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“Ricordati con chi confini” è il promemoria da non dimenticare mai, ed è la regola da osservare sempre, di ogni stratega meritevole di tale titolo. Trascurare la rilevanza di questa legge non scritta, o peggio scordarla, potrebbe costare allo stratega la carriera e alla sua nazione la vita. In breve, in pace come in guerra, la messa in sicurezza dei confini fisici e dell’estero vicino è più che importante: è tutto.

Le potenze giovani, cioè senza esperienza di gestione di crisi e conduzione di guerre, o quelle che peccano di vanità, non investendo nell’incastellamento, poco o nulla si curano di sigillare frontiere e circondario, pagandone il prezzo salato al momento del redde rationem. Ma per le potenze più anziane, quelle che hanno alle spalle una vita di conflitti e intrighi, la securizzazione di fortezza e dintorni è un imperativo sacro e da perseguire a qualsiasi costo.

Cosa succede quando una potenza dalla mentalità imperiale assiste alla caduta di un avamposto geostrategico, magari localizzato in prossimità della cittadella? Uno stratega che si rispetti, tenendo a mente il comandamento “ricordati con chi confini”, farebbe tutto il possibile per riconquistare il distaccamento perduto, utilizzando esperienza, ingegno e diabolicità per inventare un casus belli al tempo opportuno.

La storia insegna che uno stratega disposto a tutto pur di riappropriarsi dell’avamposto smarrito non si farebbe scrupoli ad assassinare dei propri connazionali qualora si potesse attribuire la responsabilità di ciò a colui che minaccia i confini, avendo così il motivo di dichiarargli guerra. Questa è la storia della folle operazione Northwoods.

Attaccare Washington per invadere L’Avana

Stati Uniti, 1962. È passato un anno dal clamoroso fallimento dell’invasione della Baia dei Porci, che all’amministrazione Kennedy è costato la credibilità internazionale e che ad Allen Welsh Dulles è costato la direzione della Central Intelligence Agency, e tra il Pentagono e Langley si continua a pensare ad una cosa sola: il rovesciamento del regime rivoluzionario di Fidel Castro.

Il presidente Kennedy continua ad essere adirato coi vertici della sicurezza nazionale, che ritiene (a ragione) responsabili degli accadimenti dell’anno precedente, perciò i Richelieu dello Stato profondo, che hanno giurato vendetta a Castro, cominciano a studiare qualcosa di innovativo. Vogliono un piano che non abbia precedenti nella storia degli Stati Uniti, che sia tanto persuasivo a livello contenutistico quanto eccezionalmente produttivo al momento dell’applicazione. E lo avrebbero concepito, sebbene non portandolo a compimento, stupendo di nuovo, e negativamente, l’inquilino della Casa Bianca.

I tentativi di ricucire lo strappo con lo scettico e persistentemente adirato Kennedy avrebbero assunto la forma dell’operazione Northwoods, di cui l’opinione pubblica a stelle e strisce è venuta a conoscenza soltanto negli anni Novanta. In breve, stando a quanto riferito dai documenti declassificati, il Pentagono avrebbe voluto appaltare alla Cia la conduzione di una serie di operazioni sotto falsa bandiera (false flag) sul suolo patrio, colpendo obiettivi civili e militari e facendone ricadere la responsabilità su L’Avana.

Gli strateghi più revanscisti erano pronti a tutto pur di rovesciare Castro, pur di mettere in sicurezza il confine sudorientale degli Stati Uniti, perciò produssero un elenco di possibili crimini e atti terroristici da compiere contro il popolo americano. Crimini e atti terroristici di proporzioni tali da scioccare l’opinione pubblica e da giustificare un invasione su larga scala dell’isola ribelle. Crimini e atti terroristici come:

  • Dirottamento e abbattimento di aerei di linea;
  • Affondamento di navi;
  • Attentati nelle principali città statunitensi, da Miami a Washington.

Lezioni da Northwoods

Il piano Northwoods giunse sulla scrivania di Kennedy nel 1962, arrecante la firma di Lyman Lemnitzer, generale pluridecorato, presidente dei capi di stato maggiore congiunto e futuro comandante supremo dell’Alleanza Atlantica. Sbigottito, più che infuriato, Kennedy rifiutò categoricamente quel folle piano di auto-attentati, massacri di civili americani e terrorismo di Stato, mettendo in guardia i funzionari dal presentare ulteriori proposte di simile natura.

Se Northwoods insegna qualcosa è che uno stratega messo alle corde è capace di tutto pur di invertire le sorti dell’incontro, compreso il terrorismo di Stato. E se è vero che all’epoca i forcaioli del Pentagono e di Langley incontrarono un ostacolo insormontabile nell’intransigenza di John Fitzgerald Kennedy, lo è altrettanto che la storia recente è ricca di esempi di presunte e vociferate operazioni sotto falsa bandiera condotte dai governi contro i loro cittadini inconsapevoli, inermi e manipolabili, dalle bombe nei palazzi in Russia del 1999 all’attentato di Barcellona del 2017.

Gli spettatori degli accadimenti non hanno che un modo per evitare di cadere nel tranello mefistofelico della falsa bandiera: sviluppare il pensiero critico. Perché a distinguere un osservatore passivo, e dunque volubile e condizionabile, da uno attivo, perciò non circuibile, è il possesso delle capacità di osservare le cose per ciò che sono, e non per come appaiono, e di saper il discernere il vero dal falso nell’epoca delle post-verità.

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