Esattamente ottant’anni fa, nel maggio 1941, la Storia era sul punto di cambiare bruscamente e radicalmente il suo corso: Rudolph Hess, numero 2 del Partito Nazionalsocialista e delfino di Adolf Hitler, era arrivato in Scozia ai comandi di un caccia Messerschmitt-110 su cui aveva fatto appositamente montare dei serbatoi supplementari di carburante. La sua missione, come aveva lasciato scritto in una lettera indirizzata al Führer, era quella di ottenere una pace separata con l’Inghilterra, perché la guerra tra due popoli fratelli come quello inglese e quello tedesco era una follia: lo spazio vitale della Germania, e di tutta l’Europa “ariana”, andava, infatti, conquistato a Est, a spese della Russia.

Attraversata la Manica a bassa quota, sfidando la contraerea e i radar britannici, Hess era giunto nei pressi di Dungavel, vicino a Glasgow, per paracadutarsi poco lontano dal castello di un nobile amico di Re Giorgio VI, il Duca di Hamilton, che il tedesco aveva incontrato a Berlino durante le Olimpiadi del 1936. Avvisato dell’arrivo dell’”inviato non invitato”, il Duca si mise immediatamente in contatto con Lord Halifax, il Ministro degli Esteri inglese, e Rudolph Hess venne arrestato e interrogato. La notizia suscitò immediatamente un clamore mondiale: il Vertreter, il “Vicario” del Cancelliere tedesco, con cui si era sempre sentito in perfetta sintonia, tanto da ricevere, sotto dettatura, il testo del Mein Kampf quando avevano condiviso il carcere dopo il tentato putsch del 1923, si era consegnato nelle mani degli Inglesi, che lo avevano immediatamente giudicato pazzo, mentre Hitler lo aveva denunciato come traditore.

Ma la storia era, sicuramente, ben più complessa e, forse, Hess non era pazzo né, tantomeno, traditore. Come lui stesso avrebbe confidato molti anni dopo all’ufficiale americano che lo custodiva nel carcere di Spandau, dove era stato rinchiuso al termine della guerra e dove sarebbe morto nel 1987 in circostanze misteriose, la sua “era una grande missione. Era una missione per l’umanità, volevo por fine alla guerra e arrivare a un accordo con l’Inghilterra: per far cessare sofferenze e spargimento di sangue. Mi assunsi ogni responsabilità. Presi la decisione. Non immaginavo di ricevere l’accoglienza che… ho ricevuto”.

Il “folle volo” era una missione segreta concordata con Hitler, o l’iniziativa personale di un pazzo? Forse c’è una terza ipotesi, suggestiva ma non fantasiosa, che riguarda il lato occulto della storia, quello che il compianto Giorgio Galli, l’autorevole politologo scomparso pochi mesi fa, definiva “il nazismo magico”, ovvero le “componenti esoteriche del Reich millenario”. Rudolph Hess, infatti, faceva parte di quella ristretta élite di iniziati che agiscono -o credono di farlo- dietro le quinte della storia, e che, per dare un senso alle proprie azioni, invece di seguire i dettami della ragione scrutano gli astri per scoprirne le influenze che esercitano sui destini del mondo. E, tra costoro, purtroppo per Hess, c’era anche Churchill, assolutamente contrario a qualsiasi pace con Hitler, che, in uno dei primi discorsi alla Camera dei comuni aveva elevato a nemico metafisico, un male assoluto da sconfiggere a ogni costo, perché il destino aveva deciso che quella guerra era lo scontro finale tra le forze del bene e quelle del male.

L’oroscopo consultato da Hess prima del volo era favorevole, e numerosi sogni premonitori lo avevano convinto che l’esito della sua missione sarebbe stato positivo, come gli aveva confermato il suo maestro e mentore, il generale Karl Haushofer, professore di geopolitica, cultore di esoterismo, fondatore della società segreta Vril, da cui sarebbe poi nata la più famosa Società Thule, a cui erano affiliati molti importanti esponenti nazionalsocialisti. Come ricorda Giorgio Galli nel suo libro di culto, Hitler e il nazismo magico, “attorno a Hess gli astrologi continuano a lavorare, mentre Haushofer lo ispira coi suoi sogni preveggenti, secondo quanto avrebbe dichiarato durante la detenzione a Norimberga e anche a sua moglie”.

Gli astrologi avevano “letto nelle stelle che egli era predestinato a realizzare la pace”, e gli avevano programmato anche il volo in Scozia, vicino a Glasgow dove, secondo quanto annotato da Goebbels nel suo diario in data 18 maggio 1941, “è stata scoperta un’organizzazione nazionalsocialista. Non è molto grossa, ma comunque interessante come sintomo”. Non erano molti, ma rivestivano una certa importanza, infatti, gli aristocratici inglesi favorevoli a un’intesa col Führer, incluso il Re Edoardo VIII, costretto ad abdicare nel 1936, e quel Lord Darlington a cui è dedicato il romanzo di Kazuo Ishiguro Quel che resta del giorno. Nobili che, molto spesso, erano anche cultori di esoterismo, e che condividevano con i sodali tedeschi l’affiliazione a circoli, logge e società segrete che operavano (o credevano di farlo) dietro le quinte della Storia. La loro missione era di evocare le forze occulte per scatenarle contro il Nemico, o, più raramente, per difendersi dai suoi sortilegi, come accadde, ad esempio, quando, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, l’occultista britannica Dion Fortune costituì un circolo iniziatico, la Società della Luce Interiore, che si incontrava settimanalmente per formare una catena magica in grado di contrastare l’avanzata, che sembrava inarrestabile, della Wehrmacht. Ma questa è un’altra storia.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE