Quella di Olga Fikotova e Harold Connolly è una storia che mette insieme amore, Guerra Fredda e sport. Lei, cecoslovacca, discobola e cestista. Lui, martellista americano. Quanto basta, nel lontano 1956, per creare una miscela al fulmicotone.
Quell’anno, infatti, si tengono le XVI Olimpiadi in Australia, a Melbourne, dal 22 novembre all’8 dicembre. Pochi giorni prima, l’Armata Rossa è arrivata con i suoi carri armati a Budapest, il che toglierà alla squadra olimpica ungherese molti dei suoi atleti più forti, emigrati o addirittura morti nel tentativo di insurrezione contro il giogo sovietico. Più o meno nelle stesse settimane, la Crisi di Suez infiamma il Medio Oriente, trasformandosi nel secondo round di quello che diventerà il conflitto arabo-israeliano.
Olga ha 23 anni: la sua Cecoslovacchia fa parte del blocco sovietico, ma lei è l’unica del suo team che si è rifiutata di firmare con il Partito Comunista. Suo padre, in patria, viene accusato di essere un reazionario. La sua gara di disco fu tra le prime ai Giochi: 176 piedi e 1 pollice. Oro. I russi muoiono dall’invidia per averla aiutata. Il suo lancio vincente fu sette piedi più lontano del suo precedente record. A loro lascia il 2° e 3° posto.
Segue un po’ di svago: una vescica che non vuole guarire, una gita al mare. Poi, l’idea di infilarsi in un capannone per gli attrezzi usato dai concorrenti di lancio del disco, getto del peso, giavellotto e martello. Mescolarsi con i concorrenti occidentali, soprattutto quelli maschi, non era una buona idea. Ma è qui che va a sbattere contro Harold l’americano. A ventiquattro ore dall’oro di Olga, giunge anche il suo. Passano la notte ballando al villaggio olimpico, sotto lo sguardo severo di chi crede ancora alla faccenda di Est e Ovest. Si innamorano, come due ventenni qualunque, arrancando dietro un po’ di inglese e tedesco arrugginiti.

Il giudizio sui due è lapidario. Quell’amore deve essere cassato dall’ordine costituito. In poche ore la stampa internazionale inizia a ricamarci attorno. Connolly è dipinto come l’ingenuo giovanotto yankee caduto tra le braccia di una Circe sovietica e ammaliante. Fikotova, in patria, viene accusata di aver portato “il 50% di onore al suo Paese e il 50% di vergogna per essersi messa con un fascista americano“. Sebbene si fosse vantata di essere una donna libera nel mondo sovietico, Fikotova è quella che pagò immediatamente il conto per quell’amore proibito. A cominciare dal compenso minimo che le fu corrisposto: un orologio da uomo e un premio di appena tremila corone, rispetto alle diecimila che le sarebbero spettate.
La squadra americana nel frattempo lascia Melbourne prima della cerimonia di chiusura. Olga e Harold devono separarsi senza sapere quando e se si rivedranno. L’unica soluzione è quella di sposarsi quanto prima. Ma è ancora una volta alla Fikotova che si posero davanti ulteriori umiliazioni: il comitato cecoslovacco la invita a partire per Sidney, dove si è spostata la squadra americana. Ma rifiuta, ritenendo più corretto portare la bandiera nazionale nella cerimonia di chiusura. Ma quell’irreprensibilità non paga: la trasferta a Sidney non solo le viene imposta, ma una volta lì viene invece caricata su una nave, assieme ad altri atleti sovietici stipati come sardine. Direzione: Vladivistok. Da qui, una lunga trasferta in Transiberiana, per giungere infine a Praga. Con sé non ha nemmeno abiti invernali per affrontare l’inverno sovietico. A casa nessuno la attende per festeggiare l’impresa dell’oro.
Connolly le va in soccorso. Su di lei pende il marchio d’infamia. Il matrimonio è la soluzione migliore. Il permesso di sposarsi a Praga viene concesso solo perché le leggende olimpiche ceche Emil Zatopek e sua moglie, Dana Zatopkova, vengono indicati come testimoni di nozze. Zatopek aveva vinto tre medaglie d’oro nelle gare di lunga distanza e Zatopkova aveva vinto un oro nel giavellotto, così come molte altre competizioni europee. Nessuno poteva dire di no a quella coppia di superstar, nemmeno il Partito.
Un riscatto, seppur piccino, li attendeva il giorno delle nozze. Quando l’auto della sposa fece ingresso nella città vecchia di Praga, le strade erano gremite. Un editoriale del New York Times, il giorno dopo, recitava: “La bomba H ci sovrasta come una nuvola di sventura. La metropolitana nelle ore di punta è quasi impossibile da sopportare. Ma Olga e Harold sono innamorati e il mondo non dice loro di no“.
Un sì costosissimo. Connolly fu costretto a vendere la sua attrezzatura da lancio del martello per acquistare i biglietti aerei per tornare di corsa in America. C’era un lavoro da trovare e Olga, per qualche tempo, si “reinventò” come donna delle pulizie al Boston Globe. Era il prezzo del biglietto di sola andata per gli Stati Uniti.

Alla fine si trasferirono nella California meridionale. Olga finì per fare parte di altre quattro squadre olimpiche per gli Stati Uniti. Nelle sue ultime Olimpiadi, i Giochi di Monaco del 1972, fu eletta dai suoi compagni per portare la bandiera alle cerimonie di apertura. Ai dirigenti della squadra statunitense non piacque quella scelta. Nixon rischiò l’infarto. Olga, tra l’altro, non aveva mai nascosto la sua condanna alla guerra del Vietnam. Così, fiera, guidò la squadra statunitense nello stadio tedesco: in fondo “aver strappato” quella donna al mondo sovietico poteva essere un vanto. E una provocazione.
L’ironia del destino volle che in quello stesso anno, dopo quattro figli-Jimmy, Merja, Nina e Mark-Olga e Harold si lasciarono dopo 17 anni di matrimonio. “Harold amava troppo l’atletica“, sostenne Olga, “era letteralmente sposato con il suo martello“. Divorziarono nel 1974.
Nel 2010 Harold Connolly è morto svenendo sulla sua cyclette, battendo la testa. Lo scorso aprile, a una manciata di settimane da una nuova Olimpiade, Olga Fikotova è morta per un cancro al seno. Resteranno per sempre Olga e Harold, quei due ventenni terribili che scaldarono la Guerra Fredda.

