Nel 1981, in piena Guerra Fredda, un alto ufficiale del KGB, Vladimir Vetrov, decide di voltare le spalle al suo paese e offrire i suoi servizi alla DST, il servizio segreto interno francese. Vetrov, che aveva già assaporato la vita a Parigi tra il 1965 e il 1970, sentiva un affetto speciale per la Francia. E così, sotto il nome in codice “Farewell”, trasmette da Mosca quasi 3.000 documenti rivelatori sullo spionaggio tecnologico sovietico in Occidente.
Per oltre un anno, Vetrov fornisce alla DST più di 400 nomi di agenti sovietici operanti in Francia e all’estero. Queste informazioni vengono condivise con gli americani, che ne confermano l’importanza strategica. Tuttavia, il KGB non è lento a reagire: Vetrov viene arrestato, smascherato e giustiziato nel 1983, con modalità che restano tuttora avvolte nel mistero.
Questa operazione è stata salutata come il più grande successo del controspionaggio francese durante la Guerra Fredda. Ma è opportuno mettere le cose in chiaro: Farewell non fu l’operazione decisiva che portò alla caduta dell’URSS, come qualcuno potrebbe suggerire. È essenziale inquadrare l’operazione nel contesto più ampio delle grandi manovre di intelligence dell’epoca. Parliamo di controspionaggio offensivo, un gioco pericoloso e clandestino che implica l’infiltrazione nel cuore dei servizi avversari. In questo caso, nella roccaforte del KGB a Mosca.
La DST, con questa operazione, ha di fatto superato i confini del suo mandato tradizionale, che era la sicurezza interna. Logicamente, avrebbe dovuto passare il dossier al SDECE, il servizio preposto alle missioni all’estero. Ma rivalità interne, la stretta sorveglianza del SDECE a Mosca e sospetti di infiltrazioni del KGB portarono la DST a gestire l’operazione. Mancando di un’infrastruttura adeguata, i francesi si appoggiarono a un rappresentante di Thomson-CSF e a un addetto militare per la trasmissione delle informazioni.
La segretezza era tale che anche all’interno della DST si temeva una manovra di disinformazione da parte dei sovietici, noti per la loro maestria in questo campo. Ma il successo non può essere negato, benché sia importante relativizzarlo: è stato l’unico grande colpo messo a segno contro i sovietici da parte francese durante la Guerra Fredda. Inoltre, fu Vetrov a proporsi alla Francia, non il contrario.
Comparato ai successi americani, Farewell appare meno impressionante. La CIA, per esempio, ha potuto contare su Dmitri Poljakov, un ufficiale del GRU che per 25 anni rivelò ogni segreto dell’Armata Rossa. E che dire delle rivelazioni di Penkowsky nel 1961? Vetrov completò solo ciò che già si sapeva.
Le conseguenze di questa vicenda furono soprattutto politiche. Oltre a smantellare le reti di spionaggio sovietico in Francia, il colpo della DST rafforzò le relazioni franco-americane in un momento delicato, con la sinistra al potere e i comunisti nel Governo. Tuttavia, il presidente Mitterrand sospettava che l’affare fosse una manovra americana per mantenere la Francia saldamente ancorata alla NATO, e reagì con veemenza quando il giornalista Edwy Plenel rivelò l’operazione su Le Monde nel 1985.
La stampa francese, nel trattare questi eventi, ha dimostrato una sconfortante mancanza di competenza sulle questioni di intelligence. Errori grossolani, esagerazioni e superficialità hanno caratterizzato le analisi mediatiche, riflettendo una scarsa conoscenza del settore. Questo è particolarmente grave dato l’enorme potere dei media nel formare l’opinione pubblica.
In sintesi, l’operazione Farewell è stata un colpo di genio della DST, ma non rappresenta un unicum nella storia dello spionaggio occidentale contro il KGB. Fu un tassello importante, ma non l’operazione definitiva che cambiò le sorti della Guerra Fredda. Gli americani, con operazioni ben più ampie e prolungate, detenevano il vero primato nello spionaggio contro i sovietici.