Proseguendo nella carrellata di ritratti dedicati ai principali leader populisti nella storia degli Usa, incontriamo quello che fu sicuramente il più importante e il più criticato, il più amato e il più odiato uomo politico americano della prima metà del Ventesimo secolo: il senatore, già Governatore della Louisiana, Huey Long (1893-1935). “The Kingfish”, così soprannominato dal nome di un popolare personaggio radiofonico, fu una delle figure più affascinanti e contraddittorie della politica a stelle e strisce, un vero outsider che seppe farsi amare dai suoi seguaci e odiare da tutti gli altri.

Nonostante sia morto da più di 85 anni, Long è ancora vivo nella memoria degli abitanti della Louisiana, grazie alle strade, ai ponti e alle università che fece costruire durante il suo governatorato; la sua figura viene ricordata anche dal cinema, con numerosi documentari, sceneggiati televisivi e film a lui dedicati anche recentemente, tra cui il celebre Tutti gli uomini del Re (2006), interpretato da Sean Penn e tratto dal romanzo omonimo di Robert Penn Warren, liberamente ispirato al leader populista.

Guascone, irruento, manesco, con una inguaribile tendenza alla buffoneria, accentratore di ogni potere e totalmente dedito a quello che considerava il benessere del popolo, Long iniziò la sua carriera politica dopo quattro anni passati come venditore porta a porta, durante i quali aveva anche studiato legge con l’intenzione di dedicarsi, come avvocato, alla difesa dei reietti e degli emarginati. Fu grazie a quest’esperienza, infatti, che si rese conto di quanto numerosi fossero i cittadini sfruttati e di quanto fosse concentrata la ricchezza nelle mani di pochissimi, soprattutto petrolieri, magnati delle ferrovie e speculatori finanziari.

In Louisiana, all’inizio degli anni Venti, non c’erano quasi strade carrozzabili, gli ospedali cadevano a pezzi, le scuole erano inadeguate e le università inesistenti, nonostante le ricchezze naturali dello Stato fossero tutt’altro che trascurabili. Long entrò in politica come commissario della Public Service Commission, posto che gli servì per stringere rapporti, conoscere la macchina amministrativa e finalmente candidarsi come Governatore nel 1924, riuscendo però nel suo intento solo quattro anni dopo, nel 1928. E, da quel momento, nulla fu come prima: eletto Governatore a soli 35 anni,  cercò subito di mettere in pratica lo slogan che aveva caratterizzato la sua campagna elettorale: Every Man a King, But No One Wears a Crown.

Passati solo pochi mesi, la gente, e soprattutto le oligarchie del petrolio e degli affari, si accorsero che Long non era il solito demagogo sudista. The Kingfish cominciò immediatamente a fare due cose mai tentate prima: accentrò il più possibile tutto il potere disponibile a ogni livello, e avviò una profonda revisione legislativa per poter mantenere fede alle promesse elettorali. Memore dei suoi studi di legge, spulciò la costituzione e ogni regolamento esistente per trovare gli spiragli legali adatti ai suoi scopi. Già nel primo anno di mandato aveva reso gratuiti i libri di testo per gli studenti di tutte le scuole, sia private sia pubbliche; aveva lanciato l’emissione di un prestito per pavimentare le strade, fino ad allora abbandonate a un sistema di tariffe e pedaggi  che arricchivano i soliti noti, incuranti della manutenzione (vi ricorda qualcuno?);  aveva incoraggiato il trasporto del gas naturale fino a New Orleans, nonostante la feroce opposizione della compagnia elettrica; aveva messo mano al sistema di tasse e balzelli che gravavano sul ceto medio e sui più poveri, aumentando le tasse ai grandi gruppi, soprattutto quelli petroliferi, che fino ad allora spadroneggiavano indisturbati.

