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Storia

Ustica, geopolitica di un disastro che è ancora un mistero

L'abbattimento del volo Itavia, il 27 giugno del 1980, non è stati mai chiarito. Le molte ipotesi e il documentario "Il V Scenario".

Il documentario e libro “Il V Scenario” di Luca Chianca, in collaborazione con Alessia Marzi e la consulenza di Claudio Gatti, si propone di fare luce sui misteri che avvolgono il disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980, quando un DC9 Itavia fu abbattuto nei cieli italiani, causando la morte di 81 persone. Questo evento è rimasto un enigma per oltre quarant’anni, con diverse teorie cospirative e indagini che non hanno mai portato a una conclusione definitiva. 

Il contesto dell’incidente

Il DC9 Itavia 870 decollò dall’aeroporto di Bologna diretto a Palermo con un ritardo di circa due ore. Dopo aver sorvolato Firenze, Bolsena e Roma, l’aereo interruppe improvvisamente le comunicazioni con la torre di controllo di Ciampino e scomparve dai radar. Subito dopo le 20:59, iniziarono le operazioni di soccorso, mentre i familiari delle vittime rimanevano in uno stato di angoscia, aspettando risposte che ancora oggi non sono state completamente fornite.

Le prime indagini

Negli anni immediatamente successivi all’incidente, furono avanzate diverse ipotesi riguardanti le cause dell’abbattimento del DC9. Giuliano Amato, che all’epoca era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, riferisce che negli anni Ottanta le famiglie delle vittime si rivolsero al capo dello Stato, che poi coinvolse il primo ministro Bettino Craxi. Nonostante il passare degli anni e numerosi tentativi di fare chiarezza, il mistero rimane irrisolto. Una delle prime teorie considerava un cedimento strutturale dell’aereo, che portò anche alla bancarotta della compagnia Itavia. Tuttavia, successivamente emerse l’ipotesi di un attentato con bomba e infine quella del missile, supportata dal giudice Priore nel 1999.

Il ruolo dei militari

Un aspetto cruciale dell’indagine riguarda l’attività militare nei cieli italiani la notte dell’incidente. Documenti NATO indicano la presenza di almeno cinque aerei non identificati, che volavano con i transponder spenti. Mario Vadacchino, esperto dell’associazione dei parenti delle vittime, sottolinea che tre radar militari avrebbero dovuto tracciare l’itinerario del DC9, ma solo due radar dell’aeroporto di Fiumicino fornirono dati utili. Questo solleva interrogativi sul perché i radar militari non riuscirono a mostrare i tracciati originali, costringendo gli investigatori a basarsi solo sui dati dei radar civili.

L’ipotesi di coinvolgimento israeliano

Chianca e Gatti esplorano approfonditamente l’ipotesi che dietro l’abbattimento del DC9 vi sia un’operazione dell’aviazione israeliana. Diverse testimonianze da parte di cittadini calabresi, come Enrico Brogneri e Sebastiano Stranges, descrivono avvistamenti di aerei da guerra non identificati con ali a delta, simili ai caccia israeliani Kfir. La scoperta di un serbatoio ausiliario di un jet, prodotto negli Stati Uniti e venduto all’aviazione israeliana, nelle acque di Ustica, rafforza ulteriormente questa teoria.

Il contesto geopolitico

Negli anni Settanta l’Iraq, sotto la guida di Saddam Hussein, stava sviluppando un programma nucleare con il supporto di Francia e Italia. Israele, preoccupato per la minaccia esistenziale rappresentata da un Iraq nucleare, intraprese diverse operazioni segrete per sabotare questo programma. Claudio Gatti collega l’abbattimento del DC9 con un’operazione israeliana mirata a intercettare un cargo francese che trasportava uranio arricchito verso l’Iraq. Questa teoria si basa su coincidenze di date e tracciati di volo, suggerendo che il DC9 possa essere stato scambiato per il cargo francese.

Testimonianze cruciali

Interviste esclusive con figure chiave come il generale israeliano David Ivry e il professore emerito Amatzia Baram, esperto della storia del regime di Saddam Hussein, forniscono ulteriori indizi sulla possibile responsabilità israeliana. Ivry, pur negando direttamente il coinvolgimento dell’aviazione israeliana, non esclude operazioni coperte gestite dal Mossad. Anche l’ex consigliere scientifico e vice ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, Daniel Serwer, suggerisce che Israele, insieme ad altre potenze mediorientali, avrebbe avuto le capacità e i motivi per condurre un’operazione così complessa.

L’operazione segreta e i mezzi tecnici

Secondo Shay Hershkovitz, ex ufficiale dell’intelligence israeliana, le forze aeree israeliane erano capaci di compiere missioni a lungo raggio senza essere rilevate, grazie all’uso di sofisticati dispositivi elettronici che bloccavano i radar nemici. La testimonianza del generale Isaac Ben-Israel conferma questa capacità, indicando che gli aerei israeliani potevano volare a bassa quota per sfuggire ai radar, come dimostrato in operazioni precedenti come il bombardamento del quartier generale dell’OLP a Tunisi nel 1985.

Il mistero degli Zombie Aircraft

Documenti e testimonianze rivelano che la notte del disastro, i radar italiani rilevarono diversi “zombie aircraft”, ovvero aerei non identificati, che volavano nei cieli sopra Ustica. Mario Vadacchino mostra i tracciati radar che indicano la presenza di questi aerei, alcuni dei quali potrebbero essere stati coinvolti nell’attacco al DC9. Questi aerei potrebbero appartenere a forze militari non-NATO, e la loro presenza solleva ulteriori interrogativi sulla dinamica dell’incidente.

Il collegamento con il programma nucleare iracheno

Claudio Gatti identifica una possibile connessione tra il disastro di Ustica e il programma nucleare iracheno. Poco prima dell’incidente, un carico di uranio arricchito doveva essere spedito dall’Europa all’Iraq. La teoria suggerisce che l’abbattimento del DC9 potrebbe essere stato un errore di identificazione durante un’operazione volta a impedire questo trasferimento di materiale nucleare. Gatti sottolinea che Israele aveva già intrapreso operazioni simili per sabotare il programma nucleare iracheno, come dimostrato dall’attacco al reattore Osirak nel 1981.

Conclusioni e implicazioni

La combinazione di testimonianze, documenti e analisi presentata in “Il V Scenario” offre una visione dettagliata e convincente che merita ulteriori indagini. L’ex primo ministro Giuliano Amato sostiene la necessità di esplorare seriamente questa pista, considerandola più solida rispetto ad altre già investigate. Questo articolo rappresenta un tentativo di fornire chiarezza e risposte a uno dei misteri più duraturi della storia italiana, per richiamare l’attenzione su questioni di trasparenza e giustizia per le vittime e i loro familiari.

In sintesi, “Il V Scenario” di Luca Chianca e Claudio Gatti è un lavoro di giornalismo investigativo che non solo esplora le complessità geopolitiche dietro il disastro di Ustica, ma solleva anche importanti domande su verità e responsabilità, offrendo nuove prospettive su un evento che ha segnato profondamente l’Italia.

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