Provincia dello Shaanxi, marzo 1974. Era da poco passato il capodanno cinese e in Cina il clima era particolarmente secco. A Xianyang, a una quarantina di chilometri da Xian, gli agricoltori avevano un disperato bisogno di acqua. Erano gli anni della Rivoluzione Culturale e il Paese doveva ancora svegliarsi dal torpore dei suoi anni più cupi. Le riforme di Deng Xiaoping – così come la conseguente ascesa economica della nazione – sarebbero arrivate nel giro di quattro anni. Nel frattempo, soprattutto nelle aree rurali e lontane dai grandi centri urbani, i cittadini si arrangiavano come potevano. Non c’era acqua, dicevamo, nello Shaanxi: che fare? Un gruppo di contadini si armò di pale e iniziò a scavare. Yang Zhifa decise di mobilitare la propria unità produttiva per creare un pozzo sotterraneo. L’obiettivo del gruppo? Irrigare, in qualche modo, i raccolti della fattoria cooperativa che li manteneva.
“All’inizio lo scavo è andato bene. Il secondo giorno abbiamo trovato una terra rossa e dura. Il terzo, la mia zappa ha colpito il collo di una statua di terracotta senza testa. L’apertura sul fondo era grande quanto una ciotola”, ha ricordato Yang in una vecchia intervista di quell’attimo che, 50 anni fa, avrebbe cambiato per sempre la storia dell’archeologia mondiale.

La scoperta dei contadini
I contadini pensavano di aver trovato una vecchia fornace. In cuor loro, speravano addirittura di recuperare qualcosa di utile da riusare nella fattoria. Qualche giara, per esempio. Non sarebbe andata così. Senza saperlo, Yang e i suoi colleghi avevano appena scoperto l’esercito di terracotta. Continuando a scavare vennero alla luce corpi di quelle che sembravano statue, con tanto di teste, braccia e gambe.

“Eravamo nel pieno della Rivoluzione Culturale, e tutto era sottosopra nei villaggi. La gente si era radunata intorno a noi e ci osservava. Quando i più anziani videro queste statue quasi divine e gli oggetti di bronzo che avevamo dissotterrato, non ne furono affatto contenti. Dissero che dissotterrarli non avrebbe fatto alcun bene né al villaggio né a noi”, ha ricordato Yang, che pure conosceva un minimo la storia antica del suo Paese, avendo trascorso sei anni nell’esercito.
L’uomo caricò parte del materiale su tre carretti e li trasportò nel museo più vicino, situato nel distretto di Lintong, per ascoltare il parere degli esperti. Altro che fornaci o vecchie cianfrusaglie: quelli erano oggetti importanti. “Ci hanno pagato 10 yuan a carro, quindi un totale di 30 yuan. Eravamo davvero felici di ricevere così tanto per aver portato tre carri di terracotta”, ha commentato Yang. All’epoca 10 yuan equivalevano ad uno stipendio annuale guadagnato nelle aree rurali più povere.

L’esercito di terracotta
Le autorità andarono a dare un’occhiata a Xianyang. Che cosa diavolo nascondevano quei terreni? Un autentico tesoro che sarebbe stato dissotterrato nel corso degli anni. Circa 2.000 guerrieri di argilla a grandezza naturale e numerose armi sono state riportate alla luce da tre fosse che circondano la tomba dell’imperatore Qin Shi Huang (221 a.C.-207 a.C.), il primo imperatore di una Cina unificata.
L’esercito dei guerrieri di terracotta sarebbe stato aggiunto alla Lista del patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1987. Ciò che si vede oggi, tuttavia, è solo una frazione di quello che resta sepolto. Gli archeologi stimano che l’esercito possa comprendere fino a 8.000 statue: un esercito di terracotta realizzato su scala industriale 2.200 anni fa per difendere l’imperatore nell’aldilà. Un esercito fantasma, completo di cavalli e carri, nascosto sottoterra e mai destinato a essere visto dai vivi. La maggior parte di queste scoperte ha richiesto una minuziosa ricostruzione; alcune di loro sono state lasciate sepolte finché le tecniche di conservazione non saranno migliorate.

I guerrieri immortali
Immaginate la scena: migliaia di guerrieri disposti in formazione di battaglia, pronti a difendere il loro imperatore da qualsiasi cosa potesse attenderlo nell’aldilà. La lavorazione delle statue è stata minuziosa. Si possono osservare decine di tipi diversi di teste, e nelle fosse funerarie trovano spazio persino 100 carri e decine di migliaia di armi di bronzo. La tomba vera e propria dell’imperatore Qin rimane sigillata. Al suo interno potrebbero esserci migliaia di preziosi manufatti, ma il rischio di aprirla e danneggiare il materiale è troppo alto, almeno per il momento.
Nel frattempo, sono passati 50 anni dalla scoperta dell’esercito di terracotta. Yang, adesso in pensione, ha lavorato per anni al suo interno firmando autografi ai numerosissimi visitatori. Ha incontrato milioni di comuni turisti e pure leader mondiali del calibro di Bill Clinton. Non riesce a ricordare tutti i nomi, ma ha le loro foto incorniciate sulle pareti della sua abitazione.
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