Come se già non bastasse l’ombra del Covid-19 a preoccupare abbastanza gli organizzatori delle prossime Olimpiadi, in programma a Tokyo dal 23 luglio all’8 agosto, ecco (ri)spuntare dai meandri della storia l’antica rivalità, a dire il vero mai risolta, tra il Giappone e la Corea del Sud. A pochi giorni dal via dell’evento più atteso dell’anno, la squadra olimpica sudcoreana ha esposto uno striscione sul balcone degli appartamenti del villaggio olimpico dove alloggia. “Abbiamo ancora il tifo e il sostegno dei nostri 50 milioni di persone”, la frase riportata sullo striscione.

Una frase che in un primo momento può apparire come un semplice slogan di incoraggiamento per gli atleti in gara. Peccato che quelle parole avessero in realtà un altro significato, dal momento che nascondevano un riferimento storico ben preciso. La suddetta citazione ha ben poco di sportivo. Lo slogan, infatti, si riferiva a una citazione inerente al detto “Ho ancora 12 navi da guerra”, una fase storica pronunciata da tale Yi Sun-sin, il celebre ammiraglio coreano che, nella battaglia di Myeongryang, nel 1957, sconfisse 330 navi da guerra giapponesi con appena 12 navi.

Tensione alle stelle

La provocazione non è certo passata inosservata, visto che vari manifestanti dell’estrema destra nipponica hanno reagito sventolando la bandiera del Sole Nascente, il vessillo militare giapponese ritenuto offensivo in Corea del Sud poiché associato al militarismo e all’imperialismo di Tokyo. Per capirsi, stiamo parlando della bandiera che raffigura un sole rosso con 16 raggi che si estendono verso l’esterno. Lo striscione sudcoreano ha costretto il Cio, cioè il Comitato olimpico internazionale, a intervenire prima che la situazione potesse degenerare. Anche perché le Olimpiadi sono comunemente associate a un appuntamento sportivo pacifico durante il quale gli atleti di tutto il mondo competono tra loro in nome dello sport e non certo in virtù di vecchie rivalità tra nazioni.

La rimozione dello striscione coreano

 

Il comitato olimpico della Corea del Sud ha fatto sapere di aver rimosso gli striscioni dal villaggio; una decisione, questa, presa dopo che il Cio ha considerato il gesto sudcoreano “provocatorio”. L’incidente olimpico rischia di incrinare ulteriormente le già complesse relazioni tra Seul e Tokyo, le quali hanno ancora in sospeso diverse dispute risalenti alla Seconda Guerra Mondiale e al periodo dell’occupazione giapponese della Corea. Negli ultimi mesi le schermaglie hanno riguardato anche la decisione di Tokyo di sversare nel Pacifico le acque contaminate dell’impianto nucleare di Fukushima, e una mappa sul percorso della torcia olimpica che include nel territorio giapponese le isole Takeshima, che la Corea del Sud chiama isole Dokdo e rivendica sotto la sua sovranità.

Una rivalità storica

Da dove nasce la recente rivalità storica tra i due Stati citati? La Corea – per Corea intendiamo qui l’intesa penisola coreana, oggi suddivisa in Corea del Nord e Corea del Sud – divenne un protettorato giapponese nel 1900, mentre nel 1910 entrò a far parte dell’Impero del Sol Levante. Il dominio coloniale giapponese fu particolarmente brutale, e terminò ufficialmente con la resa del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, il 15 agosto 1945. Ci sono numerosi episodi che rievocano quel periodo storico, come ad esempio la deportazione di migliaia di giovani coreane ridotte a comfort women/schiave del sesso (il termine cambia a seconda della chiave di lettura dell’avvenimento) dei militari giapponesi.

I termini sono importanti. Già, perché negli ultimi anni i conservatori giapponesi, tra cui l’ex premier Abe Shinzo, hanno fatto pressione affinché venisse utilizzata l’espressione donne di compagnia, così da suggerire che non vi fu alcuna coercizione. I sudcoreani, chiaramente, non sono affatto d’accordo. Questo episodio ha creato diversi alti e bassi nella storia diplomatica tra Corea del Sud e Giappone. Nel 2019 le due nazioni hanno dato il via a una sorta di guerra commerciale, con Tokyo che aveva limitato le esportazioni verso Seul di materiali tecnologici usati per produrre microchip e schermi, e i sudcoreani a boicottare, in tutta risposta, i prodotti nipponici. Nell’occasione, la Corea arrivò perfino a non rinnovare con il Giappone un accordo sulla condivisione di informazioni di intelligente. Nel frattempo il rapporto burrascoso tra Tokyo e Seul è andato avanti tra alti e bassi.

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