi curdi del passato. Che a prendere il potere in questa parte di Siria siano state fazioni integraliste, lo si apprende anche da quanto dichiarato nei giorni scorsi al <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.jpost.com/Middle-East/Displaced-Kurds-from-Afrin-need-help-activist-says-547096">Jerusalem Post </a>da <strong>Kamal Sido</strong>, direttore del dipartimento per la Società dei Popoli Minacciati in Medio Oriente: “Arrivano immagini da Afrin – afferma Sido – In cui si notano donne obbligate ad indossare l’hijab, i simboli religiosi soppiantare quelli curdi e le scuole e le università praticamente quasi chiuse”. Sido è nativo proprio di Afrin, anche se dal 1990 vive in Germania, conosce dunque bene la situazione nel cantone curdo: “È sempre stato un territorio laico ed aperto alla convivenza, chi oggi governa ad Afrin rischia di spiazzare via tutto”.</p>
<p>Ma adesso all’interno di questo fronte islamista, iniziano ad aprirsi divergenze; nella giornata di domenica, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.jpost.com/Middle-East/Displaced-Kurds-from-Afrin-need-help-activist-says-547096">come evidenziato da diversi siti web locali e da report postati su Twitter direttamente dal cantone di Afrin</a>, sono iniziati scontri tra jihadisti filo turchi che hanno portato anche a sparatorie e prese di prigionieri tra le varie sigle. <strong>A dirimere le controversie sono stati gli stessi soldati turchi</strong>, intervenuti più volte nelle ultime ore come forza cuscinetto tra i gruppi contendenti; alla base delle tensioni, ci sarebbero le manifestazioni effettuate tra venerdì e sabato dove diversi cittadini hanno chiesto ai turchi di abbandonare l’area di Al Bab: a queste dimostrazioni avrebbero partecipato alcuni leader di sigle considerate vicine ad Ankara, da qui l’inizio degli scontri tra più gruppi che hanno partecipato sia alla recente operazione “Ramoscello d’Ulivo” che a quella di “Scudo nell’Eufrate”, con la quale turchi ed alleati hanno preso possesso delle aree di Al Bab e Jarabulus a nord di Aleppo.</p>

<p><strong>Tra queste fazioni non regnerebbe dunque armonia</strong>, tutt’altro sono le forze turche a dover sudare per riportare la calma ed evitare ulteriori bagni di sangue; ma quella degli scontri tra sigle islamiste non è certo un qualcosa di nuovo in Siria: <a href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-al-nusra-avanza-filo-turchi-conquista-la-provincia-idlib/">ad Idlib già da anni periodicamente si instaurano faide e vendette trasversali tra fazioni radicali</a>, anche in queste ore non mancano nell’ultima provincia rimasta fuori il controllo di Assad scontri tra più gruppi islamisti, specie tra quelli all’interno di <strong>Tahrir Al Sham</strong> (ex fronte al Nusra) ed <strong>Ahrar Al Sham</strong> (nome afferente alle fazioni finanziate da Ankara). Ad Afrin come quindi ad Idlib: una volta preso possesso di un territorio, la galassia islamista che si raggruppa sotto le insegne dell’ex Fsa inizia a frammentarsi con più leader che entrano in lotta tra loro.</p>
<p>Erdogan non vuole fermarsi: Manbij nel mirino</p>
<p>Intanto il presidente turco, forte del successo militare ottenuto nel cantone di Afrin, adesso vorrebbe concentrarsi su un’altra zona controllata dai curdi nella provincia di Aleppo: tutto sarebbe pronto, secondo i vertici militari di Ankara, per l’avvio di un’operazione nel cantone di Manbji il quale, dall’estate 2016, è controllato dalle milizie Ypg anche se al suo interno la maggioranza della popolazione è araba. Secondo Erdogan anche in questa zona si nasconderebbero quelli da lui considerati come terroristi curdi, dunque l’esercito turco appare intenzionato a penetrare verso la città di Manbji assieme ad altre sigle vicine ad Ankara, <strong>seguendo lo schema di quanto visto già a Jarabulus ed Afrin.</strong></p>
<p><strong>In tutto il nord della Siria quindi, ci si prepara a nuove incursioni turche</strong> mentre i curdi starebbero progettando il passaggio ad una strategia di guerriglia volta a ridimensionare i successi di Ankara, sfruttando anche le prime divisioni che emergono all’interno dei cartelli islamisti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/scontri-sigle-filo-turche-ora-caos-nel-nord-della-siria.html">Scontri tra sigle filo turche: ora è caos nel nord della Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Siria ora è corsa al petrolio  e gli Usa arrivano ad Al Omar</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-pozzi-petrolio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 07:54:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Coalizione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1004" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il petrolio è sempre stato un argomento secondario nella guerra in Siria, nonostante nel Medio Oriente sia sempre difficile parlare di guerra senza parlare dell&#8217;oro nero. Ma sembra che anche quest&#8217;ultimo velo sulla guerra siriana stia per essere squarciato. Negli ultimi giorni la battaglia infuria anche sul petrolio. Sabato, l&#8217;Euphrate Post segnalava voci sempre più insistenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-pozzi-petrolio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-pozzi-petrolio.html">In Siria ora è corsa al petrolio  e gli Usa arrivano ad Al Omar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1004" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180321183026_26004140-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il <strong>petrolio</strong> è sempre stato un argomento secondario nella <strong>guerra in Siria</strong>, nonostante nel Medio Oriente sia sempre difficile parlare di guerra senza parlare dell&#8217;oro nero. Ma sembra che anche quest&#8217;ultimo velo sulla guerra siriana stia per essere squarciato. Negli ultimi giorni la battaglia infuria anche sul petrolio. Sabato, <a style="color: #0000ff" href="http://www.euphratespost.com/?p=8700#sthash.TUzKwcz1.dpbs">l&#8217;<em>Euphrate Post</em> segnalava</a> voci sempre più insistenti su <strong>Daesh</strong> che aveva assunto il controllo del giacimento di <strong>Deir Ezzor</strong>. Ma <a style="color: #0000ff" href="https://twitter.com/EuphratesPost/status/975472518034284546?ref_src=twsrc%5Etfw&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fsputniknews.com%2Fmiddleeast%2F201803191062705004-us-new-base-syria-reports%2F&amp;tfw_site=SputnikInt">era apparso anche un video</a> di elicotteri della coalizione internazionale a guida Usa in un&#8217;area non lontana dal <strong>giacimento di Al Omar</strong>. </p>
<p>Secondo il quotidiano locale, nella giornata di sabato, i membri dell&#8217;Isis erano riusciti a controllare la struttura petrolifera di Al-Kam II (nota come T2), che è una delle più importanti installazioni petrolifere di <strong>Deir Ezzor</strong>. La battaglia contro i soldati siriani e le forze iraniane presenti aveva visto la sconfitta di Damasco. Secondo le informazioni ricevute, l&#8217;organizzazione terroristica non ha usato artiglieria pesante. E i tentativi di riconquista da parte dell&#8217;esercito di Bashar al Assad sono andate a vuoto.</p>

<p>Questi sviluppi sul campo coincidono con l&#8221;installazione di avamposti dell&#8217;esercito e delle milizie filo-governative nelle aree vicino al fiume Eufrate, in particolare vicino alla città di <strong>Al Bukamal</strong>. Questa struttura, controllata dalle forze del governo e dalle milizie iraniane e di Hezbollah dall&#8217;ottobre 2017, è l&#8217;unico punto che c<strong>ollega la stazione T1 in Iraq con le stazioni T3, T4 e T5 all&#8217;interno del territorio siriano</strong>, attraverso le quali petrolio raggiunge la costa siriana. Un&#8217;area estremamente importante per gli interessi economici siriani (e non solo).</p>
<p>Le prove video pubblicate dal sito locale che mostrano <strong>due elicotteri Blackhawk degli Stati Uniti</strong> atterrare vicino ad Al Omar, indicano che la presenza degli Stati Uniti in quell&#8217;area così ricca di petrolio della provincia di Deir Ezzor, non pè destinata a diminuire. E sono in molti a credere che nella zona est della città di Mejadin, sarà costruita una nuova base della coalizione internazionale a guida Usa.</p>

<p>La questione non è secondaria. Evidentemente, in questa fase di<strong> rimodellamento del conflitto siriano</strong>, anche la conquista dei pozzi di petrolio diventa un tema essenziale. Per un Paese devastato dalla guerra come è la Siria, avere la disponibilità per produrre ed esportare oro nero significa rifocillare le casse dello Stato, che versano in condizioni disperate. La ricostruzione deve ripartire anche dalla possibilità di esportare petrolio, nonostante la Siria non ne sia mai stata un grande produttore.</p>
<p>Ma quello che conta è che adesso tutte le potenze coinvolte in Siria hanno anche il petrolio tra i loro obiettivi. Questo non significa che la guerra sia scoppiata per i pozzi. Sarebbe riduttivo e superficiale. Ma è evidente che l&#8217;importanza dei pozzi diventa rilevante. In questo senso, anche l&#8217;offensiva turca nel cantone di Afrin riveste un ruolo fondamentale. </p>

