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	<title>Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 25 Apr 2021 16:22:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Ecco quali sono i rischi della cooperazione sul clima tra Cina e Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-quali-sono-i-rischi-della-cooperazione-sul-clima-tra-cina-e-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 16:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="economia usa biden trump reagan" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina e gli Stati Uniti hanno riaperto le possibilità di cooperazione in merito alle questioni climatiche: il presidente Xi Jinping ha partecipato giovedì 22 aprile, insieme ad altri 40 leader mondiali, al vertice virtuale sul clima organizzato dagli Usa che possiamo considerare propedeutico al Cop26 di Glasgow che si terrà il prossimo novembre. Questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-quali-sono-i-rischi-della-cooperazione-sul-clima-tra-cina-e-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-quali-sono-i-rischi-della-cooperazione-sul-clima-tra-cina-e-usa.html">Ecco quali sono i rischi della cooperazione sul clima tra Cina e Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="economia usa biden trump reagan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Cina</strong> e gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno riaperto le possibilità di cooperazione in merito alle questioni climatiche: il presidente Xi Jinping <a href="https://www.cnbc.com/2021/04/21/chinas-xi-jinping-to-speak-at-a-us-led-climate-summit-on-thursday.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha partecipato</a> giovedì 22 aprile, insieme ad altri 40 leader mondiali, al vertice virtuale sul clima organizzato dagli Usa che possiamo considerare propedeutico al Cop26 di Glasgow che si terrà il prossimo novembre.</p>
<p>Questo incontro è stato fortemente voluto dal presidente <strong>Biden</strong> che ha nella sua agenda il recupero della politica ambientalista dell&#8217;amministrazione Obama. In particolare la Casa Bianca punta molto sulla <em>green economy</em> con la finalità di staccare il Paese dalla dipendenza dagli idrocarburi entro il 2050, seguendo una tabella di marcia che prevede di produrre energia senza l&#8217;emissione di carbonio entro il 2035. Sul fronte opposto, la Cina <a href="https://www.agenzianova.com/a/607e8650b3f5a5.51952519/3409107/2021-04-20/cina-xi-il-paese-azzerera-le-emissioni-di-carbonio-entro-il-2060" target="_blank" rel="noopener noreferrer">si adopererà</a> per raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e successivamente conseguire la neutralità carbonica entro il 2060.</p>
<p>Le due nazioni che in questo particolare momento storico si stanno affrontando a tutto campo <a href="https://it.insideover.com/politica/scintille-da-guerra-fredda-al-vertice-di-anchorage-tra-cina-e-stati-uniti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riesumando dinamiche proprie della Guerra Fredda</a>, hanno quindi trovato un&#8217;intesa dal punto di vista della questione ambientalista. Tale accordo non deve stupire: <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cina-usa-cooperano-clima-cambiamento-climatico.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">come già detto dalle colonne di <em>InsideOver</em></a>, avversari possono collaborare, anche con profitto, su tematiche diverse dove non sono in contrasto. È uno dei principi cardine della politica internazionale, dove anche quando gli Stati entrano in conflitto aperto, non cessano mai i contatti diplomatici. Succedeva durante le guerre mondiali, è successo durante la Guerra Fredda tra Usa e Urss, e sta succedendo oggi, sebbene tra Washington e Pechino manchi una “Jalta” che spartisca i rispettivi ambiti di influenza.</p>
<h2>L&#8217;arma a doppio taglio</h2>
<p>La questione climatica, soprattutto per quanto concerne la <strong>decarbonificazione</strong> ed il passaggio alla <em>green economy</em>, ha però in sé un&#8217;arma a doppio taglio da cui Washington dovrà guardarsi.</p>
<p>Per capirlo occorre fare un passo indietro a tornare al tempo dell&#8217;amministrazione precedente, quando il presidente <strong>Trump</strong> scelse di ritirare gli Stati Uniti dagli <strong>accordi di Parigi</strong>.</p>
<p>Quella decisione non fu un semplice mantenimento di una promessa elettorale, né tanto meno un atto sconsiderato preso su basi ideologiche senza considerare le evidenze scientifiche. Quanto avvenne fu una scelta ponderata rispondente a un preciso disegno geopolitico in funzione delle stesse clausole dell&#8217;accordo parigino.</p>
<p>Innanzitutto il governo statunitense ha motivato la scelta accusando la Cina, insieme ad altri Paesi asiatici come l’India, di voler scaricare sugli Stati Uniti il costo dell’inquinamento cui contribuisce più di qualsiasi altro Paese. Non è un mistero che Pechino abbia più volte affermato che i Paesi “più ricchi” debbano essere quelli sulle cui spalle dovrebbe gravare maggiormente il peso della decarbonificazione venendo in aiuto economico dei Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Per quanto riguarda una pura questione numerica, la decisione di Trump trova una solida motivazione: l’impegno cinese di raggiungere il picco di emissioni di CO2 nel 2030 è stato considerato dagli addetti ai lavori una blanda tabella di marcia, e ormai è arcinoto che la Cina sia il <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Xi-Jinping-parteciper%C3%A0-al-summit-virtuale-di-Joe-Biden-sul-clima-52931.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">maggiore contributore delle emissioni di carbonio</a>, con il 28% di quelle mondiali.</p>
<h2>Un Paese in via di sviluppo?</h2>
<p>Lo snodo fondamentale di questa scelta è però un altro. <a href="https://formiche.net/2019/11/parigi-accordi-trump-cina/?fbclid=IwAR1-qk5BHPLf8LTJ_LCmBRkR4ZdmxTxgd_nPKEl91iI9PD0TOyjrzw-1MX4" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo</a> la <strong>Wto</strong> (World Trade Organization), così come per l&#8217;<strong>Onu</strong>, la Cina è considerata ancora oggi un “Paese in via di sviluppo”, categoria per cui sono previste regole meno stringenti sulla riduzione delle emissioni. Una condizione che l’amministrazione americana aveva da tempo messo in dubbio, chiedendo che Pechino fosse classificata come “economia appena sviluppata” venendo così sottoposta agli stessi obblighi dei Paesi sviluppati in materia di emissioni di anidride carbonica. Negli ultimi anni la battaglia sul clima ha assunto un ruolo chiave nel contesto più ampio del confronto commerciale, militare e <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cyber-warfare-il-campo-di-battaglia-piu-caldo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cyber</a> fra Cina e Usa: più volte Washington ha accusato Pechino di falsificazione dei dati ufficiali, esattamente le stesse accuse rivoltegli durante e in merito all&#8217;insorgenza della pandemia.</p>
