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Nelle acque dell’Atlantico del Nord, sulle rotte che portano verso i ghiacci dell’Artico, sono stati ritrovati i resti del cutter Uss Bear, il leggendario veliero a stelle e strisce che fu in servizio dal 1874 al 1948 e che affondò nel 1963 dopo esser stata inghiottita da una tempesta mentre si trovava vicino a Cape Island, nella Nuova Scozia.

La National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ha comunicato di aver concluso dopo due decenni le ricerche della Bear, nave che ha prestato servizio a lungo nella Guardia Costiera a stelle e strisce, alla cui storia ha profondamente contribuito.

Una storia che sfocia nella leggenda quando si parla della Bear. Talmente centrale nell’epopea dei guardian da dare il nome, “Bears”, orsi, ai cadetti della Costal Guard Academy con sede in Connecticut. Dopo due anni di indagini dall’individuazione del relitto, i tecnici della Noaa sono finalmente arrivati a ritrovare il relitto di questa nave piena di storia.

Lunga 60 metri e costruita in Scozia, nei cantieri di Dundee, la Bear prestò servizio nella colonia britannica del Newfoundland fino al 1884 prima di essere acquisita dal governo Usa.

Dopo un passaggio al servizio delle spedizioni artiche e uno nel corpo Cutter della Marina, la Bear finì infine nella Guardia Costiera poco prima della Grande Guerra. Ogni estate la Bear partiva da Oakland, California, per raggiungere il Territorio dell’Alaska, non ancora assimilata come Stato, navigando cinque mesi l’anno nella Bering Sea Patrol. Fino al 1926 fu impegnata a contrastare il bracconaggio nell’Artico, a soccorrere balenieri naufragati e a stroncare traffici illeciti. Inoltre, gli equipaggi della Bear portavano avanti attività di scorta alle navi in movimento tra i ghiacci, operavano osservazioni astronomiche e geologiche e avevano la facoltà di arrestare i contrabbandieri e i criminali colti in flagranza di reato.

Nel 1886 la Bear imbarcò il primo ufficiale afroamericano nominato comandante di nave nella storia Usa, Michael Healy, che guidò fino al 1895 la “guardiana dei ghiacci” in una delle sue principali missioni artiche; la nave anticipò nella pervasività dei suoi movimenti le moderne rompighiaccio, spingendosi spesso ai limiti del Circolo polare artico.

William Thiesen, storico della Guardia Costiera, ha dichiarato alla Nbc che la Bear ha performato “alcuni dei più coraggiosi salvataggi della storia artica”, contribuendo inoltre a “rifornire i Nativi Americani affamati” in tempi di necessità. Inoltre, contribuì a “trasportare dottori e medicine durante l’epidemia dell’influenza spagnola”.

Nel 1926 la Bear aveva mezzo secolo di vita alle sue spalle e una carriera gloriosa. Passò per oltre un decennio a servizi meno attivi, sotto la proprietà della città di Oakland, prima di seguire il viceammiraglio Richard Byrd nella sua seconda spedizione nel Pacifico e, tra il 1939 e il 1941, alla United States Antarctic Service Expedition. Ma sarebbe stata la Seconda guerra mondiale a dare a questa importante nave la sua fase di vera gloria.

Catapultata da un polo all’altro, nel 1941 la Bear prestò servizio nella Greenland Patrol della Us Navy che operava missioni tra i ghiacci del Nord per prevenire operazioni di infiltrazione e presidiare i territori artici occupati dagli Usa per impedire che cadessero sotto il controllo della Germania nazista. Poco prima dell’ingresso degli Usa nella seconda guerra mondiale sequestrò la Buskø, nave norvegese che forniva informazioni meteo ai tedeschi, e negli anni successivi fino al 1944 restò operativa nell’attività di monitoraggio. Questo rese la Bear una delle ultime navi a vela ad aver servito in teatri bellici e l’unica nave ad aver preso il mare nelle tre maggiori guerre intraprese dagli Usa a cavallo tra XIX e XX secolo: guerra ispano-americana (1898), Prima guerra mondiale (1917-1918), Seconda guerra mondiale (1941-1945). Dopo la radiazione, negli anni successivi passò più volte di mano e quando la burrasca la portò negli abissi nel 1963 era destinata a fungere da base per un ristorante galleggiante. Come se il mare avesse voluto reclamare per sé il legame di una sua antica peregrinatrice, di una guardiana dei ghiacci dei due Poli troppo dinamica e piena di storia per essere, in fin dei conti, condannata a un futuro statico.