L’epopea nazista non è durata un millennio come sognava Adolf Hitler, ma quei dodici anni sono stati sufficienti a catalizzare l’entrata dell’umanità in una nuova dimensione storica: l’era della Guerra fredda, della decolonizzazione e della fine definitiva del sistema europeo degli Stati. E ancora oggi, a distanza di quasi un secolo, quella nazista continua ad essere la saga storica che, più di ogni altra – anche più dello scontro egemonico tra Stati Uniti e Unione Sovietica -, stimola la fantasia di scrittori e sceneggiatori.

I motivi per cui quel periodo di orrori continua a magnetizzare l’interesse dei ricercatori, in effetti, sono innumerevoli. Perché indagare genesi e origini di quello che Alfred Rosenberg aveva ribattezzato il Mito del ventesimo secolo non significa addentrarsi semplicemente nei meandri plumbei e cabalistici dell’esoterismo, dell’occultismo e del misticismo – come rammentano la Società di Thule, il vissuto misterico di Rudolf Hess e la curiosa ricerca del Santo Graal -, dato che il nazismo fu anche, e soprattutto, un laboratorio di esperimenti nelle sfere della geopolitica e delle relazioni internazionali.

Tra i vari esperimenti geopolitici condotti dagli strateghi del Führer, i più degni di nota sembrano essere stati dimenticati dalla storiografia, che non li ha mai approfonditi, limitandosi a scavare in fosse già lavorate e sovraffollate. E nel novero di questi esperimenti, semisconosciuti ai più, figurano l’alleanza profana tra la Svastica e la Mezzaluna islamica, l’assalto all’America Latina, l’infiltrazione delle terre turco-islamo-turaniche dell’Unione sovietica e i curiosi assi contro Sua Maestà forgiati con i nazionalisti sudafricani e con l’Irish Republican Army.

La genesi dell’asse Berlino-Belfast contro Londra

Nel nome dell’amicus meus, inimicus inimici mei sono state siglate le alleanze più innaturali, imprevedibili ed eversive della storia. Oggi è l’epoca dell’asse arabo-israeliano in chiave anti-iraniana e del patto sino-russo in funzione antioccidentale. E ieri fu il tempo dell’intesa sino-americana contro l’Unione sovietica e della lega turco-tedesca contro la Triplice intesa. È così da sempre e sempre lo sarà: quando le circostanze lo esigono, tutti, persino degli acerrimi nemici, possono diventare improvvisamente dei migliori amici.

Uno dei casi più emblematici di “amicizia vincolata” del Novecento, più precisamente di quell’era di grandi sconvolgimenti che è stata la Seconda guerra mondiale, è quello dell’asse Berlino-Belfast contro Londra. Tutto avrebbe avuto inizio nel 1937, per puro caso, quando dei traffici di armi illeciti coinvolgenti agenti dell’Abwehr ed esercito irlandese e i sogni di uno studente di antropologia avrebbero dato vita a qualcosa di (geo)politicamente inaspettato.

I traffici di armi, più che avvicinare l’Abwehr a Dublino – di cui i tedeschi volevano comprare la neutralità in caso di guerra -, l’avrebbero avvicinata a Belfast, i cui paramilitari, fieramente cattolici e antibritannici, erano alla ricerca di armamenti ed amicizie più dei loro fratelli maggiori. Per quanto riguarda lo studente di antropologia – e presunta spia dell’Abwehr -, rispondente al nome di Joseph Hoven, di lui è noto che, nel corso di un soggiorno a Connacht, fece la conoscenza di un veterano della guerra d’indipendenza irlandese, Tom Barry.

Hoven e Barry, fra il 1937 e il 1939, sarebbero diventati più che conoscenti: sarebbero diventati degli amici. E tra una conversazione e l’altra davanti ad una pinta di birra, avente come tema la fantasia di un’alleanza tra l’Ira e Berlino, i due avrebbero cominciato a lavorare affinché quell’utopia venisse trasposta in realtà. La storia avrebbe premiato i loro sforzi: nel corso di un viaggio insieme nella capitale tedesca, datato 1937, Barry ottenne un incontro con le autorità naziste e la promessa di assistenza all’Ira in caso di guerra.

La fase O’Donnovan

Nel 1938, all’alba del Secondo conflitto mondiale, l’Ira avrebbe dichiarato guerra a Londra, iniziando ad attaccare obiettivi britannici nell’Irlanda del Nord. Non è dato sapere se dietro la proclamazione di guerra vi sia stata la mano, o meglio la mente, dell’Abwehr, ma il tempismo sospetto – Barry, soltanto un anno prima, aveva siglato un accordo di cooperazione con Berlino – legittima dubbi e dietrologie.