<p>Se guardiamo poi alla <a href="https://www.geopolitica.info/la-cina-e-ancora-un-paese-in-via-di-sviluppo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">definizione</a> di “in via di sviluppo”, è possibile capire meglio le recriminazioni statunitensi. Con tale locuzione si intende, infatti, un Paese dalle attività industriali limitate, caratterizzato da basso tenore di vita e basso reddito, con povertà diffusa e basso indice di sviluppo umano.</p>
<p>Tenendo a mente questi principi è facile capire che la Cina non può corrispondervi interamente. Pur considerando le profonde differenze interne (esiste ancora una Cina rurale ben diversa da quella delle città sulla costa), il principio della “limitata attività industriale” non può obiettivamente essere applicato, considerando che, con il <strong>40% del Pil</strong> esclusivo del settore secondario, l’attività industriale cinese ammonta approssimativamente a 4900 miliardi di dollari: una delle più grandi del mondo.</p>
<p>Per quanto riguarda gli altri criteri risulta più complicato dare una risposta univoca: come accennato esistono profonde differenze interne che fanno sì ci sia una <strong>disparità tra il reddito</strong> di un abitante di Shangai (equiparabile a quello di un cittadino occidentale) e quello di un contadino dell&#8217;interno, e lo stesso principio è valido anche per l’indice di sviluppo umano.</p>
<p>Quindi la Cina è un “Paese in via di sviluppo”? Considerata nella sua globalità diremmo di no, anche alla luce degli sforzi profusi dai piani quinquennali del presidente Xi Jinping volti a combattere la povertà, che sembra stiano ottenendo risultati. Però la Cina <strong>è ancora considerata come tale</strong>, e il fatto stesso che un membro della Wto possa autocertificare questa posizione, ne rende la sua validità molto opinabile.</p>
<p>Stante questo suo <em>status</em> particolare, la Cina può giustificare ingenti <strong>sussidi all’export</strong> (ecco spiegata la “concorrenza sleale” di Trump), un’economia non totalmente orientata al libero mercato, e l’impiego di misure volte a intralciare l’ingresso di attività straniere nel mercato interno.</p>
<p>Pechino poi non vuole affatto rinunciare ai privilegi del suo essere un “Paese in via di sviluppo”, che come abbiamo già detto prevedono anche una notevole elasticità sulle restrizioni alle emissioni di anidride carbonica, e pertanto si spiega il perché della decisione trumpiana.</p>
<h2>Vecchi problemi per un nuovo corso</h2>
<p>La nuova amministrazione americana dovrà quindi affrontare, inevitabilmente, la <strong>medesima problematica</strong> &#8211; stante il fatto che ancora oggi la Cina non intende rinunciare a questo <em>status</em> &#8211; ed il rischio, se si dovesse giungere a un accordo sul clima che prevede il ritorno senza ulteriori condizioni degli accordi di Parigi, è quello di trovarsi ad avere nuovamente una disparità di trattamento su basi aleatorie che farebbe solamente il gioco di Pechino: dissanguare l&#8217;avversario e aumentare la propria forza al tempo stesso.</p>
<p>Del resto lo stesso obiettivo di “neutralità carbonica” entro il 2060 fissato dal presidente Xi Jinping, sembra, oltre che molto lontano nel tempo rispetto agli obiettivi statunitensi, <strong>molto difficile da realizzare</strong> stante appunto la decisione di aumentare la produzione di energia da carbone fossile sino al 2030.</p>
<p>Esiste poi un fattore per nulla secondario che potrebbe vanificare gli sforzi del presidente Biden verso la sua<em> green economy</em>. Un fattore che dipende – ancora una volta – strettamente dalla Cina: quello delle <strong>Terre Rare</strong>.</p>
<p>Questi minerali molto particolari sono alla base dell&#8217;industria ad alta tecnologia che comprende anche quella “verde”: batterie, accumulatori, generatori, celle fotovoltaiche ecc. Il Dragone, oltre a detenere tra i più grandi giacimenti di questi minerali, fornisce il <strong>97% del totale</strong> mondiale di questa risorsa in quanto è in grado di riprocessare il minerale grezzo trasformandolo in sfruttabile, facendone praticamente un monopolio seguito, a larghissima distanza, dagli Stati Uniti.</p>
<h2>Gli Usa e le Terre Rare</h2>
<p>La Casa Bianca<a href="https://it.insideover.com/economia/la-mossa-di-biden-per-staccare-gli-stati-uniti-dalle-terre-rare-cinesi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> ha già individuato questo problema</a>: a febbraio ha emesso un <strong>ordine esecutivo</strong> che lancia una revisione completa della catena di approvvigionamento di beni essenziali per gli Stati Uniti – tra cui compaiono le Terre Rare ed il <strong>litio</strong> – e ordina ai dipartimenti e alle agenzie federali di identificare i modi per proteggerla da un’ampia gamma di rischi e vulnerabilità. Stabilire una serie di catene di approvvigionamento resilienti oltre a proteggere la nazione dalla carenza di prodotti critici, faciliterà anche gli investimenti necessari per mantenere il vantaggio competitivo degli Usa e rafforzerà la sicurezza nazionale, secondo i piani della presidenza.</p>
<p>Sarà però molto difficile mettere in atto quest&#8217;ordine, strettamente correlato anche al processo di decarbonificazione e produzione di energia totalmente “verde”, in quanto le risorse minerarie, i giacimenti, non sono mobili, ed esistono solo due modi per accaparrarsele: stringere legami con le nazioni che hanno ingenti depositi, oppure intervenire <em>manu militari</em> per poter controllarne la produzione.</p>
<p>Qualcosa che sta accadendo oggi – come già detto in passato – nella Repubblica Democratica del Congo, dove sono presenti, non a caso, uomini del gruppo Wagner russo, e qualcosa che è già accaduto in Afghanistan, un Paese che, insieme a Bolivia, Cile, Australia, Usa e Cina, possiede le maggiori riserve di litio del mondo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché Cina e Usa cooperano sul clima?</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/cina-usa-cooperano-clima-cambiamento-climatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 17:28:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Green economy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="clima usa cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane Washington e Pechino non se le sono mandate a dire: il 18 marzo, ad Anchorage, il segretario di Stato Antony Blinken aveva pubblicamente elencato i crimini contro i diritti umani perpetrati dalla controparte, che aveva risposto con una secca accusa di ipocrisia. Un nuovo minimo storico che svelava un Joe Biden deciso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/cina-usa-cooperano-clima-cambiamento-climatico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="clima usa cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/clima-usa-cina-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle ultime settimane Washington e Pechino non se le sono mandate a dire: il 18 marzo, ad <a href="https://it.insideover.com/politica/scintille-da-guerra-fredda-al-vertice-di-anchorage-tra-cina-e-stati-uniti.html"><strong>Anchorage</strong></a>, il segretario di Stato <strong>Antony Blinken</strong> aveva pubblicamente elencato i crimini contro i diritti umani perpetrati dalla controparte, che aveva risposto con una secca accusa di ipocrisia. Un nuovo minimo storico che svelava un <strong>Joe Biden</strong> deciso verso la linea del <em>China second</em> e uno <strong>Xi Jiping</strong> fermo nello stringere le spire attorno all’economia mondiale.</p>
