Harrison Ford non è stato l’unico a cercare il manufatto biblico nel celebre film “Indiana Jones e i predatori dell’Arca perduta”, ma anche la Cia pare che si sia messa alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza. Secondo alcuni documenti desecretati dal Governo Usa, alla fine degli anni Ottanta l’agenzia d’intelligence aveva attivato un programma di remote viewing (visione a distanza) mediante l’ingaggio di sensitivi a cui era affidata la missione di individuare da remoto determinati obiettivi tramite le loro capacità extrasensoriali. In questo modo, la Cia avrebbe individuato un oggetto corrispondente alla descrizione della reliquia più sacra dell’Ebraismo in cui sono conservate le tavole dei Dieci Comandamenti consegnate a Mosè da Dio sul Monte Sinai. L’Arca dell’Alleanza ha sempre esercitato un grande fascino per gli appassionati di storia ma anche per attori di rilevanza politica e strategico-militare, oggi come in passato se si pensa ai Cavalieri Templari ai tempi delle Crociate, dato che le sue sorti sono avvolte da un alone di mistero e non si sa dove sia custodita.
Il progetto Sun Streak e la visione dell’Arca
A cavallo degli anni Ottanta e Novanta, la Central Intelligence Agency gestiva il programma “Sun Streak” concepito al fine di dare forma a una nuova capacità operativa all’interno della comunità dei servizi segreti e che sfruttasse metodi non convenzionali per la scienza dell’epoca. Il progetto vide la luce negli anni in cui imperversava la Guerra Fredda e la concorrenza con l’Unione Sovietica in campo strategico-militare era all’ennesima potenza, motivo per cui la chiaroveggenza era un mezzo lecito per affermare il proprio primato.
Nell’iniziativa erano coinvolte circa una ventina di persone a cui venivano indicate delle coordinate geografiche o dei riferimenti generici rispetto a dove e a cosa concentrare l’attenzione senza comunicare il target preciso. Lo scopo era di non condizionare i sensitivi nei loro sforzi di individuazione e visione di luoghi e oggetti distanti nello spazio. Nel 1988, durante una di queste sessioni, il “Remote Viewer n. 032” percepì uno scrigno di legno ricoperto con placche di oro e argento e adornato con dei serafini che ricordava molto una bara nell’aspetto affermando che: “Il bersaglio è un contenitore. Questo contenitore ne contiene un altro al suo interno”. Il sensitivo aggiunse che il manufatto si trovava in un luogo sotterraneo avvolto dall’umidità e dall’oscurità aggiungendo che gli edifici circostanti erano sormontati da cupole arabeggianti, dando la sensazione che si stesse riferendo a un paesaggio mediorientale.
Non è tutto, perché qui entra in gioco anche una dimensione ultraterrena; secondo il veggente n. 032 a protezione dell’oggetto ci sarebbero delle entità spirituali che avrebbero annientato, tramite una forza sconosciuta, chiunque tentasse un accesso non autorizzato a quanto contenuto all’interno, ovvero “informazioni, lezioni e conoscenza storica ben oltre ciò che sappiamo ora”. Nei documenti sono presenti degli schizzi raffiguranti i dettagli di quanto percepito dal remote viewer e corrisponderebbero alla descrizione biblica dell’Arca dell’Alleanza.
Le perplessità interne alla Cia
Nel 1995, il programma Sun Streak chiuse i battenti dopo che l’American Institutes for Research aveva stabilito che non ci fosse nessuna dimostrazione scientifica che provasse l’attendibilità della remote viewing e soprattutto gli esperimenti effettuati non avevano fornito nessun contributo al rafforzamento delle operazioni d’intelligence.
In merito all’episodio sulla presunta scoperta dell’Arca, Joe McMoneagle – agente impegnato nella realizzazione di Sun Streak – ha duramente contestato l’impiego delle tecniche di visione a distanza per target al limite della realtà poiché nessuno è stato mai in grado di confermare le presunte scoperte: “Se qualcuno afferma che l’osservazione remota dimostra l’esistenza di qualcosa, come l’Arca dell’Alleanza, allora deve presentare l’Arca stessa per corroborare la sua affermazione”. I più razionali sostengono che tali affermazioni sull’Arca tramite le esperienze di remote viewing abbiano alimentato tra il pubblico un sensazionalismo ai limiti del cospirazionismo sollecitando la gente ad arrivare a conclusioni affrettate circa una presunta scoperta.
Chissà se in futuro saranno pubblicati ulteriori documenti contenenti eventuali ricerche dell’Arca e qualcuno avrà voglia di vestire i panni di Indiana Jones per trovarla.

