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Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Grecia aveva visto trionfare la destra monarchica per poi scivolare sull’orlo della guerra civile nel 1946. Appena un anno dopo, la musica sembrava già cambiare per quei comunisti che si erano illusi di poter prendere in mano il Paese: Washington si stava sostituendo pian piano agli inglesi nel ruolo di sua chaperon internazionale, rifornendo Atene di armi e consiglieri militari.

La fine degli anni Quaranta aveva rappresentato una grande prova di forza per il Paese, che ne uscì devastato. Ciò che ne seguì fu un boom disomogeneo, incontrollato, che non si accompagnò all’evoluzione delle istituzioni. Assalti in stile squadrista, frodi elettorali, omicidi politici, attentati terroristici fecero da sfondo al colpo di Stato del 1967, a firma di un gruppo di ufficiali di medio rango guidati da Georgios Papadopoulos.

La dittatura dei colonnelli si mosse fra le intricate trame di dispute ataviche e la Guerra Fredda nel Mediterraneo Orientale. La propaganda dei Colonnelli, volta a riprodurre l’impronta ideologica della dittatura, si riassumeva nello slogan “Grecia dei greci cristiani”. La loro visione era una miscela di concezioni militariste e patriarcali anticomuniste estreme con elementi di nazionalismo, attaccamento alla patria, alla storia greca antica e alla tradizione popolare. Ma soprattutto, ossessione dei Colonnelli fu il concetto di “pericolo dal nord”, ovvero l’ossessione per cui la Jugoslavia comunista e la Bulgaria avrebbero potuto attaccare la Grecia e rivendicare i territori della Macedonia e della Tracia.

I Colonelli rappresentavano non solo una coperta scura sul vicino oriente europeo incandescente, ma per alcune nazioni europee, un pericolo vicino da maneggiare con cura. Come per l’Italia: sono noti, infatti, i rapporti tra i gruppi di estrema destra greci e quelli italiani. Dimitri Deliolanes nel 2019, ha raccolto in un interessante volume (Colonnelli. Il regime militare greco e la strategia del terrore in Italia, Fandango, 2019) le prove fattuali di queste liaisons dangereuses, collocando in un preciso contesto strategico le testimonianze sul coinvolgimento greco nella strage di piazza Fontana: le mire aggressive del regime, infatti, andarono ben oltre la reazione vendicativa all’espulsione della Grecia dei colonnelli dal Consiglio d’Europa decretata da Aldo Moro il 12 dicembre 1969.

Georgios Papadopoulos

Radio, cinema e televisione vennero convertiti interamente alla causa del regime. I Colonnelli conoscevano bene il funzionamento dei mass media e l’effetto della comunicazione di massa sulla società e sulle persone. Se conoscevano bene la radio e il cinema, investirono tantissimo nella televisione, che stava muovendo i primi passi alla fine degli anni Sessanta. Si aprirono così 7 anni di malgoverno e misure repressive che colpirono in primis Papadopoulos, rovesciato dall’interno della giunta e sostituito dall’ancora più repressivo Generale Demetrios Ioannidis, a capo della famigerata polizia militare.

Demetrios Ioannidis

Fu proprio quest’ultimo, nel luglio del 1974 a lanciare un colpo di stato per deporre Makarios III, arcivescovo e presidente di Cipro dal 1960. Makarios sopravvisse, ma il colpo di stato innescò l’invasione del Nord dell’isola da parte della Turchia, che, insieme a Gran Bretagna e Grecia, era garante dell’accordo costituzionale del 1960. Impopolari, cialtroni, ottusi e criminali, presi dal caos e da blande contromisure, i Colonnelli caddero il 23 luglio del 1974. Le piazze esplosero. I prigionieri politici vennero rilasciati dalle carceri della giunta: molti di loro iniziarono fin da subito a raccontare storie terribili di torture subite. Anche i greci esiliati dal precedente governo si misero sulla via per Atene; fra loro, tantissimi artisti ellenici come il cantautore Mikis Theodorakis e l’attrice Melina Mercouri.

Toccò a Konstantinos Karamanlis, il conservatore che aveva ricoperto la carica di primo ministro dal 1955 al 1963, abbandonare l’esilio autoimpostosi in Francia per tornare in patria a guidare un Paese devastato dai soprusi e dalle inefficienze del governo militare.

Konstantinos Karamanlis

In cima agli obiettivi c’era senza dubbio la ricostruzione di un rapporto con la Turchia, disinnescando la minaccia di una guerra aperta con Ankara; ma soprattutto era necessario ricacciare l’esercito nei suoi luoghi e riportarlo all’obbedienza. Ma soprattutto, tenere in considerazione le resistenze che si erano formate durante la dittatura, restituendo dignità al Partito Comunista, che era stato messo fuorilegge nel 1947. Se a novembre dello stesso anno ottenne una vittoria schiacciante alle elezioni, a dicembre un referendum sul futuro della monarchia si concluse contro il ritorno di re Costantino. Per Atene aveva inizio un’altra storia.

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