<h2>Perché i due Paesi ripartono dal clima?</h2>
<p>Entrambe le potenze sanno bene che i tempi del grande bluff di Nixon e Kissinger con la Cina sono tramontati e che con un gigante mutaforme come il Dragone, ben diverso dall’Unione Sovietica disfunzionale di trent’anni fa, non c’è storia: ergo, conviene adattarsi.</p>
<p>Ed è sotto questa lente che si spiega come e perché, lo scorso mercoledì, l&#8217;inviato per il clima <strong>John Kerry</strong> è atterrato a Shangai diventando il primo uomo della <em>Camelot</em> bideniana a mettere piede nel Celeste Impero. Come è possibile che, in un momento di minimo delle relazioni bilaterali, i due giganti decidano di “distrarsi” con le questioni climatiche? Un osservatore esterno potrebbe facilmente rispondere affermando che, in qualità di nazioni leader nell’inquinamento mondiale, le due grandi potenze avrebbero il dovere di venirsi incontro sul tema. Spiegazione banale, quella del pentimento sulla via <em>green </em>per Damasco.</p>
<p>Ad un occhio più attento, questa “blanda” questione è il tema ideale per stemperare la tensione, riaccendere il dialogo e ottenere <strong>reciproci vantaggi</strong>: di fronte a questa possibilità Pechino ha perfino richiamato in servizio il settuagenario <strong>Xie Zhenhu</strong> per essere il principale interlocutore di Kerry, con il quale aveva lavorato assieme e con successo in vista dell&#8217;<strong>accordo di Parigi del 2015</strong>, al fine di riaccendere la vecchia <em>entente cordiale</em>. Del resto, nemmeno durante la Guerra Fredda si è mai smesso di discutere di ambiente o di limitazione dell’<em>escalation</em> nucleare presso i tavoli di contrattazione internazionale.</p>
<h2>Il meeting del 22 aprile</h2>
<p>Se partecipare a certe trattative, infatti, significava fare parte del club dei “Paesi che contano”, l’ambiente, in questa nuova partita a scacchi, è un club negoziale di prestigio: per Biden, che ha fatto dei temi ambientali un punto forte della sua campagna elettorale, l’emergenza climatica è questione di autorevolezza internazionale nella misura in cui ammanta la nuova politica estera americana di un elemento etico, a lungo assente nell’agenda del Dipartimento di Stato da Kyoto in poi. È questa la logica che soggiace al <a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2021/03/26/president-biden-invites-40-world-leaders-to-leaders-summit-on-climate/"><strong><em>meeting</em> virtuale del prossimo 22 aprile</strong></a>, presso il quale ha invitato 40 leader mondiali. Sul tavolo delle trattative, numerosi temi caldi volti a galvanizzare gli sforzi delle principali economie mondiali per <strong>ridurre le emissioni inquinanti</strong>, <strong>mobilitare i finanziamenti</strong> del settore pubblico e privato per guidare la transizione, discutere dei <strong>vantaggi economici</strong> dell&#8217;azione per il clima, stimolare le tecnologie di trasformazione che possono aiutare a ridurre le emissioni stesse.</p>
<p>Obiettivi ambiziosi e prestigiosi per i quali Washington ha bisogno di Pechino e Pechino di Washington, soprattutto in fatto di <strong>tecnologie <em>green</em></strong>. In Cina, che proprio nell’ultimo anno sembra essersi rifugiata nuovamente nel <strong>carbone</strong>, il presidente Xi Jinping si è impegnato di fronte all&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite affermando che il Paese avrebbe raggiunto il picco della sua era al carbone nel 2030, per poi decarbonizzare completamente entro il 2060. Il 14° piano quinquennale, approvato a marzo, porta inciso nero su bianco l&#8217;obiettivo di realizzare una &#8220;bella Cina&#8221; e forgiare una &#8220;civiltà ecologica&#8221;.</p>
<p>Pechino ha ben compreso che per far parte del novero delle grandi potenze è necessario qualcosa di più di un banale <em>greenwashing</em>: un’inversione di rotta che, tra l’altro, è perfetta per diluire le ombre sull’origine del Covid-19 e sulla <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-lo-xinjiang-e-al-centro-della-guerra-fredda-tra-usa-e-cina.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vicenda degli uiguri</a> e di Hong Kong. Dall’altra parte dell’Oceano, Washington mette sul piatto sfide notevoli: uno storico impegno di 2 trilioni di dollari per ridurre le emissioni a zero entro il 2050, la generazione di elettricità al 100% senza emissioni di carbonio entro il 2035 e rendere l&#8217;agricoltura statunitense totalmente <em>green</em>.</p>
<h2>Competizione vs. cooperazione</h2>
<p>Sebbene la situazione politica tra le due potenze resti tesa, le mosse di questi giorni sembrano spianare la strada al meeting della <strong>COP26 previsto a Glasgow</strong> il prossimo novembre. Un approccio tutto nuovo al tema ambientale che potrebbe sostituire la corsa al nucleare dei cinquant’anni di Guerra Fredda. Questa mossa bilaterale, infatti, promette di scatenare un effetto domino pur in assenza di una partnership: come sottolineano Andrew S. Erickson and Gabriel Collins dalle pagine di <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/united-states/2021-04-13/competition-china-can-save-planet"><em>Foreign Affaris</em></a>, infatti, potrebbe essere la <strong>pressione</strong>, non il partenariato, a stimolare i progressi sul cambiamento climatico.</p>
<p>Una strada nuova, quella della compartimentalizzazione della diplomazia, sembra perciò delinearsi. I toni al rialzo di Xi sulla lotta al cambiamento climatico hanno del resto un fine ben preciso: gli attori politici cinesi sanno che il loro Paese è la dogana di qualsiasi sforzo internazionale globale per ridurre le emissioni di gas serra e stanno cercando di utilizzare questa leva per promuovere gli interessi cinesi in altre aree. Ad esempio, rendere più verde la <em>Belt and Road</em>, sarà fondamentale, poiché i progetti relativi al carbone sono spesso oggetto di proteste e contenziosi nei paesi ospitanti, minando la loro redditività e quindi l&#8217;interesse degli investitori.</p>
<p>È per questo che sarebbe più corretto affermare che, sul clima, Cina e Stati Uniti si avviano alla <strong>competizione </strong>più che alla cooperazione, con il fine di non porsi obiettivi generici e troppo ambiziosi e spostando l’ottica verso il meccanismo della <strong>concorrenza</strong>. Da questo punto di vista, la <em>green cold war</em> con la Cina potrebbe diventare un gioco a somma positiva.</p>
