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Il conte Camillo Benso di Cavour è stato uno dei più importanti fautori del risorgimento italiano, un grande politico e statista che ha sempre saputo mettere la sua autorevolezza a difesa di chi rappresentava. Nel 1851, Cavour eredita da Giovanni Nigra il Ministero delle finanze del Regno di Sardegna dopo le dimissioni di quest’ultimo.

Nigra fu costretto a lasciare a seguito delle varie critiche ricevute per le condizioni sfavorevoli con cui si accordò con la dinastia di banchieri dei Rothschild per un prestito di 120 milioni di lire al fine di pagare l’indennità di guerra all’Austria. James Rothschild definirà l’accordo come “l’affare più bello mai fatto” e uno dei più contrari all’operazione fu proprio Camillo Benso di Cavour che al tempo reggeva il Ministero dell’Agricoltura. Nel nuovo compito, lo statista italiano iniziò una trattativa serrata con la casa Rothschild di Parigi che si dimostrò poco incline a collaborare e a scendere a patti con il politico italiano. Le entrate del Regno sabaudo erano inferiori alle uscite e per perseguire il piano di sviluppo economico il Piemonte necessitava dell’emissione di un prestito.

Preso atto dell’inflessibilità d’oltralpe, Cavour voltò le spalle ai Rothschild e cercò nuovi finanziatori nella City di Londra. La scelta di non assecondare le richieste di James Rothschild era motivata dalla preoccupazione dello statista italiano dell’eccessiva dipendenza di Torino con la banca parigina a seguito dei precedenti affari.

 Le trattative nelle City londinese andarono a buon fine, infatti l’accordo per l’emissione del debito venne trovato con la piccola casa di banchieri Hambro. Il prestito è di 120 milioni di lire con un’emissione più favorevole rispetto alla proposta Rothschild e vengono emessi gli innovativi Buoni del tesoro al fine di drenare risorse nei confini nazionali. Cavour riuscì in questo modo ad ottenere liquidità per proseguire lo sviluppo infrastrutturale, specialmente ferroviario, del Piemonte e ad iniettare nuove entrate nelle casse del regno, muovendosi da grande uomo d’affari al servizio della politica.

L’operazione permise di spezzare l’onnipotenza dei Rothschild negli affari italiani, anche se negli anni a venire Camillo Benso si servirà dei servizi di James Rothschild per l’emissione di nuovo debito nonostante gli attriti del 1851. Già nel 1853 e 1854, il Piemonte ricevette dalla banca parigina, rispettivamente emissioni di debito per un valore nominale di 80 milioni di lire e 14 milioni di lire. 

Il Piemonte trovò in Cavour un uomo d’affari e un grande statista, mentre nei Rothschild i partner ideali per finanziare lo sviluppo infrastrutturale di uno Stato che voleva riunire tutta la penisola italiana sotto un’unica bandiera tricolore. Il legame fra i Rothschild e l’Italia proseguirà anche dopo il 1861, data dell’unità nazionale. Ma con un presupposto chiaro: il neonato Paese, di cui Cavour non vide lo sviluppo essendo morto tre mesi dopo l’unità, non si sarebbe mai prestato a diventare strumento di un singolo monopolista. Memoria di un tempo in cui “il giudizio dei mercati” alla politica nazionale non faceva timore come oggi.

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