Facile immaginare come la sua attività politica gli procurasse, da un lato, una sincera ammirazione, che talvolta diventava vera e propria adorazione, e, dall’altro, una feroce antipatia che poteva sfociare in odio profondo. Il potere che Long seppe accentrare rapidamente suscitò molte critiche, spesso motivate, alle quali Long rispondeva facendo spallucce: in fondo, amava ripetere, “il fine giustifica i mezzi”. Quella che, dai suoi oppositori, veniva definita senza mezzi termini la “dittatura” che governava la Louisiana, era per Long la vera “democrazia”, perché il suo era l’unico Stato dove il governo corrispondeva direttamente e completamente alla volontà del popolo. E, in un certo senso, era vero, perché era solo grazie al vasto e radicato consenso che Huey Long poteva mantenere saldo e indiscusso il suo potere nel suo Stato.

Un reporter di St. Louis scrisse: “la gente non si limita a votarlo: lo adorano! Fa ormai parte della loro religione”. Alcuni dati ci aiutano a capire il perché: all’inizio della sua amministrazione, c’erano soltanto 300 miglia scarse di strade asfaltate, e solo tre ponti; nel 1935, al momento della sua morte, le strade asfaltate erano diventate quasi 4000 miglia, c’erano 40 ponti e quasi 4000 miglia di strade agricole nuove di zecca. Da livelli di sottosviluppo totale, il programma autostradale dello stato governato da Huey Long era diventato il più importante degli Usa.

Consolidato il potere in Louisiana, era giunto il momento di fare il salto nella politica nazionale; ma a farlo salire sul palcoscenico degli States non furono né i grandiosi lavori pubblici né il grande successo della sua politica: la prima volta che finì sulle prime pagine di tutti i giornali fu quando ricevette, vestito in costume da bagno e con un paio di pantaloni di seta verde, una visita ufficiale di un alto ufficiale della Marina tedesca, suscitando un pandemonio diplomatico che sollazzò per giorni i rotocalchi di tutto il Paese. 

Capita l’antifona, da allora fu sempre più attento a suscitare l’attenzione dei media con un comportamento al limite della buffoneria, continuando però a occuparsi seriamente di politica. Eletto senatore, proseguì la sua personale battaglia contro le grandi banche, “che da Wall Street controllano tutto il denaro della nazione fino ai più remoti angoli del Paese”. Formalmente alleato di Franklin Delano Roosevelt, cominciò a contrastarlo non appena si accorse che il Presidente non aveva in realtà nessuna intenzione di disturbare i “poteri forti”; la legge nota come “Emergency Banking Act”, secondo Long, serviva soltanto a consolidare il potere delle grandi banche, mettendo in difficoltà le piccole realtà locali che erano la vera linfa vitale per i lavoratori di tutta la nazione.

Allo stesso modo, Long criticò il “National Industrial Recovery Act”, che riteneva, ancora una volta, una legge scritta appositamente dalle grandi industrie che monopolizzavano la produzione senza curarsi degli interessi nazionali. La sua crescente ostilità cominciò a diventare un serio ostacolo alla politica del New Deal rooseveltiano, soprattutto dal momento in cui Long cominciò a organizzare una rete di circoli, che si sarebbero presumibilmente trasformati in partito, intitolati al suo programma: “Share Our Wealth”, condividi la nostra ricchezza.

Il successo sembrava arridere al demagogo populista, che si stava preparando alla campagna presidenziale del 1936, dove in molti lo davano per vincente. La sua corsa venne brutalmente arrestata il 10 settembre 1935, quando, nel Parlamento della Louisiana, a Baton Rouge, fu aggredito da un medico, Carl Weiss, genero di un avversario acerrimo di Long, il Giudice Pavy. 

Bastò una sola pallottola, di piccolo calibro, per ferire mortalmente Huey Long, mentre il suo omicida veniva crivellato da più di cinquanta colpi sparati dalle guardie del corpo. Ancora oggi, si possono vedere le tracce di quella violentissima sparatoria incise sul marmo del Campidoglio di Baton Rouge.