Skip to content
Storia

Sette giorni al fiume Reno per prepararsi alla fine del mondo

Nel 1979, con l’ingresso della Guerra fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica in una fase di surriscaldamento, evidenziato dalla guerra civile in Nicaragua e dall’insorgenza in Afghanistan, i membri del Politburo avevano iniziato a pensare che la materializzazione del...

Nel 1979, con l’ingresso della Guerra fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica in una fase di surriscaldamento, evidenziato dalla guerra civile in Nicaragua e dall’insorgenza in Afghanistan, i membri del Politburo avevano iniziato a pensare che la materializzazione del peggiore degli scenari, il conflitto nucleare, stesse avvicinandosi.

Nel 1979, mentre i portuali polacchi davano inizio a una ribellione destinata ad assumere la forma di una rivoluzione, il Cremlino ordinava ai suoi strateghi di realizzare un’elaborazione scenariale avente come oggetto una guerra nucleare tra NATO e Patto di Varsavia della durata di sette giorni. Elaborazione che avrebbe preso il nome di Sette giorni al fiume Reno.

Pronti all’Apocalisse nucleare

Sette giorni al fiume Reno (Семь дней до реки Рейн) era il nome di uno scenario di guerra di natura top secret, e tale rimasto per più di vent’anni, sviluppato dagli strateghi militari dei paesi membri del Patto di Varsavia. Obiettivo: avere un piano da seguire in caso di guerra nucleare tra i blocchi.

Lo scenario iniziava con uno strike dell’aviazione della NATO sulla valle del Vistola, lungo il confine ceco-polacco, capace di cagionare la morte immediata di due milioni di persone e di distruggere la forza operativa della Polonia. Il Patto di Varsavia, a quel punto, avrebbe reagito con una serie di contro-strike su Belgio, Danimarca, Germania Ovest, Italia nordorientale e Paesi Bassi.

Regno Unito e Francia, secondo gli strateghi del Patto di Varsavia, avrebbero dovuto essere escluse dalla rappresaglia atomica. La convinzione prevalente, infatti, era che i due paesi avrebbero attinto ai loro arsenali atomici soltanto se l’Unione Sovietica avesse compiuto attacchi nucleari sulle loro città. La Francia, per di più, all’epoca era uscita dal comando militare dell’Alleanza, su decisione di Charles de Gaulle, e i sovietici erano dell’idea che l’Eliseo non avrebbe aggravato ulteriormente la guerra se rassicurato sul suo circonscrivimento.

Distruzione mutua assicurata o pace atomica?

La simulazione prevedeva lo sprigionamento di 7,5 megatoni dall’utilizzazione degli armamenti atomici in sette giorni, cioè poco più di un megatore al giorno. Un quantitativo limitato, se si considera che la Bomba Zar era in grado di liberarne 50-55 (di megatoni), ma elevato abbastanza da permettere, stando agli analisti, la semidistruzione di Esbjerg, Monaco di Baviera, Norimberga, Padova, Roskilde, Stoccarda, Verona, Vienna e Vicenza.

Nessuna distruzione mutua assicurata. Nessun inverno atomico. Nessun rintocco della mezzanotte dall’orologio dell’apocalisse. I sovietici erano convinti che il tit-for-tat, se limitato ai “membri sacrificabili” dell’Alleanza, non avrebbe condotto alla terza guerra mondiale. Gli Stati Uniti, secondo gli analisti sovietici, avrebbero aperto un canale diplomatico per evitare l’espansione degli strike sul resto d’Europa nel nome della realpolitik.

I sette giorni di funghi atomici, nel complesso, sempre secondo gli analisti del Patto di Varsavia, avrebbero persino potuto giovare alle due superpotenze, rinnovando l’equilibrio tra i blocchi su impulso della breve ma intensa manifestazione del terrore. Manifestazione che fortunatamente non ha mai avuto luogo, perché le due superpotenze dimostrarono un incredibile pragmatismo nei momenti più bui della Guerra fredda, nella consapevolezza, forse, dell’imprevedibilità di una guerra nucleare.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.