L’elefante, il mezzo corazzato più antico del mondo

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Guerra, Storia /

Le forze di opposizione birmane hanno diffuso un video in cui utilizzano quelle che agli occhi della modernità risultano armi retrograde ma che ancora oggi continuano a essere fondamentali nei conflitti in Asia: gli elefanti. Parlare di elefanti da guerra nel 2025 suona anacronistico. In un periodo storico in cui le macchine la fanno da padrone, l’impiego di bestie così goffe sarebbe eccezionale anche per il romanziere più fantasioso. Eppure una notizia affiorata recentemente ha messo in risalto l’utilizzo dei pachidermi nella guerra moderna, nello specifico in Myanmar.

Il video correlato mostra una colonna di elefanti in marcia, condotti dalle milizie anti-giunta delle People’s Defense Forse, carichi di approvvigionamenti. Ma che ruolo hanno oggi questi animali e perché, in alcuni scenari, sono ancora così importanti? La risposta è semplice: gli elefanti arrivano dove non esistono strade. La guerra civile in Myanmar è combattuta principalmente nelle giungle, dove non esistono connessioni, la vegetazione è talmente fitta da impedire rifornimenti aerei e il fango è un ostacolo non indifferente per tutti i veicoli terrestri. È dalla guerra in Iraq (argomento sul quale torneremo più avanti) che non si vedeva l’impiego bellico di questi animali ma per secoli sono stati i primi veri mezzi corazzati

L’impiego di elefanti in Occidente

Le battaglie che dominavano lo scenario euroasiatico dal VI al III secolo a.C. erano caratterizzate da combattimenti in formazioni compatte, dalla Persia achemenide alla Roma repubblicana. L’utilizzo di pachidermi in tali scenari favorì non poco una rapida evoluzione delle strategie adottate sui campi di battaglia, in quanto le cariche dirette infliggevano duri colpi non soltanto fisici ma soprattutto psicologici ai soldati. Alessandro Magno fu il primo condottiero occidentale, secondo Pausania, ad integrare i pachidermi nel suo esercito, tante furono la meraviglia e la paura che ebbe nel doverli fronteggiare. In seguito alla sua morte, gli elefanti da guerra comparvero anche in altri eserciti. Vegezio, ne L’arte della guerra romana, scrive: “Fu il re Pirro il primo ad utilizzarli contro le truppe romane in Lucania, dopo se ne servirono in modo massiccio Annibale in Africa, il re Antioco in Oriente e Giugurta in Numidia…”

Durante le guerre puniche i Romani si ritrovarono a dover affrontare gli animali portati in Italia da Annibale ma, contrariamente a quanto si possa pensare, erano già stati superati. Le tattiche di Roma si erano evolute in modo da sapere come combattere la minaccia ed è a Zama, nel 202 a.C. , che i pachidermi subirono una delle sconfitte più significative e l’inizio del tramonto del loro impiego bellico in Occidente. Nel 43 a.C. Pollieno ci dice che “Cesare aveva un grande elefante dotato di armatura con arcieri e frombolieri, posizionati sulla sua torre. Quando questa creatura sconosciuta entrò nel fiume i bretoni e i loro cavalli fuggirono, permettendo così ai romani di attraversare il fiume indisturbati.” Ma ormai erano già stati sorpassati da nuove tattiche e il loro utilizzo rimase principalmente cerimoniale.

La cultura orientale dei pachidermi

Per comprendere appieno l’efficacia degli elefanti in guerra, è necessario adottare una prospettiva che vada oltre l’eurocentrismo, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nelle strategie militari delle culture asiatiche. Dimentichiamoci quindi di Alessandro e re Poro, Annibale e le Alpi e Scipione a Zama. A differenza di quanto accadde nei campi di battaglia mediterranei, gli elefanti erano predominanti nelle guerre condotte in giungle e foreste, servendo come strumenti bellici principali in regioni come l’India e il Sud Est asiatico. In India, prima del X secolo d.C., gli elefanti da guerra erano spesso pesantemente corazzati, ricevevano una sorta di disciplina militare insieme al resto dell’esercito e venivano abituati ai rumori forti per evitare che si spaventassero. Venivano equipaggiati con armi, come lame fissate sulle zanne, e supportati da vere e proprie infrastrutture logistiche, come depositi di cibo lungo le vie fluviali, per garantirne l’alimentazione durante gli spostamenti più lunghi e faticosi.

Chanakya, l’equivalente indiano di Omero, nel suo Arthaśāstra considerava gli elefanti come la componente più importante dell’esercito reale. In quelle regioni, i cavalli erano meno efficaci a causa del clima caldo, delle malattie e del terreno irregolare. Gli elefanti invece dominavano non solo in combattimento, ma erano anche cruciali, come dimostrato recentemente, per il trasporto di rifornimenti e l’attraversamento dei fiumi. Per ogni elefante da guerra, spesso ce n’era almeno un altro impiegato in ruoli di supporto.

Dopo il X secolo, gli invasori turchi evitarono gli scontri nelle foreste, preferendo combattere nelle città o nelle pianure, dove riuscirono a sconfiggere gli imponenti animali. Successivamente, nell’Impero Khmer, vale a dire l’attuale Cambogia, gli elefanti da guerra furono utilizzati in modi innovativi; furono montati su di essi grandi baliste e, in seguito, cannoni per assediare e distruggere le fortificazioni nemiche (sebbene questo impiego sia ad oggi argomento assai discusso). Durante le guerre tra Birmania e Thailandia, fino alla fine del XVIII secolo, gli elefanti erano impiegati sia come forza d’urto nelle cariche contro le linee nemiche, sia per il trasporto di materiali pesanti. 

L’utilizzo in tempi moderni

Durante la Seconda guerra mondiale, l’esercito imperiale giapponese impiegò gli elefanti per trasportare rifornimenti nelle fitte giungle del Sud Est asiatico mentre i britannici li utilizzarono per costruire piste di atterraggio e strade. Sir William Slim, comandante del Corpo d’armata birmano, scrisse al riguardo: “Hanno costruito centinaia di ponti per noi, ci hanno aiutato a costruire e varare più navi di quante Elena abbia mai fatto per la Grecia. Senza di loro, la nostra ritirata dalla Birmania sarebbe stata ancora più ardua e il nostro avanzamento verso la sua liberazione più lento e difficile.” 

L’ultimo impiego riportato di elefanti da guerra risale al 1987 e vide l’esercito iracheno utilizzare i bestioni per trasportare materiale bellico verso la città di Kirkuk.

Non c’è quindi da stupirsi se i ribelli birmani abbiano utilizzato nuovamente i pachidermi per operazioni di logistica e approvvigionamento. La profonda cultura che ha legato questi animali agli stati asiatici ha plasmato un modo di guerreggiare che in Occidente ha fatto fatica ad inserirsi. Mentre in Europa la guerra si è evoluta puntando su macchine e tecnologia, in Asia la leggendaria connessione tra uomo e natura ha continuato a giocare un ruolo cruciale, oggi come in passato. Gli elefanti del Myanmar ci ricordano che la guerra non è solo una questione di armi avanzate, di tecnologia, di spionaggio ma anche di conoscenza del territorio, delle sue risorse e, perché no, del legame indissolubile con le tradizioni.

Di Jacopo Romanelli