Tutti conosciamo, o abbiamo almeno una volta sentito nominare, magari attraverso i romanzi o i film di James Bond, la sigla MI6, il servizio di spionaggio estero del Regno Unito, anche nota come sezione del Military Intelligence, e talvolta, la sigla MI5, il controspionaggio britannico. Ma pochi sono al corrente dell’esistenza delle altre diciassette “sezioni” dell’intelligence di Sua Maestà che svolsero i loro particolari compiti specialmente durante la guerra. All’interno del servizio segreto era stata creata un’ampia varietà di sezioni specializzate del War Office, che trovava il suo posto nel palazzo di Whitehall. Alcune avevano il compito di intercettare e decifrare le comunicazioni nemiche, altre studiavano fotografie scattate dagli aerei da ricognizione, altre ancora erano addette all’ispezione delle armi catturate al nemico, o a interrogare, e talvolta reclutare, prigionieri di guerra e spie nemiche. C’era chi era incaricato di occuparsi delle strategie di fuga dei prigionieri di guerra alleati dai territori occupati, come l’MI9, e chi si occupava della propaganda, come l’MI7, una delle sezioni meno note dell’intelligence.
Prima di MI5 e MI6
Il servizio segreto britannico così come lo conosciamo nasce nel 1909, quando dall’altra parte della Manica, nella Germania imperiale, stava emergendo la minaccia di quello che sarebbe diventato uno dei principali rivali strategici del Regno Unito per tutta la prima metà del XX secolo. A Londra cresceva il timore che una crescente quantità di agenti tedeschi potesse operare sul territorio britannico in preparazione di una futura guerra e, nel luglio di quell’anno, venne per tale ragione istituito il Secret Service Bureau, inizialmente diviso nelle sole due sezioni che tutti conoscono: una responsabile della sicurezza interna, l’MI5, e una responsabile delle operazioni di spionaggio all’estero, l’MI6.
Alla guida della sezione estera venne nominato, nell’ottobre 1909, il capitano di fregata della Royal Navy Mansfield Smith-Cumming, cinquantenne ufficiale di Marina che prese l’abitudine di firmare documenti e corrispondenza semplicemente con la lettera “C”. Una tradizione sopravvissuta per oltre un secolo, dato che ancora oggi il capo del Secret Intelligence Service viene indicato con quella stessa lettera. Di norma, con un inchiostro verde, dato che Cumming utilizzava una stilografica caricata con inchiostro verde, e pare che ai tempi, negli ambienti militari britannici, l’uso di quello specifico colore, talvolta associato proprio agli ammiragli, permettesse di far risaltare immediatamente la firma del comandante rispetto ai testi ordinari.
A capo della sezione per la sicurezza interna era invece il maggiore generale dell’esercito britannico, Vernon Kell. Anche noto come “K“, Kell aveva prestato servizio in Russia e in Cina, dove aveva combattuto nella Ribellione dei Boxer del 1900, e aveva fatto carriera come analista dell’intelligence presso il Ministero della Guerra.
Durante la Prima guerra mondiale, che diede ragione alle preoccupazioni di uno scontro con l’impero del Kaiser Guglielmo II, la sezione estera dell’intelligence britannica collaborò sempre più strettamente con l’intelligence militare e venne conosciuta più spesso come MI1. Solo in seguito assunse la comune dicitura di MI6. Dopo il 1920, infatti, venne adottato ufficialmente il nome Secret Intelligence Service, o SIS, con MI5 e MI6 affiancati da sezioni specializzate in diversi compiti.
Le altre “Sezioni” della guerra segreta
Con la graduale espansione dell’apparato di intelligence, le competenze vennero suddivise tra numerose sezioni. La sezione nota come MI1 iniziò a occuparsi principalmente di codici, cifrari e dell’amministrazione delle risorse dell’intelligence. Una delle sue sottosezioni contribuì allo sviluppo delle capacità britanniche di intercettazione e decrittazione dalle quali sarebbe poi discesa la moderna intelligence dei segnali britannica. Quella che oggi chiamiamo SIGINT, da SIGnals INTelligence, viene a sua volta suddivisa in diverse sottodiscipline, tra cui possiamo menzionare il COMINT, COMmunication INTelligence, e l’ELINT, ELectronic INTelligence.
MI2 e MI3 erano invece dedicate all’intelligence geografica e all’analisi delle potenze straniere, con competenze che variarono nel corso delle guerre e che comprendevano differenti aree interessate ai conflitti, in particolare l’Europa e, soprattutto, la Germania, ma anche altri territori dove la guerra e le operazioni militari, spesso clandestine, portarono i loro uomini migliori in gran segreto.
L’MI4 lavorava sulla ricognizione, sulle mappe e sull’interpretazione delle fotografie aeree: un compito diventato sempre più importante quando gli aeroplani trasformarono il cielo in un gigantesco punto d’osservazione sul campo di battaglia. Sarà fondamentale, infatti, l’apporto dei cosiddetti PRU squadron della Royal Air Force.
