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Diseredato di una prominente famiglia della Virginia, combattente della guerra del Messico, eroe di una repubblica di schiavisti, traditore degli Stati Uniti, rettore della Washington University ed educatore dei suoi studenti, icona del Nuovo Sud e modello di combattente americano. Il generale Robert Lee, figura storica al centro di numerose polemiche riguardanti alcune statue che sono state rimosse, ha incarnato le contraddizioni della giovane repubblica americana nei suoi momenti fondamentali. Ripercorreremo quindi le tappe della vita di questa figura storica per spogliarla dalle retoriche agiografiche e demonizzatrici che l’hanno caratterizzata nei decenni durante la sua vita e dopo la sua morte.

Si parte dall’inizio, dal suo background familiare, in apparenza molto privilegiato: il suo avo Richard Lee era un ricco mercante arrivò dallo Shropshire inglese nella colonia della Virginia nel 1639 per fare fortuna con il tabacco. Già suo figlio Richard Lee II fece parte della Camera dei Borghesi, l’organismo di autogoverno della colonia e negli anni seguenti altri esponenti della famiglia presero parte alle vicende rivoluzionarie: Richard Henry Lee fu uno dei firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza e suo figlio Henry sarebbe stato uno dei più abili ufficiali di cavalleria della guerra, apprezzato da George Washington. Tutte caratteristiche che farebbero pensare a una vita di privilegio non solo di status ma anche dal punto di vista reddituale. Niente di più sbagliato. Il padre Henry fece investimenti sbagliati che lo fecero anche incarcerare per debiti. Uno scandalo che però non intaccò l’idea che famiglie come la loro, di anglosassoni protestanti, fossero composte di leader naturali.

Il piccolo Robert, nato nel 1807, in una situazione familiare precaria, crebbe quindi in un’atmosfera di conservatorismo valoriale forte, che per tutta la vita lo portò a pensare che il miglior modo per governare la cosa pubblica fosse di farlo senza creare strappi nella società, ma assecondandone i movimenti e nel caso correggerla quando questa esprimesse la volontà di correre troppo. Robert non era il primogenito: anzi, sua madre Anne Hill Carter era la seconda moglie di suo padre e lui era il quarto figlio. La sfortuna del padre non si fermò dopo aver scontato la sua pena: la sua vicinanza al Partito Federalista e il suo essere filobritannico lo mise in contrasto con l’amministrazione di Thomas Jefferson e quella del suo successore James Madison, rischiando di essere linciato durante una rivolta a Baltimora, dove si trovava per una riunione del partito. Venne gravemente ferito e dovette lasciare la sua casa di Alexandria, in Virginia, tentando di andare nei Caraibi, per ripartire da zero.

Ma le ferite lo avrebbero fatto morire nel 1818, all’età di 62 anni. Lee si ritrovò a undici anni con una madre vedova di classe media, quarto di cinque figli, senza nessuna strada tracciata di fronte a sé. La via davanti a sé gli venne tracciata da un parente, William Henry Fitzhugh, che li ospitava nella sua casa di Fairfax, in Virginia e che scrisse al segretario alla guerra di allora John Calhoun per ottenere un posto per il giovane Robert all’accademia di West Point, l’istituzione che formava (e lo fa tuttora) gli ufficiali di carriera dell’esercito americano e dove avrebbe anche ricevuto una laurea in ingegneria (fino al 1824 era l’unica istituzione statunitense a fornirne una): qualora non avesse amato la vita militare, avrebbe potuto spendere il titolo accademico nella vita civile. Al giovane Robert la vita militare gli piacque molto: non era semplice, peraltro.

La vita dei cadetti era scandita da una rigida disciplina e da un complesso sistema di violazioni, che venivano sanzionate con delle penalizzazioni sul profitto e sull’esame finale, calcolato in duemillesimi, che racchiudeva una summa di tutti gli insegnamenti e un’esercitazione militare. Lee fu l’unico a non ricevere nemmeno un ammonizione, avendo rispettato tutte le prescrizioni in modo scrupoloso. E dire che bastava pochissimo per essere sanzionati: un cadetto ne ottenne una per aver protestato per una mancata partenza anticipata per poter festeggiare il Natale insieme con i suoi genitori.  Pur non violando mai il regolamento, Lee iniziò a pensare che quel complesso sistema di regole, che puniva severamente un bottone slacciata, fosse eccessivo. All’esame finale nel 1829 fu il secondo dietro un certo Charles Mason, un futuro imprenditore ferroviario di successo, prendendo il voto 1966/2000 contro i 1995/2000 del suo compagno di corso. I due risultati migliori della storia dell’accademia.

Quando Lee fece ritorno nella casa, all’età di 22 anni, sua madre stava morendo. Robert Lee era orfano e solo. Durante il soggiorno a casa nell’estate del 1829 riconobbe una giovane donna che aveva conosciuto da bambino: suo padre, nonostante fosse caduto in disgrazia, aveva contatti con i principali esponenti del partito federalista, tra cui il figliastro di George Washington, George Parke Custis, che aveva ereditato la tenuta di Mount Vernon. Si recò con la figlia Mary a rendere omaggio alla cara Anne: Lee era un giovane uomo con molte ammiratrici ma non poteva non pensare al suo avvenire. Quella era la rampolla della mancata famiglia reale d’America, con una vasta tenuta di 3.200 ettari, con coltivazioni attive di tabacco, cotone e l’allevamento di bachi da seta. Senza contare l’immenso prestigio che la famiglia si portava dietro.

Mary inoltre era intelligente, si interessava di politica e sapeva conversare. La sua religiosità concludeva l’elenco dei pregi che per Lee ci volevano in una buona moglie. Cominciò a scriverle, con discrezione, nel 1830, anche perché la madre di lei, Mary Lee Fitzhugh, operava una lettura preventiva delle sue missive. Il padre George però non era convinto che quell’ufficialetto spiantato, che sarebbe stato destinato a una vita vagabonda in giro per le installazioni militari americane, a costruire ponti e a riparare forti, fosse l’uomo giusto per la sua unica, preziosa, figlia. Infatti la sua prima proposta nel 1830 venne rifiutata. Ma il giovane Robert, nel 1831 di stanza a Fort Monroe, nella penisola della Virginia che si bagnava nella baia di Chesapeake, si vide accettata la sua proposta. Sua moglie sarebbe stata una compagna fedele, forse un po’ occhiuta anche riguardo ai suoi contatti con giovani donne che ne ammiravano la figura, ma preziosa, nonostante la salute che si sarebbe rivelata malferma. Anche il patrimonio non sarebbe stato quello che Lee si aspettava. Almeno però poteva cominciare la sua vita di militare non da solo. E sarebbe diventato così, sul campo di battaglia, uno dei più promettenti ufficiali dell’esercito americano.

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