L’assalto del Terzo Reich all’America Latina costituisce uno dei capitoli più intriganti della Seconda guerra mondiale, eppure, per uno strano scherzo del destino, risulta essere anche uno dei meno conosciuti al grande pubblico. Scrivere e parlarne, però, è più che importante – è indispensabile –, perché è soltanto avendo consapevolezza di ciò che accadde tra gli anni Trenta e la seconda guerra mondiale che si può comprendere, ad esempio, la storia arcinota della grande fuga dei nazisti nelle terre di Simon Bolivar nel dopo-caduta di Berlino.

L’emigrazione delle aquile naziste in America Latina, secondo alcuni pilotata dalla leggendaria Organizzazione Odessa allo scopo di permettere, un giorno, la nascita di un nuovo Reich, non sarebbe stata priva di ripercussioni. Perché quell’esercito – composto dalle nove alle dodicimila persone – avrebbe effettivamente infiltrato la politica sudamericana, in particolare l’Argentina peronista e il Paraguay stroessnista, riuscendo persino nell’obiettivo di dare vita a delle piccole enclavi. Enclavi inaccessibili, al cui interno venivano commessi crimini indicibili, come la famigerata Colonia Dignidad.

La genesi della colonia del terrore

Non si può capire quella distopica colonia del terrore che ha ispirato Hollywood nel 2015 (Colonia di Florian Gallenberger, con Emma Watson come protagonista), e la cui memoria continua a tormentare il popolo cileno, senza una previa ricostruzione del contesto generale nel quale nacque. Quel contesto era il Cile febbricitante degli anni Sessanta, una nazione crescentemente dilaniata dagli opposti estremismi – dai quali il futuro presidente Salvador Allende sarebbe stato travolto con violenza – e custode di un orribile segreto – l’aver offerto rifugio ad un piccolo esercito di fuggitivi nazisti, composto dalle 500 alle 1000 persone.

Soltanto Argentina e Brasile avrebbero superato il Cile per numero di seguaci del defunto Führer accolti, nascondendone rispettivamente 5.000 e 1.500-2.000. Il Cile, ad ogni modo, si sarebbe differenziato dal vicinato sudamericano per una particolarità: la produzione di ideologi neonazisti, come Miguel Serrano, e la magnetizzazione di nostalgici e simpatizzanti dall’estero, come Paul Schäfer, il fondatore di Colonia Dignidad.

Colonia, molto più di un film

Colonia Dignidad è stata tante cose assieme e contemporaneamente: un esperimento sociale, una setta, un simil-lager al servizio di Augusto Pinochet, un laboratorio per scienziati pazzi, una comune nata nell’alveo della rivoluzione culturale degli anni Sessanta ed il sogno malato di un uomo enigmatico, che i seguaci veneravano con il timore reverenziale che si riserva ad un profeta.

Schäfer sarebbe approdato nella nazione andina nel 1961, nel tentativo di sottrarsi ad un processo a suo carico per reati sessuali in Germania Ovest, trovando riparo, insieme a decine di discepoli, in una comune localizzata nei meandri della regione del Maule. Quella comune si chiamava Società benefattrice ed educativa Dignità (Sociedad Benefactora y Educacional Dignidad) e Schäfer, in breve tempo, complici il carisma, l’intraprendenza e la forza del numero, ne sarebbe divenuto il padrone.

Seguace del controverso televangelista William Branham – noto per aver formato Jim Jones, il profeta di quel Tempio del Popolo celebre per il massacro di Jonestown –, Schäfer avrebbe rapidamente stravolto la natura aperta, laica e caritatevole della comune, chiudendola al mondo circostante, mutandola in una setta votata al culto del predicatore tedesco e sfruttandola per il proprio tornaconto personale, cioè coartandone gli abitanti a produrre beni e offrire servizi utili al proprio arricchimento esclusivo.

Fuggire da quell’Eden infernale era (quasi) impossibile: i più vulnerabili erano preda del potere carismatico e del fascino ipnotico di Schäfer, un mefistofelico santone in grado di trasformare gli uomini in automi, mentre ai più insofferenti veniva impedita la fuga dal filo spinato e dai discepoli posti sulle torri di guardia. Soltanto due persone sarebbero riuscite a scappare nel corso degli anni Sessanta, Wolfgang Müller e Heinz Kuhn, ma nessuno credette alle loro testimonianze, un po’ perché ritenute il parto di una fantasia fervida e contorta e un po’ perché Schäfer era entrato a far parte di quello stato profondo che di lì a poco avrebbe detronizzato Allende e messo al potere Pinochet.

