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Ernest Hemingway è stato molte cose: uno degli scrittori più influenti del XX secolo, un soldato, un reporter, un cacciatore e un tragico suicida, ma è stato anche una spia?

Secondo un ex membro e curatore del museo della Cia, la principale agenzia d’intelligence statunitense, la penna della “Generazione Perduta” che ha vergato romanzi indimenticabili come Addio alle armi, Per chi suona la campana, e dozzine di racconti brevi scritti al fronte – della Spagna straziata dalla Guerra civile e alla Francia come teatro della più grande operazione militare mai vista nella storia – sarebbe stato coinvolto nelle attività di spionaggio dell’Oss, avrebbe avuto a che fare con la Cia ma, ben più importante, anche con l’Nvkd, il Commissariato del popolo per gli affari interni che diede i natali al Kgb, e forse non solo quello, considerata la preoccupazione, o paranoia, nutrita dall’onnipotente capo dell’Fbi John Edgar Hoover nei suoi confronti.

Secondo le ricostruzioni dello storico Nicholas Reynolds, che ha svolto questo ruolo “ufficiale” per il Corpo dei Marines, ma ha anche lavorato per la CIA in diverse vesti, oltre ad essere stato professore presso il Naval War College e la Johns Hopkins University, l’impegno politico di Hemingway, che alcuni hanno definito al pari di George Orwell un “cripto-comunista“, potrebbe essersi evoluto in un coinvolgimento nello spionaggio e nell’intelligence.

Nel suo libro “Writer, Sailor, Soldier, Spy: Ernest Hemingway’s Secret Adventures” – qualcuno troverà una certa assonanza tra il titolo scelto da Reynolds e quello del romanzo di spionaggio pubblicato nel 1974 da John le Carré – il curatore del museo dell’agenzia affronta la scoperta fatta durante l’allestimento di una mostra incentrata sull’operato dell’Office of Strategic Services, il primo servizio segreto americano unificato creato “in corsa” dopo che gli Stati Uniti dichiararono guerra alle potenze dell’Asse nella Seconda Guerra Mondiale.

Una perfette spia americana?

Il servizio segreto americano, che doveva subentrare all’Fbi e ai servizi informazioni di Esercito e Marina, venne posto sotto il comando di William Donovan che aveva attinto a “uomini e donne provenienti dall’alta società della costa orientale americana” trovando agenti segreti di eccelso e discutibile talento tra le confraternite della Ivy League, a Wall Street e a Hollywood, e secondo le ricerche di Reynolds, potrebbe aver reclutato anche il grande scrittore americano Ernest Hemingway: un tipo d’uomo che non era certo privo del coraggio e del savoir-faire che si addicono a una spia.

Lo storico parla di un “collegamento casuale” che aprì un vaso di Pandora. Un evento preciso: “Ernest Hemingway e il colonnello David K. E. Bruce dell’OSS avevano “liberato” il bar del Ritz di Parigi dai tedeschi nell’agosto del 1944“; un albergo, vale la pena ricordarlo, che al tempo era frequentato da una certa Coco Chanel, che si sospettava essere non solo intima amica di Walter Schellenberg, agente segreto e vertice della Gestapo a Parigi, ma spia doppiogiochista e informatrice dell’Abwehr, il servizio segreto della Germania nazista. Il suo nome in codice: Westminster.

Hemingway “non sarebbe stato affatto fuori posto nell’Oss“, asserisce Reynolds nei suoi scritti. Come tutti gli avventurieri e gli uomini d’azione con un intelletto sopra la media, “amava i segreti” ma soprattutto il “vantaggio” che essi concedono a chi li conosce. Del resto, era già noto a Sun Tzu come in guerra, più della potenza militare, conti la capacità di ottenere le informazioni sul nemico:”… le spie sono l’elemento più importante in guerra e da loro dipende la capacità di movimento dell’armata“. Ma il vero punto è che Hemingway potrebbe non essere stato soltanto una spia americana.