L’apertura del fronte nordirlandese avrebbe accelerato i piani della Germania nazista per l’arcipelago atlantico, e all’agente Oscar Pfaus fu dato mandato di esplorare le necessità dell’Ira e di guidare il coordinamento tra le parti. Pfaus, tra febbraio e luglio 1939, avrebbe espletato la missione con serietà e diligenza, allestendo un ciclo di incontri di lavoro tra esponenti dell’Abwehr e dirigenti dell’Ira, tra i quali Moss Twomey e Seamus O’Donnovan.

O’Donnovan, un esperto di esplosivi e tra i più importanti combattenti dell’Ira dell’epoca, si sarebbe rivelato una delle figure-chiave dell’operazione Belfast. Benvoluto dall’Abwehr perché erudito, impavido e fluente in tedesco, O’Donnovan si sarebbe premurato di persuadere le sezioni più scettiche dell’Ira ad accettare l’alleanza con Berlino, sobbarcandosi inoltre l’onere-onere di trovare una soluzione a fascicoli spinosi come lo stabilimento di un canale di comunicazione sicuro e la fattibilità del traffico di armi tra isola e continente in tempo di guerra.

Superare le barriere della geografia e della tecnologia, nonostante i piani di contingenza sviluppati, sarebbe stato più che complicato: quasi impossibile. E quella difficoltà sarebbe stata alla base del fallimento della fase O’Donnovan, che terminò nel 1941, dopo una breve stagione di attacchi irregolari a postazioni militari britanniche, a causa dell’incapacità di intavolare delle comunicazioni regolari a scopo di coordinamento con Berlino – incapacità dovuta alla tecnologia messa a disposizione dai tedeschi – e, dunque, di accordarsi su attacchi, sabotaggi e rifornimenti di armi.

I tanti volti dell’asse Berlino-Belfast

L’Abwehr avrebbe adoperato una strategia multidimensionale nel teatro nordirlandese, portando avanti una pluralità di missioni ed operazioni in simultanea e separatamente. Lungi dal limitarsi ai piani Barry e O’Donnovan, invero, la collaborazione tra l’Abwehr e l’Ira avrebbe condotto alla formulazione di una vasta gamma di corsi d’azione, tra i quali figurano e risaltano per rilevanza, obiettivi ed ambizione:

  • Piano Kathleen. Concepito da Liam Gaynor e Stephen Hayes nel 1940, il piano prevedeva un’invasione delle forze armate naziste dell’Irlanda del Nord avente quale obiettivo ultimo la catalizzazione del processo di unificazione con l’Irlanda. L’Ira avrebbe coadiuvato le truppe tedesche aumentando esponenzialmente il livello dell’insurgenza antibritannica, preconizzando un possibile intervento da parte della sorella maggiore, l’Irlanda, alla quale il piano era stato già esposto. I nazisti, ad ogni modo, bocciarono il piano, ritenendo amatoriale, rischioso e caratterizzato da un rapporto costi-benefici eccessivamente negativo.
  • Operazione Dove. Vide degli addestratori dell’Abwehr impegnati a formare uno dei più importanti combattenti dell’Ira, Sean Russell, ai primordi del 1940. È possibile che lo scopo supremo della missione, la cui fase di preparazione ebbe luogo in Germania, fosse un rovesciamento dell’ordine costituito in Irlanda del Nord. L’Abwehr, tuttavia, non avrebbe potuto assaggiare i frutti di quell’addestramento speciale al quale era stato sottoposto Russell: morì durante il trasporto nell’arcipelago, in quello che gli storici ritengono sia stato un avvelenamento orchestrato dai servizi segreti di Sua Maestà.
  • Operazione Seagull II. Formulata nel 1942, l’operazione prevedeva il paracadutaggio di alcuni agenti dell’Abwehr in Irlanda del Nord, che, una volta qui, avrebbero dovuto reclutare dei sabotatori nelle file dell’Ira coi quali portare avanti degli attacchi di alto livello contro obiettivi britannici in loco. Fu annullata dopo la scoperta dell’Abwehr di un traditore tra i membri della missione.

Entro il 1944, complici la ritirata della Germania nazista dall’Europa extra-continentale e la traduzione in arresto dei principali 007 dell’Abwehr di stanza tra Dublino e Belfast, la breve epopea di quest’alleanza profana sarebbe giunta al termine. E curiosamente, con la fine del sodalizio, sarebbero anche cessati gli attacchi dei sottomarini tedeschi lungo le coste occidentali della Gran Bretagna, quelle prospicienti all’isola irlandese. Sottomarini di cui alcuni testimoni avrebbero giurato di aver visto l’inabissamento tra Dublino e Belfast e che, forse, operarono nel contesto di quell’obliata amicizia che durante la Seconda guerra mondiale unì i destini di tedeschi e nordirlandesi.

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