<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-02-08/tutti-contro-tutti-siria-per-petrolio-184147.shtml?uuid=AE0RkwwD">Come ricordato da<em> Il Sole 24 Ore</em></a>, nell’enclave di <strong>Afrin</strong>, obiettivo dell&#8217;offensiva delle forze armate turche contro le Ypg, il controllo dei giacimenti di petrolio ha avuto un ruolo non del tutto minimo. I giacimenti dell&#8217;area sotto il controllo delle milizie curde, non solo ad Afrin, fornivano oltre <strong>300mila barili al giorno</strong>. Un motivo valido per scatenare un&#8217;offensiva in grado di garantire che quel petrolio non finisca in mani di <em>competitor</em> di Ankara.</p>
<p>Insomma, c&#8217;è anche il petrolio in questa guerra. Non è certamente il motivo per cui è scoppiata, ma ne è parte integrante. Gli interessi sono tanti i <strong>gasdotti</strong> e gli <strong>oleodotti</strong> così come i pochi, ma ricchi, giacimenti di petrolio nel Paese diventano essenziali. D&#8217;altra parte, controllare questa produzione significa avere in mano le chiavi di una parte del futuro della Siria. Quantomeno a livello economico. Ed è utile capire che può avere la carta del petrolio nel suo mazzo quando si troverà a giocare al tavolo delle trattative sul dopoguerra.</p>
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		<title>I curdi ripiegano verso Aleppo  ma giurano vendetta a Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/curdi-ripiegano-verso-aleppo-giurano-vendetta-erdogan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 14:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Alla fine Recep Tayyip Erdogan sembra essere riuscito nel suo intento: conquistare Afrin sfruttando la violenza dei suoi sgherri, quei “ribelli moderati” dell’Esercito siriano libero , tanto glorificati in questi anni dalle maggiori testate nazionali e internazionali come combattenti per la democrazia, e che invece si sono rivelati essere tutto tranne normali cittadini in lotta contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/curdi-ripiegano-verso-aleppo-giurano-vendetta-erdogan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/curdi-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Alla fine <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> sembra essere riuscito nel suo intento: conquistare <strong>Afrin</strong> sfruttando la violenza dei suoi sgherri, quei “ribelli moderati” dell’<strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-ribelli-violenze/" target="_blank">Esercito siriano libero</a></strong> , tanto glorificati in questi anni dalle maggiori testate nazionali e internazionali come combattenti per la democrazia, e che invece si sono rivelati essere tutto tranne normali cittadini in lotta contro il governo di Bashar al Assad. I video facilmente reperibili su internet mostrano la vera natura degli uomini al soldo di Erdogan: una volta entrati ad Afrin sono cominciati saccheggi e brutalità gratuite che <strong>dovrebbero mettere in imbarazzo i membri dell’Ue</strong> che con la Turchia, di fatto, sono alleati, motivo per cui si sono sentiti solo flebili inviti alla non-violenza da parte di Bruxelles, che con il suo doppiopesismo continua a distinguere i morti dipendentemente da chi sono stati uccisi.</p>

<p><strong>E ora i curdi cosa faranno?</strong> Prima si sono infranti i sogni dei curdi-iracheni che hanno visto il fallimento del referendum per chiedere l’indipendenza della Regione autonoma del Kurdistan, ora quelli dei curdi-siriani, i migliori alleati dell’occidente e degli Usa e i primi a combattere il tagliagole dello Stato Islamico, che ora si vedono <strong>abbandonati dalla comunità internazionale</strong> mentre Erdogan li massacra per tentare di conquistare una porzione di territorio da tenere sotto controllo turco in Siria, anche e soprattutto in vista dei prossimi colloqui di Ginevra. Per ora, abbandonati da tutti, l’unica soluzione è arretrare: secondo il portavoce dei ribelli filo-turchi dell&#8217;Esercito siriano libero (Fsa), <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://mobile.nytimes.com/reuters/2018/03/18/world/europe/18reuters-mideast-crisis-syria-afrin.html" target="_blank">Mohammad al Hamadeen</a></strong> , le forze curde precedentemente stanziate ad Afrin si stanno ritirando verso le aree controllate dal governo siriano intorno alla città di Aleppo e nella regione controllata dai curdi a est del fiume Eufrate.</p>

<p>Parlando alla testata curda <em><strong><a href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/180320182" target="_blank">Rudaw</a></strong></em> il funzionario delle milizie curde dell’Unità di protezione dei popoli (Ypg), Othman Sheikh Issa, ha accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di  “pulizia etnica” e “<strong>genocidio</strong>” ad Afrin. Nell’intervista Issa insiste: “abbiamo combattuto per quasi due mesi contro il secondo esercito più potente della Nato e non solo abbiamo resistito coraggiosamente, ma abbiamo anche pensato a proteggere i civili pensando alla loro evacuazione dalla città.” Secondo il funzionario curdo però per i suoi uomini non finisce qui. Hanno perso una battaglia, ma non la guerra. Per questo ha confermato che le forze curde intraprenderanno attacchi mirati e sparsi contro le postazioni del nemico.</p>

<p>L’annuncio di Erdogan della presa del centro di Afrin infatti, secondo Sheikh Issa, non significa necessariamente che la Turchia abbia vinto, dimostrando ancora una volta – qualora ce ne sia bisogno – una delle caratteristiche più identificative della minoranza curda: la <strong>tenacia</strong>. &#8220;Le nostre forze sono ovunque ad Afrin e diventeranno il loro incubo. <strong>La resistenza continuerà</strong> finché non avremo liberato ogni area e il popolo sarà tornato nelle sua casa&#8221;. </p>
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