La pista sovietica

Archivio dopo archivio, lettera dopo lettera, stralcio di informazione dopo informazione, quello che viene tracciato è il profilo di quella che potrebbe essere stata una spia dilettante. Un volto di Hemingway “diverso” dai tanti che abbiamo conosciuto.

Secondo Nicholas Reynolds, lo scrittore si era cimentato “quasi ossessivamente in varie forme di spionaggio e di combattimento in due continenti dal 1937 in poi, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale“, dai campi di battaglia in Spagna, dove scrisse racconti come La farfalla e il carro armato, ai vicoli dell’Avana, fino alle acque dell’Atlantico infestato dai sottomarini nazisti. Si dice che, a bordo della sua nave da pesca Pilar, pattugliasse le acque a Nord di Cuba alla ricerca di U-Boot, prendendo pagine e pagine di appunti in codice ma ottenendo un solo avvistamento.

Ad Hemingway è sempre piaciuto “gravitare attorno agli irregolari, uomini e donne che operavano per conto proprio e si tenevano lontani dai riflettori” per comporre i suoi reportage e trarre ispirazione per i suoi romanzi, ma il caso vuole che è proprio tra gli irregolari e gli uomini e le donne che agiscono nelle zone grigie che si nascono e proliferano le spie e i loro reclutatori. Uomini come Alexander Vassiliev, ufficiale del Kgb, il servizio segreto sovietico, che avvalora il possibile reclutamento di Hemingway nel vecchio Nkdv, il Commissariato del popolo per gli affari interni che ha svolto le funzioni di servizio segreto nell’Unione Sovietica dal 1934 al 1946.

Dalla Cina alla Guerra Fredda

Le prove di Vassiliev sembravano solide, afferma lo storico: i documenti mostravano che un agente sovietico aveva reclutato Hemingway “per lavorare su comuni basi ideologiche”, come confermerebbero i materiali contenuti nei registri dell’era staliniana delle operazioni di intelligence sovietiche contro gli Stati Uniti, consultati e riportati in ampi quaderni di documenti trascritti e citati nel libro Spies: The Rise and Fall of the KGB in America, scritto da J. Haynes, H. Klehr e dallo stesso Vassiliev.

Nelle vesti di “spia dilettante”, Hemingway sarebbe stato reclutato prima di recarsi in Cina nel 1941 e avrebbe ricevuto il nome in codice di Argo. Secondo l’ex agente del KGB, lo scrittore americano “espresse ripetutamente il suo desiderio e la sua disponibilità ad aiutarci” quando incontrò agenti sovietici a L’Avana e a Londra negli anni Quaranta. Ma, considerate la scarsa rilevanza delle informazioni fornite, i contatti con “Argo cessarono alla fine del decennio“. Per questo, non è da escludere l’ipotesi di un gioco pericoloso condotto da uno scrittore tanto coraggioso quanto scapestrato, che forse era solo alla ricerca di un’esperienza adrenalinica come spunto per uno dei suoi romanzi.

Prima di suicidarsi nel 1961, Ernest Hemingway — depresso e disilluso — aveva dichiarato di essere stato messo sotto sorveglianza dall’FBI. Una “paranoia” che si rivelerà estremamente concreta, quando il disseppellimento di documenti classificati confermerà i timori di J. Edgar Hoover, direttore del Bureau, che temeva il legame stretto dallo scrittore con il leader cubano Fidel Castro.

Secondo Mr. Reynolds, Hemingway temette sempre che, negli anni più feroci della “caccia alle streghe” del maccartismo, l’Fbi potesse scoprire l’indicibile segreto che il papa della letteratura americana del XX secolo aveva nascosto per oltre vent’anni: il suo timido fallimento come informatore dello spionaggio sovietico. Una verità che avrebbe potuto distruggere la sua reputazione, nonostante a giustificazione della “comune lotta al nazifascismo” prima dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, cancellando in un attimo anche quella che viene tuttora ricordata come una collaborazione ben più fruttuosa con l’intelligence americana durante la guerra.

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