Al servizio della DINA

All’indomani dell’11 settembre cileno la colonia della dignità avrebbe sperimentato un salto di qualità: da comune settaria intrisa di neopentecostalismo apocalittico a campo di detenzione per i dissidenti e i nemici della dittatura pinochetista. I discepoli di questo Jim Jones in salsa tedesca sarebbero stati pronti a qualsiasi cosa pur di felicitare il loro profeta, perciò i lavaggi di cervello agli abitanti della comune, perciò le torture ai prigionieri politici quivi mandati dalla temibile Direzione di Intelligence Nazionale (DINA, Dirección de Inteligencia Nacional) e perciò i massacri perpetrati agli ordini della suddetta, come l’eccidio di Cerro Gallo.

Dei numeri esatti sulla “fase Dina” della colonia della dignità non esistono, anche perché l’intera epoca pinochetista continua ad essere avvolta parzialmente dal mistero, ma le stime dei ricercatori parlano di centinaia di prigionieri passati sotto i ferri dei torturatori di Schäfer. Prigionieri che venivano inviati appositamente qui, in quello che i fascicoli desecretati descrivono come uno “stato nello stato”, perché pochi erano ritenuti capaci di estrapolare informazioni come i torturatori di Schäfer.

Tutti sapevano, a quanto pare, ma nessuno poteva intervenire. Perché Schäfer, stando a quanto emerso dagli archivi dei servizi segreti della Germania Ovest, era inserito all’interno di un occulto circuito di potere transnazionale ed era in possesso di segreti tali da renderlo intoccabile. Segreti che gli erano valsi, negli anni della fase pinochetista, persino il supporto dei servizi segreti della madrepatria nella ristrutturazione della Colonia, a mezzo di essi arricchita di laboratori, tunnel e bunker.

La fine di Pinochet, la fine di Schäfer

Finito sotto la luce dei riflettori internazionali per la prima volta nel 1977, anno della comparsa di Colonia Dignidad in un rapporto di Amnesty International, Schäfer si sarebbe avviato verso il tramonto soltanto dopo il ripristino della democrazia avvenuto nel 1990.

Data la difficoltà di collegare il profeta simil-nazista alla Dina, la giustizia cilena avrebbe trovato il modo di privarlo comunque della libertà, e per una ragione, o meglio per una colpa, altrettanto valida: gli abusi sessuali compiuti sui membri della setta. Abusi che, nel 2006, gli sarebbero costati una condanna a vent’anni di carcere. Ne avrebbe scontati soltanto quattro, ad ogni modo, perché ucciso da un disturbo cardiaco nel 2010.

A più di vent’anni di distanza dalla scomparsa di uno dei personaggi più enigmatici del Cile pinochetista, di quella comune nata sotto i migliori auspici dell’utopia controculturale degli anni Sessanta, e tragicamente divenuta una setta apocalittica, sanguinaria e al servizio dell’operazione Condor, continua a sapersi poco. Perché i cileni, oggi, sanno che Schäfer fu aiutato dai servizi segreti tedeschi, ma senza conoscerne il motivo. Perché sanno che nella colonia della dignità hanno trascorso del tempo degli ex nazisti, come Josef Mengele e Gerhard Mertins, ma non hanno idea del perché. E perché sanno che nei pressi di questa enclave del male sono scomparse decine di persone, forse di più, come il matematico statunitense Boris Weisfeiler, ma non capiscono perché i loro corpi non siano mai stati ritrovati.

Oggi Colonia Dignidad non esiste più, perché possiede un altro nome – Villa Baviera – e, soprattutto, svolge un’altra funzione – è un popolare resort turistico –, ma la sua immagine continua ad essere nitida nella memoria collettiva del popolo andino. Ed è un’immagine di abusi e orrori, che evoca ricordi traumatici come emana mistero. È l’immagine di una comune unica nella storia, perché mescolante apocalittismo cristiano e nazismo e perché teatro di torture, sparizioni, omicidi e di enigmatiche sperimentazioni sugli esseri umani di droghe psichedeliche, metodi ipnotici e armi biologiche.

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