Henry Kissinger e Giovanni Paolo II, rispettivamente ex eminenza grigia degli Stati Uniti e defunto sovrano della Chiesa cattolica, hanno svolto un ruolo-chiave nel determinare l’esito della Guerra fredda a favore dell’Occidente. Al primo si debbono la securizzazione dell’America Latina a mezzo del piano Condor, le ritirate strategiche dai teatri secondari e il capolavoro della diplomazia triangolare, mentre al secondo va il merito di aver manifatturato quel risveglio spirituale nell’Europa centro-orientale, in particolare nella natìa Polonia, che avrebbe catalizzato il crollo del comunismo.

Testimoni diretti delle brutalità del nazismo, forgiati dalla guerra sin dalla gioventù e contrari ad ogni totalitarismo, Kissinger e Giovanni Paolo II verranno eternamente ricordati come i giganti tra i giganti del Novecento. Maestri nelle arti sacre della strategia e della diplomazia, questi due colossi del pensiero e dell’azione sono stati accomunati dall’occhio aquilino e dal dono del pensiero laterale e, non meno importante, sono stati legati da un rapporto di intensa quanto semisconosciuta amicizia.

Il legame che ha fatto la storia

Il 2 aprile 2005 scomparve un pezzo di storia del Novecento: Giovanni Paolo II. Quel giorno, infatti, il Papa venuto dall’Est passò a miglior vita alla veneranda età di 84 anni, impaziente di ricongiungersi con il Padre – “Pozwólcie mi odejść do domu Ojca” furono le sue ultime parole – e in pace con se stesso, perché aveva adempiuto al suo ruolo, compiuto il proprio destino, sconfiggendo l’Unione Sovietica e ridonando la libertà alla sua terra natale, la tormentata Polonia.

Persone di ogni fede e nazione entrarono in lutto quel giorno, nella consapevolezza di chi fosse venuto a mancare, e tra loro, curiosamente, si trovava anche Henry Kissinger, che del Papa era stato amico. L’ex stratega della Casa Bianca, parlando alla NBC della dipartita del pontefice polacco, dichiarò di non avere dubbi: non lui, Kissinger, ma Karol Józef Wojtyła fu l’uomo più influente del 20esimo secolo.

I due si incontrarono per la prima volta in terra vaticana il 20 ottobre 1979, a poco più di un anno di distanza dall’inizio ufficiale dell’era Wojtyła. Kissinger, all’epoca, fu ricevuto dal Papa in un’udienza privata. Il faccia a faccia avrebbe stregato l’ex Segretario di Stato di Richard Nixon e Gerald Ford, che proprio a partire da quel momento avrebbe cominciato a rivalutare la centralità geopolitica della Chiesa cattolica, facendo mea culpa per aver commentato con pessimismo i risultati del conclave – all’indomani dell’elezione del Papa polacco, invero, aveva manifestato un duro scetticismo sulle possibili implicazioni per l’Occidente.

Wojtyła, a sua volta, affascinato dall’erudizione di Kissinger, gli avrebbe proposto un incarico prestigioso: introdurre la geopolitica, la geostrategia e le relazioni internazionali nei seminari, che sino ad allora si erano occupati di formare i futuri chierici soltanto da un punto di vista teologico. L’evolvere dei tempi, però, richiedeva un ripensamento dell’architettura istruttiva della Chiesa cattolica. Perché erano tempi di guerra – guerra fredda –, e i futuri guerrieri del Papa andavano preparati ad affrontare adeguatamente le sfide provenienti da quel nuovo mondo emerso dalla seconda guerra mondiale. E nessuno, meglio di Kissinger, avrebbe potuto svolgere quel ruolo.

L’ex stratega della Casa Bianca avrebbe accettato l’offerta del Papa, iniziando a presentarsi quando e dove possibile nei più importanti seminari degli Stati Uniti nelle vesti di professore. Gli insegnamenti del professore senza abito talare, lungi dal rimanere circoscritti in aula, sarebbero stati diffusi, distribuiti e tradotti, formando una generazione di geopolitici con la papalina. Eloquentemente, nonostante la fine della Guerra fredda, lo sciogliersi di quel patto informale e l’avanzare inesorabile dell’età, Kissinger ha continuato a portare avanti l’incarico affidatogli dal Papa polacco sino agli anni recenti.

Più amici che lontani colleghi

I due, a partire da quel 20 ottobre 1979, si sarebbero incontrati altre volte, come in occasione dei viaggi apostolici del Papa negli Stati Uniti, a riprova dell’importanza di quel legame, spassionato e professionale al tempo stesso. Un legame sopravvissuto alla fine della guerra fredda e, anzi, da allora divenuto più intimo.

Quanto intenso, intimo e genuino sia stato il legame tra Kissinger e Wojtyła lo si può capire meglio soltanto raccontando. Raccontando di quando, ad esempio, Kissinger si recò in Vaticano con sua moglie Nancy, nel 2001, per chiedere all’amico e pontefice una benedizione per entrambi. E raccontando con le parole e i gesti dello stesso Kissinger, che ogniqualvolta gli viene chiesto del suo rapporto con il Papa venuto dal freddo, si premura di ricordare all’intervistatore di turno che conserva orgogliosamente ogni foto dei loro incontri.

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