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		<title>Gli incendi in Russia ci dicono qualcosa sui cambiamenti climatici</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/gli-incendi-in-russia-ci-dicono-qualcosa-sui-cambiamenti-climatici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Aug 2019 09:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Siberia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il ponte sul fiume Angara coperto dalla cenere degli incendi che stanno colpendo la Russia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle scorse settimane le immagini dei vasti incendi nelle foreste in Siberia, Canada e Alaska hanno fatto il giro del mondo richiamando ancora una volta l’attenzione sul surriscaldamento globale e sull&#8217;emergenza dei cambiamenti climatici. A colpire sono soprattutto le immagini satellitari che mostrano l’estensione degli incendi e delle colonne di fumo che si innalzano dalle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/gli-incendi-in-russia-ci-dicono-qualcosa-sui-cambiamenti-climatici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il ponte sul fiume Angara coperto dalla cenere degli incendi che stanno colpendo la Russia (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Incendi-in-Russia-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle scorse settimane le immagini dei vasti incendi nelle foreste in <strong>Siberia</strong>, Canada e Alaska hanno fatto il giro del mondo richiamando ancora una volta l’attenzione sul surriscaldamento globale e sull&#8217;emergenza dei cambiamenti climatici. A colpire sono soprattutto le immagini satellitari che mostrano l’estensione degli incendi e delle colonne di fumo che si innalzano dalle foreste boreali.</p>
<p>Dall&#8217;inizio di giugno, il <strong>Copernicus atmosphere monitoring service</strong> (Cams), ha monitorato oltre 100 incendi intensi e di lunga durata nel circolo polare artico. <a href="https://public.wmo.int/en/media/news/unprecedented-wildfires-arctic" target="_blank" rel="noopener">Come riportato dalla World metereological organization</a>, il Cams ha calcolato che solamente nel mese di giugno questi incendi abbiano emesso nell&#8217;atmosfera ben 50 mega tonnellate di anidride carbonica, equivalenti alle emissioni di Co2 annuali della Svezia.</p>
<p>Una quantità, ha precisato l’istituto, che equivale “a più di quanto sia stato rilasciato dagli incendi dell&#8217;Artico nello stesso mese tra il 2010 e il 2018 messi insieme”.</p>
<p>Gli “arctic fires”, sono un fenomeno naturale comune nell&#8217;emisfero settentrionale che si ripete ogni anno tra i mesi di maggio e ottobre, quando, a causa di eventi naturali come temporali, si generano spontaneamente incendi nelle grandi foreste della Siberia, nel nord dei Paesi scandinavi, in Alaska e in Canada. A preoccupare quest’anno è però la latitudine e l&#8217;intensità di questi incendi, nonché la loro durata che secondo gli esperti del Cams “è stata particolarmente insolita”.</p>
<p>A peggiorare il danno provocato da questi enormi incendi sarebbe infatti l’innalzamento delle temperature che, con ondate di calore continue e con lo spostamento anomalo delle precipitazioni, rende queste enormi distese di vegetazione ancora più vulnerabili agli incendi, facilitando l’avanzare delle fiamme e prolungandone la durata.</p>
<h2>Gli incendi in Siberia</h2>
<p>In Siberia, in particolare, il Cams ha calcolato che la temperatura media di giugno nelle aree in cui si sono scatenati gli incendi, era quasi dieci gradi più alta rispetto al periodo compreso tra il 1981 e il 2010.</p>
<p>Gli effetti del cambiamento climatico sul rischio di incendi nelle foreste siberiane erano però noti da tempo.</p>
<p>Un <a href="https://link.springer.com/article/10.1023/A:1005306001055">importante studio</a> pubblicato nel 1998 sulla rivista scientifica Climatic Change, attraverso l’applicazione di diversi <strong>General Circulation</strong> <strong>Models</strong>, i modelli matematici utilizzati per prevedere i cambiamenti climatici e analizzare i moti atmosferici, aveva previsto che l’innalzamento delle temperature e l’andamento anomalo delle precipitazioni avrebbero aumentato esponenzialmente il rischio di incendi nelle foreste boreali della Siberia e delle regioni settentrionali del Canada.</p>
<div id="gallery_223282" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_223282 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107560.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107560-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107561-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107561-1.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107563.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107563.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107564.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107564.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107568.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107568.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107570.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107570.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107573.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/LP_10107573.jpg","subHtml":""}];</script>
<p>Lo studio rilevava un rischio potenziale di incendi soprattutto nei mesi di giugno e luglio, sottolineando che il cambiamento climatico insieme ad una riduzione del budget per la gestione del patrimonio forestale rendevano l’aumento degli incendi in queste regioni una “<strong>certezza virtuale</strong>”.</p>
<p>In un’altra <a href="https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/4/4/045013/fulltext/#erl313208s5">ricerca</a> pubblicata nel 2009 e riguardante l’effetto dei cambiamenti climatici sulle foreste siberiane, il potenziale rischio di incendi veniva addirittura calcolato su una scala numerica utilizzando il <strong>Nesterov fire index</strong>, o Nfi, l’indice ufficiale adottato in Russia per la valutazione del pericolo di incendio. Lo studio, adottando l’indicatore di riferimento dell’<strong>Hydrometeorogical service of Russia</strong>, ha calcolato un rischio compreso tra 4mila e 10mila, che sulla scala di riferimento del Nfi costituisce un rischio molto alto di incendio, appena sotto il livello massimo di 10mila.</p>
<h2>Il Cremlino emana lo stato di emergenza</h2>
<p>La situazione attuale sembrerebbe spaventosamente in linea con le previsioni fatte dagli scienziati e dal mondo accademico negli anni scorsi. La scorsa settimana il governo di Mosca ha emanato lo stato di allerta in quatto regioni siberiane colpite dagli incendi e ha inviato elicotteri e aerei militari per far fronte all’emergenza mentre, <a href="https://www.telegraph.co.uk/news/2019/08/01/russia-engineers-climate-induce-rain-wildfires-rage-across-siberia/" target="_blank" rel="noopener">secondo quanto riportato dal Telegraph</a>, le autorità russe starebbero addirittura valutando l’ipotesi di indurre una pioggia artificiale per spegnere gli incendi.</p>
