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Il totalitarismo nazionalsocialista e quello stalinano sono associati ad alcuni dei più efferati crimini commessi nella storia del Novecento. Guardando alla tragica storia tra l’inizio delle campagne di collettivizzazione di massa in Unione Sovietica a inizio Anni Trenta e la fine della Seconda guerra mondiale culminata nella distruzione del Terzo Reich si nota che buona parte dei crimini di Hitler e Stalin ebbero come teatro un’area sovrapponibile dell’Europa orientale compresa tra la Polonia, i Paesi baltici, la Bielorussia e l’Ucraina. In cui furono sterminate milioni di persone in larga parte inermi.

I massacri dei due totalitarismi

Lo storico Timothy Snyder nel saggio Terre di sangue ha sottolineato l’importanza di analizzare questa area d’Europa come vittima parallelamente delle efferatezze staliniane e di quelle naziste. Dall’inizio degli Anni Trenta all’inizio della seconda guerra mondiale fu l’Unione Sovietica a produrre i maggiori massacri con l’Holodomor, la devastante carestia ucraina, le collettivizzazioni forzate delle campagne e le deportazioni nei Gulag culminate nel Grande Terrore tra il 1937 e il 1938; il Patto Molotov-Ribbentrop di non aggressione siglato nell’agosto 1939 e durato fino alla tragica giornata del 22 giugno che sancì l’inizio dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica aprì la strada alla spartizione della Polonia e a una fase in cui i due regimi furono complici dell’annientamento dell’identità sociale, politica e culturale della nazione occupata.

Dopo il 1941, infine, furono i tedeschi a sdoganare la componente più efferata e violenta dei loro crimini. Nelle “terre di sangue” ebbe luogo l’omicidio in massa degli ebrei di tutta Europa, nel loro territorio avevano sede le fabbriche della morte naziste (Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Belzec, Majdanek), furono compiuti eccidi di massa e fucilazioni, almeno tre milioni di prigionieri di guerra sovietici furono fatti morire di fame. Le “terre di sangue” furono oggetto della competizione incrociata tra il Reich e la potenza comunista, ma sostanzialmente, anche da nemiche, sia il Reich che l’Urss siano stati di fatto complici in un progetto che, per fini diversi, mirava però allo stesso obiettivo di fondo: annullare ogni identità culturale, politica e sociale dei Paesi delle “terre di sangue”, non a caso spartiti brutalmente da Molotov e Ribbentrop nel patto del 1939, assimilandoli forzatamente ai russi e ai tedeschi.

Una conta di morti impressionante

Oggigiorno – giustamente – spaventano e raccapricciano i pensieri riguardanti i 6 milioni di ebrei assassinati nel quadro della “Soluzione finale” nazionalsocialista. Ebbene, gli ebrei sterminati dai tedeschi nelle camere a gas, nelle repressioni di massa, con le fucilazioni, attraverso le marce della morte e la privazione del cibo non ammontano nemmeno alla metà complessiva dei morti delle “terre di sangue”, che Snyder calcola complessivamente in 14 milioni.

Questo numero, come quello di tutti i genocidi della storia, non significherebbe nulla se non fosse confrontato al pensiero che ogni decesso corrisponde a un’esistenza umana interrotta tragicamente. Dal prigioniero del gulag fatto morire di fame alla bambina ucraina perita assieme alla sua famiglia di carestia, dalla giovane madre ebrea morta in Bielorussia dopo l’invasione tedesca alle innumerevoli vite divorate dai lager, Snyder prova a dare umanità e individualità a alcune di queste.

La conta dei morti si snoda lungo un decennio ed è impressionante: il martirio delle “terre di sangue” ebbe inizio con i 3 milioni di morti della carestia “politica” imposta da Stalin all’Ucraina a inizio Anni Trenta; proseguì con i circa 700mila morti del Grande Terrore, in larga misura contadini e membri di minoranze nazionali fucilati; 200mila polacchi furono uccisi da tedeschi e sovietici nella repressione del 1939-1941; 4 milioni di persone morirono di fame e stenti in Unione Sovietica dopo l’invasione tedesca, 5,4 dei 6 milioni di ebrei periti durante l’Olocausto furono sterminati nelle “terre di sangue” e le operazioni anti-partigiane, le repressioni di massa e le vendette incrociate contro i partigiani tra Polonia, Bielorussia, Ucraina reclamarono un tributo di un ulteriore mezzo milione di vittime.

“A grande distanza di tempo si può scegliere di paragonare o meno i sistemi nazista o sovietico”, scrive Snyder, riferendosi a un’annosa polemica politica che divide l’Europa. “Le centinaia di milioni di europei che furono sottoposti a entrambi i regimi non poterono permettersi questo lusso”. E spesso finirono per essere vittime di entrambi i regimi o carnefici involontari. Per un ufficiale polacco nel 1939 la scelta di arrendersi ai tedeschi o ai sovietici presentava analoghe incognite; un ebreo polacco fuggito in Unione Sovietica tra il 1939 e il 1941 poteva finire in un gulag o essere riconsegnato ai nazisti; un cittadino ucraino poteva subire una rappresaglia tedesca o entrare a far parte di un gruppo partigiano, oppure scegliere un collaborazionismo spesso deciso come via di fuga dall’incertezza; in Bielorussia l’arruolamento forzato al lavoro al servizio dei tedeschi o il reclutamento da parte dei partigiani dipendeva spesso da singoli rastrellamenti; spesso diversi militari sovietici caduti prigionieri scelsero l’arruolamento con la Germania nazista come unica alternativa alla morte per fame.

La sovrapposizione tra le violenze naziste e quelle sovietiche portò al parossismo la pressione storica sull’Europa orientale, ma diede anche vita a una fase unica, nella sua tragicità, dei rapporti tra Berlino e Mosca, dato che per il professor Salvatore Santangelo, attento studioso delle relazioni tra Mosca e Berlino, “la Russia non ha avuto rapporti altrettanto intensi quanto quello costruito con la Germania. Un rapporto fatto anche di tragedie e orrori, che hanno avuto il proprio culmine nella Seconda guerra mondiale”, la quale ha segnato uno spartiacque storico fondamentale per l’Europa orientale. E non è un caso che per quasi tutti gli Stati che si trovano ancor oggi tra i russi e i tedeschi oggigiorno l’incubo strategico, dopo le divisioni della Guerra Fredda e la fine del comunismo sovietico, sia una piena saldatura tra Mosca e Berlino sotto forma di asse economico, energetico, geopolitico che li tagli fuori. I retaggi del passato non si possono cancellare dalla memoria dei popoli quando di mezzo ci sono le terre di sangue.