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Quando venne posto al comando del Gruppo Armate B, il feldmaresciallo Erwin Rommel, lo stratega che si era guadagnato nella campagna d’Africa il soprannome di “Volpe del deserto”, ebbe ben chiara la situazione. Fin dal primo momento. Il famoso Vallo Atlantico ordinato da Hitler, da linea difensiva fortificata che doveva proteggere le coste da ogni tentativo d’invasione da parte degli Alleati, e correva dalle coste della Danimarca al confine tra Francia e Spagna, non era assolutamente adeguato alle aspettative.

Una disfatta annunciata

Rinforzarlo, erigendo altri bunker, disseminando le spiagge con “cinque cinture” di mine e differenti tipi di ostacoli anticarro, allagando le zone dell’entroterra e piantando nei campi più spaziosi dei pali di legno con mine sulla cima – i cosiddetti asparagi di Rommel – per impedire l’atterraggio di alianti d’assalto, non sarebbe stato comunque sufficiente, se non si fosse opposta subito una resistenza adeguata attraverso una controffensiva efficace con mezzi corazzati e divisioni ben schierate a ridosso della spiaggia.

Se gli alleati fossero sbarcati in gran numero e avessero conquistato e oltrepassato le spiagge, rafforzando le loro teste di ponte del D-Day, tutto sarebbe stato perduto. Se le divisioni tedesche non fossero state pronte al contrattacco, nei settori minacciati, tutto sarebbe stato perduto. E questo per una ragione semplice quanto sconfortante: Rommel aveva concluso già da tempo che ogni movimento offensivo sarebbe stato impossibile a causa della supremazia aerea ottenuta dagli Alleati. Essa avrebbe impedito ogni movimento di truppe diurno, e avrebbe decretato la sconfitta in Francia. Ed è quasi un segno del destino che egli stesso sia stato poi ferito a morte da un raid aereo alleato. Un segno della disfatta totale che attendeva la Wehrmacht.

Il 17 luglio del 1944, Rommel era sulla sua automobile personale in transito tra Sainte-Foy-de-Montgommery e Vimoutiers quando un caccia della Royal Canadian Air Force, un Supermarine Spitfire, effettua un mitragliamento a bassa quota. La Volpe del deserto, sorpresa da una delle “Angry Wasp” canadesi, riporterà nell’incidente un frattura al cranio, due alla tempia, una allo zigomo e una lesione all’occhio sinistro. Sarà portato con urgenza nel vicino ospedale militare di Bernay. Solo tre giorni dopo il fallito complotto del 20 luglio contro Adolf Hitler lo vedrà comparire tra i possibili “congiurati”. Decretandone, almeno inizialmente, l’immediata degradazione e l’espulsione dalla Wehrmacht.

Una fine onorevole

Ferito e umiliato dalle posizioni assunte dal Führer e dalla sua stretta cerchia, che lo credeva un traditore, Rommel si troverà di fronte solo tre opzioni: presentarsi a Hitler per convincerlo della sua incorruttibile fedeltà; suicidarsi con una pasticca di cianuro, o affrontare la corte marziale per alto tradimento, che , nel caso di un verdetto di colpevolezza, avrebbe portato certamente alla condanna a morte. Da uomo d’onore, sceglierà il suicidio. Diranno per per evitare le rappresaglie nei confronti della famiglia.

Indossata l’alta uniforme di comandante dell’Afrika Korps, l’Armata che sotto il suo comando aveva imperversato nella guerra del Nord Africa quando la Germania era a un solo passo dalla vittoria, con il bastone da maresciallo in una mano e una croce Pour le Mérite al collo che spiccava nel suo bel celeste sulla Croce di Cavaliere di prima classe – le più alte onorificenze concesse a un soldato nei due conflitti mondiali a cui aveva preso parte con grande valore – inghiottì una capsula di cianuro di potassio. Provocando la sua morte il 14 ottobre del 1944.

Il “referto clinico ufficiale” dichiarò che il generale Rommel era morto “a causa di un arresto cardiaco, complicato da un’embolia cerebrale, derivata dalle fratture al cranio che aveva subito in precedenza” durante l’attacco aereo alleato. Per anni gli storici parleranno di un “suicidio di Stato“, altri maligneranno riguardo una vendetta ordinata da Hilter. Seppellito con tutti gli onori militari come previsto per un eroe di guerra, venne tumulato nel cimitero di Herrlingen. Per decenni dopo la fine della guerra, i veterani della Campagna d’Africa e quanti aveva servito con lui nelle due guerre scatenate da una Germania devastata nell’animo nel morale, gli portarono omaggio nella ricorrenza della morte. Una morte onorevole che precedette la disfatta totale del Terzo Reich e in qualche modo ne rappresentò il preludio.

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