<p>Ma la crisi degli incendi in Siberia e in Alaska ha assunto anche una connotazione geopolitica quando la scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> ha offerto il proprio aiuto a <strong>Vladimir Putin</strong> per far fronte all&#8217;emergenza, proponendo l’invio di mezzi di supporto.</p>
<p>Sebbene Putin abbia, almeno per il momento, rimandato con un semplice grazie l’aiuto degli americani, <a href="http://en.kremlin.ru/events/president/news/61196" target="_blank" rel="noopener">come si legge nella nota ufficiale pubblicata dal Cremlino</a>, il presidente russo ha apprezzato l’offerta di aiuto vedendola “come un segno che è possibile che in futuro vengano ripristinate relazioni bilaterali su vasta scala” anche nel campo ambientale.</p>
<h2>La Russia e il cambiamento climatico</h2>
<p>L’emergenza incendi in Siberia ha però riaperto anche un’altra questione: il rapporto della Russia con il cambiamento climatico. La Federazione russa vanta un <strong>patrimonio naturale</strong> immenso e moltissime specie a rischio che, a causa del surriscaldamento globale, potrebbero scomparire per sempre. Gli incendi di quest’anno nelle regioni settentrionali hanno mostrato uno scenario apocalittico, con la popolazione costretta ad evacuare un vastissimo territorio martoriato, oltre che dalle fiamme, anche da una coltre di fumo che lo ha reso praticamente inabitabile.</p>
<p>La Russia però è anche uno dei maggiori esportatori di petrolio e gas naturale e per questo la riconversione verso risorse più sostenibili e la lotta al cambiamento climatico sembrano andare evidentemente al rilento.</p>
<p>Ma recentemente un importante segnale di cambiamento è arrivato proprio a seguito dell’emergenza incendi. A lanciare un nuovo monito sui rischi del riscaldamento globale per il territorio russo questa volta è stato lo stesso Putin, che, <a href="http://kremlin.ru/events/president/news/60961" target="_blank" rel="noopener">durante il Global Manufacturing &amp; Industrialization Summit di Ekaterinburg a inizio luglio</a>, ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>La temperatura in Russia sta crescendo due volte e mezzo più velocemente che su tutto il pianeta. Basta vedere cosa sta succedendo nella regione di Irkutsk: dove ci sono incendi enormi, con centinaia di migliaia di ettari di foresta che stanno bruciando</p></blockquote>
<p>“Se non si fa nulla &#8211; ha precisato Putin &#8211;  il rapido sviluppo tecnologico non migliorerà la situazione attuale, ma, al contrario, aggraverà l&#8217;intero spettro delle sfide ambientali, compresi i cambiamenti climatici e l&#8217;esaurimento delle risorse”.</p>
<p>Più concretamente, il governo russo, spinto anche dall&#8217;emergenza incendi, sembra fare passi avanti per promuovere nuove politiche in materia ambientale. <a href="https://www.climatechangenews.com/2019/07/09/russia-ratify-paris-agreement-putin-says-wind-power-shakes-worms-ground/" target="_blank" rel="noopener">Secondo quanto riportato da Climatechangenews</a>, il governo russo potrebbe ratificare l’<strong>Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici</strong> entro i primi di settembre, mentre è ancora più recente la notizia secondo cui <a href="https://www.climatechangenews.com/2012/08/13/whats-stopping-russia-taking-a-lead-at-the-un-climate-change-talks/" target="_blank" rel="noopener">la Russia starebbe pianificando nuove limitazioni per le emissioni di gas serra entro il 2020</a>.</p>
<p>Ancora una volta, come spesso accade in materia di ambiente, le immagini di paesaggi distrutti a causa dei cambiamenti climatici sono state in grado in pochi mesi di scioccare e sensibilizzare sia l’opinione pubblica sia le decisioni politiche più efficacemente di quanto centinaia di pagine di studi e ricerche siano riusciti a fare in decenni.</p>
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		<title>Allarme catastrofi e malattie: mezzo grado può salvare il mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/allarme-catastrofi-malattie-mezzo-grado-puo-salvare-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 11:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Basta mezzo grado Celsius nelle temperature medie globali per mettere a rischio l&#8217;interno Pianeta. Con poche lineette in più sul termometro il mondo sarebbe maggiormente esposto alle catastrofi naturali e quindi meno sicuro. Lo ha rivelato l&#8217;ultimo report dell&#8217;Ipcc, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, curato da oltre 90 esperti di tutto il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/allarme-catastrofi-malattie-mezzo-grado-puo-salvare-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8486436-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Basta mezzo grado Celsius nelle temperature medie globali per mettere a rischio l&#8217;interno Pianeta. Con poche lineette in più sul termometro il mondo sarebbe maggiormente esposto alle <strong>catastrofi naturali</strong> e quindi meno sicuro. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ipcc.ch/report/sr15/" target="_blank">Lo ha rivelato l&#8217;ultimo report dell&#8217;Ipcc</a>, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, curato da oltre 90 esperti di tutto il mondo incaricati dai diversi governi. La ricerca, dal titolo &#8220;Global Warming of 1,5°C&#8221;, esorta a <strong>limitare il riscaldamento globale a 1,5°C</strong> attraverso &#8220;cambiamenti rapidi e senza precedenti&#8221; in ogni aspetto della società.  </p>
<p>L&#8217;Accordo di Parigi</p>
<p>A dicembre del 2015, 195 Paesi hanno raggiunto, dopo lunghi negoziati, un&#8217;intesa sul <strong>clima</strong>. L’accordo adottato alla Conferenza annuale dell&#8217;Onu tenutasi a Parigi (COP21) ha definito un piano d’azione globale per evitare cambiamenti climatici pericolosi, contenendo il riscaldamento della Terra al di sotto dei 2ºC (se possibile entro 1,5ºC). Ma i piani nazionali presentati dai diversi governi durante la Conferenza non sembrano ancora sufficienti per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2ºC. </p>
<p>Ora, gli esperti del Ipcc lanciano l&#8217;<strong>allarme</strong>: bisogna agire in modo tempestivo per evitare che danni economici e sociali rendano il Pianeta esposto a situazioni meteo estreme. &#8220;Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai 2°C ridurrebbe molti <strong>impatti gravi sugli ecosistemi, sulla salute umana e sul benessere</strong>, rendendo più facile il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite&#8221;, ha dichiarato Priyardarshi Shukla, copresidente del gruppo di lavoro dell’Ipcc.</p>
<p>Catastrofi naturali</p>
<p>Siccità, innalzamento dei mari, scioglimento dei ghiacciai: questi sono solo alcuni<strong> catastrofici risultati</strong> del riscaldamento globale a 2°C. Paesi insulari come Maldive o Kiribati verrebbero sommersi, la barriera corallina sparirebbe e il Mar Glaciale Artico rimarrebbe presto senza ghiaccio. Cambiamenti irreversibili che porteranno alla perdita di numerosi ecosistemi.</p>
