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Il 23 agosto 1939 a Mosca il ministro degli Esteri della Germania nazista, Joachim von Ribbentrop, concluse con l’omologo sovietico Vjačeslav Molotov, alla presenza del leader di Mosca Iosif Stalin, un patto di non aggressione con cui le due potenze si impegnavano a non attaccarsi militarmente e dunque a dirimere sul piano politico e diplomatico le reciproche controversie, a cui era annesso un protocollo segreto volto a definire le zone d’influenza e le spartizioni territoriali in Europa Orientale.

Adolf Hitler e Iosif Stalin, tramite i rispettivi ministri degli Esteri, decretarono la spartizione della Polonia, di li a poco invasa dalla Germania nazista dando inizio al secondo conflitto mondiale, e definirono il ritorno a Mosca di territori persi dopo la fine dell’Impero Russo: Estonia, Lettonia, Lituania, Bessarabia (attuale Moldavia, allora parte della Romania).

Negli ultimi anni il patto è stato spesso invocato come simbolo dell’atavico espansionismo russo, e l’ambizione territoriale di Stalin letta in parallelo a quella dell’attuale Russia verso l’Ucraina invasa nel 2022. Il patto è stato anche spesso preso a fondamento per criticare il contributo sovietico alla fine del secondo conflitto mondiale, in cui come noto Germania e Urss si trovarono a combattere dopo che nel giugno 1941 Hitler ruppe il patto lanciando l’Operazione Barbarossa contro il colosso euroasiatico.

Viviamo in epoche in cui i richiami alla Seconda guerra mondiale e agli anni che la precedettero proliferano: nei giorni scorsi, l’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin a Anchorage, Alaska, è stata dai critici paragonato al Patto di Monaco con cui nel 1938 fu deciso di fatto il destino della Cecoslovacchia, consegnata alla Germania hitleriana.

Il patto Molotov-Ribbentrop, però, letto a 86 anni di distanza offre un’importante lezione di geopolitica: se da un lato fu indubbiamente cinica la scelta di Stalin di accordarsi con il mortale nemico per eccellenza del bolscevismo di Mosca, dall’altro è storicamente assodato che nell’élite sovietica si pensava all’accordo con la Germania nazista come a un tentativo di guadagnare tempo dopo il fallimento dell’altro e più attivo filone diplomatico perseguito da Mosca, un patto con Francia e Regno Unito per garantire la sicurezza dell’Europa contro l’espansionismo hitleriano. Il fallimento di questo negoziato, il 15 agosto, aprì la strada alla formalizzazione dell’accordo Molotov-Ribbentrop.

Al contempo, in Germania la conclusione dell’accordo segnò un passaggio importante nel quadro di una grande discussione interna all’alta sfera di potere del Terzo Reich tra coloro che erano favorevoli alla teoria del Lebensraum, l’espansione verso lo “spazio vitale” a Est, e i fautori di un asse europeo con l’Unione Sovietica contro le potenze dell’Anglosfera e le democrazie occidentali. Hitler, in cuor suo, non aveva mai abbandonato l’idea del colpo all’Urss, ma nel sistema di potere del Reich non mancavano le suggestioni circa l’edificazione di una “Fortezza Europa” (Festung Europa) sulla scia di un’attenzione al legame russo-tedesco che dall’era di Otto von Bismarck si è trasmessa fino alla “GeRussia” tramontata con la guerra in Ucraina.

Ribbentrop, ex ambasciatore a Londra e storicamente anglofilo, si convertì all’idea dell’alleanza con l’Urss, tanto da invitare nel 1940 lo stesso Molotov a infruttuosi colloqui per un’adesione di Mosca alle potenze dell’Asse. La storia del suo patto per la spartizione dell’Europa orientale è quella di una partnership favorita dall’ostilità anglo-francese per le garanzie di sicurezza che Mosca poteva dare all’Europa. Ironia della sorte, chi pagò il prezzo peggiore fu la Polonia, la cui leadership nazionalista rifiutò l’idea che in caso di guerra tra Germania e Alleati truppe sovietiche si sarebbero potute schierare sul suo territorio in funzione di deterrenza anti-tedesca, finendo spazzata via assieme al Paese.

Il richiamo del patto concluso il 23 agosto 1939 non deve essere, dunque, principalmente orientato al tema dell’espansionismo russo, quanto piuttosto alla minaccia a cui l’Europa può essere sottoposta in assenza di una corale architettura di sicurezza in cui tutti i Paesi del Vecchio Continente abbiano un sincero commitment alla convivenza. In un mondo in cui Russia e Usa sembrano tornate alla “nostalgia del 1945”, ovvero all’idea di un co-dominio su un’Europa non più partecipe al tavolo ma sul menù, come dopo il suicidio geopolitico dettato dal conflitto mondiale, una lezione da tenere a mente.

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