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È notte fonda a Santiago de Cuba. La città da poco ha terminato i festeggiamenti del suo carnevale, unico al mondo per cadere in pieno mese di luglio. Fidel Castro, assieme ai suoi fedelissimi, vuole proprio sfruttare la confusione generata dal carnevale per compiere il primo atto della “sua” rivoluzione cubana. Alle 5:15 del 26 luglio 1953 inizia l’assalto alla Caserma Moncada, uno dei simboli del potere di Batista. Un evento che gli storici collocano come alba dell’era castrista.

L’assalto

La Caserma Moncada è un edificio storico di Santiago de Cuba, seconda città del Paese. Rappresenta di fatto ogni tipo di potere alternatosi sull’isola. Viene edificata dagli spagnoli nel XIX secolo con il nome di Caserma Reina Mercedes. Qui trascorre diversi giorni di prigionia Guillermo Moncada, uno dei generali più popolari dell’esercito di liberazione cubano. Per questo con l’indipendenza del Paese l’edificio viene nominato a suo nome. Nel 1953 la caserma ospita più di 300 soldati, è una delle più importanti della zona ed è simbolo del regime di allora, quello cioè del generale Fulgencio Batista. Contro la giunta militare da alcuni anni sono attivi giovani studenti e attivisti tra cui spicca Fidel Castro. Avvocato, popolare nei quartieri più poveri della capitale L’Avana, nel 1952 è candidato in parlamento con il Partito Ortodosso. I suoi ideali sono marxisti, con il fratello Raul organizza un primo gruppo di combattenti filo comunisti.

Il golpe che riporta Batista al potere dopo un breve periodo di intermezzo vanifica il suo ingresso tra i deputati. Per questo Castro pianifica un intervento armato. L’obiettivo è proprio la Caserma Moncada. Impossessarsi di questo luogo vuol dire per lui e per il gruppo di combattenti non solo mettere politicamente in difficoltà Batista, ma anche impossessarsi di centinaia di armi e munizioni lì custodite. Del piano solo in pochi alla vigilia conoscono i dettagli. È al corrente dell’operazione Raul, così come Abel Santamaria, altro fedelissimo. Santiago de Cuba ha appena terminato di festeggiare il suo carnevale, ma alle 5:15 c’è ancora molta gente in giro. Una colonna di almeno 100 uomini si muove verso la caserma. Sono tutti vestiti con le divise dell’esercito per non destare sospetti.

In mano hanno fucili da caccia e armi a corto raggio. L’obiettivo è sfruttare l’effetto sorpresa. E infatti i primi membri del gruppo riescono a disarmare le guardie all’esterno dell’edificio. Tra di loro nessuno si aspetta che altri uomini in divisa attacchino la caserma. Inizia così il tentativo di assalto nel cuore della notte cubana.

La reazione dell’esercito

Un militare però capisce la situazione. È insospettito dall’arrivo in simultanea di più mezzi. Dà subito l’allarme all’interno della caserma e i soldati imbracciano le armi contro il commando guidato da Castro. A questo punto le sorti dell’assalto prendono una decisa piega. I rivoltosi non godono più dell’effetto sorpresa e soprattutto l’allerta tra i soldati della caserma li pone in netta inferiorità numerica. Nel giro di poco tempo l’azione è bloccata. Lo scontro a fuoco è però molto pesante. L’edificio è crivellato di colpi, in città i rumori della festa vengono sostituiti da quelli degli spari tra soldati e rivoltosi. Questi ultimi appaiono spinti più dal furore ideologico che da una vera strategia militare. Non riescono a ritirarsi ordinatamente e almeno 61 di loro vengono uccisi. In 51 invece vengono fatti prigionieri, tra cui lo stesso Fidel Castro.

Come viene ricordato di quel giorno

Per Batista quel 26 luglio rappresenta poco più di un campanello d’allarme. Per i castristi, nonostante le perdite e la disfatta, ancora oggi invece la data simboleggia l’inizio della rivoluzione. Castro per i fatti di quella notte viene condannato a 15 anni di carcere, ma esce già nel 1955 per via di un’amnistia. Una volta libero, fonda un suo movimento, non a caso denominato “Movimento 26 luglio”. Quando nel 1959 il movimento arriva al potere, l’edificio è trasformato in un complesso scolastico e prende il nome di “cittadella del 26 luglio”, al cui interno è presente anche un museo commemorativo di quella notte del 1953. Nel calendario cubano, il 26 luglio è giorno di festa in onore proprio dell’assalto alla Caserma.

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