<p>Danni per l&#8217;uomo</p>
<p>Tutto ciò non ha ripercussioni &#8220;solo&#8221; sulla natura. Anche l&#8217;uomo risente dei cambiamenti climatici e limitare il riscaldamento a 1,5°C significherebbe meno <strong>carestie</strong>, meno povertà, meno migrazioni di massa, meno mortalità infantile, meno rischi in generale per la salute. Entro il 2050 sarebbero centinaia di milioni le persone al riparo dai rischi legati al clima. &#8220;C’è estrema certezza che il riscaldamento a 2°C aumenterà significativamente la <strong>mortalità</strong> umana, in particolare legata alle ondate di calore. <strong>Malattie</strong> come malaria e dengue aumenteranno significativamente, raggiungendo nuove aree geografiche&#8221;, si legge nel rapporto dell&#8217;Ipcc.</p>
<p>Cosa fare?</p>
<p>Gli esperti hanno avvisato che ci saranno impatti ambientali e sociali anche con un aumento di 1,5°C. Saranno soprattutto i Paesi in via di sviluppo, le isole e le regioni artiche a subirne le conseguenze, ma <strong>evitare il peggio è ancora possibile</strong>. Alcune azioni necessarie per limitare il riscaldamento sono già in corso in qualche regione. Ora però tutto il mondo deve accelerare. </p>
<p>Suolo, energia, industria, edilizia, trasporti, e pianificazione urbana: questi i campi su cui intervenire. &#8220;Tutto ciò è possibile per le leggi della chimica e della fisica, ma richiederebbe cambiamenti senza precedenti&#8221;, ha affermato Jim Skea, copresidente del gruppo di lavoro dell’Ipcc. Le <strong>emissioni di CO2</strong> nette globali prodotte dall’attività umana dovrebbero diminuire di circa il 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030 e raggiungere lo zero intorno al 2050. Secondo il rapporto, solo per decarbonizzare il settore energetico si dovranno investire circa 900miliardi di dollari all&#8217;anno. Inoltre, per arrivare a emissioni zero, stop al taglio delle foreste ed espansione della produzione di energia da biomasse.</p>
<p>Il rapporto &#8220;Global Warming of 1,5°C&#8221; è stato approvato dall’Ipcc pochi giorni fa a Incheon, in Corea del Sud. Il lavoro costituirà un riferimento scientifico di grande importanza alla Conferenza sui Cambiamenti Climatici che si terrà a Katowice, in <strong>Polonia</strong>, il prossimo dicembre. In quell&#8217;occasione i governi riesamineranno il Trattato di Parigi per affrontare i cambiamenti climatici. Chissà se terranno conto del report o condanneranno il mondo a catastrofi e malattie. </p>

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		<title>La Cina è pronta a guidare il mondo  nella lotta ai cambiamenti climatici?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 21:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1125" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump di ritirare il suo Paese dall&#8217;accordo di Parigi del 2015 ha riaperto la discussione sulla lotta ali cambiamenti climatici, a cui l&#8217;amministrazione di Washington ha deciso di abdicare ma che rimane una priorità importante nella traiettoria di sviluppo della Repubblica Popolare Cinese. Sembrano oramai lontani &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-cina-pronta-guidare-mondo-nella-lotta-ai-cambiamenti-climatici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1125" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171219091315_25302774-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump di ritirare il suo Paese dall&#8217;accordo di Parigi del 2015 ha riaperto la discussione sulla lotta ali cambiamenti climatici, a cui l&#8217;amministrazione di Washington ha deciso di abdicare ma che rimane una priorità importante nella traiettoria di sviluppo della Repubblica Popolare Cinese.</p>
<p>Sembrano oramai lontani i giorni in cui, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2016/09/04/world/asia/obama-xi-jinping-china-climate-accord.html" target="_blank">al G20 di Hangzhou di settembre 2016</a>, il presidente cinese Xi Jinping e l&#8217;omologo statunitense Barack Obama annunciarono congiuntamente l&#8217;adesione all&#8217;accordo di Parigi e il rafforzamento di un percorso di confronto sui cambiamenti climatici sempre più attivo dal 2014 in avanti, come segnalato da Mario Del Pero nel suo saggio <em>Era Obama.</em></p>
<p>Il defilamento degli Stati Uniti responsabilizza la Cina, principale Paese al mondo per emissioni di gas serra ma, al tempo stesso, capofila nella definizione di piani di investimento per operare una transizione energetica funzionale, tra le altre cose, allo sviluppo dei grandi progetti ad ampio raggio della Repubblica Popolare, prima tra tutti la <em>Belt and Road Initiative </em>che fa dello sviluppo sostenibile e inclusivo uno dei suoi capisaldi.</p>
<p>Il tredicesimo Piano Quinquennale della Repubblica Popolare Cinese (2016-2020) è caratterizzato da una forte valorizzazione del ruolo delle fonti rinnovabili nella generazione energetica funzionale all&#8217;approvvigionamento di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/dilemma-dello-sviluppo-delle-nuove-metropoli-cinesi/">metropoli sempre più in espansione</a> e di distretti industriali che stanno progressivamente orientando la loro capacità produttiva al servizio dei consumi della classe media nazionale.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.atimes.com/article/china-meet-target-cutting-coal-overcapacity-2018/" target="_blank">Come segnala </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.atimes.com/article/china-meet-target-cutting-coal-overcapacity-2018/" target="_blank">Asia Times</a>,  </em>attraverso l&#8217;operato della National Energy Administration (NEA)il governo di Xi Jinping sta inoltre progressivamente riducendo il suo impegno nella disfunzionale e scarsamente produttiva industria del carbone, puntando a eliminare oltre 800 milioni di tonnellate di produzione attraverso la chiusura di numerose imprese e cooperative attive nel settore.</p>
<p>La Cina all&#8217;avanguardia sulle rinnovabili</p>
<p>Al tempo stesso, il crescente fabbisogno energetico cinese e il parallelo calo del costo medio di produzione di numerose fonti rinnovabili hanno portato al lancio di una vera e propria rivoluzione, che si inserisce sul solco di una politica sviluppata da tempo dalla Repubblica Popolare, che già nel 2013, con 378 GW, aveva una produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili doppia rispetto agli Stati Uniti.</p>
<p>Recentemente, la Cina ha superato l&#8217;obiettivo di 105 GW annui prodotti attraverso il solare, il cui raggiungimento <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://unearthed.greenpeace.org/2017/08/25/china-raises-solar-power-target/" target="_blank">previsto per il 2020</a> è avvenuto nel mese di novembre 2017. Tutto concorre a ritenere possibile che possa essere anche anticipato l&#8217;obiettivo di raggiungere il picco di emissioni di gas serra da parte della Cina per il 2030: la Banca Mondiale ha segnalato che la Cina, tra il 1980 e il 2010, ha ridotto del 70% l&#8217;impiego di energia per il conseguimento di ciascuna unità di crescita del PIL, e potrebbe ottenere un&#8217;ulteriore riduzione del 15% entro il 2020.</p>
