Storie – Lima 85: l’avamposto segreto della CIA per colpire i vietcong

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Storia /

Pochi hanno sentito parlare del Lima Site 85, avamposto segreto creato dalla CIA in una remota altura del Laos durante la guerra in Vietnam per ospitare un nucleo di specialisti dell’aviazione riuniti in clandestinità al fine di “assistere” i raid condotti dagli aerei dell’Us Air Force e dell’Us Navy contro il sentiero di Ho Chi Min: la linea di rifornimento essenziale per i nordvietnamiti appoggiati da Unione Sovietica e Cina comunista che consentiva di infiltrarsi attraverso le montagne e sostenere con armi, munizioni e uomini, i vietcong del Fronte Nazionale di Liberazione del Vietnam del Sud.

Questo raggruppamento di specialisti e ufficiali della CIA, poco armati e con addestramento al combattimento ridotto al minimo – si trattava di tecnici esperti, non di un commando con capacità operative – era posto sotto la protezione di miliziani laotiani che non riuscirono a respingere l’assalto dei nordvietnamiti. Abbandonati a se stessi, gli americani dovettero difendersi con i pochi fucili d’assalto M-16, granate e poche mitragliatrici leggere in attesa dell’evacuazione.

Se stiamo riparlando di questa storia dopo tanti anni, è perché il Pentagono ha annunciato di aver identificato alla fine di giugno i resti di uno dei caduti, il sergente David Price. Il ritrovamento è stato reso possibile grazie a una collaborazione con le autorità vietnamite che non hanno mai smesso di ispezionare Lima 85. Questa è la storia della CIA e di quel giorno di guerra clandestina combattuta in Laos.

La CIA in Laos

La Cia in Laos operava dal molto prima che la Guerra del Vietnam assumesse l’entità di una conflitto convenzionale come conseguenza dell’incidente del Golfo del Tonchino. Agosto del 1964. Nel 1965, la politica statunitense in Laos si era “evoluta in una strategia di guerra contro il Pathet Lao comunista” per “riprendere il controllo delle remote e montuose province settentrionali”, in particolare Louang Phrabang, scrivono gli storici dell’agenzia, che includeva quella che veniva considerata la strategica Piana delle Giare e la roccaforte comunista di Samneua, dove si trovava Phou Phathi, Montagna Sacra.

A causa delle “restrizioni imposte alla presenza e alle operazioni militari in Laos da accordi internazionali” che nell’ampliarsi della portata del conflitto in Vietnam si resero “sempre più irrilevanti”, la guerra in Laos, e non meno in Cambogia, divenne quasi esclusiva responsabilità della CIA. Che attraverso le sue tattiche di guerriglia operava più o meno segretamente per finanziare, armare e addestrare gruppi di armati per la contro-risurrezione da affiancare alla fazione reale fedele alle precedenti posizioni filo-occidentali, che aveva già subito un duro colpo nella guerra d’Indocina. Le operazioni erano iniziare nel 1959 attraverso il rifornimento dei laotiani da parte della compagnia di trasporto aereo Air America. Segretamente gestita dalla CIA e già allora impiegata nelle operazioni AmbidextrousHotfoot e White Star, per addestrare le forze armate regolari del Laos.

Una base segreta per colpire Ho Chi Min

La base codificata come Lima 85 era stata già oggetto di “attenzione” da parte dei nordvietnamiti, che cercarono di attaccarla a più riprese. Famoso il bombardamento lanciato nel gennaio del 1968 da quattro biplani di fabbricazione sovietica AN-2 che lanciarono “a gravità” colpi di mortaio, che si concluse con la mitica battaglia tra un aereo nordvietnamita e un elicottero UH-1D Huey di Air America che riuscì ad abbatterlo a colpi di Ak-47 dopo una brillante manovra. Ma perché era così importante?

Nel piccolo spiazzo di terra brulla contornato di baracche di lamiera verde oliva, designato come Site 85, gli americani avevano stabilito una base-radiofaro che guidava i piloti dei cacciabombardieri sull’obiettivo grazie all’istallazione nel 1966 di un’antenna TACAN (Tactical Air Navigation) e di un radar AN/TSQ-81 che erano in grado di fornire una stima precisa del punto di impatto delle bombe. Secondo le informazioni divulgate in seguito, il sito Lima 85 dirigeva il 55% di tutte le operazioni di bombardamento contro il Vietnam del Nord.

