Skip to content
Storia

Febbraio 1950, un B-36 Usa in avaria sgancia un’atomica disarmata: è il primo Broken Arrow

Un B-36 americano in avaria fu costretto a sganciare in mare un'atomica disarmata. Cinque membri dell'equipaggio scomparvero e le ricerche...

Settantacinque anni fa, il primo incidente che provocò un codice “Broken Arrow” e la perdita di un’arma nucleare vide come protagonista un B-36 Peacemaker, possente bombardiere strategico dalla livrea argentea che fu costretto a sganciare una bomba nucleare disarmata mentre si trovava al largo della costa canadese. Si trattò del primo incidente del genere, e per molto tempo rimase oggetto di speculazione e congetture, dato che cinque membri dell’equipaggio non vennero mai ritrovati, e l’aereo e le tecnologie che trasportava, di cui non si trovò traccia per molti anni, avrebbero potuto rappresentare una seria minaccia se fossero caduti in mano ai sovietici, con cui gli americani combattevano già da diversi anni una guerra fredda.

Un incidente delicato in piena Guerra fredda

Era una notte del febbraio 1950 quando il B-36 appartenente alla 7th Stormo bombardieri dello Strategic Air Command dovette spalancare i portelli del vano armamenti mentre era al largo della costa settentrionale della Columbia Britannica, e sganciare una bomba nucleare Mk. 4 che precipitò nell’Oceano Pacifico, provocando, al suo impatto con l’acqua, un fulmineo lampo luminoso seguito dall’onda d’urto. Poco dopo il bombardiere, che aveva riscontrato problemi tecnici ai motori e per questo aveva avviato questa delicata procedura, si schiantò su coordinate inizialmente sconosciute.

A quel tempo, le bombe a caduta libera statunitensi erano progettate per avere i loro nuclei fissili inseriti durante il volo, una salvaguardia che era ritenuta necessaria per queste armi strategiche di prima generazione. Solo con una decisione presidenziale un bombardiere sarebbe decollato con il nucleo fissile a bordo. Gli Stati Uniti avevano “perso la loro prima arma nucleare“, e quello fu solo il primo di almeno 32 incidenti nucleari noti come “Broken Arrow“, ossia incidenti che comportano il lancio accidentale, l’accensione, la detonazione, il furto o la perdita di un’arma nucleare.

In quell’occasione, la detonazione fu causata dal materiale altamente esplosivo della bomba, con il nucleo fissile rimosso e sostituito con un nucleo di esercitazione in piombo dello stesso peso. Altrimenti, la bomba Mk.4 trasportata dal bombardiere dell’Usaf avrebbe sprigionato la potenza distruttiva di 31 kilotoni, circa il doppio della bomba sganciata su Hiroshima.

La decisione di sganciare la bomba disarmata dopo aver incontrato gravi problemi meccanici nel corso di una missione di addestramento, venne presa dal capitano H. Barry, comandante dell’equipaggio del B-36 che ricevette l’ordine di abbandonare l’aereo, all’epoca il “primo vero bombardiere intercontinentale degli Stati Uniti“, che in quell’occasione stava simulando una missione di bombardamento su un bersaglio comparabile a un grande “centro abitato” dell’Unione Sovietica o della Repubblica Popolare Cinese. All’epoca la capacità nucleare degli Stati Uniti contava circa 235 bombe atomiche, mentre l’Unione Sovietica aveva sviluppato forse due sole armi nucleari.

Il lancio e l’abbandono dell’aereo: le congetture

I 13 uomini dell’equipaggio che era a bordo del bombardiere si lanciarono con il paracadute prima che fosse perduto il controllo, mentre volavano sopra Princess Royal Island. Di loro, cinque non verranno mai ritrovati, compreso l’ufficiale addetto agli armamenti nucleari. Senza alcuna conferma che tutti i membri si fossero lanciati con il paracadute, dal momento che era notte e il tempo cattivo impediva una buona visibilità, si diffusero alcune speculazioni secondo cui l’aereo e il suo carico fossero scomparsi, e nella peggiore delle ipotesi condotto in un luogo desolato dell’Alaska. Tuttavia, tutte le prove indicarono che l’equipaggio aveva portato a termine correttamente la procedura d’emergenza, innescando con successo la bomba per farla esplodere una volta sganciata.

Ci furono enormi sforzi delle squadre di salvataggio per recuperare l’equipaggio e le apparecchiature sensibili dell’aereo, che erano ovviamente protette dal segreto militare. Più di 40 aerei statunitensi e canadesi condussero le ricerche, ma non si trovò nessuna traccia del bombardiere, che si pensava fosse precipitato in mare. Mentre i cinque dispersi, forse ammarati nelle acque gelide tra le isole Gil e Princess Royal, sarebbero rimasti vittime delle condizioni atmosferiche estreme, in assenza di equipaggiamento adeguato: alcuni non erano dotati di tute e salvagente.

Il relitto del B-36 fu infine trovato nel 1953 sul fianco del monte Kologet, a circa 250 chilometri a Nord del punto in cui l’equipaggio si era lanciato con il paracadute. Venne scoperto durante una ricerca di salvataggio della Royal Canadian Air Force che non aveva niente a che fare con l’incidente. Temendo che parte delle informazioni sensibili ancora contenute dal bombardiere potessero finire nelle mani dei sovietici, l’aeronautica militare statunitense inviò una squadra di recupero che inizialmente non riuscì a raggiungere il luogo dell’incidente. Furono inviate altre due missioni di follow-up e, infine, nel 1954, una piccola squadra di demolizione riuscì ad arrivare sul luogo dell’incidente per mettere in sicurezza e distruggere le parti classificate del bombardiere.

Sempre in Canada un’altra bomba nucleare americana Mk 4 fu sganciata nel 1950, dopo che un B-50 dello Strategic Air Command ebbe problemi al motore nei cieli del Quebec. In quel caso circa 100 libbre di uranio, utilizzato per il tamper della bomba, furono sparse nell’area circostante. Nessuno incidente di questo tipo si è più verificato dopo la fine della Guerra Fredda.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.