<p>Gli investimenti cinesi nelle rinnovabili potrebbero garantire ritorni importanti nella lotta ai cambiamenti climatici. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.project-syndicate.org/commentary/china-renewable-energy-revolution-by-jiang-kejun-and-jonathan-woetzel-2017-08" target="_blank">Come scritto da Jiang Kejun e Jonatan Woetzel su <em>Project Syndacate</em>: </a> &#8220;La Cina sta investendo 100 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili ogni anno [&#8230;] e 32 miliardi di dollari in altri Paesi. La Grid Corporation, controllata dal governo, prevede di costruire una rete mondiale basata su turbine eoliche e pannelli solari. [&#8230;] Il fatto che la Cina sia la principale fonte di domanda energetica e tecnologia in grado di abbattere il prezzo delle energie rinnovabili le sta offrendo un&#8217;opportunità unica per acquisire la leadership mondiale&#8221; nella lotta ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Ma il governo cinese è pronto ad assumersi questa responsabilità di primaria grandezza?</p>
<p>La Cina, leader riluttante nella lotta ai cambiamenti climatici</p>
<p>Per quanto i dati suggeriscano una supremazia cinese sul tema della sostenibilità energetica, il capo negoziatore di Pechino sul clima Xie Zhenhua ha recentemente smentito la volontà del Paese di porsi alla guida del processo di lotta ai cambiamenti climatici, mentre Xi Jinping, intervenendo al Congresso del Partito Comunista, ha rivendicato per il Paese il ruolo di &#8220;portatore della fiaccola&#8221; e non di &#8220;guida&#8221; in questo processo.</p>
<p>La Cina si configura come un &#8220;leader riluttante&#8221; nella lotta ai cambiamenti climatici, che potrebbe rappresentare per il Paese un&#8217;occasione per sviluppare enormemente il suo <em>soft power </em>in una fase che lo vede proiettato in maniera sempre più intensa nei principali scenari geopolitici planetari. Il motivo della riluttanza di Pechino sta, fondamentalmente, nello stile stesso della diplomazia e del sistema di governo cinese.</p>
<p>Guidata da una leadership fortemente pragmatica, la Cina preferisce costruire il suo percorso sulla base di fatti concreti: investimenti, accordi commerciali, piani di sviluppo. Tuttavia, le ragioni della politica di potenza potrebbero, in futuro, portare a una valorizzazione dell&#8217;elemento morale insito nella guida della lotta ai cambiamenti climatici.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2017/12/why-china-should-take-the-lead-on-climate-change/" target="_blank">Come segnalato da Zhang Chao su </a><em><a href="https://thediplomat.com/2017/12/why-china-should-take-the-lead-on-climate-change/" target="_blank">The Diplomat</a>, </em>infatti, per la Cina l&#8217;assunzione esplicita della leadership nella lotta ai cambiamenti climatici rappresenterebbe un&#8217;occasione &#8220;per migliorare il suo prestigio. I cambiamenti climatici rappresentano probabilmente la più grande sfida mai affrontata dall&#8217;umanità. Una leadership su questo terreno potrebbe rafforzare la Cina sul terreno &#8220;morale&#8221; [&#8230;] e migliorare la sua immagine internazionale. [&#8230;] Pechino dovrebbe riconoscere che assumendo tale leadership porterebbe benefici non solo al mondo ma anche alla Cina stessa&#8221;.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-cina-pronta-guidare-mondo-nella-lotta-ai-cambiamenti-climatici.html">La Cina è pronta a guidare il mondo  nella lotta ai cambiamenti climatici?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quelle banche che contribuiscono  al cambiamento climatico</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/quelle-banche-contribuiscono-al-cambiamento-climatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2017 11:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[jp morgan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>C’è un rapporto che testimonia come alcune delle più note banche private al mondo stiano contribuendo al cambiamento climatico. Un report che condanna le banche Si tratta del report “Funding tar sands: Private Banks vs. The Paris Climate Agreement” (“Finanziare l’estrazione dalle sabbie bituminose: banche private contro l’accordo sul Clima di Parigi”). L’inchiesta è stata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/quelle-banche-contribuiscono-al-cambiamento-climatico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/banks-229440_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>C’è un rapporto che testimonia come alcune delle più note banche private al mondo stiano contribuendo al cambiamento climatico.</p>
<p>Un report che condanna le banche</p>
<p>Si tratta del report “<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://d3n8a8pro7vhmx.cloudfront.net/rainforestactionnetwork/pages/19201/attachments/original/1509488768/Funding_Tar_Sands.pdf?1509488768">Funding tar sands: Private Banks vs. The Paris Climate Agreement</a>” (“Finanziare l’estrazione dalle sabbie bituminose: banche private contro l’accordo sul Clima di Parigi”). L’inchiesta è stata condotta dall’organizzazione <a href="https://www.ran.org/mission_and_values">Rainforest Action Network </a>che ha tra gli obiettivi il contrasto alle corporations per la salvaguardia dell’ambiente dal cambiamento climatico. L’intento del report è chiaro fin nella sua introduzione, dove le banche vengono accusate di aver sostenuto gli Accordi di Parigi solo a parole, quando invece nei fatti starebbero continuando a finanziare le principali industrie che si dedicano all’estrazione di combustibile fossili.</p>
<p>Investimenti in continuo aumento che mettono a serio repentaglio il raggiungimento degli obiettivi sanciti a Parigi. Sono tre i progetti identificati nel report e accusati di essere pericolosi per l’ambiente e per le persone.</p>
<p>Progetti invasivi</p>
<p>Il TransCanada Keystone XL, un progetto che punta alla costruzione di un oleodotto, sfruttando la sorgente acquifera di Ogallala. Tale infrastruttura parte dal Canada per arrivare fino al centro degli Stati Uniti e ha trovato la forte opposizione delle popolazioni indigene, dei ranchers e di gran parte dell’opinione pubblica. Il report elenca poi le banche principali finanziatrici del progetto: Bank of America, Citi Group, JP Morgan e Wells Fargo sono quelle americane.</p>
<p>Deutsche Bank, Barclays, Credite Agricole e HSBC quelle europee. L’altro progetto incriminato è il Kinder Morgan’s Trans Mountain. Un investimento che ha come obiettivo il triplicarsi del petrolio trasportato dall’Alberta fino alla costa British Columbia. Inutile aggiungere come tale progetto possa avere gravi ripercussioni su flora, fauna e popolazione umana che vive proprio su quella costa, oltre che sul cambiamento climatico. I finanziatori? Sempre gli stessi di prima, JP Morgan, Bank of America ecc. ecc.</p>