Gli specialisti dell’Us Air Force prestati alla CIA ma comunque inquadrati nel 1st Combat Evaluation Group, erano niente altro che gli operatori radar addetti al funzionamento di questi due sistemi posti sotto la protezione di miliziani Hmong che erano stati addestrati e riforniti dagli americani. La CIA e il servizio informazioni della USAF si attendevano un attacco e avevano dei piani di evacuazione del personale se e quando il “rischio per il sito si fosse fatto troppo elevato”, oltre ad aver fornito una sommaria formazione sulla difesa ai radaristi.

Ciò nonostante, la sera del 10 marzo del 1968 un intenso fuoco di sbarramento d’artiglieria annunciò l’attacco in forze da parte dei nordvietnamiti e dei Pathet Lao laotiani, che avevano capito da tempo l’importanza di Lima 85 e per questo lanciarono alla conquista della posizione sul pendio ben 3 battaglioni. In complesso 3.000 uomini. Tra loro c’erano anche dei disertori Hmong che avevano probabilmente fornito informazioni utili ad aggirare le posizioni difensive, affrontando il pendio dal versante migliore. L’evacuazione era prevista per l’alba come ultima ratio. Ma per molti non ci sarebbe stata nessuna alba.

Alla mezzanotte del 10 marzo i vietnamiti uccisero i primi operatori americani che si erano asserragliati nelle baracche difendendosi come potevano con le armi leggere dategli in dotazione, mentre richiedevano supporto aereo dando le coordinate delle posizioni nemiche che avevano circondato il pendio. Alle prime luci dell’alba elicotteri dell’Air America sorvolarono il sito 85 di Lima per iniziare l’evacuazione sotto la copertura di cacciabombardieri A-1 Skyraider dell’Us Air Force e i primi elicotteri di Air America evacuarono due ufficiali della CIA e 5 operatori sotto il fuoco. Era stata confermata la morte di 8 americani, mentre altri 11 vennero dichiarati dispersi.

Non appena fu certo che Lima 85 era stata catturata, la struttura in cima alla montagna venne distrutta da un raid condotto dagli stessi bombardieri statunitensi che erano stati guidati per due anni dai radar. Tutti gli operatori, morti negli scontri a fuoco o catturati dai nordivietnamiti vennero riportati come Pow o Mia, rispettivamente prigionieri di guerra o dispersi in azione. Ma nessuno al Pentagono rivelò mai come erano andate veramente le cose. Lima 85 e la battaglia che aveva portato alla sua distruzione doveva rimanere una questione Top-Secret.

Un segreto mantenuto a lungo

L’intera operazione e il suo triste epilogo rimasero un segreto militare per molti anni. Fino al 1988. Il rapporto stilato dai nordvietnamiti, appreso e tradotto solo nel 1998. Tutte le informazioni collegate e classificate. Compreso il conferimento di onorificenze.

Dopo la declassificazione del rapporto degli eventi legati a Lima Site 85 e alla battaglia che aveva portato alla completa distruzione della base e alla morte confermata di 13 membri della squadra – dichiarati falsamente come missing in action – che secondo i rapporti dovevano essere evacuati quando erano ormai chiare le intenzioni dei vietnamiti, i “fatti” del Lima Site 85 vennero ripresi in considerato e le azioni di questi “soldati segreti” prese in seria considerazione. A Richard Etchberger , morto l’11 marzo nella battaglia, venne conferita della Medal of Honor nel 2010. La più alta onorificenza concessa negli Stati Uniti.

Solo le visite e le ispezioni postbelliche al sito portarono all’identificazione delle spoglie mortati di alcuni operatori statunitensi, nel 2005 e nel 2012. L’ultimo è stato David Price. Sergente dell’Us Air Force identificato nel giugno del 2024. A cinquantaseienni dalla sua morte sotto il fuoco dei vietcong.