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Giorgia Meloni ha scelto Vittorio Rizzi, prefetto 65enne dal settembre 2024 vicedirettore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (Aisi) dei servizi segreti italiani, come successore di Elisabetta Belloni per guidare il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza di Palazzo Chigi, l’organo di coordinamento dei servizi segreti italiani.

Rizzi prenderà il posto dell’ambasciatrice e diventerà il terzo prefetto dopo Gianni De Gennaro (2008-2012) e Alessandro Pansa (2016-2018) a guidare Piazza Dante. Con la sua nomina il governo Meloni sceglie di non aprire con la successione a Belloni quella alle agenzie. Restano ai propri posti Bruno Valensise, da aprile direttore dell’Aisi, e Gianni Caravelli, che guida il servizio esterno (Aise); viene rispettata la rotazione tra i corpi, dato che la Polizia era stata esclusa da molti precedenti giri di nomine apicali; si rafforza la tendenza che vede la carica di vicedirettore preparazione all’ascesa verticale di un funzionario nei servizi segreti italiani.

Rizzi, poliziotto e uomo d’intelligence

Bolognese di nascita, commissario di Polizia dal 1988, Rizzi si è costruito una fame come funzionario di pubblica sicurezza capace di coniugare metodologie investigative moderne e vere e propie attività d’intelligence. Al Servizio Centrale Operativo (Sco) del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno, già negli Anni Novanta fu protagonista di molte indagini sul narcotraffico, la criminalità economica, il terrorismo.

Su Gnosis, la rivista ufficiale del comparto intelligence, è ricordata un’operazione del 1995, denominata “Green Ice”, che vide lavorare assieme le autorità italiane, il Sisde (predecessore dell’Aisi) e la Drug Enforcement Agency americana con l’obiettivo di sgominare una triangolazione tra Cosa Nostra, cartelli colombiani di Cali e Pereira e criminalità americana in cui Rizzi fu coinvolto.

Un’altra operazione, “Dinero”, contribuì a smantellare un colossale traffico che coinvolgeva cocaina colombiana, hashish marocchino, armi contrabbandate verso la Jugoslavia, opere d’arte rubate e una vera e propria flotta di trasporto con cui le autorità italiane aprirono il dossier della globalizzazione del crimine e della divisione delle catene del valore tra cosche e mondi malavitosi. Per Rizzi queste operazioni furono importanti banchi di prova a cui si sarebbero aggiunti, in seguito, incarichi come le indagini sull’uccisione del giuslavorista Marco Biagi da parte delle Nuove Brigate Rosse e la protezione fisica degli uffici del governo italiano.

L’ascesa alla Polizia e all’Aisi

Dopo aver diretto anche le squadre mobili di Venezia, Milano e Roma per Rizzi è arrivata la nomina a prefetto nel 2016, e contestualmente ha diretto la centrale anticrimine della Polizia di Stato (2016-2019) e, dal 2019, ha assunto il ruolo di direttore della polizia criminale e vicedirettore generale di Pubblica Sicurezza. In tale funzione, ha svolto assieme ai suoi colleghi il ruolo di supervisione sulla filiera che portò all’arrivo in Italia dei vaccini contro il Covid-19, guardando con attenzione alla possibile infiltrazione delle reti criminali nell’economia sanitaria e nella filiera dei settori strategici per la lotta al coronavirus.

Nel 2023, parlando con Città Nuova, Rizzi ha rivendicato il ruolo delle forze dell’ordine nella prevenzione all’infiltrazione delle mafie nei fondi del Pnrr: “il Pnrr significa risorse e dove ci sono risorse c’è un target criminale, ma l’Italia ha una normativa di prevenzione che va dalle interdittive del prefetto alle misure di prevenzione che mirano ad anticipare l’azione di risposta dello Stato, tant’è che non bisogna aspettare che un reato si commetta perché scatti un’interdittiva, per esempio antimafia”, ricordò Rizzi. Sottolineando che “il nostro Paese ha gli anticorpi per proteggere le risorse che stanno entrando nell’economia reale”. Ai tempi Rizzi era fresco di promozione al ruolo di vicedirettore della Polizia di Stato, ultima tappa prima dell’ingresso ai vertici dell’Aisi. Ora per un poliziotto capace di muoversi e pensare da uomo d’intelligence è giunta l’ora del grande passo ai vertici della sicurezza nazionale.

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