<p>Il terzo progetto incriminato è l’Enbridge Line 3, una nuova conduttura che minaccia direttamente la vita degli Ojibwe, popolazione nativa del Minnesota. Anche in questo caso  gli attori che finanziano l’infrastruttura sono sempre gli stessi.</p>
<p>La contraddizione di JP Morgan</p>
<p>Ora, secondo quanto fanno emergere i dati in proiezione relativi a questi tre progetti, pare che nei primi tre quarti del 2017, cioè da gennaio fino ad oggi, i finanziamenti delle banche citate siano addirittura aumentati di oltre una volta e mezza, rispetto al 2016. Una mole di denaro che ha più o meno direttamente contribuito al superamento del limite di emissione, posto a 100 megatonnellate annue, nello Stato dell’Alberta. Una tendenza preoccupante se sommata all’azione di uscita della nuova Presidenza americana rispetto agli Accordi sul Clima di Parigi. É tuttavia sorprendente leggere le seguenti <a href="https://www.ecowatch.com/banks-tar-sands-paris-agreement-2505848938.html">dichiarazioni</a>: “Sono assolutamente in disaccordo con la scelta dell’amministrazione (di uscire dall’Accordo)”, e scoprire che a pronunciarle è stato Jamie Dimon, CEO di JP Morgan.</p>
<p>Banche virtuose da prendere come esempio</p>
<p>Proprio quella banca che si trova in tutte le liste dei principali finanziatori dei tre progetti considerati ambientalmente invasivi dal report. Se da una parte c’è JP Morgan che sembra condurre un doppio gioco per massimizzare i profitti, dall’altra ci sono altri istituti finanziari che, fortunatamente, si stanno adattando agli standard concordati a Parigi per evitare il cambiamento climatico. Il <a href="https://d3n8a8pro7vhmx.cloudfront.net/rainforestactionnetwork/pages/19201/attachments/original/1509488768/Funding_Tar_Sands.pdf?1509488768">report </a>ne cita principalmente tre: BNP Paribas, ING e Rabobank. Tutti e tre hanno apposto dei vincoli ambientali alla loro capacità di finanziare progetti. Vincoli che possono impedire il riversarsi di ingenti quantità di denaro in progetti economicamente vantaggiosi, ma socialmente dannosi e insostenibili. </p>

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		<title>(Anche) Elon Musk abbandona Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/anche-elon-musk-abbandona-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2017 09:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="540" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816-768x518.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Questo mercoledì il Chief Executive Officer di Tesla e SpaceX, Elon Musk, ha pubblicato una serie di tweet in cui ha minacciato di abbandonare il ruolo di consigliere nel gruppo formato da Trump con l’obiettivo di assisterlo sui dossier legati alla strategia economica e di cui fanno parte anche amministratori delegati di aziende e società &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-elon-musk-abbandona-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-elon-musk-abbandona-trump.html">(Anche) Elon Musk abbandona Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="540" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/thumbRNS-REVIEW-TRUMP030816-768x518.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>Questo mercoledì il Chief Executive Officer di Tesla e SpaceX, Elon Musk, ha pubblicato una serie di tweet in cui ha minacciato di abbandonare il ruolo di consigliere nel gruppo formato da Trump con l’obiettivo di assisterlo sui dossier legati alla strategia economica e di cui fanno parte anche amministratori delegati di aziende e società del calibro di JPMorgan, Disney e IBM.</p>
<p>I tweet dell’imprenditore di fama mondiale sono un chiaro tentativo di dissuadere il presidente americano dal proseguire con la politica finora portata avanti nei confronti del cambiamento climatico. Donald Trump recentemente ha dichiarato in più occasioni che non ha intenzione di rispettare gli accordi sul clima di Parigi che vorrebbero tentare di controllare i danni sull’ambiente ponendo un tetto sulle emissioni prodotte da ciascun paese. Per un uomo come Musk, che la sua fortuna l’ha costruita puntando sulle vetture elettriche, sarebbe stato impossibile tacere su una questione rilevante come quella rappresentata dai pericoli del cambiamento climatico.</p>
<p><strong>Musk è uno dei 18 uomini d’affari chiamati dal presidente</strong> a inizio mandato per far parte del Consiglio per il business da affiancare alla nuova amministrazione e che porta il nome di Strategic and Policy Forum. Ma il padre di quel capolavoro d’azienda che è SpaceX – appena reduce da un contratto di 1.6 miliardi di dollari firmato con la Nasa per mandare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale – è anche uno degli uomini chiave del progetto di Trump per le riforme sul lavoro da applicare in America: uno dei temi più importanti per “The Donald” sin dalla campagna elettorale. Elon Musk era già entrato in rotta di collisione con Donald Trump quando il presidente aveva istituito il tanto discusso “travel ban” che vietava l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di 7 paesi a maggioranza musulmana considerati da Trump fonte di pericolo. <strong>Questa volta però Musk non ha intenzione di accettare la decisione del presidente degli USA</strong> e nonostante si sia espresso attraverso dei tweet non si deve sottovalutare il messaggio mandato al presidente statunitense, ovvero: “Se deciderai di uscire dagli accordi di Parigi, abbandonerò il mio ruolo di consigliere”.</p>
<p>L’imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense non è un uomo della politica e solitamente alle parole fa seguire i fatti: per protesta infatti ha già saltato gli ultimi due incontri del Consiglio strategico di cui fa parte. Musk è stato duramente criticato dai media per aver accettato di entrare a far parte della squadra di Trump, ma questo non lo ha mai preoccupato perché era consapevole di quanto il suo contributo avrebbe potuto significare molto per il bene della comunità – lo ha affermato lui stesso &#8211; non solo americana ma anche globale. La sua minaccia non deve quindi esser vista nell’ottica di un attacco personale a Donald Trump, piuttosto come un tentativo di riportare “sulla retta via” il presidente su un argomento di così forte rilevanza come quello del cambiamento climatico che sta, inesorabilmente, cambiando la vita sul nostro Pianeta. Musk non è solo uno degli uomini d’affari più famosi del mondo ma è anche <strong>uno dei pochi che gode del rispetto dei cittadini</strong>, non solo nei confini degli Stati Uniti ma anche in Europa. Se abbandonasse il gruppo dei consiglieri di Trump sarebbe un duro colpo per l’immagine – già messa a dura prova – dell’inquilino della Casa Bianca, non solo per quella di presidente ma anche per quella di valido business-man.</p>
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