“Se non ci fosse stato Israele, gli Stati Uniti avrebbero dovuto inventarlo per proteggere i loro interessi in Medio Oriente”; parola di un giovane Joe Biden durante un’arringa infuocata pronunciata in Campidoglio nel lontano 1986 in difesa della politica estera americana, storicamente e pragmaticamente filoisraeliana sin dal secondo dopoguerra.

Il giovane Biden aveva ragione: gli Stati Uniti possono (sperare di) controllare il Medio Oriente fintanto che godono del supporto di fidi e validi alleati quali sono stati Israele e l’Arabia Saudita dalla guerra fredda ad oggi. Perché se cadesse una di queste colonne portanti, il sistema collasserebbe su se stesso, soverchiato e condotto all’implosione da un’anarchia che, lungi dall’essere produttiva, risulterebbe semplicemente ed inutilmente pervasiva e virulenta. E Israele e l’Arabia Saudita, al tempo stesso, abbisognano di un’alleanza adamantina con gli Stati Uniti per ragioni di sicurezza nazionale, in quanto entrambi accerchiati da potenziali minacce esistenziali.

Storia e politica hanno trasformato Stati Uniti ed Israele in un tutt’uno perfettamente amalgamato e inscindibile, ma dietro alla vetrina luccicante si cela una realtà costellata di inganni, diffidenze, spionaggio, tradimenti e persino di stragi, che, se debitamente analizzata, può risultare utile a comprendere la complessità di uno dei rapporti più incompresi della contemporaneità.

A 35 anni dal terremoto Pollard

Un 4 giugno come oggi, ma del 1986, l’analista di intelligence Jonathan Jay Pollard sconvolgeva l’America ammettendo di aver trafugato documenti secretati per conto di Israele. Condannato all’ergastolo in base all’Espionage Act, Pollard sarebbe diventato il primo (e unico) cittadino statunitense ad essere condannato per la conduzione di attività spionistiche per conto di una nazione alleata.

Nato in una famiglia statunitense di religione ebraica, Pollard cercò di giustificare il proprio operato ai giudici spiegando di aver agito su impulso di un sentimento inestinguibile di “doppia lealtà” (dual loyalty) – provato nei confronti di Stati Uniti (famiglia adottiva) ed Israele (patria ancestrale) – e perché convinto che il governo americano stesse minando la sicurezza nazionale dell’alleato mediorientale nascondendogli determinate informazioni geopolitiche e militari.

Jonathan Jay Pollard
Jonathan Pollard a New York nel 2015

Pagato fior di quattrini da Aviem Sella, un veterano dell’Aviazione israeliana di stanza negli Stati Uniti, Pollard ricevette ogni mese uno stipendio parallelo di 2.500 dollari dell’epoca (l’equivalente di 6mila dollari attuali) in cambio di documentazione segreta relativa ad una vasta gamma di argomenti, come Medio Oriente, Cina e sorveglianza elettronica, che non è mai stata svelata al pubblico nella sua interezza.

Arrestato il 21 novembre 1985, al termine di tre anni di possibile attività spionistica – di cui uno documentato fotograficamente e videograficamente – e dopo aver cercato rifugio nell’ambasciata israeliana a Washington, Pollard avrebbe continuato ad invocare il supporto del governo israeliano nei mesi e negli anni seguenti, peggiorando ulteriormente la propria posizione e arrecando grande danno ai rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Pollard e gli altri incidenti

Il caso Pollard ha contribuito a palesare quello che sembra essere l’effettivo rapporto di forza tra gli Stati Uniti ed Israele, con i primi che, eventualmente, hanno liberato la spia – perdonata da Barack Obama nel 2015 e trasferitasi lo scorso anno in Terra Santa, dove è stata accolta trionfalmente – e il secondo che, all’epoca del processo, acconsentì di collaborare alle indagini soltanto una volta ottenuta l’immunità totale per i propri agenti coinvolti nell’operazione.

Ma oltre al caso Pollard c’è di più – molto di più –; un universo parallelo e caliginoso, nonché incredibilmente vasto, costellato di strani incidenti, scandali spionistici, muri di diffidenza e persino di stragi. In quest’universo alternativo, dove sembra che Stati Uniti ed Israele siano più rivali che alleati, alcuni eventi risaltano per gravità fattuale e fragore mediatico:

Il caso Pollard e gli accadimenti di cui sopra sono la prova che quello fra Stati Uniti ed Israele è un rapporto meno cristallino e solido di quanto si tenda a credere comunemente, perché avvezzi a leggere ed interpretare le relazioni internazionali sotto l’influsso spaesante di analisi parziali che non riescono a penetrare sotto la superficie. Le alleanze perfette non esistono, perché ogni Stato ha le proprie ragioni – a volte coincidenti, altre volte collidenti –, e l’universo alternativo in cui Stati Uniti ed Israele si spiano, si fronteggiano e diffidano l’uno dell’altro come se fossero dei rivali, ne è prova provante e dimostrazione lapalissiana.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE