Una chiamata con un satellitare per provare un’ultima disperata fuga, poi l’arrivo dei ribelli e la sua brutale esecuzione ripresa e filmata da decine di telefonini. Il 20 ottobre 2011 è il giorno della morte di Muammar Gheddafi, leader libico al potere da 42 anni. Per molti storici è questa la data della fine dei suoi tanti decenni di “regno”. Ma in realtà la sua Libia, quella della Jamahiriya e del Libro Verde, è al capolinea già da mesi ed esisteva oramai soltanto nella sua Sirte. Per la verità quindi a terminare in quel fatidico giorno di dieci anni fa è la parabola umana del rais, l’ultimo capitolo di una vita passata quasi interamente sotto i riflettori della politica.

La disperata fuga da Sirte

Il 20 ottobre la Libia è un Paese in guerra da mesi. A febbraio le prime manifestazioni contro il rais mettono a ferro e fuoco la Cirenaica. Quando poi Gheddafi sembra sul punto di riprendere tutto il territorio perso, Francia e Inghilterra intervengono a sostegno dei cosiddetti “ribelli”. Gruppi che, già dopo poche settimane, mostrano la loro eterogeneità e l’incapacità di guidare il Paese. A marzo, su input di Parigi e Londra, iniziano i primi bombardamenti per una “no fly zone“, poi la missione è posta sotto l’ombrello della Nato e ne prende parte anche l’Italia. Da allora ogni tentativo di resistenza di Gheddafi risulta vano. Misurata, Sebah, Tripoli cadono una dopo l’altra. Ad agosto il rais e la sua famiglia devono lasciare la capitale. Molte le speculazioni sulla sorte di chi da 42 anni è al potere. C’è chi azzarda su una fuga all’estero, chi invece pensa a un fortificato nascondiglio nel deserto. In realtà Gheddafi, assieme agli ultimi fedelissimi e al figlio Mutassim, si trova a Sirte. Lì dove 69 anni prima era nato.

La sua città ancora non è caduta. Membri della sua tribù e gerarchi a lui più vicini riescono a resistere per settimane, asserragliati in un territorio che conoscono molto bene. Ma la mattina del 20 ottobre l’assedio dei ribelli, coperto dall’aiuto dal cielo delle forze Nato, non è più contrastabile. Gheddafi, come raccontato da Fausto Biloslavo su IlGiornale.it, a quel punto accende un telefono satellitare per chiamare qualcuno a Damasco. Forse è quello il primo momento dall’inizio della guerra in cui il rais capisce di non avere scampo, di aver perso e di non poter più organizzare una controffensiva. Un istante, un momento di lucida rassegnazione che probabilmente gli costa la vita. Perché grazie a quella chiamata Gheddafi viene localizzato. L’ultimo capitolo della sua esistenza inizia così. Dopo aver posato il satellitare, il leader libico si mette in fuga con un convoglio composto da almeno 75 mezzi. Gli aerei e i droni della Nato hanno vita facile nel rintracciare la lunga fila di pickup che provano a uscire da una Sirte prossima alla capitolazione. Il convoglio viene bersagliato dai bombardamenti e Gheddafi deve trovare rifugio in un canale di scolo alla periferia della città. Il resto è una storia raccontata dalle drammatiche immagini del linciaggio del rais da parte dei ribelli e degli ultimi istanti di vita del rais e del figlio Mutassim.

Una morte ancora attuale

Quanto accaduto con certezza dieci anni fa ancora è in parte un mistero. Forse, è l’ipotesi più accreditata, Gheddafi viene ucciso a bruciapelo da alcuni infiltrati all’interno del gruppo di ribelli che lo cattura. Possibile una “mano” francese nell’esecuzione, per mettere a tacere per sempre quella che sarebbe potuta essere una voce ingombrante da prigioniero. Fatto sta che dopo un decennio quanto accaduto a Sirte è ancora molto attuale. In primo luogo perché la Libia è ancora in guerra. In dieci anni il Paese nordafricano non è riuscito a trovare una sua concreta stabilità. Il territorio è diviso e controllato da una miriade di fazioni, gruppi e tribù incapaci di ridare vita a un vero e proprio Stato. In secondo luogo perché, anche a causa dell’instabilità, il nome di Gheddafi è piuttosto pesante. Il figlio, Saif Al Islam Gheddafi, potrebbe candidarsi nelle elezioni previste a dicembre e porterebbe in dote molti voti e un importante sostegno popolare.

Nessuno in Libia ha dimenticato quanto accaduto, nessuno ha scordato quel drammatico giorno. Il 20 ottobre 2011 è un’importante e cruciale data della storia, ma è anche un momento in grado oggi di far discutere e di riempire pagine della cronaca attuale. Dieci anni fa si è chiuso l’ultimo capitolo della storia umana di Muammar Gheddafi, ma non invece la parabole politica di un rais capace di far discutere anche da morto.

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