Dopo le più note Sezioni 5 e 6, era l’MI7 a essere impiegato nel delicato campo d’azione della propaganda, della censura e della gestione dell’informazione che, ora come allora, poteva diventare un’arma potente quanto sofisticata, se non proprio la più “potente”. Già durante la Prima guerra mondiale la propaganda aveva assunto il valore di arma strategica: influenzare l’opinione pubblica, controllare ciò che poteva essere pubblicato e presentare al nemico una determinata immagine della guerra poteva risultare importante quasi quanto vincere una battaglia sul campo. Ancora più di decifrare un codice segreto nemico o infiltrare una spia che potesse ascoltare le conversazioni riservate dei comandanti avversari.
L’MI8, invece, si concentrò sulla sfera delle comunicazioni e delle intercettazioni radio, facendo la sua parte nella signals intelligence: ascoltare il nemico, localizzarne le trasmissioni, comprenderne le reti di comunicazione e, quando possibile, leggerne e scoprire il significato dei messaggi in cifra. Come quelli scambiati con la macchina Enigma.
L’MI9: l’intelligence che insegnava a fuggire
Tra le più note e singolari sezioni dell’intelligence britannica c’era l’MI9, quella cui viene associata la figura di “Q” nei film di 007, interamente dedicato ai piani di fuga e all’evasione del personale alleato catturato dal nemico. Gli specialisti della Nona sezione del Military Intelligence dovevano trovare i metodi più efficaci per aiutare aviatori abbattuti, militari isolati dietro le linee nemiche e prigionieri di guerra a sottrarsi alla cattura oppure a tornare in territorio alleato. Il loro lavoro, di concerto con il SOE, lo Special Operations Executive, comprendeva il collegamento con reti clandestine e organizzazioni della Resistenza nell’Europa occupata, ma anche lo sviluppo di strumenti e istruzioni destinati agli uomini che rischiavano di cadere nelle mani del nemico. Tra questi vi erano armi nascoste in oggetti di uso comune, mappe occultabili, documenti, sistemi per orientarsi, metodi per comunicare e camuffarsi e tutte le conoscenze necessarie alla sopravvivenza che diventavano parte di una guerra parallela combattuta dietro le linee.
L’MI10, al contrario, era preposto allo studio delle armi e degli equipaggiamenti avversari. Ogni apparecchio catturato al nemico, ogni nuova munizione, ogni tipo di tecnologia recuperata sul campo poteva rivelare qualcosa sulle capacità presenti e future del nemico. L’MI11 si occupò di sicurezza sul campo, mentre sezioni come l’MI12 e l’MI17 assunsero funzioni tecniche di collegamento. L’MI14 divenne particolarmente importante per l’analisi della Germania e delle sue forze armate, lavorando anche sulle informazioni ricavate dai documenti tedeschi catturati. L’MI15 si occupò di questioni legate alla difesa aerea, mentre l’MI16 operò nel campo dell’intelligence scientifica: la guerra moderna stava diventando una competizione tra radar, elettronica, nuovi esplosivi, missili e tecnologie che potevano modificare l’equilibrio strategico prima ancora di arrivare sul campo di battaglia. Non c’è rappresentazione migliore in questo senso della cosiddetta “Operazione Biting”, il raid a Bruneval per catturare le componenti di un radar tipo “Würzburg”. C’era poi l’MI13. O, più precisamente, non c’era.
Il mistero dell’MI13
Nelle ricostruzioni delle sezioni dell’intelligence militare britannica il numero 13 risulta generalmente non utilizzato. La spiegazione più suggestiva è anche la più semplice: la nota superstizione degli anglosassoni che attribuiscono un cattivo auspicio al numero 13, derivante dalla cosiddetta triscaidecafobia. Sebbene non esistono elementi sufficienti per trasformare quel numero mancante nella prova dell’esistenza di qualche reparto ultrasegreto cancellato dagli archivi, l’assenza dell’MI13 è diventata inevitabilmente una curiosità nella storia dei servizi britannici, che pure contribuirono a inventare reti di spionaggio fittizie, divisioni e intere forze si spedizione fantasma. Forse avrete sentito parlare dell’Operazione Micemeat, dell’Operazione Fortitude e della Double Cross, il XX comitato dei doppiogiochisti.
In tal senso, a onore del vero, manca all’appello anche un MI18, mentre l’ultima sezione del Military Intelligence, l’MI19, svolgeva un compito estremamente concreto: era incaricata dell’interrogatorio dei prigionieri di guerra nemici. Piloti abbattuti, ufficiali catturati, marinai recuperati dopo l’affondamento degli U-boot, spie scoperte e arrestate da Scotland Yard mentre tentavano di infiltrarsi nel cuore di Londra. In breve, mettere le mani e torchiare chiunque potesse conoscere segreti, disposizioni delle forze nemiche, tattiche, equipaggiamenti, morale dei reparti e dettagli che, anche se apparentemente insignificanti, una volta confrontati con altre informazioni, acquistavano improvvisamente un determinato valore. Un sottolivello, quello delle “informazioni sensibili ma non classificate” che assume una straordinaria importanza nella nostra attualità.
La un secolo di Guerra di Spie
Mentre queste sezioni lavoravano nei rispettivi settori, concentrandosi sui loro particolari compiti e interfacciandosi quando necessario, il SIS costruiva reti clandestine nell’Europa occupata, collaborando con il comando delle Combined Operations guidato da Lord Louis Mountbatten, ad esempio, ma estendendo le proprie capacità con reparti ad hoc.
Nel 1938 il SIS aveva costituito la Section D, dove la lettera indicava significativamente Destruction. Guidata da Laurence Grand, doveva pianificare e preparare operazioni clandestine e sabotaggi da condurre in caso di guerra. Vennero studiati possibili attacchi contro infrastrutture, approvvigionamenti alimentari e altri punti vulnerabili della Germania, mentre contemporaneamente si cercava di capire come proteggere le infrastrutture britanniche dalle medesime tecniche. Nello stesso anno venne acquistata Bletchley Park, destinata a diventare una delle stazioni più celebri nella storia dell’intelligence. Dal 1939 vi operarono anche uomini della Section D impegnati nello sviluppo di materiali per il sabotaggio, compresi ordigni incendiari ed esplosivi plastici. Bletchley sarebbe diventata soprattutto il cuore della grande battaglia crittografica condotta dalla Government Code and Cypher School contro i sistemi di comunicazione dell’Asse. Ricorderete certamente il ruolo giocato dal matematico Alan Turing per decifrare i messaggi in codice inviati attraverso la macchina Enigma.
Durante la Seconda guerra mondiale organizzazioni come la rete Clarence, guidata da Walthère Dewé ed Hector Demarque, raccolsero informazioni sulle attività tedesche, sulle difese costiere, sugli effetti dei bombardamenti alleati e sulla posizione delle unità nemiche.
In Francia, la rete Alliance, guidata da Marie-Madeleine Fourcade, riuscì a fornire informazioni sui movimenti delle truppe tedesche, sulla struttura delle forze armate del Reich e sui programmi delle cosiddette armi segrete naziste. In Norvegia, stazioni radio clandestine trasmettevano invece informazioni sull’attività degli U-Boot e sui movimenti tedeschi. Alla vigilia del D-Day questa guerra invisibile raggiunse uno dei suoi momenti più importanti. Nel quadro del piano Sussex, il SIS collaborò con i servizi statunitensi e francesi per infiltrare coppie di agenti dietro le linee nemiche. Il loro compito era seguire gli spostamenti delle forze tedesche e trasmettere informazioni direttamente agli Alleati dopo lo sbarco in Normandia. Nell’agosto del 1944, appena due mesi dopo il D-Day, più di trenta squadre operavano già sul territorio francese e avevano trasmesso centinaia di rapporti. La battaglia per la liberazione dell’Europa si combatteva così contemporaneamente sulle spiagge, nei cieli, sulle strade francesi e davanti alle radio clandestine nascoste nelle soffitte. Queste reti operavano in stretto contatto con gli agenti infiltrati del già citato SOE, che forniva loro armi e apparecchiature, e con i famosi “traghettatori di spie” della Royal Air Force che volevano sui Lysander, i temerari piloti degli squadroni “Special Duty“.
Quando la Seconda guerra mondiale terminò, il nemico, già noto a Winston Churchill, vestì un’altra bandiera, quella dell’Unione Sovietica e della Cina comunista che da alleate divennero avversarie ideologiche in una guerra segreta e apparentemente infinita: la Guerra Fredda.
Nel 1948 il SIS e la neonata Central Intelligence Agency statunitense, erede diretta dell’Office of Strategic Service, o OSS, struttura analoga al SOE, tennero a Londra una conferenza dedicata alla pianificazione in caso di guerra contro il nuovo avversario. Quella collaborazione rappresentò uno dei primi passi di una relazione transatlantica destinata a diventare centrale fino al crollo del muro di Berlino e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, per tornare estremamente attuale dal 2014 in poi.
Già allora, nel 1948, gran parte della vecchia struttura dei servizi e delle numerose sezioni del Military Intelligence erano scomparse. La struttura dei servizi segreti per venne riorganizzata, assorbendo le sezioni e lasciando al SIS sono solo l’MI5, il Security Service responsabile della sicurezza nazionale, e MI6, il nome con cui continua a essere universalmente conosciuto il Secret Intelligence Service. Mentre tutti gli altri numeri, appartengono ormai alla storia.