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Il 20 novembre 1975 la morte di Francisco Franco e la successione designata alla monarchia di Juan Carlos I aprirono la strada al ritorno della democrazia in Spagna dopo una dittatura iniziata nel 1939 con la vittoria dei nazionalisti nella guerra civile durata tre anni. Oggi Madrid celebra mezzo secolo di fine della dittatura in un clima diviso, dove la stessa memoria del franchismo è contesa e in cui, mutatis mutandis, si può dire che lo stato dell’arte del Paese non è profondamente dissimile dall’era pre-franchista, in un contesto in cui il progetto del Caudillo – l’unione politica, sociale e culturale dell’identità nazionale e dello Stato nel mito della Hispanidad – non gli è sopravvissuto ma la Spagna resta ancora una nazione in cerca di una cifra distintiva.

La Spagna oggi è un Paese migliore

La Spagna è oggigiorno un Paese migliore di quello lasciato dal dittatore alla sua morte: una democrazia compiuta, con un sistema consolidato d’alternanza di potere, un inserimento attivo nel blocco euroatlantico, un’economia a trazione industriale, un’apertura a uno spazio di proiezione che insiste sul Nordafrica e l’America Latina.

Francisco Franco e Gerald Ford a Madrid, 31 maggio 1975

Lo stesso neo-franchismo incarnato da partiti come Vox è solamente caricaturale perché, nota El Diario, “l’estrema destra di oggi non è caratterizzata dalla nostalgia, ma piuttosto dalla frustrazione per le gravi privazioni materiali per i giovani (case costose, salari bassi) e da un discorso pubblico frammentato nella sfera digitale, plasmato da algoritmi che premiano l’aggressività”. Ma parimenti non si può negare che sulle conseguenze della dittatura e sulle condizioni materiali che ne consentirono l’ascesa non si sia mai fatto un vero discorso pubblico, storico e politico.

Franco con Benito Mussolini a Bordighera, 12 febbraio 1941

Le divisioni mai sanate della Spagna post-Franco

Ad esempio, il ritorno alla democrazia ha fatto tornare in campo il policentrismo politico e amministrativo del Paese e fatto riemergere l’autonomismo di Galizia, Catalogna, Paesi Baschi spesso in aperta dicotomia con le autorità centrali. Sta tornando, per quanto letto ora alla luce della prosperità economica che esaltano le autorità di Vitoria e Barcellona e della centralità identitaria per il Paese intero enfatizzata a Santiago di Compostela, il contesto contraddittorio che conobbe la Spagna di inizio Novecento.

La perdita definitiva dell’Impero nel 1898 con la guerra ispano-americana contribuì sul lungo periodo a condizionare l’unità nazionale, che in nome della colonizzazione aveva trovato una missione comune. Oggi è il rapporto della Spagna con l’Europa e delle “Spagne” interne tra di loro a spingere questo policentrismo.

Chiesa a O Esfolado, Galizia (foto dell’autore, agosto 2023)

In secondo luogo, a ciò si somma la mai compiuta riflessione, definitiva, sulla storia della dittatura e sulle sue conseguenze per il Paese. Dopo la morte di Franco e il traghettamento del Paese verso la democrazia guidato da Juan Carlos, Adolfo Suarez e Felipe Gonzalez, la sostanziale concordia tra destra e sinistra fu costruita attorno al “Patto dell’Oblio” che fino alla fine del XX secolo sopì ogni discussione sull’eredità storica franchista in nome di quella che lo storico Ismael Saz ha definito una “richiesta sociale di dimenticare” in nome della volontà di non dover mai affrontare una guerra civile.

L’uscita dal vertice istituzionale degli eredi del regime fu barattato con la Legge sull’Amnistia del 1977, doloroso colpo di spugna sulle responsabilità storiche del regime. Il risultato più moderno di questa manovra furono scelte politiche spesso divisive come la decisione del governo di Pedro Sanchez nel 2019 di rimuovere la salma del Caudillo dalla Valle dei Caduti, il sacrario dei caduti della guerra civile costruito da Franco dopo il conflitto. Nel Paese, soprattutto nelle aree teatro delle fasi più cruente della guerra civile, coesistono oggi parallelamente i sacrari dei caduti repubblicani e nazionalisti, muti testimoni di una fase cupa che aprì la storia a una lunga dittatura.

Sacrario dedicato ai sacerdoti uccisi dai comunisti e dai repubblicani durante la guerra civile nella Cattedrale di Oviedo, città simbolo delle Asturie operaie e schierate a lungo contro il franchismo (foto dell’autore, agosto 2024).

Il ruolo della monarchia

Infine, la fase attuale pone una sfida critica per la monarchia di Filippo VI, figlio di Juan Carlos e sovrano chiamato a incarnare un profondo dualismo: fu Franco, da un lato, a ristabilire la monarchia, ma fu la corona dei Borbone, dall’altro, a traghettare il Paese nella modernità. E proprio Filippo VI ha avuto ben chiaro il concetto di un Paese da ricucire, non chiudendo all’amnistia catalana di Sanchez dopo il voto del 2023 e assecondando l’idea di una Spagna amica dei popoli in lotta, dalla Palestina all’Ucraina, come a ricordare anche oggigiorno il portato per la nazione democratica di oggi dell’esempio antifranchista della guerra civile.

Il Real Decreto che ha istituito il comitato per celebrare i 50 anni della fine della dittatura, promosso dal governo e siglato da Re Filippo VI senza veti, lo dice chiaramente: “Compiono 50 anni dalla morte del dittatore Francisco Franco, data simbolica che aprì in ampie zone della cittadinanza la speranza di porre fine alla dittatura franchista e iniziare un processo di transizione per il recupero della democrazia e delle libertà in Spagna“.

Parole ben ponderate, secondo Il Mulino: “Il testo del Real Decreto non inganna. Afferma che con la morte del dittatore si schiusero le speranze di una transizione alla democrazia. Non fissa nessun automatismo tra la morte del dittatore e l’avvio del processo democratico”, dando dunque valore alla Corona, al Partito Popolare e al Partito Socialista per le mosse successive che edificarono la Spagna moderna e un processo ancora in corso. In cui Madrid cerca un suo posto nel mondo. Tra un policentrismo crescente e un’identità da cercare, l’invito del Re è di appellarsi a istituzioni unitarie in un Paese politicamente diviso. E l’anniversario della morte del Caudillo può essere l’occasione per ribadirne l’importanza.

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